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Quello che Grasso non sa e quello che sa ma non dice

Fonte: Quello che Grasso non sa e quello che sa ma non dice.

Scritto da Marco Travaglio

Sbaglia Antonio Di Pietro quando chiede al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso di “fare i nomi di chi gestì questa indecente mercificazione dello Stato” con la mafia. E sbagliano le verginelle violate della commissione Antimafia, i vari Tassone, D’Alia e altri, che scoprono all’improvviso l’acqua calda, fingendo di non sapere che ciò che ha detto Grasso non è frutto di sue scoperte o intuizioni recenti, ma è tutto scritto nelle sentenze definitive di condanna degli esecutori materiali delle stragi: dopo Lima e Falcone, Totò Riina aveva in programma di eliminare una serie di politici (Martelli, Mannino, Andreotti, Vizzini e altri); poi però fu dirottato su Borsellino da un input esterno.

Così, invece dei politici, morirono il povero giudice e, un anno dopo, altri dieci cittadini inermi. Grasso non può invece conoscere i nomi dei politici che avviarono o coprirono quell’immonda e criminogena trattativa con la mafia: li stanno cercando i pm di Palermo, Caltanissetta, Firenze e Milano che indagano sui mandanti occulti di via d’Amelio e delle stragi del ’93 a Milano, Firenze, Roma e sui patteggiamenti retrostanti fra Stato e Cosa Nostra. Sono altre le domande da porre al dottor Grasso. Riguardano la gestione quantomeno “minimalista” o “sbadata” del caso Ciancimino da parte della Procura di Palermo da lui diretta fra il 2000 e il 2005.

Perché la lettera di Provenzano a Berlusconi, sequestrata dai carabinieri nel 2005 a casa di Ciancimino jr., non fu trasmessa ai magistrati del processo Dell’Utri, non fu allegata agli atti del processo al figlio di don Vito, ma fu “dimenticata” in uno scatolone, per giunta strappata e dimezzata?

E perché Ciancimino jr. non fu mai interrogato su quella lettera del capo della mafia al capo del governo, né sulla trattativa del Ros con suo padre?

E perché Grasso, nel 2000, non avvertì i colleghi sulle riunioni in carcere fra l’allora Pna Vigna e i boss (Aglieri e altri) ansiosi di “dissociarsi“ a costo zero, riunioni di cui anche lui era informato, salvo poi dichiarare: “Se ci fosse stato quel patto ci saremmo dimessi tutti”?

E perché il pm Alfonso Sabella, che nel 2001 si oppose ai nuovi maneggi per la “dissociazione” dei boss, fu cacciato su due piedi dalla direzione delle carceri dove lavorava?

E’ troppo sperare in qualche risposta esauriente, o anche per il dottor Grasso e i suoi sostenitori a mezzo stampa fare domande è “delegittimazione”?

Comunicato Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

Comunicato Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili.

Comunicato

Del perché politici che godono della stima del Magistrato Piero Luigi Vigna non si adoperano per una commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi del 1993, non lo sappiamo, possiamo solo immaginarlo.

Del perché noi mai vorremmo una commissione d’inchiesta parlamentare sul massacro dei nostri parenti, lo abbiamo ben chiaro in testa, e tante volte lo abbiamo detto, semplicemente perché in Parlamento non ci sono le condizioni per una tale inchiesta.

Riteniamo la politica attuale troppo compromessa nei fatti del 1993 stragi incluse, per avere una commissione d’inchiesta serena nei giudizi e nelle analisi di eventi tanto tragici che hanno visto i nostri attuali politici comportarsi verso quei fatti come minimo con indifferenza .

Del resto la storia ci supporta ampiamente, nessuna commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi in Italia ha mai prodotto alcunché di positivo.

Al Magistrato Vigna che ci chiama in causa, con tutto rispetto gli vogliamo dire con serenità, che avremmo preferito che il nostro Esposto, a suo tempo presentato in Procura proprio sul famigerato ‘papello’, avesse un risultato diverso da quello ottenuto.

Molti politici nel 1992 erano venuti in possesso del ‘papello’ stesso secondo le nostre informazioni addotte nell’esposto, i nomi di questi politici ci aspettavamo di conoscerli, sicuramente nessuno di loro fu innocente nel non denunciare di aver ricevuto il documento incriminato, almeno quando nei processi di Firenze si cominciò a parlarne.

Sicuramente quei politici innocenti non furono, e non lo sono neppure oggi mentre tacciono, se non altro sono colpevoli di vigliaccheria, e chissà alcuni di loro forse colpevoli di complicità con la mafia, la quale il suo ‘papello’ di richieste temiamo lo abbia inviato a chi credeva amico o ricattabile.

Cordiali saluti

Giovanna Maggiani Chelli
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili