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Antimafia Duemila – Estorsioni ai negozi di Addiopizzo? Sono piu’ le ”camurrie”

Ottima notizia: opporsi al pizzo conviene!

Fonte: Antimafia Duemila – Estorsioni ai negozi di Addiopizzo? Sono piu’ le ”camurrie”.

Il pentito Di Maio ha rivelato che la mafia si tiene ben lontana dai commercianti aderenti alle associazioni antiracket, perchè sanno che il rischio di essere denunciati per l’eventuale tentativo di estorsione è altissimo: un’ulteriore conferma che il “sistema Addiopizzo” funziona.
Abbiamo appreso che il nuovo collaboratore di giustizia Di Maio, che ha fatto parte dell’importante e violenta famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù di recente colpita dall’operazione Paesan Blues della Squadra Mobile, racconta che evitavano di estorcere denaro ai commercianti aderenti ad Addiopizzo per non correre il rischio di essere denunciati.

Per la prima volta abbiamo prova diretta dell’efficacia della denuncia preventiva e pubblica di quegli imprenditori e commercianti che non pagano e aderiscono al nostro circuito del consumo critico antiracket.

È una notizia importante che ci accredita ulteriormente ma che ci carica di altrettanta responsabilità. È fondamentale che tutto ciò si sappia e sia reso di dominio pubblico.

La scelta di far parte del nostro circuito e di schierarsi pubblicamente funziona proprio perché tiene lontani gli estorsori.

Vi invitiamo a divulgare questa importante notizia, noi continueremo a stare al fianco di chi deciderà di compiere il passo di aderire al consumo critico di Addiopizzo.

Rispetto al passato, oggi c’è una grande opportunità per affrancarsi definitivamente dal racket dell’estorsioni. Facciamo in modo che altri operatori economici possano aggregarsi al nostro movimento per essere sempre più numerosi e più forti.

Tratto da: addiopizzo.org

Antimafia Duemila – Mafia: business da 135 mld per la prima Spa italiana

Un fatturato di 135 miliardi di euro ed un utile di 70 miliardi.

È il business della ‘mafia spà, che nel 2009 ha rafforzato la sua posizione di prima azienda italiana, in continua crescita con pesanti conseguenze per commercianti ed imprenditori che subiscono 1.300 reati al giorno, quasi uno al minuto.

Leggi tutto: Antimafia Duemila – Mafia: business da 135 mld per la prima Spa italiana.

Antimafia Duemila – Messineo: ”E’ tempo di ribellione comune”

Antimafia Duemila – Messineo: ”E’ tempo di ribellione comune”.

“Per molto tempo a Palermo il sistema economico si è posto sotto il dominio della mafia considerando il pizzo come una tassa inevitabile. Ora è venuto il tempo di una seria ribellione comune: le associazioni e i commercianti avviino una riflessione sul punto.
E’ il momento di una rivolta comune: le denunce cominciano ad esserci, ma sono ancora poche”. E’ l’appello rivolto dal procuratore di Palermo, Francesco Messineo, ad associazioni e commercianti, durante la conferenza stampa che ha illustrato i particolari del blitz che ha portato a 19 fermi e due arresti. “Cosa nostra – ha aggiunto – è in difficoltà. Non aspettiamo che si riorganizzi”. E’ di una crisi, soprattutto economica, delle cosche ha parlato anche il colonnello Iacopo Mannucci, comandante del nucleo operativo de carabinieri di Palermo. “Ormai – ha detto – i boss hanno più necessità di sostentamento che di arricchimento. Gli uomini di onore hanno paura di fare le estorsioni perché temono di essere arrestati. Assistiamo a un ritorno al passato: si fa riferimento ai mafiosi che hanno strumenti di conoscenza per riavviare il vecchio business del narcotraffico. Ciò è testimoniato, ad esempio, dal coinvolgimento in questa indagine di Stefano Fidanzati, fratello dello storico boss, ora latitante, Tanino Fidanzati”.
“Per molto tempo a Palermo il sistema economico si è posto sotto il dominio della mafia considerando il pizzo come una tassa inevitabile. Ora è venuto il tempo di una seria ribellione comune: le associazioni e i commercianti avviino una riflessione sul punto. E’ il momento di una rivolta comune: le denunce cominciano ad esserci, ma sono ancora poche”. E’ l’appello rivolto dal procuratore di Palermo, Francesco Messineo, ad associazioni e commercianti, durante la conferenza stampa che ha illustrato i particolari del blitz che ha portato a 19 fermi e due arresti. “Cosa nostra – ha aggiunto – è in difficoltà. Non aspettiamo che si riorganizzi”. E’ di una crisi, soprattutto economica, delle cosche ha parlato anche il colonnello Iacopo Mannucci, comandante del nucleo operativo de carabinieri di Palermo. “Ormai – ha detto – i boss hanno più necessità di sostentamento che di arricchimento. Gli uomini di onore hanno paura di fare le estorsioni perché temono di essere arrestati. Assistiamo a un ritorno al passato: si fa riferimento ai mafiosi che hanno strumenti di conoscenza per riavviare il vecchio business del narcotraffico. Ciò è testimoniato, ad esempio, dal coinvolgimento in questa indagine di Stefano Fidanzati, fratello dello storico boss, ora latitante, Tanino Fidanzati

ANSA

Antimafia Duemila – Lotta al pizzo: chi rischia e chi si nasconde

Antimafia Duemila – Lotta al pizzo: chi rischia e chi si nasconde.

di Claudio Fava – 7 maggio 2009
Immaginate d’essere un commerciante palermitano, uno di quelli che la schiena non la vogliono piegare e che ha deciso perciò di non versare un centesimo agli esattori del racket.

Immaginate poi di ritrovarvi in un’aula di giustizia, di fronte a cinquanta mafiosi e cumparielli che avete contribuito a far arrestare: loro lì, al banco degli imputati; voi qui, tra i testimoni di giustizia, consapevole che la condanna di quei cinquanta signori dipende anzitutto dalle cose che direte. Immaginate infine che il banco accanto al vostro sia vuoto. Seduto a quel banco doveva esserci il sindaco di Palermo Diego Cammarata, parte civile con i suoi avvocati. Solo che gli avvocati del comune non sono venuti, il sindaco nemmeno e il tribunale ha dichiarato decaduta la sua costituzione di parte civile. Morale: voi siete lì, a rischiare la pelle. La vostra città no. E in gabbia, mafiosi e cumparielli già arrotano il loro sorriso.
Succede a Palermo. Succede in coda a uno dei più straordinari processi che Cosa Nostra abbia mai subìto, con molti commercianti pronti a fare fino in fondo la loro parte, non più rassegnati, non più ammutoliti. Succede in una città che, in fatto di lotta alla mafia, trova sempre il tempo per celebrare e celebrarsi fra liturgie, convegni e corone di fiori. Quando invece la mafia c’è da andarla a guardare in faccia, magari schierando gli avvocati del comune in tribunale, c’è sempre un impiccio, un ritardo, un refuso… In Sicilia, sui nostri refusi Cosa Nostra campa da cinquant’anni. Sazia, felice e incredula delle nostre minchionerie. Ve ne racconto un’altra, anch’essa di pochi giorni fa.
C’è un’associazione, in Sicilia, si chiama «Addio Pizzo» e l’animano i ragazzi che per primi ebbero il coraggio di scrivere ciò che per pudore nessuno pensava più: un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità. La stagione dei processi nasce anche dalla provocazione di quel manipolo di studenti. Che non si sono fermati al “gesto” ma hanno costruito una rete di rapporti e di solidarietà, pratiche sociali efficaci, banche dati, militanza civile (perché l’antimafia si fa soprattutto così: mettendo in comune esperienze, denunce e testimonianze). Bene, a Catania l’associazione «Addio Pizzo» da due giorni è senza un tetto: sfrattata dalla Confesercenti che l’ospitava senza troppa convinzione, in attesa di ricevere dal prefetto uno dei molti beni confiscati ai mafiosi, quei ragazzi sono per strada. Ecco lo stato dell’arte: a un’antimafia esibita come status sociale perfino nei manifesti elettorali di taluni candidati corrisponde per infelice simmetria una lotta alla mafia di cose utili, di gesti coraggiosi ma di infinita solitudine.

Tratto da:
l’Unità