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Blog di Beppe Grillo – Italia corrotta, Europa infetta

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Italia corrotta, Europa infetta.

Italia corrotta, Europa infetta. Il Bel Paese è da decenni un terreno di coltura del virus mafioso, un’area protetta, un’oasi WWF della delinquenza. Le mafie hanno due redditi: dallo Stato attraverso gli appalti e i contributi europei, miliardi di euro annui che sfuggono a ogni controllo, e dalle attività più classiche, dalla droga che entra a tonnellate dal porto di Gioia Tauro, alla prostituzione, ai rifiuti, al traffico di armi. Le mafie sono cresciute forti e potenti nell’indifferenza della Comunità Europea e del suo asfittico Parlamento diretto dalla BCE e con la benevolenza di parte dello Stato italiano. Lo Stivale gli va stretto da tempo, sono come un paguro che cerca sempre una conchiglia più grande.
La strage di Duisburg è passata quasi inosservata. La cancrena europea però non si può più nascondere. Il settimanale francese L’Express ha dedicato copertina e servizio principale alla diffusione delle mafie nei Paesi europei. La copertina è la più inquietante dopo quella che ci dedicò il Der Spiegel ai tempi delle BR (un piatto di spaghetti con una P38). L’articolo de L’Express inizia con queste parole: “La Mafia non conosce la crisi. Il suo volume di affari oscilla tra i 120 e i 150 miliardi di euro annuo, dal 5 al 7% del PIL italiano. Le tre principali organizzazioni criminali della penisola, Mafia siciliana, ‘Ndrangheta e Camorra non hanno mai avuto una tale potenza. Se reinvestono dal 40 al 50% della loro ricchezza nelle attiità tradizionali come la droga, le armi e il pagamento dei salari agli “affiliati”, esse reinvestono il resto di questa manna nell’economia legale. E ben al di là dei confini italiani…“. Seguono mappe geocriminali, tratte dal libro: ” Mafia Export” di Francesco Forgione, con i nomi delle famiglie in Francia, in Germania, in Spagna, in Portogallo. Ovunque un’epidemia di clan e di famiglie con presenti tutti i nomi più noti: dai Piromalli, ai Mazzarella, ai Santapaola.
Se non si circoscrive la fonte di contagio, l’Itala, il fenomeno non potrà che svilupparsi al ritmo di 40/50 miliardi di euro annui di investimento mafioso in Europa. Quanto ci vorrà per trasformare il nostro continente in Euromafia? Nessuna multinazionale ha le disponibilità finanziarie delle mafie. Io sono andato due volte al Parlamento europeo per avvertire i Belli Addormentati di Bruxelles. La prima per chiedere che non fossero più inviati in Italia i fondi europei, pari a circa 9 miliardi all’anno, che in gran parte sono gestiti dalla criminalità organizzata. La seconda per avvertirli che la mafia stava colonizzando l’Europa. Dopo due anni nessuna risposta è pervenuta dalla UE e non possiamo aspettarci che venga dall’Italia. Nel Bel Paese Mafioso i condannati per mafia stanno in Parlamento, le amicizie camorristiche e ‘ndranghetiste sono credenziali per incarichi governativi. Il presidente del Consiglio si vanta di aver avuto un pluriomicida di Cosa Nostra in casa e lo chiama eroe, Casini deve il suo elettorato a Cuffaro e Schifani è l’interlocutore del Pdmenoelle.
Per salvarsi l’Europa deve nominare un commissario straordinario per l’Italia, se necessario un liquidatore, altrimenti il prossimo presidente europeo sarà eletto a Corleone o a Torre Annunziata.

Dell’Utri ‘mafioso’ cacciato dalla folla. Quel re sempre piu’ nudo

Fonte: Dell’Utri ‘mafioso’ cacciato dalla folla. Quel re sempre piu’ nudo.

Alla fine ha dovuto gettare la spugna e abbandonare la kermesse letteraria da uomo sconfitto.
Il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, condannato in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, un epilogo così di certo non se lo aspettava.
Incurante del numero di iscritti al gruppo “No a Dell’Utri a Parolaio” che su facebook era cresciuto gradualmente, superiore ai primi venti di polemica che già soffiavano nei giorni scorsi e come sempre sicuro di sé, pronto a presentare in anteprima nazionale i suoi presunti, probabilmente falsi, diari di Mussolini che a breve verranno pubblicati da Bompiani.
Ieri sera però, alla rassegna libraria di Como, nella cornice di piazza Cavour, niente è andato come pensava. E alle 18.00 dopo la presentazione dell’amico giornalista Armando Torno non è riuscito neppure ad aprire bocca di fronte a una nutrita folla di rappresentanti della società civile che agli organizzatori ha chiesto conto di quella presenza: “Vi sembra giusto aver invitato qui un condannato in appello a sette anni per mafia?” ha gridato qualcuno, la voce sovrastata da uno scrosciare di applausi. E poi slogan, cori e striscioni degni di un “uomo d’onore”: “Vergogna”, “mafioso”, “devi andare in carcere”, “Marcello, baciamo le mani”. A gridare non sono sparuti gruppi di “estremisti”, ma gente comune, di tutte le età, uniti pacificamente nella loro protesta. Tra loro rappresentanti dell’Anpi (l’associazione nazionale partigiani) di Como e del Comitato locale per la difesa della Costituzione che esibiva un foglio sul quale erano riportati i nomi di vittime della portata del generale Carlo Alberto dalla Chiesa contrapposti al mafioso Vittorio Mangano, al secolo “l’eroe”.
Qualcuno teneva invece in mano l’agenda rossa, il simbolo della lotta combattuta da tempo da Salvatore Borsellino – il fratello del giudice assassinato nel 1992, che chiede verità e giustizia sulla strage di Via D’Amelio – e intonava il coro che lo scorso 19 luglio ha nuovamente riempito di speranza la stessa Via D’Amelio e le strade di Palermo: “Fuori la mafia dallo Stato”.
Poi alcuni contestatori, fermati dalla scorta del senatore, sono saliti sul palco, come arma alcuni volantini sui quali era stampata la parte finale della condanna a Dell’Utri in appello.
Sotto quel palco uno di loro sventolava un libro, “Dossier Mangano”, un regalo per il senatore.
Alla fine, dopo mezz’ora di contestazione gli organizzatori si sono rivolti al pubblico presente – circa novecento persone in tutto, il doppio dei posti a sedere – chiedendo la possibilità di andare avanti, ma la risposta è stata un coro di “no” mentre alcuni anziani al senatore gridavano: “Devi andare via da Como”.
A Dell’Utri, vinto, non è rimasto che abbandonare il tendone, facendosi largo tra il disprezzo del pubblico.
Un segnale, molto forte, dei tempi che cambiano. E del re che è sempre più nudo.

Monica Centofante (Antimafiaduemila, 31 agosto 2010)

Spatuzza e l’ultima tentazione dei Graviano

Fonte: Spatuzza e l’ultima tentazione dei Graviano.

La notizia che Gaspare Spatuzza abbia indicato il presidente del Senato Renato Schifani come uno dei personaggi di raccordo tra i fratelli Graviano e Marcello Dell’Utri spunta proprio mentre i suoi avvocati presentano il ricorso al Tar per la mancata assegnazione del programma di protezione.
Come si ricorderà il collaboratore che ha consentito la riapertura delle indagini sulla strage di via D’Amelio è il primo nella storia ad aver incassato il parere favorevole di tre procure e di vedersi comunque escluso dallo speciale trattamento per i pentiti.
La questione, quella pretestuosa, è la cavillosa interpretazione dell’assurda legge sul limite dei 180 giorni, quella vera, è che Spatuzza ha avuto la pessima idea di confermare per l’ennesima volta il collegamento tra Berlusconi, Dell’Utri e Cosa Nostra e questo è altamente sconsigliabile se si immagina di poter ottenere i benefici che la legge prevede, come cercare di salvare la pelle.

A quanto pare Spatuzza, per quanto sia facile da denigrare e avvilire a causa dei gravissimi delitti di cui si è macchiato, deve proprio far paura. Al momento le sue rivelazioni riguardo a Schifani non sono che indiscrezioni giornalistiche e non se ne conoscono i dettagli, ma le manovre più o meno palesi per intralciarne la collaborazione, per screditarla, per renderla il più possibile innocua sono state a largo raggio.
Per esempio, l’altra eccezione rappresentata da questo nuovo incubo per gli amici del premier dal passato quanto meno ambiguo, è che i suoi capimafia di riferimento, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, spietati boss del mandamento di Brancaccio, stragisti e per questo ergastolani, non lo hanno assalito, vituperato e rinnegato, come tradizione vuole. Anzi, gli hanno confermato l’affetto e persino il rispetto per il cammino intrapreso. Addirittura il minore, Filippo ha parlato di un “percorso di legalità”, certo, alla sua maniera, ma è un dato rilevante, considerato il soggetto.
E Giuseppe, il più potente e riverito, tanto da essere chiamato “Madre Natura”, nel corso del processo Dell’Utri, si è avvalso della facoltà di non rispondere a causa della sua condizione di detenuto in isolamento lasciando intendere che non appena si fosse ripreso avrebbe volentieri risposto ai giudici.
La lunga storia dei sottili dialoghi tra mafia e stato ci insegna che il sottaciuto è persino più eloquente di quanto detto e soprattutto che la tempistica delle risposte silenziose non è un dettaglio da sottovalutare.

I fratelli Filippo e Giuseppe Graviano hanno accettato di rispondere alle domande dei magistrati di Firenze il 28 luglio 2009, lo stesso giorno in cui effettuano l’amichevole confronto con il traditore Spatuzza, e poi mantengono una certa disponibilità anche nel mese di agosto e di settembre.
Il 4 dicembre con una tensione mediatica paragonabile solo a quella del maxi processo, quando ha deposto Buscetta, i giudici sentono il pentito. Esattamente un mese prima perviene in Cancelleria l’istanza degli avvocati di Giuseppe Graviano che chiedono di revocare l’isolamento diurno che il boss sconta dal 24 ottobre 2001. Secondo quanto prevede la legge, la “separazione coattiva” può essere prorogata ogni sei mesi per un massimo di tre anni e riapplicata in caso di eventuale commissione di ulteriore reato. Il provvedimento per Graviano sarebbe quindi dovuto terminare il 23 ottobre 2004 ma, nonostante le richieste dei legali, è stato sempre prorogato. Invece il 17 dicembre 2009, una settimana dopo che Giuseppe Graviano ha lasciato intendere di mal tollerare la sua condizione e di essere disponibile a parlare, è stato prontamente accontentato.
Invano il suo avvocato, per ben cinque anni, aveva perorato la causa, sono bastate due parole non dette in mondo visione per far passare al temibile boss, depositario di chissà quanti segreti sulle stragi del ’93 di cui è stato regista e sui mandanti ancora occulti, quella pericolosa tentazione.
E se mai gli dovesse tornare, sarebbe interessante vedere fino a quanto può alzare la posta.
Quando si dice il potere del silenzio.

Anna Petrozzi (Antimafiaduemila, 30 agosto 2010)

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Blog di Beppe Grillo – I partiti rumenta contro la Corte Costituzionale

Fonte: Blog di Beppe Grillo – I partiti rumenta contro la Corte Costituzionale.

Non passa settimana senza che qualche giunta non sia indiziata per appalti illeciti per lo smaltimento dei rifiuti. I rifiuti sono l’oro nero dei partiti, il loro salvadanaio. In effetti tra loro si assomigliano. La cosa più odiosa è però il menefreghismo dei partiti verso le sentenze quando sono a favore dei cittadini, anche nel caso dei rifiuti. La cui raccolta dovrebbe essere a profitto zero per le municipalizzate trattandosi di un servizio sociale essenziale, ma così non è, la spazzatura si quota in borsa e paga ricchi stipendi ai dirigenti nominati dai partiti. L’ultima schifezza (siamo in tema trattandosi di partiti e di rumenta…) è l’applicazione dell‘Iva del 10% nonostante il parere contrario della Corte Costituzionale che ha imposto il rimborso agli utenti dell’Iva pagata negli ultimi anni. L’Iva non può essere pagata su una tassa e lo smaltimento rifiuti è considerato tale. Il costo dello smaltimento rifiuti dovrebbe tendere a zero con politiche di riciclo e di diminuzione degli imballaggi, ma i partiti, per usare un termine metaforico, se ne fottono.
“Lo scorso anno una sentenza della Corte Costituzionale decretò che l’Iva del 10% sulla bolletta dei rifiuti era illegittima e che andava rimborsata. Il Parlamento dei “nominati” dalle segreterie di partito, senza una sola voce contraria, ha deciso di fregarsene con il decreto legge numero 78 del 31 maggio 2010, converitto in legge numero 122 del 30 luglio scorso. Con il solito gioco di parole, il decreto ha precisato “che la Tia non ha natura tributaria, per cui ai corrispettivi del servizio deve essere applicata l’Iva di legge (il 10%)”. Una beffa diventata realtà, che il Movimento 5 Stelle aveva denunciato lo scorso 22 aprile con il consigliere comunale di Reggio Emilia Matteo Olivieri.
I partiti della finta opposizione hanno votato contro il decreto Tremonti. Opposizione di facciata, perchè non si è levata alcuna voce contraria sull’argomento relativo all’illeggitimità dell’ Iva del 10% dalla tassa rifiuti e sul mancato rimborso di quanto versato in passato dai cittadini. Il perchè è presto detto. Tutti i partiti nominano i loro uomini all’interno delle ex municipalizzate come Hera Spa o la appena nata Iren Spa. Quando pagherete il 10% in più in bolletta e non vi verrà rimborsato quanto avete già pagato sapete chi ringraziare: Pdl, Lega e la finta opposizione”.
Andrea Defranceschi e Giovanni Favia, consiglieri regionali Movimento 5 Stelle Emilia Romagna

Why Not e Poseidone: la procura di Salerno conferma sottrazione illecita inchieste

Fonte: Why Not e Poseidone: la procura di Salerno conferma sottrazione illecita inchieste.

2 settembre 2010. “La procura di Salerno conferma ancora una volta che le inchieste Why Not e Poseidone che stavo conducendo a Catanzaro mi furono sottratte illegalmente, in seguito ad un accordo corruttivo tra i vertici degli uffici di Procura e alcuni indagati”. Lo afferma Luigi De Magistris, europarlamentare Idv e responsabile giustizia del partito, commentando la notizia della richiesta di rinvio a giudizio per alcuni magistrati all’epoca in servizio a Catanzaro: il procuratore della Repubblica Mariano Lombardi, il procuratore aggiunto Salvatore Murone, il procuratore generale facente funzioni Dolcino Favi. Chiesto il processo anche per i presunti beneficiari e istigatori delle condotte illecite, e cioè l’imprenditore Antonio Saladino, l’avvocato e senatore Giancarlo Pittelli, l’ex sottosegretario alle Attività produttive Pino Galati, la moglie di Lombardi Maria Grazia Muzzi, e il figlio di lei, l’avvocato Pierpaolo Greco. Tra i reati contestati ad alcuni magistrati figurano la corruzione, il falso e la corruzione in atti giudiziari.
“Nonostante il Csm fosse informato da tempo sulle gravi commistioni e le illegalità che interessavano i vertici degli uffici giudiziari di Catanzaro – continua de Magistris – non ha mai ritenuto di dovere intervenire. Oggi alcuni di quei magistrati sono saldamente al proprio posto, anche titolari di inchieste delicate, come quella assegnata all’aggiunto Murone sugli attentati al procuratore generale di Reggio Calabria. Quello stesso Csm ha invece dimostrato una solerzia straordinaria quando, al termine di processi disciplinari farsa, ha proceduto all’esecuzione professionale mia, e dei valorosi colleghi di Salerno Luigi Apicella, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Si è intervenuto soltanto per fermare quei magistrati che con l’attività di indagine stavano portando alla luce scenari e contesti del tutto analoghi a quelli poi emersi nelle indagini di altre Procure sulle ‘cricche’ e la cosiddetta ‘P3’, nelle quali peraltro spiccano i nomi di personaggi che hanno avuto un ruolo anche nelle vicende catanzaresi. Oggi l’attività di indagine ha dimostrato che non ci si trovava di fronte ad accuse fantasiose o al complotto di un manipolo di sovversivi, ma che la cosiddetta ‘guerra tra procure’ è stata soltanto un nome mediatico per coprire la resistenza illegale dei magistrati catanzaresi rispetto ad una legittima e doverosa attività giudiziaria da parte della Procura di Salerno”.

Le accuse

Il procuratore Lombardi revocò l’inchiesta “Poseidone” all’ex pm de Magistris, dopo che questi aveva iscritto nel registro degli indagati l’avvocato Pittelli, senza informare il suo capo, “legato da ventennale amicizia” con il senatore del Pdl. Una secretazione, avvenuta con l’atto firmato dal pm e blindato in cassaforte, che costò a de Magistris la punizione da parte del Csm. Secondo la Procura di Salerno invece quella scelta fu motivata soltanto da “esigenze investigative”, mentre fu assolutamente illecita la revoca del fascicolo, eseguita da Lombardi d’intesa con l’aggiunto Murone. Secondo la Procura di Salerno ciò determinò “l’inevitabile stagnazione delle attività istruttorie in corso” in maniera da “favorire le persone implicate nelle indagini, in particolare Pittelli e Galati i quali, in un più ampio contesto corruttivo (…) s’erano adoperati per far ricevere denaro o altre utilità” sia a Lombardi, sia all’avvocato civilista Pierpaolo Greco, figlio della seconda moglie del procuratore. L’avvocato Greco infatti lavorava presso il rinomato studio penale dell’avvocato Pittelli, del quale sarebbe diventato socio nella ‘Roma 9 srl’, con notevoli agevolazioni economiche, e avrebbe inoltre in ricevuto dal sottosegretario Galati diverse nomine di commissario liquidatore di società e consorzi. Secondo l’accusa, poi, l’aggiunto Murone avrebbe sistemato “parenti e conoscenti” con le assunzioni ottenute grazie al “rapporto sinallagmatico” e al “patto corruttivo” con l’imprenditore Antonio Saladino.
L’avvocato generale Dolcino Favi, all’epoca reggente della Procura Generale, è accusato invece dell’illecita avocazione dell’inchiesta Why Not. L’avocazione fu giustificata con un presunto conflitto di interessi tra de Magistris e il ministro della Giustizia Clemente Mastella, indagato in quella inchiesta, che aveva avviato un’indagine disciplinare sullo stesso pm. Secondo i magistrati salernitani non ci fu alcun “conflitto d’interessi”, anzi sarebbe stata “attestata, in un atto pubblico, una situazione contraria al vero”. Dopo l’avocazione, secondo i magistrati salernitani, l’inchiesta è stata “parcellizzata”, divisa in più filoni assegnati a magistrati “del tutto estranei alle logiche d’indagine fino a quel momento seguite” e quindi sostanzialmente smantellata. Di fatto si trattò di “una illecita attività di interferenza sull’iter del procedimento penale in questione” che determinò “almeno un suo rallentamento tale da favorire, di per sé ed almeno per un iniziale periodo di tempo, le persone implicate nelle indagini preliminari”.

Fonte: infooggi.it

ComeDonChisciotte – RIPUDIAMO IL DEBITO

Fonte: ComeDonChisciotte – RIPUDIAMO IL DEBITO.

DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

Al momento nel quale andiamo in stampa, se non già da tempo, dovrebbe essere chiaro a tutti – e certamente lo è ai lettori del Ribelle – che le misure prese – meglio, non prese – dai vari governi e soprattutto a livello europeo per tentare in qualche modo di superare lo stato di crisi nel quale abbiamo iniziato a entrare decisamente da qualche anno, non sono adatte alla situazione. Di più, sono nella migliore delle ipotesi insufficienti ma, molto più probabilmente, del tutto controproducenti.

Finanza e politica a essa collegata – e di converso tutti noi che subiamo e l’una e l’altra senza poter fare nulla – si sono buttate a capofitto nel creare l’ultima bolla possibile per cercare, per un po’ di tempo, di mantenere in piedi una impalcatura sistemica destinata matematicamente al collasso. Il che significa esattamente l’opposto di ciò che chi guida i popoli dovrebbe fare. A misure di lungo corso, sebbene drastiche, si è preferito utilizzare manovre di piccolo cabotaggio. La maggior parte di queste, peraltro, sulle spalle di tutti i cittadini.

Parliamo naturalmente della bolla del debito pubblico della quale abbiamo già accennato lo scorso mese.

Tutti i Paesi sono indebitati con Banche e altri Paesi che hanno acquistato i titoli. La ratio alla base dei titoli pubblici venduti promettendo interesse è la fede nel fatto che in un futuro non meglio precisato, vi sia così tanta crescita economica da poter non solo ripagare i debiti contratti, ma anche gli interessi.

Si dà il fatto, però, che oltre a varare politiche di portata mondiale, in pratica, su un atto di fede, la cosa non possa funzionare per due motivi, il primo logico il secondo matematico. La parte logica impone convincersi che non si può crescere all’infinito in uno spazio finito. La parte matematica che non è possibile, in una direttrice in evidente discesa, sperare in una non meglio precisata – e infatti non è precisata affatto – ripresa dell’economia al fine non solo di far cambiare direzione verso un segno positivo della crescita, ma talmente tanto da poter ripagare anche i debiti e gli interessi sui debiti.

A questo si aggiunge che, nello stesso momento in cui si parla ormai tranquillamente – ah, gli ultimi arrivati… – di crisi sistemica, ciò che si fa non è, come logica vorrebbe, il varo di norme in grado di cambiare il sistema, quanto continuare imperterriti a fare né più né meno di ciò che si è sempre fatto e che ha portato al collasso attuale.

Si sa – scrive Serge Latouche – che i drogati siano i primi sostenitori della droga. Ma il fatto è che ciò comporta conseguenze anche per chi dalla “droga” vorrebbe stare alla larga.

Naturalmente, questa l’aggravante, al sistema si sacrifica tutto. La vita e il futuro delle persone che attualmente vivono sulla faccia della terra e quelle che verranno dopo di noi. A vantaggio, naturalmente, dei soliti noti.

La stessa Bce presta alle Banche tutto il denaro di cui fanno richiesta al solo 1% di interesse, ciò non gli impedisce, però, di prestarlo alla Grecia al 6%. Come dire, naturalmente, il favore lo faccio alle Banche, alle quali presto denaro a costo irrisorio, mentre ai cittadini greci (ed europei in genere) cerco di succhiare tutto il succhiabile, per via diretta o per via indiretta.

A chiudere il cerchio, per chi fosse ancora poco convinto di quanto scritto, il fatto che sperare in una ripresa economica quando le economie private sono in profonda crisi (tagli degli stipendi, dei servizi, disoccupazione, crisi sociale) grazie a dove ci ha portato il sistema, e grazie ai tagli che “l’Europa” impone ai vari Stati per uscire dalla crisi del debito che il sistema stesso crea, è un po’ come sperare che partendo da Roma si arrivi a Milano, in automobile, quando la velocità di crociera cala, il serbatoio è agli sgoccioli, e i distributori sono chiusi oppure non ci venderanno un solo litro di benzina perché materialmente non abbiamo il denaro per acquistarlo.

Un atto di fede, appunto, più adatto a un pellegrinaggio che a una direttrice politica.

Le misure da prendere sarebbero invece molto diverse e drastiche, e imporrebbero un rovesciamento del sistema finanziario, industriale e capitalistico che dirige il mondo (di queste misure parleremo il prossimo mese). Inutile sperare, in ogni caso, che la cosa possa essere sostenuta proprio da quei dracula finanziari, industriali e capitalistici che in questo momento stanno facendo, pur in periodo di crisi, un lauto pasto banchettando sulla vita dei popoli europei.

Le scelte, per farla breve, dovrebbero insomma essere politiche. O meglio, ancora prima, metapolitiche. Ovvero decidere in che direzione sarebbe bello e giusto che andasse il mondo, e di conseguenza prendendo decisioni politiche, anche se impopolari, al fine di indirizzare il tutto in tal modo. Per esempio, una cosa su tutte, relegare l’economia al ruolo che dovrebbe avere, e certamente non quello centrale e supremo che ha ora e che ha portato allo stato attuale delle cose.

I singoli Paesi, in teoria (ci torneremo a breve) possono molto poco. Ammesso e concesso che vogliano e siano in grado di farlo. Dovrebbe pensarci l’Europa, per quanto riguarda il nostro continente. Ma l’Europa non c’è, o meglio, non c’è mai stata. Anche sostenendo (e noi, al contrario di Ciampi, Draghi, Prodi & Co., oltre che tutti gli esponenti politici attuali, non lo sosteniamo) che ci debba essere una moneta unica, il punto è che la moneta senza una politica economica e ancora di più senza una politica generale per un grande spazio come l’Europa, ovvero la condizione attuale, non c’è mai stata né, su queste basi, ci sarà, è inutile.

Il massimo che si è riusciti a fare in Europa, al momento, è stato pendere dalle labbra della Bce, che impone, oltre allo scandaloso signoraggio bancario (e dunque l’attentato alla sovranità monetaria degli stati) delle politiche economiche restrittive ai vari Stati che essa stessa (e le Banche e la finanza) ha concorso a indebitare.

Breve inciso: è ridicolo e avvilente anche solo fare qualche accenno allo stato pietoso della politica nel nostro misero paese – per farlo basta leggere, o meglio saltare a piè pari, la prima metà dei quotidiani italiani – per capire che nessuno Stato europeo, men che meno il nostro dove operano “politici” del calibro di Berlusconi, Alfano, D’Alema & Co. (che si stanno preparando per le meritate ferie d’Agosto mentre il mondo crolla) sono in grado di prendere alcun tipo di decisione che possa davvero essere definita politica.

Il punto è insomma chiaro: gli Stati – tutti – sono oberati di debiti (chi più chi meno) e le Banche sono piene di titoli che non verrano – per logica e matematica, come avevamo detto prima – onorati. Tutti sono indebitati con tutti senza nessuna speranza di poter avere indietro nulla. O quasi.

Inoltre, e questa la cosa più importante, i cittadini di tutti gli Stati (ora la Grecia, la Spagna e il Portogallo, domani l’Italia e dopodomani tutti gli altri a seguire) stanno subendo e subiranno sempre in misura maggiore il salasso economico della crisi e delle misure imposte.

Dal punto di vista economico (e sociale) insomma, ci stiamo dirigendo verso la catastrofe.

Il tutto per salvare questo sistema e per salvare l’Euro. Totem funesto che ci è stato imposto e che ci viene posto come ultimo baluardo da tenere in piedi. Non fosse che per tenerlo in piedi stiamo buttando in schiavitù le nostre vite e quella dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Una via d’uscita c’è: il ripudio del debito. L’uscita dall’Euro.

Tecnicamente molto semplice. Eticamente sacrosanto, visto quanto ci ha fatto di male sino a ora e ce ne farà. E di fatto anche auspicabile, malgrado ciò che la cosa comporta, se si raffronta l’operazione allo schianto al quale stiamo comunque andando incontro. Le bancarotte sovrane sono in ogni caso dietro l’angolo. E sono inevitabili.

Il Paese che per primo ripudierà il debito darà scacco matto ai “signori del mondo” che, di fatto, dipendono non altro che dalla buona volontà di chi ha debiti nel continuare a pagarli. Siamo noi debitori, al momento, ad avere il coltello dalla parte del manico, se solo avessimo la voglia e la capacità di utilizzarlo nei confronti di chi attenta la nostra vita da decenni.

Il trucco del debito, che di questo si tratta, sta in piedi infatti solo fino a che c’è qualcuno che comunque continua a pagare interessi (e a subire tagli alle proprie vite). Nel momento in cui si dice basta, i creditori rimangono con il cerino in mano. Tutti gli “attivi” che segnano ora sui propri libri, ovvero di crediti che devono esigere da noi, diverrebbero di colpo dei “passivi” irrecuperabili. Tratteremmo da “delinquenti” con quei “delinquenti” che fino a ora ci hanno succhiato le vite.

Certo, la cosa comporta in ogni caso momenti durissimi per i popoli. Immaginiamo una Grecia che decidesse di ripudiare il debito e di uscire dall’Euro. Farebbe fallire le Banche, nazionalizzerebbe il sistema finanziario ed economico (e la Bce lo prenderebbe in quel posto), la moneta tornerebbe di Stato, ovvero propria, e ricomincerebbe tutto da capo. La nuova Dracma sarebbe fortemente svalutata. Fatto dolorosissimo per la popolazione greca, ma solo temporaneamente. Perché quella nuova moneta – propria moneta, e non della Bce e di chi la possiede, ovvero dei privati – diverrebbe presto competitiva. Sacrifici e perdita di ricchezza monetaria imponente, sulle prime. Ma con un futuro davanti. Futuro che ora invece non c’è.

E se la cosa si estendesse? Sarebbe in pratica una guerra mondiale dei creditori contro i debitori. Ma delle due l’una, i governi dei vari Paesi dovranno scegliere presto, in ogni caso, tra ripudiare i debiti e uscire dall’Euro oppure dissanguare le proprie popolazioni per ripagare i debiti. Brutalmente: scegliere se fare gli interessi delle Banche o quelli dei popoli. Probabilmente faranno quelli delle Banche finché sarà possibile. Dopo di allora, però, sarà inevitabile il ripudio.

Vorrei ricordare, a chi storce il naso di fronte a una soluzione così drastica, che ci sono dei precedenti piuttosto autorevoli. E per inciso, provengono proprio da chi può sembrare più insospettabile. Il ripudio del debito ha una tradizione molto antica proprio negli Stati Uniti. Nel decennio del 1840, Maryland, Pennsylvania, Illinois, Indiana, Michigan, Arkansas, Louisiana e Florida ripudiarono totalmente e in modo permanente il proprio debito pubblico, dopo il panico del 1837 e 1839 creato con un boom infazionistico dalla Second Bank of United States.

Specie per quei Paesi che hanno un debito detenuto da stranieri, dunque, sarebbe un bel colpo: da un giorno all’altro, a pagare il conto sarebbe proprio chi la crisi ha creato, ovvero chi detiene quei debiti pubblici. E certamente non sarebbero i cittadini a pagare il prezzo più alto. Di fronte a uno schianto inevitabile, dunque, dopo un prosciugamento inutile delle proprie esistenze, non è forse più logico, e comunque meno utopistico, ripudiare il debito con tutto ciò che esso comporta, ma con qualche prospettiva di salvezza?

Beninteso: nessuno lo farà finché non sarà costretto. E in questo è il male. Perché prendere quella decisione lì quando si sarà con le spalle al muro e dopo aver subito anni e anni di tagli e prosciugamenti – cosa comunque inevitabile – sarà molto, ma molto peggio che farlo ora, dove qualche margine di riuscita c’è.

Però, anche facendo sacrifici (comunque destinati a una rinascita) non sarebbe male, ripudiare il tutto, e lasciare lor signori con tante cambiali con le quali potrebbero solo asciugarsi le lacrime, o no?

Valerio Lo Monaco
www.ilribelle.com
10.06.2010

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”
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Antimafia Duemila – La sindrome di Salieri

Fonte: Antimafia Duemila – La sindrome di Salieri.

di Marco Travaglio – 13 giugno 2010
Se è vero che, come dice il Vangelo, “dai frutti conoscerete l’albero”, c’è una normetta nella legge-bavaglio che descrive meglio di qualunque altra l’albero al quale (ci) siamo impiccati da 16 anni.

E’ l’articolo 6-ter: “Sono vietate la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali loro affidati…”. E’ copiato pari pari dal Piano di Rinascita Democratica della loggia P2, scritto da Licio Gelli e dai suoi consulenti a metà degli anni 70 e rinvenuto nel 1982 nel doppiofondo della valigetta della figlia del Venerabile: “Ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti investono: (…) il divieto di nomina sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari…”. Ora, è fin troppo facile capire perchè questa gentaglia non gradisce che si conoscano atti giudiziari e intercettazioni. Ma che fastidio possono dare il volto o il nome del tale o del talaltro magistrato? Domanda ingenua: oltre che mascalzoni, questi qua sono anche inguaribilmente mediocri. Sanno di non avere una reputazione, una credibilità, una rispettabilità. La loro faccia ha lo stesso prestigio del loro culo. Nessuno crede alla loro parola, continuamente smentita, rettificata, rimangiata, tradita. Possono sopravvivere soltanto se, intorno a loro, sono tutti come o peggio di loro.   Se emergono figure autorevoli e popolari, esse diventano immediatamente una minaccia per l’intera banda. Perché poi, quando parlano, la gente dà loro retta. E, se criticano la banda, questa ne esce inevitabilmente con le ossa rotte. Nonostante le minacce, le aggressioni, le calunnie e i cedimenti interni, la magistratura conserva ancora un consenso intorno al 50 per cento, mentre quella della classe politica langue nei pressi del 10. Se un magistrato o un ex, meglio ancora se carico di onori per la lotta al terrorismo e/o alla mafia e/o alla corruzione, tipo Caselli, Colombo, Borrelli, Greco, Davigo, Scarpinato, Ingroia, Spataro, Maddalena, Almerighi, dice che una legge è una porcheria e ne spiega le conseguenze nefaste per la sicurezza dei cittadini, questi credono a lui e non agli Al Fano, Ghedini, Cicchitto, Gasparri, gente che basta guardarla in faccia per farsi una risata. Vent’anni fa, quando parlavano Falcone e Borsellino, c’era poco da discutere: non perché fossero infallibili, ma perché si erano conquistati il prestigio sul campo.   Tra un Falcone e un Carnevale, la gente non aveva dubbi: l’uno era famoso per aver arrestato il Gotha di Cosa Nostra, l’altro per aver annullato centinaia di condanne di mafiosi. I giudici piduisti, quelli dei porti delle nebbie, invece, erano maestri dell’insabbiamento, e campavano sereni proprio grazie al silenzio complice della stampa di regime. Quando i loro nomi finirono sui giornali, dovettero battere in ritirata. Per questo Gelli, che vedeva lungo, voleva cancellare i nomi degli uni e degli altri dai giornali. Per questo il suo degno allievo, che ha superato il maestro (venerabile), ne vuole cancellare oggi i nomi e i volti: perché confondere tutti i giudici, quelli che indagano e quelli che insabbiano, in un unicum grigio e indistinto. E’ la stessa logica che sta dietro la delegittimazione di giornalisti liberi e popolari come Montanelli e Biagi (“convertiti al comunismo”), di scrittori disorganici e amatissimi come Saviano e Camilleri (“fanno i martiri per i soldi”), di attori e registi anti-regime (“fannulloni pagati dallo Stato”) e dei volti più noti della tv (Santoro, Dandini, Fazio, da sputtanare con i loro compensi nei titoli di coda). Il potere dei mediocri è sull’orlo di una crisi di nervi e in piena sindrome di Salieri (si fa per dire, quello era un fior di musicista) dinanzi ai Mozart della magistratura, del cinema, dell’arte, della letteratura, del giornalismo. Li avverte come una minaccia, perché sa che, quando il Menzognini di turno non riesce a coprirne la voce, la gente li ascolta. In fondo, è un buon segno: questa gentaglia è alla canna del gas.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

Dead Berlusconi Walking – Passaparola – Voglio Scendere

Il video lo trovate sul sito di travaglio indicato qui sotto.

Fonte: Dead Berlusconi Walking – Passaparola – Voglio Scendere.

Buongiorno a tutti, facciamo una cavalcata tra le varie notizie che affollano i nostri pensieri a causa dell’affollamento sulle prime pagine dei giornali e sulle copertine dei telegiornali, per cercare di capire se c’è una logica in questo guazzabuglio. Secondo me c’è una logica: il punto di partenza è un rapporto rivelato dall’Espresso del Consiglio d’Europa nel quale si mette il dito sulle piaghe della giustizia italiana, su quelli che sono i veri problemi della giustizia italiana e che sono, secondo la Corte europea di giustizia del Consiglio d’Europa, le ragioni per cui poi viene condannata l’Italia per denegata giustizia.

La non giustizia italiana
Per quale motivo, perché fa troppe intercettazioni? Perché si arresta troppo? Esattamente il contrario, perché c’è troppo lassismo, troppa impunità, troppe leggi che portano impunità, prescrizione troppo breve, la prescrizione assurda perché continua a decorrere anche dopo la condanna in primo grado in appello, nonché dopo il rinvio a giudizio, la possibilità infinita di fare ricorsi senza pagare mai pedaggio, infiniti formalismi che sono la pacchia degli avvocati Azzeccagarbugli, soprattutto di imputati colpevoli, le condanne che anche quando diventano definitive, le rare volte non vengono eseguite, la famosa certezza del diritto e la famosa certezza della pena.

Se voi leggete i giornali di questi giorni, vi faccio soltanto alcuni esempi perché  c’è veramente da divertirsi, scoprirete che il problema in Italia è che i giudici sono dei nababbi, indovinate da dove arrivano questi titoli? “L’oro dei giudici, pronti a paralizzare l’Italia con una serie di scioperi per evitare la loro parte di sacrifici, ecco i danni che fanno, guadagnano 5 volte gli statali, hanno ancora la scala mobile, in 3 anni il loro stipendio è salito del 17%, la vita in discesa dei Magistrati”, Belpietro, Libero, pagina interna ancora più forte, “La dolce vita dei magistrati, stipendi d’oro, carriera garantita, supervacanze, dicono di battersi per il funzionamento dei tribunali, ma difendono i loro privilegi e rendono la nostra giustizia la più cara e la meno efficiente d’Europa”. Quindi abbiamo dei giudici nababbi che non lavorano, ce lo spiegano in tutte le salse gli articoli dei giornali del centro-destra nei quali si racconta addirittura il privilegio, scrive questo Giordano su Libero, il privilegio dei magistrati è che possono andare in pensione a 75 anni, forse non sa che questa norma l’ha introdotta Berlusconi nel 2003 quando sperava di ingraziarsi i giudici della Cassazione che dovevano spostargli il processo.
Un magistrato ha scritto a Corrado Augias su Repubblica e gli ha detto “caro Augias chiedo di non pubblicare il mio nome, appartengo alla più impopolare categoria, sono un magistrato e vorrei dire due parole sui nostri stipendi, non guadagno 5 mila Euro al mese, né alcuna delle altre folli cifre che ho letto in questi giorni. Sono in magistratura dal 1999, oggi il mio stipendio netto è pari a 3.600 Euro all’incirca. Certo è una cifra decorosa ma si tratta anche di un lavoro delicatissimo, preciso che lo stipendio è comprensivo di tutto, i turni del sabato e delle domeniche, i fine settimana passati a preparare l’udienza, la stesura delle motivazioni delle sentenze anche in pieno agosto, circa 10 ore al giorno, vado in ufficio con la mia macchina, compro i libri per il mio mestiere, pago la rata del mutuo, la scuola e i vestiti ai figli, l’assicurazione professionale, il  materiale di cancelleria, l’assistenza informatica. Il Ministero ha tagliato i fondi, ci vogliono circa 7 giorni perché arrivino i tecnici del Tribunale, tutto nei 3600 Euro, nessun benefattore che elargisca a mia insaputa, nessun arrotondamento con arbitrati, consulenze o che sia, non faccio 2 mesi di ferie all’anno.
Come tutti i colleghi che ho conosciuto faccio sacrifici per non deludere le aspettative che ripongono in me, so che in ogni dossier che maneggio ci sono esseri umani che aspettano una cosa difficile: giustizia, infliggo gli stessi sacrifici a chi mi sta vicino, sottraggo tempo ai miei figli, tutto per un lavoro che sognavo di fare fin da bambina - è una donna questo magistrato - si dà il caso che quel lavoro sia uno dei poteri dello Stato, voglio quel rispetto che mi guadagno lavorando onestamente tutti i giorni”.
Lettera sempre a Repubblica di un cancelliere “ho letto la lettera pubblicata ieri su Repubblica del Magistrato che parla del suo stipendio, vorrei precisare che la sua è una condizione ottimale rispetto a quella del personale amministrativo, che sta ancora peggio e che svolge un lavoro altrettanto delicato, sono un cancelliere, lavoro nell’Amministrazione dal 1977, il mio stipendio è 1600 Euro, anche io vado in ufficio con la mia macchina, compro i codici con i miei soldi, pago la rata del mutuo e i vestiti per i figli, anche io pago l’assicurazione professionale, compro le penne, i post- it, tutto quello che necessita per la mia attività.
Sono costretta, a comprare insieme ai colleghi la carta igienica e il sapone per le mani, sarebbe auspicabile che i media si  occupassero del personale amministrativo della giustizia, senza il nostro lavoro le sentenze, i provvedimenti dei giudici rimarrebbero semplicemente carta straccia”.

Questi sono i nababbi che oltre a guadagnare cifre spropositate, non lavorano, questo ci raccontano sui giornali del centro-destra, perché? Perché adesso il governo sta tagliando un altro 30% sugli stipendi dei magistrati e immaginate cosa significa questo taglio per il magistrato di prima nomina che guadagna naturalmente pochissimo perché è arrivato all’inizio e come si fa a invogliare ancora qualche giovane laureato in giurisprudenza a andare a fare un mestiere così rischioso e nello stesso tempo così screditato per le campagne di stampa e così mal remunerato. Quando avremo i tribunali e le procure vuote, soprattutto nel Sud perché nessuno ci vorrà andare, ci domanderemo a che gioco stanno giocando questi signori, per conto di chi stanno facendo questa guerra perché in questa finanziaria se c’è uno slogan è che i ladri continuano a rubare e le guardie pagano anche per conto dei ladri perché ai ladri non viene tolto un Euro, mentre alle guardie, intese come magistrati, personale amministrativo e forze dell’ ordine, vengono segati di brutto i compensi!

E’ vero che non fanno niente questi signori, perché se fosse vero sarebbe giusto levarglielo, non tagliarglielo lo stipendio, cosa dice il rapporto Cepei che è una diramazione del Consiglio d’Europa? E’ un rapporto che si riferisce a due anni fa, quindi lo possiamo considerare attualissimo, è l’ultimo aggiornato rapporto sull’efficienza e i parametri di compenso dei magistrati rispetto a quello che guadagnano e a quello che fanno.
Nonostante la propaganda che ci raccontano, i nostri magistrati sono i primi in Europa per produttività, ogni anno riescono a chiudere oltre 1.150.000 processi per reati seri, i cosiddetti delitti, mentre in Germania ne chiudono 864 mila, in Francia 655 mila, la metà rispetto all’Italia, in Russia 437 mila, 388 mila in Spagna, 1/3 rispetto a quello che chiudono i nostri magistrati, eppure ogni giorno nel nostro paese quasi 500 vittime di reati restano senza giustizia, perché? Non perché i colpevoli non siano stati trovati, ma perché il loro reato cade in prescrizione.

Ci sono varie magagne della nostra giustizia che sono esattamente opposte rispetto a quelle che ci vengono raccontate, troppo garantismo, troppi formalismi, troppi marchingegni utili per tirare in lungo e per farla franca, e alla fine si arriva al problema e cioè che per esempio la Corte Suprema degli Stati Uniti fa 120 processi all’anno e la Cassazione fa 100 mila processi all’anno, perché? Perché da noi ricorrere in Cassazione non costa praticamente nulla, ci fosse la possibilità della reformatio in peius della condanna, ti condannano a 3 anni, tu fai l’appello, l’appello è infondato? Te ne danno 4, così ti passa la voglia di fare appelli dilatori se non sai di avere proprio ragione, ragione, oppure lasci una cauzione, oppure lasci la cauzione e c’è il rischio che di riformino in peggio la sentenza di condanna, cosa che da noi se fai ricorso tu, contro la tua di sentenza, non c’è la possibilità che ti peggiorino la sentenza precedente, c’è soltanto se il ricorso lo fa anche il pubblico Ministero e quindi ricorrere a te non costa niente, intanto guadagni tempo perché la prescrizione continua a correre, basterebbe mettere la cauzione, la reformatio in peius e vedreste che si segherebbero di brutto tutti i ricorsi infondati, i processi durerebbero meno, la prescrizione non scatterebbe più con questa frequenza e avremo molto reati impuniti in meno e molte vittime di reato soddisfatte in più!

Ma da noi di questo non si parla, non è all’ordine del giorno, sapete cos’è all’ordine del giorno? L’ha rivelato Gianantonio Stella: è nato, grazie al Ministro Alfano l’organismo indipendente di valutazione della performance di chi? Degli alti dirigenti ministeriali, è un organismo di 3 membri che deve monitorare il funzionamento complessivo del sistema della valutazione della trasparenza e integrità dei controlli interni e elaborare una relazione annuale, comunicare tempestivamente le criticità riscontrate ai competenti organi interni di governo e di amministrazione, nonché alla Corte dei Conti, validare la relazione sulla performance, garantire la correttezza dei processi di misurazione e valutazione, nonché dell’utilizzo dei premi nel rispetto del principio di valorizzazione del merito e della professionalità e via burocrateggiando, è una Commissione che decide chi è bravo e chi no, è la meritocrazia.
Chi è  il personaggio che Angelino Alfano ha infilato in questa Commissione di 3 membri, gli altri due sono Angelo Gargani ex giudice, fratello del parlamentare di Forza Italia Peppino Gargani e l’altro è il Sen. Angelo Giorgianni, chi non si ricorda Angelo Giorganni già costretto a dimettersi da un governo Prodi perché era un magistrato però faceva il sottosegretario e poi fu coinvolto nei cosiddetti veleni del caso Messina. Oltre a questi due il terzo è un certo Calogero Ceresa detto Lello che sarà  sicuramente un genio, scrive Gianantonio Stella, compaesano naturalmente di Alfano, è agrigentino, sul sito Internet Sicilia24h.it e stando anche a quello che scrive Peppe Arnone storico combattente delle battaglie ambientali contro l’abusivismo nell’agrigentino, Avvocato Arnone, questo Lello Ceresa chi è? E’ noto alle cronache locali come impiegato alla Provincia di Agrigento, ex Consigliere comunale di Forza Italia, Presidente della sagra Mandorlo in fiore, ma soprattutto eccellente suonatore di Friscalettu nel gruppo folcloristico Valle di Acragas, cos’è il Friscalettu siciliano? E’ lo zufolo che scrive Gianantonio Stella, spicca tra gli strumenti tradizionali che accompagnano danze come abballu senza sballu e cantu senza scantu picchi sugnu contento e la testa all’aria va!
Il suonatore di zufolo, amico di Alfano dovrà valutare chi è bravo e chi no al Ministero della Giustizia e quindi se Dio vuole abbiamo finalmente un po’ di meritocrazia in questo settore delicatissimo che è l’amministrazione della giustizia.

Napolitano, l’incorreggibile
Intanto mentre Alfano si dedica allo zufolo e dire che di trombettieri non è che ne manchino in questo periodo intorno al governo, ne sono mai mancati per la verità, il Capo dello Stato cosa fa?
Dice che quando Ciampi si riferisce al tentato golpe del 1993, la notte delle stragi quando i centralini di Palazzo Chigi andarono in tilt, si temette il colpo di Stato politico – mafioso, sono storie vecchie dice, è un passato oscuro, sono cose di 17 anni fa, ricorda un po’ questa risposta quell’altra che gli diedero quando esplose lo scandalo della cricca, qualcuno gli disse: sta tornando Tangentopoli? E lui disse: chiedete a altri.

Dopodiché, mentre in Parlamento venivano avanti le norme anti-intercettazioni, invece di fare quello che ha detto che bisogna fare da parte di un Capo dello Stato e cioè astenersi da qualsiasi intervento mentre il Parlamento sovrano legifera, questo dovrebbe fare il Capo dello Stato secondo quello che dice la Costituzione e anche secondo quello che ha sempre detto lui, quando il Parlamento lavora, il Capo dello Stato tace, perché? Perché poi spetta al capo dello Stato alla fine quando la legge viene approvata dal Parlamento, promulgarla o respingerla al mittente con un messaggio motivato alle camere Art. 74 della Costituzione.
Napolitano chiede, ovviamente soluzioni condivise, questa è una specie di disco rotto, come se una norma, solo perché è condivisa, fosse buona, poi dice di auspicare un testo più accettabile, più accettabile? Cosa vuole dire? Vuole dire che sai che è inaccettabile e chiedi che diventi un po’ meno inaccettabile? Ma può esistere un testo meno inaccettabile o più accettabile? Può esistere una porcata un po’ meno porca? Qui abbiamo un gigantesco letamaio, qualcuno deve tirare su qualche cucchiaino di letame, portarlo via e poi il letamaio diventa una sacker torte? Diventa più accettabile un letamaio solo perché qualcuno ha asportato qualche cucchiaino di sterco? Domande che naturalmente resteranno senza risposta, come quella che viene sempre fatta al Capo dello Stato: ma si è accorto che c’è l’Art. 74 della Costituzione che le consente di rimandare indietro le leggi che non le piacciono? Non solo quelle incostituzionali, quelle è obbligatorio mandarle indietro, stiamo parlando anche di leggi che non le piacciono come hanno fatto decine di volte Cossiga, Pertini, Ciampi e tutti i Presidenti della Repubblica, tranne lui. Risposta: i professionisti della richiesta al Presidente della Repubblica di non firmare, sono numerosi, ma molto spesso parlano a vanvera! Io comunque non ho niente da dire! Intanto hai detto.

Nel giorno in cui Berlusconi diceva che la Costituzione è orribile e cattocomunista e che fare le leggi con questa Costituzione è un inferno, invece di spiegare a Berlusconi che lui non fa le leggi perché lui è il Capo del Governo non è il Parlamento, invece di spiegargli che la Costituzione la deve rispettare perché ha giurato sulla Costituzione nelle mani del Capo dello Stato, quest’ultimo con chi ce l’ha? A chi dice che parla a vanvera? A quelli che gli ricordano un articolo della Costituzione, che gli impone di non promulgare le leggi incostituzionali come lo è, a detta di tutti i costituzionalisti degni di questo nome, compresi alcuni ex  Presidenti della Corte Costituzionale come Zagrebelsky, Onida e altri, bene lui se la prende con quelli che gli dicono: non firmare, che gli ricordano un potere che gli è conferito dalla Costituzione, lo so che per il Presidente firma tutto quell’Art. 74 è un fastidio, infatti si innervosisce ogni volta che c’è quella legge vergogna si innervosisce perché dice: porca miseria adesso mi tocca spiegare perché la firmo!
Sarebbe meglio se dall’Art. 73 si passasse al 75 come negli alberghi, avete notato che negli alberghi la stanza N. 113 o 117 di solito non c’è, si passa dalla 112 alla 114 e dalla 116 al 118, perché? Perché nessuno vuole andare per scaramanzia nella stanza dove c’è il 17, qui c’è questo 74 maledetto, gliel’hanno scritto a posta i padri costituenti, per metterlo in imbarazzo, in difficoltà, bisogna abolirlo, altrimenti si innervosisce ogni volta, se la prende con chi gli dice di non firmare, invece di prendersela con chi sta approvando una legge che lui stesso evidentemente giudica allucinante perché ne chiede una un po’ più accettabile!

Siamo talmente abituati al peggio che ci stiamo abituando anche alla logica del meno peggio, della riduzione del danno, infatti avete visto che recentemente i Senatori Gasparri e Quagliariello avevano inserito nella legge sulle intercettazioni un codicillo che stabiliva che non era più obbligatorio arrestare le persone per molestie sessuali lievi, praticamente la violenza sessuale diventa una questione di centimetri, dipende, la modica quantità consentita di violenza sessuale, dopo che abbiamo introdotto questo principio nell’evasione fiscale e nel falso in bilancio con le quote di non punibilità, vedrete che prima o poi si arriverà alle quote di modica quantità di violenza sessuale o di leggi vergogna, un po’ alla volta, un po’ più accettabile, un po’ meno inaccettabile!

Intanto la Corte costituzionale bocciava l’ennesima legge incostituzionale che faceva parte del pacchetto sicurezza del luglio 2008, il primo, quello che appena Berlusconi tornò al governo fece subito il pacchetto sicurezza, nel quale c’era l’aggravante della clandestinità, il reato commesso dall’immigrato clandestino, viene punito più severamente di quanto non lo sarebbe se lo stesso reato fosse stato commesso da un cittadino italiano, è una delle tante leggi razziali che sono entrate nel nostro ordinamento negli ultimi due anni, è stata regolarmente promulgata dal Capo dello Stato, non aveva detto: la state facendo a vanvera questa legge, l’aveva firmata come sempre gli è accaduto, purtroppo era incostituzionale, non si può stabilire l’aggravante della clandestinità a seconda di chi commette il reato, il reato è x e va punito con la pena x, sia che a commetterlo sia un italiano, sia che sia un extracomunitario, non si possono fare distinzioni di pelle o di provenienza, il reato è reato!

Depistaggi di massa
Perché stanno spingendo così tanto su certi temi e stanno lanciando con questa insistenza certe campagne?
Forse per nascondere questo: “Tra manovre e intercettazioni, il Cavaliere è solo”, giudizi sul governo negativi, giudizi sul leader crollo di Berlusconi, ha davanti Fini 54,4, Tremonti 52,4, Casini 43, è soltanto quarto, il giudizio sulla manovra economica è negativo o molto negativo per il 44,7%, è un sondaggio di Diamanti, contro il 39 che lo giudica positivo, non lo giudica positivo neanche la percentuale degli elettori di centro-destra.
Il giudizio sulla legge delle intercettazioni, positivo e molto positivo 37,38%, negativo 57,6%, molto negativo o negativo la ritengono anche gran parte degli elettori di centro-destra, gli effetti della nuova legge, il 71% ritiene che difenderebbe gli affari degli uomini politici e degli imprenditori corrotti e solo il 23% si è bevuto la favola che difenderebbe la privacy dei cittadini, il quasi 50% ritiene che renderebbe informazione meno libera e efficace e il 61% pensa che questa norma ostacolerebbe i paesaggi nella lotta alla criminalità organizzata, non si sono bevuti neanche la balla che la mafia non c’entra.

Persino Il Corriere della sera è costretto a rilevare il calo di consensi di Berlusconi, sulla sua persona: i giudizi positivi secondo Mannheimer, erano a dicembre, 55,9%, a febbraio erano scesi a 55,8, a aprile con l’accelerazione con la legge sulle intercettazioni e gli scandali in tandem, siamo scesi dal quasi 56 un 51,5 e oggi siamo al 50, quindi ha perso 6 punti in 6 mesi, di questo passo… come valuta l’operato del governo? Negativamente 59%, positivamente 38, come valuta l’operato dell’opposizione vi lascio immaginare, rispetto a un governo del genere, infatti negativamente per il 79%, cosa titola Il Corriere della sera? Conti e misure, sale il consenso per le scelte del governo, nell’articolo e negli schemi si fa vedere il crollo, ma nel titolo si dice che guadagna il governo, interessante, cercano di mascherare nei titoli quello che non possono nascondere nei dati, questa è la realtà, c’è un calo sensibile, dovute a questo cocktail, la crisi l’abbiamo detto già altre volte, la crisi, la manovra, che spazza via ogni leggenda di ottimismo, gli scandali che fanno emergere ruberie enormi su somme gigantesche portate via dalle tasche dei cittadini e di cosa si occupa il Parlamento in questo contesto? Di rendere più difficili gli scandali? No, di rendere più difficili le ruberie? No, di rendere più facile il recupero del mal tolto? No, di portare via i soldi ai ladri? No, di fronteggiare la crisi? No, di intercettazioni di questo si occupa, il cocktail di tutti questi elementi provoca il crollo, ecco perché mentre vengono al pettine molti modi, bisogna scatenare varie armi di distrazioni di massa, oltretutto ci sono altre leggende che vengono finalmente a cadere.

Pensate soltanto il colpo che viene inferto alla leggendaria efficienza dell’uomo del fare dallo scandalo dei rifiuti a Palermo. Palermo è sommersa dai rifiuti in piena estate, non possono dare la colpa al centro-sinistra, perché lì il centro-sinistra non si ricordano neanche più quando l’hanno visto l’ultima volta, lì stiamo parlando di un dominio totale del centro-destra dalla notte dei tempi, bene, a Palermo non riescono a portare via la mondezza, curioso che il genio Bertolaso e il genio Berlusconi non riescono a fare.. il Presidente spazzino, il Presidente ghe pensi mi, dove sono? Non ci vanno neanche a Palermo, perché non ci vanno? Intanto perché prenderebbero fischi, ma soprattutto perché in televisione i rifiuti di Palermo non si vedono, si vedevano quelli di Napoli ma solo quando c’era Prodi al Governo l’inconcludenza del centro-sinistra è leggendaria, quindi non stiamo scusando il centro-sinistra dei Bassolino, della Iervolino, tutta gente che avrebbe dovuto sparire, è curioso però che a un certo punto sono spariti i rifiuti, adesso che si stanno ammucchiando a Palermo e dintorni, siano sparite ancora una volta non i rifiuti ma le telecamere, come se i rifiuti a Palermo profumassero, quelli di Napoli puzzassero, ma solo quando governa Prodi, quando governa il centro-destra no.

Sta venendo al pettine un altro nodo che è il fallimento della Commissione Grandi Rischi alla vigilia del terremoto de L’Aquila, l’inchiesta finalmente dopo un anno di accertamenti è arrivata agli avvisi di garanzia ai membri della Commissione Grandi rischi, me lo ricordo come se fosse oggi, che nei giorni del terremoto, nel Passaparola, lo trovate credo anche nel Dvd Democrazya che abbiamo distribuito sia sul blog di Beppe, sia insieme a Il Fatto quotidiano e che è ancora in distribuzione sui siti ilfattoquotidiano.it e beppegrillo.it, c’era una puntata nella quale si leggeva semplicemente quello che aveva detto la Commissione Grandi rischi riunita a L’Aquila pochi giorni prima della scossa del 6 aprile, non dicevano quello che dicono oggi e che hanno sempre detto, non dicevano: i terremoti non si possono prevedere, quindi state all’occhio perché potrebbe darsi una scossa come potrebbe darsi no, dissero: state tranquilli, non succederà niente!
Se sapevano che non si potevano prevedere, come hanno fatto a prevedere che non ci sarebbe stata una scossa devastante? E’ fondamentalmente per questo che sono stati mandati gli avvisi di garanzia a questi cialtroni che rassicurando infondatamente la popolazione, hanno fatto abbassare la guardia e nel film di Sabina Guzzanti Draquila, oltre che in altre testimonianze, avete il racconto drammatico di quel giornalista locale che era uscito dalla Commissione Grandi rischi rassicurato, perché? Perché c’erano i luminari dei terremoti che parlavano, “se avessi saputo che ci stavano prendendo per i fondelli non avrei rassicurato i miei figli e oggi forse i miei figli sarebbero ancora vivi”, perché magari non sarebbero andati a dormire quella notte in cui c’erano già avvisaglie di scosse in escalation.
Leggete sui giornali: i giudici vogliono addirittura punire chi non prevede i terremoti, sono tutte palle per nascondere il crollo di un altro pezzo del cerone del maquillage di Berlusconi, l’efficienza a L’Aquila, è esattamente il contrario, responsabilità della Commissione Grandi rischi nella mancata prevenzione, nella mancata allerta e nel mancato predisporre una struttura che fosse in grado di, nel caso in cui si fosse verificato ciò che non si poteva prevedere, ma non si poteva neanche escludere e quindi perché l’hanno escluso?

Cos’altro devono nascondere? Devono nascondere il fatto che Paolo Berlusconi è indagato per ricettazione nell’inchiesta sul nastro di Fassino, quest’ultimo più pubblicato dal Giornale di Berlusconi a gennaio 2006, in piena campagna elettorale, quella della rimonta di Berlusconi che arrivò quasi al pareggio anche se poi vinse Prodi di un’incollatura, ha fatto benissimo il Giornale di Belpietro ha pubblicare quell’intercettazione era un fatto grave, pubblico anche se non costituiva reato, l’intercettazione era segreta, i magistrati non l’avevano ancora neanche fatta trascrivere, adesso sappiamo perché uscì sul Giornale, perché la ditta privata che eseguiva per conto della Procura di Milano, in contatto con la Guardia di Finanza, le intercettazioni ne estrapolò una quella di Fassino e Consorte, non per dire quelle tra Berlusconi, Gnutti e altri, ce ne erano anche di Berlusconi di telefonate, hanno estrapolato quella di Fassino e Consorte, l’hanno portata a Paolo Berlusconi, quest’ultimo ha portato il tizio da Silvio, Silvio li ha ricevuti alla vigilia di Natale davanti all’albero a Arcore, ha sentito, ha ascoltato il nastro e ha detto così, fingendo di sonnecchiare, la nostra famiglia vi sarà grata per tutta la vita.
3, 4 giorni dopo usciva tutto sul Giornale di Paolo Berlusconi, capito cosa devono nascondere? Che le intercettazioni illegali, le trattano loro, quelle legali le stanno abolendo in Parlamento.

Agli ordini di Licio Gelli
Capite che quando si hanno queste rogne da nascondere, queste rogne da grattare allora si dà ampio spazio alle armi di distrazione di massa, quando si ha una manovra così iniqua da giustificare, dei comportamenti così delinquenziali da coprire, allora si lanciano in pasto alla gente dei nemici da azzannare, dei nemici diversi, chi sono i nemici?
I calciatori che prendono premi troppo alti? Può darsi, Calderoli, calciatori, i giornali di centro-destra ci raccontano che ci sono politici, sempre dell’opposizione naturalmente, che hanno avuto case agevolate, la Bonino dipinta come approfittatrice di Stato, la caccia agli sprechi finti per evitare che si parli degli sprechi veri, dopo avere già individuato i magistrati nababbi, adesso abbiamo la Bonino nababba, poi abbiamo i conduttori televisivi, mettiamo i compensi nei titoli di coda e poi quando viene un politico in studio, cosa mettiamo quanto prende lui? Quante auto blu? Ogni volta nel sottopancia bisognerebbe mettere una specie di Treccani per scrivere tutto quello che ci costano tra portaborse, auto blu, finanziamento pubblico, vogliamo fare così? Così nessuno dà più retta a quello che si dice, si va a vedere soltanto la sovrimpressione, fossero seri farebbero inserire i compensi in un sito, nel sito della RAI, dove oltre al compenso ci sia scritto anche quanto rende un personaggio, perché se Santoro prende 700 mila Euro lorde all’anno e fa guadagnare alla RAI x e un altro prende il triplo di lui, uno a caso, un insetto e la sua trasmissione però rende molto di meno e costa di più, allora forse è il caso di ritoccare il compenso al secondo e si capisce il compenso al primo!

Poi si va a vedere quanto pagano di tasse e poi si va a vedere la meritocrazia, così si dovrebbe fare, invece no, si buttano in pasto alla gente l’emendamento Calderoli, mettiamo i compensi, poi dopodiché Calderoli una volta o l’altra magari in sovrimpressione ci spiegherà i suoi rapporti con Giampiero Fiorani, non dimentichiamo i rapporti di Calderoli con Giampiero Fiorani, per esempio, addirittura Libero si è inventato il nemico americano, adesso abbiamo anche gli americani, missile Usa anti Silvio, il complotto di Obama, meno male che abbiamo Gheddafi che ci difende e Putin pure!

Poi devono nascondere soprattutto che la legge sulle intercettazioni o cosiddetta tale che ci viene sempre presentata, soprattutto negli ultimi giorni come più accettabile in quanto D’Alema è riuscito a far togliere da Gianni Letta, bontà sua, la parte che riguardava i servizi segreti, poi Quagliariello e Gasparri bontà loro hanno tolto la modica quantità consentita di violenza sessuale, poi l’opposizione ha rosicchiato anche qualcosa, hanno levato qualche mese di carcere ai giornalisti, qualche Euro di multa agli editori, hanno fatto cambiare due o tre cose, abbiamo la proroga delle intercettazioni telefoniche dopo i 75 giorni, viene presentata come una norma che sta diventando ragionevole, questo è quello che stanno cercando di farci capire.

Tanto perché  voi sappiate, non sto qui a riraccontarvela tutta perché la legge più o meno è sempre uguale, ma tanto perché sappiate cos’è rimasto in piedi: 1) i tabulati telefonici rispondono alle stesse restrizioni delle intercettazioni, quindi non c’è più differenza tra ciò che è necessario per sentire quello che dicono due persone al telefono e quello che è necessario per prendere un pezzo di carta dove c’è scritto che tizio all’ora tal dei tali ha telefonato a caio, e la telefonata è durata tot, il tabulato non dice quello che dicono le due persone, dice soltanto chi sono le due persone che parlano, ma non c’è il contenuto, vi pare normale equiparare un fatto quasi burocratico, come il tabulato telefonico a un’intercettazione dove invece si sa quello che si dicono due persone? Le regole nuove restrittive per le intercettazioni valgono anche per i tabulati, pensate la follia!
Il fatto che sia competente il Tribunale collegiale di 3 giudici e soltanto nel capoluogo di ogni regione, provocherà un viavai di furgoni carichi di carte, perché? Perché ogni volta che il PM chiede al giudice, anzi al Tribunale collegiale di autorizzare le intercettazioni o le proroghe delle intercettazioni, deve mandare tutto il fascicolo, spesso il fascicolo occupa un’intera stanza, immaginate questi furgoni che vanno avanti e indietro dalla periferia al centro e poi rovesciano questa montagna di roba in un Tribunale dove magari i giudici hanno tutt’altre cose da fare.
Poi tornano indietro perché il PM ne ha bisogno, poi quando deve chiedere la proroga glieli rimanda, poi gli ritornano indietro, ma vi rendete conto della follia? Le proroghe dopo i 75 giorni per le telefoniche, massimi, vengono concesse di 48 ore in 48 se serve, se è indispensabile, quindi se ho uno che sta per dirmi chi va ad ammazzare dopo il 75° giorno, devo fare una richiesta di proroga che però dura due giorni, quindi mando tutto il furgone con tutto il fascicolo, poi il furgone mi torna indietro appena in tempo perché ho bisogno di altri due giorni, rifaccio una richiesta… ma come si fa a lavorare così? Ogni due giorni devi fare una nuova richiesta motivando perché ti serve registrare per altri due giorni e mandi tutto il furgone avanti e indietro? Ma vi rendete conto di quello che stanno facendo? Altro che legge più accettabile.

Per le ambientali, per la cimice nascosta nel salotto o nella macchina, scordatevele, perché  nei luoghi privati si possono mettere soltanto quando si ha la certezza che si sta commettendo il reato, sappiamo che il marito sta ammazzando la moglie, allora arriviamo noi con la cimice, se invece non abbiamo questa certezza, allora la cimice la si può mettere soltanto nei luoghi pubblici e non privati, bisogna sperare che uno vada a ammazzare la gente in un ufficio postale, in una banca o in piazza o in un bar, perché? Perché se lo fa a casa sua o a casa della vittima o a casa del complice o in macchina, non si può più mettere la cimice, se non si ha la certezza che proprio in quel momento, dopo si ha la certezza, ma prima come fai a averla? Per poter arrivare in tempo a mettere la cimice?
Naturalmente con tutte queste limitazioni la cimice nei luoghi pubblici la puoi mettere soltanto per 3 giorni e poi reiteri, se ne hai bisogno, per più tempo, ogni volta di 3 giorni in 3 giorni con lo stesso meccanismo furgone che va avanti – indietro dalla Procura periferica al Tribunale centrale, questo è rimasto, pensate la follia, le intercettazioni se a fine processo il fatto risulta diverso da quello che si era ipotizzato all’inizio, sono inutilizzabili, è quello che abbiamo sempre detto sulla clinica Santa Rita, se indago per una truffa e poi scopro un omicidio perché hanno scannato dei pazienti sani per portargli via organi sani, per farsi rimborsare l’operazione dalla Regione, il fatto è diverso ovviamente, non è più una truffa, ho scoperto un fatto nuovo, ho scoperto che una persona ci ha rimesso le penne, quell’intercettazione sarà inutilizzabile per processare la persona per omicidio, potrò processarla soltanto per truffa.
Ho la prova intercettazione che quello ha ammazzato una persona, ma non la posso utilizzare, immaginate questo come può stare in piedi in un paese dove è obbligatoria l’azione penale in ogni notizia di reato, ho una notizia di reato, l’omicidio e non la posso usare per l’omicidio, ma solo per la truffa, questo c’è, questo è rimasto, come è rimasto, segnalava Spataro l’altro giorno in una bella intervista alla Stampa… quello che segnalava Spataro è quello che vi ho appena detto sui furgoni che vanno avanti e indietro, invece lo segnalavo io un altro aspetto che è veramente indicativo dei tempi che viviamo e di quello che ci dicevamo prima, cioè: Art. 6 ter, sono vietate la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei giudici relativamente ai procedimenti e ai processi penali loro affidati, è un’idea di Gelli che nel piano di rinascita, scritto a metà degli anni 70, diceva: ordinamento giudiziario, le modifiche più urgenti investono il divieto di nomina sulla stampa di magistrati comunque investiti di procedimenti penali, bisogna, come suggeriva Gelli, vietare ai giornali di scrivere chi è il magistrato che fa quell’indagine o chi è il magistrato che fa quel processo o chi è quel magistrato che ha emesso quel mandato di cattura, perché? Perché vedi mai che il magistrato con il suo buon lavoro contro la mafia, contro la corruzione diventi popolare, venga riconosciuto, venga stimato, apprezzato, ringraziato dai cittadini, poi è difficile delegittimarlo, era già successo con Falcone e Borsellino, pensate se fosse stata già in vigore la norma, inizia oggi il maxi processo a Cosa Nostra a carico di centinaia di boss mafiosi arrestati negli ultimi anni da chi? Dalla magistratura siciliana, non da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Di Mello, Guarnotta, De Francisci, Caponnetto e prima di loro Chinnici, la Magistratura, la stessa magistratura nella quale si annidavano anche i Carnevale, quelli che dopo che gli altri avevano fatto condannare i mafiosi, annullavano le condanne in Cassazione!

Infatti la gente sapeva distinguere Carnevale da Falcone e Borsellino, lo sto Carnevale sapeva distinguere tra se e Falcone e Borsellino, infatti in alcune intercettazioni li insultava! Tentano di mettere la magistratura tutta dentro un unicum indistinto grigio in modo che non emergano più i migliori e non si notino i peggiori, gli insabbiatori e gli indagatori diventeranno un tutt’uno e così non riusciremo più a distinguere, non ci sarà più un controllo su chi fa bene e chi fa male il proprio mestiere, chi insabbia le inchieste, chi aggiusta i processi campa grazie all’anonimato, grazie al segreto nel sottobosco, guai se i giornali lo nominano, viene smutandato e deve smettere, allo stesso modo spesso il magistrato, soprattutto in un paese come l’Italia, riesce a non essere cacciato, trasferito, non sempre, poi abbiamo purtroppo poi i casi di Clementina Forleo, di De Magistris, dei 3 PM di Salerno, Nuzzi, Verasani e Apicella che hanno pagato prezzi altissimi per il loro lavoro onesto e corretto, ma a volte il magistrato riesce a salvarsi proprio grazie al fatto che si sa chi è che è onesto, chi è per bene che sta lavorando per la giustizia perché intorno a lui si crea una solidarietà, è proprio questo che vogliono evitare, vogliono evitare che emergano figure di magistrati simbolo, perché? Perché altrimenti poi la gente ci si affeziona e quando parlano di certe leggi è ovvio che la gente tra un Gasparri e un Caselli, crede a Caselli, perché sa che è quello dell’antiterrorismo, tra uno Spataro e un Alfano è ovvio che la gente crede a Spataro perché sa che è dai tempi del terrorismo, poi della criminalità organizzata etc., è questo che vogliono evitare e è questa la ragione per cui stanno delegittimando tutte le figure che hanno un minimo di popolarità e di credibilità: Saviano, Camilleri, attori, registi dipinti come dei profittatori, come degli assistiti, fannulloni, perché? Perché poi magari Elio Germano va a Cannes e dice quello che dice sulla classe dirigente, perché poi magari degli attori, cantanti o dei registi o degli scrittori intervengono contro i tagli alla cultura e al cinema e al teatro e la gente li segue perché sono popolari e allora vanno indeboliti, delegittimati, allo stesso modo la magistratura è quella che, ho chiamato la sindrome di Salieri, Salieri era un grande musicista ma secondo una leggenda messa in circolo credo da Puskin era invidioso di Mozart, perché Mozart era il genio assoluto, noi abbiamo una classe dirigente che oltre a essere molto permale, è anche molto mediocre e quindi teme che intorno a sé emergano figure che possono diventare per la loro credibilità automaticamente dei contropoteri e cercano di affossarle, questo però è un buon segno perché vuole dire che questa gentaglia è arrivata alla frutta.

Se hanno paura di questo o di quell’attore, di questo o di quel magistrato e arrivano al punto di imporre ai giornali di non nominare il magistrato, vuole dire che sono veramente malmessi e che sentono i rintocchi del loro funerale, passate parola!

Antimafia Duemila – I pm antimafia si sentono disarmati. ”Follia solo tre giorni di microspie”

Fonte: Antimafia Duemila – I pm antimafia si sentono disarmati. ”Follia solo tre giorni di microspie”.

Sconcerto tra i titolari delle inchieste su Cosa Nostra: gli ascolti ambientali diventeranno impossibil.

Li Gotti (Idv): “È inaccettabile che Alfano abolisca una legge di Falcone contro i mafiosi”

Roma. “Microspie per tre giorni? Una follia”. “Un arretramento ingiustificato”. “Un colpo a Falcone”. “Un regalo alla mafia”. “Una norma scritta in modo ambiguo e incomprensibile”. Intercettazioni ambientali, cimici o microspie che le si voglia chiamare, nella versione prevista dal ddl Alfano? “Un meccanismo assurdo e inaccettabile destinato a favorire i criminali”. Parola di magistrati e poliziotti. E dei finiani, come il numero due della commissione Antimafia Fabio Granata, che esige “un’immediata marcia indietro”. E del dipietrista Luigi Li Gotti, che accusa il Guardasigilli Angelino Alfano “di aver abolito una legge importantissima voluta da Falcone”.
Una premessa su quali dovrebbero essere le nuove regole. A partire dalle norme oggi in vigore. Che parificano l’ambientale alle intercettazioni foniche. E la consentono, se ricorrono i “gravi indizi di reato”, finché l’indagine lo richiede. Con un’eccezione: per i luoghi “di privata dimora” essa è possibile “se vi è fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l’attività criminosa”. Cosa escogita il governo? Nei “luoghi privati” sarà possibile piazzare la cimice per tre giorni solo se lì “si sta svolgendo l’attività criminosa”. Per quelli pubblici i giorni saranno sempre tre, ma non ci vorrà il sospetto del delitto in corso. Per mafia e terrorismo microspie senza limiti.

Conviene partire dalla denuncia di Li Gotti per affrontare il guazzabuglio delle nuove regole sulle ambientali contenute in una dozzina di righe del ddl. Dice il senatore che fu avvocato di Buscetta, Mannoia e Brusca e che ha dato filo da torcere alla maggioranza: “È incredibile. Soprattutto perché non se n’è accorto nessuno. Ma il comma 36 della nuova legge, in tre righe, cancella un fondamentale articolo di un decreto legge voluto da Falcone nel maggio ’91″. Ecco quelle righe: “L’articolo 13 del decreto legge 13 maggio 1991 n.152 è abrogato”. È l’articolo che stabilisce “modifiche alla disciplina delle intercettazioni, conversazioni o comunicazioni” e consente, “per i delitti di criminalità organizzata”, di disporre intercettazioni o mettere microspie sulla base di “sufficienti indizi” e nei luoghi di “privata dimora” per il tempo necessario alle indagini. “Una rivoluzione” la definisce Li Gotti perché “per i delitti di criminalità organizzata anche non mafiosa, e quindi ogni associazione a delinquere per fare truffe, rapine, furti, estorsioni, riciclaggio, corruzioni, era possibile intercettare e mettere microspie nei luogo pubblici e in un domicilio senza limitazioni”.

Ma che succede con la nuova legge? Innanzitutto, con un’altra riga al comma 27, passata anch’essa del tutto inosservata, il luogo “di privata dimora” diventa luogo “privato”. Differenza fondamentale e destinata, come spiegano i giuristi, a “devastare le indagini”, perché la “privata dimora” è in senso stretto in luogo in cui si abita, mentre il “luogo privato” può essere anche un bar o un ufficio o la propria auto. E poi dalla dizione ampia di “criminalità organizzata” vengono espunti quelli che i finiani definiscono reati “spia”, tutti quelli che possono far scoprire un gruppo mafioso. Per questo Li Gotti accusa Alfano: “Parla sempre di lotta alla mafia, osa richiamarsi a Falcone, poi abolisce l’articolo che consentiva quella corsia semplificata”.

Il finiano Granata, sulle ambientali, non fa sconti al governo: “È una delle norme più controverse; è scritta in modo ambiguo e incomprensibile; pone un limite di tre giorni con richieste di proroga al tribunale collegiale del tutto inaccettabile; soprattutto esclude i reati spia”. Ma la sua voce da politico non è isolata. Ecco il giudizio del presidente dell’Anm Luca Palamara, pm a Roma: “Se passa la norma sarà difficilissimo poter mettere microspie per via dei termini differenti e per la confusione che si creerà nel distinguere tra luogo pubblico e privato”. Altrettanto negativo il giudizio di Giuseppe Cascini, segretario del sindacato dei giudici e anche lui pm nella Capitale: “La distinzione tra luoghi differenti è una pura follia. Non si potrà più piazzare una cimice in un’auto, ci saranno problemi prima di metterla in un bar, e pure in un ufficio, a meno che questo non sia pubblico. Non parliamo poi della regola defatigante e macchinosa delle proghe ogni tre giorni che renderanno inutilizzabile un mezzo investigativo fondamentale, soprattutto perché ogni volta bisognerà mandare gli atti al tribunale collegiale”. Ma i finiani puntano i piedi e dicono: “La regola va cambiata”.

Tratto da: repubblica.it

ComeDonChisciotte – FINE DEL MIRACOLO LIBERISTA ITALIANO. E DI UN ‘EPOCA

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com

Se la Storia volesse trovare una data, un bigliettino da affiggere nell’immaginaria bacheca dell’inarrestabile declino italiano, credo che potrebbe proprio scegliere le date di questi giorni, ovvero la Finanziaria per il 2011.

Con, in aggiunta, uno dei tanti rapporti che, regolarmente, giungono alla stampa: si tratta di quello del CENSIS redatto proprio in questi giorni, a margine del convegno che si è tenuto a Roma nei primi giorni di Giugno di quest’anno, intitolato “Come staremo al mondo?”

Ci staremo piuttosto male – a seguire le analisi del CENSIS – e questo spiegherebbe la frenesia tremontiana di voler far “quadrare i conti” più in fretta possibile. Se l’uomo che è seduto al Ministero dell’Economia fosse meno ossessionato dai “conti”, e si prendesse una pausa per capire il nostro futuro, ci guadagneremmo tutti. Almeno, scivoleremmo nella merda a bocca chiusa.

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Antonio Di Pietro: Processo Dell’Utri: Mangano da eroe a profittatore

E poi c’è la presenza di Mangano ad Arcore. Una circostanza impossibile da negare. Per questo gli sforzi oratori puntano a screditarne la valenza.

Se per l’accusa Vittorio Mangano ad Arcore era il testimone vivente di un accordo tra Berlusconi e Cosa Nostra per la sua protezione personale, raggiunto grazie alla mediazione di Dell’Utri, per la difesa Mangano era solo un profittatore che voleva arricchirsi nel periodo in cui fu alle dipendenze di Berlusconi.

Alla faccia dell’eroe.

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Costituzione a vanvera | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog

Fonte: Costituzione a vanvera | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog.

Mentre il mondo del crimine è in festa per la legge anti-intercettazioni, il Presidente è nervosetto. Non quello del Consiglio che, anzi, è al settimo cielo: con una legge ad personam ma anche ad personas, è riuscito in un colpo solo a mettere al sicuro i suoi eventuali delitti futuri e quelli di migliaia di criminali, così nessuno potrà accusarlo di pensare solo a se stesso. No, il Presidente nervosetto è quello della Repubblica che, come a ogni legge vergogna, deve giustificare la firma che si appresta ad apporvi in calce. E, non sapendo che dire, se la prende con chi lo invita a non firmare: “Parlano a vanvera”.

Ecco, è bene che si sappia: non parla a vanvera chi insulta la Costituzione o la calpesta ogni volta che respira; ma chi gli ricorda che l’articolo 74 della Costituzione gli consente di non promulgare le leggi che non condivide o, peggio, violano la Costituzione. Parlarono e operarono a vanvera già i Padri costituenti i quali, fra gli articoli 73 e 75, infilarono quel maledetto 74 che pare scritto apposta per far dispetto a lui. Non prevedevano che un giorno sarebbe arrivato un Presidente che firma tutto e, quando gli si domanda perché non si avvalga dei poteri di cui al 74, s’incazza. Si spera che ora il governo e chiunque abbia a cuore la serenità del capo dello Stato provvedano al più presto ad abrogare quel dispettoso articolo che gli procura tanti malesseri. Basta un decreto, da approvare con la questione di fiducia, semplice semplice: “Dall’articolo 73 si passa direttamente al 75”.

I requisiti di necessità e urgenza ci sono tutti, visto lo stato nervoso del Presidente. E poi manca pure che lui non firmi proprio quello, di decreto. Risolta così la faccenda, resterà da sistemare un’altra questione di evidente rilevanza costituzionale: la disparità di trattamento fra i delinquenti incastrati dalle intercettazioni secondo la vecchia legge e quelli che la faranno franca grazie alla nuova. La mente corre commossa ai tanti criminali ingiustamente incastrati e violentati nella loro privacy per troppi anni da quell’odioso strumento di tortura. Basti pensare al povero Provenzano, prematuramente invecchiato e debilitato perché costretto per 43 lunghissimi anni, nel timore di essere intercettato, a battere a macchina con un solo dito prolissi e defatiganti pizzini, per giunta in una lingua sconosciuta: l’italiano.

Se lo Stato italiano fosse leale e sportivo, dovrebbe concedergli almeno una libera uscita e consentirgli di assaporare per qualche giorno la nuova vita del mafioso e di dare libero sfogo alla voglia matta di parlare da mane a sera con chi gli pare, al telefono o a tu per tu, senza più il patema delle cimici (che infatti potranno essere posizionate, salvo casi eccezionali, solo in luoghi pubblici: non, per dire, in una masseria fra ricotte e cicorie). Torna anche alla mente la misera fine dei cinque truffatori che un anno fa finirono dentro a Palermo con l’accusa di avere “speso nomi di persone defunte” per ottenere prestiti agevolati da società finanziarie.

Qualche settimana prima erano riuniti in un luogo privato per organizzare i piani di battaglia, ignari di essere ascoltati. Uno qualche dubbio l’aveva avuto: “Allora possiamo parlare qua, giusto?”. Un altro, profondo conoscitore della legge Alfano alla mano, ne aveva precorso i tempi: “Le microspie ci stanno per situazioni di mafia, noi stiamo parlando di truffe, quindi possiamo parlare”. Purtroppo per lui la legge non era ancora attiva: galera per tutti e cinque. Se il Parlamento si fosse spicciato, sarebbero ancora a piede libero a truffare felicemente il prossimo.

Per tutte le vittime delle intercettazioni (compresi Cuffaro, Fiorani, Ricucci, Consorte, Fazio, Moggi, Frisullo, gli scannatori della clinica Santa Rita, Saccà, Di Girolamo, Bertolaso e la sua cricca, gli sciacalli de L’Aquila e così via) bisognerà trovare adeguate forme di risarcimento postumo: cavalierati della Repubblica e di Gran Croce, laticlavi, vitalizi o almeno un abbonamento a vita alla festa del 2 giugno nei giardini del Quirinale.

Da il Fatto Quotidiano del 12 giugno

Blog di Beppe Grillo – Il nucleare non è la risposta

Da vedere anche il video in cui il giornalista Gianni Lannes denuncia come la ndrangheta scaricha in mare le scorie nucleari. Il nucleare è una follia, anche economicamente.

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Il nucleare non è la risposta.

Mettersi a discutere con i nuclearisti italiani non solo è inutile, ma controproducente. E’ la classica storia di chi si mette a discutere con un imbecille, chi osserva dall’esterno vede due imbecilli che discutono. Il nucleare è stato respinto da un referendum, punto. Non può essere reintrodotto da lobbisti e reggicoda politici. Il popolo italiano, che è abituato a sopportare quasi qualunque cosa, non lo vuole per istinto di sopravvivenza. Nel Paese con le più potenti mafie del mondo chi gestirebbe le scorie? Il nucleare costa più di qualunque altra energia: chi lo pagherà? L’uranio finirà entro qualche decennio e il suo prezzo aumenta di settimana in settimana, è l’energia MENO rinnovabile del mondo. Helen Caldicott, autrice di: “Il nucleare non è la risposta“, ci spiega la pericolosità del nucleare per i nostri figli e nipoti. Disoccupati, senza pensione e nuclearizzati.

Intervista a Helen Caldicott

H. Caldicott: Mi chiamo Helen Caldicott, sono australiana. Sono una pediatra e specialista in infanzia. Per quattro anni sono stata coinvolta nello studio delle implicazioni mediche del nucleare a scopo energetico e nucleare a scopo bellico. Ho fatto parte del corpo docente della Scuola di Medicina di Harvard e ho praticato la professione medica.

Blog: Perché ci sono ancora Paesi, come la Gran Bretagna, che ricorrono al nucleare nel mix energetico?

H. Caldicott: Molte persone ignorano quali sia il ciclo del combustibile nucleare e quali siano le conseguenze sul corpo dell’esposizione a radiazioni e di tutti gli altri aspetti della produzione di energia nucleare: l’estrazione e la lavorazione dell’uranio, l’arricchimento, la costruzione di un reattore, le radiazioni emesse dal reattore a regime, la concentrazione delle radiazioni nella catena alimentare e nel latte materno, nei polmoni. E poi i rifiuti radioattivi che durano mezzo milione di anni e contaminano la catena alimentare. Quindi la gente mangerà cibo radioattivo. I bambini sono dieci, venti volte più esposti degli adulti ai danni delle radiazioni. I feti, migliaia di volte.
Le persone non sembrano comprenderlo. È un problema medico. La maggior parte della gente non ha le informazioni biologiche per comprendere il problema. Così, l’industria nucleare ha spinto un’enorme campagna di propaganda dicendo che loro sono la risposta al surriscaldamento globale, perché non producono anidride carbonica.
In realtà producono grandi quantità di anidride carbonica, così come producono epidemie di cancro, leucemie e malattie genetiche nelle generazioni future.

Blog: Qual è quindi il reale costo dell’energia nucleare, considerando il costo sostenuto dalla società?

H. Caldicott: Costruire un reattore nucleare costa dai 12 ai 15 miliardi di dollari. Ma tutti i costi accessori di arricchimento dell’uranio, gli enormi costi di assicurazioni pagati dal governo – il governo sussidia l’intero bilancio dell’industria nucleare -, i costi per gli interventi medici conseguenti non sono compresi. I costi del trattamento di pazienti – soprattutto bambini – affetti da cancro o patologie genetiche o i costi per lo stoccaggio delle scorie nucleari per mezzo milione di anni non sono mai inclusi. Il trasporto delle scorie nucleari non è mai compreso.
È talmente più economico investire in energie da fonti rinnovabili, come l’eolico, il solare, il geotermico e la cogenerazione, alta efficienza nell’uso dell’elettricità.

Blog: Non esiste quindi un nucleare sicuro?

H. Caldicott: Non esiste assolutamente una strategia nucleare sicura. Nel mio libro spiego perché il nucleare non è la risposta al surriscaldamento globale. Lo capirete leggendo il libro. L’Italia non deve costruire centrali, ma sono sicura che Berlusconi non capisce quello di cui sto parlando.

Blog: Chi vuole dunque l’energia nucleare?

H. Caldicott: I politici sono stati i destinatari di una grande campagna di propaganda, e forse di denaro – non so. I politici sono analfabeti in materia scientifica e medica. In altre parole non capiscono la scienza. Come Berlusconi, che scienza è in grado di capire lui? Conosce forse la medicina e i tempi sufficienti per contrarre un cancro dopo essere stati irradiati per 5 o 6 anni? Non conosce forse i risultati di Hiroshima e Nagasaki?
Molti politici sono lo “scudo di bronzo” dell’industria nucleare, o dell’industria petrolifera o del carbone. Vanno dove va il denaro, non dove dovrebbe puntare il futuro e il benessere delle persone.

Blog: Che ci dice delle lobbies militari dietro l’industria nucleare?

H. Caldicott: Naturalmente la tecnologia nucleare trae origine dal progetto Manhattan che produsse plutonio per armare bombe. L’energia nucleare è una conseguenza di questa tecnologia nata per il senso di colpa degli scienziati responsabili della morte di circa 200.000 persone uccise letteralmente in un lampo. Ritenevano che se avessero estratto energia dall’atomo per usi civili, il loro senso di colpa sarebbe diminuito. Ho conosciuto e lavorato con alcuni di quegli scienziati e posso dirvi che hanno sempre odiato le armi nucleari e che sono morti ancora attanagliati dal senso di colpa. Sapevano, sapevano quanto fosse e quanto sia pericoloso il nucleare. Oggi sono tutti nelle loro tombe.
Dovete anche sapere che ogni centrale nucleare produce circa 250 kg di plutonio l’anno. Il plutonio dura mezzo milione di anni e puoi costruirne una testata nucleare con 5 kg. Ogni nazione che possiede un reattore nucleare può costruire facilmente centinaia di bombe atomiche, se lo desidera. Questo è il motivo per cui si è così preoccupati dell’Iran. È così che Israele ha costruito le sue testate, così la Gran Bretagna, la Francia, il Pakistan e l’India, la Cina. Le armi e l’energia nucleare sono parti della stessa industria. Quando disponi della tecnologia nucleare, puoi produrre armi atomiche. Berlusconi vuole forse delle armi nucleari?

Blog: Speriamo di no! C’è almeno un esempio al mondo di corretta gestione delle scorie nucleari?

H. Caldicott: No, non ce ne sono e non ce ne sarà mai uno. Quale che sia il materiale all’interno del quale venga stoccato, si deteriorerà. Il cemento presenterà infiltrazioni, il metallo arrugginirà e il materiale fuoriuscirà contaminando l’ambiente, l’acqua, il cibo, il latte, la carne. La gente mangerà cibo radioattivo. I bambini nasceranno deformi. Nascono bambini deformi a Falluja e Bassora, in Iraq dove sono state usate armi atomiche. Infatti a Falluja i dottori consigliano alle donne di non avere affatto figli. La quasi totalità dei bambini nasce con serie deformità: mancano del cervello o di un occhio, delle braccia. È davvero … è ciò che ci riserva questo futuro.

Blog: Cosa dovrebbero fare i cittadini per abbandonare l’opzione nucleare?

H. Caldicott: Per prima cosa devono essere bene informati. È imperativo che comprendano le informazioni. So che il mio libro è stato tradotto in italiano. Tutti quelli che ci ascoltano dovrebbero leggere “Il nucleare non è la risposta” e una volta letto devono trascorrere qualche giorno con le loro emozioni e decidere quello che intendono fare.
Abbiamo davvero bisogno di una rivoluzione contro questa industria nucleare spaventosa. È molto, molto peggiore dell’industria del tabacco. Molto peggio del fumo.
Le persone devono utilizzare le loro democrazie. Devono andare a incontrare i loro politici e informarli. Andate a trovare Berlusconi. Occupate il suo ufficio.
Gli italiani sono bravi. Sono appassionati. Sono sicura che troveranno il modo per assicurarsi che il loro Paese chiuda tutte le centrali nucleari!

Nicola Gratteri su ddl intercettazioni: ‘E’ uno sfascio. Così si agevolano le mafie’

Fonte: Nicola Gratteri su ddl intercettazioni: ‘E’ uno sfascio. Così si agevolano le mafie’.

Giudice in composizione collegiale, limitazione delle intercettazioni, ridimensionamento dell’uso delle ambientali. Bisogna leggere il provvedimento, approvato dal Senato, per capire lo scempio e il colpo durissimo che il governo e la maggioranza hanno inferto alla lotta alla mafia e al crimine diffuso. E i numeri dei latitanti arrestati non bastano più per giustificare un provvedimento che fa cadere la maschera a questo esecutivo che, nei fatti, aiuta il crimine organizzato riducendo gli strumenti a disposizione dei magistrati. Nicola Gratteri conosce bene la ‘ndrangheta, la combatte da anni, la mafia calabrese ha più volte progettato di ammazzarlo. Prima di fare una legge porcata, come questa, che disciplina materie delicatissime bisognerebbe ascoltare chi quotidianamente combatte il crimine. Ma i suggerimenti, gli appelli, le richieste di modifica sono cadute miseramente nel vuoto. Abbiamo raggiunto Gratteri, procuratore aggiunto a Reggio Calabria, al telefono. L’amarezza di un giusto, la frustrazione degli onesti. Gratteri non vuole sentire parlare dei successi contro le mafie, rivendicati dal governo. “Mi deve spiegare lei, l’intervento del ministro della giustizia e dell’interno  per favorire l’arresto dei latitanti. Mi dice una cosa che hanno fatto concretamente? Cosa hanno modificato dal punto di vista degli uomini a disposizione, dal punto di vista normativo? Nulla. E’ frutto del lavoro, il sudore esclusivo di chi fa polizia giudiziaria, anche oltre le ore di lavoro previste, sapendo che le ore straordinarie saranno pagate solo in parte”.

Si cambia registro sulle intercettazioni. E’ preoccupato?

“E’ un grave errore di strategia contro le mafie. Anche se la limitazione investe i reati fine è ovvio che se devo indagare su un mafioso, io non parto intercettando un capo mafia, o un notorio mafioso, parto sempre da gente quasi insospettabile. Voglio dire che le indagini sull’associazione a delinquere nascono indagando su reati minori. Porre queste limitazioni è un grosso vantaggio per le mafie, per le organizzazioni criminali


Costano troppo le intercettazioni, dicono
.
Non è vero. L’intercettazione è il mezzo più economico e garantista che esista. Io se metto sotto controllo un telefono con 11 euro più iva, io per 24 ore conosco dove si sposta questa persona. Per avere lo stesso risultato devo fare un pedinamento con due,tre macchine e allo stato costa almeno 2-3 mila euro.


Il testo modifica anche le ambientali?

Le ambientali sono state la grande svolta dagli anni ’90 ad oggi nella grande investigazione. I maggiori risultati dal punto di vista probatorio le abbiamo avute dalle ambientali, la voce naturale di due mafiosi che parlano corrispondono in termini di valore alle dichiarazioni di venti collaboratori di giustizia .


Il testo prevede che le intercettazioni devono essere autorizzate da un giudice competente, che decide in composizione collegiale.Cosa ne pensa?
Quella è una follia. Ogni mattina io penso a questi pulmini che partono da Castrovillari, da Rossano, da Vibo per andare a Catanzaro per portare le richieste di intercettazioni al tribunale distrettuale di Catanzaro e anche per una proroga. Ma non portare solo la richiesta di 20-30 pagine, ma portare 20-30, 100 faldoni. Ci sono fascicoli composti da 180 faldoni. Portare ogni volta 180 faldoni da Cosenza a Catanzaro vuol dire una giornata, il giudice poi deve leggere e le carte devono tornare indietro. Siamo all’età della pietra, torniamo all’inchiostro e calamai. Nel 2010 dovremmo puntare all’informatizzazione.


Aumentano gli arresti dei latitanti? Un successo del governo?

Cosa concretamente hanno fatto il ministro della giustizia e il ministro dell’interno? Me lo dice lei? Cosa hanno modificato dal punto di vista degli uomini a disposizione, da punto di vista normativo? Nulla. Gli arresti sono il frutto esclusivo del lavoro, del sudore  di chi fa polizia giudiziaria, anche oltre le ore di lavoro previste, sapendo che le ore straordinarie saranno pagate solo in parte.


E’ uno sfascio questo provvedimento per il sistema giustizia?

Certamente, uno sfascio.


Nello Trocchia (Articolo21.info, 11 giugno 2010)

[anche su www.federalismocriminale.it ]

Ascolta l’intervista a Nicola Gratteri

Il bavaglio non è riformabile – Pino Corrias – Voglio Scendere

Fonte: Il bavaglio non è riformabile – Pino Corrias – Voglio Scendere.

Sette giorni su sette il governo si vanta dei mafiosi latitanti scovati in Sicilia, dei camorristi catturati in Campania, delle famiglie di ‘ndrangheta sgominate in Calabria, dei beni miliardari sequestrati ai boss. Come se il merito di tante vittorie contro la criminalità organizzata fosse il suo, del governo, anzi un po’ di Bobo Maroni, e molto addirittura del Cavaliere. Non è così. La gran parte del merito va equamente distribuita tra le forze dell’ordine che fanno le indagini e alla tanto vituperata magistratura che le coordina.

Il vero agire del governo – in questi mesi di vittorie sbandierate – procede all’opposto a smantellare il potere penetrante delle investigazioni. A derubricare i reati. A innalzare difese per gli indagati, specie se classe dirigente. A tagliare drasticamente i tempi e i modi delle intercettazioni, a secretare il risultato delle indagini imbavagliando la stampa.
Sono gli atti concreti e non le chiacchiere a confermare la strada intrapresa dal governo: tagli continui alle forze dell’ordine, perpetua guerra alla magistratura denigrata fino agli insulti (“peggio dei criminali, eversivi”). E’ Berlusconi che esalta il coraggio di Vittorio Mangano, il mafioso. E che abbraccia in pubblico Marcello Dell’Utri, suo braccio destro, già condannato a nove anni in primo grado.

La legge bavaglio che il Cavaliere pretende contro le indagini, contro i magistrati, contro i giornalisti, non è riformabile. O si riuscirà a cancellarla, o è meglio che passi il più in fretta possibile, in modo che sia la Corte Costituzionale, la disobbedienza civile e l’Europa a fulminarla per sempre.

I ladri rubano, le guardie pagano – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Fonte: I ladri rubano, le guardie pagano – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Avviso ai naviganti e soprattutto ai paraculi che si scandalizzano perché lo squilibrato attacca la Costituzione. Ragazzi, non c’è più nulla che quell’ometto malato possa fare o dire di nuovo: ha già fatto e detto tutto. Sono 16 anni che fa e dice di tutto. Perché lui è così. Se la legge vieta certi suoi comportamenti, è sbagliata la legge e lui la cambia. Se la Costituzione vieta certe leggi, è sbagliata la Costituzione e lui la cambia. Chi si stupisce dovrebbe spiegarci dove ha vissuto dal 1994 a oggi e perché non ha fatto nulla per fermarlo. Anche la comica finale sulla legge bavaglio, contro la quale strepita financo il Pompiere della Sera, era ampiamente scontata.

Tutte le leggi ad personam (siamo a quota 39, contando solo quelle per quella personam) hanno seguito la medesima tecnica, tipica del racket delle estorsioni. B, per ottenere 10, minaccia 100. Anziché dirgli semplicemente No, con un’opposizione intransigente e irriducibile contro il 10 e contro il 100, il Quirinale, il Pd e ora pure i finiani si mettono a trattare per “limitare i danni”.
Lui gli serve in tavola un letamaio e quelli lavorano di fino per “migliorare” il letamaio, levando col cucchiaino qualche grammo di letame. Alla fine se lo mangiano e lo trovano pure buono.

Così B. fa la figura del moderato aperto al dialogo e, se puntava a 10, ottiene almeno 50. Sono due anni che la legge bavaglio viene emendata, ritoccata, smussata, ruminata, covata: su richiesta ora di quel genio di D’Alema (che ringrazia molto Gianni Letta perché, bontà sua, ha ritirato il segreto di Stato su tutto quel che fanno le spie); ora delle vittime dei pedofili (grate perché Gasparri e Quagliariello, magnanimi, ritirano l’emendamento che salva gli autori di violenze sessuali “lievi”, come se lo stupro fosse questione di millimetri); ora del capo dello Stato, che non tenta più nemmeno di smentire le cronache sulle sue quotidiane interferenze nell’iter di formazione delle leggi che egli stesso dovrebbe valutare (e respingere) ALLA FINE, non DURANTE il percorso parlamentare (poi si meraviglia se B. vuole la sua firma preventiva sulla manovra e Alfano sul bavaglio).

Risultato: il letamaio puzza esattamente come prima, ma viene spacciato per Chanel numero 5. In America (lo notava ieri Luigi Ferrarella) si apre il processo all’ex governatore dell’Illinois Blagojevic, intercettato mentre vendeva il seggio senatoriale liberato da Obama. La stampa Usa pubblicò regolarmente le intercettazioni in piena inchiesta, e senza bisogno di piatirle da questo o quell’avvocato o usciere: erano contenute in un atto ufficiale della Procura, dunque pubbliche, dunque pubblicabili. In Italia i giornalisti che le han pubblicate sarebbero finiti sotto processo e i loro giornali falliti sotto una gragnuola di multe. In America l’unico finito nei guai è Blagojevic. Sono strani questi americani: anziché le guardie, perseguitano i ladri. Da noi pare quasi che poliziotti e magistrati pretendano di intercettare i delinquenti per sfizio personale, per sadismo, si divertono così.

Se, intercettando un rapinatore, scoprono che è pure un assassino, non potranno più incastrarlo: il nastro vale solo nel processo per furto, usarlo per l’omicidio non sarebbe sportivo. Se, al 75° giorno di ascolti, scoprono che il tizio progetta un altro colpo, dovranno chiedere al tribunale collegiale (tre giudici, e solo del tribunale-capoluogo) una proroga di 48 ore e sperare che il tizio dica tutto subito, altrimenti nuova proroga di due giorni, a oltranza, coi fascicoli che viaggiano su e giù. Così magari si stufano e la piantano. Intanto il governo blocca contratti e turnover alle Forze dell’ordine e taglia del 30% gli stipendi ai magistrati. È la Finanziaria più equa del mondo: i ladri rubano, le guardie pagano.

Ps. Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, uno che sta addirittura sotto Al Fano, si è molto raccomandato: “Spero che i giornalisti, se c’è una notizia in un’intercettazione, non la pubblichino”. Ma certo, gentile sottosegretario, come no: conti su di noi.

Blog di Beppe Grillo – L’ Agenda Nera della Seconda Repubblica

Fonte: Blog di Beppe Grillo – L’ Agenda Nera della Seconda Repubblica.

Con la legge bavaglio il libro: “L’Agenda Nera” non sarebbe potuto uscire. E’ una delle ultime occasioni per informarsi sulla nascita della Seconda Repubblica, quella in cui viviamo sospesi da 15 anni e nata dal sangue di Falcone e Borsellino. Il cinismo degli italiani li perderà, perché, se è vero che la maggior parte del Paese non sa nulla e spesso non vuole sapere nulla, migliaia di politici, imprenditori, giornalisti sanno molto, forse tutto, e rimangono in silenzio per partecipare al banchetto o più semplicemente per tirare a campare. Montezemolo o Monti o la Marcegaglia, Casini, D’Alema o Fini, De Bortoli, Galli della Loggia o Romano sono da sempre sullo sfondo a fare da tappezzeria. La legge bavaglio è nata con la strage di via D’Amelio, non è stata necessaria una legge, il bavaglio, gli italiani se lo sono messi da soli.

Intervista a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

12 anni di blackout informativo
Blog: “A tre anni dall’Agenda Rossa di Paolo Borsellino l’Agenda ha cambiato colore, è diventata nera, il mistero diventa più fitto e si tenta ancora una volta di nascondere una verità che potrebbe essere sconvolgente.”
Sandra Rizza: “L’Agenda Nera è una sorta di continuazione ideale dell’Agenda Rossa, è un racconto che comincia proprio nel momento in cui si conclude il racconto dell’Agenda Rossa,
cioè nel momento dell’esplosione di Via D’Amelio il 19 luglio 1992. E’ la storia del depistaggio che è stato confezionato sulla strage di Via D’Amelio tra il 1992 e il 1994, con l’obiettivo, questa è almeno una delle ipotesi che fanno i PM di Caltanissetta, di tarare le indagini sul livello della manovalanza e di distogliere completamente l’opinione pubblica dalle indagini sui mandanti occulti delle stragi. “
Giuseppe Lo Bianco : “Noi ripartiamo dal botto di Via D’Amelio, quello che è successo il 19 luglio 1992 era il punto d’approdo dell’Agenda Rossa che raccontava i 56 giorni tra Capaci e Via D’Amelio, con l’Agenda Nera ripartiamo da quel botto e raccontiamo la storia del depistaggio delle indagini, è la storia di un processo che ha portato alla sbarra una serie di mafiosi, la cupola mafiosa sulla base delle dichiarazioni di un pentito che si chiama Scarantino e che si è rivelato un pentito di carta, un uomo che ha raccontato una falsa verità sulla quale la Cassazione ha messo poi il bollo su 3 sentenze. Improvvisamente è spuntato un signore che si chiama Gaspare Spatuzza che ha riscritto la storia della strage di Via D’Amelio rimettendo in discussione la sentenza della Cassazione e rimettendo in gioco una verità storica, c’è un lavoro di riscontro ovviamente dei magistrati molto meticoloso, molto minuzioso e che vista l’esperienza precedente ha previsto anche la videoregistrazione di tutti gli interrogatori compiuti a Caltanissetta in questa nuova fase delle indagini, c’è da dire però una cosa, in molti pensano questo in questo Paese perché è come ci fosse stato un blackout di 12 anni, questo Paese la storia delle stragi, la lotta alla mafia è stata dimenticata per 15 anni, è sparita dall’agenda politica prima e dall’agenda dei direttori dei giornali dopo, questo è un Paese che sconta un blackout informativo di almeno 12 anni, adesso stiamo cercando di recuperare il terreno.

Bombe per una progressione politico-mafiosa
Blog: “Chi ha imbeccato Scarantino, lo ha fatto allo scopo di nascondere cosa di così importante? Come si è riusciti a convincere un uomo a rinunciare agli anni di libertà?”
S. Rizza: “Noi naturalmente dobbiamo ragionare sulle ipotesi che fanno gli inquirenti, sono due: 1) che il depistaggio sia stato costruito in buonafede nel senso che in un momento di grande confusione istituzionale, i poliziotti avevano la necessità di consegnare dei colpevoli in un tempo rapido all’opinione pubblica e alla magistratura, avendo a disposizione una serie di informazioni raccolte sul territorio attraverso i confidenti, questa è l’ipotesi sempre che fanno i PM di Caltanissetta, pensarono di utilizzarle attribuendole a un falso pentito perché era l’unico modo perché queste informazioni potessero avere uno sviluppo processuale rapido e concreto 2) i poliziotti o comunque chi ha ordito questo depistaggio l’abbia fatto con un obiettivo eversivo, con finalità eversive, proprio con l’obiettivo di coprire tutte quelle manovre di tipo politico che in quel periodo venivano orchestrate e che avrebbero portato l’Italia al più grosso cambiamento istituzionale mai verificatosi dal dopoguerra e cioè il passaggio della Prima alla Seconda Repubblica. In questo senso le dichiarazioni che oggi fa Spatuzza sono estremamente significative perché lui parla delle bombe di quel periodo come di una progressione politico – mafiosa, parla di terrorismo politico attribuendo per la prima volta a quegli episodi stragisti una valenza politica, come se qualcuno esterno a Cosa Nostra avesse orientato la manovalanza mafiosa su quelle stragi con un obiettivo politico, un obiettivo altro rispetto a quelli di Cosa Nostra.”
Blog: “Nel frattempo la richiesta di adesione al programma di protezione per Spatuzza si fa sempre più difficile, come mai lo Stato non protegge un supertestimone?”
G. Lo Bianco: “Perché è una storia vecchia, più si alza il livello delle indagini, più evidentemente le resistenze di certe parti politiche, di certe parti istituzionali si fanno più forti, più si sale nei piani alti del potere con le indagini antimafia, più si scoprono certi santuari e più la resistenza a consentire ai magistrati di ottenere gli strumenti per indagare, in questo caso di concedere il programma di protezione a Spatuzza si fa più difficile, non è una sorpresa.”
Blog: “Ciancimino parla perché vuole salvare il patrimonio del padre, Spatuzza parla perché cerca protezione e c’è questa teoria del racconto la verità perché ho la necessità di tirarne fuori al tornaconto, funziona sempre questa formula? E’ simile al tentativo di scoprire Spatuzza?”
G. Lo Bianco: “Penso che in uno Stato di diritto la domanda più semplice da farsi è intanto se dicono la verità, se dicono la verità non ci interessa i motivi per cui parlano o non parlano, il problema è riscontrare quello che dicono e se dicono la verità andare avanti con le indagini.”
Il Procuratore Grasso di recente a Firenze ha detto: “non è da escludere, è verosimile che Cosa Nostra cercasse dei riferimenti di natura politica, tentasse di cambiare il taxi dalla vecchia Democrazia Cristiana per una parte socialista, in una forza politica nuova, gli indizi sarebbero gravi, precisi e concordanti e portano in una strada, la prudenza però è necessaria in questo caso perché si rischia di…“. Grasso ha poi corretto il tiro di quelle dichiarazioni con un’intervista a La Stampa nella quale ha specificato di non avere mai parlato di Berlusconi e di Dell’Utri, in effetti lui non ha parlato di Berlusconi e di Dell’Utri davanti ai familiari delle vittime di Via dei Georgofili ne ha parlato nella richiesta come fa ogni Magistrato la richiesta di archiviazione depositata nel 1998 agli atti della Procura di Firenze insieme ai suoi colleghi ? Fleri, Nicolosi, Crini e il compianto Gabriele Calazzi? E’ una richiesta di archiviazione che vedeva indagati Berlusconi e Dell’Utri come mandanti occulti delle stragi, lì ci sono scritte le stesse cose sostanzialmente che Grasso ha detto davanti ai familiari delle vittime di via dei Georgofili con due riferimenti molto precisi.

Thruman Show italiano
Blog:Come può l’opinione pubblica lasciarsi sfiorare dal pensiero, dall’ipotesi di avere un capo di governo molto amico di un personaggio che fa la cerniera secondo una sentenza di primo grado tra Cosa Nostra e il mondo dell’economia che conta milanese e non ribellarsi? Come si fa a tenere buona un’opinione pubblica di 60 milioni di cittadini per 12 anni?”
S. Rizza : “Non voglio tirare fuori di nuovo tutta la retorica sull’opinione pubblica di questo Paese e sul livello di narcosi che questo paese ha subito in questo che giustamente Barbara Spinelli ha chiamato il Thruman Show italiano, la costruzione di una falsa realtà attraverso lo strumento televisivo che ha distolto poi tutti gli italiani dalla vera realtà delle questioni soprattutto della lotta alla mafia. Penso che se 1998 l’opinione pubblica avesse saputo il contenuto di quella richiesta di archiviazione, non dico che sarebbe cambiato tutto, ma credo che l’opinione pubblica italiana avrebbe avuto comunque il diritto di conoscerlo e il diritto quantomeno di tentare di orientare nell’urna il proprio voto in maniera forse diversa, questo ovviamente con il senno del poi, però credo che l’opinione pubblica di un Paese occidentale abbia il diritto di conoscere il lavoro che fa un pezzo dello Stato, i magistrati e che, seppure coperto da una richiesta di archiviazione, alla fine riscrive una fetta di storia, fissa dei punti fermi, dei paletti sui quali è bene dare il massimo dell’informazione. Ricordo che una volta il Procuratore Vigna mi disse: “Guarda che le notizie non si trovano nelle richieste di rinvio a giudizio, è molto più facile trovarle nelle richieste di archiviazione” e si è rivelato drammaticamente vero.”

Blog: “Uccidere Paolo Borsellino per impedirgli di arrivare a una verità o uccidere Borsellino facendo con lui morire anche la verità che aveva già acquisito?”

S. Rizza: “Siamo sempre nel campo delle ipotesi, una delle ipotesi che vengono fatte è che Borsellino possa essere stato eliminato perché era venuto al corrente della trattativa in corso tra pezzi dello Stato e la mafia. Una cosa è certa, la strage di Borsellino e il depistaggio che è conseguito alla strage di Borsellino sono forse i più inquietanti in tutta la storia dei depistaggi italiani che sono molteplici, perché la storia di Borsellino è lo spartiacque che segna proprio il cambiamento, il momento di passaggio politico del nostro paese, dalla Prima alla Seconda Repubblica, è il cambiamento più grosso che si sia mai verificato nella storia italiana del dopoguerra a oggi, bisogna chiedersi perché quella strage, perché in quel momento, perché 56 giorni dopo la strage Falcone, cosa è successo subito dopo, solo se potremo rispondere a queste domande, noi daremo anche un senso più preciso alla morte di il Borsellino.
Blog: “Se fosse vero tutto quello che dice Spatuzza e venisse confermato, timbro di verità, patente di attendibilità assoluta per Spatuzza, l’opinione pubblica si scrollerebbe di dosso tutta la pavidità di questi anni o rimarrebbe tutto com’è adesso?”

G. Lo Bianco: “Sono convinto che l’opinione pubblica italiana è tra le opinioni pubbliche più ciniche che esistono a questo mondo, quindi non sono molto ottimista da questo punto di vista, però ritengo giusto che conosca, che abbia il diritto e il dovere di conoscere quello che è successo in questi anni e sui quali non è un mistero per nessuno che la storia d’Italia è segnata da punti oscuri, da buchi neri e da questioni irrisolte ormai da 50 anni, probabilmente tenute insieme da un unico filo nero che li lega questi episodi, se c’è la speranza che qualcosa venga fuori per quanto riguarda le indagini sulle stragi recenti Falcone e Borsellino e di quelle del 1993, credo che l’opinione pubblica abbia il diritto di sapere che poi questo significa sovvertire completamente uno status quo, da questo punto di vista sono molto pessimista.
Blog: “E’ il rischio che diventi un buon motivo per non parlarne questo anche?”
G. Lo Bianco: “No, assolutamente, non credo che questo serva da alibi a nessuno in qualche modo. “
Blog: “Però diventate delle mosche bianche. “

G. Lo Bianco: “La riflessione da fare è un’altra, perché occorrono libri in questo Paese e le cose non vengono poi scritte sui giornali? Questa è secondo me la domanda da fare, perché in questo Paese molti colleghi hanno rinunciato a fare il proprio mestiere o per propria scelta o perché sono impossibilitati o perché il sistema di conflitto di interessi è così stringente che alla fine comprime davvero ogni professionalità e ogni espressione professionale pura. “
Blog: “Lo Bianco, parlate di un’indagine sostanzialmente in corso, con le nuove norme probabilmente non… anzi sicuramente non se ne sarebbe potuto parlare.”
G. Lo Bianco: “Vorrei dire che questo libro rischia di essere l’ultimo libro pubblicato prima dell’entrata in vigore della legge contro le intercettazioni perché, se questa legge fosse già in vigore probabilmente, anzi sicuramente questo libro non sarebbe stato stampato, io e Sandra avremmo rischiato due mesi di carcere, l’editore 300 mila euro di multa secondo le norme previste dal disegno di legge.”
Blog: “Come si scappa da questo tentativo di tappare la bocca a tutto, a tutti, limitare la diffusione del pensiero, della conoscenza? Questo libro sarebbe uscito quindi tra 5, 10 anni probabilmente. “
G. Lo Bianco: “Da questo punto di vista la penso in maniera molto chiara, penso che la notizia abbia sempre una forza intrinseca sua, che supera qualsiasi tentativo di bavaglio del potere, adesso in un mondo globalizzato, con l’informazione globalizzata non è difficile poi andare a leggere su siti di altre nazioni europee, per esempio notizie che riguardano l’Italia che poi rimbalzerebbero inevitabilmente anche nel circuito informativo italiano.”

Antimafia Duemila – Cuffaro: affidabile per Provenzano ma a processo non entra la prova Ciancimino

Fonte: Antimafia Duemila – Cuffaro: affidabile per Provenzano ma a processo non entra la prova Ciancimino.

di Silvia Cordella – 10 giugno 2010
“Cuffaro ha cercato il contatto con l’organizzazione criminale per vincere le elezioni del 1991, quando era candidato alle Regionali nella lista della Democrazia Cristiana”. Per questo andò a chiedere i voti ad Angelo Siino, colui che gestiva per conto della mafia il rapporto con le amministrazioni siciliane e con gli imprenditori per l’assegnazione dei lavori pubblici.

È quanto ha affermato oggi il procuratore di Palermo, Nino Di Matteo, durante la requisitoria del processo per concorso esterno in associazione mafiosa che si sta celebrando in abbreviato a carico dell’ex Presidente della regione siciliana Salvatore Cuffaro. “Altro che ‘la mafia fa schifo’”, slogan utilizzato dall’ex Governatore nella sua campagna contro l’organizzazione mafiosa, “Cuffaro – ha detto Nino Di Matteo – ha cercato il contatto con l’organizzazione criminale per vincere le elezioni” che quell’anno lo fecero arrivare all’Ars grazie a 80 mila preferenze. L’ex deputato, ha spiegato ancora il magistrato, “non è un politico qualunque e questo non è un qualunque processo di mafia e politica. Stiamo processando un esponente politico di primo piano, attualmente Senatore della Repubblica eletto dopo una condanna per favoreggiamento a mafiosi”. Una Pena che nel 2008 aveva causato le sue dimissioni ma che non gli fu di ostacolo per giungere a Palazzo dei Marescialli. Il Pubblico Ministero ha così snocciolato in aula le parti salienti dell’inchiesta nata dalle ceneri di quella sulle “Talpe” in Procura. Le illecite “condotte dell’ex Governatore – ha spiegato  – comprendono un periodo che va dal ’91 fino al 2003- 2004, cioè per tutto l’arco temporale in cui Cuffaro ha fatto politica”. Per questo il reato di concorso esterno contestato oggi sarebbe dovuto essere mosso nei suoi confronti già nel primo procedimento a suo carico. L’onorevole democristiano infatti “ha intrattenuto rapporti con mafiosi di spicco e di eterogenea provenienza per tutta la durata della sua carriera politica”. Personaggi condannati per “associazione mafiosa o reati associativi”, da Angelo Siino al boss Giuseppe Guttadauro, fino a Vincenzo Greco (cognato del capomafia), Domenico Miceli (ex assessore alla Sanità di Palermo condannato per concorso esterno), Salvatore Aragona (ex braccio destro del capomafia), ed ancora, al pentito Francesco Campanella e al maresciallo del Ros, condannato anche lui in secondo grado per concorso esterno, Giorgio Riolo. “Si deve partire da qui – secondo la pubblica accusa – se si vuole capire il patto politico – mafioso elettorale stretto da Cuffaro con Cosa Nostra”. Un patto emerso nel 2001 con la sua vittoria a capo della Regione e la contemporanea scoperta da parte del Ros, di un dialogo fra lui e il boss di Brancaccio mediato da Aragona e Miceli. Il Procuratore, citando le parole del collaboratore di giustizia Nino Giuffrè, ha poi parlato della fiducia che Bernardo Provenzano avrebbe riposto nell’ex deputato. Una volta, il pentito si era presentato al cospetto del suo capo per portargli le rimostranze di alcuni imprenditori che si lamentavano del politico. ‘Manuzza’ quella volta si sentì rispondere dal capo di Cosa Nostra: “Ricordati che dobbiamo tenere buoni i rapporti, dobbiamo farlo stare a suo agio e non lo dobbiamo disturbare”. Aggiungendo: “Cuffaro è un punto di riferimento preciso, una persona affidabile”.
Insomma, secondo Giuffrè, Provenzano, dopo l’appoggio elettorale fornito a Forza Italia, all’inizio degli anni Novanta, si preparava a puntare su un nuovo “cavallo” di razza. Stava ritornando “al suo vecchio amore, la Dc e i partiti nati dalle sue ceneri, perché pensava che gli ex democristiani sapevano rispettare i patti”. “Perciò nel 2001 Provenzano appoggiò Cuffaro alle elezioni regionali ma, come spiegherà Giuffrè, da dietro le quinte per non bruciarlo”. Un appoggio che, secondo l’ex capomafia di Racalmuto, oggi pentito, Maurizio Di Gati, arrivò anche dalle cosche agrigentine e trapanesi che contribuirono a una sicura vittoria di Cuffaro, poi eletto Presidente con un milione e mezzo di preferenze.
Durante la requisitoria il pm ha poi manifestato grande rammarico per “la legittima scelta del rito abbreviato” che “ha impedito di sviluppare ulteriormente nel processo prove come le dichiarazioni di Gaspare Romano e Massimo Ciancimino o i risultati delle indagini sui termovalorizzatori in Sicilia, che dimostrano che le gare sono state vinte da aziende i cui responsabili sono stati rinviati a giudizio per mafia”. Un capitolo questo che potrà essere approfondito forse in un’inchiesta patrimoniale appena aperta e coordinata dal capo del dipartimento mafia ed economia della Procura, Roberto Scarpinato, tesa a verificare un’eventuale sproporzione tra i redditi dichiarati da Cuffaro e i sui beni. Indagine che per ora è stata smentita dalla difesa del Senatore.

Paolo Franceschetti: I Black Block al G8 di Genova. Chi erano e cosa volevano realmente.

Fonte: Paolo Franceschetti: I Black Block al G8 di Genova. Chi erano e cosa volevano realmente..

di Paolo Franceschetti

E’ dai tempi del G8 che mi domando chi erano questi misteriosi “Black Block” detti anche tute nere, che hanno messo a ferro e fuoco la città di Genova.

Ma, andando a caccia di notizie, non ho mai trovato teorie o articoli di un certo rilievo su questo gruppo.

Quello che si trova è questo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Black_bloc

oppure
http://www.storiaxxisecolo.it/g8/G8black.htm

Le domande che si fanno tutti sono due.

1) Come mai hanno spaccato, distrutto, danneggiato, incendiato, e la polizia non ne ha arrestato neanche uno?

2) Perché la polizia ha caricato pacifici manifestanti ma non ha mosso un dito contro i Black Block?

Infine, la domanda più importante: chi sono realmente i Black Block?

Mettiamo in ordine alcuni fatti con le spiegazioni che ci hanno dato sempre finora.

- Raccontano molte testimonianze che la polizia non ha fatto nulla contro i Black Block, e li ha lasciati indisturbati a danneggiare e incendiare; in compenso, dopo pochi minuti, lo stesso gruppo di poliziotti caricherà inermi manifestanti dell’Azione Cattolica. “Errore”, diranno le spiegazioni ufficiali; “disorganizzazione”, diranno altri; “impreparazione” delle nostre forze dell’ordine, diranno altri ancora.

- In alcune scene si vedono gruppi di poliziotti che arretrano di fronte ad un solo Black Block. La spiegazione ufficiale è che non volevano caricarlo, per non fargli del male.

- Alcune foto ritraggono i Black Block che si vestono e si armano di fronte alla polizia che rimane ferma, immobile. La spiegazione ufficiale: forse perché ancora non hanno commesso alcun reato; quindi i poliziotti vigilano e cercano di non creare per primi il pretesto ad una scena di violenza.

- Altre foto che sono circolate i giorni dopo il G8 riprendono i Black Block che passano di fronte ad una caserma e fanno il saluto militare. Per sfottere i militari, disse qualcuno. Sì, per sfotterli, perché loro sono anarchici e contro il sistema.

- Alcuni testimoni raccontano di aver visto molti black block parlare con la polizia come se niente fosse, come vecchi amici. Segno di apertura mentale da ambo le parti, ha commentato qualcuno.

- Altre testimonianze parlano di un gruppo di qualche centinaio di Black Block che nei tre giorni precedenti si esercitava a soli 400 metri da una caserma di polizia… (v. il link che postiamo sotto). Mica è proibito esercitarsi fisicamente, commenta qualcuno… che cosa c’è di strano?

- Alcune foto e il filmato che alleghiamo fanno vedere i Black Block che assaltano un carcere; la polizia non solo non li ferma, ma scappa addirittura via (mentre la procedura prevede che perlomeno avrebbero dovuto chiamare rinforzi). Perché? Qui la spiegazione ufficiale non dice nulla. L’episodio è rimasto inspiegato e inspiegabile.

Ci sono poi altre domande da farsi. Questi gruppi sono arrivati a Genova superando i controlli della polizia di frontiera, armati fino ai denti, in furgoni e altri mezzi che non passavano certo inosservati. Possibile che nessuno li abbia mai fermati?

Sorge spontanea un’altra domanda; se i Black Block sono contro il sistema, perché hanno distrutto vetrine, auto, incendiato, ecc. danneggiando così semplici cittadini che di questo sistema sono vittime? Dietro ad una vetrina di un negozio spesso non c’è il grasso banchiere affamatore di popolo, ma la famiglia che tira a campare con quel poco che il fisco non le ruba. Dietro alla Uno e alla Ritmo sfondate a martellate e date alle fiamme non ci sono certo ricchi sceicchi arabi e proprietari delle multinazionali (cioè i soggetti contro cui è diretta la campagna no global) ma gente semplice, che paga con fatica le 200 euro al mese di rata e a cui l’auto serve magari per andare a lavorare.

In realtà io credo che la spiegazione sia una sola.
Dopo anni che ho studiato i libri sui servizi segreti di De Lutiis e Giannuli, che ho letto testimonianze giudiziarie e non sui metodi di infiltrazione dei servizi, mi sono convinto di una cosa.

I Black Block altro non sono che agenti dei servizi segreti, che avevano il compito di creare il caos al G8.

Non sono stati fermati perché la polizia aveva l’ordine di non fermarli.

Non li hanno mai caricati perché la polizia aveva l’ordine di non caricarli.

Si sono armati davanti ai poliziotti perché le forze dell’ordine stavano proteggendo la loro “vestizione”.

Si sono addestrati a 400 metri da una caserma perché erano militari.

Parlavano tranquillamente con la polizia perché erano dei loro.

Fanno il saluto romano davanti ad una caserma perché sono soldati, quindi abituati normalmente a fare il saluto militare.

La loro tecnica è quella tipica dei servizi; quella usata in tutti i movimenti e le forze politiche: si infiltra un movimento, per piegarlo a fini che il sistema approva.

D’altronde questo spiega anche un altro fenomeno curioso; osservando questi Black Block li si vede in forma, muscolosi e atletici; non esiste una foto di un black block un po’ rachitico, gobbo, basso, ecc… (osservate la foto all’inizio dell’articolo).

Questo perché sono militari, e scelti con delle caratteristiche fisiche ben precise.

D’altronde, ad avvalorare questa tesi, c’è anche un’altra considerazione. Nei comunicati ufficiali dei Block Block si inneggia platealmente e in modo trasparente alla commissione di reati.
Nei loro comunicati ufficiali essi dicono espressamente che il loro scopo è distruggere la proprietà privata.
Ora, nel nostro ordinamento questo è un reato, e ne conseguirebbe automaticamente che tali persone dovrebbero essere individuate e processate per associazione a delinquere (articolo 416 c.p.).
Né, dati i mezzi di cui oggi sono dotati i nostri servizi segreti e le nostre forze dell’ordine, dovrebbe essere troppo difficile individuare questi gruppi e smantellarli in quattro e quattro otto.

Viene spontanea allora la domanda: perché non li si persegue penalmente, anche al di là, e per fatti diversi, rispetto a quelli del G8?

A questo punto è facile trovare la risposta.
Ma a questo punto è altrettanto facile capire anche il loro fine, quando si ha chiaro il modus operandi tipico dei servizi segreti.

Scopo dei Black Block era quello di creare il caos a Genova, per gettare il discredito su chiunque manifestasse contro la globalizzazione.

Nell’immaginario collettivo, infatti, dopo il G8, è rimasta la seguente equazione: No Global = delinquente che incendia, crea caos, distrugge.

La maggioranza dei manifestanti era gente pacifica; era presente all’evento l’Azione Cattolica, l’Arci, movimenti pacifisti, buddisti, cattolici, atei, cittadini che si erano riuniti spontaneamente.

Nella mente della casalinga disinformata, o dell’operaio pantofolaio che vive di luoghi comuni, oggi No Global = delinquente.

Operazione riuscita quindi.

Si crea un problema falso, perché creato dalla élite al potere (il caos del G8), e si allontana in questo modo la gente dal vero problema: cioè che la globalizzazione sta uccidendo le nostre colture, sta affamando le popolazioni del terzo mondo, sta distruggendo la nostra agricoltura lasciandola in mano alle multinazionali.

Perché oggi, chiunque è contro la globalizzazione, è visto con sospetto; è visto come un violento, un agitatore, un debosciato.
Mentre la verità è che chi è contro la globalizzazione è, più semplicemente, a favore dei nostri allevatori, coltivatori, produttori e commercianti; è a favore delle popolazioni del terzo mondo.

Sul G8, in particolare sui Black Block, vedi le testimonianze a questo link:
http://www.ciari.net/g8.htm

http://www.storiaxxisecolo.it/g8/G8black4.htm

ComeDonChisciotte – EUTANASIA DI UNA NAZIONE

ComeDonChisciotte – EUTANASIA DI UNA NAZIONE.

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com/

E così, zitti zitti, hanno portato la pensione di vecchiaia a 70 anni e quella d’anzianità oltre i 66 anni [1], andando ben oltre ogni altro Paese europeo.
Il provvedimento, a grandi linee, interessa chi è nato dopo il 1955 ed inciderà sempre di più con l’avanzare dell’anno di nascita: l’avevano annunciato da tempo che l’età della pensione sarebbe stata “collegata” con l’aspettativa di vita.
E, con questa bella pensata, siamo i primi a raggiungere la fatidica “quota 70”: per vostra conoscenza, i regimi pensionistici europei (vedi nota [2]) sono tuttora orientati verso questi valori di età legale per la pensione:

Francia: 60 anni, con riduzioni per i lavori usuranti e possibilità di prosecuzione fino a 65.
Germania: 65 anni, con pensione d’anzianità a 63 ed a 60 (con riduzione dell’assegno) per chi ha avuto periodi di disoccupazione;
Spagna: 61 anni e 30 di contribuzione, 60 anni per chi ha iniziato a lavorare prima del 1967.

Non prendiamo in considerazione sistemi pensionistici come quello inglese – che prevede un’età massima di 70 anni già oggi – oppure quello svedese – che si basa più sugli anni di cittadinanza piuttosto che su quelli di contribuzione – perché sono strutturalmente molto diversi dal nostro. In quei casi, l’età di pensionamento non è comparabile con la nostra, giacché le condizioni sono molto diverse e ci sono più variabili e possibilità per il lavoratore.
Francia, Germania e Spagna hanno invece una struttura simile alla nostra, perciò sono utili per capire lo “sfregio” che l’attuale governo sta per fare: non mettono le mani nelle tasche degli italiani – nelle loro ed in quelle del 10% di ricconi che li sostiene meno che mai – semplicemente, porteranno via letteralmente la vita al rimanente 90%. Anche quelle dei fessacchiotti che sgobbano e poi li votano: spiacente, ma è così.

Prima di proseguire, vorrei precisare che chi scrive non è minimamente toccato dalle attuali “novità” in campo pensionistico: questo per sgombrare il campo da possibili “conflitti d’interesse”.

Il sistema pensionistico italiano è quello, fra quelli europei, che destina percentualmente meno risorse all’uopo, mentre la gestione previdenziale dell’INPS era in attivo per un miliardo l’anno già prima della controriforma Damiano del 2007 (quando c’è da massacrare i lavoratori, sedicenti destre e sinistre trovano accordi “miracolosi”), e di ben 17 miliardi l’anno dopo l’intervento del “Mazzarino” del centro-sinistra.
Non sono ancora disponibili stime precise sui “risparmi” che porterà la Sacconi-Tremonti ma, prendendo come base l’incremento dell’attivo dalla Dini alla Damiano, è facile capire che faranno un ricco “bottino”.

Ci sono, a questo punto, due punti da chiarire:

a) Se vi siano serie basi demografiche, sociologiche, storiche, scientifiche od etiche per un simile provvedimento;
b) Le vere motivazioni della riforma Sacconi-Tremonti.

L’incremento della vita media che c’è stato nell’ultimo mezzo secolo non è da imputare a mutazioni genetiche: semplicemente, una serie di “accidenti” che prima troncavano la vita anzitempo, con l’incremento della protezione sanitaria sono stati debellati.

Possiamo ascrivere a questi interventi della medicina una serie di malattie od incidenti che un tempo conducevano a morte quasi certa (ad esempio tetano, morsicature di vipere, emorragie, meningite, tifo, colera, ecc) ed una serie di malattie un tempo mortali (polmonite, broncopolmonite, infezioni varie, TBC, ecc) che oggi sono debellate o tenute a bada con gli antibiotici.
Il risultato finale è stato – unito alla forte riduzione della mortalità infantile – il crollo della mortalità nell’età dell’adolescenza ed in quella della riproduzione. Ci sono stati alcuni “settori” d’incremento – pensiamo alle droghe, all’AIDS, agli incidenti stradali, ecc – ma nulla che possa minimamente essere messo in relazione con la mortalità precoce della prima metà del ‘900.
Dobbiamo, inoltre, considerare che le generazioni che oggi hanno più di 70 anni sono ancora nate nell’era “pre-antibiotici”, oppure hanno dovuto sopportare vicende di selezione terribili: si pensi a chi è sopravvissuto alla ritirata di Russia od alla guerra in Africa.

La demografia italiana è in costante calo e la popolazione viene mantenuta pressoché costante con l’immigrazione – questa, è bene dirlo, specificatamente richiesta dagli imprenditori, salvo poi criminalizzare l’immigrato per ottenere condizioni di lavoro che rasentano la schiavitù – e si tratta, dunque, di un meccanismo innaturale, le leve del quale non sono nella demografia stessa, bensì nella sfera di decisione politica.
La scienza non ha mai sostenuto che vi sia stato – in tempi biologici così brevi – una modificazione genetica del cosiddetto “orologio biologico”: nonostante il clamore mediatico che le trasmissioni televisive embedded propinano, la scienza afferma che la nostra aspettativa di vita – accidenti permettendo – non è cambiata nei secoli.
In altre parole, il genoma umano è il medesimo almeno da secoli [3]: ciò che può influenzare la longevità sono le abitudini di vita, lo stress, l’inquinamento, ecc. La scienza afferma che è possibile raggiungere una maggior longevità, ma che la stessa è il risultato di più fattori, fisici e psicologici.

Vorremmo sapere quale “bonus” – inteso come valore aggiunto alla propria aspettativa di vita – acquisisce un lavoratore a progetto a tempo determinato, il quale – per anni ed anni – non avrà nessuna sicurezza del proprio futuro, dovrà ingoiare come un rospo che permettersi d’avere un figlio sarà una grossa incognita, oppure vivere sapendo che, in caso di malattia, non avrà protezione sociale.
Qui divergono le prospettive “ottimiste” della scienza: si basano su parametri “ideali” senza scendere nella realtà delle vite quotidiane. Un semplice “provvedimento” come la pensione a 70 anni, più parecchi anni di precariato, quale effetto avrà sull’aspettativa di vita?

Se non basta la scienza, possiamo ragionare sul semplice buon senso: un operaio edile di 70 anni, potrà portarsi la carrozzella sul tetto? Che gioia, affidare i propri figli in gita scolastica ad un autista settantenne! O un treno?
E, tutto questo, mentre intere generazioni di giovani appassiscono nei call centre.

Passiamo ora ad analizzare le vere ragioni di un simile provvedimento.
Siccome le gestioni previdenziali sono fortemente in attivo, l’unica ragione per un simile innalzamento può derivare dal cedere della “gamba nascosta” della gestione: l’assistenza.
A differenza delle altre nazioni europee, l’Italia non ha separazione fra l’assistenza e la previdenza: i soldi per le pensioni e per i sostegni al reddito (cassa integrazione, ad esempio) provengono dalla stessa cassa.
Come può, un governo, garantirsi la pace sociale di questi tempi? Dando un po’ d’elemosina a chi perde il lavoro.
Ma, per farlo, non s’assume la responsabilità in proprio – ossia non s’inserisce come arbitro fra le imprese ed i lavoratori – ossia non partecipa al gioco come attore responsabile: semplicemente, prende soldi dalle casse previdenziali e distribuisce elemosine. Quella “solidarietà caritatevole” con la quale si riempiva la bocca George Bush.

Un simile percorso, però, conduce alla generale de-responsabilizzazione nel mondo dell’impresa: che mi frega – pensa l’imprenditore – se tutto va a rotoli? Salvo i capitali creati con il “nero” in Lussemburgo – se, poi, serviranno nuovamente in Italia me la caverò con il 5% dello “scudo fiscale” – e butto tutto nel deretano agli operai.
Salvo la piccola impresa – la quale, semplicemente, va a gambe all’aria e lascia sul lastrico i lavoratori – le imprese italiane pretendono soldi per produrre (incentivi) e ferree garanzie se le cose vanno male. Quante FIAT sono state pagate, nei decenni, con soldi pubblici?
Accidenti, che classe imprenditoriale!
Sommando i due effetti, se ne ottiene un terzo.

Aumentando l’età pensionabile in un quadro di sempre minor protezione sociale, s’aumenta la mortalità nella fascia fra i 60 ed i 70 anni, cosicché le prestazioni pensionistiche da fornire sono annullate in mancanza d’eredi (l’INPS trattiene tutto), e dimezzate per vedove e vedovi. Un bel malloppo.
Dunque, l’accusa di omicidio premeditato – alla luce dei fatti sopra esposti – non è proprio campata per aria: in aggiunta, sappiamo che fanno tutto questo per potersi permettere ogni anno 18 miliardi di auto blu, tangenti, case gratis, puttane e tutto il resto.
Ogni volta che sento parlare di “inevitabile” necessità di “rivedere” l’età pensionabile, quindi, mi torna alla mente Goebbels, e la mano corre a cercare la fondina.

Cosa bisogna fare?
Per prima cosa smetterla di seguire il giochino “destra-sinistra” sul quale campano. Poi, smetterla di seguire la TV: anche quando sembra tutto sommato accettabile, quasi sempre cela una pozione velenosa: perché, altrimenti, hanno ostacolato qualunque possibilità di TV indipendenti? La “pluralità” che doveva garantire la legge Gasparri – l’aumento delle frequenze disponibili – dov’è finita?

Per seconda cosa dobbiamo saper distinguere fra scenari macroeconomici e le situazioni nazionali e locali.
Il grande scenario internazionale è certamente dominato dalle grandi holding, e potrete chiamarle come più vi aggrada: multinazionali, sistema finanziario, Bilderberg, Illuminati, ecc.
Ma, a queste strutture, non potremo mai opporci proprio perché transnazionali e, in alcuni casi, semiocculte.
In campo nazionale e locale, invece – proprio perché chi va a sedersi sugli scranni diventa responsabile delle sue azioni direttamente – possiamo opporci e dobbiamo farlo, ne va della nostra vita e di quella dei nostri figli.
Come opporsi?

Inutile pensare di creare nuovi partiti o movimenti adesso, sarebbe del tutto inutile, e la Storia è zeppa d’avanguardie rivoluzionarie fucilate nei cortili delle caserme.
La strategia vincente passa ancora e sempre per l’informazione – l’attuale classe politica lo sa, e cerca di controllarla in modo ferreo – e finché potremo farlo dal Web alla luce del sole lo dovremo fare. Qualora le leggi liberticide che stanno per varare dovessero metterci un bavaglio, trovare – ma insieme! E qui mi rivolgo ai tanti colleghi scrittori, giornalisti e bloggher – i mezzi per lavorare su piattaforme estere in lingua italiana, mediante pseudonimi, per aggirare la censura. I modi, se si vuole, si trovano: altre soluzioni sono auspicabili e, se migliori, da attuare.

Ultima cosa: saper distinguere, al nostro interno, le vere voci di dissenso perché intenzionate a portare costrutto dal chiacchiericcio dei troll e dei debunker che postano dalle sedi dei partiti, siano essi di governo o d’opposizione.
Fin quando accetteremo di comportarci come i Polli di Renzo, di strada ne faremo poca.

Sarebbe inutile e prolisso, in questa sede, tornare a riproporre gli infiniti esempi di una diversa gestione sociale che più volte abbiamo approfondito: energia, decrescita, reddito di cittadinanza, nuova agricoltura, nuovi trasporti, turismo, ecc.
Il nostro Paese potrebbe essere ricchissimo: solo che, una masnada di ladri ed imbroglioni, da circa un trentennio ha occupato le leve del potere. Come scalzarli?

Ricordate un antico proverbio orientale: “Quando l’allievo è pronto, giunge il Maestro”. Invece di scannarci per cose di poco conto – oppure lasciar spazio ai soliti furbetti del quartierino con più targhe, che si fingono “utenti qualunque” – impariamo ad usare l’informazione in modo militante.
Alle ultime elezioni, meno del 60% ha votato: non era mai successo, soprattutto per delle elezioni locali. E’ il segno che qualcosa sta cambiando: il momento della riscossa s’avvicina.
La strada è questa, però non basta che pochi scrivano: molti devono diffondere e discutere. Altrimenti, gli alieni mascherati che ci schiavizzano, c’avranno in pugno.
Grazie.

Carlo Bertani
Fonte: “>http://carlobertani.blogspot.com
Link: “>http://carlobertani.blogspot.com/2010/06/eutanasia-di-una-nazione.html
9.06.2010

[1] Fonte: “>http://www.repubblica.it/economia/2010/06/08/news/da_2_a_5_anni_in_pi_di_lavoro_cos_il_governo_allunga_l_attesa-4656798/index.html?ref=search
[2] Fonte: “>http://www.francoceccuzzi.it/wordpress/pdf/sistema_pensionistico_europeo.pdf
[3] Fonte: http://www.geragogia.net/editoriali/ambientelongevita.html

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