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Antimafia Duemila – Dossier ”Privati dell’acqua”

Fonte: Antimafia Duemila – Dossier ”Privati dell’acqua”.

di Carlo Ruta – 21 aprile 2010
Dopo i dossier “Munnizzopoli – Catania tra rifiuti ed affari”, “Toccata e fuga”e “Case”, “I privati dell’acqua” è l’inchiesta numero quattro realizzata dall’associazione “Lavori in corso”
che da più di un anno punta a mettere diverse testate di base (“U Cuntu”,“I Cordai”, “La Periferica”) e tante persone con l’obiettivo di fare rete per combattere il monopolio della disinformazione e costruire un’informazione libera. A questa inchiesta hanno partecipato inoltre la redazione de “Il Clandestino – con permesso di soggiorno” di Ragusa e diversi comitati per l’acqua attivi in Sicilia.

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L’affare dell’acqua ha in Sicilia dimensioni inedite. Sono in gioco 5,8 miliardi di euro, da amministrare in trenta anni, con interventi a fondo perduto dell’Unione Europea per più di un miliardo di euro. Dopo un primo indugio, dettato presumibilmente da ragioni di cautela, che ha visto comunque diverse gare andare a vuoto, la scena si è poi movimentata, con l’irruzione di importanti realtà economiche, interne all’isola ed esterne. La posta in gioco è dunque altissima, potendo comprendere, fra l’altro, gli ingenti finanziamenti a fondo perduto che l’Unione Europea ha destinato perché vengano eliminati i gap che interessano l’Italia. Tanto più lo è comunque in regioni in cui le strutture e gli impianti esistenti scontano deficit strutturali, consolidatisi lungo i decenni. È il caso della Sicilia, dove l’EAS e le municipalizzate hanno gestito regolarmente impianti obsoleti, dove quasi tutti gli invasi recano vistosi segni d’incuria, le infrastrutture restano esigue, le condutture fatiscenti e in una certa misura da rifare. Il progetto di privatizzazione nell’isola ha potuto quindi fregiarsi di un obiettivo seducente, quello della modernizzazione dei servizi idrici che, dopo anni di attesa interlocutoria, è stato agitato come una sorta di rivoluzione dal governo regionale di Salvatore Cuffaro. In verità è una moderna caccia all’oro. E in Sicilia l’accaparramento dell’acqua è già storia vecchia: nel periodo postunitario, il controllo delle fonti o favare – per usare il termine di derivazione araba – da parte dei ceti dominanti consentì di lucrare rendite economiche e posizionali importanti, di capitalizzare, di chiamare a patti le autorità pubbliche, di condizionare quindi gli atti dei municipi, degli enti di bonifica, di altre istituzioni. La storia adesso si ripete e una fetta cospicua dell’affare è stata messa in cassaforte dalla multinazionale francese Vivendi, socia di maggioranza della Sicilacque spa, che, dopo la liquidazione dell’Ente Acquedotti Siciliani, ha ereditato la gestione di 11 acquedotti, 3 invasi artificiali, 175 impianti di pompaggio, 210 serbatoi idrici, circa 1.160 km di condotte e circa 40 km di gallerie. In diverse ATO si è già provveduto, altresì, alle assegnazioni. Nell’area di Caltanissetta si è imposta Caltaqua,A Palermo e provincia ha vinto il cartello Acque potabili siciliane Nell’area etnea la catanese Acoset. Ad Enna ha vinto Acqua Enna spa, A Siracusa vige la gestione mista della Sogeas. Ad Agrigento è risultata aggiudicataria la compagine Agrigento Acque che fa capo ancora ad Acoset. Nelle altre ATO le gare rimangono sospese. È la prima fase ovviamente, quella dei grandi appalti, che per molti aspetti risulta già preoccupante e virulenta. Vanno muovendosi infatti imprenditori discussi, a partire dai Pisante, le cui imprese sono state inquisite, perlopiù per reati serissimi e con vari esiti, dalle procure di Milano, Monza, Savona, Catania e altre ancora. Già coinvolta nell’isola in vicende legate agli inceneritori, la famiglia Pisante si è mossa con intenti strategici, inserendosi in diversi raggruppamenti siciliani per la gestione idrica. Nelle mappe dell’acqua assumono altresì rilievo due noti imprenditori siciliani: l’ingegnere Pietro Di Vincenzo di Caltanissetta e l’ennese Franco Gulino, che vanno facendo non di rado gioco comune, pure di concerto con i Pisante. Il primo, cui sono stati confiscati beni per circa 300 milioni di euro, ha assunto la gestione dei dissalatori di Trapani, Gela, Porto Empedocle, Lipari e Ustica. Franco Gulino, invece, proprietario di un gruppo di quaranta società operanti in diverse regioni italiane, con interessi pure in Sud America, è stato rinviato a giudizio a Messina per concorso esterno in associazione mafiosa, per l’affare dei rifiuti di MessinAmbiente, che tramite l’Emit ha coinvolto pure i Pisante. Con l’Altecoen, che la stessa Corte dei Conti siciliana ha definito nell’aprile 2007 un’azienda “infiltrata dalla criminalità mafiosa”, si è introdotto nell’affare dei termovalorizzatori, per uscirne con ingenti guadagni. A questo proposito importanti sono le dichiarazioni di un reo confesso, Francesco Campanella, ex presidente del consiglio municipale di Villabate, sulla costituzione del consorzio Metropoli Est, finalizzato per l’appunto al controllo delle acque in alcuni centri del Palermitano. In linea con le consuetudini, vanno delineandosi in sostanza due livelli: quello della gestione idrica in senso stretto, conteso da multinazionali e grandi società del settore, non prive appunto di oscurità, e quello dell’impiantistica, lasciato in palio alle consorterie territoriali. Un quadro definito degli interessi potrà aversi comunque con l’entrata nel vivo degli ammodernamenti, nella danza di bisogni e pretese che sempre più verrà a stabilirsi fra appalti e subappalti. Si tratterà allora di fare i conti con il privato che cova già nei territori, quando si tratterà altresì di saldare i conti con la parte pubblica, in sede municipale, provinciale, regionale. In questa fase, in cui alcuni raggruppamenti recano caratteri di veri e propri cartelli, la logica prevalente rimane quella delle concertazioni a tutto campo, che traspare, fra l’altro, in certi movimenti mirati, prima e dopo le aggiudicazioni: tali da pregiudicare talora la linearità delle gare. Un caso esemplare, che ha avuto pure risvolti parlamentari, con una interpellanza del deputato Filippo Misuraca, è quello di Caltanissetta, dove la IBI di Pozzuoli, capofila della compagine esclusa dalla gara ATO, ha presentato ricorso contro Caltaqua, per ritirarlo appena avuta l’opportunità di inserirsi, con l’Acoset di Catania che l’affiancava, nel gruppo assegnatario, attraverso l’acquisizione di una quota cospicua dalla Galva del gruppo Pisante. Tutto questo, a dispetto delle leggi e delle direttive comunitarie, che vietano qualsiasi modificazione all’interno delle compagini vincenti. Il processo di privatizzazione in Sicilia non sta recando comunque un decorso facile. Ha suscitato tensioni politiche, tali da rendere difficoltose le aggiudicazioni, mentre ha agitato la protesta delle popolazioni, allarmate dai rincari dell’acqua che ovunque ne sono derivati. Per tali ragioni a Trapani e Messina le gare rimangono sospese, con rischi di commissariamento dei rispettivi ATO, mentre a Ragusa si è arrivati addirittura a un ripensamento, per certi versi un dietro-front, che ha coinvolto gran parte dei sindaci dell’area. Sotto il profilo economico, il sudest, da Catania alla provincia iblea, reca tratti distinti. È la sede principale delle colture in serra, lungo i percorsi della fascia trasformata. È area d’insediamento di grandi centri commerciali, con poli importanti a Misterbianco, Siracusa, Modica e Ragusa. È territorio di una banca influente, la BAPR, che riesce a collocarsi oggi, per capitalizzazione, fra le prime venticinque banche in Italia. E’ un’area di forte interlocuzione economica, a tutti i livelli, con risvolti operativi non da poco. Se ne hanno riscontri nella politica concertata dei nuovi poli commerciali, negli accordi strategici che vanno maturando nel mercato immobiliare, nella grande distribuzione alimentare, nel mercato ittico, nella costruzione di opere pubbliche e infine, dopo la svolta della legge Galli nello sfruttamento privato delle acque. Negli ultimi anni la società che opera anche nella provincia catanese, l’ Acoset, è stata al centro di numerose contestazioni, da parte di enti e comitati di cittadini che ne hanno denunciato, oltre che i canoni esosi, le carenze di controllo. Il caso più clamoroso è emerso nel 2006 quando nell’acqua da essa erogata in diversi centri sono state rilevate concentrazioni di vanadio nocive alla salute. La Confesercenti di Catania è intervenuta con esposti ad autorità competenti e al Ministero della Salute. Il comune di Mascalucia ha aperto in quei frangenti un contenzioso, negando la potabilità dell’acqua. Per la mancata erogazione in alcuni centri, l’azienda è stata inoltre censurata dal Codacons e, in un caso almeno, è stata indagata dalla magistratura etnea. Ma l’Acoset, potendo contare su alleati idonei, ha ormai assunto i toni e le pretese di un potere forte. Quale socio privato dell’ATO 2 di Catania, l’impresa eroga l’acqua a 20 comuni etnei, per circa 400 mila abitanti. Da capofila della società Girgenti Acque ha sbaragliato potenti società italiane ed estere, come Aqualia appunto, aggiudicandosi un affare che le farà affluire in trenta anni 600 milioni di euro, di cui circa 100 milioni dall’Unione Europea. In definitiva, nella Sicilia più a sud si è giocato per vincere, a tutti i costi. Il coinvolgimento della banca BAPR ne è una prova. E anche nel ragusano Acoset, con le sue alleate, avrebbe vinto se, dopo la decisione assunta dai sindaci dell’ATO in favore della privatizzazione, nel giugno 2006, non fossero accaduti degli incidenti, privi di riscontro in Sicilia, per certi versi quindi imprevedibili. Un pugno di ragazzi, fondatori di un giornale in fotocopia, “Il clandestino”, hanno deciso di mettersi di traverso, suscitando una resistenza corale, che ha incrociato lungo il suo cammino Alex Zanotelli, l’Antimafia di Francesco Forgione, il Contratto Mondiale dell’acqua di Emilio Molinari, la CGIL di Carlo Podda. Dalle cronache, in Sicilia e nel paese tutto, la storia è stata registrata come una esperienza esemplare, cui si sono coinvolti dirigenti sindacali come Tommaso Fonte, Franco Notarnicola, Nicola Colombo e Aurelio Mezzasalma, esponenti politici come Marco Di Martino, esponenti dell’associazionismo come Barbara Grimaudo. La battaglia dell’acqua, nel sudest siciliano, rimane comunque aperta, con i poteri forti che insistono a lanciare i loro moniti, mentre vanno preparandosi all’ultimo decisivo assalto.

Fonte: ucuntu.org

Tratto da: gliitaliani.it

Antimafia Duemila – Referendum per fermare la privatizzazione dell’acqua

Fonte: Antimafia Duemila – Referendum per fermare la privatizzazione dell’acqua.

PRIVATIZZAZIONE: IL FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI HA DEPOSITATO OGGI 3 QUESITI REFERENDARI PER FERMARE LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE DI ROMA. IL 24 APRILE PARTE LA RACCOLTA FIRME.

BARBERA
(SOLIDARIETA’ E COOPERAZIONE-CIPSI), TRA I PROMOTORI DEL REFERENDUM: “È IL MOMENTO DI AVVIARE AZIONI CONCRETE PER FIRMARE PER I TRE QUESITI REFERENDARI SULL’ACQUA CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE.

L’ACQUA È UN DIRITTO DI TUTTI, E DEVE ESSERE A GESTIONE PUBBLICA”.

31 marzo 2010
Roma. Fermare la privatizzazione dell’acqua, aprire la strada della ripubblicizzazione ed eliminare i profitti dal bene comune acqua. Sono questi i tre quesiti referendari depositati oggi presso la Corte di Cassazione di Roma dal Forum italiano per i movimenti per l’acqua insieme a moltissime associazioni, e resi noti durante una conferenza stampa tenutasi in tarda mattinata presso la Federazione nazionale della stampa italiana. La campagna referendaria di raccolta firme inizierà a partire da sabato 24 aprile e in tre mesi dovranno essere raccolte almeno 500 mila firme affinché possa essere chiesto il referendum. I banchetti, grazie al gran numero delle associazioni aderenti al forum, saranno disponibili su tutto il territorio nazionale. “I tre quesiti – spiegano le organizzazioni – vogliono abrogare la vergognosa legge approvata dall’attuale governo e le norme approvate da altri governi  in passato che andavano  nella stessa direzione, quella di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti”.
Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione – CIPSI ha dichiarato: “Invitiamo cittadini, istituzioni, enti locali, associazioni e società civile a firmare per i tre quesiti referendari sull’acqua contro la privatizzazione. L’acqua è un diritto di tutti, e deve essere a gestione pubblica. Il Cipsi, coordinamento di 45 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale, da oltre 20 anni lavora sulla tematica dell’acqua, promovendo il valore della risorsa idrica come bene comune e diritto umano universale e inalienabile.  È arrivato il momento di avviare azioni di informazione ed educazione a livello territoriale per promuovere la cultura dell’acqua come bene comune, azioni di sensibilizzazione verso comportamenti individuali e d’impresa più consapevoli, azioni per la definizione condivisa di politiche di gestione delle risorse naturali, sostegno per una gestione pubblica, partecipata e trasparente della risorsa idrica. Per questo Solidarietà e Cooperazione – Cipsi è fra i promotori dei referendum contro la privatizzazione dell’acqua”.

Ufficio Stampa Cipsi, Nicola Perrone e Francesca Tacchia
tel. 06.5414894, cell. 329.0810937, web. www.cipsi.it

ComeDonChisciotte – ACQUA IN BALLO C’E’ IL FUTURO DI TUTTI NOI

Fonte:ComeDonChisciotte – ACQUA IN BALLO C’E’ IL FUTURO DI TUTTI NOI.

DI UGO MATTEI
lastampa.it

Caro Direttore,
in questi giorni il dibattito sulla privatizzazione dell’acqua, successivo all’approvazione del decreto Ronchi e alla decisione di sottoporlo a referendum ex art. 75 della Costituzione si sta arricchendo di importanti contributi. Alla vigilia della Giornata mondiale dell’acqua, il nostro Paese ha visto, sabato scorso, sfilare a Roma migliaia di persone che hanno protestato contro la nuova norma. Se è vero che invariabilmente gli ultimi referendum non hanno raggiunto il quorum del 50% dei partecipanti dimostrando stanchezza dell’elettorato per uno strumento di democrazia diretta che dovrebbe essere usato soltanto come extrema ratio, è altrettanto vero che questa volta la posta in gioco è altissima. Un dibattito serio su questo tema è dunque essenziale perché davvero ne va di mezzo il futuro di tutti noi.

Infatti, la consegna definitiva del controllo delle riserve idriche a soggetti privati multinazionali, voluta dal Decreto Ronchi costituisce la più significativa resa della sovranità politica a soggetti privati multinazionali avvenuta in Italia negli ultimi vent’anni. Ciò è avvenuto con un semplice voto di fiducia (senza dibattito parlamentare) proprio mentre in tutto il mondo si sta cercando di ripensare il modello di sviluppo fondato sulla privatizzazione e sull’egemonia delle compagnie multinazionali per smussarne quantomeno i lati speculativi più inaccettabili.

Per esempio, il Comune di Parigi, dopo venticinque anni in cui due multinazionali si spartivano il controllo del mercato idrico, è tornato ad un modello di gestione pubblicistica con immediata riduzione delle tariffe ed aumento degli investimenti. Infatti, abbiamo visto come la gestione «for profit» dei servizi idrici, come peraltro di tutti i servizi di pubblica utilità resi in regime di monopolio o di oligopolio (per esempio le Autostrade), comporti storicamente una riduzione degli investimenti ed un aumento dei prezzi.

Per far fronte a questo problema strutturale occorre perciò escogitare buoni strumenti non profit (su cui la cultura giuridica sta lavorando), i soli che consentono il prevalere di una logica ecologica di lungo periodo piuttosto che di quella economica di brevissimo periodo dettata dai valori delle azioni sui mercati finanziari.

La progressiva scarsità dell’acqua sta creando in tutto il mondo una corsa delle multinazionali al controllo di ogni risorsa idrica, perché si tratta di controllare una potenziale fonte di profitto ingentissima creato da un bisogno ineludibile, quello di bere ed irrigare. Senza acqua la vita è semplicemente impossibile e ci sarà quindi sempre domanda di oro blu. Ma questa risorsa soddisfa un diritto fondamentale dell’uomo ed è troppo importante per essere gestita con a mente il solo profitto.

Il decreto Ronchi obbliga alla privatizzazione del servizio idrico costringendo ogni ente, (pubblico o privato che sia) che attualmente in modo diverso da territorio a territorio sta gestendo l’acqua a trasferire il controllo a società private entro fine 2011. Questa scelta politica, provocando la simultanea offerta sul mercato di tutte le quote di gestione, avrà come effetto naturale la svendita del servizio creando le condizioni per un ennesimo regalo dal pubblico al privato.

È singolare come il decreto sia stato voluto da una maggioranza in cui una componente assai forte fa del federalismo e dell’autonomia dei territori una propria bandiera. Esso concretizza in realtà una mossa di centralizzazione nella gestione dell’acqua irragionevole, autoritaria ed estremamente pericolosa per la stessa sopravvivenza. Molti amministratori locali, costretti a svendere strutture e tecnologie create negli anni sulla base della fiscalità generale, se ne stanno accorgendo. La speranza è che il dibattito referendario possa far capire questa drammatica realtà anche a quei cittadini che vogliono essere padroni a casa propria.

Ugo Mattei (Professore di Diritto civile all’Università di Torino)
Fonte: http://www.lastampa.it
Link: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7121&ID_sezione=&sezione=
23.03.2010

Antimafia Duemila – Acqua: referendum contro privatizzazione

Fonte: Antimafia Duemila – Acqua: referendum contro privatizzazione.

”Contro la privatizzazione dell’acqua prevista dal decreto Ronchi il 31 marzo ci sara’ un incontro per la deposizione in Cassazione di tre quesiti rederendari e poi ad aprile partira’ una campagna per la raccolta delle firme”.

Lo ha annunciato Guido Barbera, presidente di Solidarieta’ e Cooperazione Cipsi, il Coordinamento di iniziative popolari di solidarieta’ internazionale che riunisce 45 Ong, durante la presentazione del dossier ”Acqua 2010” diffuso oggi, alla vigilia della manifestazione che si terra’ domani a Roma e della giornata mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo.

La privatizzazione della gestione dell’acqua prevista dal Decreto Ronchi, si legge nel rapporto, ”non ha fatto che peggiorare la situazione della gestione dell’acqua in Italia.

A dimostrarlo sono le cifre del rapporto Blue Book 2009 (realizzato da Utilitatis-Centro di ricerca sui servizi pubblici), che ha confrontato per il 2009 le tariffe tra gestioni private e in house. Le prime sono aumentate del 12% rispetto alle previsioni. Nel secondo caso il dato e’ rimasto praticamente costante (solo l’1% in piu’)”.

La privatizzazione dell’acqua, infatti, spiega ancora il dossier, ”non influisce tanto sulla qualita’ del servizio, quanto sull’aumento delle tariffe. Le stime per il futuro parlano di un 35% in piu’, a fronte di un servizio che rimarra’ pressoche’ identico. Quanti privati saranno, infatti, disposti, a investire miliardi di euro per il completamento e la manutenzione delle infrastrutture del servizio idrico?”.

Blog di Beppe Grillo – Il nodo di Gordio

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Il nodo di Gordio.

Il cittadino è escluso da qualunque scelta. La democrazia non è mettere una croce sul simbolo di una coalizione ogni cinque anni. La democrazia è partecipazione. In teoria, esiste anche in Italia. Il referendum è una forma di partecipazione, lo sono le leggi di iniziativa popolare. Entrambi, però, solo a livello nominale. Le firme finiscono nei sotterranei del Senato e lì rimangono per sempre. I referendum sono boicottati o ne viene persino ignorato l’esito, come nel caso del nucleare.
La Costituzione sovietica era, sulla carta, la migliore del mondo. La sua applicazione dipendeva però dalla volontà di Stalin e della gerontocrazia che lo seguì. Il potere al popolo e il popolo nei gulag. L’Italia è un gulag moderno, con abitanti senza voce, senza diritti. Una pentola a pressione con (sopra il coperchio) una classe di persone che la sfrutta fino in fondo, fino all’ultima zolla di terra, di albero, di fiume, di aria, di energia. In Italia è in atto in modo ormai palese una nuova lotta di classe. Da una parte la classe dei cittadini, dall’altra gli “spaghetti power“, dove tutto è intrecciato: i concessionari di confindustria, gli appaltatori pubblici, una parte del clero, la massoneria, i partiti, la criminalità organizzata, i servizi deviati dello Stato, il sistema bancario, l’informazione. E’ un’orgia. Se tiri un solo spaghetto, sollevi un gomitolo inestricabile, un nodo di Gordio.
Il cittadino ha una sola possibilità, mettersi l’elmetto, farsi Stato e riappropriarsi della sua vita con azioni concrete, dirette, non intermediate dai politici. Siamo persone, non merci. Viviamo in uno Stato, non in un mercato. Partiamo da ciò che ci appartiene per nascita, dall’acqua.
1. L’acqua è la fonte principale di vita, appartiene a tutti
2. L’acqua è un diritto umano e sociale
3. L’acqua non può essere fonte di profitto
Nello Statuto dei vostri Comuni fate inserire il testo: “In osservanza della legge, la proprietà delle infrastrutture e delle reti del servizio idrico integrato è pubblica e inalienabile. La Città si impegna per garantire che la gestione del servizio idrico integrato sia effettuata esclusivamente mediante soggetti interamente pubblici“.
Il consiglio comunale lo può fare su richiesta dei cittadini in modo spontaneo o attraverso una delibera di iniziativa popolare come è avvenuto a Torino su iniziativa del Comitato Acqua Pubblica che ha raccolto 12.000 firme.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Ci toglieranno anche l’aria – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Fonte:Ci toglieranno anche l’aria – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Sarò antiquato, sarò diventato comunista senz’accorgermene. Ma non riesco proprio a capire perché mai delle aziende private dovrebbero lucrare su un bene pubblico come l’acqua. Eppure è quello che già succede in gran parte del mondo. E succederà presto in tutt’Italia dal 2011 se sarà definitivamente legge la cosiddetta “privatizzazione dell’acqua”. E’ ovvio che quello che viene privatizzato non è il liquido H2O, ma il servizio che lo porta nelle nostre case: la gestione della rete distributiva. Ora può essere, e in gran parte è, in mano pubblica, cioè dello Stato tramite gli enti locali e le loro aziende municipalizzate. Finchè sono pubbliche, non hanno come primo scopo il guadagno, ma il pareggio di bilancio e il funzionamento del servizio. Che dunque deve costare ai cittadini il minimo indispensabile per funzionare. La cosiddetta riforma prevede che la gestione dell’acqua potabile passi a società private (scelte in via ordinaria con gare d’appalto) o miste pubblico-private (anche senza gara): società comunque obbligate a fare utili, non esistendo imprenditori animati da spirito missionario.

Ora, è normale che un imprenditore voglia fare utili. Ma dipende su quale bene. Se uno guadagna usando gli acquedotti che abbiamo pagato con i nostri soldi, dovremmo ribellarci tutti quanti, di destra, di sinistra o agnostici che siamo. Come avremmo dovuto fare quando le autostrade, che tutti noi abbiamo finanziato con le nostre tasse, sono passate ai privati. Naturalmente i trombettieri della privatizzazione dell’acqua annunciano servizi migliori a costi più bassi grazie alla mitica “concorrenza”. Balle. Se l’azienda è pubblica e non deve accumulare utili, normalmente applica tariffe più basse. Se l’azienda è privata, oltre agli investimenti per la manutenzione della rete, deve pure guadagnarci, dunque le bollette saranno più salate: a meno che, per tenerle basse, non si risparmi sugli investimenti, fornendo un servizio peggiore agli utenti.

Secondo La Stampa, già oggi “il 41% degli italiani è servito da società private o miste e a livello nazionale, tra il 2002 e il 2008, i prezzi dell’acqua sono aumentati del 30%. Si prevede che saliranno del 26% entro il 2020”. Tant’è che, per calmierare il boom delle bollette, è già in cantiere una bella “Authority dell’acqua”: l’ennesimo carrozzone dei partiti sul tipo di quelli che dovrebbero vigilare contro le concentrazioni sul mercato delle imprese, sul pluralismo televisivo, sulla libertà d’informazione, sulla nostra privacy, con i risultati che vediamo. Il proliferare di società miste pubblico-private, poi, aumenterà anche nel settore idrico la commistione fra politica e affari che già oggi produce uno scandaloso tasso di corruzione (valutato dalla Banca Mondiale in 40 miliardi di euro sottratti ogni anno dalle tasche dei cittadini). Quindi da un lato la cosiddetta privatizzazione dell’acqua non ci libererà dalla presenza inquinante della politica nell’economia, e dall’altro non garantirà affatto un migliore servizio ai consumatori.

Perché allora questa gran voglia di privatizzare l’”oro blu”? Perché ci sono enormi multinazionali ansiose di metter le mani su un business che oggi vale 2,5 miliardi di euro e presto potrebbe raddoppiare o triplicare. Multinazionali molto presenti nell’editoria sia come azioniste di giornali sia come inserzioniste pubblicitarie della stampa e delle tv. Dunque molto influenti su chi “fa opinione”. Fra i loro azionisti spiccano alcuni fra i più noti costruttori, che dell’acqua se ne infischiano, ma non vedono l’ora di accaparrarsi gli appalti per i lavori sulle reti idriche e sugli acquedotti. In pieno conflitto d’interessi, l’ennesimo. Se ne sentiva davvero il bisogno.

“MALEDETTI VOI….!” – Acqua privatizzata – Alex Zanotelli

Fonte: “MALEDETTI VOI….!”.

di Alex Zanotelli

Non posso usare altra espressione per coloro che hanno votato per la privatizzazione dell’acqua, che quella usata da Gesù nel Vangelo di Luca, nei confronti dei ricchi :” Maledetti voi ricchi….!”
Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua.
Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è diritto fondamentale umano.
E’ la più clamorosa sconfitta della politica. E’ la stravittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby internazionali. E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business.
A farne le spese è ‘sorella acqua’, oggi il bene più prezioso dell’umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’aumento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese( bollette del 30-40% in più, come minimo),ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni  all’anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. Chi dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, potrà pagarsi l’acqua? ”
Noi siamo per la vita, per l’acqua che è vita, fonte di vita. E siamo sicuri che la loro è solo una vittoria di Pirro. Per questo chiediamo a tutti di trasformare questa ‘sconfitta’ in un rinnovato impegno per l’acqua, per la vita , per la democrazia. Siamo sicuri che questo voto parlamentare sarà un “boomerang” per chi l’ha votato.
Il nostro è un appello prima di tutto ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà. Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente comune, dai Comuni.

Per questo chiediamo:

AI  CITTADINI di

  • protestare contro il decreto Ronchi , inviando e -mail ai propri parlamentari;
  • creare  gruppi in difesa dell’acqua localmente come a livello regionale;
  • costituirsi in cooperative per la gestione della propria acqua.

AI  COMUNI di

  • indire consigli comunali monotematici in difesa dell’acqua;
  • dichiarare l’acqua bene comune,’ privo di rilevanza economica’;
  • fare  la scelta dell’AZIENDA PUBBLICA SPECIALE.

LA NUOVA LEGGE NON IMPEDISCE CHE I COMUNI SCELGANO LA VIA DEL TOTALMENTE PUBBLICO, DELL’AZIENDA SPECIALE, DELLE  COSIDETTE  MUNICIPALIZZATE.

AGLI  ATO

  • ai 64 ATO( Ambiti territoriali ottimali), oggi affidati a Spa a totale capitale pubblico, di trasformarsi in Aziende Speciali, gestite con la partecipazione dei cittadini.

ALLE REGIONI di

  • impugnare la costituzionalità della nuova legge come ha fatto la Regione Puglia;
  • varare leggi regionali sulla gestione pubblica dell’acqua.

AI   SINDACATI di

  • pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua;
  • mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua.

AI  VESCOVI  ITALIANI di

  • proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano sulla scia della recente enciclica di Benedetto XVI, dove si parla dell'”accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni o discriminazioni”(27);
  • protestare  come CEI (Conferenza Episcopale Italiana) contro il decreto Ronchi .

ALLE COMUNITA’ CRISTIANE di

  • informare i propri fedeli sulla questione acqua;
  • organizzarsi  in difesa dell’acqua.

AI Partiti di

  • esprimere a chiare lettere la propria posizione sulla gestione dell’ acqua;
  • farsi promotori di una discussione parlamentare sulla Legge di  iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua, firmata da oltre 400.000 cittadini.

L’acqua è l’oro blu del XXI secolo. Insieme all’aria, l’acqua è il bene più prezioso dell’umanità. Vogliamo gridare oggi più che mai quello che abbiamo urlato in tante piazze e teatri di questo paese : “L’aria e l’acqua sono in assoluto i beni fondamentali ed indispensabili per la vita di tutti gli esseri viventi e ne diventano fin dalla nascita diritti naturali intoccabili- sono parole dell’arcivescovo emerito di Messina, G. Marra.  L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne illecito profitto,e pertanto si chiede che rimanga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubbliche, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione al costo più basso possibile.”

Note: Chi vuole aderire alla Lettera di Zanotelli scriva un’email all’indirizzo:
beni_comuni@libero.it