Archivi tag: riciclaggio

ComeDonChisciotte – IO, ECONOMISTA FINALMENTE VI RACCONTO LA MIA VITA A IMPATTO ZERO

Fonte: ComeDonChisciotte – IO, ECONOMISTA FINALMENTE VI RACCONTO LA MIA VITA A IMPATTO ZERO.

DI SERGE LATOUCHE
repubblica.it

Da molto tempo ormai non uso più l’ automobile, mi muovo soltanto in bicicletta. Quando vengo in Italia, cosa che mi capita spesso, non prendo mai l’ aereo, solo il treno. Anche se sono stato a lungo un amante della carne, ora ne mangio pochissima, mi diverto a scoprire altri sapori, perché gli allevamenti intensivi di bestiame sono tra le prime cause dell’ inquinamento atmosferico. Un chilo di carne equivale a sei litri di petrolio. Preferisco comprare quel che mi serve nelle piccole botteghe e cerco di usare ogni cosa sino a consumarla del tutto. Piuttosto che buttare, riparo, anche se oggigiorno costa meno comprare un oggetto nuovo fabbricato in Cina. Ma preferisco appunto allungare la vita delle cose, o riciclare, combattendo così la filosofia dell’ usa-e-getta, l’ obsolescenza programmata dei beni.. Non possiedo un cellulare, e sto bene così. Pratico quello che il mio maestro Ivan Illich chiamava “tecnodigiuno”.

Nella foto: Serge Latouche

Non guardo mai la televisione e ho soltanto un computer che mi permette di consultare ogni tanto le email. Non mi collego ogni giorno alla posta elettronica, faccio delle lunghe pause anche in questo. Spesso scrivo lettere a mano perché è un modo di dimostrare a me stesso che non ho bisogno di una protesi elettronica per comunicare con gli altri.
L’ importante è resistere alla “tecno-dipendenza”. Si può usare la tecnologia ma bisogna evitare di esserne schiavi. Benché faccia tutte queste rinunce rispetto allo stile di vita moderno, non sono da compatire. Invertire la corsa all’ eccesso è la cosa più allegra che ci sia. La mia unica regola è la gioia di vivere. E’ possibile immaginare una società ecologica felice, dove ognuno di noi riesce a porsi dei limiti, senza soffrirne perché non si sono create delle dipendenze. E’ ormai riconosciuto che il perseguimento indefinito della crescita è incompatibile con un pianeta finito.

Se non vi sarà un’ inversione di rotta, ci attende una catastrofe ecologica e umana. Siamo ancora in tempo per immaginare, serenamente, un sistema basato su un’ altra logica: quella di una “società di decrescita”. Io parlo di decrescita felice, perché sono convinto che si tratta di piccoli aggiustamenti che ognuno di noi può fare senza soffrirne. Da giovane ero un economista esperto di sviluppo. Negli anni Sessanta sono stato in Congo e poi nel Laos per attuare programmi di sviluppo economico. E’ così che è incominciata la mia riflessione critica su questo modello di crescita continua. Pensavo essere al servizio di una scienza, in realtà si trattava di una religione. Gli economisti come me allora sono dei missionari che vogliono convertire e distruggere popoli che vivevano diversamente. Quando ho iniziato a non seguire più questa dottrina assoluta, in vigore ormai da decenni, ero molto isolato.

In Occidente nessuno ha avuto il coraggio di parlare di decrescita fino al 1989, dopo il crollo del Muro. Quando siamo entrati in un mondo globale, senza più differenze tra primo, secondo o terzo mondo, lentamente c’ è stata una presa di coscienza. Oggi non si tratta di trovare un nuovo modello economico ma di uscire dal governo dell’ economia per riscoprire i valori sociali e dare la priorità alla politica. Ognuno di noi può fare qualcosa intorno a quelle che io chiamo le otto ‘ R’ . Ovvero rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare. Rivalutare significa per esempio creare un diverso immaginario collettivo, fatto dell’ amore per la verità, di un senso della giustizia e della responsabilità, del dovere di solidarietà. Rilocalizzare vuol dire produrre a livello locale i prodotti necessari a soddisfare i bisogni della popolazione. Riutilizzare e riciclare è anche l’ unico modo di evitare di essere sommersi dai rifiuti infiniti che stanno distruggendo la Terra. Le otto ‘ R’ sono cambiamenti interdipendenti, che insieme possono far nascere una nuova società ecologica. Una società nella quale ci sentiremo di nuovo cittadini, e non più solo semplici consumatori.

Serge Latouche
Fonte: http://www.repubblica.it
Link: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/06/05/io-economista-finalmente-felice-vi-racconto-la.html
5.06.2010

(Testo raccolto da Anais Ginori)

Antimafia Duemila – Paul Connett, un mondo a ”rifiuti zero”

Fonte: Antimafia Duemila – Paul Connett, un mondo a ”rifiuti zero”.

di Andrea Degl’Innocenti – 5 giugno 2010
Paul Connett, ideatore della strategia “zero waste” adottata con successo in molte città americane, canadesi e neozelandesi, è da poco tornato in Italia per un ciclo di conferenze.

Dalle nostre parti però le sue teorie vengono spesso viste con diffidenza, ed il business degli inceneritori continua ad ostacolare ogni altro tipo di smaltimento.

Gli inceneritori sono un grosso affare, si sa. Un business enorme che fa gola a molti, attira gli investimenti della criminalità organizzata – si veda il caso siciliano – e di imprenditori senza scrupoli. Ergo gli inceneritori si devono fare. Poco importa se emettono diossine e polveri sottili, contaminano i terreni circostanti, causano ovunque aumenti di tumori, linfomi e leucemie. In Italia, i prossimi due dovrebbero sorgere uno a Parma e l’altro nel sud di Milano.

C’è però un signore d’oltreoceano che da anni propone una soluzione alternativa ed è da poco tornato in Italia per un ciclo di conferenze. Si chiama Paul Connett ed è l’ideatore della strategia “rifiuti zero”.

Così raccontava la sua esperienza in una intervista andata in onda su Radio Popolare nel 2006: “21 anni fa hanno cercato di costruire un inceneritore nella nostra contea nel nord dello stato di New York vicino al confine con il Canada.”

“All’inizio credevo fosse una buona idea, pensavo: ci sbarazziamo di tutte quelle orrende discariche e produciamo energia dai rifiuti in una struttura che può essere monitorata. Poi leggendo ho scoperto che bruciando i rifiuti domestici si producono le sostanze più tossiche che l’uomo abbia mai prodotto e inoltre, ogni 3 tonnellate di spazzatura, resta una tonnellata di cenere molto tossica che da qualche parte andrà pur messa; quindi ho capito che l’inceneritore era la strada sbagliata.

Da allora Connett, professore emerito di chimica ambientale all’Università St Lawrence di Canton, New York, si è messo all’opera assieme ad una equipe di cittadini e ricercatori, per sviluppare e mettere in pratica la teoria del “zero waste”, rifiuti zero. Si tratta di un metodo che mira a raggiungere il riciclaggio del 100 per cento dei rifiuti, ritirando dal commercio tutti quei prodotti che non sono riciclabili.

È un metodo che ha come presupposto necessario la combinazione di tre livelli di responsabilità: quella della classe politica, che fa le leggi, quella della comunità, nella fase finale del processo, e quella industriale che invece avviene all’inizio del processo.”

È un metodo, soprattutto, che funziona. E non, come in molti pensano, solo nei piccoli centri e nei paesi. Negli Stati Uniti infatti è stato applicato con successo in alcune delle maggiori città. A San Francisco, come illustra il video qui di seguito, si è superata in breve tempo la soglia del 75 per cento di differenziazione dei rifiuti.

A San Diego si mira perfino al 90 per cento entro la fine dell’anno. Esperimenti simili sono stati fatti anche in Canada e Nuova Zelanda, mentre in Italia solo Capannori, un comune di quasi 50 mila abitanti in provincia di Lucca, ha adottato il metodo “rifiuti zero”.

È un sistema, infine, che conviene anche da un punto di vista economico, come illustra lo stesso Connett. “Certo, si può nascondere il problema come fanno in Italia, parlando di termovalorizzatori invece di inceneritori, ma il problema resta: se bruci qualcosa poi devi ripartire da zero nel processo produttivo, devi sempre spendere nuovi soldi per l’estrazione delle materie prime, per la produzione e così via; se invece ricicli e riutilizzi non devi incominciare da capo e risparmi il quadruplo di energia.

Connett è da poco tornato in Italia, chiamato da coloro che si oppongono alla costruzione dei nuovi inceneritori. È stato a Lucca il 19 maggio, a Capannori il 20 – qui ha presieduto l’Osservatorio verso rifiuti zero del comune, ed ha partecipato alla prima riunione ufficiale del Centro Ricerca Rifiuti Zero –, a Pietrasanta il 21.

Il 22 ha partecipato alla manifestazione regionale di Montale. Il 24 si è recato a Verona, il 25 a Desio (MI), il 27 a Calcinaia (PI), il cui Comune sta aderendo ufficialmente alla strategia rifiuti zero. Infine, il 28 e il 29 ha concluso la sua tournée a Firenze presso lo stand “verso rifiuti zero” nell’ambito di Terra Futura.

Ma nonostante i ripetuti viaggi e gli sforzi evidenti, la filosofia dei rifiuti zero stenta a prendere piede dalle nostre parti. Lo scorso 27 aprile, ospite a Parma in una trasmissione televisiva, Connett si è preso perfino del “cretino” da Allodi, presidente di Enia, la ditta che dovrebbe costruire l’inceneritore. E buona parte della classe politica, fra cui lo stesso Ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, si spertica in lodi per quelli che loro chiamano “termovalorizzatori”.

Pare, insomma, che due dei tre livelli indicati da Connett come necessari all’attuazione della sua strategia siano a questa piuttosto restii, per non dire contrari. Resta il terzo livello, i cittadini. Solo questi, impegnandosi per primi, potranno provare a fargli cambiare idea.

Tratto da: terranauta.it

Blog di Beppe Grillo – Nulla si crea, nulla si distrugge.Il centro di riciclo di Vedelago

Fantastico questo impianto di riciclaggio…

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Nulla si crea, nulla si distrugge.Il centro di riciclo di Vedelago.

Nulla si crea e nulla si distrugge. I rifiuti sono una risorsa, se da un diamante non nasce nulla dalla raccolta differenziata può nascere qualunque cosa, dalle sedie, ai materiali edili, alla pavimentazione per interni e prefabbricati. Il Centro Riciclo di Vedelago è la dimostrazione che lo smaltimento rifiuti può diventare gratuito con la raccolta differenziata. Se gli inceneritori producono malattie, il riciclo dei rifiuti produce occupazione. Vedelago crea un indotto di 9.200 persone. E’ necessario un Centro Riciclo come Vedelago in ogni provincia. Il blog darà visibilità alle nuove iniziativa. La bolletta della spazzatura va incenerita, non i rifiuti.

Intervista a Carla Poli del Centro Riciclo di Vedelago.

Come funziona il Centro Riciclo Vedelago
Blog: “Dott. Carla Poli siamo venuti qui nel centro di riciclo di Vedelago, cosa fate in questo impianto? ”
Carla Poli: “Noi riceviamo le raccolte differenziate dei comuni e delle aziende, escludendo solo la parte umida e provvediamo a fare dapprima una selezione per ricavare i materiali che hanno già un mercato, i materiali che non hanno un mercato immediato, vengono riciclati, ne facciamo una materia prima e seconda, che ha un suo mercato di riferimento.
Blog: “Tutto questo partendo da cosa? ”
Carla Poli: “Partendo dai materiali di scarto che non hanno un utilizzo immediato, mentre le bottiglie e i flaconi trovano collocazione in un mercato di vendita nelle fabbriche per fare altri flaconi o pile, queste sarebbero tutte le plastiche miste anche con un po’ di carta, con tutti i materiali di scarto che si portavano una volta a discarica o inceneritore. Qua hai un esempio di una pavimentazione fatta con il nostro granulo più gli scarti del legno da riciclo, quindi pavimentazione per prefabbricati, per interni e per pavimentazione per esterno antiscivolo, quindi le tecniche ci sono, gli studi sono stati fatti, noi abbiamo investito i nostri soldi derivanti dalle attività perché aiuti non ne abbiamo avuti finora nella ricerca, nella sperimentazione, insieme a università… ”
Blog: “Quindi questo materiale viene fuori da qui? ”
Carla Poli: “Non lo facciamo noi, lo fa un’altra azienda, noi mettiamo in moto un’altra filiera che è quella di fare i manufatti! Oltre a pavimentazione, le sedute, gli schienali delle sedie, questa poltroncina invece di avere legno o plastica vergine, poi diventa quella. Queste sedie hanno bisogno solo di essere foderate o questi sono i camminamenti per le spiagge, si usano moltissimo, sono fatti 100% con il nostro materiale. ”
Blog: “Anche dissuasori? ”
Carla Poli: “Sì, qua ce ne è una percentuale, lo studio e la sperimentazione serve a dire: come faccio questo manufatto? Quanto posso usare del mio granulo? Insieme a cosa, prendo qua c’è la gomma che deriva dal riciclo del rame dai cavi di rame, quindi il campo è vasto, bisogna studiare, applicarsi, sperimentare. Pallet, quelle sono per le costruzioni, vanno annegate nel cemento per dare areazione e antisismicità alle costruzioni, quell’azienda aveva chiuso qua in Italia, è un’azienda di Ancona, grazie a questo nuovo studio – applicazione, ha riaperto, perché altrimenti non era più competitiva sul mercato visti i costi e dentro a questa igloo c’è l’80% del nostro grano, fino all’80%, quindi anche un parziale utilizzo di un manufatto, consente un abbattimento dei costi, l’importante nel nostro sistema perché non è che noi abbiamo un impianto che si può replicare, si può portare, funziona là, facciamo anche noi… no, abbiamo un sistema che parte dall’organizzazione del territorio, quindi ci vuole l’aggancio con l’ente pubblico perché al pubblico è demandata per legge la raccolta e la gestione del rifiuto urbano, poi l’industriale è tutta un’altra cosa, le aziende fanno una bellissima raccolta differenziata perché risparmiano, non c’è bisogno di tante storie, capito? Imparano tra gruppo San Pellegrino, Gruppo Vera, Gatorade, tutto il gruppo Benetton hanno la mensa e la fanno tutti la raccolta differenziata per il semplice motivo che risparmiano nella gestione. Un metodo del genere si riesce a esportare in Campania, dove c’è una situazione ai limiti della sopportazione. In Campania bisogna mettere in moto gli impianti, gli impianti ci sono, solo che sono fermi!”
Blog: “Perché li hanno trasformati non fanno più il Cdr. ”
Carla Poli: “Va portato in discarica, va portato all’inceneritore? Bene, o va là o va al riciclo, il materiale o va in un posto o va in un altro! ”
Blog: “Una montagna di ecoballe che non si sa cosa c’è dentro… ”
Carla Poli: “L’ecoballe è tutto un altro problema, bisogna sapere cosa… non tratto materiale che viene tutto alla rinfusa, se si vuole fare questo percorso, guarda che è la terza volta che te lo dico, bisogna fare a monte una raccolta che sia adeguata, perché nel casino non ci mette le mani nessuno, invece se ci arriva la raccolta della frazione secca non deve esserci umido, se non il 4, 5% come noi verifichiamo, allora l’errore noi correggiamo, la percentuale di errore, non la mescolanza… se non si vuole fare questo, allora si porta a discarica, ci sono delle regole ben precise è una cosa talmente ovvia… se un’azienda mescola i suoi scarti di produzione che sono sfridi plastici, con il materiale che gli proviene dalla mensa, capisci che nessuno ci può mettere le mani, noi ci mettiamo le mani sul materiale, ma deve arrivare materiale, non rifiuto! Chi fa la raccolta differenziata deve capire questa differenza che è sostanziale. Partiamo da questo che è il riciclo, trasformo in una materia prima e seconda, puoi vedere, qua si vede bene, questo è… vedi la frazione secca? Qua non senti odore, senti odore qua? Molto meno che nell’imballaggio perché se non c’è l’umido è logico, però questa sarebbe stata destinata tutta a discarica, almeno per l’80% si vede, vedi la racchetta… è plastica, quindi con queste considerazioni noi siamo partiti… ”
Blog: “Voi mettete le mani in questa… ”
Carla Poli: “No, questa va direttamente in lavorazione, ma la controlliamo e vediamo se è divisa correttamente. Questi invece sono imballaggi plastici che non hanno mercato, il consorzio nazionale del Conai usualmente mi destina a discarica l’inceneritore, noi abbiamo la possibilità e li ricicliamo, tutto questo materiale viene ricontrollato, va sull’impianto, c’è una calamità, se c’è il ferro… qui c’è ulteriormente recupero di ferro e di alluminio… recupera perché nella frazione secca, per esempio qualcuno dimentica la lattina e noi facciamo il recupero, ma proprio anche le parti più piccole, queste noi la vendiamo, è alluminio, quindi le macchine ci sono per fare questi lavori, trova impiego proprio… “


Un’industria virtuosa

Blog: “Secondo lei da materiale compromesso come la questione delle ecoballe a Napoli, si riesce a fare questo lavoro? ”
Nelle ecoballe non so cosa c’è, se c’è la parte umida… se sta andando in fermentazione, vuole dire che c’è dell’umido dentro, allora la fase di base è che deve essere tolto l’umido, altrimenti qua non è che vuoi trasformare in… ”
Blog: “Altrimenti qui non potremmo respirare, invece… ”
Bravo, invece vedi che non ti provoca problemi, adesso dobbiamo saltare avanti dopo questo entra macchina che stanno cambiando le lame, per sfregamento si scioglie, si riscalda, dopo che va in raffreddamento raggiunge una temperatura di circa 160/180° per cui non c’è combustione, ma c’è solo lo scioglimento del materiale plastico che ingloba un po’ anche tutti gli altri materiali, un po’ di legno… a norma di legge, perché le leggi ci sono, i regolamenti ci sono, le norme Uni ci sono, una volta che è avvenuta la densificazione va al raffreddamento perché uscendo a quella temperatura, va in quel macinatore che è un granulatore, si chiama, poi va nel vaglio per dividere la parte fine dalla parte grossa e va all’insaccamento. ”
Blog: “Quindi dentro questi sacchi c’è il materiale miracoloso! ”
Carla Poli: “Questo è un tipo di materiale, questo è densificato, come esce, esce molle e guardi, poi si solidifica e poi va in granulazione, o questo oppure… perché noi non è che facciamo un prodotto e quello è, noi facciamo il prodotto per il cliente.”
Blog: “C’è chi lo vuole un po’ più grezzo… ”
Carla Poli: “Non ho materiale che è qua, tutto il materiale è ordinato, prenotato, noi produciamo sempre il cliente, c’è un cliente che lo vuole più addensato, meno addensato, più cotto, più crudo, più fine o meno fine e noi glielo produciamo, non è che siamo il supermercato che poi magari facciamo una svendita 3 x 2, qua dobbiamo produrre per vendere, perché se 100 tonnellate mi entrano al giorno, 100 tonnellate mi devono uscire! ”
Blog: “Quante persone lavorano in un impianto come questo? ”
Carla Poli: “Noi abbiamo 64 dipendenti, però per alcuni materiali diamo da lavorare a altre aziende, ci sono molte aziende in Provincia di Treviso che si occupano di riciclo, per esempio queste cassette vanno consegnate a un’azienda che le lava, le tritura, fa le scagliette e poi questa azienda le vende a un’altra azienda che rifà magari cassette o fa le bacinelle. “
Blog: “C’è un indotto anche. ”
Carla Poli: “C’è un indotto, è stato calcolato da un istituto di ricerca in circa 9.200 persone addette all’indotto dalla nostra azienda, quindi sono tutti quei calcoli che fanno, potremmo farlo anche noi, però dovremo dotarci di una macchina apposta, ma così noi facciamo il nostro lavoro che è il lavoro base! Sopra c’è la piattaforma dove fanno la selezione, tutte queste camere si riempiranno una di bottiglie bianche, una di azzurra, una di colorate, quando è piena la camera, si spinge il materiale e va su in pressa, attraverso questi nastri viene caricata la pressa che è quel macchinario verde e viene fatta la balla di materiale e portata nel deposito produzione. Invece questo è un polmone di accumulo perché se si rompe la prima parte di impianto, la seconda parte può lavorare. Questo vaglio fa un grande lavoro, suddivide le plastiche leggere che non hanno un mercato, i pezzettini piccoli, quindi si chiama sottovaglio, le bottiglie e i flaconi li manda sulla piattaforma, quindi è una prima sgrossatura del materiale plastico di modo che c’è una produttività ottima, se dovessimo farlo a mano ci vorrebbe un’altra piattaforma. Senti il rumore perché è materiale con il vetro, organizziamo tutti i vari settori, sappiamo già dalla settimana prima quali saranno i conferimenti, quindi vengono organizzate le produzioni per i tipi di materiali che arrivano. Quindi le squadre di operatori… sapendo già cosa ci portano e che cosa dobbiamo fare, allora noi siamo informati di tutte le tipologie di imballaggi, di materiali… che entrano sul mercato perché prima o dopo ci arrivano, quindi dobbiamo già sapere cosa, come si possono recuperare, quindi mettiamo in moto dalla produzione al recupero dei materiali, quindi torniamo alla produzione, questo è un ciclo chiuso come la natura, non è un ciclo aperto. Tu vedi, queste raccolte provengono dalle scuole e noi dalle scuole partiamo, perché li abituiamo a fare una raccolta, questi sono sacchi di frazione secca, vedi che non c’è il sacco nero? Noi non vogliamo perché la responsabilità di quello che conferiscono, quindi non devono avere l’idea che bisogna nascondere, la si vede che è frazione secca, quindi stanno attenti perché altrimenti si vede, perché l’operatore del camion ha subito la visione e quindi dice: no, questo non va bene, me lo riselezioni e stai più attento, se invece è sacco nero non si vede niente. Il costo che facciamo pagare per la raccolta di questo… è zero, capito? Quello invece… gli imballaggi, le lattine, plastiche… le scuole lo fanno, vedi com’è divisa la roba? Qua basta che lo metto in linea e è a posto, passa sotto una macchina, se è ferro, se è alluminio perché anche adesso le lattine le fanno in acciaio, quindi se è acciaio va diviso dal… però il grosso del lavoro me l’ha fatto la scuola e non gli è costato niente perché invece di mettere lì, mettono là, quindi un gesto di consapevolezza perché loro vedono perché vengono in visita e vedono cosa facciamo del materiale. ”
Blog: “Quanto costa mettere so un impianto così? ”
Carla Poli: “Dipende da quanta roba devi lavorare, se vuoi fare il primo impianto solo o anche il secondo, noi abbiamo investito circa 5,5/6 milioni di euro, perché di macchine ne compriamo sempre, non è che… adesso hanno appena caricato un camion di un determinato materiale, quindi… ma vedi la selezione com’è? Vedi i flaconi, le bottiglie colorate, quelle bianche, quelle azzurre, questo è il mercato italiano, quelle nere sono le cassette, gli altri lasciano i nylon, mentre la roba ci arriva sciolta, la puoi vedere, quindi i conferimenti sono quelli, noi da là partiamo, mentre quelle bianche, quei sacchi sono tutti sacchi di polistirolo di un’azienda che li ha suddivisi, quel polistirolo però ci sono anche cartoni, toglieremo i cartoni da avviare alla cartiera, mentre il polistirolo va nel secondo impianto. Quindi dopo questa attività c’è tutto il lavoro, quindi l’indotto fatto nascere e crescere proprio dalle tipologie di materiali. Per esempio in Sardegna dove inaugureremo a breve il nuovo impianto, inaugureremo ufficialmente nel senso che sta già operando, lì è nata una cooperativa per utilizzare il granulo nel settore edilizio, perché loro la sabbia la comprano in continente, quindi gli costa un sacco di soldi, ne vanno a riutilizzarla, però stanno nascendo varie attività per utilizzare questi materiali e per far nascere un’attività devono studiare, quindi il collegamento anche lì con le università, con l’istituto di ricerca, Cagliari, Sassari, ci sono ottimi ricercatori, non dobbiamo noi andare a ricercare ricercatori all’estero, perché ne abbiamo, anzi i nostri vanno all’estero! Quindi l’abbinamento con i diversi laboratori universitari, perché un’università è specializzata in una cosa e una nell’altra, quindi bisogna andarsele a ricercare, quindi è un lavoro di pazienza, costanza, è un lavoro! ”
Blog: “Però possibile.”
Carla Poli: “Ma certo che è possibile, non è che siamo qua dall’anno scorso, sono decenni, all’inizio era più difficile trovare delle soluzioni, adesso si trovano perché si è aperto anche… quando c’è la normativa, le regole che stabiliscono, tu basta che corri sulla strada!

Il vero volto di Cosa Nostra

Fonte: Il vero volto di Cosa Nostra.

Eccolo il vero volto di Cosa Nostra. Quello delle interconnessioni tra politica, affari e servizi segreti disegnato ieri da Massimo Ciancimino durante la sua deposizione all’aula bunker dell’Ucciardone all’udienza del processo che vede imputati il generale Mori e il colonnello Obinu per la mancata cattura di Provenzano.
Quel volto che ancora in Italia si fa fatica a comprendere e a metabolizzare, complice la diffusa propaganda che vorrebbe la lotta alle mafie come una qualsiasi questione di guardie e ladri particolarmente arricchiti.
La Cosa Nostra che ha delineato il figlio di don Vito, di cui è stato testimone diretto, è invece una struttura potentissima con un ruolo di primaria importanza nello sviluppo economico e politico della Sicilia e non solo.
Vito Ciancimino era legato a doppio filo tanto con Provenzano, con cui si conoscevano fin da ragazzi, quanto con il misterioso signor Franco, nome di fantasia, uomo dei servizi che gli sarebbe stato accreditato dall’onorevole Restivo, al tempo ministro dell’Interno.
Con il primo gestiva la grande imprenditoria, con il secondo le questioni più riservate, con entrambi, visto che erano anche in stretto contatto fra di loro, collaborava alle strategie più delicate.

E’ grazie alla sua amicizia con il padrino suo compaesano che il vecchio sindaco si aggiudica e fa aggiudicare ai suoi prestanome appalti e concessioni a sufficienza per arricchire se stesso e l’organizzazione criminale. E’ il caso del big business del gas di Caltanissetta che, grazie all’influenza di don Vito e al legame di Provenzano con i Madonia, viene assegnato alla cordata Lapis-Brancato.  Tanto per rendersi conto: al momento della vendita nel 2004 l’azienda di cui don Vito aveva una quota occulta del 15% e Provenzano una percentuale fissa della “messa a posto” del 2% valeva circa 1000 euro ad utenza con un guadagno finale di 130 milioni di euro. Con Salvatore Buscemi e Franco Bonura, entrambi boss di primo piano, con i quali intrattiene “rapporti di carattere famigliare” don Vito invece diversifica i suoi investimenti non più solo in Sicilia ma anche in Canada, a Montreal e a Milano dove i proventi mafiosi vengono impiegati in “un’operazione faraonica” alla periferia del capoluogo lombardo. E’ la Milano due di Silvio Berlusconi, nella quale – ha specificato il testimone- già avevano investito molti altri capi mafiosi. E fra i nomi degli affaristi, contenuti nei documenti del padre, compare in lista anche Marcello Dell’Utri.

Il signor Franco, di cui Massimo Ciancimino fornisce generiche caratteristiche fisiche (sui 65, 70 anni distinto, molto ben curato) e la tracciabilità in una sim per ora non rinvenuta, è piuttosto il consigliere discreto e silente. Interviene e viene consultato in situazioni più chirurgiche. E’ lui ad indicare nel politico corleonese la persona adatta ad effettuare alcune attività di copertura. Quando Moro venne rapito, nel 1978, i vertici della Dc e lo stesso Franco avevano contattato don Vito affinché facesse sapere a Provenzano, ma anche a Pippo Calò, in quel periodo molto presente su Roma e al vertice anche della banda della Magliana, di astenersi dal prendere iniziative non sollecitate alla ricerca del covo in cui era detenuto lo statista democristiano.
Un compito simile era stato richiesto all’ex sindaco anche immediatamente dopo la strage di Ustica. Doveva contattare Provenzano al fine di effettuare un controllo serrato del territorio in modo da evitare fughe di notizie o testimonianze incontrollate che potessero mettere in discussione la versione ufficiale stabilita dal governo dell’epoca.
Cosa Nostra quindi, con uno dei suoi referenti politico-imprenditoriali principali, partecipa ad alcuni degli avvenimenti più drammatici del Paese e se in questi casi svolge solo parti di supporto all’epoca del biennio stragista  92-93 è protagonista del cambiamento.

Rispondendo alle domande del pm Nino Di Matteo, Massimo Ciancimino, ha infatti introdotto il tema della trattativa, cioè il dialogo tra lo Stato rappresentato dal generale Mori, odierno imputato e dal capitano De Donno, con la mafia di Riina di cui don Vito fu tramite.
Ciancimino junior ha ricordato dell’incontro avuto con l’allora capitano De Donno in aereo verso Palermo pochi giorni dopo la strage di Capaci e la richiesta dell’incontro con il padre .
Solo dopo essersi consultato con Provenzano e il signor Franco Vito Ciancimino acconsente ad incontrare i due ufficiali, “non era nella forma mentis di mio padre incontrare carabinieri e questo non poteva certamente essere ben visto dentro Cosa Nostra”. Lo scopo dell’incontro era di mettere fine alla violenza arrivata al suo culmine con l’omicidio Falcone e ottenere perciò una resa dei latitanti in cambio di un buon trattamento per i familiari. Per Ciancimino il vantaggio offerto è quello di poter beneficiare di qualche sconto di pena.
Don Vito però non riteneva i due ufficiali in grado di assicurargli la risoluzione dei suoi problemi carcerari quindi, sempre grazie al signor Franco, gli sarebbe stato garantito che il Ministro Rognoni e il ministro Mancino erano a conoscenza dell’attività dei carabinieri. Il tutto prima della strage di via D’Amelio.

Della trattativa Mori e De Donno avevano sempre fornito una diversa versione datando gli incontri invece successivamente all’omicidio del giudice Borsellino ma soprattutto avevano sempre negato di aver visto il famoso “papello” l’elenco di richieste che Riina, una volta constatata la disponibilità dello Stato al dialogo, avrebbe avanzato in cambio della cessazione dello stragismo. Il documento è stato però prodotto da Massimo Ciancimino e riporta, su di un post-it allegato, la dicitura autografa di don Vito: consegnato spontaneamente al colonnello Mori del Ros. Su ordine del padre, Massimo andò a ritirarlo personalmente, in busta chiusa, dal dottore Antonino Cinà, longa manus di Riina, nella sua villa di Mondello. Una volta preso visione dei contenuti, don Vito però si imbestialì con un caratteristico: “la solita testa di minchia”. I rapporti tra il politico e il capo di Cosa Nostra non erano mai stati idilliaci, don Vito lo riteneva un megalomane e dopo la strage di Capaci – confidò anni dopo al figlio – si era convinto che qualcuno stesse soffiando su questa sua personale esaltazione per indurlo a provocare un clima di destabilizzazione propedeutico ad una fase di profondo cambiamento.

Tuttavia, nonostante la sua contrarietà, sia Provenzano che il signor Franco lo avevano sollecitato a cercare una forma di mediazione, una rielaborazione moderata per rendere più accettabili le proposte impossibili lanciate da Riina. E questo è proprio il contenuto del secondo documento che il pm Di Matteo ha chiesto a Ciancimino di commentare. Si tratta di un foglio manoscritto del padre nel quale vi sono altri generi di modifiche legislative comunque di grande interesse per Cosa Nostra e non solo. Una sorta di appunto, una traccia che gli sarebbe servita per i prossimi incontri che doveva tenere con Provenzano, il signor Franco e i carabinieri, insomma con i suoi interlocutori. Tutti argomenti di cui continuerà a parlare Massimo Ciancimino nel prosieguo della sua deposizione.

Un piccolo dato curioso, ieri in aula c’erano una scolaresca attenta e silenziosa e pochi giornalisti, le firme più illustri, ma niente a che vedere con il can can mediatico che si era creato per l’interrogatorio di Gaspare Spatuzza che seppur importante era un uomo d’onore di relativa caratura rispetto ad un testimone diretto di un’epoca drammatica che ha segnato la storia del nostro Paese.
Certo in questo caso c’è da scrivere poco di sangue e violenza e Massimo Ciancimino non è facilissimo da smentire e infangare, ma soprattutto racconta di una mafia di cui è meglio non far sapere. Chissà mai che gli italiani comincino a capirne qualcosa.

Anna Petrozzi e Lorenzo Baldo (ANTIMAFIADuemila, 2 febbraio 2010)

Antimafia Duemila – La reincarnazione di Cosa Nostra

Fonte: Antimafia Duemila – La reincarnazione di Cosa Nostra.

di Giorgio Bongiovanni – 7 dicembre 2009

Le catture di Provenzano, Di Gati, Franzese, i Lo Piccolo, La Causa, Raccuglia e infine di Nicchi e Fidanzati ci indicano che Cosa Nostra si affaccia finalmente al suo epilogo. Si potrebbe tranquillamente dire che la mafia siciliana, così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi sia a rischio estinzione, ma il merito di questo eccellente risultato non è certo del governo.
Sono i ragazzi delle squadre operative che lavorano a dispetto di qualsiasi difficoltà e pericolo, coordinati dai magistrati, ad aver dato un colpo decisivo a Cosa Nostra. Appropriarsi del frutto del loro sacrificio conseguito in assenza di uomini, mezzi, giusto compenso è da vigliacchi, ipocriti e stupidi, caro il nostro signor Berlusconi. Al massimo ci si potrebbe complimentare con il ministro Maroni che le forze dell’ordine, bene o male, le rappresenta.
Constatata questa premessa, tuttavia, ci troviamo di fronte ad un gigantesco “ma”.
Cosa Nostra, ci insegna la storia, così come la gramigna è stata in grado sempre di riprodursi e di reincarnarsi.
Matteo Messina Denaro rappresenta la continuità con il passato e potrebbe essere l’elemento di riorganizzazione, ma se non lui lo sarà di certo un altro pronto a prendere il suo posto nella buona probabilità che venga preso da un momento all’altro.
Non si tratta di pessimismo, e nemmeno di voler minimizzare i successi indubbi di questi straordinari ragazzi cui va tutta la nostra gratitudine, ma la cattura di questi latitanti significa aggredire il problema a partire dall’effetto e non dalla causa.
Il Potere che ha dato potere a Cosa Nostra infatti è rimasto pressoché intatto, i legami e i patti non sono stati minimamente scalfiti. I pochi potenti sfiorati dall’azione repressiva i vari Andreotti (seppur ritenuto colpevole di relazioni durature con Cosa Nostra fino al 1980, reato prescritto), Dell’Utri e Berlusconi (il primo condannato in primo grado e l’altro per ora ancora archiviato) sono rimasti lì dov’erano, così come molti altri; l’agenda rossa di Paolo Borsellino è ancora un mistero e nessun processo si prepara ad accertare nemmeno le prove emerse; l’ambito della massoneria deviata più volte indicata nelle operazioni di terrorismo politico e mafioso, a parte la parentesi di Gelli, è a tutt’oggi inesplorato, per non parlare dell’impotenza dello Stato di fronte al fenomeno del riciclaggio, l’imbattuto cavallo di Troia con cui l’economia mafiosa invade quella legale. Non solo non si è ottenuto quasi nessun risultato sul punto, ma lo si è incoraggiato con lo scudo fiscale, il più vergognoso dei regali di Natale all’essenza delle criminalità: il potere di comprare e corrompere chiunque e qualunque cosa.
I mafiosi dunque, da distinguere dagli uomini d’onore di Cosa Nostra, come mi disse a suo tempo il pentito Salvatore Cancemi, possono già, in qualunque momento, e questa è la mia personale opinione, ripianificare la nuova base militare dell’organizzazione.
Nostre fonti ci dicono che sono già pronti nuovi potenziali capi ansiosi di dimostrare di essere in grado di sostituire i Lo Piccolo, i Fidanzati, i Nicchi. Dov’è la difficoltà?
Il vero nodo invece è sempre lo stesso. Se si vuole davvero distruggere Cosa Nostra, le mafie, vanno smantellati i centri di potere, gli ibridi connubi tra politica, servizi e massoneria deviata, banche compiacenti (vedi alla voce Ior) grandi gruppi economici e finanziari.
E’ qui dentro che vanno cercati i mandanti esterni delle stragi.
Per questo tanta preoccupazione per le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e di Massimo Ciancimino. Il primo è stato forse più facile da attaccare e distruggere, con il secondo invece, che ha consegnato carte a quanto sembra molto compromettenti e che non ha le mani sporche di sangue ci si dovrà forse muovere con più cautela.
Forse loro potranno ostacolare la reincarnazione di Cosa Nostra, ma c’è anche chi la potrebbe fermare del tutto. Sono Riina, Provenzano o i fratelli Graviano.
Signori, voi che state pagando il conto per tutti, avete una grande opportunità: potete impedire di far rinascere sulla vostra croce una nuova Cosa Nostra al servizio del potere che vi ha tradito.

Mafia e Politica. Il papello di Riina.

Mafia e Politica. Il papello di Riina.

Scritto da Desiree Grimaldi

Intervento di Giancarlo Caselli alla trasmissione “il Caffè” di Rainews 24 condotta da Corradino Mineo, andata in onda il 26 luglio 2009. In collegamento anche il giornalista Felice Cavallaro da Palermo. Oltre ad un’attenta analisi degli intrecci tra mafia e politica effettuata del magistrato torinese, il giornalista Cavallaro mette in evidenza uno strano parallelismo tra la vicenda Mancino-Borsellino e Rognoni-Mattarella: due ex ministri degli interni affetti dalla medesima amnesia:c’è chi nega, c’è chi non ricorda.

nell’intervista si accenna inoltre al riciclaggio del denaro sporco della mafia a milano, di Fininvest, del fatto che Andreotti abbia incontrato il capo della mafia di allora Stefano Bontate prima e dopo l’uccisione di Mattarella per discutere proprio di Mattarella e del fatto che Andreotti stesso non si sia rivolto alla magistratura per prevenire l’uccisione di Mattarella stesso.

Ricettatori di Stato – Passaparola – Voglio Scendere

Ricettatori di Stato – Passaparola – Voglio Scendere.

Sommario della puntata:
La tregua
Il nuovo condono fiscale
Il PD di D’Alema e Veltroni
Chi ha paura di Beppe Grillo?

Testo:
“Buongiorno a tutti, scusate il ritardo ma è un problema con gli aerei.
Oggi vorrei parlare di politica di Partito Democratico, di primarie e di tregua, sapete che la tregua è una pausa in una guerra, c’è la guerra, poi c’è la tregua, poi ricomincia la guerra, le tregue definitive sono trattati di pace, questo è importante sempre per l’uso delle parole che dobbiamo preservare perché quotidianamente le parole vengono violentate per portarci fuori dalla realtà, per depistarci.

La tregua

Quando c’era stato il terremoto dell’Abruzzo ai primi di aprile, c’era stato un appello dei vertici istituzionali, il Capo dello Stato, il Presidente della Camera a una tregua tra i partiti perché la terra tremava, la gente moriva e quindi non stava bene in emergenza, in lutto dividersi su questioni di politica politicante.
Dopodiché le opposizioni, centro-sinistra, interruppero immediatamente qualunque tipo di polemica nei confronti del Governo anche se come abbiamo visto diverse volte, le responsabilità del Governo e della protezione civile nella mancata prevenzione del sisma e poi nel promettere cose impossibili o nel fare decreti abracadabra che manipolavano denaro spostandolo di qua e di là, denaro virtuale soprattutto, avrebbero richiesto da parte dell’opposizione delle reazioni molto dure, si disse: non è questo il tempo delle polemiche, verrà poi il momento in cui si valuteranno le responsabilità, passata la festa, in questo caso il funerale, gabbato lo santo, nessuno ha mai preso in mano il capitolo delle colpe.
La stessa cosa era avvenuta nel 2003, credo fosse novembre, quando ci fu la strage di Nassiriya, quando i nostri soldati tra militari e civili morirono, credo 19 persone nella caserma di Nassiriya per un kamikaze che si scagliò con un auto imbottita di tritolo contro la nostra caserma e anche lì era chiara la responsabilità del nostro comando militare, perché il kamikaze aveva potuto raggiungere la caserma direttamente dalla strada, senza incontrare alcun ostacolo, sapete che in quei territori di guerra anche se le chiamiamo missioni di pace, ci sono degli sbarramenti, fili spinati, cavalli di frisia, sacchi di sabbia il minimo, invece no il kamikaze arrivò indisturbato alla caserma, provocando la detonazione e i morti, anche lì si disse: adesso ci sono i funerali, non è questo il momento di fare polemica sulle responsabilità politico – militari, verrà poi il momento, mai più sentito nessuno!
Oggi è sotto processo il comando militare davanti al Tribunale militare di Roma che non protesse quella caserma collaborando in qualche modo colposamente con gli attentatori, adesso abbiamo la nuova tregua, perché il Capo dello Stato in vista del G8 la detto: per il bene del paese etc. sospendiamo stampa e opposizioni sospendano le polemiche nei confronti del Presidente del Consiglio e lo ha detto in pieno scandalo di puttanopoli, nei giorni in cui si scopriva che orde di prostitute o di ragazze a pagamento che gentilmente vengono chiamate ragazze immagine, anche se non si capisce bene di quale immagine stiamo parlando, entravano e uscivano senza controllo nelle residenze del Presidente del Consiglio, presidiate peraltro da scorte pubbliche e da forza pubblica, basta con le polemiche per i giorni del G8, adesso il G8 è passato, non è servito assolutamente a niente, il G8 come avete capito è una grande carnevalata, una baracconata, è come il Gay Pride, è un carnevale dei capi di Stato degli 8 sedicenti paesi più industrializzati, adesso esteso ai 14, a chi volete voi, tende di Gheddafi first lady, gaglioffate varie, hanno buttato via un sacco di soldi, hanno costruito in tempo di record lussuosissimi appartamenti che avrebbero potuto meglio impiegare per dei sobri appartamenti per i terremotati che vivono ancora nelle tende ai 40 gradi all’ombra con i servizi igienici a distanza di chilometri, non hanno concluso nulla, tutte dichiarazioni di intenti alle quali non seguirà nulla di concreto, anzi nel giorno in cui si diceva che l’Italia era capofila nella lotta all’inquinamento atmosferico il Senato, proprio quel giorno, approvava il ritorno dell’Italia al nucleare in barba al famoso referendum dove la stragrande maggioranza degli italiani avevano votato contro il nucleare e non mi pare di aver notato una grande reazione delle opposizioni, proprio perché approfittando della tregua per il G8 hanno fatto passare pure il nucleare ma l’opposizione era in tregua, almeno quella del Partito Democratico, adesso finito il G8 uno dice: va beh ricominciamo a parlare dei problemi, ricominciamo a dire cosa sta combinando questo governo, ricominciamo a raccontare le porcherie delle residenze private del Capo del Governo, no, il Capo dello Stato fa un’altra intervista al Corriera della Sera in cui dice: proseguiamo la tregua, allora non è più una tregua, allora vuole dire che la guerra è finita, andiamo a vedere chi ha vinto, chi ha perso, se è il caso di interrompere la guerra, il Presidente del Consiglio è cambiato nell’ultima settimana, è diventato un’altra persona? Si è trasfigurato? Ha subito una metamorfosi? Mistero, gli hanno fatto tutti i complimenti semplicemente perché non ha toccato il culo alle signore, non ha fatto le gare di rutti e non ha indetto il concorso di chi ce l’ha più lungo tra gli 8 capi di stato e di governo dei paesi più industrializzati della terra e questo già ci è sembrata una grande prova da statista perché eravamo abituati corna, toccatine, battute grevi, barzellette sporche, gaffe, volgarità.
Peraltro in quei giorni il Presidente del Consiglio ha più volte insultato giornalisti, giornali che fanno il loro lavoro, ha più volte insultato le opposizioni, segno evidente che lui la tregua l’ha capito cos’è, la tregua non è una cosa che si fa in due, è una cosa che fanno le opposizioni e la stampa mentre lui può continuare a fare i suoi porci comodi, poi in quel momento gli conveniva dare un’immagine un po’ meno gaglioffa di sé stesso, visto che veniva dipinto come un clown da tutta la stampa e la diplomazia internazionale, quindi si è travestito da persona normale, pronto domani a ricominciare perché? Perché è sempre lui, ha 73 anni, è evidente che uno non può cambiare!
Quindi sarebbe il caso di domandarsi: cos’è cambiato rispetto a prima del G8 per giustificare la cessazione delle ostilità? Non la tregua ma la fine della guerra, ammesso che qualcuno avesse mai cominciato a farla, perché se poi escludete Di Pietro, due o tre giornali, neanche più le trasmissioni televisive perché Annozero è in vacanza, non è che si sia vista gran guerra, si sono visti semplicemente dei giornali, soprattutto stranieri che davano delle notizie, pubblicavano delle foto, raccontavano delle cose che non sono mai state smentite e che Berlusconi non ha mai spiegato, quindi adesso c’è un fervido dibattito se sia il caso di interrompere per sempre le polemiche nei confronti del Presidente del Consiglio, naturalmente chi se ne può avvantaggiare di questo? Il Presidente del Consiglio, si è sempre detto che fare polemica sulle cose che lui fa e non fa, sottolineare i suoi scandali, significa fare il suo gioco, questo è quello che lui vuole che si creda in giro, questo è quello che lui vuole che le opposizione pensino, tant’è che è terrorizzato dalle polemiche, guardate i giornali, ancora stamattina, ma è una costante da anni, il giornale di Berlusconi ben consapevole di ciò che conviene a Berlusconi e di ciò che non gli conviene, spara a zero su Di Pietro un giorno sì e un giorno pure, oggi gli danno dell’incivile, non trovo il giornale, meglio per voi, soltanto perché ha detto no alla tregua prolungata definitiva, tombale, proposta dal Capo dello Stato, che più che una tregua è un condono tombale sugli scandali di Berlusconi, proprio mentre stanno venendo e stanno per venire fuori altre rivelazioni, proprio mentre altre indagini si annunciano all’orizzonte, sta per chiudersi quella milanese su un’altra tranche degli scandali Mediaset , c’è un’indagine sulla Arner Bank di cui parleremo prossimamente, di cui ha parlato questa settimana l’Espresso, è la banca dove hanno i conti molti membri della famiglia del Presidente del Consiglio, ci sono le indagini che vanno avanti a Napoli sulla monnezza e soprattutto ci sono i processi di Palermo, nei quali come ci siamo già detti, sono emerse all’ultimo istante (vedi processo Dell’Utri e processo Ciancimino) carte clamorose come la famosa lettera che ora si scopre essere stata scritta da Provenzano all’On. Berlusconi per promettergli appoggio nel suo impegno politico tra il 1993 e il 1994 in cambio della disponibilità di una televisione, chi di voi ricorda certe rubriche di certi programmi Fininvest, sa che quelle televisioni non c’era neanche di metterle a disposizione perché c’erano delle note rubriche di programmi Fininvest che nel 1994/1995/1996 si sono date al massacro dei magistrati antimafia e degli investigatori antimafia più duri e più perbene, più capaci e alla difesa di noti imputati eccellenti di mafia.

Il nuovo condono fiscale

Quindi c’è tutto questo che bolle in pentola e su questo si vorrebbe stendere un velo pietoso chiamandolo “tregua”, bisognerebbe anche stendere un velo pietoso su quello che il governo quotidianamente continua a fare, la settimana scorsa il nucleare, questa settimana abbiamo lo scudo fiscale, ci era stato garantito, sono testimone, Tremonti era venuto a Annozero più volte a dire: mai più condoni! Perché i condoni sono un incentivo a evadere, al nero, cos’è lo scudo fiscale? Traduzione in italiano, così sappiamo di cosa stiamo parlando, è uno scudo protettivo per i criminali, per le grandi organizzazioni mafiose che accumulano fondi neri e soldi sporchi all’estero con il traffico di droga, con il riciclaggio, con il traffico di armi, con il traffico di persone umane e che poi vogliono spenderli questi soldi e per spenderli cosa devono fare? Devono ripulirli e come fanno a ripulirli? Oggi li danno alle organizzazioni atte al riciclaggio, le quali prendono 100 Euro sporchi e ne restituiscono 50 o 60 puliti, lo Stato propone di meglio, lo Stato propone di riciclare lui i soldi sporchi per chi li fa rientrare in Italia, noi non sappiamo quali sono i contorni di questo scudo fiscale, sappiamo però come era lo scudo fiscale del 2002, già firmato da Tremonti, di cui questo sarà il degno erede continuatore, cos’era quello scudo fiscale? Era così concepito: chi ha i soldi sporchi fuori Italia, li può far rientrare in Italia, li mette su una banca italiana, paga un 2,5% che è una specie di pizzo che paghi alla banca che poi li devolve allo Stato, perché la banca funge da esattore delle tasse da pagare su quei soldi, già, ma quelli sono enormi capitali, sui quali tu non hai pagato una lira di tasse e avresti dovuto pagare circa un’aliquota del 50%, invece del 50 ti fanno lo sconto e ne paghi il 2,5% e in più in forma anonima.
Ti rilasciano un certificato in cui ti dicono che hai fatto rientrare la somma tot, che è segretissimo, tu lo tirerai fuori soltanto quando un Magistrato o la Guardia di Finanza, ti contesterà un reato fiscale, tributario, contabile, relativo a quelle somme, allora tirerai fuori che quello che è il lascia passare, lo scudo Tremonti, nessuno ti potrà più fare niente per le conseguenze penali di quei fondi neri accumulati magari con quei traffici illeciti.
Quindi lo Stato offriva alle organizzazioni criminali condizioni di superfavore rispetto ai canali del riciclaggio, perché? Perché il riciclatore ti chiede il 40% per ripulirti i soldi sporchi, lo Stato ti chiede il 2,5%, ora vedremo quale sarà il pizzo che dovranno pagare questa volta i criminali, facendo rientrale i soldi dall’estero, si parla, ma è una bozza, del 10/12%, è comunque 1/5 di quello che avrebbero dovuto pagare.
Naturalmente a furia di fare condoni, il risultato qual è? Lo raccontava Repubblica, lo scudo fiscale precedente che avrebbe dovuto portare nelle casse dello Stato decine di miliardi di Euro, così ci era stato annunciato e sono stati poi messi a bilancio, in previsione di incassare chissà cosa, quanti soldi ha fruttato? Ha fruttato 2 miliardi, 2 miliardi di Euro è nulla se pensiamo agli enormi capitali che sono rientrati, allora? Allora è molto semplice, lo scudo fiscale non serve a niente, perché? Perché a furia di fare condoni, la gente non accede neanche più ai condoni, perché? Perché aspetta sempre quello dell’anno dopo che sarà sempre a condizioni più vantaggiose di quelle dell’anno prima, altri non lo fanno neanche il condono, ma perché uno dovrebbe fare il condono se non ha nessuna possibilità di essere preso? Ma uno fa il condono se ha paura di essere preso e di essere mazzuolato, ma se uno non teme di essere preso perché la nostra amministrazione finanziaria è un colabrodo e ogni anno vengono scoperte lo 0,8% delle evasioni fiscali, questa è la percentuale che viene recuperata di evasione fiscale ogni anno, è evidente che le possibilità di essere presi sono talmente infime e nessuno rischia di essere preso, quindi per quale motivo uno dovrebbe andare a pagare anche un 2,5%, quando può continuare a non pagare niente e a lasciare i soldi dove li ha!
Quindi è una legge immorale, criminogena, è un condono mascherato, e non porta neanche gettito, è la solita marchetta che il governo fa di tanto in tanto alle organizzazioni criminali con un aspetto peggiorativo, come fai a distinguere i soldi che hai nascosto in Italia, dai soldi che hai nascosto all’estero?
Tutti quelli che hanno evaso le tasse in Italia e non hanno mai portato il malloppo fuori dall’Italia, potranno approfittare dello scudo fiscale andando in banca a dire: questi soldi li avevo all’estero, ora li ho fatti rientrare, così potranno sanare anche le loro evasioni fiscali fatte in Italia, quindi questo è semplicemente e puramente un condono fiscale mascherato, questo è, lo chiamano emersione di attività detenute all’estero e prevede l’esclusione della punibilità per tutti i reati tributari, valutari, societari e fallimentari compresi i falsi in bilancio, bancarotte, evasioni fiscali etc., collegati a quei capitali e cosa dovrebbe fare l’opposizione? La tregua? In un paese del genere con un governo del genere che fa leggi del genere, l’opposizione fa la tregua? Ma l’opposizione mette a ferro e a fuoco il Parlamento in un paese democratico, altro che tregua e il primo a doversi riservare ai suoi poteri costituzionali, dovrebbe essere il Capo dello Stato, nei cui poteri previsti dalla Costituzione non c’è la raccomandazione alle opposizioni perché la smettano di opporsi, il Capo dello Stato è il custode della Costituzione e noi sappiamo benissimo che le democrazie costituzionali funzionano quando c’è un governo che governa e un’opposizione che si oppone! Non esiste in natura uno Stato democratico costituzionale nel quale il Capo dello Stato, continuamente intima alle opposizioni e alla stampa di non opporsi al governo, è una cosa mai vista, è incredibile quello che sta facendo il Capo dello Stato e è incredibile che si trovino così poche persone che glielo dicono di rientrare nei ranghi e di smetterla di fare la quinta colonna del Governo, perché il Governo non c’entra niente con il Capo dello Stato, quest’ultimo ha il compito di sindacare sull’incostituzionalità manifesta delle leggi che fanno il Governo e il Parlamento, soprattutto se il Governo si è sostituito al Parlamento come potere legislativo a furia di decreti e di colpi di fiducia e quindi per quale ragione continua a fare il Difensore d’ufficio del governo più indifendibile della nostra storia, questa è una cosa gravissima di cui bisogna essere consci, è un altro dei poteri di garanzia che se ne vanno, il fatto che continui imperterrito a elogiare un Presidente del Consiglio che ci fa vergognare nel mondo e che prepara continuamente porcherie come quella che vi ho appena illustrato o come il nucleare della settimana scorsa.

Il PD di D’Alema e Veltroni

In tutto questo abbiamo il congresso del Partito Democratico, congresso che sarà preceduto dalle primarie di fine ottobre e che da un lato è un segno di salute perché meno male c’è qualche partito che fa delle elezioni primarie e poi fa dei congressi, onore al merito, abbiamo visto qual era il congresso del Popolo della Libertà, una specie di incoronazione di Napoleone o di Carlo Magno, una specie di autoinvestitura alla Ceaosescu con il pappone delle mignatte in terza fila perché si è scoperto che il fornitore ufficiale di escort e anche di droghe era in terza fila insieme a alcune delle sue girls al congresso, quindi è un segno di salute il fatto che si facciano le elezioni primarie per scegliere i candidati che poi si fronteggeranno nel congresso del PD, d’altro canto è un segno di distrazione, perché? Perché già il PD faceva poca opposizione prima, adesso che hanno pure le loro beghe congressuali, praticamente si occupano solo di quelle e non fanno più opposizione, non si sente più una voce su quello che sta combinando il governo, per cui ancora una volta l’opposizione dopo quel rush finale che ha fatto Franceschini con un pizzico di polemica contro Berlusconi nelle ultime due o tre settimane della campagna elettorale, si è evaporato all’improvviso per cui adesso l’unica opposizione è tornata nelle mani di Di Pietro e questo è molto pericoloso perché attualmente Di Pietro rappresenta in Parlamento il 4%, anche se in Europa ha preso l’8%, per cui ci sarebbe bisogno di un’opposizione unita, forte, compatta, adeguata alla gravità delle cose che continuano a fare e che continueranno ad avvenire perché chi si illudeva che il fattore gnocca potesse rovesciare Berlusconi è rimasto deluso, avete visto come controllando l’informazione e purtroppo avendo una sponda come quella che c’è al Quirinale, si riesce a trasformare in un trionfo diplomatico una nullità assoluta come il G8 di cui siamo stati appena spettatori.
Quindi parlano solo del congresso e è un congresso piuttosto noiosetto, si fronteggiano l’ex vice di D’Alema e l’ex vice di Veltroni. D’Alema e Veltroni travestiti da Bersani e Franceschini continuano a farsi una guerra che hanno iniziato quando avevano i pantaloni corti alla fine degli anni 60 nella FIGC, forse sarebbe il caso che si trovassero in una stanza, se dessero un fracco di legate di santa ragione, poi ne uscissero, ci raccontassero chi ha vinto e la facessero finita perché sono 40 anni che litigano sulla pelle della sinistra italiana, lasciandola nelle condizioni in cui la vedete.
Poi si è candidato Ignazio Marino che è il vero outsider, ha una debolezza Ignazio Marino, essendo medico di altissimo livello, esperto in questioni bioetiche eticamente sensibili è forte su quei temi, molto meno sugli altri, l’economia, il sociale, gli esteri, gli interni etc., però ha già dimostrato di saperci fare, per esempio quando è venuta fuori la storia di questo presunto stupratore, dico presunto perché l’hanno già tutti dipinto come un mostro ma potrebbe anche darsi che non sia lui, la Questura di Roma è reduce dai famosi arresti dei rumeni che dovevano essere i mostri della Caffarella e poi non c’entravano niente, quindi teniamo presente di chi stiamo parlando!
Questo presunto stupratore sicuramente era già stato coinvolto una decina di anni fa in un altro caso di tentato stupro e era riuscito a uscire dal processo grazie al fatto che i suoi Avvocati avevano dimostrato che era caduto in preda a raptus e che quindi era non processabile in quanto non fuori di testa e era stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio.
La domanda è: ma come poteva essere a capo di un circolo del Partito Democratico un signore coinvolto su tutti i giornali 10 anni fa in un caso di tentato stupro, sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, si dirà: è guarito, ha diritto a rifarsi a una vita, certo, ma non ai vertici di un circolo di un partito, ma come li scelgono i candidati? Con i mattinali delle questure? Possibile che non chiedano garanzie, che non prendano informazioni in giro prima di scegliere il leader di un circolo di un partito? Quindi ha straragione Ignazio Marino quando pone il problema non tanto della questione morale, qui non c’era la questione morale, qui c’entra la rigorosità delle regole nella selezione delle classi dirigenti, non basta neanche il certificato penale, bisogna sapere la biografia delle persone a cui si dà un ruolo di responsabilità, poi può essere che ti sfugga qualcosa, certamente, non puoi mica sapere tutto, non risulta dal certificato penale di questa persona il fatto che gli avessero fatto il Tso, allora a quel punto ti scusi, il partito si scusa con i suoi elettori per non essere riuscito a scoprire una cosa che altrimenti avrebbe dovuto impedire a questa persona di ricoprire quell’incarico, questa è una cosa seria che andrebbe detta da un partito serio che vuole differenziarsi dagli altri.
Noi chiediamo il certificato penale, purtroppo non è bastato, ma questi neanche il certificato penale chiedono, tant’è che continuano a pontificare Enzo Carra che è un noto pregiudicato per avere mentito davanti ai giudici di Milano sulla maxitangente Enimont, si chiama falsi dichiarazioni al PM, è un reato gravissimo nei paesi seri!

Chi ha paura di Beppe Grillo?

Adesso arriva Grillo, che si candida, siamo in casa sua, quindi… poi non l’ho neanche sentito, non saprei cosa dire, però mi hanno telefonato alcuni colleghi delle agenzie dei giornali per chiedermi cosa ne pensavo, ho detto chiaramente cosa ne penso, dubito che Beppe abbia intenzione di finire la sua carriera di comico per diventare segretario del Partito Democratico, neanche glielo auguro onestamente, perché deve essere una vita di inferno, credo che lui abbia deciso un’altra volta di movimentare e di influenzare un appuntamento politico importante, forse decisivo, le primarie del Partito Democratico sono l’ultimo appello, da quelle dipenderà la qualità dell’opposizione nei prossimi anni, gli anni decisivi nei quali si vedrà se Berlusconi va a casa o no.
Quindi avendoci provato con il referendum, bloccati in Cassazione con la scomparsa di qualche centinaia di migliaia di firme, dopo averci provato con le leggi di iniziativa popolare, arenate nel Parlamento Vizzini, la commissione, sapete tutto, adesso ci prova, dopo averci provato con le liste civiche, peraltro con ottimi risultati perché ha infiltrato in molte assemblee comunali e provinciali almeno un rappresentante armato di telecamera e di occhio vigile, adesso ci prova buttando un sasso nello stagno delle primarie, la cosa interessante, più interessante ancora della candidatura di Grillo è la reazione del poliburo del Partito Democratico, questi parrucconi indignati, vergogna, Grillo, teniamolo fuori dalla porta, una provocazione, non ha i titoli, ci ha attaccati e quindi non può entrare, queste muffe che stanno lì incrostate dalla notte al Jurassic Park, non si rendono conto questi poveretti perché ormai fanno anche pena, sono mucchietti di ossa, che più si incazzano e più rendono interessante la partita, non si rendono conto che più si incazzano e più dimostrano che se hanno paura di Grillo, essendo comunque i titolari del 26 e qualcosa per cento dei voti, pare perdano mille voti al giorno, vuole dire che sono proprio alla canna del gas, perché? Perché i casi sono due: o Grillo alle primarie prende pochi voti e allora loro potranno dire: avete visto, era un bluff, ai nostri elettori non piace, ha sbagliato partito e quindi perché preoccuparsi, oppure invece Grillo prende molti voti e allora dovrebbero domandarsi il perché, perché chi è che va a votare alle primarie del Partito Democratico per Beppe Grillo? Elettori del Partito Democratico che condividono quello che dice Grillo, allora forse invece di occuparsi di Grillo, del suo linguaggio, della sua barba, della sua figura e fisionomia, forse farebbero bene a domandarsi perché una parte degli elettori del Partito Democratico, nonostante che Grillo abbia sempre bastonato il Partito Democratico, magari condividono quello che dice lui, non sarà che per sentir parlare di ambiente, di lotta al nucleare e di rifiuti zero bisogna andare sul blog di Grillo? Non sarà che per sentir parlare di acqua pubblica bisogna andare sul blog di Grillo? Che per sentir parlare del caso Aldrovandi, possibilmente prima della sentenza che ha condannato i poliziotti bisogna andare sul blog di Grillo o a partecipare al V day e che per sentir parlare dei condannati in Parlamento bisogna andare da quelle parti lì e che per sentir parlare di tante altre cose importantissime, pensiamo soltanto a tutto il tema dello sviluppo, della decrescita, dell’auto verde, tutti temi che sono sulla punta delle dita di Obama e che Grillo tratta da anni e che il centro-sinistra non tratta, allora forse se vogliono sconfiggere Grillo alle primarie dovrebbero provare a cominciare a rubargli il mestiere, a cominciare a parlare di alcune di queste cose che sono tutt’altro che robe qualunquiste o comiche, sono cose normali per una politica normale, invece si incazzano, strillano, preparano codicilli per sbarrargli la strada, credo che anche se dovesse durare soltanto una settimana, questa candidatura ha già sortito i suoi effetti, perché ha già mostrato quale parte del Partito Democratico è morta e sepolta e quale invece ha ancora una speranza.
Vi do un’altra – e è l’ultima – informazione di oggi, da domani o dopodomani avremo finalmente la possibilità di abbonarci a Il fatto quotidiano con la carta di credito tramite Internet e quindi vi invito da domani a seguire le nuove istruzioni che metteremo sul sito antefatto.it c’è tempo per lo sconto sugli abbonamenti fino alla fine del mese, passate parola!”

San Marino paradiso fiscale

http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=15680&Itemid=48

…l’istituto in questione è la Cassa di Risparmio di San Marino, una sorta di banca-Stato, decapitata pochi giorni fa

I pm Fabio Di Vi zio e Marco Forte, affiancati dalla Guardia di Finanza e dalla Squadra mobile di Forlì, hanno accusato i vertici della Cassa e altri 35 indagati, di riciclaggio di denaro, associazione a delinquere, truffa, evasione fiscale e varie violazioni di leggi bancarie e finanziarie.

In pratica, secondo le indagini, la cassa dribblava tutte le norme antiriclaggio, garantendosi flussi enormi di denaro da «ripulire ». Su un conto Mps a Forlì della Cassa di San Marino, in quattro anni è arrivato oltre un miliardo

È un colpo devastante per uno staterello che vive in una zona grigia della finanza

gli investigatori hanno passato in rassegna un milione di assegni e il 60% proviene da zone ad alta concentrazione di camorra e ’ndrangheta. Un capitolo tutto da scrivere.

Tratto da: Corriere della Sera

Blog di Beppe Grillo – Terza stella, Rifiuti Zero – Matteo Incerti

Blog di Beppe Grillo – Terza stella, Rifiuti Zero – Matteo Incerti.

firenze_incerti.jpg

Pubblico l’intervento che Matteo Incerti ha tenuto al raduno delle Liste Civiche, il giorno 8 marzo 2009 a Firenze.

Cinque regole
Cinque azioini
L’impiantistica necessaria
La lotta internazionale ai rifiuti

Testo dell’intervento:

Cinque regole

“Ciao a tutti, siamo qui per parlare di rifiuti zero, rifiuti zero è il futuro, sentiamo Pd e Pdl parlare di inceneritori e discariche. Ebbene sappiate che loro stanno parlando del passato, rifiuti zero è il futuro perché vuol dire più ambiente, più salute, più lavoro e più risparmio economico. Ci sono cinque regole che dovete tenere in mente bene come futuri amministratori per far entrare bene la mentalità di rifiuti zero.
1. Tutto ciò che non si ricicla, riutilizza o può essere avviato a compostaggio va eliminato nei prossimi anni dal ciclo produttivo della nostra economia, attraverso una collaborazione tra istituzioni, università e imprese. Nei prossimi anni dovremo lavorare affinché questo concetto sia ben chiaro, non sono rifiuti ma materiali postconsumo.
2. Rifiuti zero vuole dire più lavoro, ci sono ricerche, ogni 15 posti di lavoro creati con il riciclo (fonte Conai) se ne creano solo uno con inceneritori e discariche, in un momento di crisi fondamentale questi investono sugli inceneritori: guardate i risultati! Altra ricerca, ogni mille abitanti con il porta a porta si creano 2 posti di lavoro e questi investono su cemento e inceneritori.
3. Guardiamo i costi. Bruciare è un incentivo allo spreco di denaro pubblico, cosa da Corte dei Conti perché ci sono ricerche bancarie dello stesso Geronzi (Capitalia) che dicono che senza incentivi pubblici gli inceneritori non stanno in piedi, da qui Cip 6, questa vergogna italiana bocciata dalle leggi europee e  l’hanno votata lo scorso dicembre: 2 miliardi di Euro del sole che tornano agli inceneritori contro le leggi europee e contro le leggi di un vero libero mercato.
4. Ricordiamoci che inceneritori e discariche provocano danni economici, sia per i costi sociali, di gestione, ambientali, sanitari, li vedete lì da 4 Euro a 21 Euro a tonnellata smaltita per gli inceneritori, da 10 a 13 per le discariche, sono una rovina per il pianeta e per le nostre tasche, per l’economia. Da qui capiamo e iniziamo a vedere cosa possono essere.
5. Il vero risparmio energetico, il vero recupero energetico è la raccolta differenziata porta a porta quella spinta. Qui c’è uno studio fatto da una municipalizzata di Mantova che ha dimostrato, partendo da un piccolo paese, come il vero recupero energetico, il vero risparmio si fa con la raccolta differenziata porta a porta domiciliare rispetto a quella dei cassonetti stradali che invece incentiva solo inceneritori e discariche.

Cinque azioni

Ma adesso vediamo come possiamo arrivare, attraverso azioni nei nostri comuni, a rifiuti zero, che è il futuro e vedremo perché è il futuro.
1. Riduzione dei rifiuti. Esiste un programma europeo che si chiama Meno cento chilogrammi a testa di rifiuti, fattibile in uno o due anni con campagne spinte, vedete qua i vari modi, compostaggio domestico, azioni contro lo spreco di cibo, i pannolini lavabili promossi da Beppe, scoraggiare l’invio dei volantini, la dematerializzazione dei beni, prodotti di vuoto a rendere, promozione dell’acqua del rubinetto e così via.
2. Ridurre di imballaggi inutili con una serie di accordi con le imprese facendo pressione dal livello locale, il vuoto a rendere, i prodotti alla spina, latte, cereali, lo vediamo cosa succede. Vanno, questi prodotti costano anche meno e si riducono i rifiuti.
3. Vendita dei materiali postconsumo, i negozi del riciclo, queste esperienze iniziate in Piemonte ha un valore educativo enorme, dando dentro a questi negozi vetro, lattine, plastica,  ricevendo un bonus noi capiamo a livello educativo il valore che c’è dietro queste cose che non vanno né bruciate e né sotterrate ma vanno riutilizzate, riciclate per creare una vera economia a ciclo continuo.
4. La raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, quasi mille comuni sotto i mille in Italia la fanno, in pochi mesi si arriva al 65 – 85 per cento di raccolta differenziata, nel trevigiano con un microchip iniziano a fare la raccolta differenziata porta a porta con la tariffa puntuale per imprese e famiglie, paghi solo ciò che non ricicli, si arriva a queste cifre. Mi spiegano perché non si fa una bella legge nazionale per permettere il porta a porta obbligatorio: in tutti i comuni avremmo queste percentuali, forse perché ci sono degli interessi dietro e perché un inceneritore costa 200 milioni di Euro, una tangente sull’inceneritore probabilmente rende di più di altri sistemi che costano infinitamente meno!
5. La raccolta fuori casa. In ogni luogo della nostra vita pubblica, ce lo insegna l’esperienza di David Borrelli a Treviso, bisogna fare la raccolta differenziata, scuole, teatri, in ogni posto, ospedali, in modo che a livello educativo questo venga ben impresso nella gente.
Poi invece abbiamo per i materiali ingombranti le isole ecologiche  uno in ogni quartiere, uno in ogni comune e nei piccoli comuni, le vediamo già in molti comuni ma perché queste isole spesso non sono integrate con quello che abbiamo visto prima. Anche qui si può recuperare moltissimo materiale ingombrante, per le imprese è fondamentale, queste politiche sono oro per le nostre imprese, per le piccole e medie imprese.

L’mpiantistica necessaria

Poi arriviamo all’impiantistica, impiantistica che non prevede inceneritori, per fare energia servono impianti di compostaggio e di gestione anaerobica con gli scarti dell’agricoltura o i nostri scarti organici possiamo fare materiali come biogas o metano con i quali, come insegna una esperienza in Svezia, possiamo fare andare i nostri mezzi pubblici o i mezzi per esempio per la raccolta dei rifiuti, perché non si fa? Qual è il problema? Abbiamo poi centri di riciclo privati modello riciclo totale come quelli di Vedelago attraverso i quali si può recuperare sia il materiale riciclabile che si inizia a recuperare il materiale non riciclabile, in primis gli scarti plastici e quelli cartacei che essendo a alto potere calorifico che spesso sono scarti anche da differenziata, sono manna per gli inceneritori, ma questa imprenditrice Carla Poli ha ideato un sistema per trasformarli in sabbie sintetiche per l’edilizia o per altri stampi plastici. Perché in ogni provincia o in bacini non si mettono in piedi questi centri di riciclo, che creano più posti di lavoro in un momento di crisi: altro che inceneritori!
In più per la parte residua il trattamento meccanico biologico a freddo che bioessica i rifiuti, costano il 75 per cento in meno degli inceneritori e allora capiamo forse, nel paese delle tangenti, perché non fanno queste cose ma fanno gli inceneritori che costano 200 milioni di Euro l’uno! Queste sono cose da Corte dei Conti, a Reggio Emilia dove la provincia a un mese dalle elezioni ha ritirato fuori l’inceneritore quando questo ormai era stato cancellato c’è stato chi, il candidato a sindaco della lista civica che parlerà oggi pomeriggio, li ha denunciati alla Corte dei Conti visto che c’erano i progetti alternativi e due assessori, uno l’Ass. Montanari che tu conosci ha detto “anche noi siamo pronti a rendere testimonianza perché è uno scandalo, si sprecano soldi pubblici con gli inceneritori”.
Una importante esperienza americana che ci ha insegnato Paul Connett ci dice però che quanto in questo momento non riusciamo a riciclare va studiato perché è un errore e allora bisogna creare in ogni provincia dei centri studio sul materiale ancora non riciclabile in collaborazione sempre con le imprese e con le università, per creare l’ecodesign, guardate il concetto intelligente e anche di lavoro che  c’è dietro per arrivare in 10 – 15 anni a sostituire nei cicli produttivi questi materiali. Ah poi mi sono scordato avete ragione, l’end fill mining cosa succede? L’hanno iniziato a fare in Germania e anche in Veneto, le vecchie discariche, esaurito il loro potere derivato dai rifiuti organici che creano biogas, vengono riaperte e recuperata la plastica, il vetro, le lattine che sono lì perché è oro, sono giacimenti metropolitani di materiali che possono essere riciclati. Benissimo, in Italia in Valle d’Aosta, questa è una cosa allucinante, c’è stato chi ha avuto l’idea di riaprire una vecchia discarica per trovare la plastica per fare andare l’inceneritore che vogliono costruire in Valle d’Aosta altrimenti non avrebbe il materiale per bruciare: una cosa delirante!
Attraverso queste politiche noi possiamo in 10 – 15 anni, dando più posti di lavoro senza creare proteste dei cittadini, risparmiando soldi arrivare alla chiusura di inceneritori e discariche, non lo dice Matteo Incerti che è un semplice giornalista che si è informato via Internet o andando a vedere le cose sul posto, adesso iniziamo a vedere chi dice queste cose e adesso rideremo.
Rifiuti zero è un esempio lo vediamo nelle migliori città degli Stati Uniti, la California, San Diego, San Francisco, Seattle, Toronto in Canada, l’obiettivo di stato della Nuova Zelanda è rifiuti zero, il 60 per cento dei comuni della Nuova Zelanda ha adottato politiche rifiuti zero, Camberra in Australia, Buenos Aires in Argentina, dopo la crisi economica hanno pensato a rifiuti zero. Forse anche in Italia dovremmo cominciarci a pensare.

La lotta internazionale ai rifiuti

Si combattono delle sfide a rifiuti zero in California, questo che vedete in alto è il logo del sito zero del governo della California governato da Arnold Schwarzenegger che è repubblicano, che contro alle prossime elezioni il prossimo anno dovrebbe avere come candidato governatore democratico, capostipite di rifiuti zero, che è Gavin Newsom il sindaco di San Francisco. 35 milioni di abitanti la California, a novembre riciclava il 58 per cento dei propri rifiuti, nell’arco di 15 – 20 anni punta a chiudere tutti gli inceneritori e discariche, San Jose capitale della Silicon Valley, il distretto tecnologico più avanzato degli Stati Uniti, ha obiettivo rifiuti zero e creare 25 mila posti di lavoro solo a San Jose con questo sistema.
Allora: si sono tutti iscritti a Greenpeace o hanno capito che il futuro è questo? Penso che abbiano capito che il futuro è questo!
E concludiamo con i blog di Barak Obama dove c’è una specifica campagna “riduci, riusa, ricicla” guardate le ultime righe “dobbiamo andare verso rifiuti zero” questo è Barak Obama e la vorrei vedere a Firenze questa cosa perché c’è un giovane candidato sindaco che si atteggia a nuovo Obama, tal  Renzi, che propone inceneritori, gli dico basta andare su Internet e studia qual è il futuro e poi ci possiamo confrontare caro Renzi!
Porterà in Tribunale come me, come la dottoressa Gentilini chiamata Maga Magò, quello che vi dico sono cose è queste sono cose fattibili, basta informarsi, basta informare e creare delle alleanze anche trasversali con le piccole e medie imprese che capiscono giorno dopo giorno questo valore, perché si possono creare migliaia di posti di lavoro.
Quindi andate nei comuni e sappiate che l’obiettivo è questo, ci sono carte su carte che suffragano queste tesi, esperienze nel mondo, questo è il futuro; tenete duro perché questo è il futuro!”

Antonio Di Pietro: Processo Bassolino: bruciare tutto

Antonio Di Pietro: Processo Bassolino: bruciare tutto.

All’udienza odierna del processo Bassolino hanno deposto due teste: Arturo Rigillo, ex presidente comitato 212 che ebbe il compito di approvare i progetti della Fibe, dare idoneità ai siti di stoccaggio e l’ingegner Paolo Rabitti, perito della Procura di Napoli sui rifiuti campani, che nel suo libro Ecoballe ha denunciato il disastro ambientale per la violazione dell’ordinanza risalente al marzo ’98 dell’allora Ministro degli interni Giorgio Napolitano, che prescriveva il raggiungimento del 35% di raccolta differenziata; l’affidamento per 10 anni della gestione di tutti i rifiuti campani a valle della raccolta differenziata; la realizzazione entro il ’99 degli impianti e entro il 2000, di due inceneritori per il trattamento della frazione secca del rifiuto indifferenziato tramite il raggiungimento del potere calorifico adatto.

L’elettricità prodotta dagli inceneritori da questo processo, per 8 anni avrebbe goduto degli incentivi Cip6 ad un prezzo di 4 volte superiore al costo di produzione di un normale impianto termoelettrico.

Ebbene come già detto, il decreto Napolitano fu disattesto in toto, fin dal bando di gara indetto dalla commissione straordinaria ai rifiuti presieduta dall’allora Presidente della Campania Antonio Rastrelli.

Il bando prevedeva il trattamento di tutti i rifiuti, non solo dei residui della raccolta differenziata; le prescrizioni del capitolato d’oneri riguardavano solo l’inceneritore, senza alcun riguardo per gli impianti di selezione e trattamento a monte dell’incenerimento; nemmeno una parola sugli impianti di compostaggio, senza i quali la raccolta differenziata dei rifiuti non ha senso.

Insomma, la decisione della giunta Rastrelli di bruciare tutto, anche i materiali inerti, fu confermata anche dalle successive giunte Bassolino.

La seconda violazione è stata l’aggiudicazione del progetto a Fisia-Impregilo, nonostante la stessa commissione lo giudicò il peggiore tra quelli presentati, senza preoccuparsi del fatto che nessun compost sarebbe mai stato prodotto senza fare la raccolta differenziata della frazione organica.

Secondo Paolo Rabitti bastava una sommaria visione del progetto per bocciarlo. Invece è parso evidente che la giunta campana non abbia inteso né produrre compost, né stabilizzare – cioè rendere inoffensiva – la frazione «umida» del rifiuto indifferenziato; ma solo chiamare compost tutto lo scarto del rifiuto combustibile per l’inceneritore.

Se ci aggiungiamo che Impregilo voleva subordinare la validità della sua offerta all’accettazione tramite una nota del tutto illegale dell’Abi che «mette al bando» la raccolta differenziata di plastica e carta – gli unici materiali combustibili che possono alimentare un inceneritore – la frittata pare fatta.

I comuni avrebbero dovuto pagare a Impregilo la tariffa della raccolta differenziata anche se questa non è mai stata fatta. Il solo scopo, secondo Rabitti, era quello di massimizzare gli incassi con l’equazione più rifiuti, più guadagni.

La terza violazione del decreto Napolitano si è verificata con la cancellazione delle clausole che obbligavano Impregilo a bruciare i rifiuti in altri impianti fino al completamento dell’inceneritore e quelle che limitano il materiale da bruciare alla metà dei rifiuti prodotti in regione. Clausole che avrebbero obbligato Impregilo a pagare altri operatori, perdendo gli incentivi Cip6.

Ecco allora la soluzione di impacchettare tutto in migliaia di «ecoballe», in attesa di poterle bruciare nel proprio forno. Forno che come sapete non è mai entrato in funzione, ma che ha trasformato le ecoballe in oro, tanto che le banche dell’Abi le hanno accettate a garanzia dei prestiti concessi a Impregilo, come fossero tanti barili di petrolio.
Stoccaggi che dopo un anno, per legge, sono diventati illeciti trasformandosi in discariche, per le quali erano necessari presidi ambientali mai realizzati per gli elevati costi a carico del Commissario, cioè delle tasche degli italiani.

La quarta violazione del decreto: una porta spalancata alla camorra che ha affittato i camion per portare le ecoballe in giro per tutta la Campania e i terreni dove accumularle.

Quinta violazione: per produrre più ecoballe si sono fatti lavorare i Cdr oltre le loro capacità, sospendendo la manutenzione e mettendoli fuori uso.
Un ragionamento logico suggerirebbe che rovinando i propri impianti i titolari dell’appaltato, cioè Impregilo, abbia danneggiato se stessa; in realtà con gli impianti fuori uso e le discariche piene, i rifiuti si sono accumulati per le strade assieme all’emergenza ambientale. Che ha giustificato l’autorizzazione a produrre compost che non è compost e Cdr che non è Cdr. E nuovi impianti con enormi incentivi: non più un solo inceneritore e nemmeno 2, ma 4; e tutti con gli incentivi Cip6, aboliti nel resto dell’Italia e fuorilegge secondo la Commissione europea.

«Da diverse conversazioni intercettate – ha scritto Rabitti – emerge il sistematico ricorso al blocco della ricezione dei rifiuti come strumento di pressione per avere le autorizzazioni agli stoccaggi e per giustificare i provvedimenti». Ecco spiegata l’emergenza rifiuti secondo la deposizione dell’ingeger Rabitti.


Rifiuti, San Francisco chiama Parma

Rifiuti, San Francisco chiama Parma.

Scritto da Federico Valerio

In anteprima assoluta, allego la lettera che il sindaco di San Francisco ha inviato al sindaco di Parma, in merito alla scelta della città del prosciutto di incenerire i propri rifiuti. Questa lettera è stata sollecitata da un gruppo di cittadini parmensi in visita alla città di San Francisco che, grazie ad un porta a porta diffuso su tutta la città, ha raggiunto il 70% di raccolta differenziata e non ha inceneritori.

“Caro sindaco di Parma

sono profondamente preoccupato nell’apprendere che Parma sta valutando di incenerire gli scarti dei suoi concittadini, come sistema per la gestione dei materiali post consumo.

Come sindaco di una grande città, complessa dal punto di vista geografico e difficile dal punto di vista fisico, desidero portare alla Sua attenzione il successo raggiunto da San Francisco: noi ricicliamo e compostiamo il 70% dei materiali post consumo che produciamo.

Dai nostri scarti vegetali e dai nostri scarti di cibo produciamo un compost organico che ha una grande richiesta. Questo compost arricchisce i nostri terreni, ci fa risparmiare acqua per l’irrigazione, riduce l’uso di pesticidi e fertilizzanti e nel contempo sottrae carbonio dall’atmosfera e fa crescere grandi raccolti! Tutto questo è ottenuto con scarti che in precedenza erano mandati a discarica.

Mentre l’incenerimento ha un grave impatto negativo sull’atmosfera.

Parma è il centro della Emilia Romagna, una importante regione italiana, patria di cibi deliziosi, famosi in tutto il mondo. Questo ben di Dio, prodotto dai vostri agricoltori è un patrimonio per i vostri campi e le vostre aziende agricole.

Analogamente, San Francisco è il centro della produzione agricola ed alimentare degli USA. E proprio qui, i nostri scarti organici, oggi producono uno dei più ricchi compost biologici, utilizzato per i nostri ortaggi, la nostra frutta, i nostri vini, tutti prodotti della più alta qualità biologica.

Sollecito il sindaco di Parma a venire a visitare San Francisco, come più di 100 altri sindaci hanno già fatto nel 2005, in occasione della Giornata Mondiale per l’Ambiente. Gli mostrerò personalmente in che modo recuperiamo, per fini utili, il 70% dei nostri materiali post consumo.

Ciao

Gavin Newsom”

Segue la versione originale in inglese. Ovviamente siete invitati a dare la massima pubblicità a questa lettera.

Dear Parma Mayor
I am deeply concerned to learn that Parma is considering incinerating your citizens discards as a means of waste management. As the mayor of a large, geographically challenging and physically constrained city, I want to bring to your attention San Francisco success: we recycle and compost 70% of our waste stream.
We create an organic compost that is in high demand from our green and food waste stream. This compost enriches our soil, saves on water usage, reduces pesticide and fertilizer use, while fixing carbon out of the atmosphere -and grows great produce! All from what was previously landfilled.
Incineration has even greater negative impacts on the atmosphere.

Parma is the center of Emilio-Romangnola region of Italy, home to some of the world’s most famous and delicious foods. This agricultural bonanza is a legacy from your local soils and farms.
SF is similarly a center of the US food and agriculture. Here our waste stream is now providing the richest organic compost for our highest quality organic vegetables, fruits and wines.

I urge the mayor of Parma to come visit SF, as over 100 mayors did for World Environment Day in 2005. I will personally show you how we recover over 70% of our waste for beneficial use.

Ciao,

Gavin Newsom

divulgata da Federico Valerio

Il giudice Borsellino parla di Mangano

Il giudice Borsellino parla di Mangano.

Questa è una piccola parte dell’intervista rilasciata nella sua casa di Palermo dal giudice Paolo Borsellino il 21/5/1992 (due giorni prima della strage di Capaci in cui morì Giovanni Falcone) a Fabrizio Calvì e Jean Pierre Moscardò, due giornalisti francesi che stavano realizzando un documentario sugli affari della mafia in Europa.

Parti di questa intervista sono state proposte in tv il 16 marzo 2001 dalla trasmissione “Il Raggio Verde” di Michele Santoro e da “Terra” settimanale di approfondimento del tg5 il 24 marzo 2001.

Ne riporto domande e risposte, escludendo le parti riguardanti i possibili rapporti illeciti fra Vittorio Mangano, Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, perché in merito il giudice Borsellino parlava non con diretta conoscenza dei fatti e delle indagini allora in corso alla Procura di Palermo.

Vittorio Mangano (profilo tratto da “Terra” del tg5), fatto assumere da Marcello Dell’Utri come fattore (“stalliere”) nella villa di Silvio Berlusconi di Arcore (Milano) ed imprenditore già famoso in Francia per l’avventura dell’emittente televisiva “La Cinq”. E’ morto il 23/7/2000, gli erano stati concessi gli arresti domiciliari a causa delle sue precarie condizioni di salute, aveva 58 anni.

il giudice Paolo BorsellinoBorsellino:

Vittorio Mangano l’ho conosciuto anche in un periodo antecedente al maxi-processo e precisamente negli anni fra il 1975 e il 1980, ricordo di aver istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane.
(sospensione per una telefonata ricevuta) Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come “uomo d’onore” appartenente a Cosa Nostra.

Giornalista:

“Uomo d’onore” di che famiglia?

Borsellino:

Uomo d’onore della famiglia di Pippo Calò, cioè del….di quel personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia alla quale originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio Mangano, ma questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito io e risultava altresì dal….da un procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precedenti al maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva abitualmente a Milano, città da dove, come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale del traffico di droga che….dei traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane.

Giornalista:

E questo Mangano Vittorio faceva traffico di droga a Milano?

Borsellino:

Il Mangano di droga….eh….Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti, risulta l’interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso della quale lui, conversando con altro personaggio delle famiglie mafiose palermitane, preannuncia o tratta l’arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche come “magliette” o “cavalli”.

Giornalista:

Comunque lei in quanto esperto, lei può dire che quando Mangano parla di “cavalli” al telefono vuol dire droga?

Borsellino:

Sì, tra l’altro questa tesi dei “cavalli” che vogliono dire droga, è una tesi che fu asseverata alla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al dibattimento, tant’è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi-processo per traffico di droga.

Giornalista:

Dell’Utri non c’entra in questa storia?

Borsellino:

Dell’Utri non è stato imputato del maxi-processo per quanto io ne ricordi, so che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano.

Giornalista:

A Palermo?

Borsellino:

Si, credo che ci sia un’indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari.

Giornalista:

Marcello Dell’Utri o Alberto Dell’Utri?

Borsellino:

Non ne conosco i particolari, (consulta delle carte, che aveva dinanzi sulla scrivania) potrei consultare avendo preso qualche appunto, cioè si parla di….Dell’Utri Marcello e Alberto, entrambi.

Giornalista:

I fratelli?

Borsellino:

Sì.

Giornalista:

Quelli della Publitalia?

Borsellino:

Sì.

Giornalista

Mangano era un “pesce pilota”?

Borsellino:

Sì, guardi….le posso dire che era uno di quei personaggi che ecco….erano i ponti, le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord-Italia.

Giornalista:

Si è detto che ha lavorato per Berlusconi ?

Borsellino:

(lungo sospiro) Non le saprei dire in proposito o…anche se….dico….debbo far presente che….come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo, poiché ci sono….so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per le quali….non conosco addirittura quali degli atti siano ormai conosciuti, ostensibili e quali debbono rimanere segreti. Questa vicenda che riguarderebbe suoi rapporti con Berlusconi, è una vicenda che la ricordi o non la ricordi, comunque è una vicenda che non mi appartiene, non sono io il magistrato che se ne occupa quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla.

Giornalista:

C’è un’inchiesta ancora aperta?

Borsellino:

So che c’è un’inchiesta ancora aperta.

Giornalista:

Su Mangano e Berlusconi a Palermo?

Borsellino:

Sì.

Blog di Beppe Grillo – La mafia alla conquista dell’Europa

Blog di Beppe Grillo – La mafia alla conquista dell’Europa.

La mafia alla conquista dell’Europa

reski.jpg

Petra Reski è una giornalista del settimanale tedesco Die Zeit. Ha scritto il libro: “Mafia. Von Paten, pizzerien und falschen priestern”. Il titolo in italiano sarebbe: “Mafia. Di padrini, pizzerie e falsi sacerdoti”. Sarebbe perchè il libro, tradotto in molte lingue, finora non ha trovato editori italiani. Petra descrive l’inarrestabile penetrazione delle mafie italiane in Europa. Per la Frankfurter Allgeimeine Zeitung il suo libro è il migliore sull’argomento mai pubblicato. Petra ha ricevuto minacce e passa il tempo a difendersi nei tribunali tedeschi da querele e denunce delle persone da lei citate.
Il libro è considerato il “Gomorra” tedesco e Petra rischia di fare la fine di Saviano. Le mafie italiane sono, con tutta probabilità, la prima azienda del nostro Paese. Il fatturato presunto è di 100/150 miliardi di euro all’anno. Tutto in nero. Un capitale che va investito. Dopo l’Italia, mercato ormai saturo di capitali mafiosi, c’è l’Europa. Il Pil di molti Paesi europei dipende anche dai soldi riciclati della mafia. Esportiamo capitali e mafie. Tra qualche anno Bruxelles sarà nostra, cosa nostra.

Intervista a Petra Reski

Intervistatore (I.): Petra Reski, scrittrice e giornalista, è autrice di un libro sulla ‘ndragheta scritto in lingua tedesca, considerata in Germania la miglior opera sull’argomento. Secondo lei perché le mafie, in particolare la ‘ndragheta, si sono così radicate all’estero?

Petra Reski (P.R.): Perché le leggi estere permettono cose che non si possono fare in Italia, per esempio in Germania non esistono intercettazioni ambientali nei locali pubblici, e anche nelle case è molto difficile intercettare, gli investimenti frutto di riciclaggio è molto più facile farli in Germania che in Italia. Il reato di associazione mafiosa in Germania non esiste, dunque un soggetto della mafia può tranquillamente investire tutti i suoi soldi in Germania senza essere controllato.
Ci sono migliaia di casi di, chiamiamoli “pizzaioli“, che vengono a lavorare in Germania con un reddito mensile di 800 euro e magari si comprano un albergo, oppure delle strade intere.

I.: Per cui c’è un po’ di connivenza anche con qualche tedesco?

P.R.: Per forza! Senza connivenza sarebbe impossibile anche in Germania. I tedeschi si credono, purtroppo, un po’ superiori al problema che non vedono, pensano che la mafia sia un fenomeno solo italiano, di regioni un po’ arretrate del Sud Italia, dunque una cosa che non potrebbe mai succedere in Germania, e invece in Germania è come in Italia. Con l’aiuto dei politici, delle istituzioni e di avvocati disponibili, nella Germania degli ultimi 40 anni sta accadendo ciò che accade in Italia da 150 anni.

I.: Ma ci sono zone più esposte a questo fenomeno oppure?

P.R.: Sì, questi mafiosi in Germania sono arrivati come emigranti purtroppo. Nell’epoca degli anni ’40 hanno iniziato a installarsi nelle zone industriali tedesche. Dunque i centri della ‘ndragheta sono Duisburg, tutta la zona della Ruhr, Dortmund, tutt’attorno a Stoccarda.
Dopo la caduta del muro di Berlino, verso la metà degli anni ’90, una parte della ‘ndragheta si è trasferita a Lipsia e in Sassonia.

I.: Infatti lei ha accennato alla vicenda di Duisburg in cui ci furono 6 morti uccisi dalla ‘ndragheta, e lei ha scritto un libro su questa vicenda e ha avuto anche delle minacce.

P.R.: Sì diciamo che ho avuto delle minacce velate che solo un italiano potrebbe capire molto bene perché per un tedesco sarebbe un po’ più difficile, come quando in un’occasione della presentazione del mio libro, ad Hartford, cioè in Turingia, erano presenti dei personaggi tedeschi che prima spiegavano in lungo e in largo che il riciclaggio in Germania sarebbe impossibile, e poi, con degli italiani presenti, si felicitavano espressamente per il mio coraggio, dicendomi “ammiro il suo coraggio, signora!”. Questo pochi istanti dopo aver fatto discorsi in difesa di certi personaggi che mi hanno fatto causa per ciò che ho scritto nel mio libro. Dunque, per me, il messaggio era chiaro. Vivo da 20 anni in Italia e da 20 anni mi occupo di mafia, dunque quella situazione, in quel momento mi ricordava Michele Greco, che davanti al Tribunale durante il maxiprocesso: “io ho un dono inestimabile, signor giudice, questa è la pace interiore, auguro a lei e alla sua famiglia una lunga vita”.

I.: Ma lei nel suo libro ha rivelato cose utili ai giudici per il proseguo dell’inchiesta?

P.R.: Sì, perché ovviamente, in seguito al massacro di Duisburg, la Polizia federale, già prima, seguiva l’attività di certi clan, soprattutto quelli legati alle vicende di Duisburg, dunque in quel caso da parte del clan non c’è nessun interesse di suscitare l’attenzione pubblica.

I.: Certo, ma lei ha scritto dei nomi su questo libro che sono stati censurati!

P.R.: Sì.

I.: Il governo italiano dice che è tutto sotto controllo, alcuni addirittura dicono che in Italia la mafia non esiste.

P.R.: Addirittura?

I.: Sì, Beh Dell’Utri l’ha detto diverse volte.

P.R.: Ah sì è vero! Sì, anche in Germania dicono che la mafia non esiste. E’ divertente questo da sentire perché mi ricorda un mafioso attivo a Milano negli anni ’60, che dopo essere stato arrestato disse: “la mafia cos’è? Un tipo di formaggio?” dunque la stessa cosa ora vale per la Germania.
Siccome per i tedeschi la mafia è una cosa molto folkloristica da film, del padrino, di romanzi eccetera, loro non possono neanche vagamente immaginarsi, che il gentile pizzaiolo che saluta, e questo lo so anche da parte di questi che sono stati uccisi a Duisburg, rinomati per essere stati dei buoni vicini, molto gentili e disponibili, per un tedesco è impossibile immaginarsi questo.
E la politica tedesca, a parte il suo coinvolgimento diretto in particolari casi, per loro riconoscere l’esistenza della mafia in Germania è un grande problema perché ne creerebbe uno più grande nella coscienza pubblica, e soprattutto l’unico problema per il governo tedesco sono gli islamisti, non la mafia.

I.: Ma i nomi che lei ha fatto in questo libro, li ha scoperti lei tramite indagini sue proprie, oppure com’è riuscita a raccogliere tutti questi elementi che hanno messo insieme un quadro così variegato e anche inquietante, della realtà mafiosa in Germania?

P.R.: Io veramente sono stata tirata dentro perché mi sono sempre occupata di mafia solo in Italia, dunque questo era il seguito di Duisburg, grazie al lavoro di giornalisti italiani ai quali rivolgo l’elogio perché sono molto più bravi di quelli tedeschi a dire la verità, perché loro sono stati i primi a fare i nomi degli italiani coinvolti nelle attività della ‘ndragheta in Germania

I.: Tipo? Di questi nomi?

P.R.: Non posso fare i nomi perché…

I.: non li può fare

P.R.: praticamente la mia attenzione è nata in seguito alla lettura dei giornali italiani, dopo ho approfondito l’argomento in Germania, con le conferme che mi venivano dalle indagini della Polizia tedesca.

I.: Lei attualmente vive in una località che non si dice perché ha avuto queste minacce, ma quante cause ha collezionato con questo libro finora?

P.R.: Attualmente siamo arrivati alla quinta causa e due denuncie penali di cui una è già stata archiviata e adesso vediamo

I.: ma per che motivo?

P.R.: per ora ho subito il cosiddetto provvedimento di urgenza per proteggere i dati personali delle due persone di cui ho parlato nel mio libro. Questa richiesta fu accolta dal Tribunale di Monaco di Baviera e di Duisburg in questo caso. Adesso facciamo ricorso perché sono stata denunciata per calunnia e cose varie…

I.: ha paura lei?

P.R.: No

I.: Quindi continuerà a fare il suo lavoro?

P.R.: Certo! Assolutamente. Perché non mi sarei mai aspettata che il mio lavoro di indagine fosse vero come è stato confermato adesso.

I.: Ma secondo lei le economie nazionali europee, hanno bisogno della mafia o no?

P.R.: In Germania io posso solo dire una cosa: in tanti hanno chiuso gli occhi davanti agli investimenti della mafia, e li chiudono tuttora. Soprattutto da dopo la caduta del muro i soldi della mafia nell’est erano i benvenuti, purtroppo, e tuttora spesso si sa però si finge di non sapere. In Germania il riciclaggio viene considerato un delitto minore. Dunque perciò bisogna tenere d’occhio per così si distrugge non solo l’economia ma la democrazia in generale. Se un ‘ndraghetista si compra un albergo oppure un immobile, rovina la concorrenza leale. E questo è un problema per la democrazia ovviamente, perché loro, tramite le loro proprietà vogliono esercitare anche un’influenza politica, in Germania.

I.: E che ne sappia lei, in Olanda, Belgio, Gran Bretagna, Norvegia e tutta la Scandinavia in generale, la situazione com’è con le mafie?
Io so che tutto ciò che sto raccontando sulla Germania, non è molto diverso per questi Paesi.

I.: Mafie importate dall’Italia?

P.R.: Importate dall’Italia. Ma soprattutto il problema più grande è che in quei Paesi il reato di associazione mafiosa non è un reato penale. Ad esempio in Germania le pene per il reato di associazione a delinquere sono minime. In Germania un mafioso può girare tranquillamente. Forse è questa la cosa più importante: associazione mafiosa dev’essere reato in tutta Europa, perché in questo caso si potrebbe già arrestare uno che arriva da San Luca di cui si sa appartenere a un clan. I mafiosi in Germania non commettono errori.

I.: Per quanto concerne il suo libro è scritto soltanto in lingua tedesca?

P.R.: Sta per essere tradotto in 5 lingue fuorché l’italiano, purtropppo.

I.: Perché?

P.R.: Non lo so, devo dire che ci sono un sacco di ottimi libri sulla mafia, scritti da italiani che sono profondi conoscitori della mafia. Per una casa editrice italiana la mafia non è un argomento nuovo, dunque le capisco.
Ma la definizione di Gomorra tedesca che è stata data al suo libro è esatta oppure no? Rispetto a Saviano.
Io trovo uno scandalo che uno come lui debba vivere nascosto mentre i mafiosi girano liberi. Trovo altrettanto scandaloso che uno venga sepolto da processi per un libro. Dimostra quanto loro ci temono.”

Ps. Sabato 28 marzo all’Auditorium di Genzano (Roma) in via Italo Belardi 81, le associazioni culturali “I grilli del Pigneto” e “Officina delle idee” organizzano l’incontro pubblico “Un sabato sotto la bandiera della legalità” con, tra gli altri, Sonia Alfano, Salvatore Borsellino, Benny Calasanzio, Clementina Forleo. Sarà possibile seguire l’incontro in diretta streaming.

Ciancimino Jr. accusa Vizzini di riciclaggio. Il senatore del Pdl querela

Aggiornamento: ciancimino smentisce la notizia:

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=13866&Itemid=48:

Mafia: Ciancimino, notizia non corrisponde a mie dichiarazioni

14 marzo 2009
Palermo. “Tutto quello che leggo non corrisponde ai miei colloqui con i magistrati”.

Lo dice Massimo Ciancimino in una intervista alla TgR Rai, a proposito di quanto riportato oggi da La Repubblica in cui si afferma che il senatore Carlo Vizzini è indagato in base ad alcune sue dichiarazioni, come pure il deputato Saverio Romano (Udc). “Avrò scambiato qualche battuta con l’onorevole Romano – aggiunge Ciancimino – ma con Vizzini no”. Al figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo il giornalista chiede se nei suoi interrogatori con la procura di Palermo ha parlato di coinvolgimento di “colletti bianchi”, e Massimo Ciancimino risponde: “Si è parlato anche di questo, ma non nei termini che ho letto sul giornale”.

ANSA

La notizia originale era http://www.antimafiaduemila.com/content/view/13860/48/:

Palermo. Le gravi accuse del figlio di don Vito fanno tremare la citta’

di Alessandra Ziniti – 14 marzo 2009

Palermo, Ciancimino jr accusa il senatore Pdl e Saverio Romano, deputato Udc. Ora indagati
Dice di se stesso: “L’unica cosa che mi ha trasmesso papà è la correttezza”

Viaggiava su e giù tra Palermo e Roma con valigette piene di banconote e distribuiva ai politici: 900 mila euro a Carlo Vizzini, 100 mila a Saverio Romano. Massimo Ciancimino accusa e si autoaccusa e i primi nomi eccellenti finiscono, insieme al suo, nel registro degli indagati della Procura di Palermo sulla scorta delle dichiarazioni del figlio dell´ex sindaco che da mesi collabora con i pm della Dda nell´ambito di un´inchiesta, condotta dal sostituto Nino Di Matteo e dall´aggiunto Antonio Ingroia, che ha preso le mosse dalla cosiddetta “trattativa” fra Stato e mafia subito dopo le stragi del´92.
Di Carlo Vizzini, senatore del Pdl, presidente della commissione Affari costituzionali e componente della commissione Antimafia, Ciancimino parla come di una sorta di socio occulto della Sirco Fingas, la società attraverso la quale il figlio dell´ex sindaco avrebbe riciclato una parte dell´ingente patrimonio occultato dal padre. Di Saverio Romano, deputato e segretario dell´Udc siciliana, racconta invece di un sostanzioso contributo ricevuto quando era sottosegretario al Lavoro del precedente governo Berlusconi. Soldi che Massimo Ciancimino, già condannato in primo grado a cinque anni e otto mesi, afferma di aver consegnato personalmente ai due parlamentari.
Eccolo «il progredire di delicatissime indagini sulle relazioni esterne di Cosa nostra», richiamato proprio qualche giorno fa dai magistrati di Palermo nel documento di solidarietà al procuratore Messineo dopo la pubblicazione su Repubblica di alcuni articoli sulle inchieste di mafia in cui è coinvolto il cognato di Messineo, l´imprenditore Sergio Sacco.
Indagini, quelle sulle relazioni esterne di Cosa nostra, alle quali oltre a Massimo Ciancimino, da qualche settimana, sta fornendo il suo contributo anche il tributarista Gianni Lapis, l´uomo al quale il vecchio don Vito avrebbe affidato la gestione del suo patrimonio insieme all´avvocato romano Giorgio Ghiron. Erano loro a gestire il conto “Mignon”, con quei 27 milioni di euro, provento del lucroso affare del gas al quale Carlo Vizzini, secondo quanto racconta Ciancimino, sarebbe stato personalmente interessato insieme ad altri insospettabili, soci occulti o meno del gruppo Sirco, (nel quale sarebbero appunto finiti i soldi di Don Vito) poi venduto agli spagnoli. La “quota” di Vizzini sarebbe stata di novecentomila euro. Denaro che Ciancimino jr. racconta di aver personalmente consegnato nel 2004 al parlamentare in due tranche, una da 500 mila a Roma e una da 400 mila a Palermo. A disporre la cifra in favore di Vizzini sarebbe stato Lapis,
“amministratore” di quel conto del quale, solo nei mesi scorsi, Ciancimino ha ammesso di essere il reale intestatario di sette dei ventisette milioni di euro.
E sempre Lapis, secondo le accuse di Ciancimino, avrebbe poi disposto un contributo di 100mila euro nei confronti dell´ex sottosegretario al Lavoro Saverio Romano, già indagato dalla Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa in un´inchiesta riaperta in seguito alle dichiarazioni del pentito Francesco Campanella.

Tratto da: la Repubblica

Il socialismo berlusconiano

Da http://www.esmartstart.com/_framed/50g/berlusconi/inchiesta/cap3.2.htm:

Il socialismo berlusconiano

Le prime, pubbliche prese di posizione politiche di Berlusconi risalgono al luglio del 1977, quando dichiara: “Il Pci [deve starei all’opposizione. Per andare al governo non bastano solo le attestazioni di fede democratica. Oggi [la base del Pci] è ancora affascinata dal modello sovietico e sogna pane e cipolle per tutti… La vera alternativa è nella Dc, [ma] una Dc che si trasformi in modo da permettere al Psi di tornare al governo… La Dc sta cambiando, soprattutto in Lombardia e a Milano, dove un uomo di grande valore come Mazzotta ha conquistato la federazione Dc, coagulando la sinistra anticomunista della Base e di Forze nuove, la Coldiretti, Comunione e liberazione. Altre forze si ritrovano attorno a uomini come l’on. Usellini […], come Mario Segni, come il ministro Pandolfi”.
Il rampante imprenditore piduista manifesta dunque un orientamento politico in tutto identico agli assunti del “Piano di rinascita” della Loggia massonica di Gelli: avversa il partito di Berlinguer, che ritiene “un pericolo” per la democrazia, e si schiera apertamente con gli esponenti della destra democristiana; né manca di sottolineare – come stabilito nel “Piano” piduista – l’opportunità di “recuperare” al governo il riottoso Psi (l’anno prima, a metà luglio 1977, l’amico Bettino Craxi, al Comitato centrale del Psi, è stato eletto segretario del partito in sostituzione del “filocomunista” De Martino). Ma per Berlusconi la teorica posizione ideologica di centro-destra è già pragmatica adesione all’imminente epopea del socialismo craxiano – del resto, nel corso delle sue avventure edilizie, Berlusconi ha avuto modo di allacciare proficui rapporti con alcuni esponenti del Psi lombardo: il sindaco di Segrate Renato Turri, l’assessore regionale all’urbanistica Parigi, e soprattutto il “regista” del Piano intercomunale milanese, Silvano Larini, attraverso il quale è entrato in contatto con Craxi.

A cavallo tra il 1976 e il 1978, la triade Gelli-Berlusconi-Craxi muove la scalata al potere in modo connivente e contestuale. Il Venerabile maestro tesse nell’ombra la sua occulta tela corruttiva infiltrandola nel corpo della Repubblica. L”‘apprendista muratore” Silvio Berlusconi è posto a capo della Fininvest e si prepara a dare attuazione alla parte del “Piano” piduista relativa ai mass media. Nel luglio ’76, Bettino Craxi conquista a sorpresa la segreteria del Psi (il suo nome è esplicitamente indicato nel “Piano” della P2 quale possibile referente della Loggia gelliana): riesce a conquistare la leadership socialista grazie al determinante appoggio della corrente guidata dal demartiniano Enrico Manca (il cui nome risulterà negli elenchi piduisti).
All’interno della triade Gelli-Berlusconi-Craxi, le “sinergie” tanto care alla retorica imprenditoriale berlusconiana saranno innumerevoli, non solo nell’ambito della direttrice Gelli-Berlusconi e Craxi-Berlusconi ma anche a chiusura del “triangolo” politicomassonico-affaristico – sul versante Gelli-Craxi. Infatti, l’influenza della Loggia piduista sul Psi si rivelerà decisiva per la leadership craxiana, specialmente quale occulta regia dei massicci finanziamenti al partito da parte del banchiere piduista Roberto Calvi, e dei “conti cifrati” accesi in terra elvetica nell’ambito della corruttela che ha accompagnato e caratterizzato l’epopea craxiana (primo fra tutti il celeberrimo “Conto Protezione”). Non a caso, nel settembre 1979 Craxi propone la cosiddetta “Grande Riforma”, cioè la Repubblica presidenziale, radicale modifica costituzionale indicata nel “Piano di rinascita” piduista quale approdo finale. Non a caso, quando il bancarottiere piduista Roberto Calvi, in carcere, rivela di aver versato al Psi sul “Conto Protezione” 16 milioni di dollari, il 10 luglio 1981 parlando alla Camera l’ineffabile Craxi attacca la magistratura per l’arresto del banchiere piduista (“abusi compiuti in nome della legge”) e per lo scandalo suscitato dalla scoperta della Loggia P2 (“una campagna che ha cominciato a puzzare di maccartismo”).

Il sodalizio Berlusconi-Craxi – ferreo legame di interessi politico-affaristici tra il rampante imprenditore piduista e lo spregiudicato segretario del Psi – segnerà la ribalta del Potere per tutti gli anni Ottanta.
“I due si frequentavano da prima ancora che Craxi diventasse segretario del Psi… Si incontravano spessissimo, frequentando le rispettive abitazioni… C’è sempre stata tra loro grande familiarità e confidenza. Craxi ha permesso a Berlusconi l’apertura di molte porte. C’è stato ad esempio un periodo in cui l’imprenditore faticava ad assolvere ai suoi gravosi impegni finanziari: con l’appoggio del segretario socialista, ben introdotto nelle banche, tutto è diventato più facile”. A propiziare il loro incontro era stato, nei primi anni Settanta, il faccendiere del Psi Silvano Larini, il quale finirà in carcere nell’ambito dell’inchiesta “Mani pulite” in seguito al suo ruolo di collettore di tangenti in nome e per conto di Bettino Craxi.
La scalata di Craxi al potere, fino alla presidenza del Consiglio (agosto 1983), è parallela e connessa all’occupazione dell’etere pubblico da parte di Berlusconi. Il potere craxiano si sostenterà per anni, oltre che di corruzione e concussione, dei mezzi di comunicazione berlusconiani, e l’editore piduista si avvarrà per anni della sponda politica “socialista” e del sodalizio di potere con Craxi per muovere il suo attacco al monopolio Rai-Tv e al pluralismo della stampa, egemonizzando il nevralgico mercato pubblicitario.
Tra il 1983 e il 1986, il governo Craxi rifiuta di procedere al rinnovo del decaduto Consiglio di amministrazione della Rai (in pratica congelandone l’attività); e quando, nell’ottobre ’86, il nuovo Consiglio viene finalmente insediato, alla presidenza della Tv di Stato Craxi impone Enrico Manca, il cui nome risultava negli elenchi della Loggia P2, e la cui ambigua e accomodante strategia verso il “concorrente privato” Fininvest darà adito a ricorrenti polemiche. Risulta evidente il disegno craxiano (in sintonia col “Piano” piduista) di indebolire la Tv pubblica, favorendo il monopolio televisivo privato dell’amico-complice Berlusconi. “Al Psi riconosciamo di avere per primo manifestato una significativa apertura verso le Tv private”. dichiarerà cori gratitudine un esponente della Fininvest.
Quando, il 16 ottobre 1984, i pretori di Roma, Torino e Pescara dispongono l”‘oscuramento” dei tre illegali networks berlusconiani (Canale 5, Italia 1, Rete Quattro), il presidente del Consiglio Craxi nel volgere di sole 48 ore, quasi si trattasse di un “affare privato”, mette a punto il cosiddetto “decreto Berlusconi”, e il giorno 20 il governo vara il decreto-legge che rende “transitoriamente legali” i networks dell’editore piduista-craxiano, consentendone la ripresa delle trasmissioni, cioè a dire l’abusiva occupazione di fatto dell’etere pubblico. E quando, il successivo 28 novembre, il “decreto Berlusconi” viene giudicato incostituzionale e respinto dalla Camera, il governo Craxi con un colpo di mano lo reitera (6 dicembre> attraverso un secondo, analogo decreto (il “decreto Berlusconi-bis” verrà poi approvato dai due rami del Parlamento, evitando così la crisi di governo minacciata da Craxi).

Nel corso degli anni Ottanta, e fino al 1992, a ogni tornata elettorale gli spot pubblicitari di Craxi e del Partito socialista dilagano sui networks dell’amico Berlusconi: “Una delle più struggenti testimonianze della devozione di Silvio Berlusconi per Bettino Craxi èla comparsata che l’uomo di Arcore fece nella primavera del 1992 in un chilometrico spot confezionato dalla regista Sally Hunter per la campagna elettorale del leader socialista. Il Berlusca si fece intervistare insieme con una scelta pattuglia di fedelissimi: i parenti stretti (il padre Vittorio Craxi e la figlia Stefania), il pittore Antonio Recalcati, l’ex casco d’oro Caterina Caselli, l’allora sindaco di Milano Giampiero Borghini, l’allenatore di basket Sandro Gamba. Berlusconi, immortalato vicino a un pianoforte, parlò per 33 secondi, con espressione estatica, del governo Craxi (1983-1987). Disse: “Ma c’è un altro aspetto che mi sembra importante, ed è quello della grande credibilità politica di quel governo. La grande credibilità politica sul piano internazionale, che è – per chi da imprenditore opera sui mercati – qualcosa che è necessario per poter svolgere un’azione positiva in ambienti anche politici sempre molto difficili per noi italiani, e qualche volta addirittura ostili”. In più occasioni, da presidente del Consiglio, Craxi affida le sue esternazioni a Canale 5, ignorando la Tv di Stato.
Il sodalizio politico-affaristico tra il segretario del Psi e l’editore piduista, così plateale da evocare certe realtà proprie dei regimi totalitari sudamericani, si estende anche alla stampa. Con l’acquisizione del “Giornale nuovo” da parte di Berlusconi, il quotidiano di Montanelli diviene filo-craxiano. Ma le mire del Psi sono rivolte al prestigioso “Corriere della Sera”, devastato dall’infiltrazione della Loggia P2 e alla ricerca di un nuovo assetto proprietario. Nell’autunno del 1983 si forma una “cordata” di imprenditori interessati a rilevare la proprietà del “Corriere della Sera”: ne fanno parte il costruttore Giuseppe Cabassi (filosocialista), Silvio Berlusconi (“Berlusconi riscuote la fiducia del Psi in vista di un nuovo assetto proprietario del “Corsera””, e l’industriale catanese Mario Rendo, il quale è socio di Berlusconi nella Società tipografica siciliana spa (un miliardo di capitale, la società ha quale principale attività la stampa in facsimile dei quotidiani “Il Giornale nuovo”, “Corriere della Sera”, “La Stampa” e “La Gazzetta dello Sport”).
La stessa scalata di Berlusconi alla Mondadori (1989-90) nel tentativo di costituire un monopolio multimediale della comunicazione, acquisendo inoltre il controllo del più diffuso quotidiano italiano, “la Repubblica”, inviso al potere craxiano, sarà un’operazione tentata (e parzialmente conseguita) con la benedizione di Bettino Craxi, nuova tappa verso la piena attuazione del “Piano” piduista volto al totale controllo dei mass media.
All’inizio degli anni Novanta, con la caduta di Craxi sotto una grandine di “avvisi di garanzia” da parte della magistratura si ha la fine del sodalizio di potere Craxi-Berlusconi L’inchiesta giudiziaria detta “Mani pulite” rivela l’immane sottobosco di corruttele-concussioni-tangenti di cui si è nutrita l’era craxiana e solo l’immunità parlamentare salva l’ormai cx segretario del Psi dalle patrie galere.
Nell’autunno del 1993, allorquando la Camera respinge una delle innumerevoli richieste di “autorizzazione a procedere” avanzate dalla magistratura a carico di un Craxi gravemente e documentatamente indiziato di corruzioni, concussioni, e di violazioni della legge sul finanziamento ai partiti, l’amico Berlusconi gli esprime pubblicamente la propria solidale soddisfazione: un toccante gesto amicale, o piuttosto una prudenziale rassicurazione rivolta all’ex potente, detentore di molti dei segreti di Sua Emittenza?

Inchieste di mafia: l’ostacolo del segreto bancario

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=13446&Itemid=78:

segreto bancario come ostacolo alle indagini perché non permette di scoprire il movimento dei flussi di denaro che altrimenti sarebbero decisivi. Quantificare l’ammontare di quest’economia mafiosa è pressoché impossibile ma ciò appare ancor più insormontabile se vengono mantenuti certi limiti d’investigazione. Lo ha spiegato perfettamente il procuratore Roberto Scarpinato, commentando il sequestro di beni da 400 milioni di euro compiuto ai danni di Rosario Cascio, considerato come una delle menti finanziarie di Messina Denaro. “Palermo è fra le tre Procure in Italia ad avere la password d’accesso alla banca dati delle banche. Al momento siamo al livello due di accesso alla banca dati, ma vorremmo accedere al terzo livello. In questo momento, soltanto la Guardia di finanza ha la possibilità di accesso e solo per i reati di tipo fiscale. Questo sistema è davvero contraddittorio. Se la linea del governo è quella di colpire la criminalità economica, allora si deve rendere disponibile l’accesso anche alle forze dell’ordine e alla magistratura. Solo così si potrebbero sottrarre alla criminalità mafiosi miliardi di euro”.

Tel Aviv: ecco la soluzione rifiuti per la Campania. Ma Bertolaso non ci crede

http://www.ecoblog.it/post/6318/tel-aviv-ecco-la-soluzione-rifiuti-per-la-campania-ma-bertolaso-non-ci-crede

La soluzione ai rifiuti(e non solo campani) c’è . E’ sotto brevetto e l’hanno inventata gli israeliani e si chiama Arrow-Bio.

In pratica con questo sistema denominato ArrowBio e che funziona ad acqua, è possibile differenziare i rifiuti e separare la parte organica da quella inorganica grazie alla forza di gravità. La parte organica opportunamente trattata diviene una poltiglia che può essere usata oltre che per produrre metano, anche come fertilizzante naturale.

Wackernagel e l’impronta ecologica

Dal Blog di Beppe Grillo: http://www.beppegrillo.it/2008/09/mathis_wackerna.html

“I monaci italiani introdussero il concetto di contabilità per i soldi. L’impronta ecologica è qualcosa di simile applicato alle risorse: se pensiamo come contadini, invece che ai soldi pensiamo a quanto territorio abbiamo disponibile per i pascoli, le coltivazioni eccetera. Questo è ciò che abbiamo a disposizione e quello che usiamo per il cibo, l’energia, eccetera.
Se guardiamo quante risorse consumiamo dal primo gennaio al 23 settembre, l’Overshoot Day, e facciamo un confronto con la produzione annua totale vediamo che dal primo gennaio al 23 settembre abbiamo consumato tutte le risorse che la Terra è in grado di rigenerare in un intero anno.
Quando sono nato, nel 1962, l’umanità usava la metà delle risorse rigenerabili in un anno.Finora siamo riusciti, con la tecnologia, a spremere il pianeta. Alcune aree del mondo hanno sperimentato il collasso perché sono troppo povere per importare risorse extra rispetto a quelle che riescono a produrre in loco.
La Svizzera, ad esempio, che è abbastanza ricca consuma tre volte le risorse che il suo ecosistema riesce a rigenerare. Finché avrà sufficienti risorse finanziarie, potrà comprare le risorse naturali. Le ultime stime per l’Italia sono per il 2003: 4,2 ettari di spazio ecologico produttivo rispetto a 1,8 disponibili nel mondo; un po’ meno di tre volte quello che è disponibile nel mondo. La biocapacità dell’Italia è di un ettaro per persona, un po’ di più della metà della media mondiale. Ci vogliono quindi 4 Italie per supportare il consumo degli italiani. Altri casi sono Haiti o il Darfur, che sono molto più limitati nella disponibilità di risorse in loco e finite queste non sono in grado di importare risorse extra da fuori e si trovano a fare i conti con gravi carenze di materie prime.
Ci sono bellissimi esempi storici, belli anche perché lontani nel tempo. Quando l’impero romano era al suo apice, a Roma abitavano un milione di persone. Quando l’impero collassò, la città non riuscì più a trasportare le risorse dai posti più lontani. La città in pochissimo tempo, un anno o poco più, scese a 50.000 abitanti appunto perché poteva contare sulle risorse locali non riuscendo a trasportarne da fuori. Questo è il miglior esempio storico.
Ci sono tre aree su cui ci dobbiamo concentrare: la prima è che, come per l’economia, dobbiamo essere coscienti di quanto spendiamo e quanto utilizziamo.Una buona contabilità non salva dalla bancarotta, ma aiuta a capire quanto ci siamo vicini.
La seconda: se si guarda alle infrastrutture costruite oggi o nel passato… le infrastrutture rimangono per decenni. Pensate a come sono costruite le vostre città: questo determina come vivete in queste città, determina per decenni quanto le case consumano.
La terza, è orientare l’innovazione nella giusta direzione. L’innovazione è il miglior strumento per risolvere i problemi, ma se non è concentrata sui problemi giusti questi non verranno risolti. Se abbiamo chiare le questioni da risolvere possiamo raggiungere gli obiettivi dell’innovazione più facilmente e iniziare a investire in questi obiettivi.
Posso dirvi quale energia useremo, è abbastanza ovvio: oggi usiamo circa 15 terawatt di energia per alimentare l’economia mondiale. Il Sole fornisce 175.000 terawatt al nostro pianeta. Quindi di sicuro questa sarà la fonte utilizzata maggiormente, come abbiamo fatto nel passato, nei primi 500.000 anni della storia dell’uomo.
Io spero che inizieremo a capire che i rifiuti non sono la fine del ciclo, ma l’inizio.I nostri rifiuti possono diventare una significativa risorsa per la nostra economia: la cosa peggiore che possiamo fare con i rifiuti è mescolare rifiuti diversi, è uno spreco.Separandoli hanno molto più valore: dalla carta si ricava carta, dal metallo il metallo, eccetera.L’organico può diventare concime tramite il compostaggio senza contaminare il resto dei rifiuti.Alcune parti possono avere un valore energetico che si può ricavare dalla combustione.I rifiuti dunque possono essere una grande opportunità e una risorsa per l’economia e non il problema che sono oggi.
” M.Wackernagel

I rifiuti campani riciclati in Germania!

La crisi dei rifiuti in Campania nasce dall’incapacità degli amministratori: i loro rifiuti li mandano in Germania, e lì invece di mandarli in discarica, li differenziano e rivendono alle industrie come materie prime. Ma perchè questo lavoro non si può fare in Italia?

http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/rifiuti/20080220184734598854.html

… lo smaltimento, attualmente in corso, di rifiuti campani verso la Germania costa dai 170 ai 200 euro per ogni tonnellata (trasporto incluso), per cui i due treni che da un po’ di tempo vanno a Bremerhaven e Lipsia con 1000 tonnellate al giorno, sono costati al contribuente italiano fino a un massimo di 200.000 euro al giorno, un milione di euro a settimana lavorativa di cinque giorni.

I rifiuti finiscono in Germania nelle fabbriche di riciclaggio, dove le materie prime e riutilizzabili vengono messe da parte e il resto, quello che puo’ essere bruciato senza danni ecologici, finisce nei termovalorizzatori, i bruciatori grandi quanto un palazzo a sette piani che lo usano per produrre energia elettrica rivenduta alle societa’ energetiche e ai nuclei familiari in Germania.

Come dire, l’Italia paga per una parte della corrente elettrica che viene rivenduta ai consumatori tedeschi. Il resto, quello che non puo’ piu’ essere usato perche’ e’ nocivo o per altri motivi, viene immagazzinato nelle miniere abbandonate nel sottosuolo tedesco. A pagamento, s’intende.

Ma non finisce qui: l’Italia, che figura al quarto posto dopo Olanda, Francia e Austria con 1,3 milioni di tonnellate nella lista dei fornitori di rifiuti all’industria tedesca del riciclaggio, compare poi al terzo posto, con 2,01 milioni di tonnellate, nella graduatoria degli acquirenti per le materie prime ottenute grazie al riciclaggio.

Lontano dagli scontri tra dimostranti e polizia di questi giorni in Campania, l’industria del riciclaggio in Germania, secondo i dati pubblicati dall’Ente federale per l’ambiente, macina rifiuti e rottami e li trasforma in moneta contante.

L’origine mafiosa dei finanziamenti è certa

Michele Sindona

Da wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Rasini):

“La Banca Rasini risulta anche nella lista di banche ed istituti di credito che gestirono il passaggio dei finanziamenti di 113 miliardi di lire (equivalenti ad oltre 300 milioni di euro nel 2006) che ricevette la Fininvest, il gruppo finanziario e televisivo di Berlusconi, tra il 1978 ed il 1983. L’origine mafiosa dei finanziamenti è certa, nonostante il complesso sistema di società holding attraverso cui essi passarono.”