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Blog di Beppe Grillo – Le navi dei veleni

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Le navi dei veleni.

Gianni Lannes è un giornalista pugliese che si occupa di inchieste sul traffico d’armi e di esseri umani, e di ecomafie. Il meetup di Genova lo ha incontrato.
“Caro Beppe, di recente abbiamo conosciuto e ospitato Gianni Lannes.
E’ venuto a Genova per operare delle verifiche nelle capitanerie di Porto nell’ambito delle indagini per un documentato-dossier sugli affondamenti delle “navi dei veleni”.
Ci ha raccontato le difficili condizioni di vita in cui si ritrova oggi. Da dicembre vive sotto scorta a causa delle intimidazioni che lui e la sua famiglia continuano a ricevere: auto incendiate, freni manomessi, minacce telefoniche o al citofono di casa. I suoi spostamenti devono avvenire in totale riservatezza.
Tra i molti che potrebbero essere interessati a ostacolare il suo lavoro, Lannes denuncia di temere in modo particolare proprio lo Stato Italiano e alle attività dei servizi segreti.” Giacomo

Antimafia Duemila – Il cielo sopra Gomorra

Fonte: Antimafia Duemila – Il cielo sopra Gomorra.

di Stefano Fantino – 12 aprile 2010
Inchiesta di Rainews 24 sulla presenza dei rifiuti tossici in Campania e sulla conseguenza sul territorio e sulla popolazione.

Una terra ridotta in poltiglia, ammorbata, avvelenata. Lo stupro ambientale che la camorra, nella fattispecie il clan dei Casalesi, ha operato per decenni nei territori campani con lo sversamento e l’interramento di sostanze tossiche è riuscito finalmente in questi anni ad avere una certa risonanza mediatica. Documentari, inchieste e dossier hanno mostrato lo sfacelo perpetrato ai danni di una terra in nome del denaro, i danni ambientali ingentissimi causati dal traffico di rifiuti, spesso dal Nord, che nelle terre dei Casalesi trovava il suo capolinea. Eppure tutto quanto era visibile non può ancora dare la dimensione totale del danno causato.

Un’inchiesta curata da Angelo Saso per Rainews 24, “Il cielo sopra Gomorra”, prova a dare un taglio differente e raccontare anche ciò che non appare così evidente. I giornalisti del canale all-news hanno sorvolato quei territori con un elicottero e seguito Forestale e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia alla ricerca di anomalie termiche nei terreni con speciali telecamere termiche. Ma la visione è già impressionante ad occhio nudo: crateri che prima erano montagne e ora sono cavi e riempiti di rifiuti, laghi e terreni che secondo gli strumenti mostrano segni di rialzi di temperature anonimi. Come a Maddaloni, comune del Casertano, dove il terreno mostra picchi di temperatura che arrivano fino a 70 «Il cielo sopra Gomorra» Inchiesta di Rainews 24 sulla presenza dei rifiuti tossici in Campania e sulla conseguenza sul territorio e sulla popolazione. Terreni che a vedere bene fumano proprio. Fumi tossici ci spiegano gli esperti. Il loro lavoro è coordinato da Donato Ceglie, magistrato della procura di Santa Maria Capua Vetere, che da più di dieci anni ha perseguito le ecomafie campane, a partire dall’inchiesta Cassiopea del ’99. «Il nostro lavoro di contrasto consiste in prima battuta nel bloccare i flussi di rifuti, in seconda nel bonificare la zona» dice Ceglie. Cosa molto difficile. Nei tanti laghetti diffusi nella provincia, frutto del massicio recupero di inerti per uso edile, le anomalie termiche si sono dimostrati essere fusti con rifiuti tossici, “mangiati dall’ossido” e ormai quasi totalmente sversati nelle acque e nei terreni circostanti. Un business da miliardi: colline, laghi, terrapieni per la costruzione di autostrade.

«Il traffico di rifiuti è stata una manna dal cielo per i clan» racconta Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania che dal ’94 porta avanti la sua battaglia civica e informativa sul tema delle ecomafie. Solo nel quadriennio 2005-2008 si parla di 13 miliardi di rifiuti speciali gestiti dai clan per un affare totale di oltre 5 miliardi di euro. Centinaia di Tir che, da quando la rotta verso la Somalia è caduta in disuso, ha optato per una soluzione più interna, percorrendo centinaia di chilometri per poi giungere alla destinazione finale in Campania. E dietro agli affari cominciano a spuntare gli effetti, indesiderati e perversi, sulla popolazione. Una camorra che per fare soldi non guarda in faccia nessuno tanto meno la salute della popolazione e la salubrità dei territori. Ne è prova la storia di Pasqualino Capasso, un signore di Casaluce, colpito a 45 anni da un tumore, in questa terra dei fuochi, dove bruciano costantemente materiali tra i più disparati. Una tendenza che i medici di base di Casaluce hanno anche segnalato: un numero sospetto di carcinomi, probabilmente relegato alla presenza di sostanze tossiche nel cibo e nell’acqua. Una diretta conseguenza dello sversamento dei rifiuti, in un territorio non industriale ma agricolo, quindi teoricamente scevro da problematiche di questo tipo.

E invece anche i militari statunitensi, di stanza a Gricignano d’Aversa, hanno ritenuto opportuno analizzare acqua, aria e terra delle zone in cui vivono. La presenza di tetracloroetilene e di altre 17 sostanze tossiche hanno portato allo spostamento di un terzo delle famiglie americane che risiedevano in zona. Zona che dall’agro aversano giunge fino alla provincia di Napoli, dove vicino a Nola, il cantiere della superstrada ha mostrato tracce di amianto nel terrapieno. Un terribile deja-vù rispetto a quei cantieri dell’Asse Mediano costruito dai Casalesi sotto il quale rifiuti speciali sono con gran probabilità stipati. Un ultimo grande quesito chiude il servizio. Dopo i grandi affari fatti coi rifiuti, finiranno ancora in mano ai clan anche gli 800 milioni di euro stanziati per decontaminare le zone?

Tratto da: liberainformazione.org

Antimafia Duemila – Rifiuti: consulenze, Bassolino a giudizio

Fonte: Antimafia Duemila – Rifiuti: consulenze, Bassolino a giudizio.

Il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, e’ stato rinviato a giudizio con l’accusa di peculato.
Lo ha deciso il gup di Napoli Alabiso al termine dell’udienza preliminare per la vicenda delle cosiddette ‘consulenze d’oro’ al commissariato straordinario per la gestione dei rifiuti in Campania. Il gup ha accolto parzialmente le richieste del pm Novelli. Bassolino e’ stato prosciolto in relazione dal reato di falso.

Antimafia Duemila – Il rapporto dell’Onu che da ragione a Ilaria Alpi a 16 anni dalla morte

Fonte: Antimafia Duemila – Il rapporto dell’Onu che da ragione a Ilaria Alpi a 16 anni dalla morte.

“Gli sforzi per riportare la pace e la sicurezza in Somalia sono minati in maniera determinante da una corrosiva economia di guerra che corrompe ed indebolisce le istituzioni statali”.
É questo uno dei passaggi cruciali dell’ultimo rapporto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul Paese del Corno d’Africa. Pirateria, traffico d’armi, industria dei rapimenti, mercato dei visti per l’Occidente, ma anche l’utilizzo degli aiuti umanitari per finanziare la guerriglia islamista sono fra le componenti più perniciose dell’economia parallela di uno Stato senza Stato in guerra con se stesso dal dicembre 1990.

Economia di guerra che ha reso miliardari un gruppo ristretto di uomini d’affari somali, alcuni dei quali con legami ben saldi con l’Italia e che utilizzano uno schema rodato sul quale indagava Ilaria Alpi prima di essere uccisa 16 anni fa: usare i soldi della cooperazione per comprare armi e sostenere la guerriglia.

Il rapporto del Monitoring Group sulla Somalia non è piaciuto a nessuno. Non è andato a genio perché il suo relatore, il canadese Matt Bryden, ha esposto in maniera eloquente una realtà che era da anni sotto gli occhi di tutti. Se il traffico d’armi, la pirateria – mercoledì è stato ucciso il primo pirata da una compagnia di sicurezza privata – ed i rapimenti sono una triste consuetudine, meno lo è l’idea che la macchina degli aiuti umanitari finanziata dal contribuente globale – solo per la Somalia si spendono 850 milioni di dollari ogni anno – serva ad arricchire un ristretto gruppo di individui che rivendono il cibo sui mercati locali senza farlo arrivare ai più bisognosi e che, con quei proventi, finanziano il fondamentalismo terrorista. “Il Programma Alimentare Mondiale (Pam) e il gruppo di Eel Ma’aan” è il titolo del paragrafo dedicato alle gesta di quello che è stato definito dalle Nazioni Unite “un cartello di contractors somali”. Ne fanno parte Abukar Omar Addani, Abdulqadir Mohamed Nur detto “Enow” e Mohamed Deylaaf. Addani è un anziano signore su una sedia a rotelle con la barba rossa tipica dei vecchi somali. Il suo aspetto non deve trarre in inganno. Nel 2006 fu lui uno dei principali finanziatori dell’ascesa su Mogadiscio dei Tribunali delle Corti Islamiche. Quando gli etiopi entrarono in Somalia nel dicembre di quell’anno, Abukar Omar Addani fuggì alla volta del Kenya con le valigie piene di dollari. Arrestato alla frontiera per immigrazione clandestina, fu messo in un carcere comune per essere processato. Alla sua udienza nel gennaio del 2007 entrò in aula sputando sui giornalisti accorsi in massa a vedere una delle eminenze grigie del fondamentalismo somalo. Ad aspettarlo in aula c’era anche il suo socio, Abdulqadir Mohamed Nur detto “Enow”.

“Enow” gestisce anch’egli il porto di Eel Ma’an con una milizia stimata di duemila uomini. Abdulqadir Mohamed Nur utilizzava una società di trasporti nominata Deeqa per ottenere   gli appalti del Programma Alimentare Mondiale. Sua moglie, Khadijia Ossoble Ali, invece, usava un’organizzazione non governativa che fungeva da partner dell’Onu. Il meccanismo era semplice: il marito trasportava, la moglie distribuiva. Soltanto che, secondo il rapporto Onu, almeno la metà degli aiuti non arrivava mai a destinazione. Il risultato è che non solo il cartello gestiva 200 milioni di dollari in aiuti (cifra del 2009), ma che lucrava anche sulla parte non consegnata che era poi rivenduta sui mercati locali.

C’è poi la storia del porto di Eel Ma’ann. L’approdo fu costruito nella prima metà degli anni ’90 da Giancarlo Marocchino, il faccendiere italiano primo sulla scena nel delitto Alpi-Hrovatin e finito nel mirino per traffico d’armi e rifiuti verso la Somalia. Marocchino voleva costruire le banchine con dei container cementati pieni zeppi di rifiuti tossico-radioattivi. Quando il faccendiere lasciò la Somalia – caso vuole che anch’egli gestisse il trasporto degli aiuti del Pam – il molo fu preso in gestione nel 1999 da Enow e Addani. Per la cronaca, l’avvocato di Enow in Italia è l’ex parlamentare del Msi, Stefano Menicacci: lo stesso di Giancarlo Marocchino. Proprio il binomio armi-rifiuti-aiuti della cooperazione era una delle piste su cui lavorava Ilaria Alpi prima di essere uccisa con l’operatore Miran Hrovatin il 20 Marzo del 1994 a Mogadiscio. A pagare quel duplice omicidio un capro espiatorio portato con l’inganno in Italia: Hashi Omar Hassan. Oggi però il processo sull’omicidio Alpi-Hrovatin potrebbe essere ad una svolta. Il 17 Marzo scorso il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta di archiviazione della Procura e disposto l’imputazione coatta per calunnia nei confronti del teste chiave dell’accusa responsabile della condanna definitiva a 26 anni di carcere del somalo Hashi Omar Hassan. “Questa è l’anticamera per la revisione del processo”, ha detto il suo avvocato Douglas Duale. Hashi è stato l’agnello sacrificale necessario a chiudere le indagini sui reali motivi e sui mandanti dell’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Tratto da: Il Fatto quotidiano

Antimafia Duemila – La verita’ nascosta

Antimafia Duemila – La verita’ nascosta.

di Mariangela Gritta Grainer* – 19 marzo 2010
Mariangela Gritta Grainer ricostruisce 16 anni di bugie, carte false e silenzi dopo l’esecuzione di Ilaria e Miran. Per non dimenticare anche a fronte delle ultime notizie.

“Io so.  Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano…
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato…e so tutti i fatti di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove……”
(Pier Paolo Pasolini)

Queste parole, lette da Ilaria, sono l’incipit del film “Il più crudele dei giorni”.

Era il 20 marzo del 1994, il più crudele dei giorni: la vita di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin veniva stroncata a Mogadiscio in un agguato.
Dopo sedici anni lunghissimi e dolorosi si sa quasi tutto di quel che accadde quella domenica di marzo e perché.
Si sa che si è trattato di un’esecuzione. E’ ciò che è stato confermato in tutti questi anni dalle inchieste giornalistiche, dalle commissioni parlamentari e governative che se ne sono occupate, dalle sentenze della magistratura. E’ quanto ha sostenuto il dottor Emanuele Cersosimo respingendo la richiesta di archiviazione del procedimento penale presentata dalla Procura di Roma:
“…la ricostruzione della vicenda appare essere quella dell’omicidio su commissione, assassinio posto in essere per impedire che le notizie raccolte dalla Alpi e dal Hrovatin in ordine ai traffici di armi e di rifiuti tossici…venissero portati a conoscenza dell’opinione pubblica…”

Dunque traffici illeciti, che solamente organizzazioni criminali come la mafia, l’ndrangheta e la camorra possono gestire, come negli ultimi mesi indagini di procure, specialmente calabresi, dichiarazioni di pentiti e collaboratori di giustizia hanno riconfermato a partire dalle “navi dei veleni”.
Organizzazioni criminali che possono crescere ed estendere le loro ramificazioni in tutti i territori e in tutti i mercati perché godono di coperture, silenzi e complicità nelle strutture di potere pubbliche e private.

“Probabilmente stiamo parlando di un qualcosa che riapre anche la vicenda dell’uccisione di Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin. Stiamo parlando di uno dei fenomeni criminali più sofisticati e inquietanti della nostra storia recente” (ha dichiarato Walter Veltroni dopo l’incontro con Bruno Giordano, procuratore di Paola, a fine settembre 2009).

”Abbiamo avuto segnalazioni che consideriamo attendibili sui luoghi nei quali potrebbero essere nascoste queste scorie radioattive e così il 10 marzo andremo a fare delle verifiche in Calabria. Una parte di queste sostanze radioattive sulle cui tracce sarebbe stata anche la giornalista Ilaria Alpi, sarebbe stata sepolta in Italia, mentre un’altra parte in Somalia” (da una dichiarazione all’ANSA di Gaetano Pecorella, presidente della commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti).
Una delegazione della commissione suddetta ha programmato anche un altro incontro con Francesco Fonti le cui dichiarazioni sono state alla base della riapertura del caso delle navi dei veleni e del probabile collegamento con l’uccisione di Ilaria e Miran.

«Per scoprire una delle navi di cui si è tanto parlato sono stati necessari 17 anni, ma alla fine si è venuti a capo di questa vicenda, quindi non c’è da scoraggiarsi». Lo ha detto il procuratore di Paola, Bruno Giordano, dopo che Luciana Alpi, in un’intervista pubblicata dal Manifesto aveva detto: “è ora che facciano veramente le indagini, noi non ne possiamo più, questo Stato ci ha trattato malissimo”.

Nei mesi scorsi su queste rivelazioni c’è stato un gran baccano: ne hanno parlato Procure, esperti, commissioni parlamentari, governo; giornali, interviste, trasmissioni televisive e poi?
E’ caduto un silenzio “agghiacciante”  e assordante . E non è la prima volta che accade.
In tutti questi anni appena ci si avvicinava alla verità ecco che si costruiva un depistaggio, un occultamento, bugie, carte false…
Per restare ai traffici illeciti basta ricordare che Francesco Fonti non è una scoperta del 2009. E’ un pentito di ‘ndrangheta che dal 1994 ha collaborato con la DDA di Reggio Calabria e che nel 2005 rende noto un “memoriale” con le informazioni ritornate alla ribalta di recente.
Si tratta di informazioni che aveva già rese note davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi (e anche a quella sul ciclo dei rifiuti) dopo che l’Espresso del 2 giugno 2005 pubblicava parti consistenti del memoriale con un titolo forte: “Parla un boss: così lo stato pagava la ‘ndrangheta per smaltire i rifiuti tossici”.
Il 5 luglio 2005 Fonti racconta alla commissione: delle due navi della Shifco (una carica di rifiuti compresi fanghi di plutonio, l’altra di armi) che dall’Italia vanno in Somalia tra Mogadiscio e Bosaso (fine gennaio 1993); di un altro carico stessa destinazione nel 1987/1989; di Giancarlo Marocchino come persona che ha fornito gli automezzi da Mogadiscio a Bosaso; di altri nomi “interessanti” per l’inchiesta compresi quelli di chi ha trattato con lui (italiani e somali) e di chi si è occupato dell’occultamento dei carichi.
Ma tutto è stato messo in segretezza. E mettere il segreto, si sa, è un modo per occultare, impedire di indagare o peggio fare carte false.

Francesco Neri nell’audizione del 18.1.2005 davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi ha raccontato della sua indagine sui rifiuti tossici e sulle navi, iniziata nel 1994. Dice il dottor Neri ” Mi sono occupato dell’affondamento della “Rigel perché si legava a Comerio; durante la perquisizione che io feci a Garlasco nel suo studio, nel 1995, trovai nella sua agenda del 1987, nello stesso giorno in cui fu affondata la nave (il 21 ottobre 1987 n.d.r.), la scritta lost the ship, la nave è persa. L’unica nave nel mondo che era affondata quel giorno, accertai, era proprio la Rigel. Quindi, lui aveva avuto contezza dell’affondamento della Rigel. Alla Rigel poi si aggiunse la Jolly Rosso” (che il 14 dicembre 1990 si arenò sulla spiaggia di Amantea dopo un fallito tentativo di affondamento n.d.r.)
Il Pm Neri prosegue raccontando più dettagliatamente della perquisizione a casa di Comerio indicando i siti di affondamento per i quali Comerio dichiarava di aver ottenuto l’autorizzazione, tra i quali la Somalia, e dirà:
“Nella perquisizione trovammo queste due carpette: e la cosa che ci incuriosì più di ogni altra fu il ritrovamento del certificato di morte di Ilaria Alpi proprio nella carpetta della Somalia.”
Dice poi di aver inoltrato, per competenza, alla procura di Roma copia della parte relativa all’inchiesta sull’omicidio di Ilaria e Miran. Alla Procura di Roma non è arrivata, si è persa…..?

Le notizie rivelate sull’Espresso del 17 aprile 2008 sono clamorose
Il Pm Francesco Neri denuncia, infatti, la violazione del plico dove erano protetti i documenti scoperti da Natale De Grazia, il capitano di corvetta morto il 13 dicembre 1995 in circostanze mai chiarite, e la sparizione “di documenti di undici carpette numerate” compreso il certificato di morte di Ilaria Alpi rinvenuto durante quella perquisizione a casa di Giorgio Comerio, definito noto trafficante di armi, e coinvolto secondo gli investigatori nel piano per smaltire illecitamente rifiuti tossico nocivi che prevedeva la messa in custodia di rifiuti radioattivi delle centrali nucleari in appositi contenitori e il loro ammaramento. Il certificato era contenuto in una cartella di colore giallo intitolata “Somalia” insieme a corrispondenze sulle autorizzazioni richieste al governo somalo e con Ali Mahdi, ad altre informazioni su siti e modalità di smaltimento illegale di rifiuti radioattivi.

“Fatti gravissimi che richiedono l’intervento di magistrati e istituzioni;….chi ha avuto accesso a quella preziosa documentazione?” commentano con allarme Luciana e Giorgio Alpi.
Si può aggiungere che la commissione d’inchiesta presieduta dall’avvocato Taormina (che ha sostenuto che i due giornalisti sono forse eroi del giornalismo ma morti per caso mentre erano in vacanza!!) ha avuto accesso a tale documentazione, acquisendola anche, tramite alcuni consulenti che hanno riferito di non aver trovato il certificato di morte di Ilaria e altri documenti di cui il dottor Neri e altri magistrati avevano riferito in audizione. Anche questo aspetto va approfondito perché qualcuno poteva aver interesse a non trovare quei documenti …..o a farli sparire.

Sarebbe lunghissimo l’elenco degli indizi e anche delle prove che sono stati accumulati in questi anni e sorge spontaneo fare delle domande:
perché alla verità giudiziaria non si è ancora arrivati? Chi non vuole questa verità e quindi giustizia e perché?

Notizia recentissima: si può riaprire il processo per la morte di Ilaria e Miran.
Il dottor Maurizio Silvestri ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dal Pm Giancarlo Amato della Procura di Roma disponendo invece l’imputazione coatta per il reato di calunnia per Ali Rage Hamed detto Jelle, testimone d’accusa chiave nei confronti di Hashi Omar Hassan in carcere da dieci anni dopo la condanna definitiva a 26 anni. Un procedimento controverso per la diversità delle sentenze (innocente colpevole) e che forse dà ragione a chi ha scritto (anche in una sentenza) che si è voluto costruire in Hashi un capro espiatorio. Ci sono testimoni che hanno dichiarato che Jelle non era presente sul luogo del duplice omicidio; Jelle non ha testimoniato al processo (era già “irreperibile”) e dunque non ha riconosciuto in aula Hashi; c’è una conversazione telefonica registrata in cui Jelle dichiara di essere stato indotto ad accusare Hashi ma di voler ritrattare e raccontare la verità.

Ci sono documenti, testimonianze, informative, inchieste: un materiale enorme, accumulato in 16 anni dalle inchieste giornalistiche, della magistratura, delle commissioni d’inchiesta parlamentari e governative, che “custodisce” le prove. Cercarle con determinazione è un dovere della magistratura e delle istituzioni.

Ilaria. nel film “Il più crudele dei giorni” ad un certo punto con sullo sfondo la strada Garoe Bosaso, costruita con i fondi della cooperazione italiana dice:

“Per darvi un’idea di quanto sia utile spendere centinaia di miliardi della cooperazione in Somalia ecco…questa è la strada Garoe Bosaso una strada…che almeno è servita per coprire ogni sorta di porcherie tossiche e radioattive che l’occidente ha la buona abitudine di affidare a questi poveri disgraziati del terzo mondo, tutto con la complicità di politici, militari, servizi segreti, faccendieri italiani e somali….
“Io so. Io so e so anche i nomi e adesso ho anche le prove”.

*Portavoce Associazione Ilaria Alpi

Tratto da: ilariaalpi.it

“Un’arma puntata alla tempia del governo” il j’accuse di Saviano contro Cosentino – Repubblica.it

…”Tutta la vicenda Cosentino è interna all’emergenza rifiuti. Infatti l’emergenza ha portato valanghe di denaro in Campania, i consorzi sono diventati strumenti di prebende, di gestione economica e occupazione del territorio. I clan e la politica si incontravano nei consorzi. Ci si chiede come mai un politico con queste pesanti accuse sia così tanto ascoltato da un primo ministro. Un politico che per tutti sarebbe pesante da tenere vicino. Ma la lettura che io faccio della vicenda è molto chiara. Nicola Cosentino ha un’arma che punta alla tempia del governo: i rifiuti. Cosentino ha il potere di far saltare l’equilibrio che ha permesso al governo di eliminare i rifiuti dalla Campania”…

Leggi tutto: “Un’arma puntata alla tempia del governo” il j’accuse di Saviano contro Cosentino – Repubblica.it.

Antimafia Duemila – Disastro ambientale in Campania, il silenzio dei colpevoli

Fonte: Antimafia Duemila – Disastro ambientale in Campania, il silenzio dei colpevoli.

E’ domenica, ma la campana della chiesa non canta, geme. Teresa se ne è andata.

Aveva 47 anni, e tanta voglia di portare a termine la sua missione di moglie, di mamma, di maestra.
Ha lottato, ha sperato, si è aggrappata alle bugie pietose che le raccontavano i figlioli. Teresa è morta. Di cancro. Come di cancro sono morti Salvatore, che di anni ne aveva 34, e Francesca, che è arrivata a 39. Nunzio, invece, ce l’ha fatta a superare la cinquantina, anche se solo di pochi mesi. I parroci furono tra i primi ad accorgersi che qualcosa non andava. Troppi i funerali celebrati, troppi i morti con diagnosi sempre uguali. In Campania occorre darsi da fare per realizzare il progetto della vita perché non solo si vive male, ma si vive men0. Lo avevano capito i preti, specialisti in niente, ma armati di quel buon senso che li porta a diffidare di ogni ideologia ed a mettersi in ascolto della gente vera. Avevano provveduto, com’è nel loro stile, con discrezione, a riferirlo a politici e medici locali. Niente. Ne avevano parlato dall’Altare. Avevano stampato volantini come questo: « Ci state uccidendo. Lentamente. Miseramente. Stupidamente. Morir di puzza. Che morte ignominiosa. Che morte miserabile. Che vergognosa morte…>). Niente. Qualche amministratore con il bronzo al posto della faccia informava i cittadini: «E vero, si sente il tanfo, ma è inevitabile abitando a ridosso di un cdr. Per cui, state tranquilli, è fastidioso, ma non è nocivo per la salute…», Il tempo dell’emergenza rifiuti costrinse il governo ad aprire gli occhi sulla Campania. Si prendeva atto che a livello locale il problema non sarebbe stato risolto mai. L’immondizia scomparve dalle strade e con essa fu messo a tacere anche l’allarme per la salute. Chi continuava ad insistere, venne tacciato di impaurire inutilmente la gente per chissà quali reconditi motivi. Non andava fatto. E tanti non lo fecero. C’erano, sì, voci di rifiuti tossici. Ma erano e sono tuttora solo voci, Chi possiede le mappe dei siti dove questi veleni furono occultati? Stavolta si comincia ad alzare la voce: in Campania, salute a rischio. In un convegno promosso dall’Ordine dei medici di Napoli e dai Medici per l’Ambiente lunedì scorso, scienziati italiani di chiara fama, sulla scottante materia rivelano i primi dati allarmanti: «Diossina nel latte materno; aumento delle mastectomie per cancro della mammella; aumento dei tumori nei bambini e aumento del 300% in otto anni della spesa farmaceutica presso l’istituto dei tumori di Napoli». Il coordinatore campano dei medici per l’ambiente, Gaetano Rivezzi, ha dichiarato che è stato stimato che il 24% delle patologie ha una causa ambientale. Alla fine del convegno, è stato chiesto un osservatorio presso l’Ordine dei medici con l’Associazione dei medici per l’ambiente per avviare le ricerche e tutelare la salute dei cittadini campani. Dobbiamo recuperare il nostro ruolo di educatori e promotori della salute anche dicendo la verità sui guasti dell’ambiente nella nostra regione . Verrebbe da dire: finalmente! Ritornano in mente le parole del Papa: rubare e mentire sono atti non umani. In Campania si è mentito ai cittadini tenendoli all’oscuro ed inquinando, oltre all’ambiente, anche le notizie. Si è mentito a volte per rubare: atti che di umano non hanno niente. Si è fatto di tutto per distogliere l’attenzione della gente dai veri problemi che affliggevano e affliggono la regione. Consola, e non poco, la presa di coscienza e la buona volontà della classe medica napoletana. Ci piace sperare che a quella medica si unisca la classe politica, votata da cittadini che, nonostante tutto, continuano a credere che ancora esistono persone che sanno e vogliono governare bene. Senza rubare e senza mentire. (Maurizio Patriciello, Avvenire, tratto da napolionline.org)

Tratto da: 9online.it