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Le ‘relazioni pericolose’ di Dell’Utri

Fonte: Le ‘relazioni pericolose’ di Dell’Utri.

Nel mirino gli incontri del senatore tra il ’92 e il ’93.

PALERMO. Ora che la Dia, su delega della Procura antimafia di Firenze, cerca riscontri a presunti incontri tra il senatore Marcello Dell’Utri e i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, boss stragisti del ’93, setacciando gli alberghi romani e analizzando centinaia di tabulati telefonici, i magistrati rileggono le “relazioni pericolose” del senatore – già condannato per mafia a 9 anni – durante il ’93, nel pieno della stagione delle bombe.

E in particolare in autunno, subito dopo l’estate trascorsa dai due boss tra feste e cene, in un appartamento all’interno di una grande villa di Porto Rotondo, a poche centinaia di metri in linea d’aria, dalla villa del futuro presidente del Consiglio Berlusconi. Gli investigatori stanno rileggendo quel periodo cruciale per la storia recente del nostro Paese a partire dagli incontri con Vittorio Mangano, il fattore di Arcore, che andò a trovare Dell’Utri a Milano nel novembre ’93. Gli incontri, annotati nelle agende del leader di Publitalia e ammessi in un primo tempo da Dell’Utri “per ragioni personali” (spiegazioni bollate in sentenza come “giustificazioni impacciate”), sono stati recentemente smentiti dal suo difensore, Alessandro Sammarco, che li ha negati sostenendo come il senatore fosse stato indotto in errore dal non avere letto le annotazioni nell’agenda.

Ma i contatti siciliani di Dell’Utri, in quel periodo, sono numerosi, e da lui sempre diligentemente annotati, come nel caso di un block notes a lui sequestrato, nel quale tra il foglio datato 21/12/1993 e il foglio datato 3/2/1994, sono segnati numerosi contatti intrapresi dall’avvocato catanese Nino Papalia, indagato in passato dalla Dda di Catania per traffico d’armi. In una di queste (al foglio 3/2/1994) si legge: “Avv. Papalia per candidature su Catania”. Non solo contatti, ma dalle agende di Dell’Utri sono venuti fuori numeri telefonici di interesse investigativo: nella nota del 4/4/1996, la Dia ha segnalato che sull’elenco “agenda 12/5/1993”, sequestrata a Villa La Comacina, residenza del senatore, sono stati trovati due numeri telefonici di Perrin Patrick, un faccendiere in contatto con Licio Gelli, e implicato in una vicenda di esportazione clandestina di pesetas. Un uomo ben conosciuto dagli investigatori che nel 1982 avevano emesso un fonogramma di ricerche internazionali nei suoi confronti perché ritenuto coinvolto nella rapina di un portavalori assieme a Francesco Mangion e Giuseppe Strano, entrambi esponenti del clan Santapaola di Catania. I riflettori investigativi si riaccendono anche sul periodo precedente, sempre a cavallo delle stragi, e cioè sui brevi soggiorni che Dell’Utri ha fatto presso l’Hotel Villa Igea di Palermo nel novembre 1991, nel marzo 1992, nel giugno 1992 e nell’ottobre 1992. La Dia, infine, ha elaborato i traffici telefonici di Dell’Utri e di altri personaggi, considerati vicini a Cosa Nostra, tra i quali i misteriosi Salvatore Scardina e Rosario Cattafi (il primo titolare di una villa di Santa Flavia dove il 1° aprile del ’93 un summit mafioso diede il via libera alla campagna stragista nel “continente”, il secondo avvocato barcellonese già indagato per i suoi rapporti con i servizi segreti e la massoneria deviata) “individuando – come scrive il gip di Caltanissetta che ha archiviato l’inchiesta sui mandanti occulti delle stragi – diversi punti di contatto anche nel periodo di interesse della presente indagine”.

Giuseppe Lo Bianco (il Fatto Quotidiano, 2 giugno 2010)

Quando la tonaca non fa il frate

Fonte: Quando la tonaca non fa il frate.

A Barcellona Pozzo Di Gotto (ME), paese dov’è radicata una forte organizzazione di stampo massonico-mafioso, c’è il Convento dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova.

La sacra struttura, ospitò, fino all’anno 2002, il frate Salvatore Massimo Ferro, che continuava, seppur saltuariamente, a frequentare il convento di Barcellona Pozzo di Gotto, dopo che fu trasferito a Messina.
Il frate Salvatore Massimo Ferro è figlio di Antonio Ferro, capo mandamento di Cosa Nostra di Canicattì (AG), nonché compare di Bernardo Provenzano.
E’ fratello di Calogero Ferro, condannato per associazione mafiosa.
E’ fratello di Gioacchino Ferro e Roberto Ferro, entrambi arrestati per associazione mafiosa, facevano parte del tessuto associativo di Bernardo Provenzano, curavano i suoi interessi, i suoi affari, la corrispondenza, gli spostamenti, e veicolavano il denaro sporco dello stesso Provenzano. Ferro Gioacchino è ancora detenuto. Ferro Roberto è stato assolto.
E’ nipote di Salvatore Ferro, un fedelissimo di Bernardo Provenzano al punto di essere fra i pochissimi prescelti a partecipare al summit del 31 ottobre del 1995 a Mezzojuso (PA), riunione che determinò il rinnovamento di Cosa Nostra.
E’ strettissimo parente di una famiglia mafiosa completamente implicata negli affari di Bernardo Provenzano.
Nonostante queste parentele imbarazzanti, non è mai stato allontanato dalla Sicilia.

Sappiamo che Provenzano si è rifugiato a Barcellona Pozzo di Gotto perché ci sono delle intercettazione ambientali che ne danno certezza. La sorella del boss Bisignano parlando con un immobiliarista disse: “Avevano ragione i Manca, che dicono che suo figlio ha visitato Provenzano, tutti lo sapevamo che “iddu” era qua.” Tuttavia non è mai stata fatta indagine accurata per scoprire dov’era nascosto esattamente il boss latitante.
Nell’anno 2003 un tumore alla prostata colpì Bernardo Provenzano, Attilio Manca era uno dei migliori urologi d’Italia, fu uno dei primi ad eseguire la prostatectomia in laparoscopia, aveva studiato in Francia questa nuova tecnica, ed era originario di Barcellona Pozzo di Gotto.
Bernardo Provenzano è stato per ben 2 volte ricoverato a Marsiglia, in 2 cliniche differenti, entrambe le volte sotto falso nome: Gaspare Troia. La prima volta, dal 7 al 10 luglio 2003 per esami in una piccola clinica privata di La Ciotat. La seconda volta, il 29 ottobre 2003 nella clinica privata “Casamance” di Aubagne. Occupò la stanza numero 7, gli venne asportato un tumore alla prostata col metodo della laparoscopia.

I genitori di Attilio Manca dicono di aver ricevuto, in quei giorni, una telefonata del figlio Attilio in cui disse di essere in Francia per assistere ad un intervento, e, per la prima volta, non sarebbe tornato a casa per le festività, vi farà ritorno il 5 novembre. Il ritorno di Bernardo Provenzano in Sicilia è stato il 4 novembre.
Nelle indagini si nomina un urologo siciliano, un urologo che non è mai stato trovato.
Dalle dichiarazioni fatte da un anonimo al Maresciallo Guazzelli (ucciso nel 1992), sappiamo che Bernardo Provenzano era conosciuto dalla mafia di Sambuca di Sicilia,  come “un uomo che non ammetteva errori, era un individuo pieno di soldi, una persona che andava per le spicce, faceva uccidere anche al minimo dubbio”; da qui, capiamo che Provenzano non avrebbe avuto alcuno scrupolo a risparmiare la vita al medico che lo curò. Attilio Manca era una specie di luminare, forse era un ragazzo anche ingenuo, in fondo aveva passato la vita sui libri e nelle sale operatorie, a 34 anni era un medico raro nel suo genere.
Ora, un uomo con tutti quei soldi, che da latitante va ad operarsi a Marsiglia sotto falso nome, ovviamente pretende il miglior medico in Italia. Chi è stato questo medico? Attilio Manca, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, territorio di Provenzano.

A questo punto bisognerebbe chiedersi chi è il tramite fra un boss mafioso latitante da oltre quarant’anni ed un ragazzo tanto onorevole?
Ugo Manca, pregiudicato per detenzione abusiva di arma, e condannato in 1° grado per traffico di droga (di recente assolto in appello), frequentatore di molti personaggi di interesse investigativo come Angelo Porcino, Lorenzo Mondello, Rosario Cattafi ed altri, è il cugino in primo grado del dottor Attilio Manca. È sua l’impronta che venne rilevata nel mese di marzo nella casa di Viterbo in cui venne ritrovato il corpo dell’urologo. Ugo Manca giustificò l’impronta dicendo di essere stato nella casa del cugino il 15 dicembre 2003. Evidentemente Ugo Manca non sapeva che la famiglia del medico ucciso era stata a casa di Attilio il 23 e 24 dicembre, e la madre aveva provveduto ad una profonda pulitura di tutta la casa e del luogo dove fu ritrovata l’impronta. Inoltre, la polizia scientifica, al momento del rilevamento dell’impronta, dovrebbe essere in grado di rilevare quando l’impronta è stata lasciata; ma alla procura di Viterbo questi particolari non interessano.

Il ruolo di Ugo Manca nella vicenda non si ferma qui, in una telefonata ai genitori 10 giorni prima di morire, Attilio chiese informazioni su un tale Angelo Porcino (lo ritroveremo nel 2007 in carcere con l’accusa di tentata estorsione con l’aggravante mafiosa), perché era stato contattato telefonicamente dal cugino Ugo Manca e questi gli aveva preannunciato che Porcino sarebbe andato a trovarlo a Viterbo per un consulto. Quindi, Ugo Manca era il chiaro tramite fra Attilio e un personaggio legato alla mafia Barcellonese.
I rapporti fra Ugo Manca e Angelo Porcino, diventano palesi anche da un altro “piccolo” dettaglio: furono sorpresi insieme ad un summit di sospetto sapore mafioso il 7 maggio 2002.
Il giorno dopo il ritrovamento del cadavere del cugino, Ugo Manca si recò alla Procura della Repubblica di Viterbo per sollecitare, a nome dei genitori del medico, la restituzione del corpo e il dissequestro dell’appartamento. Ma il padre e la madre di Attilio, ascoltati dal pm, hanno dichiarato di non aver mai chiesto al loro nipote di fare tali richieste.
Il caso Manca, a distanza di tutti questi anni, resta ancora un grande e imbarazzante mistero sotto tutti i fronti; la Procura di Viterbo continua a non indagare, il Vaticano e l’Ordine dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova non hanno mai provveduto a far trasferire da subito e molto lontano un frate con una posizione tanto imbarazzante, anzi, il frate Salvatore Massimo Ferro ha denunciato per diffamazioni l’avvocato della famiglia Manca, Fabio Repici. Anche la madre di Attilio è stata denunciata dal Rev.do Fr. Matteo Castiglione.

Helene Benedetti di ‘Informare per Resistere’ (tratto da ANTIMAFIADuemila.com, 17 aprile 2010)