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Qualcuno lo deve pur dire

Fonte: Qualcuno lo deve pur dire.

Come spesso accade, nell’Italietta degli ultimi 10-15 anni spessissimo, emergono fatti di tale gravità da documentare l’annichilimento dello Stato di Diritto. Ci era stato dato di assistere, nei primi di dicembre dell’A.D. 2008, all’operato di alcuni magistrati deviati che si erano sottratti al sequestro probatorio in un procedimento penale che li vedeva indagati semplicemente sequestrando a loro volta. Cioè abusando dei poteri loro conferiti perché difendessero e applicassero la Legge, li avevano usati per difendere il loro privato interesse. Qualsiasi altro cittadino, pubblico ufficiale, avvocato, parlamentare o vattelapesca, sottraendo cose e documenti sequestrati dall’Autorità Giudiziaria, se individuato, sarebbe stato arrestato. Loro no, per loro la Legge è più uguale, per loro la Legge coincide con un’opinione: la propria. Sono in molti a condividere siffatto convincimento anticostituzionale, tutti coloro che avendone la responsabilità ed i poteri nulla hanno fatto per interrompere le condotte criminose di LOMBARDI Mariano, MURONE Salvatore, FAVI Dolcino, IANNELLI Enzo, GARBATI Alfredo, DE LORENZO Domenico, CURCIO Salvatore Maria (Magistrati).

Nemmeno quei magistrati di Salerno che oggi hanno stigmatizzato condotte criminose di tale gravità da postulare immediate esigenze cautelari. Quelle che la Legge impone quando vi è il rischio dell’inquinamento probatorio e della reiterazione del reato. Dicono, i dottori Maria Chiara Minerva, Rocco Alfano e Antonio Cantarella, Sost.ti Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Salerno, che i nominati “magistrati” si sono associati per delinquere e precisamente per addomesticare le indagini penali a carico di loro stessi e di sodali da cui ricevevano ora denari ora altre utilità. Dicono che lo hanno fatto arrampicandosi sugli specchi, eludendo scientemente il sistema normativo dettato a presidio della competenza per reati nei quali un Magistrato assume la qualità di persona sottoposta ad indagini ovvero di persona offesa o danneggiata, evocando a più riprese istituti processuali diversi ed incoerenti rispetto alla situazione venutasi a determinare e reiteratamente prospettata dall’A.G. funzionalmente competente. Non dicono i salernitani che tutte le massime autorità dello Stato poste a presidio delle garanzie costituzionali hanno taciuto (a volte) oppure hanno parlato difendendo siffatti magistrati e favorendone l’operato criminoso e criminogeno (più spesso). Non dicono, i salernitani, che ancora oggi, per il procedimento penale “Toghe Lucane” è stata intrapresa da subito un’opera di parcellizzazione dell’unitario contesto investigativo senza una piena cognizione degli atti del procedimento. Non dicono che molti degli indagati citati sono attualmente all’opera dove erano allora, con i metodi di allora che sono quelli di oggi. Non dicono i dottori Rocco Alfano eccetera, che hanno archiviato l’indagine a carico di Vincenzo Capomolla, erede di De Magistris in Toghe Lucane, e complice di Curcio, Iannelli, Murone, Favi e chissà quanti altri. Non dicono che l’hanno fatto mentendo su dati documentali presenti in atti e per i quali dovranno rispondere alla Procura di Napoli. Non dicono che i loro colleghi Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani e Luigi Apicella hanno pagato un prezzo professionale altissimo ed oggi si scopre che i “cattivi magistrati” (ma anche cattivi Presidenti della Repubblica, cattivi membri del CSM, cattivi ministri della Giustizia, cattivi Ispettori Ministeriali, cattivi e infedeli avvocati) che li hanno condannati hanno errato, sapendo di sbagliare, volendo sbagliare.

Sono imminenti le elezioni dei membri togati del CSM. Saranno eletti dei magistrati votati da altri magistrati. Mettiamo che un Procuratore titolare di indagini a carico di colleghi si voglia candidare. Peseranno di più i voti degli indagati o quelli dei coraggiosi che hanno subito pur di rispettare la Costituzione? Siamo ad una svolta delicatissima nella storia repubblicana, occorre un grande senso dello Stato ed una enorme stima della propria dignità personale per venirne fuori. Doti di cui riconosciamo alcuni “portatori sani” e che, auspichiamo, risveglino in tanti il fascino umano della libertà, della verità, della bellezza e della giustizia. Qualcuno lo deve pur dire, visto che i più guardano lontano quanto la punta delle proprie scarpe, rimandando sempre al raggiungimento del “gradino successivo” il momento di smettere con i compromessi e le neghittosità.

E ora, per favore, chiedete scusa – Voglio Scendere

Fonte: E ora, per favore, chiedete scusa – Voglio Scendere.

da Il Fatto Quotidiano, 20 aprile 2010

Due anni fa il Csm puniva Luigi De Magistris, vietandogli di fare mai più il pm, e lo trasferiva da Catanzaro a Napoli, dopo che aveva denunciato un complotto politico-giudiziario per sottrargli e insabbiare le inchieste “Poseidone” e “Why Not”. Un anno fa lo stesso Csm destituiva il procuratore di Salerno Luigi Apicella e puniva i suoi sostituti Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, trasferendoli nel Lazio e vietando pure a loro di fare mai più i pm, dopo che avevano accertato il complotto ai danni di De Magistris e dunque indagato e perquisito i vertici della magistratura catanzarese che da mesi rifiutavano di trasmettere copie del fascicolo “Why Not”.

Un ampio e trasversale fronte politico-giudiziario-affaristico-mediatico, con l’avallo del capo dello Stato, spacciò le indagini sulla fogna di Catanzaro per una “guerra fra procure” e i provvedimenti del Csm per una saggia azione pacificatrice. In realtà le indagini di De Magistris erano corrette e doverose, così come quelle dei pm salernitani, e chi ha trasferito gli uni e gli altri non ha fatto altro che coronare la congiura ordita dalla cupola calabrese. L’avevano già stabilito i provvedimenti emessi dal Riesame di Salerno (respingendo i ricorsi dei perquisiti a Catanzaro) e dal Tribunale di Perugia (che aveva archiviato le denunce dei pm catanzaresi contro Nuzzi, Verasani, Apicella e De Magistris). Ma ora lo conferma anche l’avviso di conclusione delle indagini appena depositato dalla “nuova” Procura di Salerno, che Il Fatto oggi rivela: un atto che prelude alle richieste di rinvio a giudizio per i magistrati catanzaresi che scipparono le indagini a De Magistris e/o presero il suo posto (Lombardi con la convivente e il figliastro, Favi, Murone, Iannelli, Garbati, De Lorenzo, Curcio) e per gli indagati eccellenti che avrebbero corrotto alcuni di loro per farla franca (Saladino, Pittelli e Galati).

Le accuse vanno dalla corruzione giudiziaria all’abuso, dal falso al rifiuto di atti d’ufficio al favoreggiamento. La nuova Procura di Salerno che conferma la bontà delle indagini di Nuzzi, Verasani e Apicella è quella guidata da un anno da Franco Roberti, il valoroso pm campano protagonista delle più recenti indagini su Gomorra, che ha il merito di avere decapitato il clan dei Casalesi. Che sia diventato improvvisamente anche lui un incapace, come i colleghi puniti, esiliati e degradati sul campo? Che meriti pure lui un’intemerata dal Quirinale e un’immediata punizione dal Csm? Fino a quando le istituzioni fingeranno di non vedere quel che è accaduto e ancora accade nella fogna di Catanzaro, eliminando e imbavagliando chiunque osi metterci il naso (oltre ai pm già citati, quella cloaca ha risucchiato Clementina Forleo, Carlo Vulpio, Gioacchino Genchi e altri galantuomini)? Nessuno confonde un avviso di chiusura indagini con una sentenza di condanna. Ma se, sotto la guida di Roberti, la Procura di Salerno giunge alle stesse conclusioni di quella guidata da Apicella, vuol dire che le indagini che costarono la carriera ai quattro pm erano tutt’altro che sballate.

E ora chi li ha linciati dovrebbe cospargersi il capo di cenere, ammettere la clamorosa cantonata e correggere l’errore. In due modi: ripulendo finalmente gli uffici giudiziari di Catanzaro dai magistrati inquisiti (e fra breve imputati) per corruzione giudiziaria e altri gravissimi reati, finora incredibilmente lasciati quasi tutti al loro posto; e annullando le sanzioni contro Nuzzi e Verasani (De Magistris ormai è eurodeputato e Apicella pensionato), restituendo loro l’onore, le funzioni e l’ufficio. Il 1° ottobre 2009 De Magistris si dimise dalla magistratura con una lunga lettera al presidente della Repubblica (e del Csm) Giorgio Napolitano, pubblicata integralmente dal Fatto. Conteneva una serie di drammatici interrogativi sulle sconcertanti interferenze del capo dello Stato nel caso Catanzaro-Salerno. Nessuna risposta. Alla luce delle ultime notizie in arrivo da Salerno, il capo dello Stato non ha nulla da dichiarare?

Salerno un anno dopo: contro de Magistris fu complotto

Fonte: Salerno un anno dopo: contro de Magistris fu complotto.

Dodici indagati in tutto. Tra cui sette magistrati, un senatore, un sottosegretario al Ministero delle Attività Produttive. Tutti insieme appassionatamente per fermare le indagini dell’allora pm a Catanzaro Luigi de Magistris e salvaguardare i propri interessi.

A poco più di un anno di distanza dal trasferimento disciplinare dei pm Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani e del procuratore capo Apicella (sospeso anche dallo stipendio) a Salerno il tempo sembra essersi fermato. E nell’avviso di conclusione indagini emesso qualche giorno fa dai pm Maria Chiara Minerva, Rocco Alfano e Antonio Cantarella, guidati dal procuratore capo Franco Roberti, quel sistema affaristico-criminale che lega a foppio filo politica, imprenditoria e magistratura riemerge così come i primi giudici lo avevano evidenziato. Guadagnandosi gli attacchi di buona parte dei vertici della classe politica e le sanzioni del Csm con la  benedizione dell’Associazione Nazionale Magistrati.

La vicenda in questione, si ricorderà, è quella che parte dalle ormai note inchieste Why Not e Poseidone, strappate dalle mani di Luigi de Magistris mentre l’allora magistrato additava le responsabilità di politici e imprenditori impegnati nella distrazione di fondi pubblici, destinati allo sviluppo di quella terra martoriata che è la Calabria, a tutto vantaggio di interessi privati. E alle successive e complesse indagini dei magistrati Nuzzi e Verasani, che dalla procura di Salerno, competente su quella di Catanzaro, avevano scoperto un vero e proprio complotto ordito ai danni dello stesso de Magistris con il preciso intento di fermare il suo lavoro.
Principali artefici della cospirazione: alcuni indagati e i vertici della stessa procura di Catanzaro, sulla quale i magistrati di Salerno stavano svolgendo accertamenti quando, con un pretesto, furono cacciati dal Consiglio Superiore della Magistratura. Costretti a lasciare l’inchiesta nelle mani di altri giudici, che oggi però, a un anno di distanza, sono giunti alle loro stesse conclusioni.

E così, nelle maglie della giustizia, sono finiti nuovamente l’ex procuratore capo a Catanzaro Mariano Lombardi, l’aggiunto Salvatore Murone, l’ex procuratore generale Enzo Iannelli, il procuratore facente funzioni Dolcino Favi, i sostituti pg Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo, il pm Salvatore Curcio. E ancora la moglie di Lombardi, Maria Grazia Muzzi, il figlio Pierpaolo Greco e tre indagati di de Magistris: Antonio Saladino, Giancarlo Pittelli, Giuseppe Galati.
Tutti accusati, a vario titolo, di corruzione in atti giudiziari, falso ideologico e omissione d’atti d’ufficio. Tutti parte del complesso ingranaggio messo a punto per fermare le inchieste del magistrato: ognuno con un proprio ruolo, tutti uniti dalla logica del do ut des.

Mariano Lombardi e Salvatore Murone, recita infatti la prima parte dell’avviso di conclusione indagini, “creavano i presupposti quantomeno per una prevedibile e inevitabile stagnazione delle attività istruttorie in corso”, “così da favorire … le persone implicate nelle indagini preliminari”. Tra queste, in particolare, Antonio Saladino, vero deus ex machina del sistema corruttivo emerso in Why Not, nonché “l’avvocato senatore Giancarlo Pittelli e l’on. Sottosegretario Giuseppe Galati”. Che in cambio, si legge, si erano adoperati per far ricevere “denaro o altre utilità” sia al dott. Lombardi che all’avvocato civilista Pierpaolo Greco, figlio della seconda moglie del procuratore.
Il Greco avrebbe difatti trovato lavoro presso il rinomato studio penale Pittelli; sarebbe diventato socio,  insieme al Pittelli stesso, della Roma 9 srl, con notevoli agevolazioni economiche; avrebbe ricevuto dal sottosegretario alle Attività Produttive Galati diverse nomine di Commissario Liquidatore di società e consorzi.
Mentre Murone avrebbe sistemato “parenti e conoscenti” con le assunzioni ottenute grazie al “rapporto sinallagmatico” e al “patto corruttivo” stretto con Antonio Saladino.

E’ in questo quadro che rientrano la revoca dell’indagine Poseidone, avvenuta in seguito all’iscrizione del Pittelli nel registro degli indagati, e la rocambolesca avocazione dell’indagine Why Not. Per la quale erano entrati in gioco il Procuratore generale facente funzioni Dolcino Favi e l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella.
All’epoca riprendono i giudici di Salerno, il dott. Favi – “in concorso psicologico con agli altri indagati”, aveva parlato di “conflitto di interessi” tra il Mastella, appena iscritto nel registro degli indagati di Why Not e il magistrato titolare di quell’inchiesta. Inquisito disciplinarmente dallo stesso Ministro della Giustizia, che nel suo ufficio aveva più volte inviato gli ispettori ministeriali. Nell’ambito però, e questo dal Procuratore generale non veniva specificato, di altre vicende processuali estranee a Why Not.
“Una falsa rappresentazione di una situazione di conflitto di interessi”, sottolinea quindi il documento, che avrebbe avuto come effetto quello di frenare l’attività investigativa prima di procedere ad una “parcellizzazione dei vari filoni d’inchiesta” assegnati a magistrati già impegnati su altri fronti e “del tutto estranei alle logiche d’indagine fino a quel momento seguite”.
A questo sarebbe seguito l’allontamento dalle inchieste del Capitano dei Carabinieri Pasquale Zacheo e dal consulente della Procura Gioacchino Genchi. Mentre “si andava a concretizzare, di fatto, una illecita attività di interferenza sull’iter del procedimento penale in questione e comunque si determinava almeno un suo rallentamento tale da favorire, di per sé ed almeno per un iniziale periodo di tempo, le persone implicate nelle indagini preliminari”.

Già nel 2008 i pm Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani avevano scoperto il “piano”. Ma erano stati cacciati dal Consiglio Superiore della Magistratura nell’ambito della fantomatica “guerra tra procure”. Un assurdo giuridico con il quale si era giustificata l’ennesima azione illecita commessa dalla procura di Catanzaro che aveva operato un inedito controsequestro degli atti appena sequestrati dalla stessa procura di Salerno che per competenza stava indagando su di lei.
E a nulla era servito il provvedimento emesso dal Tribunale del Riesame, che aveva giudicato corretto l’operato di quei magistrati, così come più tardi avrebbe fatto il Tribunale di Perugia archiviando le denunce sporte contro di loro dai pm catanzaresi.

Quell’azione, è evidente, era necessaria per chiudere per sempre una vicenda troppo scomoda.
Ma come tramanda la saggezza popolare: il tempo è galantuomo e i nodi, prima o poi, vengono sempre al pettine. A Salerno ci sono arrivati. E a quei magistrati che hanno perso il lavoro e subito l’onta delle sanzioni disciplinari e del linciaggio mediatico chi chiederà scusa?

Monica Centofante (
ANTIMAFIADuemila, 19 aprile 2010)

Antimafia Duemila – Complotto Superiore della Magistratura

Antimafia Duemila – Complotto Superiore della Magistratura.

di Marco Travaglio – 15 maggio 2009

La sentenza del Tar Lazio che annulla il trasferimento di Clementina Forleo da Milano a Cremona disposto un anno fa dal Csm per ‘incompatibilità ambientale’ è l’ultima (per ora) casella di un tragico gioco dell’oca iniziato a Catanzaro nell’ottobre 2007. Allora l’avvocato generale Dolcino Favi, facente funzioni di procuratore generale, avocò l’indagine ‘Why Not’  al pm Luigi De Magistris, all’indomani dell’iscrizione nel registro degl’indagati del ministro della Giustizia Clemente Mastella. In difesa di De Magistris parlò la Forleo ad ‘Annozero’. Il Csm trasferì su due piedi sia De Magistris sia la Forleo. Intanto i superiori e alcuni indagati di De Magistris lo denunciarono a Salerno, e De Magistris li controdenunciò. Salerno scoprì che aveva ragione lui e indagò i suoi capi e indagati per corruzione giudiziaria, ipotizzando che si fossero comprati e venduti le sue inchieste, grazie anche alle testimonianze del consulente Gioacchino Genchi e del pm crotonese Pierpaolo Bruni, applicato a Catanzaro. Siccome Catanzaro negava a Salerno le carte di ‘Why Not’, Salerno andò a prendersele con la perquisizione del 2 dicembre scorso. Apriti cielo: putiferio di polemiche, dal capo dello Stato al Csm, dai partiti di destra e di sinistra all’Anm, con la stampa al seguito (‘guerra fra procure’). Risultato: con un processo sommario di pochi giorni, il Csm cacciò pure i tre pm di Salerno che si erano macchiati di cotanta perquisizione, oltre al Pg di Catanzaro, Vincenzo Iannelli. Il quale aveva appena fatto in tempo a revocare l’incarico a Genchi, ultima memoria storica del lavoro di De Magistris, attaccato da Mastella, da Berlusconi e dal presidente del Copasir, Francesco Rutelli. Il resto lo fece la Procura di Roma, incriminando Genchi per una caterva di reati e facendogli sequestrare dal Ros tutti i computer. Negli ultimi due mesi, una raffica di provvedimenti giudiziari hanno stabilito che: De Magistris non ha commesso reati (archiviazione a Salerno delle indagini a suo carico) e l’indagine Why Not era tutt’altro che infondata (è pronta la richiesta di rinvio a giudizio per 98 indagati); la perquisizione di Salerno a Catanzaro era legittima (il Riesame ha rigettato i ricorsi dei perquisiti), mentre quella di Roma a Genchi era illegittima e i reati contestati sono inesistenti (accolto il suo ricorso contro il blitz del Ros); la Forleo non doveva essere trasferita (sentenza del Tar). Ma ormai il danno è fatto. Anzi, col trasferimento di Iannelli, Favi è tornato Pg ad interim. È indagato a Salerno per corruzione giudiziaria, ma il Csm s’è ‘dimenticato’ di trasferirlo. E lui ne ha subito combinata un’altra delle sue: ha negato il rinnovo dell’applicazione a Catanzaro del pm Bruni, minacciato dalle cosche per le sue delicate indagini su ‘ndrangheta e politica. Ora, il Csm è quello che è. Ma il capo dello Stato che lo presiede non ha nulla da dichiarare?

SIGNORNÒ

Tratto da:
l’Espresso

Intervento di Luigi de Magistris – Information day 26 aprile 2009

Intervento di Luigi de Magistris – Information day 26 aprile 2009.

Luigi De Magistris (parti da 1 a 3)
http://www.youtube.com/watch?v=TTCAgJRcVHo&feature=channel
http://www.youtube.com/watch?v=4GzzMz59yKY&feature=channel
http://www.youtube.com/watch?v=wxNn_zlc41c&feature=channel

Pino Maniaci: “Che cos’è successo con il “Why not”?


Luigi de Magistris: “In napoletano significa guaio di notte, ed effettivamente un guaio di notte… oppure “ha da passa´ nuttata”, che non passa e non so quando passerà. Ma non è un rifugio, il problema… Innanzitutto vi saluto tutti, siete tanti e questo ci dà grande forza morale, che in questi anni è servita molto la forza morale delle persone, la passione e questa forte carica che si avverte nel paese, devo dire la verità dalla Val D’Aosta alla Sicilia.

Lo stato di salute democratico di questo paese, rispondo alla domanda di Pino, si pesa anche dal fatto che un magistrato che ha sognato e che ha fatto questo lavoro per quindici anni in terre difficili, Campania e Calabria, in particolare Calabria che tra l’altro non è la mia terra, tutto sommato dedicando la parte migliore della sua vita, dai 25 ai 40 anni e che deve prendere atto di non poterlo più fare, ma non perché è una sua valutazione soggettiva ma perché non te lo fanno fare. Nel senso che a me, come parte di voi conoscono, mi hanno trasferito di sedi e di funzioni. Perché mi hanno trasferito di funzioni? Perché non hai avvisato il tuo capo che stavi facendo degli atti su un politico, a proposito dei rapporti tra politica e malaffare, col quale lui non solo era amico, ma col cui figliastro aveva rapporti di interesse economico. Il Consiglio superiore della Magistratura ha detto: “ No, lo dovevi avvisare, glielo dovevi dire”. Questo è il motivo per cui io sostanzialmente vado via e non posso più fare il Pubblico Ministero. Stessa sanzione che è stata applicata a un magistrato che in Lombardia si vendeva i processi in cambio di mobili, quadri e suppellettili. Questo vi fa comprendere che il cuore del problema, in questo momento, nel paese è il tasso di inquinamento che il malaffare si trova all’ interno delle Istituzioni. Però voglio dire una cosa visto che stiamo a Marsala, vi invito a riflettere sul cambiamento di strategia politica della mafia dal ’92 ad oggi. La mafia nel ’92 dismette la strategia della tensione militare, e quindi dell’aggressione, a quello che voi avete visto nel video, alle stragi di Capaci e di via d’ Amelio, non perché sia stata sconfitta dallo Stato, non perché sia meno forte, ma perché ha deciso di penetrare nel cuore pulsante del paese, nell’economia e nelle istituzioni. Nell’economia riciclando, non solo al sud ma anzi soprattutto al centro e al nord di questo paese. Infatti l’Italia è unita nel malaffare e noi la dobbiamo unire invece nella giustizia, riciclando denaro e quindi entrando nel pil, nel bilancio economico di questo paese. Il paese, l’Italia si regge anche, in gran parte, su denaro mafioso. Qua la procura di Caltanissetta , come voi sapete, ha sequestrato le vicende del cemento, lo stesso cemento magari con il quale si costruiscono le case che crollano con un terremoto di medie dimensioni e nello stesso tempo, cosa ancora più inquietante, attraverso al gestione illegale del denaro pubblico che è arrivato per miliardi di euro al sud e in Sicilia, che poteva creare sviluppo,dare lavoro, fare crescere l’Italia meridionale e risolvere la questione meridionale, è servita ad arricchire e consolidare la borghesia mafiosa e ha consentito alla mafia di penetrare fino ai più alti livelli istituzionali. Di fronte a questo cancro, che poi è quel cancro che ha portato alla mia, fra virgolette, espulsione dall’ordine giudiziario noi abbiamo un’unica strada, quella di curare prima che il cancro diventa metastasi. Questo deve avvenire non delegando a singole persone queste attività, indubbiamente ci saranno alcuni che saranno prima linea, saranno testa di ponte, si metteranno davanti alla rivolta degli onesti, ma solo se siamo in tanti, sole se una gran parte di questo paese di schiera, come diceva Giovanni Falcone prima, in quella bellissima frase, solo se ci schieriamo intanto facendo non solo il nostro dovere ogni giorno, ma anche dando un contributo alla crescita civile e democratica di questo paese, noi potremmo curare la democrazia perché è malata. Non c’è più uno Stato e l’anti-Stato, ma purtroppo all’interno dello Stato la mafia è penetrata a livelli altissimi, tanto da dover far fare a Pino la battuta quale sia la differenza oggi tra politica, ma io direi qualcosa in più, tra una parte importante della classe dirigente di questo paese e la mafia”.

Al’intervento di Gioacchino Genchi su un intervento del pubblico di un ascoltatore che “ricorda di non aver incontrato Paolo Borsellino” de Magistris aggiunge: “Scusami ma voglio aggiungere due cose, una forse implicita ma Gioacchino non lo ha detto perché stava in questo momento… era assalito dalla commozione, ma voi sapete ovviamente chi era il Ministro dell’interno nel 1992, era Nicola Mancino che ha presieduto quella specie di processo politico-giudiziario che è stato fatto nei miei confronti per cacciarmi da Catanzaro. Ed un’altra cosa sola voglio dire, lui ha parlato di autocensura dei giornalisti ed io a proposito dei magistrati vi dico una cosa perché noi stiamo qua a difendere due baluardi della democrazia che sono il pluralismo dell’informazione e l’indipendenza e autonomia della Magistratura, due pilastri dello stato di diritto che erano ai primi posti del piano di rinascita democratica di Licio Gelli, P2. Voleva eliminare informazione libera e magistratura indipendente. Ma detto questo dobbiamo stare anche attenti che l’ indipendenza ed il pluralismo bisogna conquistarseli. Perché cosi come ci sono i giornalisti che fanno autocensura per essere graditi al potere, così ci sono i magistrati, che non io ma Piero Calamandrei nella metà del secolo scorso, definiva in questo modo in un libro bellissimo che è L’elogio dei giudici scritto da un avvocato. Diceva Piero Calamendrei, “io di magistrati corrotti non ne ho conosciuti molti, ma ho conosciuto tanti magistrati ammalati da quel morbo che si chiama conformismo giudiziario”, lui lo chiamava agorafobia, prevenire la raccomandazione prima ancora da riceverla, cioè fare il proprio lavoro in modo che sia gradito al potere, in modo che si abbiano prebende, si faccia carriera. Purtroppo oggi così come è in pericolo il pluralismo dell’informazione e l’indipendenza della magistratura, ci sono purtroppo troppi magistrati che sono malati di agorafobia. Però vi dico che ce ne sono tanti altri, e questo è il nostro grande motivo di speranza che ogni giorno lottano contro il crimine organizzato, e qui in Sicilia in particolare nelle procure di Palermo e di Caltanissetta, io così come ho detto il primo giorno a Fano, quando ho dato al notizia che avrei lasciato la magistratura, io voglio che loro devo sapere, perché ho detto pubblicamente che io rappresenterò per loro, come dovere morale e istituzionale nella mia battaglia politica, punto di riferimento 24 ore su 24 per la lotta al crimine organizzato e per fare luce sulle stragi di Capaci e di via d’ Amelio, è qualcosa che sento dentro perché nel 1992, quando feci gli scritti in magistratura nella mia commissione c’era la moglie di Giovanni Falcone, io vidi Giovanni Falcone e la moglie il venerdì pomeriggio del 22 maggio del 1992 e il sabato mattina, davanti al televisione, vidi la strage di Capaci, ho poi conosciuto Salvatore Borsellino del quale mi onoro di essere diventato amico, allora per me prima ancora che un dovere politico-istituzionale è un dovere morale che fin quando vivrò io tutti i momenti della mia vita li impegnerò affinché sia fatta luce sulle stragi del 1992, dalle quali è nata la seconda Repubblica.

A proposito di Di Pisa e di Mancino, giusto per parlare di magistrati, una categoria che io continuo ad amare profondamente, vorrei ricordare, qualcuno di voi se lo ricorderà, l intervento che Paolo Borsellino fece a Palermo, nel giugno 1992, un mese dopo la strage di Capaci e un mese prima di quella di via d’Amelio. Un dibattito bellissimo, sala affollatissima e disse pressappoco questo: probabilmente i principali responsabili della morte di Giovanni Falcone vanno individuati all’interno della magistratura. Questo secondo me, è un altro filo conduttore, Salvatore, se permetti tra le vicende del 1992 ed oggi. Dopo quello che ha detto Salvatore Borsellino, che sta dicendo in questi mesi, in un paese normale Nicola Mancino sarebbe andato a casa senza che qualcuno glielo dovesse chiedere, ma non per quello che ha fatto a me, per quello che ha fatto nella vicenda di Paolo Borsellino, per quello che ha detto Salvatore Nicola Mancino dovrebbe prendere la borsa e andarsene a casa invece sta ancora là ed ha contribuito a cacciare i magistrati di Salerno che stavano ricostruendo la nuova P2. Questo è lo scenario sul quale noi cui stiamo parlando e dobbiamo attivare una vigilanza democratica nella consapevolezza che c’è un rischio veramente grave dello stato di salute di questo paese”.


Pino Maniaci: “A questo punto chi sono i criminali?”

De Magistris: “Non hanno ovviamente Salvatore, nei tuoi confronti non hanno il coraggio di farlo e ti difenderemo noi. Quindi stai tranquillo da questo punto di vista. Il problema è molto serio, lo abbiamo detto nell’intervento di prima. Io credo che all’interno delle Istituzioni ci sono ancora dei punti di riferimento altrimenti non staremmo nemmeno qua a parlare, io personalmente non avrei fatto questa scelta, Salvatore non esporrebbe la rabbia, Gioacchino non testimonierebbe quello che ha testimoniato oggi. Quindi questo vuol dire che di fronte a una patologia, l’abbiamo chiamata prima un cancro, però ci stanno ancora nelle Istituzioni delle forze sane e soprattutto ci sono ancora nel paese. E lo dimostra l’incontro di oggi, io sto girando parecchio, lo facevo anche prima. Tu (rivolgendosi a Pino Maniaci) parlavi di democrazia partecipativa, io ne sono pienamente convinto, noi dobbiamo creare un rapporto stretto, un rapporto sinergico tra la parte migliore della società civile e la parte migliore che rappresenta le Istituzioni. Dobbiamo evitare che ci siano ulteriori, il caso de Magistris, il caso Forleo, il caso Genchi perché significa personalizzare i casi, le situazioni. Già questo è una sconfitta, noi dobbiamo far si che si metta in moto, quindi stare vicino come dire alle Istituzioni che ancora adesso, come abbiamo detto prima, la procura di Caltanissetta , la procura di Palermo e anche alcuni uffici stanno indagando. E dobbiamo denunciare quello che accade, questo dobbiamo fare, ognuno può fare il proprio dovere, andare avanti e cercare all’interno delle Istituzioni punti di riferimento. Secondo me ci sono ancora i punti di riferimento, non è un caso che qua stiamo parlando, ce ne sono altri, siamo in pochi, probabilmente saremo una minoranza ma non è escluso che una minoranza un giorno diventi maggioranza perché comunque i corsi e ricorsi della storia ci sono, fin quando ci sono coscienze di questo tipo, fin quando una giornata come questa che ti dà una carica e un emozione fortissima, io sono convinto che noi abbiamo dei punti di riferimento. Io vi voglio dire solo questa cosa, ricordo, lo voglio ricordare perché c’è Salvatore perché io ogni volta questa cosa la ricordo perché a mia volta mi autoalimento nella carica perché poi ho bisogno di essere caricato perché dopo bombardamenti continui…. C’è la differenza certe volte che c’è alle volte tra la sconfitta Istituzionale e la vittoria morale. Io ho subito una sconfitta istituzionale, non c’è dubbio perché io volevo fare il magistrato questo lo ripeterò fino alla noia, era quello che volevo fare, lo ha ripetuto Salvatore ecc.. Ma quando per esempio vengo qua, o quando sono venuto il 19 luglio 2008 a Palermo all’ anniversario, ma soprattutto quando ho letto, io questo non lo dimenticherò mai, lo ricordo sempre con mia moglie, il giorno in cui mi fu avocata l’inchiesta Why Not o pochi giorni prima, quando ci fu la richiesta di trasferimento del ministro Mastella, come voi ricordate, io arrivai a casa, ero veramente sconfortato come potete intuire e mi misi davanti al computer perché anch’io seguo più internet che i giornali per la verità, si trova più informazione. A un certo punto mi trovai sul sito di Salvatore, una lettera scritta da Salvatore Borsellino, mia moglie mi vide pietrificato al computer, pensava che io avessi avuto un colpo, un qualcosa perché mi bloccai completamente davanti al computer e in realtà stavo sostanzialmente, ero pietrificato dalla commozione perché lessi questa lettera di Salvatore dove lui disse sostanzialmente questo: che non provava, no Salvatore, un’emozione così forte seguendo le indagini che io stavo facendo e quello che mi stava accadendo, vedendo io, vedendo lui, come lo vede Gioacchino e come lo vedono tante persone, un filo conduttore dal ’92 a oggi, disse non provavo un emozione così forte dal 1992. Questo, io là ebbi la netta sensazione che per me la partita era chiusa, nel senso che da un punto di vista morale io potevo anche essere radiato dalla magistratura, ma avendo io, essendo io entrato in magistratura avendo come esempi Paolo Borsellino e Giovanni Falcone avere un’attestazione di quel tipo morale da Salvatore Borsellino mi fece capire che per me la partita era chiusa”.


Ad una domanda sui problemi giuridici riguardanti l’agricoltura de Magistris risponde: “Anche perché io ho dichiarato pubblicamente che se non dovessi essere eletto mi metterò a fare l’imprenditore agricolo,quindi voglio dire… Questa è una domanda come dire, è ovvio che la risposta è quella, io l’ho detto già più volte uno dei temi principali sui quali si debba invertire il rapporto che c’è stato sino adesso tra la politica che è andata in Europa e le cose concrete che sono state fatte si lega attorno al discorso dei finanziamenti europei, che significa anche il settore che ha indicato lei nella domanda che ha fatto. Fino adesso i finanziamenti europei che sono stati destinati all’Italia meridionale e alla Sicilia in particolare non sono serviti assolutamente allo sviluppo economico, parliamo dell’agricoltura sotto il profilo delle sovvenzioni, ma io mi riferisco anche a tutti gli altri settori dove le infrastrutture non sono state realizzate, dove l’ambiente, i depuratori non sono stati fatti, gli edifici pubblici non sono stati fatti, le occasioni di sviluppo, i piani telematici che sono stati finanziati non sono stati approvati, tutto il denaro pubblico non è servito a migliorare l’economia e lo sviluppo di regioni represse tra cui la Sicilia ed anche sotto il profilo di un economia compatibile con l’ambiente e sicuramente l’agricoltura è uno dei settori privilegiati dove a mio avviso si deve puntare unitamente al turismo nell’italia meridionale perché certo noi non possiamo utilizzare i finanziamenti pubblici per i termovalorizzatori o per le centrali nucleari. E’ ovvio che le sovvenzioni pubbliche al sud devono essere destinate soprattutto alle grandi risorse che noi abbiamo che sono il turismo, l’ambiente, l’agricoltura, quelle che sono le piccole medie imprese che fanno ricca anche la realtà meridionale, la fantasia ecc però è ovvio e chiudo, che il finanziamento pubblico non deve essere visto come assistenzialismo ma deve essere proprio un occasione di sviluppo, cioè che metta in moto l’economia, che vada a beneficio di tutti, che crei un occupazione effettivamente fondata sui meriti. E’ questa la grande scommessa che secondo me a Strasburgo e a Bruxelles si può realizzare perché soprattutto, non tanto e non solo con le leggi perché le leggi tutto sommato ci sono, ma attraverso un’attività di vigilanza e d’informazione, e su questo internet può essere importantissimo per verificare il flusso di denaro, i finanziamenti e le sovvenzioni, dal momento in cui sono deliberate a Bruxelles e a Strasburgo che percorso hanno, quindi monitorarlo, dove si fermano, a Roma, poi nelle regioni, poi negli assessorati, poi negli uffici periferici, verificare i passaggi e poi andare anche con le webcam a verificare i lavori che sono stati finanziati se sono stati effettivamente realizzati. Non ci vuole un arco di scienza per fare questo, non è un operazione rivoluzionaria, è rivoluzionaria sul piano culturale ma sul piano fattuale è semplice, basta mettere persone che hanno una competenza personale e soprattutto una precondizione politica: che siano persone per bene, che siano oneste e che non vogliano rubare.
Io l’ho sempre pensato che il passaggio centrale sia quello di rimettere la cultura in questo percorso di cambiamento del paese. Il problema è culturale e io penso che il peggioramento, sarò molto sintetico, io penso che l’inizio del peggioramento di questo paese è stato negli anni ’80 con la televisione commerciale, la pubblicità, la teoria del consumatore universale, cioè il profitto che governa l’apparente progresso di questo paese, del fatto che i bambini devono avere il telefonino anzi ne devono avere due, nella camorra ad esempio i piccoli spacciatori già a 13/14 anni perché pigliano i soldi e con quei soldi possono prendersi il telefonino, possono andare in discoteca ecc.. Quindi il messaggio è assolutamente culturale, noi dobbiamo invertire questa cosa che lo sviluppo non è dato dal consumismo, dal consumismo fine a se stesso e qua farei anche una riflessione di tipo politico. Approfittiamo di una crisi economica che è arrivata, e sta arrivando, che è un fatto grave per farne un occasione di sviluppo. Cioè stiamo nella fase del capitalismo senile, come è fallito il comunismo così sta fallendo il capitalismo nella sua forma peggiore, quella del consumismo universale, cioè facciamo in modo, come dicevamo prima, che le occasioni di sviluppo siano diverse, un’economia diversa fondata sulle cose che abbiamo detto e mettendo la cultura. Se noi invertiamo questa cosa vedrai tu che il prossimo progetto che si farà (in riferimento al domanda che gli è stata posta, ndr) questa cosa si invertirà, è un problema di modelli, di modelli culturali che devono passare. Certo che con questa televisione, come viene fatta con le rare eccezioni è quello il modello che passa, però c’è anche nel paese e per fortuna, tu hai fatto prima un sondaggio, c’era una parte ma c’era anche un’ altra parte che la pensa diversamente. Lavoriamo bene affinché si invertano questi passaggi, sicuramente è il modello di società che va cambiato assolutamente, certo lo vedete che le differenze ci sono ancora adesso, perché mentre da una parte si cerca di cambiare il paese dall’altra vengono proposti come modelli di rappresentanti al parlamento europeo quelli che vengono dal grande fratello. Quindi c’è ancora una parte che quello è il modello. Quindi su quello noi dobbiamo lavorare, cioè che viene visto come modello da portare in Europa, cioè che dovrebbe rappresentare il nostro paese uno che proviene dall’esperienza
del grande fratello”.



Paolo Franceschetti: VIA D’AMELIO, UNA VERITA’ CHE FA PAURA?

Da Paolo Franceschetti: VIA D’AMELIO, UNA VERITA’ CHE FA PAURA?.

Di Solange Manfredi

Negli ultimi tempi sono stati portati attacchi pesantissimi verso alcuni soggetti coinvolti in indagini penali (magistrati, consulenti, procuratori, ecc…) Detti attacchi sono tutti andati a buon fine.
Ricordiamo quali:
De Magistris nel 2006, a seguito di una denuncia, inizia ad indagare sul fenomeno della illecita gestione pubblica, locale e nazionale, di finanziamenti, convenzioni, commesse e appalti, ecc…

All’interno della Procura, alcuni magistrati pongo in essere alcune attività allo scopo di sottrarre le suddette inchieste a De Magistris e vi riescono.

Il dott. De Magistris, ritenendo illegale quanto successo, inoltra regolare denuncia alla Procura della Repubblica di Salerno, ovvero la Procura competente (ex art. 11 c.p.p.), ad indagare sulle ipotesi di reato commesse dai magistrati di Catanzaro.

A questo punto succede la prima cosa di gravità assoluta. Il Ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella, coinvolto nelle indagini, chiede al CSM il trasferimento cautelare urgente di De Magistris; ovverosia chiede il trasferimento del magistrato che sta indagando su di lui, e De Magistris viene trasferito.
La Procura della Repubblica di Salerno, intanto, investita delle indagini dalla denuncia presentata da De Magistris (e quindi obbligata ad indagare), a febbraio chiede alla Procura di Catanzaro di trasmettergli gli atti relativi alle indagini di De Magistris, ma questa rifiuta di inoltrare i fascicoli.
La Procura di Salerno rinnova la richiesta di trasmissione degli atti relativi alle indagini di De Magistris per ben sette volte, e per ben 7 volte la Procura di Catanzaro si rifiuta di consegnare gli atti.La Procura di Salerno, quindi, dopo aver atteso nove mesi ed inviato ben sette richieste, decide il sequestro degli atti.
Il Tribunale del riesame conferma la legittimità del sequestro operato dai magistrati di Salerno e il CSM che fa? Trasferisce i magistrati di Salerno e sospende il Procuratore di Salerno Apicella. Ovvero il CSM commina una sanzione disciplinare durissima a fronte di un provvedimento dichiarato legittimo.
I magistrati di Catanzaro, nel frattempo, delegano il ROS di Roma ad indagare su De Magistris e, conseguentemente, sul lavoro del suo consulente, dott. Gioacchino Genchi. Peccato che il Ros di Roma sia assolutamente incompetente a svolgere dette indagini. Per il codice di procedura penale le indagini avrebbe dovuto condurle la Procura di Salerno per il dott. De Magistris e, ove fossero emersi elementi di reato in ordine al lavoro svolto da Genchi, la Procura di Palermo.
Questo prevede il codice di procedura penale.
Il ROS non rileva questo “leggerissimo” problema di incompetenza e procede nelle sue indagini.
Pazienza, in certi casi la procedura penale sembra un ricordo per vecchi nostalgici.
La cosa più assurda, però, è che, come ci dice Genchi: “se nessuna indagine poteva dunque essere delegata al Ros di Roma, ancora meno poteva essere delegata a quelle particolari persone del Ros. Se i tabulati acquisiti avevano un senso, non si potevano affidare ai soggetti che emergevano proprio dagli stessi tabulati”.

Comunque il Ros indaga e scoppia il c.d. “caso Genchi”. Viene detto a gran voce al popolo italiano che la democrazia è in pericolo perchè Genchi avrebbe esaminato, e conservato, illegalmente, i tabulati telefonici di 13 milioni di italiani.
Si scoprirà, poi, che i Ros avevano basato questa loro affermazione sul sequestro, a Giachino Genchi, degli elenchi del telefono.
Genchi, vice questore in aspettativa, viene sospeso dall’incarico e gli viene ritirato distintivo e pistola.
Ed ecco l’ultimo atto. Il Tribunale del riesame dichiara illegittimo il sequestro operato sul materiale del dott. Genchi ed annulla i relativi decreti. Il materiale deve essere restituito al dott. Genchi. La procura di Roma che fa? Non restituisce il materiale al dott. Genchi.
Ora da questo breve riassunto si evince come i protagonisti di questa vicenda siano stati privati di tutte le garanzie costituzionali, ovvero chi ha operato nei loro confronti lo ha fatto in barba non alla legge, ma alla Costituzione (artt. 3- 107,108, ecc..).

PERCHE’

La storia del nostro paese è costellata di c.d. “misteri” che rimangono tali per l’agire illegittimo di più persone. Tale agire, però in passato, cercava di mantenere un’apparenza di legittimità. In altri termini, si sono sempre commessi atti illeciti per proteggere da conseguenze penali alcuni soggetti, ma si facevano meno palesemente per il timore di venire scoperti. Oggi pare non essere più così. Si fa palesemente in spregio ai codici e alla costituzione. Perchè?
Una prima risposta potrebbe essere quella che tali poteri sono divenuti così forti e sicuri da essere diventati arroganti e sfacciati. Potrebbe essere un’interpretazione.
Una seconda interpretazione potrebbe essere che abbiano agito così non per arroganza ma per paura. E’ noto, infatti, che più il pericolo è improvviso, vicino ed effettivo, meno le nostre reazioni sono ponderate ed attente. Dobbiamo agire, o meglio reagire, velocemente, con gli strumenti e le risorse che abbiamo a disposizione.
Se questa interpretazione dovesse essere giusta ci si dovrebbe chiedere di cosa hanno paura, ovvero cosa hanno scoperto Genchi e De Magistris per far reagire così il “potere”?
La risposta, allora, potrebbe trovarsi nelle parole dello stesso Genchi:
L´attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D’Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D’Amelio numero diciannove dov’è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!” ….. E questa è l’occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D’Amelio e dalla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato, servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata“.
(Gioacchino Genchi, 27 febbraio 2009)
Ma in realtà oltre a queste due, c’è una terza possibilità. Una possibilità che ancora ci sfugge.
Ci potrebbe essere cioè un disegno più grande, che noi ancora non possiamo vedere, e che avrà il suo compimento fra diverso tempo; e in questo disegno potrebbe inserirsi la vicenda Genchi.
Una possibilità che, per la sua individuazione, richiede l’aiuto dei lettori. e un’analisi attenta dei fatti così come si sono svolti, si svolgono e si svolgeranno nei prossimi mesi o addirittura anni.
Invitiamo, quindi, tutti i lettori a dirci la propria opinione, per cercare di capire a cosa è finalizzata questa vicenda.

Genchi si appella a Napolitano affinchè la Legge sia rispettata

Genchi si appella a Napolitano affinchè la Legge sia rispettata.

21 aprile 2009 – Roma (ADNKRONOS) Il consulente informatico dell’ex pm De Magistris chiede l’intervento del capo dello Stato: ”La Procura di Roma sta deliberatamente rifiutando la restituzione dei reperti e dei dati sequestrati presso il mio studio. Siamo in presenza di un atto eversivo di inaudita gravità”. L’intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e’ stato chiesto da Gioacchino Genchi, il consulente informatico dell’ex pm Luigi De Magistris per ottenere la restituzione degli atti e dei dati sequestrati di recente nel suo ufficio dal Ros dei carabinieri su disposizione della Procura di Roma. La scorsa settimana il Tribunale del riesame aveva accolto la richiesta di Genchi e del suo legale, Fabio Repici di restituire i documenti sequestrati. Ma oggi la Procura della capitale, secondo quanto dice Genchi si sarebbe rifiutata di farlo. ”La Procura di Roma, nonostante la lapalissiana evidenza dei provvedimenti di annullamento delle perquisizioni e dei sequestri illegittimamente eseguiti e disposti dal Tribunale del riesame, sta deliberatamente rifiutando la restituzione dei reperti e dei dati sequestrati presso il mio studio – dice Genchi all’ADNKRONOS – contenenti risultanze di indagini riservatissime di numerosi uffici giudiziari anche nei confronti di magistrati della stessa Procura di Roma”.  Secondo Genchi ”siamo in presenza di un atto eversivo di inaudita gravita’. Chiediamo l’immediato intervento del capo dello Stato e, per gli atti urgenti concernenti l’esecuzione del provvedimento del riesame, del procuratore generale di Roma e del procuratore della Repubblica di Perugia”. Genchi e Repici sono ancora in Procura di Roma.

Fonte:
http://www.adnkronos.com/

Palermo – 21 Apr – ore 13:52 Il superconsulente informatico nell’inchiesta Why Not, Gioacchino Genchi, denuncia presunti abusi da parte della Procura di Roma, per la mancata restituzione dei dispositivi elettronici e dei dati sequestrati allo stesso Genchi il 13 marzo e di cui il Tribunale del Riesame della capitale aveva ordinato la restituzione. “La Procura di Roma – dice Genchi in una nota – rifiuta illegittimamente la restituzione di quanto, altrettanto illegittimamente, era stato sequestrato dai carabinieri del Ros. Siamo in presenza di un atto eversivo di proporzioni inaudite e per questo chiediamo l’immediato intervento del Capo dello Stato, del procuratore generale di Roma e del procuratore di Perugia”. Quest’ultimo intervento, secondo Genchi, e’ necessario perche’ i sequestri hanno riguardato “indagini riservatissime di varie autorita’ giudiziarie e contengono precise acquisizioni e intercettazioni telefoniche – prosegue la nota – riguardanti gli stessi magistrati che hanno proceduto al sequestro e un altro magistrato gia’ in servizio alla Procura di Roma e di recente nominato a incarichi ministeriali”. Genchi conclude sostenendo che “le acquisizioni delle indagini Why not, riguardanti quel magistrato, sono state legittimamente eseguite dal Pm Luigi De Magistris, quando il magistrato in questione ricopriva l’incarico di Pm di Roma. Il sinedrio della magistratura romana intende stravolgere le regole e i principi dell’ordinamento giuridico”.

Fonte:
La Repubblica – Palermo

Caso Genchi: la Procura di Roma rifiuta di eseguire la sentenza di restituzione


di Antonio Rispoli


Sembra incredibile, ma è così: la Procura di Roma si è rifiutata di eseguire la sentenza del Tribunale del Riesame, che ha giudicato illeggittimo il decreto di perquisizione firmato dai Pubblici Ministeri Toro e Rossi e ha disposto la restituzione a Genchi di tutto quello che i Carabinieri hanno sequestrato. Appresa la notizia, Gioacchino Genchi ha commentato: “Siamo in presenza di un atto di eversione giudiziaria di una gravità inaudita. Negli atti del sequestro vi sono infatti acquisizioni importantissime riguardanti gli stessi magistrati della procura di Roma che hanno eseguito il sequestro”.
Ed è il minimo, definirla eversiva, la decisione della Procura. Genchi si è appellato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella sua qualità di Presidente del CSM. Infatti c’è un obbligo: il livello inferiore della magistratura non può rifiutarsi di obbedire al livello superiore, se non in presenza di un ricorso legale. Invece, a quanto pare, nei dintorni di Gioacchino Genchi (e di De Magistris), la magistratura si sente in dovere di comportarsi illegalmente: la Procura di Catanzaro prima blocca le indagini di De Magistris a cui aveva collaborato Genchi, poi si rifiuta di rispondere alle richieste del Tribunale di Salerno ed infine arriva ad emettere un illeggittimo e illegale decreto di sequestro su un sequestro effettuato dal Tribunale di Salerno; il Presidente della Repubblica che attacca il Tribunale di Salerno; il CSM che ha cacciato dalla Magistratura il Procuratore Capo di Salerno e ha trasferito altri magistrati di quella Procura solo perchè avevano fatto il loro lavoro.
Io mi auguro che questa volta il CSM agisca di conseguenza, cioè dovrebbe cacciare dalla magistratura i due procuratori di Roma; ma sarà un miracolo se non adotterà sanzioni contro i membri del Tribunale del Riesame


Fonte: JulieNews.it