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YouTube – V-DAY 3 – SEMBRA UN FILM, MA NON LO E’ (TRAILER BY FRA)

In evidenza: diffondete e resistete!

YouTube – V-DAY 3 – SEMBRA UN FILM, MA NON LO E’ (TRAILER BY FRA).

Critiche da fratello di Borsellino, Di Pisa chiede danni

Piena solidarietà a Salvatore Borsellino. Se ci atteniamo ai fatti, il giudice Alberto Di Pisa è il famigerato “corvo” del tribunale di Palermo che mandava lettere anonime di accuse a Falcone. Di Pisa non fu condannato per questa storia perché il tribunale considerò la prova che lo inchiodava non utilizzabile perché ottenuta illegalmente. Alla luce di questi fatti il giudizio di Salvatore Borsellino è pienamente condivisibile e l’onorabilità di Di Pisa è già stata lesa irreparabilmente da Di Pisa stesso.

Siamo di fronte alla solita tecnica della querela senza nessuna speranza di spuntarla in tribunale, ma usata per sottrarre tempo ed energia al querelato. Vergogna!

Di Pisa era un nemico acerrimo di Falcone e se non ricordo male, correggetemi se sbaglio, mi pare che Gioacchino Genchi abbia raccontato che Di Pisa sarebbe molto amico di un Massone (tal Alessandro Musco) che aveva un ufficio al CERISDI al Castello Utveggio. Guarda tu le coincidenze…

Fonte: Critiche da fratello di Borsellino, Di Pisa chiede danni.

Caltanissetta. Il procuratore di Marsala, Alberto Di Pisa, ha chiesto un risarcimento danni di 250 mila euro al fratello del giudice Paolo Borsellino. In un incontro pubblico a Marsala, Salvatore Borsellino avrebbe espresso giudizi critici nei confronti del procuratore Di Pisa ricordando che era stato accusato di essere il «corvo» di Palermo, ossia l’autore delle lettere anonime circolate nell’estate del 1988. Di Pisa fu poi assolto ma, secondo Salvatore Borsellino, le valutazioni da lui espresse nei confronti sia del fratello sia di Giovanni Falcone richiamavano alcuni passi degli anonimi. Per questo il magistrato non avrebbe le carte in regola per occupare, secondo Salvatore Borsellino, il posto che fu del fratello. Le parole adoperate sarebbero, a parere di Di Pisa, lesive della sua onorabilità, e perciò ha chiesto un risarcimento danni. Il caso sarà esaminato dal tribunale civile di Caltanissetta competente per i giudizi nei quali sono coinvolti i magistrati del distretto di Palermo. La prima udienza è fissata per lunedì 11 gennaio.

Fonte ANSA

Di fronte alla gravità di una simile richiesta di risarcimento danni (che qualifica in toto colui che l’ha avanzata), esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Salvatore Borsellino.

La Redazione di Antimafia Duemila
da Antimafia Duemila

Antonino Di Matteo: “Noi continueremo”

Antonino Di Matteo: “Noi continueremo”.

Proproniamo agli utenti del sito la trascrizione dell’intervento che il magistrato Antonino Di Matteo ha tenuto all’incontro “L’alba di una nuova Resistenza” organizzato da Sonia Alfano il 12 dicembre 2009 a Palermo. Siano queste parole di Nino Di Matteo un incoraggiamento forte e vivo affinchè ciascuno faccia la propria parte per conquistare la verità sulle stragi del 1992-93. Con queste stesse parole del dott. Di Matteo auguriamo di cuore a tutti gli amici del sito un sereno natale e buone feste.
La redazione di 19luglio1992.com

Testo dell’intervento:

Io non sapevo di quest’incontro fino a quando qualche giorno fa mi ha fatto una telefonata Salvatore Borsellino. Nonostante alcune difficoltà ad essere presente qui oggi, ho subito accettato l’invito di Salvatore per un motivo preciso: perché credetemi, da cittadino, prima ancora che da magistrato, io sento il bisogno di esprimere a Salvatore Borsellino e a tutti voi che assieme a Salvatore Borsellino state conducendo una battaglia di civiltà e di passione civile, sento il bisogno di esprimere sincera gratitudine. Da cittadino prima ancora che da magistrato. Perché se rispetto al muro di gomma, del silenzio e dell’oblio – muro di gomma che sembrava insormontabile – nell’ultimo anno si sono aperti spiragli importanti di luce sia su ulteriori moventi e mandanti delle stragi sia su rapporti collusivi tra mafia ed esponenti delle Istituzioni, lo si deve, come diceva Benny Calasanzio, alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e testimoni, lo si deve all’ostinato impegno di alcuni magistrati e di alcuni esponenti delle forze dell’ordine, ma lo si deve ancora di più, forse, alla sacrosanta, tenace e coraggiosa sete di giustizia e verità che Salvatore Borsellino ed i suoi amici hanno gridato in faccia ad un paese che era ormai rassegnato.

Mi permetto di parlare solo pochi minuti perché ci sono delle relazioni che erano già state previste e non voglio troppo impegnare la vostra attenzione, però io sempre come cittadino prima ancora che come magistrato vi invito a continuare a pretendere la verità. Vi invito, vi sollecito e veramente vi scongiuro: continuate a pretendere che tutti, prima di tutti noi magistrati, andiamo fino in fondo. Continuate a pretendere a qualsiasi costo che noi facciamo di tutto con il nostro impegno e con la nostra abnegazione, checché ne dicano tante persone, per accertare per davvero se Stato e mafia, due entità che non devono per nessuna ragione trovare spazi di dialogo e di accordo, abbiano invece trovato spazi di dialogo e di accordo.

Noi siamo consapevoli che più andremo avanti nelle indagini e nei processi più crescerà, già si sta cominciando ad avvertire, la spinta contrapposta a soffocare eventuali verità troppo scabrose e troppo scomode. Ma io sono un uomo delle Istituzioni e credo nel concetto di Stato e di Istituzione. Sono felice ed orgoglioso di essere riuscito a fare quello che ho sognato di fare fin da piccolo, il magistrato, e sono consapevole che uno Stato che dovesse fermarsi per paura di scoprire verità troppo scomode o troppo scabrose, rimarrebbe sempre sotto lo scacco della minaccia e del ricatto mafioso e noi non possiamo permettere tutto ciò. Se lo Stato non andrà in fondo in queste inchieste e in questi processi, se non lesinerà nessuno sforzo, noi potremo arrestare dieci, cento, mille uomini d’onore, mafiosi, latitanti, ma avremo fatto sì che la mafia conservi il potere di ricatto che è il potere più subdolo e più forte che può esercitare nei confronti di uno Stato.

Grazie quindi a Salvatore Borsellino e solidarietà a Salvatore Borsellino anche per qualche vergognoso attacco che iniziano a rivolgergli quelli che non capiscono o che fanno finta di non capire la passione civile e l’onestà intellettuale che lo contraddistinguono.

Non ho avuto perplessità nell’accettare l’invito a questo convegno, non partecipo a molti convegni, non ho avuto perplessità. Recentemente il ministro della Giustizia ha auspicato che i pubblici ministeri passino più tempo in procura invece di partecipare a convegni o trasmissioni televisive. Mi permetto di tranquillizzare il ministro. Fino a quando ce lo permetteranno, fino a quando le procure non verranno definitivamente desertificate, fino a quando non ci toglieranno i pochi mezzi che abbiamo a disposizione, fino a quando ce lo permetteranno le leggi e fino a quando il pubblico ministero non diventerà un mero notaio della polizia giudiziaria, noi continueremo a stare in procura, continueremo a lavorare giorno e notte, continueremo ad arrestare i mafiosi ed i latitanti e continueremo a chiedere il sequestro dei beni di Cosa Nostra.
Volevo tranquillizzarlo il ministro. Però volevo anche dire che continueremo a ritenere che la mafia non sia solo bassa macelleria criminale e continueremo ad indagare e a processare chi, pur non essendo punciuto o uomo d’onore, con Cosa Nostra ha stretto patti criminali, ha fatto affari, ha costruito imperi economici o carriere politiche. Continueremo ancora, anzi, per quanto mi riguarda più di prima, nel poco tempo che ci rimane a disposizione a parlare con la gente, con i giovani delle scuole, con gli studenti universitari, quando capiterà con gli operai e con i contadini.
Cercheremo di spiegare di fronte alla quotidiana valanga di mistificazioni nei confronti della magistratura e dell’operato della magistratura, cercheremo di tentare di spiegare appunto che i magistrati non sono l’origine di tutti i mali del sistema giustizia. Noi siamo le prime vittime, anzi le vittime che vengono dopo i tanti cittadini onesti, le tante persone offese che non trovano poi verità e giustizia in una sentenza definitiva pronunciata in nome del popolo italiano. Sono queste le vittime di un sistema malato per il quale però la politica sembra voler fare di tutto tranne che per farlo funzionare.
Quindi continueremo con più forza di prima a cercare, nei limiti istituzionali e con la sobrietà che ci deve contraddistinguere, di spiegare perché determinate riforme in cantiere rappresenterebbero la morte della giustizia, di cercare di contrapporre la nostra capacità di spiegare alle ore ed ore in cui i politici alla televisione, sfruttando mezzi ben più potenti rispetto a quelli di cui parlavo io, tentano appunto di accollare tutti i mali del sistema giustizia ai magistrati.
Noi continueremo a parlare, loro continueranno a dire – ci mancherebbe altro – quello che vogliono, anche quando lo dicono in malafede, noi sopporteremo, non c’è problema.

Una cosa sola non sopporto e non la sopporto proprio in ragione del rispetto e della memoria di chi è morto: per favore che non continuino a strumentalizzare falsamente la memoria dei morti, la memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Sapete tutti perché siete tutti o protagonisti o bene informati qua dentro, che il primo a parlare nelle scuole ai ragazzi è stato il padre del pool antimafia, Rocco Chinnici, che aveva fatto un valore di questa sua innovativa linea di pensiero. Tutti dovrebbero ricordare, e se lo ricordano bene anche coloro i quali ne strumentalizzano la memoria, quanto Giovanni Falcone in certe occasioni avesse ritenuto utile e necessario spiegare anche in tv determinati passaggi della vita della mafia e dell’antimafia. Tutti, ed in particolare io lo ho appreso dallo studio analitico degli atti processuali, sappiamo quanto la stessa cosa facesse Paolo Borsellino. Anche in quei maledetti 57 giorni tra Capaci e via D’Amelio in cui aveva altri pensieri per la testa, Paolo Borsellino partecipava ai convegni, è andato a Casa Professa, doveva andare in Veneto, sentiva il bisogno di spiegare che cosa stava succedendo in quel momento tragico della nostra storia. Quindi per favore che dicano quello che vogliono, che attacchino i magistrati, noi siamo qui per farci attaccare, noi andremo avanti comunque. Ma voi parenti dei morti dovete pretendere che non strumentalizzino falsamente la memoria e la condotta dei vostri cari.

Io vi ringrazio, non era programmato il mio intervento, ho detto di getto quello che sentivo di dire, dobbiamo essere tutti coscienti di una cosa: quando ci si avvicina a verità scomode, all’inizio può esserci un grande fermento ed un grande interesse, ma dobbiamo essere coscienti che prima o poi il famoso muro di gomma del silenzio e dell’omertà – alcune volte anche istituzionale – qualcuno tenterà di elevarlo ancora. Dobbiamo essere sereni, forti e compatti, ciascuno nel proprio ruolo e ciascuno con i propri compiti, nel non lasciare nulla di intentato per scoprire tutte le verità.


Antonino Di Matteo (Palermo, 12 dicembre 2009)


Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e Antonino Caponnetto.
Sono vivi oggi in altri Uomini delle Istituzioni

Salvatore Borsellino interviene al “No B-day” – Roma, 5 dicembre 2009

Salvatore Borsellino interviene al “No B-day” – Roma, 5 dicembre 2009.

Salvatore Borsellino al No Berlusconi Day from 19luglio1992 on Vimeo.

Salvatore Borsellino: ”Berlusconi si dimetta e si faccia processare”

5 dicembre 2009 – Roma. “Mi sento veramente ubriaco nel sentirmi in questa Italia in cui il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza e della contiguità ci sommerge mentre qui in questa piazza mi trovo con questo profumo di libertà”. Lo ha detto Salvatore Borsellino in piazza S. Giovanni alla manifestazione “No B Day” che si è svolta oggi a Roma, organizzata per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

“In questa piazza sento lo stesso profumo di libertà che quest’anno ho percepito in via d’Amelio, quando ho chiamato a raccolta il popolo delle agende rosse a impedire che il luogo di quella strage venisse profanato. Noi 17 anni fa – ha proseguito Borsellino – abbiamo rifiutato i funerali di Stato perché sapevamo che mio fratello non era stato ucciso solo dalla mafia ma era stato ucciso anche da pezzi dello Stato” . “L’anno scorso è venuto a deporre la sua corona di fiori il presidente del senato Renato Schifani”. “Quello stesso Schifani che oggi non vuole parlare dei suoi rapporti societari con dei mafiosi.” La seconda carica dello Stato si ammanta della sua posizione autorevole “per dire che è vilipendio alle istituzioni chiedergli conto di ciò che ha fatto”. “Credo che il vero vilipendio alle istituzioni sia che persone come Schifani possano occupare le istituzioni. Questo è vero vilipendio: che persone come Berlusconi possano occupare poltrone come quella del capo del governo. Io una cosa voglio chiedere a Berlusconi: perché quando si iniziò a parlare del fatto che c’erano dei giudici che a Palermo, a Caltanissetta, a Firenze stavano indagando sulle stragi disse che c’erano delle procure che stavano complottando contro di lui, quando ancora non c’era nessun avviso di garanzia e non si parlava di Berlusconi. Eppure disse che ci sono procure che complottano contro di noi. Io penso che invece sia un’ammissione di colpa”.


Salvatore Borsellino: ”Fuori la mafia dallo Stato”


5 dicembre 2009 – Roma. “Oggi sul capo del governo stanno venendo fuori cose che, fino a oggi, Berlusconi è riuscito a nascondere – ha continuato dal palco del No B. Day, Salvatore Borsellino – circostanze che stanno venendo fuori grazie ai collaboratori di giustizia che ci stanno parlando di quest’uomo e di come è arrivato al potere” affermando la verità “su come è nato il suo partito. Ed è per questo che siamo qui oggi, per dire che la mafia deve essere cacciata dallo Stato. Berlusconi deve esercitare il suo diritto a farsi processare davanti a quei giudici che lui dice di essere dei deviati mentali – ha aggiunto Borsellino – Se non farà questo passo per far dissipare i dubbi su di lui come possiamo accettare un presidente del consiglio che ha trattato con la criminalità organizzata e il cui partito è stato messo in piedi con i capitali della criminalità organizzata? Come possiamo accettare un presidente del consiglio che viene sottoposto al ricatto della criminalità organizzata? Noi non dobbiamo permettere che questo succeda. Non dobbiamo permettere che sia la criminalità organizzata a cacciarlo da quel posto. Perché è questo che, secondo alcuni pentiti, sta succedendo. Dobbiamo essere noi a cacciare Berlusconi dal posto in cui si trova! Pare che la criminalità organizzata lo voglia togliere da quel posto perché non ha rispettato i patti. Sta succedendo quello che è successo a Lima. Adesso forse la mafia ritenendo che non abbia rispettato i patti lo vuole far cadere. Ma io dico: che cosa Berlusconi avrebbe dovuto fare più di questo se tutte le leggi che sono state fatte sono delle cambiali che sono state pagate alla criminalità organizzata?”

Salvatore Borsellino: “La massoneria e la mafia comandano in Italia”


5 dicembre 2009 – Roma. “
Grazie a questo Presidente del Consiglio cosa ne è delle leggi sui collaboratori di giustizia?” Lo ha chiesto Salvatore Borsellino in occasione del “No B Day” svoltosi oggi a Roma. “Lo scudo fiscale – ha poi proseguito il fratello del giudice assassinato in Via D’Amelio – che cos’è se non un riciclaggio di Stato? Tutte queste leggi sono delle cambiali che (Berlusconi, ndr) sta pagando a chi lo ha messo in quel posto”. Salvatore Borsellino ha ricordato poi la gravità della legge sui beni confiscati messi all’asta che verranno ricomprati attraverso quei capitali mafiosi che rientreranno in Italia attraverso lo scudo fiscale. “Non viviamo più in un Paese sorretto dalla Costituzione Democratica – ha con amarezza sottolineato Salvatore – ma in un Paese in cui i principi sono retti dal manifesto di rinascita democratica della P2. Oggi al potere c’è la massoneria e la criminalità organizzata”.


Salvatore Borsellino: ”Saremo noi cento, mille Emanuela Loi a difesa dei giudici antimafia”


5 dicembre 2009 – Roma. “Berlusconi dice che le indagini in cui i giudici complottano contro di lui sono vecchie storie – ha detto Salvatore Borsellino al “No B Day” – Ma sono vecchie storie un giudice che mentre suonava il campanello della madre è stato fatto a pezzi? Sono vecchie storie i pezzi di Emanuela Loi che sono stati mandati dentro una bara a Cagliari con tanto di fattura di trasporto? E’ lo stesso Stato che paga i voli di escort e prostitute”. “Quei ragazzi sono eroi – ha gridato Salvatore Borsellino da piazza S. Giovanni – e non Vittorio Mangano!”
Poi, riferendosi direttamente al capo del Governo, ha detto: “Quelli sono i tuoi eroi! I nostri eroi hanno un altro nome, si chiamano: Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cusina. Sono i ragazzi che facevano la scorta a Paolo. Ragazzi che come tanti altri si erano messi in fila dietro la sua porta per chiedergli di fare la sua scorta. Erano servitori dello Stato che si mettevano in fila per andare a morire. Andate dai vostri eroi! Andate sulla tomba di Vittorio Mangano a mettere le vostre corone. Le mie agende rosse non vi faranno mettere più piede in via d’Amelio!”
“Oggi – ha concluso Salvatore Borsellino – in mezzo a queste agende rosse ci sono mille Emanuela Loi, mille Walter Cusina… E sono questi i ragazzi con cui noi faremo la scorta a quei giudici che finalmente stanno cercando di togliere il velo su queste stragi. Faremo la scorta a Sergio Lari, faremo la scorta ad Antonio Ingroia, a Nino Di Matto…. Questi giudici non ce li potranno uccidere! Perché queste persone noi le onoriamo e di loro abbiamo fiducia. Che Berlusconi vada via dall’Italia. Vogliamo che in questo Paese si ritorni a sentire il fresco profumo di libertà che oggi sento in questa piazza”.

Fonte: Antimafiaduemila.com

Salvatore Borsellino: “Mafia, su quei soci arrestati Schifani deve rispondere”

Fonte: Salvatore Borsellino: “Mafia, su quei soci arrestati Schifani deve rispondere”.

Scritto da Marco Lillo

Salvatore Borsellino: “Basta silenzi”

Vertigine. Salvatore Borsellino non trova altri termini per descrivere la sensazione provata quando si è affacciato sul passato di Renato Schifani. “Quando ho letto le inchieste del vostro giornale sul presidente del Senato sono stato preso da una specie di vertigine nel vedere quanti e quali sono stati i coinvolgimenti di Schifani nel passato con persone che poi sono state arrestate con accuse gravissime”.

Cosa pensa dei fatti rivelati nelle nostre inchieste?
La mia considerazione è questa: è terribile che la seconda carica dello Stato, che potrebbe essere chiamata a fare supplenza al presidente della Repubblica, abbia avuto simili trascorsi societari con persone che poi sono state condannate per mafia e altri reati. È qualcosa di incredibile soprattutto perché rispetto a questi suoi trascorsi Schifani non ha dato spiegazioni. E quando qualcuno, come ha fatto Marco Travaglio, gli ha ricordato il suo passato   , lui si è ammantato della sua carica per denunciare una sorta di vilipendio delle istituzioni. Ma il vero vilipendio alle istituzioni è la sua permanenza in quella carica. Se non risponde deve dimettersi immediatamente.


Eppure nessuna voce critica si è levata dall’opposizione
.
Io penso che in Italia l’opposizione ha rinunciato a fare il suo compito. A parte un piccolo partito come l’Idv, i cittadini si devono affidare a Veronica Lario o a Gianfranco Fini, per sentire qualcuno che richiami il presidente del Consiglio al rispetto delle istituzioni. Ecco, io un atteggiamento del genere non lo trovo nei partiti che dovrebbero rappresentare l’opposizione. Ed è proprio questa assenza che ci ha portati a vivere in un regime.


Schifani, ai suoi collaboratori, ha detto: sono storie vecchie e poi io ero solo un avvocato e non un politico.

Io ritengo che questa giustificazione può valere per un avvocato qualsiasi. Ma qui stiamo parlando del presidente del Senato. Schifani è coinvolto per esempio in una vicenda, quella del palazzo di piazza Leoni, nella quale c’è stata una prevaricazione di un costruttore poi condannato per mafia nei confronti di persone come le sorelle Pilliu che ora addirittura sono incriminate per il crollo delle loro case, avvenuto dopo che il costruttore mafioso gli aveva buttato giù il tetto. In questa vicenda, mi par di capire dai vostri articoli, ci sono stati provvedimenti amministrativi e condoni che implicavano quel palazzo. Siamo alla legge che tutela i forti e i prepotenti e si accanisce contro i deboli.


Cosa dovrebbe fare Schifani?

Lasciamo perdere il passato, perché anche i delinquenti devono avere qualcuno che li difende. Ma ora è il presidente del Senato. Schifani deve prendere le distanze, rispondere alle domande e spiegare. Il suo silenzio è una cosa gravissima.


Schifani è stato socio nel 1979-1980 di soggetti poi condannati per mafia come Nino Mandalà e Benni D’Agostino. Lui si è giustificato dicendo che erano tutti “insospettabili” e “sulla breccia”. Addirittura “di grande spicco perché legati al presidente Giuseppe La Loggia.   Lei è palermitano. Davvero questo era il meglio della borghesia di Palermo?

Questa è veramente la cosa più grave della vicenda. Paolo diceva che la mafia non è forte perché ci sono Riina e Provenzano ma perché c’è una borghesia che con la mafia fa affari e collude. Il problema è proprio “il meglio di Palermo”, questa gente che con la mafia fa affari e mantiene le mani pulite. Se Schifani vuole giustificarsi dicendo che lui si è fidato di questa borghesia, non è una cosa a suo favore. E poi sono stufo di sentire   parlare di cose vecchie, come ha fatto anche Berlusconi sulle stragi. Bisogna ricordare che per noi queste cose non saranno mai vecchie. Anche perché non si tratta di mafiosi di piccolo calibro. Nella vicenda di piazza Leoni, per esempio, avete raccontato che Bagarella e Brusca, gli autori delle stragi, andavano lì per farsi adattare l’appartamento in costruzione e poi farci la latitanza. Parliamo di cose gravissime. Schifani non c’entra ma sulla sua frequentazione, anche per ragioni professionali, con i costruttori deve dare una risposta   .


C’è una coincidenza in questa storia. Paolo Borsellino, ha perso le ultime ore della sua vita ad ascoltare le sorelle Pilliu che parlavano del palazzo di piazza Leoni. Mancavano pochi giorni alla strage di via D’Amelio. E, proprio da piazza Leoni è partita, secondo la sentenza di condanna, la Fiat 126 imbottita di tritolo che lo ha ucciso. Suo fratello forse aveva intuito l’importanza di quel palazzo?

Certamente alcuni nomi che avrà sentito dalle Pilliu possono averlo interessato. Ma conoscendo la grande umanità di Paolo, gli sarà bastato vedere due persone deboli che denunciavano una simile prevaricazione per fare scattare una molla nella sua testa.


Allora Schifani stava dall’altra parte e difendeva legalmente il costruttore.

E nessuno può condannarlo per questo. Ma Schifani oggi deve rispondere. Non come avvocato ma come presidente del Senato.


In passato Schifani ha commemorato   la morte di suo fratello e dei 5 agenti della scorta in via D’Amelio, dove abitava fino a pochi mesi fa. Il suo palazzo è stato costruito da una cooperativa nella quale Schifani è stato socio insieme con una trentina di persone, tra le quali c’erano alcuni familiari e affini di mafiosi, compreso un imprenditore legato al clan di Riina.

Il 19 luglio del 2008 io ero a via D’Amelio. Quando arrivò Schifani ebbi l’impulso fortissimo di andargli incontro per dirgli di non profanare quel luogo e per chiedergli di andare a deporre quella corona di fiori sulla tomba di Mangano. Mi fermai solo perché era arrivata in quel momento mia cognata Agnese e volevo evitarle un dispiacere. Quel giorno stesso giurai che quella profanazione non sarebbe mai   più avvenuta. Il 19 luglio di quest’anno ho organizzato la manifestazione delle agende rosse. Ed è bastata la notizia per far sì che nessuno si presentasse. Finché io sarò in vita Schifani non dovrà presentarsi a commemorare mio fratello.

Marco Lillo (il Fatto Quotidiano, 4 dicembre 2009)

Reportage su “I rapporti tra mafia e stato” – Londra, 14 novembre 2009

Fonte: Reportage su “I rapporti tra mafia e stato” – Londra, 14 novembre 2009.

Servizio sulla conferenza “I rapporti tra mafia e stato” che si è tenuta all’UCL  University di Londra il 14 novembre 2009 e alla quale hanno partecipato Salvatore Borsellino, Gioacchino Genchi e John Dickie. Il servizio è a cura di Paola Bonfanti e Daniele Fisichella, la camera ed il montaggio a cura di Marco Granese.

Le AGENDE ROSSE a Roma al “No Berlusconi Day” per una NUOVA RESISTENZA

Fonte: Le AGENDE ROSSE a Roma per una NUOVA RESISTENZA.

Ci ho riflettuto a lungo ma alla fine ho capito che non possiamo non partecipare alla manifestazione del 5 Dicembre a Roma.  La spinta finale a questa decisione è stato l’incontro a Londra con i ragazzi italiani costretti a lasciare un paese che non riesce ad assicurare loro un lavoro per andare a lavorare in Inghilterra, costretti a lasciare il loro paese per andare in un “altro paese” a cercare una stampa libera, dei mezzi di informazione non monopolizzati e asserviti, un parlamento in grado di votare delle leggi, una democrazia e non un regime mascherato da democrazia, un paese governato da un premier e non da un satrapo, un paese nel quale la legge è, per quanto possibile, ancora eguale per tutti, un paese in cui i magistrati sono rispettati e non vilipesi e quotidianamente aggrediti e minacciati, un paese in cui le leggi che vengono votate servano per tutti e non per uno soltanto. E che purtroppo in questo paese devono anche subire lo scherno di chi non riesce a capacitarsi di come gli Italiani abbiano potuto scegliere e continuino in buona parte a sostenere un uomo, il capo del Governo, che per loro è un personaggio da operetta mentre in realtà, per noi, è il protagonista e l’artefice della nostra tragedia.
Non è stata un decisione semplice la mia, personalmente ritengo che continuare ad accusare il presidente del Consiglio di frequentazioni di minorenni, di utilizzo di prostitute pagate dai suoi lacchè, di compenso di prestazioni sessuali tramite nomina a posti di governo e via  andando non sia che una maniera di far perdere di vista il vero problema, cioè che questo governo sta continuando a pagare le cambiali di una trattativa conclusa con la criminalità organizzata e condotta da una delle due parti a forza di bombe e di stragi per alzare il prezzo della trattativa stessa e indurre, chi aveva avuto l’oscena idea di avviare questa trattativa ad una resa incondizionata.
Si continua a discutere di processo Mills, di processo breve, di lodi di vario nome, quando il vero problema è che chi è alla guida del governo dovrebbe essere indagato per essere uno dei mandanti occulti delle stragi del ’92 e del ’93 e dovrebbero essere messi alla luce i suoi rapporti con la criminalità organizzata. Quella criminalità organizzata che oggi gode i frutti di quella trattativa e che farebbe fare la fine di Salvo Lima a chi i patti stipulati non li rispettasse fino all’ultimo.
Questa manifestazione non è organizzata dai partiti, è nata spontaneamente dalla rete, dall’iniziativa di alcuni bloggers, e noi che dalla  rete  siamo partiti e che che la rete utilizziamo come base operativa per le nostra battaglie, che utilizziamo la rete come i partigiani utilizzavano le montagne, non possiamo restare nelle nostre postazioni ad osservare i nostri compagni che si buttano in questa battaglia.
Dobbiamo prendere le nostre armi, le nostra agende rosse levate in alto, e andare a combattere anche noi. Abbiamo combattuto e abbiamo vinto a Palermo, abbiamo impedito agli avvoltoi di posarsi ancora sul luogo della strage, abbiamo combattuto e abbiamo vinto a Roma, da soli con  le nostre Agende Rosse abbiamo riempito delle nostra grida di RESISTENZA le strade e le piazze di Roma, ora, come un corpo speciale, dobbiamo scendere in mezzo agli altri ed essere riconoscibili per evitare che la manifestazione venga strumentalizzata dai partiti, ancora una volta dobbiamo essere noi a strumentalizzare loro.
Questa è una manifestazione della Società Civile e la presenza del nostro simbolo, l’Agenda Rossa, servirà a riaffermarlo.
Noi non chiediamo le dimissioni di Berlusconi, chiediamo che Berlusconi possa essere processato per i suoi crimini e le nostre Agende Rosse saranno in piazza per proteggere quei magistrati che anche sui suoi crimini stanno indagando e che per questo sono ad alto, altissimo rischio.
Noi dobbiamo essere la loro scorta.

Incriminare i familiari di Paolo Borsellino per la sottrazione dell’Agenda Rossa

Fonte: Incriminare i familiari di Paolo Borsellino per la sottrazione dell’Agenda Rossa.

Già quando il 1 aprile 2008 il GUP Paolo Scotto di Luzio aveva prosciolto il colonnello dei carabinieri dei ROS Giovanni Arcangioli dall’accusa del furto dell’Agenda Rossa di Paolo Borsellino avevo manifestato il mio sconcerto per il fatto che il processo si fosse chiuso in fase di udienza preliminare impedendo cosi ad un procedimento di tale importanza di arrivare alla fase dibattimentale nel corso della quale, con una analisi approfondita delle prove (addirittura fotografiche) e delle testimonianze (incerte e contraddittorie) avrebbe potuto essere accertata l’innocenza o la colpevolezza dell’imputato.
Avevo poi sperato, grazie al motivato e circostanziato ricorso presentato dalla Procura di Caltanissetta avverso a questa sentenza di assoluzione che la Corte di Cassazione annullasse questa abnorme sentenza di proscioglimento affermando che “il procedimento in oggetto è un classico caso in cui è necessario un vaglio dibattimentale” per “colmare i vuoti” e le contraddittorie testimonianze attraverso un “approfondimento dibattimentale“.
Era poi arrivato il 17 febbraio 2009 il macigno della dichiarazione di inammissibilità del ricorso da parte della Corte di Cassazione, evento con il quale, come dichiarai all’epoca, era stato posta una pietra tombale sulla ricerca della verità in questa vicenda, la sparizione dell’Agenda Rossa del Giudice che è a mio avviso uno dei motivi fondamentali dell’assassino del Giudice e delle modalità con cui è stata effettuata la strage: uccidere Paolo senza fare sparire anche la sua Agenda non sarebbe servito a nulla perché in quell’agenda sono sicuramente contenute le prove di crimini e di complicità che possono inchiodare alle loro terribili responsabilità una intera classe politica.
Le motivazioni della sentenza emessa dalla tristemente nota sesta sezione penale della Corte di Cassazione, oggi riprese da APCOM, vanno addirittura al di là di questo già di per sè osceno quadro di evidenze negate, di verità nascoste e di crimini occultati. Si arriva addirittura a negare che la borsa del Giudice contenesse l’Agenda Rossa asserendo che “gli unici accertamenti compiuti in epoca prossima ai fatti portavano addirittura ad escludere che la borsa presa in consegna dal Capitano Giovanni Arcangioli contenesse un’agenda”. Si prendono cioè per buone le dichiarazioni contraddittorie date in tempi diversi dall’imputato chiamando in causa testimoni che lo hanno smentito, come l’ex magistrato (al momento del fatto) Giuseppe Ayala o addirittura non presenti sul luogo della strage, come Vittorio Teresi, e non si da alcun valore alla testimonianza della moglie del Giudice, Agnese Borsellino, che vide Paolo riporre l’agenda nella borsa, dopo averla consultata nel pomeriggio di quel 19 luglio, prima di andare all’appuntamento con la sua morte annunciata.
A questo punto non resta che trarre le inevitabili conseguenze da questa sentenza della Corte di Cassazione, incriminare la moglie del Giudice per falsa testimonianza e processare tutti i familiari del Giudice, figli, moglie, fratelli e sorelle per la sottrazione e l’occultamento dell’Agenda. Dato che Paolo non se ne separava mai solo i suoi familiari possono averla sottratta e occultata. Contro la madre del Giudice non si potrà procedere per sopravvenuta morte dell’imputato.

Salvatore Borsellino


LINK

L’agenda rossa e la sentenza di Pilato“, Anna Petrozzi, Antimafiaduemila, 4 agosto 2009
Non finisce qui. La Procura si appella alla sentenza che scagiona Arcangioli e chiude la vicenda dell’agenda rossa di Paolo Borsellino“, Anna Petrozzi, Antimafiaduemila, luglio 2008

Cronologia inchiesta sulla sottrazione dell’ Agenda Rossa di Paolo Borsellino.doc

Salvatore Borsellino: “Parole Grasso mi sconvolgono”

Salvatore Borsellino: “Parole Grasso mi sconvolgono”.

Roma – 19 ott 2009. ”Mi sconvolgono le parole di Pietro Grasso, da un lato sembra quasi giustificare in alcune sue parole la trattativa con la mafia”. Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso il 19 luglio 1992 in via D’Amelio, a ”24 Mattino” su Radio 24 per parlare di trattativa tra Stato e mafia. ”Io – ha aggiunto Borsellino – ritengo che se e’ vero che la trattativa puo’ aver salvato la vita a qualche politico, allora e’ vero che la trattativa e’ stata barattata con la vita di Paolo Borsellino. Mi sconvolge questo tipo di affermazione”.
”E mi sconvolge anche l’idea di una trattativa – ha detto Borsellino – Io da anni ripeto, prima inascoltato mentre ora mi stanno arrivando conferme anche da parti istituzionali, che mio fratello e’ stato ucciso proprio per la trattativa. Mio fratello costituiva un ostacolo a questa trattativa, ritengo addirittura che la veemenza con la quale si e’ opposto ad essa ha causato la necessita’ di eliminarlo, e anche in fretta. Conoscendo bene mio fratello – ha aggiunto – so che avrebbe portato all’attenzione dell’opinione pubblica questa scellerata trattativa”.
”E’ pazzesco – ha aggiunto ancora Borsellino – che se ne parli oggi, 17 anni dopo. Perche’ Grasso non ha fatto questa affermazione sulla trattativa nel momento in cui Mancino negava che la trattativa ci fosse stata? Perche’ Martelli ha parlato solo ora? Perche’ tante persone nelle istituzioni parlano oggi di cose che, se avessero denunciato 15-16 anni fa, avrebbero potuto cambiare le cose?”. Borsellino e’ tornato anche sul presunto incontro tra suo fratello e l’allora ministro dell’Interno Mancino, il primo luglio 1992 al Viminale, incontro che Mancino ha sempre negato: ”Ma secondo lei – ha detto – devo credere a quello che dice Mancino o a mio fratello che in una sua agenda, quella grigia, in cui appuntava ora per ora i suoi appuntamenti ha scritto proprio Mancino? Io devo credere a mio fratello che non si puo’ essere preconfigurato un falso appuntandosi in un’agenda un incontro che non c’e’ stato a futura memoria”.
”Oggi – ha sottolineato – grazie alle rivelazioni di Ciancimino, al papello, posso arrivare a pensare che non sia stato Mancino a prospettare a Paolo la trattativa perche’ forse Paolo ne era gia’ al corrente. Ma le cose non cambiano perche’ il primo luglio, quando Paolo per me ha incontrato certamente Mancino, ne avra’ sicuramente parlato di questa trattativa. Mancino ostinatamente nega, io – ha concluso – credo a mio fratello piuttosto che a Mancino”.

Salvatore Borsellino: “Dovevano parlare subito dopo la strage”

Fonte: Salvatore Borsellino: “Dovevano parlare subito dopo la strage”.

Scritto da Pierangelo Maurizio

Il fratello del magistrato ucciso dalla mafia commenta le ultime rivelazioni sulla strage. “Credo in questi magistrati che vogliono andare fino in fondo”.

Ha visto che cosa l’ex ministro Vizzini ha dichiarato al Tempo?
«Sì, ho letto».

Dice che nel loro ultimo incontro, tre giorni prima della strage, Paolo si soffermò in particolare sui rapporti tra mafia e appalti…

«In quel tempo gli interessi di mio fratello erano concentrati sul nesso mafia-appalti. E su quella trattativa con lo Stato, io ripeto. Comunque nelle carte, nell’agenda grigia di Paolo. Ho anche trovato tracce di questi loro incontri. E vorrei chiedere a Vizzini se Paolo gli parlò del dossier che aveva appena ricevuto dal sindacalista Gioacchino Basile riguardo alle infiltrazioni del clan Galatolo nel porto di Palermo. Così…»

E che cosa pensa delle rivelazioni di Claudio Martelli che l’ex sindaco Ciancimino nel giugno del ’92 si sarebbe offerto di collaborare in cambio di protezioni politiche?
«Penso quello che penso per Violante. Tante persone cominciano a ricordare cose che se avessero detto 16, 15 anni fa non ci troveremmo al punto in cui ci troviamo… Non vorrei che questi improvvisi sussulti di memoria avvengano ora, magari prima di essere sentiti da questi magistrati che stanno portando avanti le indagini adesso».

Salvatore Borsellino è il fratello del magistrato ucciso con la sua scorta a via d’Amelio il 19 luglio ’92. Ingegnere in pensione, vive a Milano da 40 anni. E io mi scuso con questo uomo mite, ma dalla volontà ferrea di fare chiarezza, se non tutto di quanto mi ha raccontato mi sembra condivisibile. Perché a volte il dolore può far aggrappare a certezze che tali non sono. Ma ci sono due o tre cose che ripete e che vanno ascoltate. Da tempo insiste che vuole vedere nelle vesti di imputato Nicola Mancino, divenuto ministro dell’Interno poco dopo la strage di Capaci in cui furono uccisi Falcone, la moglie e tre agenti della scorta e poco prima che fosse ucciso Borsellino, attuale vicepresidente del Csm. Perché?
«Perché è reticente. Perché sull’incontro con mio fratello, il primo luglio del ’92 a Roma, ha dato versioni inverosimili. Prima ha detto di non ricordarlo, l’incontro. Poi ha detto di averlo visto al ministero dell’Interno sì, ma di avergli solo stretto la mano. Cose diverse. Ogni tanto dice qualcosa in più. Se Paolo sull’agenda grigia al primo luglio scrive la parola “Mancino” è perché aveva un appuntamento preciso con lui. Un’agenda che compilava la sera, ora per ora con gli impegni della giornata, fino alla partenza da Fiumicino per tornare a Palermo».


L’agenda grigia è quella che non è sparita, il magistrato vi annotava gli appuntamenti. Ad essere scomparsa dopo l’attentato è invece l’agenda rossa, secondo l’opinione più diffusa – e Salvatore Borsellino l’ha fatta sua – perchè conteneva «i segreti sulla strage di Capaci» in cui fu ucciso Giovanni Falcone.
Ma Lino Jannuzzi su questo giornale ha acutamente osservato che è un’offesa per un servitore dello Stato come Paolo Borsellino pensare che potesse confinare «segreti» di quella portata in un diario senza tradurli in atti e provvedimenti giudiziari. E invece?

«Mancino ha sostenuto di non ricordare l’incontro perché non conosceva la fisionomia, fisicamente mio fratello, e Paolo non era uomo da andare ad omaggiare nessuno. È una menzogna. Dopo Falcone tutti si aspettavano che ammazzassero anche lui. Mancino, ministro dell’Interno, come fa a dire che non lo conosceva? Il suo predecessore al Viminale, Enzo Scotti, lo conosceva bene. Semmai sarebbe da chiedersi perché Scotti fu sostituito in fretta e furia…»


Cosa vuol dire?

«Che se Mancino sostiene ciò che non è credibile, sono portato a pensare che stia nascondendo qualcosa».

Da 3-4 anni Salvatore Borsellino – «ma è un’opinione personale» – si è convinto che quel giorno il fratello Paolo andò da Mancino a parlargli «della trattativa che i Ros avevano avviato con la criminalità organizzata per mettere fine all’offensiva stragista della mafia».
«In cambio lo Stato avrebbe dovuto ammorbidire i provvedimenti presi dopo la morte di Falcone. Con Paolo vivo quella trattativa non sarebbe andata avanti».


Ma ha l’onestà intellettuale di sottolineare che è «un’opinione personale». Al contrario di tanti mafiologi. Perché a distanza di anni e di molti processi la «trattativa» scellerata tra Stato e Antistato resta un teorema. Alla base del quale c’è il «papello» – ovvero l’elenco di richieste che sarebbe stato presentato dal boss Totò Riina – ma in origine lo ha visto e ne ha parlato solo Attilio Bolzoni di Repubblica, spalleggiato da Saverio Lodato dell’Unità, salvo poi non fare un’ottima figura nelle aule di giustizia una volta chiamati a darne conto. Aria fritta.
Ma torniamo ad ascoltare Salvatore Borsellino. Suo fratello lasciò trapelare qualcosa con i familiari?

«È quasi offensivo quello che mi sta chiedendo. Paolo era una persona seria, non parlava in casa del suo lavoro anche per la tutela dei familiari. Però aveva ripetuto più volte che avrebbe detto ciò che sapeva della strage di Capaci ai magistrati di Caltanisetta».

Ma non ne ha avuto il tempo?
«No, non ne ha avuto il tempo».


E bisogna seguire il ragionamento di quest’uomo che a distanza di 17 anni non ha visto diminuire, anzi, dolore e rabbia. Una rabbia, vissuta in modo molto borghese, molto composto, ma anche molto determinato.

«Vede, l’assassinio di Paolo era stato progettato dalla mafia ma non per quel momento. Come ha rivelato Giovanni Brusca (collaboratore di giustizia ndr) quando Riina disse che si doveva fare l’attentato di Capaci molti si opposero. Falcone era inviso all’interno della magistratura. Ma era molto sostenuto dall’opinione pubblica. La sua uccisione avrebbe provocato la reazione più forte dello Stato, come effettivamente fu».

Dopo il massacro di Capaci il Parlamento convertì in legge il cosiddetto decreto Falcone sui collaboratori di giustizia, furono trasferiti nelle carceri speciali 400 boss mafiosi.
«Nel luglio ’92 non era alla mafia che interessava l’eliminazione di mio fratello. La mafia doveva fare un favore a qualcuno. Quello che è accaduto non possiamo stabilirlo né io né lei. Io ho fiducia nella magistratura, in questi magistrati che ora stanno dimostrando di voler andare in fondo. E allora si capirà perché altri giudici, altri magistrati non hanno voluto vedere, non hanno voluto accertare, non hanno voluto capire».


Pierangelo Maurizio (
Il Tempo, 11 ottobre 2009)

L’annuncio della primavera

Fonte: L’annuncio della primavera.

Scritto da Salvatore Borsellino
Non è ancora quel fresco profumo di libertà che aspireremo a pieni polmoni quando saremo del tutto venuti fuori da questo che è il periodo più nero della nostra storia, ma è come quel primo refolo di vento fresco che, alla fine dell’inverno, ci fa capire che la primavera sta per arrivare, che le pesanti nubi che coprono il cielo si dissolveranno e che il sole tornerà a splendere.
Da tanto tempo non sentivo dentro di me una gioia così grande, la voglia di prendere in mano una Agenda Rossa, quel simbolo di verità e giustizia negate che, a Palermo e a Roma, ci ha accompagnati in queste indimenticabili giornate di lotta di luglio e di settembre, e correre a perdifiato per le strade della mia città per festeggiare, per la prima volta dopo tanti anni, questa vittoria della verità e della giustizia.
Il giudizio della Corte Costituzionale è senza appello, la legge che, per proteggerne soltanto uno, decretava l’impunità per le quattro più alte cariche dello Stato va contro i dettami della Costituzione e deve essere abrogata in toto.

Non esistono cittadini per i quali, anche se la legge è uguale per tutti, questa deve essere applicata in maniera diversa, l’articolo 3 della Costituzione non può essere impunentemente aggirato e anche chi ritiene di non essere sottoposto alla legge deve inchinarsi di fronte ad essa.
Mi chiedo se quello che dovrebbe essere il garante della nostra Costituzione e che invece ha finora permesso che essa venisse distrutta a colpi di decreti legge incostituzionali firmati come si firma la ricevuta di un telegramma, si renda conto, ora che è stato sconfessato dalla Suprema Corte, organismo che la lungimiranza dei nostri Padri Costituenti ha posto a tutela del nostro bene supremo, la Costituzione Repubblicana nata dal sangue dei martiri della Resistenza, di quale è il danno che è stato così arrecato alla nostra democrazia e alla Istituzione che egli rappresenta.
Arrivare a firmare addirittura in anticipo sulla sua approvazione da parte del Parlamento una legge che istituisce il riciclaggio di Stato affermando che è inutile da parte del Presidente della Repubblica non firmare una legge tanto deve essere poi necessariamente firmata quando viene ripresentata, significa rinunciare alle proprie funzioni e dovrebbe avere come naturale conseguenza quella di dimettersi dalla propria carica.
Io ho un profondo rispetto delle Istituzioni ma pretendo che questo rispetto venga anche da chi quelle Istituzioni è chiamato ad occupare e che, se si ritiene inadeguato ad occuparle, ne tragga le naturali conseguenze.

Salvatore Borsellino: “Ringrazio deputati IdV per aver agitato agende rosse”

Salvatore Borsellino: “Ringrazio deputati IdV per aver agitato agende rosse”.

altPalermo, 2 ottobre 2009 – «E’ una durezza piuttosto inconsueta e sospetta quella usata verso i deputati dell’IdV che hanno osato agitare all’interno della Camera le agende rosse. Ma è anche il segno della concreta mancanza di volontà, da parte di una classe politica distratta e collusa, ad affrontare concretamente il nodo mafia-istituzioni-politica cominciando col fare verità e giustizia sul periodo delle stragi di Stato del ‘92-’93. Ed è forse per questo motivo, per aver osato mettere seppur simbolicamente il dito nella piaga agitando le agende rosse, che i deputati dell’IdV hanno sperimentato l’irrituale durezza dei loro colleghi parlamentari. Ben più indulgenti in passato verso le forche della Lega o i mangiatori di Mortadella dell’attuale maggioranza». Lo ha dichiarato Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo ucciso dalla mafia 19 luglio 1992.

FUORI LA MAFIA DALLO STATO – LA MARCIA DELLE AGENDE ROSSE ROMA 26 SETTEMBRE 2009

FUORI LA MAFIA DALLO STATO – LA MARCIA DELLE AGENDE ROSSE ROMA 26 SETTEMBRE 2009.

Antimafia Duemila – Corteo Agenda Rossa: ”Via Dell’Utri e Mancino da Stato”

Antimafia Duemila – Corteo Agenda Rossa: ”Via Dell’Utri e Mancino da Stato”.

“Fuori la mafia dallo Stato”, “fuori Dell’Utri dallo Stato”, “fuori Mancino dal Csm”.
Questo il coro che si leva dal corteo ‘Agenda rossa’ a cui stanno partecipando circa un migliaio di persone e che sta attraversando via del teatro di Marcello in direzione Piazza Navona. “Stare in piazza è il minimo che possiamo fare per ricordare che la questione fondante dell’anomalia-Italia non sono gli orientamenti sessuali del premier ma le infiltrazioni della mafia nelle istituzioni che ancora oggi non riescono a venire completamente a galla”, dice un ragazzo catanese che sta partecipando al corteo. “Il popolo dell’antimafia non si arrende ma sfila compatto per sostenere quei magistrati che si battono per la verità, con Antonio Ingroia e Sergio Lari, con Salvatore Borsellino e Gioacchino Genchi”, aggiunge Laura, 48 anni di Roma. L’imprenditore Pino Masciari, noto per aver denunciato le collusioni della Ndrangheta con le istituzioni, è in prima fila e spiega: “ci sono tanti morti in attesa di giustizia, e tante persone vive, ma che sono praticamente morte, in attesa di giustizia. Io dopo essermi opposto alla Ndrangheta non faccio più l’imprenditore, non vivo più nel mio paese e nonostante abbia subito 2 attentati in 50 giorni non sono sotto scorta.

Antimafia Duemila – S. Borsellino: ”Mio fratello ucciso da pezzi dello Stato”

Antimafia Duemila – S. Borsellino: ”Mio fratello ucciso da pezzi dello Stato”.

“Mio fratello è stato ucciso da pezzi dello Stato o da qualcuno che serviva quei pezzi dello Stato.

Questo si celava dentro la sua agenda rossa ed è questa la verità che vogliamo portare alla luce”. Lo ha detto Salvatore Borsellino, presente in piazza Bocca della Verità dove si stanno radunando centinaia di persone per il corteo ‘Agenda rossa’. “Quando Paolo è stato ucciso secondo me è stato anche per sottrargli quell’agenda rossa su cui aveva annotato tanti segreti sulle infiltrazioni della criminalità organizzata all’interno della magistratura, dei servizi segreti e dello Stato – ha spiegato il fratello del magistrato ucciso -. La sua agenda rossa ha già cambiato la storia di questo Paese perché sui ricatti incrociati che si nascondono dentro quell’agenda si reggono gli equilibri politici dell’Italia. Se venissero alla luce queste nefandezze probabilmente la storia dell’Italia cambierebbe di nuovo”.

ANSA

Borsellino: ”Deluso da Napolitano, corte no di partito”

26 settembre 2009
Roma.
“Sono rimasto deluso dal presidente Napolitano che era stato invitato alla manifestazione e ha detto che non sarebbe venuto perché è una manifestazione di partito”. Lo ha detto Salvatore Borsellino, presente in piazza Bocca della Verità per il corteo ‘Agenda rossa’, organizzato dall’Associazione nazionale familiari vittime della mafia. Il fratello del magistrato ucciso dalla mafia nel 1992 ha sottolineato che ‘Agenda rossa’ “non è una manifestazione di partito ma il partito della gente onesta. Chi sta da questo lato é gente onesta, chi sta dall’altra parte evidentemente non lo é”.

Antonio Di Pietro: Sabato 26: porta la tua agenda rossa

Antonio Di Pietro: Sabato 26: porta la tua agenda rossa.

Domani, 26 settembre a Roma, partira’ da piazza Bocca della Verita’ la manifestazione “Agenda rossa“, promossa da Salvatore Borsellino insieme a numerosi cittadini, associazioni ed esponenti della società civile.

Riporto l’appello di Salvatore Borsellino il quale invita i cittadini a prendere parte al corteo. Mai, come in questo anno, lo Stato si è scollato dalle istituzioni e si è allontanato dai cittadini, con una superbia ed un’arroganza mai viste. I ministri, gli assessori, i deputati, i senatori, i sindaci e tutte le altre cariche amministrative e istituzionali sono emanazione e rappresentano il volere di una comunità di elettori. A questi elettori devono costantemente rivolgere attenzioni e fornire spiegazioni qualora interpellati.

Oggi i cittadini chiedono alla politica spiegazioni sull’agenda rossa di Paolo Borsellino, sulla strage di via D’Amelio, sulla strage di Capaci, sulle bombe di Firenze e Milano. Spiegazioni che non possono essere bollate e liquidate come attacco al governo. A meno che nel governo si nascondano i mandanti politici di quegli orrori.

In serata pubblicherò il servizio del nostro inviato al processo Dell’Utri.

La Marcia delle Agende Rosse « Il Popolo delle Agende Rosse

A Paolo Palermo non piaceva, ma imparò ad amarla per poterla cambiare e per la sua città e per l’Italia tutta ha sacrificato la sua vita.

A noi questa Italia che a 17 anni dal suo sacrificio non ha ancora ne’ saputo ne’ voluto trovare i veri responsabili di quella strage, non piace, ma la amiamo profondamente e vogliamo che il sogno di Paolo si realizzi, vogliamo sentire quel fresco profumo di libertà per cui Paolo e suoi ragazzi sono andati coscientemente incontro alla morte e non quel puzzo di compromesso morale, di indifferenza, di contiguità e di complicità che oggi ammorba il nostro paese.

Vogliamo poter chiamare eroi Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo e Walter e non che qualcuno ardisca chiamare con questo nome un assassino come Vittorio Mangano, anche se di eroi vorremmo che il nostro paese non avesse mai più bisogno.

Vogliamo vivere in un paese in cui la legge sia eguale per tutti e non in un paese in cui c’è una legge per i potenti e una legge per i deboli, vogliamo vivere in un paese che rispetti i sacri principi della nosta Costituzione, non che li stravolga e che stravolga i principi morali, di solidarietà, di accoglienza che da sempre hanno contraddistinto il nostro popolo.

Vogliamo vivere in un paese in cui sia rispettato il principio stabilito dai Padri Costituenti della separazione dei poteri dello Stato e non in un paese in cui i Magistrati vengano quotidinamente accusati dal Presidente del Consiglio di essere dei deviati mentali. E vogliamo che questo sia “questo paese” e non “un altro paese”.

Se oggi tanti dei nostri giovani hanno ricominciato a incitare alla RESISTENZA vuol dire che sentono che il nostro paese sta sempre più scivolando verso il baratro di un regime e che sono pronti a lottare perchè il loro futuro sia un futuro di LIBERTA‘, di VERITA‘ e di GIUSTIZIA.

Vi aspettiamo sabato 26 Settembre a Roma, raduno ore 14:00 Piazza Bocca della Verità
http://agenderosse.wordpress.com
http://www.19luglio1992.com

Verità su Borsellino: in piazza il popolo dell’agenda rossa – l’Unità.it

Verità su Borsellino: in piazza il popolo dell’agenda rossa – l’Unità.it.

di Luigi De Magistris

Nella vita si incontrano – in momenti spesso duri e difficili – persone straordinarie. Una di queste è Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo che ha pagato con la vita la difesa della toga e la ricerca della verità anche sui contesti che condussero alla morte di Giovanni Falcone. Salvatore è stata una delle persone che mi ha dato la maggiore carica in questi anni terribili. Lui non può immaginare quanto mi sono commosso quando lessi la sua lettera immensa il giorno in cui mistrapparono le indagini. Essere amico di Salvatore – il fratello di un magistrato che per me è stato un mito negli anni in cui preparavo il concorso in magistratura – vale anche una toga strappata. Dissi un giorno ad un dibattito che non c’è sanzione disciplinare che tenga di fronte alla solidarietà che ho ricevuto da lui.

L’incontro con Salvatore non credo sia casuale, sono quegli episodi della vita carichi di un significato profondo. Non so quanti italiani hanno ascoltato Salvatore in un dibattito, in un convegno, in una piazza: la sua semplicità, la carica umana, la sua passione, la capacità di trasmettere emozioni che gonfiano il cuore sino a farti quasi esplodere la pelle, la sua rabbia nell’infiammare i cuori, la sua forza nello scuotere le coscienze. È un privilegio stargli accanto.

Salvatore sta conducendo insieme a tanti ragazzi – a quelli che non vogliono apparire ma solo essere protagonisti di un cambiamento epocale – a tante donne e tanti uomini, una battaglia di verità. Certo per ottenere la verità devi lottare. Siamo oscurati dalla propaganda di regime che non racconta queste storie, non fa sapere del movimento di resistenza costituzionale all’interno del quale Salvatore è il principale protagonista. Mandare le immagini di Salvatore che parla in una piazza è troppo pericoloso, smuoverebbe le coscienze addormentate dal regime, farebbe riflettere e reagire, non potrebbe che smuovere gli animi ed accendere i cuori degli italiani buoni. Al regime le persone pulite, trasparenti e coraggiose fanno paura, perché posseggono una carica rivoluzionaria.

Salvatore quando lo vedi ti sembra gracile,non è più giovane nell’età, ma ha una forza enorme, perché vuole giustizia e verità ed in questa lotta è un trascinatore, un simbolo. Le persone vere sono quelle che hanno l’amore nel cuore e sete di giustizia. Salvatore vuole una cosa semplice: la verità sulle stragi e sapere perché hanno trucidato suo fratello. Insieme a lui lo vuole la parte sana dell’Italia, senza colori e bandiere politiche. Salvatore vuole sapere perché gli hanno ridotto il fratello a brandelli insieme ai poliziotti che lo difendevano sapendo che l’ora del tritolo era giunta. Salvatore va in direzione ostinata e contraria alla verità precostituita del regime. Mi auguro che la magistratura riesca a raggiungere tutta la verità, non solo spezzoni.

Sabato prossimo Salvatore ha organizzato una manifestazione a Roma dove il suo popolo sarà protagonista, ove ogni persona dovrà avere con sé un’agenda rossa da portare nella mano, rossa come quella che aveva il fratello Paolo e che istituzioni deviate gli hanno sottratto in via D’Amelio mentre il suo corpo andava in fumo. In quell’agenda insieme alla verità, c’è l’anima di ognuno di noi, del popolo di Salvatore, una massa che cresce sempre di più e che mai nessuno potrà fermare. Forse non lo sanno ancora i mafiosi di Stato, ma nessuno potrà interrompere questo cammino nella ricerca della verità, libereremo il Paese e Salvatore sarà per sempre il nostro simbolo, dell’Italia che ha reagito quando tutto sembrava perso e che ha lottato per un Paese migliore. Che bello sarebbe poter vedere sabato le vie di Roma piene di agende rosse. Lo dobbiamo a tutte le vittime delle mafie!

Salvatore Borsellino: “Lo stato siamo noi”, “pulizia nelle istituzioni”

Antimafia Duemila – IDV: festa si infiamma per fratello Borsellino contro Premier

Antimafia Duemila – IDV: festa si infiamma per fratello Borsellino contro Premier.

“Noi resisteremo, noi vinceremo perché la società civile non può arrendersi a questo stato mafioso”.
Sono queste le parole pronunciate da Antonio Di Pietro a conclusione dell’intervento di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinato. Borsellino aveva concluso poco prima il suo discorso alzando in aria l’agenda rossa del fratello, simbolo della lotta alla mafia e urlando “noi resisteremo, noi resisteremo”. Le parole di Di Pietro sono state accolte con un’ovazione alla festa dell’Idv, dove questo pomeriggio c’é stato il “piatto forte” dei dibattiti, naturalmente sul tema caro a Di Pietro: “giustizia e sicurezza tra costituzione e poteri deviati”. A scaldare il confronto sono stati invitati, oltre a Borsellino, Luigi De Magistris, parlamentare europeo e Gioacchino Genchi, consulente dell’autorità giudiziaria e noto alle cronache giudiziarie. Borsellino ha rivolto un pesantissimo attacco a Silvio Berlusconi. “Piuttosto che vivere – è stato uno dei passi più soft del suo intervento – in questo paese guidato da Berlusconi preferisco andare a trovare mio fratello nella tomba”. Secondo De Magistris esiste un “disegno autoritario complessivo che passa per lo svuotamento del parlamento ridotto a mero organo di esecuzione delle volontà del governo, per l’aumento della componente politica del Csm, per il conferimento di massimi poteri al capo di stato, per la riduzione della stampa a mera propaganda di regime”. Secondo l’ex pm “Berlusconi vuole diventare capo dello stato, della polizia e del Csm. Per farlo deve chiudere il cerchio con la propaganda di regime deformando le coscienze dei più giovani”. Secondo Genchi “la persecuzione nei confronti dei magistrati si inserisce perfettamente nel piano di rinascita democratica e va anche oltre il sogno di Gelli”. Il consulente ha poi ricordato: “l’unico politico che mi ha difeso, quando ero solo, é stato Di Pietro che, essendo un magistrato e poliziotto non ha bisogno di leggere le carte per capire la mia onestà ” più in generale per Genchi “la mafia non è solo frutto di persone come Provenzano che scrivono i pizzini a macchina, ma è soprattutto il prodotto di menti raffinate che, utilizzando mafiosi di bassa lega, li hanno processati per dare un contentino all’Italia e rimanere ai loro posti. Ora l’Italia vuole la verità “.