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Radio France: Politica, mafia e l’omertà tv di Porta a Porta

Radio France: Politica, mafia e l’omertà tv di Porta a Porta.

Eric Valmir è il corrispondente, per l’Italia, di Radio France, la radio pubblica francese. Di ritorno da un incontro col giudice Roberto Scarpinato -autore, con Lodato Saverio, de “Il ritorno del principe” (Chiare Lettere)- ha pubblicato sul suo blog questo post, che traduco.

La prima frase mi disorienta: “Non parliamo di Berlusconi, d’accordo?”. Mi disorienta perché due ore prima, davanti al teatro Massimo di Palermo, uno degli attori, sul fronte economico, della lotta contro la mafia mi ha posto la stessa condizione. Io non sono lì per parlare di Berlusconi, ma dei meccanismi di Cosa Nostra.

E con un sorriso d’intesa lo dico pure al mio ospite: “Sono venuto per parlare del suo libro, Il ritorno del principe”. E’ vero… l’entourage di Berlusconi è spesso sospettato di collusione con la Mafia, il suo braccio destro, Marcello Dell’Utri, è stato peraltro condannato nel corso della precedente legislatura, ma nessuna prova ha mai implicato formalmente il Presidente del Consiglio.

Roberto Scarpinato è l’ultimo dei giudici di Palermo. L’ultimo della generazione di Falcone e Borsellino, i due magistrati assassinati nel 1992 e nel 1993. Una memoria storica della giustizia palermitana che ha rifiutato di trasferirsi a Milano o a Verona. Vive sotto scorta. E’ stato lui ad istruire il processo contro Giulio Andreotti per complicità mafiosa. Giulio Andreotti, oggi senatore a vita – e sette volte presidente del Consiglio.

La sentenza di primo grado l’aveva assolto per insufficienza di prove, ma la Corte d’Appello, tre anni più tardi, rovesciò il verdetto. Andreotti colpevole. Il delitto di “associazione a delinquere” venne riconosciuto, ma i fatti, nel frattempo, erano caduti in prescrizione.

Il ritorno del principe non è una descrizione dell’inchiesta Andreotti. Per Roberto Scarpinato, che si esprime con voce lieve, Andreotti non è che il prodotto di un sistema pronto ad ogni prova, e protetto, oggi, da una cornice mediatica. Le conclusioni dell’inchiesta Andreotti non sono mai state riportate troppo chiaramente dalla stampa italiana. Il giudice Scarpinato cita nel suo libro un esempio della copertura mediatica televisiva: Porta a Porta, il talk di successo di Bruno Vespa, su Rai Uno.

Quando Andreotti viene assolto, Bruno Vespa gli consacra una trasmissione trionfale.
Quando viene dichiarato colpevole, non una parola.

Quando il braccio destro di Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri, si becca nove anni di reclusione per collusione con la Mafia, Porta a Porta propone un’edizione speciale sulla sessualità degli anziani. Stessa cosa in occasione della condanna di Bruno Contrada, numero tre dei servizi segreti italiani, vicino agli ambienti mafiosi.

Questi esempi sono citati quasi a titolo d’ironia nel libro. Il resto dell’intervista scompone tutto un meccanismo che prende avvio da un sistema di tipo feudale. Una minoranza di potenti che mantiene il proprio potere ed i propri interessi ricorrendo ad ogni mezzo. Fino alla violenza e all’omicidio politico.

La Mafia non è un’organizzazione criminale, è una cultura clientelare. La sola che esista, quella di chi dirige. Quella di cui è sempre stata negata l’esistenza fino agli anni 70. La borghesia mafiosa palermitana utilizzava gruppi per imporre un regno di terrore, ma al riparo da ogni sguardo. La Mafia era una leggenda. Tutto cambia con Totò Riina e Bernardo Provenzano, i due leggendari padrini di Corleone, che mettono a segno una strage dopo l’altra. La Mafia diviene un fatto mediatico. Il cinema se ne impadronisce. E il Principe si adatta. La Mafia… sono loro. Il Principe finisce per liquidarli. In galera. Cosa Nostra è finita. Basta crederci!

Il Principe è una classe dirigente fatta di notabili, imprenditori ed eletti. Un corpo a se’ stante che risale al XVI secolo. Nel libro, Scarpinato scrive: “Dapprima sono apparsi i metodi mafiosi, poi la Mafia. Nel 1861, al momento dell’unità d’Italia, il 90% della popolazione era analfabeta; nel 1848, il 60%. Non per colpa sua: essa era stata tenuta nell’ignoranza e non aveva mai potuto conoscere i princìpi di una democrazia. E non sono sufficienti cinquant’anni di Repubblica per modificare il corso delle cose, soprattutto quando il Principe sta nel cuore della vita pubblica”.

Il Principe ha tremato nel 1992. Il Muro di Berlino italiano. I due terzi della classe politica decimati dall’inchiesta Mani Pulite, i comunisti risparmiati, i giudici al potere – ed allora il Principe decide di usare i metodi forti. Riina e Provenzano uccidono, massacrano. Falcone e Borsellino vengono assassinati. Per vendetta, si dice.

“Non credo”, risponde Roberto Scarpinato. “In quel momento, in cui tutto era destabilizzato, il Principe doveva conservare il potere. Un colpo di Stato non era possibile. Dopo il crollo del sistema politico, era stato progettato un attentato mostruoso alla Stadio Olimpico di Roma. La bomba non ha funzionato. Quella carneficina sarebbe rimasta nella Storia. Per l’onda emotiva si sarebbe portato al potere una nuova generazione scelta dal Principe. Falcone e Borsellino avevano scoperto simili manipolazioni politico-mafiose, che avrebbero portato ad una riorganizzazione dello Stato, ed un progetto comparabile ad una sorta di balcanizzazione dell’Italia. Abbiamo ripreso l’inchiesta, ma mai ci è riuscito di produrre le prove necessarie. Tuttavia il Principe voleva dividere l’Italia in tre, affinché ognuno potesse conservare i propri privilegi. Il Nord agganciato alla locomotiva europea, il Centro tecnocratico, e il Sud una sorta di Singapore italiana con tutte e quattro le Mafie al comando.

“Ovviamente -prosegue il giudice- mi si dirà che la mia immaginazione è fertile, e che la Mafia appartiene al passato. Ma io non cerco che la verità: non per altro sono minacciato di morte e non ho più una vita privata. Lo trova normale”?

Abbiamo parlato per due ore, ma il tempo m’è sembrato scorrere molto più in fretta. Tornato nel frastuono della strada palermitana, osservo le facciate color ocra di via Roma. Il sole è dolce, una coppia si bacia, i primi odori dell’estate… L’Italia.

Eric Valmir, 16.04.2009
traduzione di Daniele Sensi

Colletti sporchi

Da antimafia 2000

Luca Tescaroli: “La linea di demarcazione tra Stato e mafia non è così netta”
“Non si riesce a risolvere il centenario problema della mafie – ha detto Tescaroli al termine della presentazione del suo libro “Colletti sporchi” – poiché la linea di demarcazione tra Stato e mafia non è così netta. Vi sono ampie aree di compenetrazione. Esiste un anello di congiunzione tra le due entità che è una delle cause fondamentali del perché oggi sussista questa realtà e questa convivenza. Si è cercato attraverso l’analisi di casi concreti di descrivere questo anello che è alla causa della situazione in cui ci troviamo oggi. Questi comportamenti infatti corrodono la democrazia, i rapporti sociali, il mondo del lavoro e la società stessa”.

Tescaroli: “I media strumento di attacchi servili per chi investiga vicende scomode”
“Oggi i media sono poco indipendenti e a volte si rendono strumento di attacchi servili a coloro che investigano vicende scomode”. Lo ha detto il sostituto procuratore della Procura di Roma Luca Tescaroli autore, assieme a Ferruccio Pinotti, del libro “Colletti sporchi”. “Questo nostro libro – ha continuato il magistrato durante la presentazione organizzata da ANTIMAFIADuemila a Palermo – vuole colmare questo gap tra fatti e informazione. L’informazione basata sulla verità è fondamentale. Questa è temuta dalla criminalità mafiosa perché consente di mantenere viva l’attenzione e la tensione e contribuisce a sgretolare il consenso sociale sul quale le strutture mafiose contano. Di qui l’importanza della società civile, dei cittadini che agiscono in modo organizzato, cosa che deve essere valorizzata”. “Il libro – ha aggiunto il magistrato – vuole cercare di rendere omaggio alle tante, troppe vittime di mafia e cercare di raccontare la forza di un cammino di legalità che nonostante le difficoltà va avanti. C’è una tenacia di valori di molti che lavorano all’interno dello Stato, molti appartenenti alle istituzioni e al mondo della società civile e al giornalismo, valori importanti per i quali continuare a lavorare e per dare conto dei risultati ottenuti”.

Borsellino: “Verità distorte su De Magistris e Genchi”
“L’informazione non ha presentato con obiettività alcuni casi importanti come quello di De Magistris o di Genchi – ha proseguito Salvatore Borsellino – E’ questo oggi lo strumento attraverso il quale avvengono gli “omicidi eccellenti”. Si procede con la delegittimazione che poi sfocia nella sospensione di tanti magistrati o investigatori onesti dalle proprie funzioni. Una morte civile a volte peggiore di quella fisica. Se oggi un tecnico come Genchi potesse svolgere le sue indagini potremmo forse intravedere la verità sulla strage di Stato in cui è morto Paolo”.

Di Matteo: E’ in atto il Piano di Rinascita della P2
“Nonostante noi magistrati dobbiamo attenerci al dovere del riserbo oggi siamo chiamati anche ad un dovere di denuncia e dobbiamo spiegare bene cosa sta accadendo”. E’ quanto ha dichiarato il sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. Io, ha detto, “voglio farlo in riferimento non ad una mia elucubrazione mentale ma ad un dato: nel 1982 – ha spiegato il magistrato – in un doppio fondo di una valigia di Maria Grazia Gelli (figlia di Licio Gelli) a Castiglion Fibocchi è stato trovato il Piano di Rinascita democratica, il manifesto fondamentale della Loggia massonica P2. Recentemente – ha proseguito – ho ripreso questo documento, mi sembrava che certi fantasmi fossero definitivamente scacciati e tramontati e mi sono reso conto che non è così”. In questi documenti, ha ricordato, vi era “una sommaria indicazione di obiettivi e l’elencazione di programmi a medio e lungo termine”. Tra cui quello di usare la Giustizia perché “fondamentale nel progetto di controllo dello Stato e della cosa pubblica”.
Leggendo il documento il magistrato ha ricordato testualmente: “Ordinamento giudiziario: unità del pm con gli altri magistrati; riforma del Csm che deve essere responsabile verso il Parlamento; riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa ecc.. Tutti obiettivi alla ribalta – ha spiegato il pm – perno di riforme già attuate o in parte al vaglio della discussione parlamentare”. Alle quali si aggiungono “gli esami psicoattitudinali per i magistrati”, “la gerarchizzazione dell’ufficio del pm per cui solo il capo può decidere se va esercitata l’azione penale, ecc.”.
“Oggi – ha concluso – alla faccia della lotta alla mafia fa un certo effetto sentire il Procuratore di Caltanissetta Lari gridare che la situazione dell’organico della procura è disperata proprio mentre emergono ulteriori spunti importanti da approfondire sulle stragi”.

Borsellino: “Agenda Rossa, si celebri il processo ad Arcangioli”
“Chiedo giustizia come cittadino italiano – ha gridato Salvatore Borsellino – Chiedo che siano celebrati i processi come quello ad Arcangioli ripreso mentre portava via la valigetta di mio fratello che conteneva sicuramente l’ agenda rossa. Non si arriverà a processo perché con una sentenza si è deciso di chiudere questa vicenda e questo nonostante Arcangioli abbia dato almeno una decina di versioni diverse sui fatti di quel giorno”.
“Io non dico che lui sia l’unico responsabile – ha continuato il fratello del giudice – ma dovrebbe essere un dovere di questo Stato scandagliare la verità. Questo Stato invece mostra sempre più di non avere il coraggio di processare se stesso”.

Ingroia: “Chiedo alla società attenzione per la magistratura”
“Oggi viviamo una stagione difficile, per certi versi più difficile di quella che abbiamo vissuto all’epoca delle stragi. Allora la società mostrò una voglia di reazione forte, oggi invece è anestetizzata”. Lo ha detto il Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “Oggi i poteri di controllo magistratura e informazione sono sottoposti ad un assedio da quelli che non mi piace definire col nome dei poteri forti, ma comunque il potere con la P maiuscola, che ha stabilito una specie di soluzione finale”. “Oggi – ha proseguito il magistrato – siamo in una fase delicata”. “Molto dipende da come quella parte d’Italia che è all’opposizione riuscirà ad essere informata e ad agire in modo attivo”.
“A parte il doveroso riserbo – ha detto ancora Ingroia – si può dire che gli uffici giudiziari più impegnati hanno per le mani indagini di grande delicatezza. Si sono aperti infatti a distanza di tanti anni nuovi spiragli di verità sulla stagione stragista ‘92 e ‘93”. “La magistratura ha bisogno di attenzione – ha concluso il magistrato – non dico che ha bisogno di sostegno, ma nemmeno di diffidenza e scetticismo né di attacchi gratuiti”. “In questo senso mi sento di rivolgere alla parte migliore della società siciliana una richiesta di attenzione”.

Ingroia: “Si nasconde la storia della stagione stragista nella quale è nata la cosiddetta seconda repubblica”
“Nella sua storia il nostro Paese è stato condizionato dallo stragismo e dai delitti politici. Un Paese caratterizzato dall’irredimibilità della propria classe dirigente che mostra un’inclinazione a delinquere ed una grande capacità di auto-assolversi, tanto da riuscire a mettere in piedi processi legalizzanti delle stesse condotte illecite”. E’ quanto ha detto il Procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Antonio Ingroia, alla presentazione del libro “Colletti sporchi”.
“Nel libro di Tescaroli – ha proseguito il magistrato – è inserita la storia giudiziaria di questi anni. Vi sono anche alcuni inediti, vicende all’interno delle sedi giudiziarie che ci dimostrano come la verità su fatti che hanno condizionato l’evoluzione del nostro Paese sia stata ostacolata, seppellita ed insabbiata. E’ una storia scomoda da raccontare ed ancora una volta si sottrae il diritto della gente ad essere informata su quella stagione terribile nella quale è nata la cosiddetta seconda repubblica in cui abbiamo vissuto in questo ultimo ventennio”.

Di Matteo: La mafia è da sempre consapevole della centralità dei rapporti con i poteri forti
“Oggi i pentiti sono spinti a non parlare a causa degli attacchi e delle polemiche ai magistrati e agli investigatori che osano volare alto”, ha proseguito il sostituto procuratore Antonino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti Sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “Una mafia che è sempre stata consapevole della centralità dei rapporti col potere politico, delle istituzioni, dell’imprenditoria e del mondo delle professioni senza i quali diverrebbe un’organizzazione criminale come le altre, facilmente debellabile”. “Dall’altra parte invece a cosa assistiamo?” si è chiesto il magistrato. “Alla candidatura nei partiti politici di candidati collusi e già condannati”. Di Matteo ha inoltre sottolineato la mancanza di presa di posizione del “Consiglio dell’Ordine dei medici e degli avvocati nei confronti di loro iscritti già condannati oppure oggettivamente sorpresi a chiedere favori e raccomandazioni”. “Nessuno fa niente – ha detto – esiste soltanto l’azione penale”. “Si riempiono la bocca di belle parole e di belle intenzioni ma i fatti non sono susseguenti a quelle parole”. “Molti – ha concluso – continuano a mantenere rapporti di sistematico reciproco vantaggio”.

Di Matteo: “Vogliono trasformare il pm in un fedele e anonimo esecutore del potere”
“A 17 anni dalle stragi tanto è cambiato”. E’ l’analisi del sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. Oggi, ha dichiarato Di Matteo, “non viviamo più la magistratura e le istituzioni in cui eravamo convinti di entrare con grande entusiasmo”. Oggi, ha continuato, “vogliono controllare la giurisdizione, così come avvenne durante il periodo del fascismo, vogliono controllare gli uffici del pubblico ministero”. “E’ palese il tentativo di trasformare il pm in un fedele e anonimo esecutore del potere di turno”, mentre “è in discussione il principio della separazione effettiva dei poteri”. Per questo, ha concluso, “dobbiamo essere intellettualmente limpidi”, “riguarda le garanzie di tutti i cittadini”.

Di Matteo: “Le stragi non furono solo opera di Cosa Nostra
“E’ calata la sordina sui temi della lotta alla mafia non appena è stato investigato il livello dei mandanti esterni delle stragi”. Lo ha detto il sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “Sentenze definitive di più Corti di Assise hanno confermato che le stragi non furono solo opera di Cosa Nostra e che le mani dei mafiosi siano state armate ed ispirate è sancito dalla Cassazione. Non è stata solo un’avventura di qualche magistrato in cerca di celebrità. Un paese serio dovrebbe avvertire come imminente e impellente il bisogno dell’approfondimento. Ma non è stato così”.

Scarpinato: “Nessuno può governare senza scendere a patti con la borghesia mafiosa”
“Una mafia senza mafiosi. L’omicidio per fini politici e la corruzione sistemica sono le caratteristiche di una mafia che non ha nulla a che vedere con l’icona della Cosa Nostra di Bernardo Provenzano e Salvatore Riina e della macelleria criminale”. Lo ha detto il sostituto procuratore di Palermo Roberto Scarpinato alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “La storia dei ‘Colletti bianchi’ – ha spiegato Scarpinato – è antica e cruciale. Quando Confindustria ha dichiarato di voler espellere coloro che pagano il pizzo mi sono congratulato e ho scritto una lettera suggerendo di cominciare ad espellere coloro che già erano stati condannati e non è stato fatto. Perché? Perché come si fa ad espellere un blocco della classe dirigente? Nessuno – ha concluso – nessun governo di destra, di sinistra e di centro ha potuto governare questo Paese senza scendere a patti con questo blocco di potere, la cosiddetta borghesia mafiosa”.

Bongiovanni mostra l’ultima intervista di Biagi a Pippo Fava. “La potenza della mafia risiede nella quantità di denaro che gestisce”.
In apertura della conferenza di presentazione del libro di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti “Colletti sporchi” il direttore di ANTIMAFIADuemila, Giorgio Bongiovanni, ha introdotto il filmato dell’ultima intervista rilasciata dal giornalista Pippo Fava ad Enzo Biagi, una settimana prima di essere assassinato.
Un’intervista “profetica” e “drammaticamente attuale”, l’ha definita Bongiovanni, i cui contenuti sono presenti anche all’interno del libro di Tescaroli, in cui il giornalista indica come Cosa Nostra, la mafia siciliana, sia sostenuta, protetta dai poteri forti con i quali collude da sempre.
“La mafia ha acquistato una tale impunità da essere diventata persino tracotante e la sua potenza risiede nella enorme quantità di denaro che gestisce”. Quindi, diceva Fava, se si vogliono cercare i veri capi di Cosa Nostra e chi veramente comanda la mafia in Italia si deve guardare fino in Parlamento, nelle banche e in tutti quei settori grazie ai quali la mafia ricicla le sue ricchezze”.

“Stanno consegnando il paese alla criminalità”

Un’intervita illuminante al giudice antimafia Roberto Scarpinato, da http://www.pieroricca.org/2009/02/27/roberto-scarpinato-e-le-intercettazioni/

Il sistema di potere trasversale si appresta a blindarsi definitivamente nella certezza dell’impunità con due semplici riforme: il conferimento della responsabilità operativa dell’azione penale agli organi di polizia, controllati dal governo, e la drastica riduzione dell’uso delle intercettazioni nelle indagini e della possibilità di pubblicazione di documenti giudiziari. Sembrano tecnicismi, in realtà è in gioco quel che resta della separazione dei poteri. Finalmente non si parlerà più di “toghe rosse”, spiega con amara ironia il magistrato Roberto Scarpinato, da vent’anni in prima linea contro la mafia a Palermo. Non ce ne sarà più bisogno. La magistratura, già depotenziata, perderà l’ultimo strumento di indagine contro il crimine organizzato e il malaffare politico-economico. In un contesto di grave sofferenza democratica (assenza di opposizione, giornalismo addomesticato), ormai “l’unico momento di visibilità per conoscere il modo in cui viene esercitato il potere sono le intercettazioni, sono le macchine: la riforma delle intercettazioni deve passare perché da quel momento in poi noi non conosceremo più quel che succede in questo Paese”. Nel video un passaggio del suo intervento di lunedì 23 febbraio alla Casa della Cultura di Milano.

IL RITORNO DEL PRINCIPE

Il ritorno del principe

Sul sito di Paolo Franceschetti, Solange Manfredi riporta alcuni brani significativi dal libro “Il ritorno del principe”, un libro fondamentale per capire il potere in italia ed il suo forte vincolo con la mafia. http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/07/il-ritorno-del-principe.html

IL RITORNO DEL PRINCIPE
Di Solange Manfredi

Un libro fondamentale, che consiglio vivamente di leggere a tutti coloro che vogliono capire il meccanismo “osceno” e criminale del potere.

Riporto alcuni passi tratti dal libro nella speranza di indurre i più a leggerlo interamente e cercando, al contempo, di dare un’idea, a chi non ama la lettura, della realtà del potere.

Disinformazione

“Tutti noi siamo ciechi dinnanzi ad uno dei fenomeni più importanti delle nostre vite: il reale funzionamento della macchina del potere…si tratta di una cecità indotta dallo stesso potere al fine di perpetuarsi”.

“Questa disinformazione si realizza azionando due leve: quella della censura informativa su tutti i fatti che riguardano i rapporti mafia-potere…..e quella dell’amplificazione a senso unico delle vicende criminali di bassa macelleria tipiche della struttura militare”.

“Il lavoro di imposture culturali funzionali al potere è affidato da sempre proprio agli intellettuali e costituisce una delle loro principali fonti di reddito”.

“La classe dirigente “dirige” anche la formazione della pubblica opinione, organizza il sapere sociale, seleziona la memoria collettiva, sceglie ciò che deve essere ricordato e ciò che deve essere dimenticato, costruisce la tavola dei valori, imponendo dall’alto esempi in negativo e positivo”

Oligarchia

“Nel mondo della politica il potere, come abbiamo accennato, è concentrato nelle mani di pochi oligarchi i quali, oltre a nominare i parlamentari, attribuiscono posti di comando in tutti gli snodi della istituzioni secondo criteri di fedeltà. Obbedire senza fiatare garantisce la permanenza nel giro di quelli che contano, e brillanti carriere. La disobbedienza e la critica ti tagliano fuori. L’etica dell’obbedienza celebra i suoi fasti anche nel mondo della comunicazione….l’obbedienza ai superiori gerarchici può rendere la vita agevole per i sostituti procuratori, il dissenso può esporre invece a sfibranti mobbing….ispezioni ministeriali a raffica, richieste di trasferimenti urgenti per incompatibilità ambientale, avocazioni di procedimenti, provvedimenti disciplinari che entrano anche nella valutazione di merito di decisioni sgradite”.

“Vi sono mille modi per distruggere la vita di una persona, riducendola alla miseria, gettandola nel discredito, condannandola alla morte civile”.

“Il metodo mafioso che nella sostanza consiste nell’abuso organizzato dei pochi sui molti e che si declina nelle più svariate forme, non è infatti una creatura delle classi popolari, ma delle classi alte”.

La corruzione e il ricatto

“La corruzione in Italia non sembra essere una deviazione del potere, ma una forma “naturale” di esercizio del potere che gode di accettazione culturale da parte della classe dirigente e che conta sulla rassegnazione da parte delle classi sottostanti”.

“La società della corruzione infatti genera la società del ricatto”.

“Il metodo consiste nell’integrare nel proprio interno quanti più soggetti possibili, rendendoli complici e quindi ricattabili. In questo modo non esistono variabili indipendenti che possono scombinare i giochi. Il sistema integra al suo interno le opposizioni disinnescando il controllo politico, integra magistrati disinnescando il controllo penale, integra, corrompendoli, esponenti delle stesse forze di polizia, integra, comprandoli, giornalisti che possono rivelarsi scomodi”.

La criminalità dei potenti

“Sempre più spesso mi accadeva di rendermi conto che il mondo degli assassini comunica attraverso mille porte girevoli con insospettabili salotti e con talune stanze ovattate del potere…i peggiori tra loro avevano frequentato le nostre stesse scuole, potevi incontrarli nei migliori ambienti e talora potevi vederli in chiesa battendosi il petto accanto a quelli che avevano già condannato a morte”.

“…I Riina, i Provengano, i Concutelli, i Fioravanti, i Chiesa, i Poggiolini non sono – come si vorrebbe far credere – dei mostri, ma sono espressione di una mostruosa “normalità” italiana che chiama in causa l’identità culturale del Principe, cioè di quella componente della classe dirigente italiana che da sempre ha costruito il proprio potere sul sistema della corruzione, su quello mafioso, e che ha protetto nel tempo i vari specialisti della violenza utilizzandoli per gli omicidi di mafia e per la strategia della tensione realizzata mediante stragi di innocenti”.

“Questa criminalità dei potenti si è declinata dall’Unità di Italia ad oggi su tre versanti: la corruzione sistemica, la mafia e lo stragismo per fini politici”.

“La questione criminale, dunque, in Italia è inscindibile da quelle dello stato e della democrazia”

La mafia

“…la mafia è anche uno dei tanti complicati ingranaggi che nel loro insieme costituiscono la macchina del potere reale nazionale…nessuno può permettersi di svelare taluni segreti della parte oscena della storia che gli è accaduto di intravedere senza rischiare di restare stritolato dalla reazione compatta e trasversale di tutto il sistema”.

“Neanche Falcone poteva articolare compiutamente il proprio pensiero, illuminando una realtà di potere criminale intrecciato con quello legale così complessa da sembrare ai più incredibile e frutto di allucinazione. Esplicitare compiutamente il suo pensiero l’avrebbe delegittimato ed esposto alla reazione violentissima di tutto il sistema….immaginiamo cosa avrebbe significato, allora, dopo un attentato di quel genere, affermare esplicitamente che la mafia opera talora come braccio esecutivo di un sistema criminale nazionale di cui fanno parte soggetti apicali di altri sistemi di potere. Ti avrebbero preso per pazzo”.

“….è l’intero sistema che chiede il silenzio: e lo chiede perché certi segreti, certe verità non sono gestibili pubblicamente né sul piano giudiziario, né su quello politico. La stessa coltre di silenzio giudiziario e politico calata sui tentativi di golpe e sui crimini commessi dal Principe negli anni della strategia della tensione avvolge anche i crimini mafiosi. Il silenzio coatto sui crimini è il sigillo del potere”

“Personaggi come Provenzano e Riina e altri capi sono il sottoprodotto e la replica popolare di questo modo di esercitare il potere. Durano nel tempo non per forza propria, ma perché sono leve necessarie del gioco grande del potere. Quando esauriscono la loro funzione vengono abbandonati al loro destino. Anche dopo tuttavia continuano a svolgere un ruolo essenziale:fungere da parafulmine su cui scaricare tutte le responsabilità del male e da paravento della criminalità del potere”.

Massoneria

“Nel tempo alcuni vertici militari della mafia sono stati cooptati nel circuito massonico. E’ il caso ed esempio di Stefano Boutade, capo del mandamento mafioso di Santa Maria del Gesù, referente di Andreotti, di Sindona e di altri potenti. Negli anni settanta Bontade conseguì il grado 33 della massoneria”.

“La massoneria occulta e deviata è stata probabilmente una delle postazioni dalle quali alcuni vertici strategici del principe hanno utilizzato di volta in volta come bracci armati per i propri disegni di potere la mafia siciliana, la ‘ndrangheta, la camorra, la banda della Magliana, i servizi deviati. Da ultimo, secondo quanto dichiarato da vari testimoni di giustizia, alcuni suoi esponenti avrebbero svolto un ruolo di direzione nel progetto di eversione democratica che nel 1992-1993 si proponeva, mediante l’esecuzione di stragi affidate alla mafia, di mettere in ginocchio lo Stato e di instaurare un nuovo ordine politico fondato sulla disarticolazione dell’unità nazionale e la creazione di tre ministati”.

“Gioacchino Pennino, uomo d’onore, medico e politico di rango, divenuto collaboratore ha dichiarato a sua volta che l’ordine di uccidere Dalla Chiesa era stato trasmesso da Roma tramite un uomo della P2 ora deceduto. Solo pochi vertici della mafia conoscevano la verità”.

“In sostanza si assiste nel tempo ad un processo quasi fisiologico di integrazione tra massoneria segreta e deviata ed alcuni esponenti apicali delle mafie, i quali all’interno delle loro rispettive organizzazioni di riferimento costituiscono strutture tenute segrete agli altri affiliati, destinate a svolgere un ruolo di collegamento tra élite criminali dei ceti alti e élite criminali dei ceti bassi per la conduzione comune degli affari di più alto livello e per i grandi giochi di potere. La massa di manovra delinquenziale sul territorio, tenuta all’oscuro degli uni e degli altri, viene utilizzata di volta in volta per le singole operazioni. Se qualcosa va per il verso storto, tali “operatori” vengono sacrificati. La loro eventuale collaborazione con la magistratura non determina problemi gravi perché essi ignorano sia le reali motivazioni sia i registi occulti delle operazioni di cui sono stati meri esecutori. Se parlano raccontano le motivazioni di copertura a essi fornite e da essi ritenute in buona fede corrispondenti al vero. Un meccanismo molto sofisticato e collaudato nel tempo”.

Stragi del 1992 -1993

“Secondo le risultanze acquisite, la regia di tale strategia, che doveva attuarsi mediate una escalation di stragi e di sapienti mosse politiche, era stata messa a punto dall’ala più oltranzista del Principe: settori della massoneria deviata, esponenti della destra eversiva, segmenti dei servizi, circoli imprenditoriali e finanziari. In tale progetto alla mafia era riservato il ruolo di braccio operativo”.

“Quel che mi pare interessante osservare è che, come è emerso nel corso delle indagini, il piano “segreto” era conosciuto, almeno nelle sue linee essenziali, da alcuni esponenti del mondo politico del tempo, i quali comunicavano tra loro da sponde opposte anche lanciandosi reciproci messaggi ed avvertimenti criptati,indecifrabili a tutti coloro che erano ignari di quanto stava accadendo”.

“La decisione di ucciderlo (Paolo Borsellino n.d.r.) subisce un’improvvisa accelerazione e viene portata a termine il 19 luglio cogliendo di sorpresa alcuni degli stessi vertici di Cosa nostra, come Giovanni Brusca”.

“Solo un nucleo ristrettissimo ed eletto di capi, quelli legati alla massoneria deviata ed il Principe, sanno il perché di quella accelerazione”

Corrado Augias intervista Roberto Scarpinato

Il ritorno del principe

LE STORIE RAI3 17 OTTOBRE 2008

ROBERTO SCARPINATO – IL RITORNO DEL PRINCIPE

durata video: 20′ e 18”

http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Lestorie^17^140086,00.html#

Augias: “Chiudo ricordandovi l’importanza di un libro del genere, perchè noi dobbiamo sapere in che paese viviamo. Ecco, questo è uno dei libri che aiuta a capirlo“.