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Blog di Beppe Grillo – Scudo Fiscale senza capitali

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Scudo Fiscale senza capitali.

Lo Scudo Fiscale ha regolarizzato 85 miliardi di euro di evasori totali, frutto di traffici illeciti, ricchezze di origine criminale. I possessori hanno pagato solo il 5% e i capitali sono ritornati puri come un giglio. Gli evasori sono rimasti rigorosamente anonimi. Tremorti ha spiegato che questa porcata avrebbe fatto ritornare in Italia i patrimoni. La Banca d’Italia ha comunicato che solo 35 degli 85 miliardi sono rientrati per “fare girare” l’economia (e mettere in difficoltà attraverso la concorrenza sleale gli imprenditori che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo di euro). Evasori totali sì, ma fessi no.

Blog di Beppe Grillo – Aliquota unica al 5%

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Aliquota unica al 5%.

Le riforme “condivise“, “volute dai cittadini” e che “interessano al Paese” non si fermano. Anzi aumentano. Insieme alla riforma della Giustizia per non farsi processare e non finire in galera, e della Costituzione per farsi le leggi anticostituzionali, Berlusconi ne ha pronta una terza: quella fiscale. Una riforma fatta per i gonzi. Infatti non la faranno mai perché riguarda tutti i contribuenti e non gli evasori. E’ uno spot elettorale. Due sole aliquote, una al 23%, una al 33% con minori entrate di qualche miliardo di euro per il Fisco. Per coerenza Tremorti dovrebbe istituire una sola aliquota al 5%, quella dello Scudo Fiscale.
A parole sono tutti vicini a chi paga le tasse. Tremorti vuole un Fisco “amico” dei cittadini e “socio positivo” delle imprese. Paolo Bonaiuti spiega che “il governo intende disegnare un sistema che porti l’Italia alla modernità fiscale“. L’opposizione del Pdmenoelle per bocca di Bersanetor,il portavoce di D’Alema, ha però precisato: “Proposta sbagliata perché aiuta i ricchi“. Per chi, con la sua assenza dal Parlamento, ha fatto approvare lo Scudo Fiscale, aiutato gli ultraricchi ed evitato la caduta del Governo è una presa per il culo galattica dei cittadini.
Se si vuole fare una riforma fiscale deve essere basata su principi di equità. Il prelievo fiscale non va fatto alla fonte, ogni contribuente dichiara una volta all’anno le sue entrate. Nessuna differenza tra lavoro dipendente e non dipendente. Gli studi di settore vanno aboliti, nessuno può sapere in anticipo quanto guadagnerà e pagare tasse per redditi spesso non percepiti. Infine, se sorpreso ad evadere, qualunque cittadino dovrà essere trattato come un evasore totale, un mafioso, un commerciante di armi esportatore di valuta all’estero, pagare solo il 5% e godere dall’anonimato. Tra qualche settimana, appena dopo le elezioni, delle nuove aliquote non se ne parlerà più, non ce ne sarà più bisogno.
Prima dell’estate Tremorti, sempre a portata di elicottero, ci spiegherà che i conti dello Stato sono fuori controllo, che ogni giorno deve piazzare un miliardo e mezzo di euro di titoli dello Stato, che nel 2010 deve vendere, per evitare il fallimento, ALMENO 480 miliardi di euro di Bot e Btp, che nel 2010 sfonderemo il tetto dei 2.000 miliardi di debito pubblico, che lo sbilancio tra entrate e uscite dello Stato è destinato ad aggravarsi per i mancati introiti fiscali di milioni di disoccupati e di centinaia di migliaia di piccole e medie imprese fallite, che di soli interessi sul debito, se non sale l’inflazione, lo Stato pagherà circa 80 miliardi di euro. “Ma tutto questo (per ora) Tremorti non lo sa.”

Blog di Beppe Grillo – Mafie rinnovabili

Fonte:Blog di Beppe Grillo – Mafie rinnovabili.

Le mafie investono sul cemento, sul Ponte di Messina, sulla TAV, sulle centrali nucleari, sugli inceneritori? Secondo Spatuzza e altri pentiti la mafia ha fatto un patto con lo Stato? Per Lunardi con la mafia bisogna convivere? In Parlamento ci sono due senatori di cui faccio solo il cognome: Cuffaro e Dell’Utri, condannati in primo grado per rapporti con la mafia? La prima impresa dFonte: el Paese sono le mafie con un giro di affari di centinaia di miliardi di euro all’anno? Lo Scudo Fiscale per il rientro dei capitali mafiosi con un cinque per cento di tassa e l’anonimato garantito è un vestito su misura per la mafia? La messa all’asta dei beni sequestrati in precedenza ai mafiosi favorisce, per l’appunto, i mafiosi? Il taglio alle forze di Polizia, ridotte a spingere le autovetture per strada, rinforza la criminalità organizzata? L’attacco alla magistratura da parte del Governo esalta la mafia? Se avete letto tutte le domande ve ne farò un’altra: perché dare una risorsa come la mafia in appalto allo Stato?
La mafia può diventare il motore del Paese, i suoi enormi investimenti essere pilotati verso il futuro. Sole, eolico, energie rinnovabili per una mafia rinnovabile. Cemento e inceneritori distruggono il territorio in cui vivono i mafiosi, discariche e rifiuti tossici uccidono cittadini, anche facoltosi, che non pagheranno più il pizzo. Di cosa vivrà domani la mafia?
I politici “collegati” non sono affidabili, non lo sono mai stati, sono ominicchi, quaqquaraquà come scriveva Sciascia. Non vedono più in là della loro tangente o della posizione di potere. C’è più dignità in un Provenzano che in molti parlamentari.
Nell’Ottocento le mafie erano latenti, il loro concime, ciò che le ha fatte crescere, è stata l’Unità d’Italia. Nel 2011 si festeggeranno, insieme a quello dello Stato italiano, i 150 danni della nascita delle mafie. Un senatore a vita, Andreotti, è riverito da tutti media, dal Corriere alla Repubblica, ed è un prescritto di mafia. I migliori uomini della Repubblica, da Falcone a Dalla Chiesa, sono stati uccisi dalla mafia, o da parti dello Stato che hanno usato la mafia come braccio armato. Nella seconda guerra mondiale la Sicilia è stata conquistata dagli Alleati grazie alla mafia e gli Stati Uniti, in cambio, hanno permesso l’insediamento di frotte di uomini d’onore nelle posizioni chiave dell’isola da cui non si sono più mossi.
Oggi è difficile segnare una linea di confine tra cos’è mafia e ciò che non lo è. Di certo non si può continuare per altri 150 anni con la barzelletta, sempre meno credibile della lotta alla mafia. La mafia esiste perché esistono gli italiani, dobbiamo farcene una ragione o cambiare noi stessi.

Antimafia Duemila – La reincarnazione di Cosa Nostra

Fonte: Antimafia Duemila – La reincarnazione di Cosa Nostra.

di Giorgio Bongiovanni – 7 dicembre 2009

Le catture di Provenzano, Di Gati, Franzese, i Lo Piccolo, La Causa, Raccuglia e infine di Nicchi e Fidanzati ci indicano che Cosa Nostra si affaccia finalmente al suo epilogo. Si potrebbe tranquillamente dire che la mafia siciliana, così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi sia a rischio estinzione, ma il merito di questo eccellente risultato non è certo del governo.
Sono i ragazzi delle squadre operative che lavorano a dispetto di qualsiasi difficoltà e pericolo, coordinati dai magistrati, ad aver dato un colpo decisivo a Cosa Nostra. Appropriarsi del frutto del loro sacrificio conseguito in assenza di uomini, mezzi, giusto compenso è da vigliacchi, ipocriti e stupidi, caro il nostro signor Berlusconi. Al massimo ci si potrebbe complimentare con il ministro Maroni che le forze dell’ordine, bene o male, le rappresenta.
Constatata questa premessa, tuttavia, ci troviamo di fronte ad un gigantesco “ma”.
Cosa Nostra, ci insegna la storia, così come la gramigna è stata in grado sempre di riprodursi e di reincarnarsi.
Matteo Messina Denaro rappresenta la continuità con il passato e potrebbe essere l’elemento di riorganizzazione, ma se non lui lo sarà di certo un altro pronto a prendere il suo posto nella buona probabilità che venga preso da un momento all’altro.
Non si tratta di pessimismo, e nemmeno di voler minimizzare i successi indubbi di questi straordinari ragazzi cui va tutta la nostra gratitudine, ma la cattura di questi latitanti significa aggredire il problema a partire dall’effetto e non dalla causa.
Il Potere che ha dato potere a Cosa Nostra infatti è rimasto pressoché intatto, i legami e i patti non sono stati minimamente scalfiti. I pochi potenti sfiorati dall’azione repressiva i vari Andreotti (seppur ritenuto colpevole di relazioni durature con Cosa Nostra fino al 1980, reato prescritto), Dell’Utri e Berlusconi (il primo condannato in primo grado e l’altro per ora ancora archiviato) sono rimasti lì dov’erano, così come molti altri; l’agenda rossa di Paolo Borsellino è ancora un mistero e nessun processo si prepara ad accertare nemmeno le prove emerse; l’ambito della massoneria deviata più volte indicata nelle operazioni di terrorismo politico e mafioso, a parte la parentesi di Gelli, è a tutt’oggi inesplorato, per non parlare dell’impotenza dello Stato di fronte al fenomeno del riciclaggio, l’imbattuto cavallo di Troia con cui l’economia mafiosa invade quella legale. Non solo non si è ottenuto quasi nessun risultato sul punto, ma lo si è incoraggiato con lo scudo fiscale, il più vergognoso dei regali di Natale all’essenza delle criminalità: il potere di comprare e corrompere chiunque e qualunque cosa.
I mafiosi dunque, da distinguere dagli uomini d’onore di Cosa Nostra, come mi disse a suo tempo il pentito Salvatore Cancemi, possono già, in qualunque momento, e questa è la mia personale opinione, ripianificare la nuova base militare dell’organizzazione.
Nostre fonti ci dicono che sono già pronti nuovi potenziali capi ansiosi di dimostrare di essere in grado di sostituire i Lo Piccolo, i Fidanzati, i Nicchi. Dov’è la difficoltà?
Il vero nodo invece è sempre lo stesso. Se si vuole davvero distruggere Cosa Nostra, le mafie, vanno smantellati i centri di potere, gli ibridi connubi tra politica, servizi e massoneria deviata, banche compiacenti (vedi alla voce Ior) grandi gruppi economici e finanziari.
E’ qui dentro che vanno cercati i mandanti esterni delle stragi.
Per questo tanta preoccupazione per le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e di Massimo Ciancimino. Il primo è stato forse più facile da attaccare e distruggere, con il secondo invece, che ha consegnato carte a quanto sembra molto compromettenti e che non ha le mani sporche di sangue ci si dovrà forse muovere con più cautela.
Forse loro potranno ostacolare la reincarnazione di Cosa Nostra, ma c’è anche chi la potrebbe fermare del tutto. Sono Riina, Provenzano o i fratelli Graviano.
Signori, voi che state pagando il conto per tutti, avete una grande opportunità: potete impedire di far rinascere sulla vostra croce una nuova Cosa Nostra al servizio del potere che vi ha tradito.

Salvatore Borsellino interviene al “No B-day” – Roma, 5 dicembre 2009

Salvatore Borsellino interviene al “No B-day” – Roma, 5 dicembre 2009.

Salvatore Borsellino al No Berlusconi Day from 19luglio1992 on Vimeo.

Salvatore Borsellino: ”Berlusconi si dimetta e si faccia processare”

5 dicembre 2009 – Roma. “Mi sento veramente ubriaco nel sentirmi in questa Italia in cui il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza e della contiguità ci sommerge mentre qui in questa piazza mi trovo con questo profumo di libertà”. Lo ha detto Salvatore Borsellino in piazza S. Giovanni alla manifestazione “No B Day” che si è svolta oggi a Roma, organizzata per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

“In questa piazza sento lo stesso profumo di libertà che quest’anno ho percepito in via d’Amelio, quando ho chiamato a raccolta il popolo delle agende rosse a impedire che il luogo di quella strage venisse profanato. Noi 17 anni fa – ha proseguito Borsellino – abbiamo rifiutato i funerali di Stato perché sapevamo che mio fratello non era stato ucciso solo dalla mafia ma era stato ucciso anche da pezzi dello Stato” . “L’anno scorso è venuto a deporre la sua corona di fiori il presidente del senato Renato Schifani”. “Quello stesso Schifani che oggi non vuole parlare dei suoi rapporti societari con dei mafiosi.” La seconda carica dello Stato si ammanta della sua posizione autorevole “per dire che è vilipendio alle istituzioni chiedergli conto di ciò che ha fatto”. “Credo che il vero vilipendio alle istituzioni sia che persone come Schifani possano occupare le istituzioni. Questo è vero vilipendio: che persone come Berlusconi possano occupare poltrone come quella del capo del governo. Io una cosa voglio chiedere a Berlusconi: perché quando si iniziò a parlare del fatto che c’erano dei giudici che a Palermo, a Caltanissetta, a Firenze stavano indagando sulle stragi disse che c’erano delle procure che stavano complottando contro di lui, quando ancora non c’era nessun avviso di garanzia e non si parlava di Berlusconi. Eppure disse che ci sono procure che complottano contro di noi. Io penso che invece sia un’ammissione di colpa”.


Salvatore Borsellino: ”Fuori la mafia dallo Stato”


5 dicembre 2009 – Roma. “Oggi sul capo del governo stanno venendo fuori cose che, fino a oggi, Berlusconi è riuscito a nascondere – ha continuato dal palco del No B. Day, Salvatore Borsellino – circostanze che stanno venendo fuori grazie ai collaboratori di giustizia che ci stanno parlando di quest’uomo e di come è arrivato al potere” affermando la verità “su come è nato il suo partito. Ed è per questo che siamo qui oggi, per dire che la mafia deve essere cacciata dallo Stato. Berlusconi deve esercitare il suo diritto a farsi processare davanti a quei giudici che lui dice di essere dei deviati mentali – ha aggiunto Borsellino – Se non farà questo passo per far dissipare i dubbi su di lui come possiamo accettare un presidente del consiglio che ha trattato con la criminalità organizzata e il cui partito è stato messo in piedi con i capitali della criminalità organizzata? Come possiamo accettare un presidente del consiglio che viene sottoposto al ricatto della criminalità organizzata? Noi non dobbiamo permettere che questo succeda. Non dobbiamo permettere che sia la criminalità organizzata a cacciarlo da quel posto. Perché è questo che, secondo alcuni pentiti, sta succedendo. Dobbiamo essere noi a cacciare Berlusconi dal posto in cui si trova! Pare che la criminalità organizzata lo voglia togliere da quel posto perché non ha rispettato i patti. Sta succedendo quello che è successo a Lima. Adesso forse la mafia ritenendo che non abbia rispettato i patti lo vuole far cadere. Ma io dico: che cosa Berlusconi avrebbe dovuto fare più di questo se tutte le leggi che sono state fatte sono delle cambiali che sono state pagate alla criminalità organizzata?”

Salvatore Borsellino: “La massoneria e la mafia comandano in Italia”


5 dicembre 2009 – Roma. “
Grazie a questo Presidente del Consiglio cosa ne è delle leggi sui collaboratori di giustizia?” Lo ha chiesto Salvatore Borsellino in occasione del “No B Day” svoltosi oggi a Roma. “Lo scudo fiscale – ha poi proseguito il fratello del giudice assassinato in Via D’Amelio – che cos’è se non un riciclaggio di Stato? Tutte queste leggi sono delle cambiali che (Berlusconi, ndr) sta pagando a chi lo ha messo in quel posto”. Salvatore Borsellino ha ricordato poi la gravità della legge sui beni confiscati messi all’asta che verranno ricomprati attraverso quei capitali mafiosi che rientreranno in Italia attraverso lo scudo fiscale. “Non viviamo più in un Paese sorretto dalla Costituzione Democratica – ha con amarezza sottolineato Salvatore – ma in un Paese in cui i principi sono retti dal manifesto di rinascita democratica della P2. Oggi al potere c’è la massoneria e la criminalità organizzata”.


Salvatore Borsellino: ”Saremo noi cento, mille Emanuela Loi a difesa dei giudici antimafia”


5 dicembre 2009 – Roma. “Berlusconi dice che le indagini in cui i giudici complottano contro di lui sono vecchie storie – ha detto Salvatore Borsellino al “No B Day” – Ma sono vecchie storie un giudice che mentre suonava il campanello della madre è stato fatto a pezzi? Sono vecchie storie i pezzi di Emanuela Loi che sono stati mandati dentro una bara a Cagliari con tanto di fattura di trasporto? E’ lo stesso Stato che paga i voli di escort e prostitute”. “Quei ragazzi sono eroi – ha gridato Salvatore Borsellino da piazza S. Giovanni – e non Vittorio Mangano!”
Poi, riferendosi direttamente al capo del Governo, ha detto: “Quelli sono i tuoi eroi! I nostri eroi hanno un altro nome, si chiamano: Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cusina. Sono i ragazzi che facevano la scorta a Paolo. Ragazzi che come tanti altri si erano messi in fila dietro la sua porta per chiedergli di fare la sua scorta. Erano servitori dello Stato che si mettevano in fila per andare a morire. Andate dai vostri eroi! Andate sulla tomba di Vittorio Mangano a mettere le vostre corone. Le mie agende rosse non vi faranno mettere più piede in via d’Amelio!”
“Oggi – ha concluso Salvatore Borsellino – in mezzo a queste agende rosse ci sono mille Emanuela Loi, mille Walter Cusina… E sono questi i ragazzi con cui noi faremo la scorta a quei giudici che finalmente stanno cercando di togliere il velo su queste stragi. Faremo la scorta a Sergio Lari, faremo la scorta ad Antonio Ingroia, a Nino Di Matto…. Questi giudici non ce li potranno uccidere! Perché queste persone noi le onoriamo e di loro abbiamo fiducia. Che Berlusconi vada via dall’Italia. Vogliamo che in questo Paese si ritorni a sentire il fresco profumo di libertà che oggi sento in questa piazza”.

Fonte: Antimafiaduemila.com

AntonioBorghesi.it – Berlusconi e Dell’Utri : nessuno ha fatto più di noi contro la mafia! Così invece scrivono i giudici

Fonte: AntonioBorghesi.it – Berlusconi e Dell’Utri : nessuno ha fatto più di noi contro la mafia! Così invece scrivono i giudici.

Berlusconi e Dell’Utri : nessuno ha fatto più di noi contro la mafia! Così invece scrivono i giudici

Ecco cosa scrivono i giudici anche quando hanno archiviato le inchieste per prescrizione dei reati:
Gip di Firenze, Giuseppe Soresina, il 14 novembre 1998
Berlusconi e Dell’Utri hanno intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista realizzato” [ndr il clan corleonese che da vent’anni guida Cosa Nostra, con centinaia di omicidi e una mezza dozzina di stragi]. ……. “una obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione [ndr Forza Italia]: articolo 41 bis, legislazione sui collaboratori di giustizia, recupero del garantismo processuale asseritamente trascurato dalla legislazione dei primi anni 90”….. “l’ipotesi iniziale [ndr di un coinvolgimento di Berlusconi e dell’Utri nelle stragi] ha mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità”…… “è scaduto il termine massimo delle indagini preliminari”
Gip di Caltanissetta, Giovanni Battista Tona
“Gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra uomini appartenenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati [ndr Berlusconi e Dell’Utri]. Ciò di per sé legittima l’ipotesi che, in considerazione del prestigio di Berlusconi e Dell’Utri, essi possano essere stati individuati dagli uomini dell’organizzazione quali eventuali nuovi interlocutori”….”la friabilità del quadro indiziario impone l’archiviazione”
Sentenza della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta, che il 23 giugno 2001 ha condannato 37 boss mafiosi per la strage di Capaci, nel 14° capitolo intitolato “I contatti tra Salvatore Riina e gli on. Dell’Utri e Berlusconi”
E’ provato che la mafia intrecciò con i due un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo economico”. …”nel 1992 il progetto politico di Cosa Nostra sul versante istituzionale mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove alleanze con nuovi referenti della politica e dell’economia. Cioè a indurre nella trattativa lo Stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui Cosa Nostra aveva beneficiato.”
Le dichiarazioni di Berlusconi superano ormai qualunque immaginazione. E’ esilarante sentirlo dire che nessuno più del suo governo ha agito contro la mafia. Ci chiediamo chi, se non il suo governo, abbia fatto un provvedimento come lo “scudo fiscale” che favorisce i mafiosi ed i capitali che essi hanno all’estero, riducendo il costo della loro “ripulitura” dal 50% al 5%? Ci chiediamo chi, se non il suo governo, abbia inserito nella Legge Finanziaria, in questi giorni in discussione alla Camera, la norma sulla vendita dei beni sequestrati alla mafia che permetterà alla stessa di rientrarne in possesso – statene certi – ad aste ribassate?

Antimafia Duemila – Scarpinato: Soldi Sporchi. Come riciclare con l’aiuto dello Scudo

Antimafia Duemila – Scarpinato: Soldi Sporchi. Come riciclare con l’aiuto dello Scudo.

di Roberto Scarpinato – 15 novembre 2009
Una legge a ‘maglie larghe’ che aggira le norme sulla trasparenza, va contro le direttive europee e aiuta le associazioni criminali.

Roberto Scarpinato è magistrato, sostituto procuratore presso la Procura antimafia di Palermo, autore assieme a Saverio Lodato de “Il Ritorno del Principe” per le edizioni Chiarelettere. Per comprendere le falle aperte dal recente scudo fiscale nel sistema di antiriciclaggio italiano, è bene avere presente il contesto in cui viene a incidere. Sarà pù difficile rilevare possibili reati Uno dei punti cardine della legislazione antiriciclaggio è l’obbligo imposto a tutti gli intermediari finanziari e ai professionisti di segnalare le operazioni sospette all’Uif (Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia), quando si hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. La Banca d’Italia elabora, aggiornandoli continuamente, gli indici di anomalia ai quali gli operatori finanziari devono attenersi nel valutare la natura sospetta di un’operazione. Taluni indicatori vengono inseriti anche nei sistemi informatici delle banche, in modo da attivare un rilevamento automatico delle operazioni sospette. Ove necessario, la Banca d’Italia può disporre la sospensione per cinque giorni delle operazioni sospette segnalate, in modo da consentire alla magistratura, prontamente allertata, di intervenire con tempestività. L’esperienza ha dimostrato come nella prassi operativa tale sistema sia carente, soprattutto nelle regioni meridionali, a causa dell’inquietante infiltrazione della criminalità mafiosa in vari punti nel circuito bancario. In alcuni casi è stato accertato che funzionari bancari avevano omesso di segnalare le operazioni sospette, perché complici o intimiditi. In altri è stato accertato che avevano addirittura manipolato il sistema informatico di rilevazione automatica, cancellando le tracce delle operazioni segnalate. Pur con tali limiti, quando le segnalazioni sono state effettuate, si sono spesso rivelate preziose per dare corso a indagini che si sono concluse con l’arresto di numerosi criminali e la confisca di ingenti capitali illegali. In questo difficile contesto, il recente scudo fiscale ha in parte cancellato e in parte affievolito l’obbligo di segnalare le operazioni sospette, rendendocosìcieco–ogravemente ipovedente – il sistema di rilevamento dei possibili casi di riciclaggio. Infatti l’art. 13 bis, comma 3, del Dl n. 78 del 2009 ha disposto che non si applica l’obbligo della segnalazione delle operazioni sospette per tutti i casi i cui i capitali rimpatriati o regolarizzati derivino da una serie di reati sottostanti che vengono estinti dallo scudo fiscale: i reati tributari di omessa dichiarazione dei redditi o di dichiarazione fraudolenta e infedele. Vengono inoltre estinti una lunga serie di reati quando siano stati commessi per eseguire od occultare i reati tributari, ovvero per conseguirne il profitto: alcuni reati di falso previsti dal codice penale (articoli 482, 483, 484, 485, 489, 490, 491 bis e 492), di soppressione, distruzione e occultamento di atti veri, nonchè dei reati di false comunicazioni sociali previste dal codice civile (articoli 2621 e 2622). Capitali di origine illegale immessi nel mercato a seguito di tale normazione e del regime di invisibilità assicurato ai capitali ‘scudati’, si è venuta a determinare per il vastissimo popolo degli imprenditori collusi l’opportunità di fare rientrare dall’estero capitali sporchi dei loro soci mafiosi occulti, spacciandoli falsamente come frutto di evasione fiscale per poi immetterli nel circuito produttivo. Si è aperta anche la possibilità di impiegare nell’attività economica capitali illegali in realtà detenuti in Italia, che possono essere fatti figurare come rientrati dall’estero. A tal fine è sufficiente infatti limitarsi a inviare per via telematica una semplice dichiarazione di rientro all’agenzia delle Dogane, senza alcuna possibilità di serio controllo, o ricorrere ad altri trucchi elementari. In una fase storica quale quella attuale, nella quale le banche hanno chiuso i rubinetti del credito e migliaia di imprese operanti nella legalità sono boccheggianti, è dunque elevato il rischio che le imprese a partecipazione mafiosa, rifornite di capitali illegali freschi a costo penale zero, vengano a trovarsi in grado di sgominare la concorrenza, creando o irrobustendo indebite posizioni di oligopolio, con buona pace di tutte le prediche sulle virtù della libera concorrenza. Si è obiettato che le mafie non sarebbero interessate a fare rientrare capitali dall’estero. Ma l’obiezione non tiene conto della realtà dell’economia mafiosa nazionale, della possibilità di spacciare capitali detenuti in Italia come esteri, del riciclaggio operato in Italia dalle mafie straniere che da anni investono capitali sporchi in varie attività, nonché della concreta esperienza del precedente scudo fiscale. Per limitarci solo alla dinamiche di riciclaggio delle mafie nazionali, va infatti considerato che le imprese a partecipazione mafiosa si trovano sempre esposte al rischio di dovere spiegare, se individuate, l’origine dei loro capitali. Attraverso un’accurata analisi dei libri contabili, la magistratura può essere in grado di dimostrare che a un certo punto della vita dell’azienda sono stati immessi capitali che non trovano giustificazione nei profitti di impresa e nei redditi personali dei soci. Grazie a tale complessa e difficile attività di indagine, che si avvale spesso di perizie contabili, è stato possibile confiscare centinaia di imprese appartenenti ad imprenditori insospettabili, dotati di solida reputazione nel mercato. Avvalendosi dello scudo fiscale, l’imprenditore colluso avrà ora una duplice arma per paralizzare le indagini. In primo luogo potrà opporre lo scudo fiscale, sostenendo che i nuovi capitali, immessi nel circuito produttivo, sono frutto di evasione fiscale già sanata. In secondo luogo, ai magistrati che volessero comunque verificare, analizzando i libri contabili, se effettivamente i capitali scudati siano compatibili con i redditi di impresa e con il volume di affari, potrà opporre che ha distrutto i libri contabili e le scritture societarie. Naturalmente a costo penale zero, perché – come ho accennato prima – lo scudo estingue persino il reato (punito sino a 5 anni di reclusione) di occultamento o distruzione di scritture contabili per evadere le imposte sui redditi e l’Iva, o per impedire la ricostruzione dei redditi e dei volumi di affari. Quello citato è solo uno tra i tanti esempi di una casistica quanto mai ricca di opportunità di riciclaggio apertesi con lo scudo fiscale, ma, per ovvi motivi, non pare sia il caso di proseguire con altre esemplificazioni. Come se non bastasse avere eliminato l’obbligo di segnalare le operazioni sospette in tutti i casi sopra specificati, si è ritenuto di dover affievolire tale obbligo anche nei residui casi in cui è stato mantenuto in vita. Si tratta dei casi nei quali l’operatore bancario ha il sospetto che i capitali scudati non siano frutto di reati tributari,ma di altri ben più gravi reati, come estorsioni, traffico di stupefacenti e via elencando. Infatti, con la circolare emanata dall’Agenzia delle Entrate contenente le istruzioni per lo scudo fiscale, si è precisato testualmente: “Si ricorda che gli intermediari non sono tenuti a verificare la congruità delle informazioni contenute nelle dichiarazioni riservate, relativamente agli importi delle attività oggetto di rimpatrio, né la sussistenza dei requisiti oggettivi richiesti dalla norma per accedere alle operazioni di emersione delle attività detenute all’estero, né sono obbligati a verificare i criteri utilizzati dal soggetto interessato per valorizzare le medesime attività nella dichiarazione stessa”. L’entità dei soldi rientrati non è motivo di sospetto per coloro che non avessero familiarità con il giuridichese, in sostanza è stato ricordato agli intermediari che l’entità della somma scudata non costituisce di per sè motivo di sospetto. La segnalazione dovrà dunque essere effettuata solo se gli importi risultassero notevolmente sproporzionati rispetto al profilo economico-professionale del soggetto che intende accedere allo scudo fiscale (per esempio un artigiano a basso reddito che fa rientrare un milione di euro) o se sussistono altri e diversi motivi di sospetto. Si è così aperta un’altra significativa falla. Infatti le operazioni relative allo scudo possono essere effettuate anche allo sportello da persone che non sono clienti delle banche e di cui esse ignorano pertanto il profilo economico. Poiché l’entità della somma scudata non è da considerarsi motivo di sospetto e poiché non è possibile valutare se sussiste la sproporzione di cui si è detto, si è in sostanza conseguito l’effetto di de-potenziare in modo indiscriminato e incontrollato l’obbligo della segnalazione per tutte le operazioni effettuate allo sportello anche per cifre rilevantissime. Infine, per chiudere il cerchio, va considerato che la legge ha stabilito che le operazioni in questione sono coperte da assoluta riservatezza e non devono essere comunicate all’Amministrazione finanziaria; sicché neppure per tale via è possibile rilevare, a posteriori e in tempo utile, l’incongruità tra gli importi scudati ed il profilo economico del soggetto che ha fatto rientrare capitali dall’estero  Non c’è alcuna  tracciabilità delle  operazioni ‘scudate’  Ci si chiede perché mai non si è ritenuto di dovere coniugare le esigenze di liquidità di cassa dello Stato con l’esigenza di impedire l’indebita strumentalizzazione delle norme sullo scudo fiscale per riciclare capitali sporchi che, una volta immessi nel circuito economico, alterano la regole del libero mercato a discapito degli imprenditori onesti, già fortemente penalizzati dalla crisi economica.  Eppure sarebbe stato sufficiente garantire la tracciabilità delle operazioni scudate e la loro visibilità agli organi competenti (Amministrazione finanziaria e Magistratura), mantenendo inoltre fermo l’obbligo di segnalare tutte le operazioni sospette senza eccezioni di sorta. I cittadini intenzionati a regolarizzare capitali frutto di evasione fiscale non avrebbero avuto nulla da temere, in quanto lo Stato garantisce loro l’immunità fiscale e penale. Gli altri – i mafiosi ed criminali – avrebbero capito che “non era aria”. Resta infine da chiedersi se l’abolizione dell’obbligo di segnalazione delle operazioni             sospette previsto dallo scudo fiscale non costituisca una violazione della direttiva europea anti-riciclaggio (n. 60 del 2005) che ha imposto agli stati membri della Comunità europea di prevedere nei loro ordinamenti l’obbligo della segnalazione di tutte le operazioni sospette. Il decreto legislativo antiriciclaggio italiano n. 231 del 2007 che prevede tale obbligo, è stato approvato proprio per dare esecuzione alla suddetta direttiva europea. Secondo la giurisprudenza costante della Corte di giustizia europea, non solo qualsiasi giudice, ma – come è stato osservato – anche qualsiasi autorità pubblica è tenuta a disapplicare una norma interna (e tanto più una semplice circolare) contraria alla disposizione di una direttiva europea, applicando invece quest’ultima. Tra le pubbliche autorità rientra la Banca d’Italia. Sarebbe sperare troppo se almeno la Banca d’Italia, deputata a indicare agli intermediari finanziari i criteri ai quali attenersi per la segnalazione delle operazioni sospette, trovasse il modo di ricordare che la normativa europea è sovraordinata a quella nazionale e non prevede deroghe all’obbligo di segnalare le operazioni sospette?

Scarpinato: “Lo scudo fiscale rischia di consentire il riciclaggio di capitali mafiosi”

Fonte: Scarpinato: “Lo scudo fiscale rischia di consentire il riciclaggio di capitali mafiosi”.

Lo dice il procuratore aggiunto di Palermo, Roberto Scarpinato, parlando dell’affievolimento degli obblighi di segnalazione antiriclaggio previsto per la sanatoria dei capitali illecitamente esportati all’estero. “Si è aperto un varco attraverso il quale possono essere riciclati capitali di mafia”, dice Scarpinato, commentando con Reuters il senso di alcune sue dichiarazioni rese alla stampa.

“Tutto questo avviene perché è stato cancellato l’obbligo di segnalazione di dichiarazione sospetta. Mi chiedo perché, tenendo conto che chi fa rientrare i capitali per motivi fiscali non ha niente da temere dalla visibilità dello scudo fiscale, in quanto gode di immunità fiscale e penale”.

Il magistrato si riferisce alla parte della circolare applicativa sullo scudo, diffusa dall’Agenzia delle entrate il 10 ottobre, che sospende l’obbligo in capo alle banche di segnalare operazioni sospette di riciclaggio per i reati sanabili, vale a dire reati fiscali e societari. L’obbligo resta intatto per i reati di mafia e terrorismo.

Secondo Scarpinato esiste però un secondo punto critico: “Nella circolare dell’Agenzia si è stabilito che l’operatore bancario non può rilevare il sospetto esclusivamente dall’entità della somma scudata. Il criterio da seguire è la sproporzione tra la somma scudata e il profilo economico del cliente. Il caso del piccolo artigiano che scuda duecento milioni”.

“Tuttavia, l’operazione dello scudo si può fare anche allo sportello, alla cassa, da parte di persone che non sono clienti conosciuti dalla banca. Quindi come si fa rilevare la sproporzione tra somma e profilo del cliente?”, dice il magistrato.

Partito a metà settembre, lo scudo fiscale consente a chi ha nascosto capitali al fisco depositandoli all’estero di regolarizzare la sua posizione pagando un’aliquota del 5% entro il 15 dicembre. Secondo Agenzia delle entrate e Guardia di Finanza, ammontano a 300 miliardi le attività oggetto di potenziale sanatoria.

Incontrando i senatori di maggioranza la scorsa settimana, il ministro delll’Economia Giulio Tremonti ha detto di aspettarsi dallo scudo un gettito di 3 o 4 miliardi che corrisponde ad attività del valore di 60-80 miliardi.

Scarpinato chiede di coniugare le esigenze di cassa dello Stato con il contrasto al riciclaggio e fa degli esempi concreti per spiegare come lo scudo possa intralciare l’attività dei magistrati.

“Sostanzialmente come si fa a sapere se un’impresa è a partecipazione mafiosa? Un’impresa ha una sua storia, una sua attività. Ad un certo punto investe capitale mafioso. Per verificare questo facciamo l’analisi dei bilanci e la nostra ipotesi è che a un certo punto sono stati immessi capitali non compatibili con la storia dell’impresa, i suoi ricavi, il suo fatturato”.

“Se noi andiamo dall’impresa, l’imprenditore ci dice che i capitali sono frutto di evasione e sono stati sanati con lo scudo”, continua il magistrato. “A quel punto noi vogliamo vedere le scritture contabili e l’imprenditore ci dice che le scritture sono state distrutte perché con lo scudo si copre anche il reato di occultamento e distruzione delle scritture contabili, reato punito fino a cinque anni di reclusione”.

Non si comprende perché sia stato abolito l’obbligo di segnalare le operazioni sospette. Come magistrato che si occupa di indagini antiriclaggio mi trovo privato di uno strumento importante che in passato ci ha consentito di svolgere importanti indagini”, dice Scarpinato.

“L’Europa, con una direttiva, ha imposto l’obbligo di segnalazione sospetta. Si pensi che con i precedenti due scudi sono arrivate meno di 100 segnalazioni e nessuna riguardava la Sicilia, quando ogni anno le segnalazioni sono alcune migliaia”, conclude Scarpinato.

Antonio Di Pietro: Indagato per vilipendio: voglio andare fino in fondo

Di Pietro indagato per vilipendio del capo dello stato per avergli mosso delle critiche argomentate. Non c’è più il senso della democrazia. L critica argomentata in democrazia è sempre legittima, poi si può non essere d’accordo…

Fonte: Antonio Di Pietro: Indagato per vilipendio: voglio andare fino in fondo.

Ieri le agenzie di stampa hanno diffuso la notizia che sono stato sottoposto a indagini dalla Procura di Roma con l’accusa di aver commesso reato di vilipendio, cioè un reato di opinione. Sono accusato, quindi, di aver offeso il Capo dello Stato. Vediamo di ricapitolare la vicenda.
Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha emanato il Lodo Alfano, legge dichiarata incostituzionale dalla Consulta, che noi dell’Italia dei Valori, sin dal principio, abbiamo sostenuto essere incostituzionale. Il Presidente della Repubblica ci ha messo il cappello affermando, invece, che il lodo Alfano era una legge costituzionale. Oggi scopriamo addirittura che i suoi Consiglieri, a cominciare dal dottor D’Ambrosio, si sono adoperati per aiutare il Governo a scrivere la norma sul Lodo Alfano.
Il Presidente del Consiglio, dopo aver fatto questa norma incostituzionale ha fatto quella sullo scudo fiscale. Lo scudo fiscale – lo ribadisco ancora una volta – è una legge criminale, perché legittima il comportamento dei criminali che hanno messo all’estero, sotto il mattone, i proventi di reato. Fino a oggi i proventi di reato costituivano l’oggetto del reato di riciclaggio: oggi è diventato tutto lecito! Questa legge favorisce i criminali e umilia gli onesti, è una legge che non andava fatta, è una legge che noi dell’Italia dei Valori, come parlamentari e come cittadini, respingiamo criticando chi l’ha voluta, chi l’ha approvata e chi l’ha promulgata! Questo è il diritto, è il dovere di un parlamentare e di un cittadino di poter far sentire la propria voce rispetto a un fatto del genere!
Il giorno in cui il Presidente della Repubblica ha firmato questa legge, quasi 100 mila cittadini hanno dato il via ad una petizione, scrivendo: “Per favore, Presidente, non firmare!” e il Presidente, invece, l’ha firmata. Inoltre, a un cittadino che lo ha avvicinato durante una sua visita istituzionale in Basilicata e che gli ha chiesto: “Ti prego, non firmare”, Giorgio Napolitano ha risposto: “Ma come non lo firmo?! Tanto se non lo firmo oggi, lo dovrò firmare domani, perché me lo rimanderanno uguale! Non posso farci niente!”. Non è così, signor Presidente della Repubblica! La Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica possa non firmare la prima volta il testo approvato dal Parlamento e di rinviarlo, dunque, alle Camere con un messaggio motivato. Per esempio, motivando il proprio rinvio dicendo: “Ma che state facendo! State favorendo i criminali e state umiliando gli onesti”.
E’ questo il suo dovere, signor Presidente, quello che pensavamo fosse il suo dovere! Siamo rimasti amareggiati da questa sua abdicazione ad un suo impegno previsto dalla Costituzione e l’abbiamo detto, io l’ho detto nell’immediatezza del fatto, con il cuore, con la mente e con la forza dell’amore verso questa Repubblica e anche per il rispetto che ho verso di lei. Ho detto: non faccia un gesto di abdicazione, non firmi, perché l’atto è un atto vile, non ho dato del vigliacco a lei, ho dato del vigliacco all’atto, è vile quest’atto! E’ un atto irriguardoso verso la comunità degli onesti, è un atto di abdicazione al suo ruolo, perché lei avrebbe potuto rimandare indietro queste carte!
Questo è il fatto e, per questo fatto, ieri sono stato messo sotto indagine dalla Procura di Roma con la motivazione che avrei offeso e, conseguentemente, avrei vilipeso il Presidente della Repubblica. Ritengo che a essere offesi e vilipesi siano stati cittadini italiani onesti, che hanno pagato le tasse e adesso si vedono coloro che non hanno pagato le tasse ridere e scherzare alla faccia loro, perché pagando il 5% di ‘tangenti’ allo Stato possono fare quel che vogliono con i loro soldi. Non li reinvestiranno, statene certi! Li utilizzeranno ancora una volta per comprarsi la barchetta e per farsi gli affari loro o per riportarli un’altra volta all’estero!
E allora, rispetto a quest’inchiesta della Procura, dico una cosa: ben venga, perché voglio accertare fino a che punto c’è il diritto del cittadino a dissentire da certe decisioni dissennate e di criticare chi le firma e chi le promulga e, fino a che punto, invece, diventa un’offesa alle istituzioni, un’offesa di lesa maestà o è l’esercizio di un dovere costituzionale. Da parlamentare, voglio sapere fino a che punto mi è permesso il diritto-dovere di poter esprimere le mie idee perché si tratterebbe di ‘reato di opinione’!

Blog di Beppe Grillo – 70.000 negozi senza Scudo Fiscale

Già, lo scudo fiscale è un favore ai delinquenti e una sonora pernacchia ai cittadini onesti.

Fonte: Blog di Beppe Grillo – 70.000 negozi senza Scudo Fiscale.


Da gennaio a giugno 2009 hanno chiuso in Italia 36.000 negozi. 6.000 AL MESE. 200 al giorno. A fine anno le previsioni di Confesercenti sono di MENO SETTANTAMILA. Soprattutto a conduzione famigliare. Resistono le grandi catene. Un calcolo prudenziale, pur tenendo conto dell’apertura di nuovi negozi, è di almeno 200mila persone senza lavoro quest’anno. I negozi chiudono per la crisi, per la mancanza di ottimismo dei consumatori, per la concorrenza dei supermercati e per le tasse. Sui primi tre punti è difficile intervenire, sull’ultimo invece si può. I negozianti devono pretendere l’uguaglianza fiscale di fronte alla legge. Se i grandi evasori pagano il 5% per lo Scudo Fiscale, anche il commercio al dettaglio deve avere un’aliquota massima del 5%. Altrimenti, come dice Mavalà Ghedini, la legge è uguale per tutti, ma l’applicazione è diversa. Macellai, cartolai, fruttivendoli, droghieri, pizzicagnoli e panettieri allineate le vostre tasse dei negozi a quelle sui capitali mafiosi. Seguite il consiglio di un mio amico di Reggio Emilia:
“Hai parlato di sciopero fiscale. Beh senti questa. Me ne parlava un amico un’ora fa. Sua moglie commerciante con negozio a Parma è incazzatissima per lo scudo fiscale. Entra una signora telerimbambita ed inizia la manfrina: “Ma ha visto che scandalo Annozero? Devono chiudere quella trasmissione, comunisti, assassini, povero Silvio…bla,bla“… Lei ascolta non dice niente ed alla fine dopo che la cliente ha pagato le dice: “Signora oggi ho deciso. Non le faccio lo scontrino dal momento che tanto 300 miliardi di euro di evasione fiscale Berlusconi li ha condonati. Quindi ora anche io lo faccio. Che ne dice?” La cliente telerimbambita è rimasta inebetita…è andata in tilt non sapeva che dire…ed è uscita con la coda tra le gambe dicendo: “Eh si, forse ha ragione…“.
E se organizzassimo la diffusione di una protesta di questo genere. COMMERCIANTI che aderiscono e mettono il cartello:
“OGGI NON FACCIO LO SCONTRINO. CONTRO LO SCUDO FISCALE CHE CONDONA 300 MILIARDI DI EURO DI EVASIONE”

Paolo Franceschetti: 03 ottobre 2009: GOLPE BIANCO?

Fonte: Paolo Franceschetti: 03 ottobre 2009: GOLPE BIANCO?.

Di Solange Manfredi

Il 03 ottobre 2009 il Presidente Napolitano, prima di firmare il decreto legge 103/2009 (lo scudo fiscale), ad un cittadino che gli ha urlato: “Presidente, non firmi, lo faccia per le persone oneste”, ha risposto: “Nella Costituzione c’è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il parlamento rivota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente”.

Davanti a questa affermazione del Presidente Napolitano ho sobbalzato come cittadina, prima ancora che come giurista. Ritengo l’affermazione del Presidente delle Repubblica italiana di una gravità assoluta, nonchè foriera di gravi rischi per l’esistenza stessa della democrazia.

Mi spiego.

Il Presidente della Repubblica è garante della Costituzione.

Cosa significa questo?

Significa che il Presidente della Repubblica ha l’importantissimo compito di controllo preventivo di costituzionalità sulle funzioni legislative e di governo.

Come esercita il Capo dello Stato questa funzione di controllo? Emanando le leggi.

Il Costituente ha previsto che sia compito del Presidente della Repubblica promulgare le leggi, emanare i decreti ed i regolamenti proprio per permettergli di svolgere questa funzione di controllo. Infatti il parlamento vota una legge (decreto o regolamento), questa giunge sul tavolo del Capo dello Stato che, con la sua firma, ne garantisce la conformità ai principi costituzionali.

Se il presidente ha dei dubbi, e ritiene che la legge presenti profili di incostituzionalità, può, e deve, non firmare, ovvero può, e deve, porre un veto sospensivo sulle legge e, con messaggio motivato, rinviare alle Camere la legge chiedendo una nuova votazione (Art. 74 Cost. “Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può’ con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione)

E’ possibile che le Camere non tengano conto delle indicazioni del Capo dello Stato e approvino nuovamente lo stesso testo (difficilmente capita, normalmente le Camere tengono in considerazione le indicazioni del Capo dello Stato). In questo caso il Capo dello Stato deve firmare e promulgare la legge (Art. 74 Cost. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata)[1].

Tale previsione ha un suo perché. Infatti il Costituente, ben consapevole dell’importanza della costituzione, e volendo tutelarla da tutti i possibili abusi, ha predisposto una doppia garanzia: da un lato quella del Capo dello Stato su possibili abusi della maggioranza (con il veto sospensivo); dall’altra da possibili abusi proprio del Capo dello Stato che, abusando del suo diritto di veto, potrebbe rifiutarsi di mettere la firma sulle leggi votate dalle camere così bloccando all’infinito il Legislatore.

Ma tutto ciò non significa che la funzione preventiva di controllo di costituzionalità del Capo dello Stato non sia importante, anzi è fondamentale e, sopratutto, non può essere sostituita dal solo controllo successivo della Corte Costituzionale.

Infatti, se è vero che le decisioni di rispondenza delle leggi alla Costituzione competono alla Corte Costituzionale, è anche vero che il potere di valutazione preventiva dato al Capo dello Stato, ove non esercitato, può portare a violazioni costituzionali irreparabili. Mi spiego.

Il capo dello stato ha la funzione di garante della costituzione (funzione di controllo preventiva).

La corte costituzionale ha la funzione di custode della costituzione (funzione di controllo successiva).

Il rispetto della carta costituzionale può avvenire solo se entrambe le funzioni vengono svolte correttamente.

Per comprendere meglio questo concetto analizziamo il decreto legge sullo scudo fiscale (103/2009) appena firmato da Napolitano. (Per una disamina più approfondita della problematica rinviamo all’articolo apparso sul blog Uguale per tutti http://toghe.blogspot.com/2009/10/lo-scudo-fiscale-tra-amnistia.html)

L’effetto “salvifico” dello scudo, che prevede la non punibilità di alcuni reati se collegati alla illecita esportazione di capitali all’estero, si applicherà solo ai soggetti che al 05 agosto 2009 non avevano ancora un procedimento penale pendente, ovvero gli evasori non ancora scoperti.

Ecco il problema costituzionale, nello specifico la violazione dell’art. 3 (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”)

Perché? Perché l’applicazione di questo “beneficio” non viene ancorata ad una condotta del soggetto, ma ad un fattore esterno (ovvero se la Guardia di Finanza ti ha scoperto oppure no).

Ciò ha come conseguenza che tra due persone che hanno tenuto la stessa condotta, che hanno commesso lo stesso reato, una verrà condannata e l’altra no. Non vi pare violi leggermente l’art. 3 della Costituzione?.

Ma c’è di più. Ed è qui che appare assolutamente chiaro come una tutela efficace dei diritti costituzionali possa avvenire solo se entrambe le funzioni di controllo della costituzione (preventiva del Capo dello Stato e successiva della corte costituzionale) vengono svolte.

Anche se un domani la corte costituzionale giudicherà il decreto legge sullo scudo fiscale (103/2009) incostituzionale, non sarà comunque possibile porre rimedio alla violazione dell’art. 3 della Costituzione. Infatti per il principio del “favor rei” presente nel nostro ordinamento (che stabilisce che all’imputato si applica la legge più favorevole con la conseguenza, quindi, che non potrà subire gli effetti negativi della sentenza che pronuncia l’incostituzionalità di una legge), tutti coloro che avranno evaso e si saranno “protetti” con lo scudo fiscale successivamente dichiarato incostituzionale, non saranno comunque perseguibili, sancendo così definitivamente la violazione dell’art. 3 della nostra Costituzione.

Ma questo rischio era ben presente nel nostro costituente (abbiamo una delle migliori costituzioni del mondo), ed è per questo che ha predisposto due fasi di controllo alla nostra costituzione, perché il solo controllo successivo della corte costituzionale, in alcuni casi, non potrà che essere tardivo per la tutela di diritti costituzionalmente garantiti, come abbiamo appena visto.

In altri termini, se il Capo dello Stato rinuncia a priori ad esercitare a questa sua importantissima funzione preventiva di garante della costituzione, non solo la sua figura si riduce a quella di un passacarte ma, così facendo, salta la nostra costituzione.

La nostra costituzione è un sistema di regole /funzioni integrato teso alla garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini (che poi è quello che ci permette di essere una democrazia). Se una funzione non viene esercitata il sistema salta, saltano le efficaci garanzie sui possibili abusi ai nostri diritti fondamentali, salta il sistema democratico alla base della nostra repubblica.

Ecco perché è tanto grave la dichiarazione del presidente Napolitano che afferma: “Nella Costituzione c’è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il parlamento rivota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente“.

Significa eccome. E’ fondamentale! E’ la differenza tra “tutelare” e “non tutelare” efficacemente un diritto costituzionale!

Il Capo dello Stato non può rinunciare a priori ad esercitare la sua funzione di garante dicendo “tanto è lo stesso, il parlamento rivota un’altra volta la stessa legge”. Innanzitutto come fa a saperlo? Ma, sopratutto, anche qualora avesse questa consapevolezza, questa può essere sufficiente per indurlo a non esercitare la sua funzione? NO!

Ma se il Capo dello Stato è arrivato a dire questo la domanda da porsi è:

Cosa intendeva dire veramente il Presidente Napolitano con quella frase?

E’ credibile che non sappia cosa comporta la carica che ha assunto?

E’ credibile che non conosca l’importanza della sua funzione, e le possibili ed irreparabili conseguenze se questa non viene esercitata?

Se non pare credibile tutto ciò, cosa ha voluto dire esattamente il Presidente della Repubblica con quella frase?

Ma, sopratutto, se il Capo dello Stato rinuncia a priori ad esercitare la sua funzione di garante della Costituzione, la nostra si può chiamare ancora democrazia?

In altri termini: siamo ancora in una Repubblica oppure, probabilmente, siamo in un momento cui non vi è più controllo agli abusi di una maggioranza perché chi demandato a questo compito vi ha rinunciato a priori dichiarandolo pubblicamente? E se è così, l’affermazione di Napolitano può significare che, in realtà, è già stato attuato e portato a termine una sorta di golpe bianco?

Spero vivamente di no.

[1] In realtà, nei casi più gravi, si ritiene che, se la legge che gli viene chiesto di firmare è anti-costituzionale, ovvero apparisse gravemente ed irrimediabilmente lesiva delle competenze costituzionali di un altro potere, il Capo dello Stato potrebbe ancora rifiutarsi di firmare, proprio in forza della sua primaria funzione di garante della costituzione e dell’equilibrio tra poteri. Certo, a fronte di un atto così’ “forte” probabilmente si assisterebbe ad uno scontro durissimo in cui il Governo potrebbe sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale

Benny Calasanzio Borsellino: Scudo fiscale, era meglio un prestito dalla mafia

Benny Calasanzio Borsellino: Scudo fiscale, era meglio un prestito dalla mafia.

Adesso che lo scudo fiscale è stato approvato alla Camera con 270 sì, 250 no e 2 astenuti, possiamo fare una semplice riflessione tra amici; prima non era possibile perché il rischio che l’abaco umano Giulio Tremonti mi copiasse l’idea era forte e reale. Per la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate ci sarebbero all’estero circa 300 miliardi di euro; cifre tratte da una stima fatta dalla Associazione Italiana dei Private Bankers. Dei 300 miliardi di euro di tesori italiani oltre confine, 125 miliardi si troverebbero in Svizzera e 86 in Lussemburgo. Chiaramente nessuno sarà in grado di distinguere tra i miliardi che rientreranno accolti dal comitato di benvenuto, quelli frutto di “semplici” speculazioni e truffe e quelli invece sporchi di sangue e droga provenienti dalle mafie. Pagando un pizzo del 5% sul totale dei capitali esportati all’estero, il Governo ha escluso “la punibilità penale per dichiarazioni fraudolente mediante l’uso di fatture o di altri documenti, per omessa dichiarazione, occultamento o distruzione di documenti contabili, false comunicazioni sociali in danno delle società, dei soci e dei creditori, falsità in registri e notificazioni e falsità in scritture private”. Traducendo per chi non ha dimestichezza con il linguaggio criminale: non mi interessa chi sei, come hai fatto soldi, se hai ammazzato o truffato; siccome non so come sostenere la manovra finanziaria, mi serve il tuo piccolo obolo. In cambio ti offro omertà, ricchezza e impunità; la presidenza del consiglio per adesso no. Di fronte a tutto questo, viene spontanea una domanda: non potevamo chiedere un prestito a cosa nostra, ‘ndragheta, camorra e sacra corona unita? Di quanto avevamo bisogno? Quattro miliardi? Solo quattro miliardi? Perfetto, un miliardo ad associazione mafiosa. Con un interesse amichevole del 5%, in virtù delle volte che lo Stato ha salvato i suoi boss, la mafia avrebbe “prestato” il denaro necessario alla manovra finanziaria. In questo modo si sarebbe evitato che i capitali accumulati illegalmente che rientreranno candidi e vergini arrivino ad inquinare il mercato italiano già in ginocchio, fornendo denaro liquido contro cui nessuno è in grado di concorrere. Cosa nostra non nega una mano a nessuno. Infatti, dagli ambienti economici delle mafie, una volta letta la mia proposta, si è registrata un’adesione compatta e convinta: “Tanto abbiamo altri capitoli aperti. Una mano non si nega a nessuno, soprattutto ai colleghi e ai vecchi amici del Governo”. Se avessi svelato prima il mio “scudo mafioso”, quel birbante di Tremonti avrebbe saccheggiato la mia creatività senza nemmeno citarmi tra i ringraziamenti. E pare, ma questo non ha conferme, che il Pd voglia usare la mia proposta come emendamento: nessuno ha ancora avuto il coraggio di dir loro che lo scudo è ormai legge e Napolitano non vede l’ora di firmarlo: pare lo stiano trattenendo con le catene e che abbia già da stamattina cinque penne in mano e una in bocca, per essere certo di non toppare.

Sottotitolo alla pagina 999 per i dirigenti del Pd: sto scherzando, non è vero, è una burla, è un gioco, non sono serio, non credetemi, si fa per divertirsi.

Blog di Beppe Grillo – La grande torta dello Scudo Fiscale

Fonte Blog di Beppe Grillo – La grande torta dello Scudo Fiscale.

Lo Scudo Fiscale ha avuto molti padri. Partiti, banche, Confindustria, sindacati, il presidente della Repubblica, la criminalità organizzata. Nessuno di loro ha alzato la voce, non la Marcegaglia degli inceneritori, non Luca Cordero di Montezemolo, non la Triplice, non l’Associazione Bancaria Italiana (ABI), non Morfeo. E non ci potevamo aspettare che lo facessero al loro posto le mafie.
300 miliardi di euro non dichiarati al fisco rientreranno in Italia. Con una tassa del 5% saranno riciclati nell’economia italiana con la garanzia dell’anonimato. Quando varcheranno la frontiera saranno le banche le prime ad accoglierli. I banchieri dell’etica nella finanza, tra cui Passera e Profumo, ospiteranno i capitali mafiosi, estero su estero, sottratti alle tasse, frutto di bancarotta nei loro depositi. Hanno rifiutato i Tremorti bond, ma accettano con gaudio i Mafia bond.
Chi, realisticamente, può disporre di decine o centinaia di milioni di euro all’estero se non i medi/grandi industriali? Ora, per finanziare le loro imprese in un momento di crisi, hanno bisogno di far rientrare capitali “puliti“. Per loro lo Scudo Fiscale è una manna. Gli immobiliaristi con il credito a secco e il cemento in corso hanno bisogno di ossigeno per la loro attività devastatrice del territorio. E lo avranno grazie allo Scudo Fiscale. Il silenzio dei sindacati si spiega soltanto con la speranza di lavoro, lavoro, lavoro. Non importa se da capitali di evasori, se per opere inutili o dannose.
Tutti in torta, tranne i cittadini che si ostinano a pagare le tasse contro i loro stessi interessi. I capitali di rientro favoriranno la concorrenza sleale, faranno fallire le imprese oneste, in particolare le piccole e le medie che pagano tutte le tasse, anche quelle presunte, anche con un anno di anticipo. L’evasore condonato che paga il 5% può reinvestire, diminuire i prezzi, comprare aziende. Chi paga il 60% pronta cassa, può solo cercare di sopravvivere.
Per ultimo c’è il grande senso di sconforto di chi ancora, testardamente, coltiva il piacere dell’onestà e forse, non se lo può più permettere. Bisogna avere una grande forza d’animo per pagare le tasse. Per vedere gli evasori premiati. I furbi con il Suv e la barca e la tua azienda fallita o licenziato. Per pagare le bollette sempre più numerose e più care. Gli ultimi saranno i primi, forse. Ma gli onesti in Italia sono sicuramente gli ultimi. Gli stupidi, i fessi. Coloro che sono derubati anche dell’orgoglio di fare il proprio dovere.

ComeDonChisciotte – I BONDS SEQUESTRATI A CHIASSO, LA CRISI E LO SPETTRO M3

Ma se i 134 miliardi di dollari (=92 miliardi di euro!) sequestrati alla frontiera di Chiasso sono veri, e se secondo la legge lo stato dovrebbe confiscarne 50 miliardi (=34 miliardi di euro!), ma che bisogno ha il governo di approvare lo scudo fiscale che al massimo darà solo qualche miliarduccio di gettito? (il gettito stimato dal governo è tra i 2,5 e 5 miliardi).

Ma non è che qualcuno aveva solo bisogno di far rientrare i capitali e si è fatto fare la legge apposta? Il dubbio mi sembra più che legittimo.

In ogni caso lo scudo fiscale mi pare un sonoro insulto ai cittadini e contribuenti onesti, questo vergognoso favore alla criminalità resterà nella storia e peserà come un macigno nella condanna del governo Berlusconi.

ComeDonChisciotte – I BONDS SEQUESTRATI A CHIASSO, LA CRISI E LO SPETTRO M3.

1 billion bond

DI PIETRO CAMBI
crisis.blogosfere.it

Sollecitato dal qualche affezionato(?) lettore mi trovo a fare il punto sui bonds sequestrati questa estate alle frontiere Italiane, per un valore di centinaia di miliardi di dollari.

Ben noto, ne abbiamo parlato diffusamente “>anche noi, è il sequestro di “Bond” americani per ben 134 miliardi di dollari avvenuto alla frontiera di Chiasso ormai ben 3 mesi fa. Molto meno noto è un sequestro avvenuto invece a Milano Malpensa alcune settimane fa, a carico di due filippini diretti in Svizzera.

In questo caso si trattava addirittura di 180 miliardi di dollari.

Questa volta le fiamme gialle hanno arrestato in flagranza di reato i due filippini ed hanno invitato gli esperti americani dell’US. Secret Service a dare una occhiata ai titoli.

Invito accolto e titoli riconosciuti falsi, per una serie di motivi.

Pare che servissero, pensate un poco, ad organizzare una stangata al fine di raccogliere fondi per una chiesa..

Come si suol dire? Le Vie del Signore sono infinite.

Sui titoli sequestrati a Chiasso, invece, per quanto possa sembrare strano, non c’e’ ancora nessuna conferma o smentita ufficiale della loro autenticità.

Questo dopo numerosi solleciti, due interrogazioni parlamentari ( generate anche dai nostri post) e un fitto scambio di documentazione, in un arco di quasi tre mesi.

Proprio il confronto con i tempi di accertamento nel caso del sequestro di Malpensa deve portarci a ritenere che questi titoli POTREBBERO anche risultare originali, questa essendo una eventualità ovviamente PER NIENTE gradita dal Governo Americano.

In primo luogo perchè poco meno di 50 miliardi di dollari verrebbero confiscati dal governo italiano.

In secondo luogo perchè diverrebbe impossibile nascondere ancora quello che è un segreto di pulcinella, lo spettro che si aggira per le cancellerie e le dirigenze degli organismi finanziari di tutto il mondo: è in atto una massiccia quanto sotterranea fuga dal dollaro, che richiede mesi, se non anni di tempo per essere effettuata senza sconquassi e che porterà ad un rovinoso collasso del valore del biglietto verde, quando diventerà evidente che la bilancia dei pagamenti USA è completamente e definitivamente sballata, con i risparmiatori cinesi stufi di rischiare i loro sudati risparmi in pezzi di carta verdolini.

Le cose stanno così e starebbero così anche se i bonds fossero falsi.

In questo caso sarebbe interessante conoscere le motivazioni che hanno portato a liberare i due portaborse giapponesi tre mesi fa, una risposta che potrebbbe dare solo il Ministro Tremonti, visto che la legge avrebbe imposto, nel dubbio sulla autenticità dei bonds, il fermo dei duei asiatici. Ovviamente, se davvero si è fatta valere la superiore ragion di Stato, per liberare, d’ufficio, i due corrieri, sarebe interessante conoscere quale è stata, questa ragione di Stato.

La verità è che si cerca di far dimenticare la cosa, sperando che le acque si calmino e che si possa buttare questi maledetti bonds in fondo ad un cassetto e dimenticarceli, a dispetto di cassintegrati, precari e scudi fiscali vari.

O magari si potrebbe restiturli al Governo Americano, per una accuratissima indagine di cui a questo punto potremmo conoscere l’esito in antipo con una certa qual ragionevole certezza.

Cosa ci dice, in conclusione questa vicenda, al di la di ogni ragionevole dubbio, al di la della autenticità o meno dei bonds?

1) Che si stanno attivamente riversando in Svizzera ENORMI capitali in dollari espressi come titoli al portatore, a livelli e per importi mai raggiunti prima ( altrimenti questi sequestri costituirebbero una regola e non un unicum).

2) Che “bond” di queste dimensioni ENORMI del valore di 500 milioni o un miliardo di dollari ciascuno esistono davvero, dal momento che, ovviamente, se NON esistessero nessuno si prenderebbe la briga di farne così dettagliati, filigranati e certificati, esattamente come nessuno si prenderebbe mai la briga di realizzare una perfetta banconota da 300 euro.

3) Che, per lo stesso motivo, chi li deteneva, ragionevolmente Istituti di Credito di primaria importanza o addirittura Banche Nazionali, sta cercando di liberarsene in fretta ed in silenzio, cosi come in un complice silenzio li deteneva, visto non se ne conosceva nemmeno l’esistenza prima di questa vicenda.

4) Che questo è ben a conoscenza della Federal Reserve, come del Governo Americano, insieme alla consapevolezza che la massa monetaria in dollari è in rapido e silenzioso aumento, le due cose costituendo, insieme al progressivo collasso del castello di debiti costruito nell’ultimo decennio per tenere su il sogno americano, una tempesta perfetta in grado di mettere in gioco non tanto il ruolo internazionale ma addirittura la stessa sopravvivenza degli USA.

Non ci credete?

Beh, tanto per farvi drizzare le orecchie vi porto a conoscenza di un paio di curiose coincidenze che mi sono saltate agli occhi proprio scrivendo questo post.

1) L’US Secret Service. Confessate: ne avevate mai sentito parlare?

Io no.

Avevo sentito parlare della CIA, dell’FBI, della NSA….

L’US Secret Service è in realtà il più antico in assoluto ed è stato fondato addirittura nel 1865, da McKinley, il successore del povero Lincoln, con il compito espresso di combattere i falsari.

Perchè dovesse essere segreto non è dato sapere, anche se immagino che durante la guerra di Secessione le sedi della Federal Reserve rimaste negli Stati Confederati si dessero da fare per produrre tanti dollari più veri del vero e che qualcuno possa averci preso gusto ed aver continuato anche in seguito.

In ogni caso l’ US Secret Service è rimasto, come è logico, sotto la dipendenza del Ministero del Tesoro Americano.

Fino al 2003.

per poi passare alle dipendenze del Dipartimento della Sicurezza Nazionale.

Curioso, eh?

Un’altra curiosità è che, un paio di anni dopo, nel 2006,  la Federal Reserve, in modo altamente sospetto, abbia cessato di fornire dati sul misterioso parametro M3, ovvero, come spiega estesamente questo ottimo post di Iceberg finanza, sulla massa circolante dei dollari, così aprendo la strada ad una crescita incontrollata ( in senso stretto) della medesima, con i risultati che vediamo.

Il fantasma che si aggira nelle felpatissime cancellerie e nei disturbatissimi sogni dei governatori ha quindi un nome, sia pure poco attraente.

Si chiama M3.

E si traduce con una vigliaccata, ovvero con l’illusione che ci sia una ripresa.

Una illusione che pagheremo duramente.

Pietro Cambi
Fonte: http://crisis.blogosfere.it
Link: http://crisis.blogosfere.it/2009/10/i-bonds-sequestrati-a-chiasso-la-crisi-e-lo-spettro-m3.html
3.10.2009

Blog di Beppe Grillo – L’AntiStato

Blog di Beppe Grillo – L’AntiStato.

Se i cittadini sono lo Stato, allora questo è l’AntiStato. Se le leggi sono fatte per i cittadini, allora queste leggi sono fatte per i delinquenti. Se lo Stato deve tutelare la sicurezza dei cittadini, allora l’Antistato tutela solo sé stesso. Le tragedie dell’Aquila, di Viareggio, di Messina sono state accuratamente pianificate da anni di incuria, di propaganda, di interessi privati. Non sono tragedie, sono stragi di Stato. L’AntiStato pratica la sua sopravvivenza, o meglio, il suo bel vivere, con cura, ogni giorno, in Parlamento e nel Governo. Il Lodo Alfano è uno sberleffo, una presa per il culo, un insulto per qualunque cittadino italiano, onesto o meno. Il diversamente disonesto lodoalfanato non si può processare. Il 6 ottobre la Corte Costituzionale potrà far decadere la porcata firmata da Morfeo Napolitano, ma questo non ha alcuna importanza. In ogni caso Berlusconi resterà un corruttore che deve rassegnare le dimissioni e farsi processare come ogni altro italiano. Non c’è bisogno di un verdetto ulteriore, sono solo manfrine. L’uguaglianza di fronte alla legge non si può discutere, solo in un AntiStato può succedere.
L’impudenza dell’AntiStato considera il cittadino suddito, l’Italia un feudo. Lo fa in modo plateale con la sola accortezza di una finta opposizione. Il contribuente onesto, il cittadino non contiguo ai partiti, loro finanziatore o sodale, non appartenente a mafie o lobby, paga tutte le tasse, anche quelle degli altri, fino a fallire se imprenditore, o a saltare il pasto se dipendente. Chi ha esportato, o accumulato, 300 MILIARDI DI EURO all’estero, in qualche paradiso fiscale, soldi di mafia, di pagamenti estero su estero sottratti al fisco, di falsi in bilancio, frutto di bancarotta, potrà, PER LEGGE dell’AntiStato, farli rientrare in Italia pagando il 5%. Perché il contribuente dovrebbe continuare a pagare le tasse all’AntiStato? Per farsi sfottere dagli evasori? Di chi sono i 300 miliardi riciclati? I nomi non si potranno sapere. E allora nasce il dubbio che siano gli stessi che hanno proposto la legge, che l’hanno consentita con la loro assenza, ad avere interesse diretto o indiretto nell’approvazione della legge. Altrimenti perché lo farebbero? Di fronte all’AntiStato ogni azione pacifica di dissenso non solo è giustificata, ma può essere legittima, a partire dallo sciopero fiscale.
L’AntiStato lavora senza sosta per la sua piena affermazione. 30 senatori del PDL hanno presentato un disegno di legge per modificare l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di stampa, sempre presenti Gasparri e nonno Cossiga. L’AntiStato ha ormai solo due scelte di fronte a sé, trasformarsi in modo palese in dittatura o fuggire all’estero. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Antonio Di Pietro: Scudo fiscale approvato: la Mafia ringrazia

Antonio Di Pietro: Scudo fiscale approvato: la Mafia ringrazia.

Noi dell’Italia dei Valori lanciamo l’ultimo ed estremo appello al Capo dello Stato affinché fermi in tempo una norma che sancisce definitivamente l’aiuto alla criminalità da parte di questo Governo e di questo Parlamento, una norma che premia solo i delinquenti. A Tremonti, il quale sostiene che questo provvedimento permette di far rientrare 300 miliardi in Italia, rispondo: a favore di chi? Non degli italiani, ma di alcuni delinquenti italiani che una volta presi se li terranno nel cassetto o se li riporteranno all’estero. “Cornuti e mazziati saranno gli italiani. La Mafia ringrazia”.

Blog di Beppe Grillo – E’ l’opposizione che fa il governo porco

Blog di Beppe Grillo – E’ l’opposizione che fa il governo porco.

300 MILIARDI DI EURO torneranno in Italia protetti dallo scudo fiscale di Tremorti. Lo Stato incasserà il 5% per il condono. Soldi di cui non si sa nulla, con tutta probabilità mai tassati. Di chi sono questi capitali? Conoscete qualche operaio, impiegato, elettricista, meccanico, parrucchiere con decine di milioni in qualche paradiso fiscale. Insomma, conoscete qualche LAVORATORE che godrà dello scudo di Tremorti? Chi paga le tasse al 15/27/35/50% ha diritto di sapere nomi e cognomi degli esportatori di capitali e le origini del malloppo. Vogliamo la lista pubblicata sui giornali per legge, altro che impunità e anonimato.
Tremorti ha affermato: “Non credo che la criminalità si servirà di questo strumento. I capitali criminali o sono in Italia perfettamente sbiancati o continueranno la loro attività all’estero“. NON CREDO? Un ministro dell’Economia che non crede che su 300 miliardi vi siano capitali mafiosi, di bancarottieri, di evasori totali, frutto del riciclaggio, denaro sporco? Ma chi crede di prendere per il culo? Questo condono di Stato è, fino a prova contraria, un condono alle mafie.
Franceschini Boccon del Prete ha detto in Parlamento, prima che lo scudo fiscale è: “uno schiaffo in faccia a tutti gli italiani che pagano onestamente le tasse“. Dalle parole ai fatti. La cosiddetta opposizione, su proposta dell’Italia dei Valori, ha chiesto il voto alla Camera per l’incostituzionalità dello scudo fiscale. Se i 280 deputati di PD, IDV e UDC fossero stati presenti lo Scudo Tremorti sarebbe stato bocciato. Ma erano al bar, al ristorante, forse ad Arcore per pubblicare un libro con Mondadori o farsi intervistare in prima serata su Canale 5. Forse a puttane con Testa d’Asfalto. Forse in gita con Tarantini. Ovunque, ma non in aula. 59 deputati del PDmenoelle non c’erano, insieme a otto dell’UDC e due dell’IDV. Del PDmenoelle erano assenti i due campioni delle Primarie Franceschini e Bersani, insieme a D’Alema, il miglior amico dello psiconano. Questa è la “durissima opposizione“. Con questi figuranti, sodali e complici lo psiconano durerà anche dopo la sua imbalsamazione. E’ l’opposizione che fa il governo porco. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Blog di Beppe Grillo – Lo scudo delinquenziale

Blog di Beppe Grillo – Lo scudo delinquenziale.

“Buongiorno a tutti, c’è tanta carne al fuoco e è difficile scegliere un tema per il Passaparola di oggi, perché ce ne sarebbe da dire un po’ dappertutto: dall’attacco incredibile all’informazione libera, all’attacco alla legalità che sta per essere perpetrato con il cosiddetto scudo fiscale, che in realtà è un gigantesco condono fiscale e non soltanto fiscale, come vedremo.

Annozero sotto attacco

Sull’ultimo attacco del governo alla trasmissione Annozero non penso di essere la persona più titolata a parlare perché, sia pure come ospite indesiderato dai vertici RAI, sono parte in causa.
Volevo soltanto fare notare una cosa: quando il Ministro Scajola e il Sottosegretario Romani annunciano che convocheranno il Consiglio di amministrazione della RAI e i massimi dirigenti dell’azienda per verificare il rispetto del contratto di servizio, dicono una cosa che va molto oltre tutto quello che è avvenuto in questi quindici anni: le censure, le epurazioni, gli editti bulgari, quelli post/bulgari, quelli pre bulgari (Grillo ne sa qualcosa!), perché qui non è un esponente politico della maggioranza o del governo che auspica di non vedere più in televisione personaggi o trasmissioni sgradite; questo era l’editto bulgaro, Berlusconi disse “ non voglio più vedere, se cambieranno registro, Biagi, Luttazzi e Santoro” e poi ci fu chi, obbediente e ossequiente, in RAI eseguì l’editto. Qui siamo a una cosa diversa: qui vogliono mettere proprio per iscritto, per contratto che è il governo a controllare la televisione. Voi direte “ ma già oggi”: attenzione, non è così! Oggi – e è un abominio! – è il Parlamento a controllare la televisione e, nel Parlamento, almeno siedono tutti i partiti rappresentati, addirittura c’è questa usanza di bon ton, per cui il Presidente della Commissione Consiliare che deve sorvegliare per conto del Parlamento il rispetto delle regole nei programmi della RAI, ossia la Commissione Consiliare di vigilanza, è un esponente dell’opposizione: nel nostro caso Zavoli, dopo che hanno impedito di farlo a Leoluca Orlando. E quindi non dico che sia l’ideale: anzi, personalmente ho sempre trovato abominevole che siano i partiti a controllare la RAI, laddove in tutti i Paesi del mondo è la televisione pubblica a controllare i partiti e la politica, il controllato che controlla i suoi controllori di modo che non controllino! Però diciamo – questo dice la legge, la Legge Gasparri – che loro stanno violando la legge Gasparri che hanno fatto loro, perché? Perché adesso la vigilanza è presieduta da Zavoli, il quale è un anziano signore perbene che conosce il galateo istituzionale, il quale ha subito detto “ voi non potete, voi governo, intervenire sul contenuto dei programmi, tanto più non lo potete fare invocando il cosiddetto contratto di servizio”: che cosa è il contratto di servizio? Il contratto di servizio è un contratto che regola i rapporti tra lo Stato e l’azienda, la RAI; la RAI si impegna a fornire ai cittadini una serie di servizi, tot minuti di informazione – chiamiamola così per convenzione – tot minuti di programmi di servizio, che ne so? Anche i programmi per i non udenti, i programmi per i disabili, i programmi culturali – parlo sempre tra virgolette, è ovvio! – che non debbono mai essere superati invece dai programmi di intrattenimento, che non fanno parte dello strettamente definito “ servizio pubblico” e che, quindi, devono finanziarsi non con i soldi del canone, ma con i soldi della pubblicità. Questo è sostanzialmente il contratto di servizio: tu, RAI, mi fornisci questi servizi e io, Stato, ti do il canone per sopravvivere. Non è una peculiarità italiana, tutta questa buriana sul canone dipinto come una cosa unica al mondo: ce l’hanno in tutti i Paesi le televisioni pubbliche, il canone, anzi quello della RAI è tra i più bassi al mondo. Quale è il problema? E’ che la RAI fornisce il servizio che fornisce: ecco perché gli oppositori a questo regime o a questo sistema ogni tanto propongono di non pagare il canone; recentemente l’ha fatto Grillo, quando stavano all’opposizione lo facevano i leghisti, che bruciavano i bollettini etc., è una forma di protesta politica e in Italia, però, nessuno ricorda mai che questa forma di protesta politica favorisce Mediaset, ovviamente, perché a Mediaset nessuno mette i tetti sugli introiti pubblicitari, che invece la RAI ha. In ogni caso, l’unica cosa che non era mai avvenuta è che fosse il governo a sollecitare lo sciopero del canone: perché? Perché, dato che di solito la maggioranza occupa la RAI, poi non si lamenta di cosa fa la RAI, noi siamo a questo punto: Berlusconi, in seguito a varie riunioni a Palazzo Grazioli, ha deciso i vertici della RAI, ha deciso il direttore generale, ha deciso il direttore di RAI 1, ha deciso il direttore del TG1 – Mazza e Minzolini – ha deciso il direttore del TG2, Orfeo, ha deciso il direttore di RAI 2, Liofredi e adesso vorrebbe decidere anche nella riserva indiana del centrosinistra il direttore del TG3 e di RAI 3, poi una profluvie di vicedirettori, capistruttura, portaborse etc. etc., la radio: non parliamone! Ha occupato completamente anche la radio!
Adesso, tramite i giornali di Berlusconi o fiancheggiatori – Il Giornale e Libero – lanciano lo sciopero del canone, ossia prima riempiono la RAI di loro famigli, come se non bastassero quelli che ci avevano già messo prima e adesso dicono ai loro elettori “ non pagate il canone, così i nostri servi li facciamo pagare agli elettori del centrosinistra, i quali continuano a pagare il canone”, è il massimo!

Scajola fuorilegge

L’altra cosa è che il contratto di servizio non consente al governo di convocare i vertici della RAI per sindacare i contenuti di un programma, nel nostro caso Annozero, perché? Perché il contratto di servizio dice quale deve essere la proporzione tra i programmi di intrattenimento e i programmi di informazione e di servizio pubblico etc., ma poi come vengono fatti questi programmi, quella è, ovviamente, responsabilità della dirigenza dell’azienda, del direttore generale e dei direttori delle reti e dei responsabili dei programmi. Santoro ha un contratto da direttore e quindi è come il direttore di un giornale, che risponde al suo editore ma decide in autonomia chi devono essere i suoi collaboratori: o meglio, dovrebbe essergli consentito di decidere in autonomia chi sono i suoi collaboratori. Invece che cosa fa Scajola? Dice “ vi convoco, perché Annozero non mi piace e quindi, visto che non mi piace, viola il contratto di servizio”: naturalmente è non soltanto un’imperiale sciocchezza, ma è anche un atto illegale, un atto eversivo; significa che il governo, ora che la Commissione di vigilanza è presieduta da uno dell’opposizione, vuole sostituirsi alla Commissione di vigilanza, cioè sostituirsi al Parlamento: voi direte “ non è una novità, già fanno i decreti al posto dei disegni di legge, già fanno i voti di fiducia per esautorare il Parlamento”, ecco, siamo oltre. Adesso vogliono prendere la Commissione di vigilanza, metterla nel cestino: cosa sulla quale non ci sarebbe da piangere, se non fosse che la vogliono sostituire con il governo che, se è possibile, è ancora peggio rispetto a prima, perché il governo rappresenta soltanto una parte, ovvero il centrodestra. Quindi vogliono cominciare a dettare i palinsesti a seconda del piacimento e, come se non bastasse, il servilismo che porta la televisione pubblica a essere per i nove decimi completamente appiattita e asservita. Non stiamo parlando di una cosa che prosegue una tendenza durata 15 anni, con le epurazioni: stiamo parlando di un salto di qualità nel peggio, naturalmente, ossia la pretesa di formalizzare anche per iscritto, istituzionalmente, che il governo comanda direttamente quello che ci deve essere e chi ci deve essere nei programmi della televisione, decide Berlusconi, che naturalmente è anche il proprietario di tutta l’altra parte del sistema televisivo. Lo dico, perché se seguite i commentini dei leaders del PD, o non capiscono o fanno finta di non capire, quando si sente D’Alema dire “ è l’ennesima dimostrazione che questa destra è illiberale”: no, non è l’ennesima dimostrazione che questa destra è illiberale, è un atto eversivo che andrebbe denunciato con forme proporzionate alla gravità di questo atto eversivo, illegale, incostituzionale. Sappiate che da 30 anni la Corte Costituzionale, con una giurisprudenza costante, ha stabilito che il governo non ha poteri di controllo sulla televisione, tant’è che, quando il governo – oggi il Ministero delle Attività Produttive, gestito da Scajola e dal Sottosegretario alle comunicazioni Romani – firma annualmente il contratto di servizio e, a fine anno, ne dovrà firmare un altro, non chiude la partita, nel senso che non basta l’accordo tra il governo e la RAI per firmare il contratto di servizio, ci vuole l’approvazione del Parlamento, cioè della Commissione di vigilanza che, se non le piace il contratto di servizio, se lo può cambiare unilateralmente a suo piacimento e quindi vuole dire che la legge stabilisce il primato del Parlamento, che dovrebbe rappresentare tutti i cittadini e non soltanto la parte che ha vinto le elezioni grazie al conflitto di interessi. Questo perché sia chiaro quello che sta succedendo: non c’entra niente, è un’altra cosa rispetto alle epurazioni, alle censure, agli editti, è una cosa diversa; vogliono mettere per legge – e dato che la legge ancora non c’è la vogliono piegare, per metterlo già in una.. come se ci fosse una legge materiale che scavalca quella scritta – che il governo è padrone non solo della RAI, come azionista, ma è anche il controllore e quindi può fare interventi su quel conduttore, su quel giornalista etc. etc., il governo!

Riciclaggio di Stato

Chiudo la prima parentesi e mi occupo del condono, di quello che chiamano amabilmente lo scudo: lo scudo è un termine soave, è come termovalorizzatore, no? Il termovalorizzatore dà un senso di tepore e anche di valorizzazione: in realtà è un bieco inceneritore cancerogeno.
Lo scudo fiscale è una soave espressione per nascondere il condono sugli evasori, sui trafficanti di droga, di armi, di persone umane, però lo scudo fiscale uno dice “ è lo scudo che mi protegge da qualcosa”, ti protegge dai gendarmi che ti dovrebbero portare via, perché non hai pagato le tasse su capitali che hai dovuto nascondere, perché spesso li hai accumulati con attività di mafia, di ‘ndrangheta, di traffici illegali. Poche cose perché, oltre all’uso delle parole sbagliate, ci sono anche continue propagande: dice “ lo scudo fiscale l’hanno fatto in tutto il mondo, perché gli Stati hanno bisogno di risorse per mettere soldi nella fornace delle attività produttive e salvare l’occupazione, salvare le banche” etc.: sono tutte balle! Altri Paesi hanno fatto lo scudo fiscale, certo, ma non anonimo e facendo pagare il giusto ai cittadini. Io al massimo non ti faccio pagare la multa che dovresti pagare, perché sei un evasore, al massimo ti salvo dall’incriminazione per evasione fiscale, ma tu mi paghi tutte le tasse che non mi hai pagato sui capitali che adesso fai rientrare e dichiari! Questo è quello che succede in altri Paesi e faccio un esempio: negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Sapete che cosa chiedono sui capitali che vengono rimpatriati le leggi di scudo fiscale negli Stati Uniti e in Gran Bretagna? Negli Stati Uniti chiedono il 49%, la metà di quello che fai rientrare la dai allo Stato; il 35% è la tassa che devono pagare per la sanatoria e in più c’è il 14% di sanzioni per l’evasione fiscale. In Inghilterra, in Gran Bretagna chiedono il 44%, quasi la metà: il 40% è il costo della sanatoria e il 4% sono le sanzioni. Quindi non è vero assolutamente niente che il nostro scudo fiscale lo fanno tutti: il nostro scudo fiscale è un unicum al mondo, non perché altri non facciano rientrare pure i capitali, per legge, con qualche modico vantaggio rispetto a quello che si sarebbe dovuto pagare se si fosse rispettata la legge originaria, ma perché da noi lo scudo è quasi gratis, anonimo, mentre per esempio in Gran Bretagna è prevista la pubblicazione dei nomi dei contribuenti che hanno commesso gli illeciti fiscali più rilevanti. Quindi non c’è amnistia a buon mercato e non c’è, soprattutto, anonimato, mentre da noi nessuno saprà mai chi ha fatto rientrare quei soldi e, conseguentemente, chi aveva guadagnato quei soldi in maniera criminale e non ci aveva pagato le tasse, in maniera altrettanto criminale.
Cito, 20 marzo 2009 – non è passato molto tempo: sei mesi – “ l’Italia potrebbe ricorrere a un nuovo scudo fiscale solo se la misura venisse decisa dall’Unione Europea”, l’Unione Europea non ha deciso niente e noi invece l’abbiamo fatto e l’abbiamo fatto così. “ Non è necessario varare lo scudo, è una cosa non richiesta da noi, ma è venuta da richieste esterne all’Italia”: altra balla spaziale di Berlusconi il 13 maggio 2009, dopodiché fanno lo scudo fiscale e dopodiché ci aggiungono anche un emendamento, l’emendamento Fleres, già approvato al Senato, che praticamente aggiunge porcheria alla porcheria e salva dalle conseguenze penali coloro che “scudano” i soldi che hanno portato all’estero e li fanno rientrare in Italia, oppure dicono di averli fatti rientrare in Italia, ma può anche essere il caso opposto, ossia che li avessero nel materasso di casa e abbiano detto “ li avevo all’estero, li ho fatti rientrare”. Il denaro non è fungibile e quindi chi lo sa dove stava? Se poi il tuo rapporto si esaurisce con la banca e lo Stato non ci mette becco, perché è la banca a cui tu devi dare la tassina Tremonti per riuscire a scudare, cioè a ripulire, cioè a riciclare quel denaro sporco, è tutto tra te e la banca: tu versi il 5%, la banca lo versa allo Stato, perché questa è la tassa in Italia, non il 49% degli Stati Uniti, non il 44% della Gran Bretagna, da noi è il 5%! Il 5%! Cioè su enormi capitali, sui quali si sarebbe applicata un’aliquota vicina al 50%, tu non hai pagato una lira, adesso puoi fare rientrare tutto e, invece di dare allo Stato la metà, dai il 5%, ossia ti tieni il 95% di quei soldi sporchi su cui non hai pagato le tasse e, in più, lo Stato non ti potrà perseguire neanche per i reati che stanno dietro all’accumulo e, spesso, all’intascare quei soldi.
Ecco perché  questo è un condono che protegge da ogni sanzione amministrativa, tributaria, previdenziale alla faccia dei soliti fessi, che hanno sempre pagato tutto, tasse e contributi! Il costo finale, come vi ho detto, è il 5%, non c’è il rischio di essere sputtanati, perché è tutto anonimo, si prevede un grande gettito, dicono “ abbiamo bisogno di soldi”: strano, perché Tremonti aveva detto – le citazioni che vi ho fatto prima erano di Berlusconi – se non erro anche a Annozero che gli scudi e i condoni non si sarebbero più fatti, intanto perché erano immorali e soprattutto perché ormai non fruttavano più soldi, in quanto chi doveva condonare aveva già condonato e chi non voleva condonare non avrebbe condonato neanche in futuro. Infatti ogni volta che si fanno previsioni di introiti dai condoni e dagli scudi, quelle previsioni vengono regolarmente disattese, perché arriva nelle casse dello Stato un decimo o ancora meno di quello che si era previsto, sono tutte balle! Sono regali alla criminalità organizzata: questa è la ragione, questo è il movente, purtroppo!
Nel 2001 abbiamo incassato 1 miliardo e mezzo di Euro: avevano detto che ne avremmo incassati 7 o 8; nel 2003 avevano previsto 15 miliardi di introiti: sapete quanti ne sono arrivati? Sono arrivati 600 milioni, cioè è arrivato circa un trentesimo di quello che avevano previsto. Naturalmente vengono cancellati i reati di dichiarazione infedele, di omessa dichiarazione, spariscono le sanzioni amministrative, tributarie e previdenziali e questo ve l’ho già detto e, in più, ci si mette al riparo dagli accertamenti per gli anni che sono ancora passibili di verifiche fiscali, ovviamente fino al tetto massimo della somma che uno ha dichiarato di aver fatto rientrare.

Presidente, non firmi

Ebbene, questa porcata, peggiorata dall’emendamento Fleres, passato al Senato e ora al vaglio della Camera, ha indotto Il Fatto Quotidiano, il nostro giornale, che è in edicola e in abbonamento da martedì scorso, a lanciare un appello: qualcuno di voi dirà “ un appello disperato”, chissà, c’è sempre una prima volta! “Presidente, non firmi”: è un appello a Napolitano, che finora ha firmato tutto; ci sarà pure una volta, anche per cambiare un po’, che non firmerà qualcosa! Ha firmato la Legge Alfano e adesso, il 6 ottobre – speriamo – rischia di vedersela dichiarare incostituzionale e sarebbe uno schiaffo pazzesco a chi, invece, aveva sostenuto che il Lodo rispettava i dettami della Corte Costituzionale e i paletti fissati nel 2004 sul Logo Schifani /Maccanico; magari stavolta ha detto “ valuterò” e, quando dice “ valuterò”, tutti si eccitano, dice “ valuterà”, come se fosse una cosa straordinaria: in realtà le leggi, se le firma senza valutarle, è peggio, vorrebbe dire che avrebbe addirittura ragione Grillo quando dice che dorme! Speriamo che le valuti, ma il fatto che abbia detto “ valuterò” già ha terremotato, dice “ oddio, valuta!”: speriamo che valuti, speriamo che legga l’appello che, su Il Fatto Quotidiano, ha scritto Bruno Tinti, che è l’ex capo del pool criminalità economica della Procura di Torino, che di queste cose se ne intende, è andato in pensione l’anno scorso, scrive libri, scrive su Il Fatto Quotidiano e ricorda due o tre cose al Presidente: “ con questo emendamento (Fleres) una legge già odiosa diventerà uno strumento di illegalità. I beneficiati dallo scudo non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio, il mezzo con cui sono stati prodotti i capitali che lo Stato liceizza e intermediari e professionisti che ne cureranno il rientro non saranno tenuti a rispettare neanche l’obbligo di segnalazione per l’antiriciclaggio, insomma, omertà, complicità e favoreggiamento. Le prime due previsioni- ossia che non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio- in realtà non cagioneranno un grave danno al concreto esercizio della giustizia penale”: perché? Perché dal 2000 una legge costruita con l’esplicito scopo di impedire i processi penali sui reati fiscali assicura l’impunità alla quasi totalità degli evasori e questa è una legge fatta dal centrosinistra, è una porcheria bipartisan del 2000. “Perché l’evasore fiscale commetta un reato bisogna che evada più di 103.000 Euro per ogni anno”: cosa che veramente si possono permettere in pochi, anche con il massimo sforzo. “E i casi di evasione superiori a 103.000 Euro si aggirano intorno appena al 10% del totale: è impossibile ormai celebrare un processo per false fatture e dunque anche per frode all’Iva comunitaria. Quando si scopre una “ cartiera”, cioè una società che emette fatture false e quindi si scoprono gli utilizzatori finali di queste fatture, poi non è che si possa fare un unico processo, ma bisogna farne tanti quanti sono i luoghi in cui questi utilizzatori hanno il loro domicilio fiscale: il che è fonte di tali sprechi di tempo e di risorse da garantire, nella quasi totalità dei casi, la prescrizione del reato”, che è brevissima, riguarda i colletti bianchi e quindi se la sono fatta breve, la prescrizione!
“Infine, una delle forme più insidiose di evasione, quella commessa mediante la falsificazione sistematica della contabilità, che è il sistema che seguono quasi tutti gli evasori, è stata considerata un reato talmente lieve da essere punito con una pena massima di tre anni appena. Il che significa che nessuno va mai in prigione, perché ottiene sempre la sospensione condizionale della pena, l’indulto – ci aggiunge poi, ovviamente, il condono dell’indulto – e l’affidamento in prova al servizio sociale. Quanto al falso in bilancio non è una novità che, dopo la riforma della legislazione societaria voluta dal governo Berlusconi – che ne ha approfittato, è l’utilizzatore finale anche lì – in Italia di processi del genere non se ne fanno più e il bilancio è diventato un reato fantasma, che c’è in astratto ma non si processa mai in concreto e, se si processa, si prescrive subito. Ma la nuova legge contiene una norma che è una calamità: peggio che sanare i reati fiscali e i reati contabili! Essa assicura l’impunità a trafficanti di droga, di armi, di donne, sequestratori di persone e altri delinquenti di grosso livello”. Scrive Tinti “signor Presidente, il denaro non ha colore, non odora diversamente a seconda del reato da cui deriva, non ha etichette che lo identifichino, il provento dell’evasione fiscale e del falso in bilancio non si differenza visivamente dal riscatto pagato dalla famiglia del sequestrato o dal ricavo del traffico di esseri umani. I trafficanti di droga colombiani portano i loro soldi a Miami e li ripuliscono pagando il 50%, questo è il prezzo del riciclaggio”: ti do 100 lire sporche e il riciclatore me ne ridà 50 pulite, lavate, immacolate. Se passasse questa legge avremmo un riciclaggio di Stato, per di più assolutamente concorrenziale con quello praticato dai professionisti del settore, perché lo scudo fiscale non ti costa il 50, ma il 5% e quindi non ti ritornano 50 lire su 100 pulite, perché ne ritornano 95 su 100 pulite dallo Stato, riciclate dallo Stato!

Il condono favorisce la criminalità organizzata

“E’ vero che la nuova legge prevede la possibilità, per le banche e gli altri intermediari, di non rispettare l’obbligo di segnalazione per l’antiriciclaggio solo a proposito di reati fiscali e falso in bilancio”, per gli altri dovrebbero segnalare, “ ma signor Presidente, chi glielo spiega alle banche che i capitali che rientrano dall’estero provengono da un traffico di armi, anziché dall’evasione fiscale o dal falso in bilancio? Come fanno a distinguerli? Come distinguere il provento dell’evasione fiscale da quello di truci e violenti delitti? Non si può, Presidente! Questa legge garantirà ai peggiori delinquenti una prospera e sicura verginità. Signor Presidente” , scrive Tinti su Il Fatto Quotidiano, “ questa legge è una bandiera dell’illegalità: dove non avrà concreti effetti sul piano personale trasmetterà un messaggio di opportunismo, renderà evidente a tutti che adempiere ai propri obblighi tributari, a principi etici irrinunciabili nella gestione delle imprese, è un’ingenuità o peggio, è antieconomico, è una legge criminogena, perché favorirà la futura evasione fiscale, convincendo tutti che pagare le tasse è da stupidi. E dove, invece, purtroppo avrà concrete conseguenze si tratterà di un formidabile favoreggiamento nei confronti delle forme più gravi di delinquenza organizzata: Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e magistratura non potranno neanche trovare le prove di questi reati, forse magari conosciuti per altre vie, poiché il provento del reato sarà ormai sparito per legge. Signor Presidente, non firmi questa legge e eviti che il nostro Paese sia sospinto ancora più in fondo nel precipizio di illegalità: peggio, di immoralità che ci sta separando dal resto dei Paesi civili”. Per chi vuole firmare questo appello, abbiamo già raccolto quasi 30.000 firme in due giorni, lo può fare sul sito antefatto.it. Il Procuratore di Milano, Francesco Greco, l’altro ieri ha definito l’Italia un Paese off shore: dice che ormai siamo come le Cayman nel Centro America, il tutto dopo un anno e mezzo di crisi finanziaria, durante la quale ci siamo sentiti dire che bisognava fare la guerra ai paradisi fiscali e dovremmo farci la guerra da soli, tanto per cominciare! Leggete Il Fatto Quotidiano e passate parola!”

Presidente non firmi. Ci difenda dallo scudo fiscale. – Il Fatto Quotidiano – Voglio Scendere

Presidente non firmi. Ci difenda dallo scudo fiscale. – Il Fatto Quotidiano – Voglio Scendere.

Firma l’appello di Bruno Tinti al capo dello Stato

Signor Presidente,

il Senato ha approvato l’emendamento Fleres alla legge che ha istituito lo scudo fiscale. Se anche la Camera lo approvasse, Lei resterebbe l’ultima difesa.

Signor Presidente, con questo emendamento una legge già odiosa diventerà uno strumento di illegalità. I beneficiati dallo scudo non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio, il mezzo con cui sono stati prodotti i capitali che lo Stato “liceizza”; e intermediari e professionisti che ne cureranno il rientro non saranno tenuti a rispettare l’obbligo di segnalazione per l’antiriciclaggio; insomma omertà, complicità, favoreggiamento.

Le prime due previsioni, in realtà, non cagioneranno un grave danno al concreto esercizio della giustizia penale: da anni (dal 2000) una legge costruita all’esplicito scopo di impedire i processi penali in materia di reati fiscali assicura l’impunità alla quasi totalità degli evasori. Perché l’evasione fiscale costituisca reato bisogna evadere un’imposta superiore a 103.000 euro per ogni anno di imposta; e i casi di evasione superiori a tale soglia si aggirano intorno al 10 % del totale. E’ormai impossibile celebrare un processo per falsa fatturazione, e dunque anche per frode all’Iva comunitaria: quando si scopre una “cartiera” (una società che emette fatture false) e quindi si scoprono gli “utilizzatori finali” (secondo una recente definizione che ha avuto molto successo) di queste fatture, poi non si può fare un unico processo ma tanti quanti sono i luoghi in cui questi utilizzatori hanno il loro domicilio fiscale; il che è fonte di tali sprechi di tempo e di risorse da garantire nella quasi totalità dei casi la prescrizione. Infine, una delle forme più insidiose di evasione fiscale, quella commessa mediante la sistematica falsificazione della contabilità (il sistema seguito dalla quasi totalità degli evasori), è stata considerata un reato lieve, punito con una pena massima di 3 anni di reclusione; il che significa che nessuno va mai in prigione per via di sospensione condizionale della pena, indulto, affidamento in prova al servizio sociale.

Quanto al falso in bilancio, non è certo una novità che dopo la riforma della legislazione societaria voluta dal governo Berlusconi (che ha consentito allo stesso Berlusconi di essere assolto in molti processi in cui era imputato per questo reato), in Italia di processi del genere non se ne fanno più: il falso in bilancio è divenuto un reato fantasma, che c’è in astratto ma non si processa mai in concreto.

Ma la nuova legge contiene una norma che è una calamità: essa assicura l’impunità a trafficanti di droga, di armi, di donne, sequestratori di persona e altri delinquenti di grosso livello.

Signor Presidente, il danaro non ha colore, non odora diversamente a seconda del reato da cui deriva, non ha etichette che lo identifichino. Il provento dell’evasione fiscale e del falso in bilancio non si differenzia visivamente dal riscatto pagato dalla famiglia del sequestrato o dal ricavo del traffico di esseri umani. I trafficanti di droga colombiani portano il loro denaro a Miami e lo “ripuliscono”  pagando circa il 50 per cento: questo è il prezzo del riciclaggio. Se passasse questa legge, avremmo un riciclaggio di Stato, per di più assolutamente concorrenziale con quello praticato dai professionisti del settore: lo scudo fiscale costa solo il 5 per cento.

E’ vero, la nuova legge prevede che la possibilità per banche e altri intermediari di non rispettare l’obbligo di segnalazione per l’antiriciclaggio sia limitata ai reati fiscali e al falso in bilancio. Ma, signor Presidente, chi glielo spiegherà alle banche (che certamente non hanno molto interesse a scoraggiare queste iniziative da cui ricavano dei bei soldi) che i capitali che rientrano provengono da un traffico di armi e non da evasione fiscale? Come distinguere il provento dell’evasione fiscale da quello di altri truci e violenti delitti?

Non si può, signor Presidente: questa legge garantirà ai peggiori delinquenti una prospera e sicura verginità.

Signor Presidente, questa legge è una bandiera dell’illegalità: dove non avrà concreti effetti sul piano penale, trasmetterà un messaggio di opportunismo: renderà evidente a tutti che adempiere ai propri obblighi tributari, a principi etici irrinunciabili nella gestione delle imprese, è un’ingenuità, peggio è antieconomico. E’ una legge criminogena perché favorirà la futura evasione fiscale, convincendo tutti che “pagare le tasse” è cosa inutile, perfino stupida, tanto, prima o poi…. E dove invece e purtroppo avrà concrete conseguenze, si tratterà di un formidabile favoreggiamento nei confronti delle forme più gravi di delinquenza organizzata. Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Magistratura non potranno nemmeno trovare le prove di questireati, forse conosciuti per altre vie, poiché il provento del reato sarà ormai sparito.

Signor Presidente non firmi questa legge; eviti che il nostro Paese sia sospinto ancora più in fondo nel precipizio di illegalità, peggio, di immoralità che ci sta separando dai Paesi civili.

Fazio allo IOR?

Fazio e Maradona nell’Italia tutta vip | Il blog di Daniele Martinelli.

Antonio Fazio, assieme a un gruppo di persone per bene come l’editore Gaetano Caltagirone, il già condannato per tangenti Vito Bonsignore (Pdl), Danilo Coppola, Stefano Ricucci ed Emilio Gnutti, sono stati rinviati a giudizio da un tribunale con l’accusa di aggiotaggio.
Ebbene, l’ex capo di Bankitalia, uomo devoto a Dio e al Dio denaro, nonché correntista dello Ior, è in pole position per diventarne direttore al posto di Angelo Caloia nell’operazione denominata “trasparenza”.

Caloia dirige l’Istituto di opere religiose dal 1989, anno in cui fu cacciato Paul Marcinkus, il disinvolto speculatore travestito da porporato col fisico da giocatore di basket, andato a morire in una città sperduta degli Usa lontano dai riflettori degli scandali (e dalla giustizia), dopo che lo Ior era finito nel mirino della magistratura per il crac del Banco Ambrosiano.
Di Angelo Caloia, su Wikipedia si legge che “Giovanni Paolo II ne ottiene una positiva amministrazione. Nel giro di un decennio lo IOR è risanato, delle turbolenze degli anni ottanta non si ode neanche più l’eco”.

Il “miracolo” è presto spiegato. Lo Ior è uscito dagli scandali facendosi scudo dei magistrati, che non hanno mai potuto visionare carteggi e movimenti di denaro al suo interno. Le loro richieste per rogatoria, il Vaticano le ha sempre mandate all’inferno. Il risanamento economico e lo sbianchettamento della reputazione internazionale dello Ior, avvenuto all’ombra della magistratura e della legalità, da “furbettata” si è trasformata in un merito. Privilegio negato ai comuni mortali e ai piccoli evasori, orfani di santi nei palazzi.

Quindi bravo Angelo Caloia! Risanare i conti e l’immagine di un istituto che ingoia vagonate di miliardi di riciclatori e mafiosi, divenendone un fortino travestito da santuario, in effetti non è mica da tutti.
Da ciò inizio a capire perchè proprio Antonio Fazio è in lizza per dirigerlo, lo Ior!
Ma non ho capito l’operazione “trasparenza“! Che significa? Che lo Ior si apre alle indagini internazionali come sta facendo la Svizzera con gli Usa e la Francia fornendo i nomi e i movimenti dei correntisti furbetti? Mi pare strano, dato che i soldi sporchi dentro lo Ior sono soprattutto di italiani.
Ah già, ecco il trucco: un emendamento del Tesoro passato in sordina e a pagina 40 dei nostri giornali, ha trasformato il rientro dei capitali in un maxicondono. Il governo Berlusconi-Tremorti ha sanato il falso in bilancio
con la garanzia che atti, documenti e attestazioni delle pratiche relative al rimpatrio dei capitali sporchi, non potranno essere usati dai magistrati come prova nei confronti di chi ha un procedimento penale in corso.

Ecco spiegata allora l’operazione “trasparenza” vaticana! Significa che furbetti di destra e di sinistra con gli scheletri dentro lo Ior potranno stare tranquilli perché il governo di piduisti, con la scusa di risanare le esangui casse pubbliche, garantirà loro impunità e ricchezza allo stesso tempo. Qualunque Lucianone Moggi di turno che deciderà di riportare in Italia milioni o miliardi evasi al fisco, sarà coperto da una sorta di “rogatoria” nazionale lontana dagli occhi indiscreti dei magistrati. Che miracolo da Repubblica delle banane!