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Il “cassiere della mafia” nonché socio di B. | Il blog di Daniele Martinelli

Il “cassiere della mafia” nonché socio di B. | Il blog di Daniele Martinelli.

Oggi i giornali parlano di una nuova inchiesta avviata dalla procura di Roma che, partendo da grandi affari immobiliari tra la capitale e la Sardegna, investe i palazzi della politica, della magistratura e dell´imprenditoria. Tremano i soliti personaggi eccellenti tra i quali gli immancabili parlamentari del centrodestra piduista. Tra loro c´è il “faccendiere” Flavio Carboni, già cassiere della mafia, e già coinvolto nelle indagini sulla morte del banchiere Roberto Calvi trovato impiccato sotto il ponte dei “Frati Neri” a Londra nel 1982.

Carboni è indagato per quanto avrebbe dichiarato in alcune telefonate intercettate con il giudice tributario Pasquale Lombardi, presunto creatore di una rete di imprenditori e affaristi. Dalle intercettazioni emergono colloqui diretti con Marcello Dell’Utri oltre a Denis Verdini (già indagato a Firenze per i grandi eventi legati al G8).
Carboni, dopo l’assoluzione in primo grado, è in attesa della sentenza d’appello per la morte di Calvi, presentatogli sulla costa Smeralda dal piduista agente dei servizi segreti Francesco Pazienza perché “provvisto di buone entrature con Ciriaco De Mita“. La conoscenza avvenne nel periodo in cui Calvi tentava tutte le strade per evitare il crac del Banco Ambrosiano.

Ebbene, negli anni d’oro del piduismo infiltrato come uno stato parallelo, parliamo della fine degli anni ‘70, Falvio Carboni dispose dell’intestazione fiduciaria delle sue società a “Servizio Italia“, ossia la Bnl controllata dalla P2.
Nel ‘78 Berlusconi vendette l’Enpam immobili per 33 miliardi di lire (rivelato un anno dopo da Mino Pecorelli) al cui vertice c’era il piduista Ferruccio De Lorenzo. Nell’estate del ‘79 B. si associò a Flavio Carboni per l’impresa “Olbia 2” una colossale speculazione edilizia sulla costa Smeralda per la quale furono coinvolti esponenti della mafia, della banda della Magliana e della massoneria attraverso il “fratello” Armando Corona (governatore della Sardegna e gran maestro del grande oriente d’Italia).

Nell’interrogatorio reso alla Commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi, Emilio Pellicani, segretario di Flavio Carboni, disse che durante un viaggio assieme a Gelli, B. raccontava di aver dato a Corona un assegno di 10 milioni tratto dal Banco Ambrosiano. Secondo Pellicani, Corona a partire dal 1980, tramite Fedele Confalonieri che in un’occasione andò a Cagliari a consegnare 500 milioni in contanti chiusi in una ventiquattr’ore alla presenza dello stesso Carboni, ricevette 7 miliardi di lire come “costo politico” (tangenti) per la cementificazione della costa Smeralda. Flavio Carboni avrebbe stabilito questo importo direttamente con B. e averbbe fatto da tramite di questo traffico di denaro.
Ecco, ora bisogna capire se questa inchiesta è collegata in qualche modo a quegli affari e se “chiuderà” un cerchio. O meglio, uno dei tanti.