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Antimafia Duemila – S. Alfano: Gelmini mette in atto progetto P2

Fonte: Antimafia Duemila – S. Alfano: Gelmini mette in atto progetto P2.

“La cancellazione del riferimento esplicito alla Resistenza dai programmi scolastici è un progetto politico ben preciso” afferma Sonia Alfano, eurodeputato IdV.

“Le scuse del Ministero non sono sufficienti – prosegue – e non si capisce la necessità di oscurare un riferimento che è di fondamentale importanza, se non con l’attuazione del piano della P2 di Licio Gelli. La Resistenza, per la quale il più grande Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini è persino stato in carcere, è l’evento che ha concretizzato la nascita della democrazia italiana, quella stessa democrazia che Gelmini e colleghi – sottolinea – stanno seppellendo sotto i colpi della loro illiberale maggioranza. Questa è l’ennesima dimostrazione che Mariastella Gelmini, che semplicemente prende ordini dai padroni – conclude – non può certo essere la stella polare della cultura e dell’istruzione in Italia”.

Dichiarazione di voto alle europee | Il blog di Daniele Martinelli

Dichiarazione di voto alle europee | Il blog di Daniele Martinelli.

Alle prossime elezioni europee voterò ancora Italia dei Valori. Sulla scheda scriverò i nomi di Luigi De Magistris, Sonia Alfano e Carlo Vulpio, tutti candidati nel collegio Italia Nord-ovest di cui faccio parte.
3 nomi e cognomi soltanto perché di più non se ne possono votare, altrimenti non avrei esitato a dare la mia preferenza anche a persone come Giorgio Schultze o Maruska Piredda.

L’Italia dei valori rimane l’unico partito votabile anche per queste elezioni. Dei 3 candidati che ho deciso di preferire nell’urna, oltre che conoscerne i rispettivi percorsi personali, ho la fortuna di conoscerli personalmente. Ho sufficienti elementi per ritenerle 3 persone affidabili e con i contro coglioni. Spero lo rimarranno anche quando – mi auguro – saranno stati eletti.

Lo strano caso del dottor Olindo Canali

Lo strano caso del dottor Olindo Canali.

Scritto da Claudio Cordova e Sonia Alfano

Il senatore Beppe Lumia, del Partito Democratico, sul suo conto ha presentato svariate interrogazioni parlamentari, in diversi periodi; al suo nome è legata anche la figura di Beppe Alfano, giornalista assassinato  dalla mafia l’8 gennaio del 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina; il suo nome compare, insieme a quello del collega Franco Cassata, procuratore generale di Messina, nell’informativa del Ros dei Carabinieri, denominata “Tsunami”, poi archiviata a Reggio Calabria; e, da ultimo, il suo nome comparirebbe anche nel presunto memoriale che il professore Adolfo Parmaliana avrebbe scritto poco prima di suicidarsi, il 2 ottobre del 2008.


La figura di Olindo Canali, sostituto procuratore della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto si interseca, da anni, con quella di vicende misteriose e controverse accadute in provincia di Messina. Canali, insieme a Cassata e a un altro magistrato, Rocco Scisci, avrebbe anche ostacolato le indagini di un giovane sostituto, De Feis. Tutte ipotesi, nessuna prova.

Ma ritorniamo a Beppe Lumia, uno dei pochi politici che non hanno paura di nominare la parola “mafia”; è stato anche presidente della Commissione Parlamentare Antimafia ed è uno dei parlamentari maggiormente schierati nella lotta alla criminalità organizzata. Ecco, in una nota molto recente, datata 25 marzo 2009, Lumia, a proposito di Olindo Canali, afferma: “La vicenda che vede coinvolto il magistrato Olindo Canali è incredibile. Mi chiedo come sia possibile che si possano essere verificate vicende così, che vedono sempre gli stessi protagonisti”.
Le vicende a cui allude Lumia sono vicende dolorose. Dolorose e tragiche. Sì perché di casi strani, misteriosi,  in provincia di Messina ne sono accaduti parecchi: “Dalle indagini sui delitti di Beppe Alfano, di Graziella Campagna, di Attilio Manca e sulle denunce di Adolfo Parmaliana – aggiunge Lumia – emerge sempre un quadro di comportamenti da parte di singoli magistrati come Canali e il procuratore Cassata che devono essere capiti fino in fondo”.

Ma non finisce qui. Lumia si è occupato più volte delle vicende messinesi, di Terme Vigliatore, il Comune sciolto grazie alle denunce del professor Parmaliana, ma anche di Barcellona Pozzo di Gotto: il 9 ottobre del 2008, a sette giorni dal suicidio del docente, Lumia interroga il Guardasigilli, parlando di Franco Cassata e Olindo Canali e sollecitando l’invio degli ispettori presso gli uffici della Procura della Repubblica.

Il 4 giugno del 2008, inoltre, lo stesso Lumia, aveva già interrogato il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro della Giustizia, parlando del procuratore generale di Messina, Franco Cassata, ma citando anche le vicende relative all’informativa “Tsunami”, che portavano, inevitabilmente (ai tempi il procedimento non era ancora stato archiviato) al dottor Olindo Canali.

Lo stesso Olindo Canali che, proprio ieri, è stato audito, in qualità di testimone, nell’ambito del processo “Mare Nostrum”: il magistrato è stato ascoltato in merito a un suo manoscritto redatto allorquando temeva di essere arrestato nel corso dell’operazione del Ros dei Carabinieri “Tsunami” per certe presunte frequentazioni (la sua posizione è stata invece poi archiviata a Reggio Calabria). Lo stesso Canali ha avanzato dubbi sulla gestione del collaboratore di giustizia Maurizio Bonaceto e soprattutto sulla colpevolezza del boss della famiglia mafiosa dei barcellonesi, Giuseppe Gullotti, detto “l’avvocaticchio”, condannato con sentenza definitiva a 30 anni quale mandante dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano.

A proposito di Beppe Alfano, e quindi di storie dolorose, tragiche e misteriose. Sonia Alfano, figlia del giornalista assassinato, da anni accusa pubblicamente  e nelle sedi giudiziarie il magistrato, per i suoi comportamenti. Beppe Alfano, secondo la figlia, confidò a Canali che “aveva potuto appurare con le sue inchieste giornalistiche che a Barcellona Pozzo di Gotto si nascondeva il boss catanese, allora latitante Nitto Santapaola”. Era effettivamente così, Nitto Santapaola trascorse parte della sua latitanza nel grosso centro del messinese e Beppe Alfano, per la sua voglia di indagare e scoprire la verità, fu ucciso.

Dunque Olindo Canali temeva di essere arrestato e aveva affidato a un manoscritto alcune “valutazioni personali”. L’informativa “Tsunami”, infatti, segnalava Canali per certe presunte frequentazioni, in particolare per quella con Salvatore Rugolo “personaggio – si legge nell’informativa Tsunami – ritenuto inserito a pieno titolo ai vertici della mafia barcellonese che, grazie allo schermo protettivo di cui beneficia per via della sua professione di medico, parrebbe dirigere ponendosi in un ruolo di vera e propria “cerniera” tra gli ambienti criminali e quelli istituzionali”. Rugolo è il cognato del boss Gullotti, il mandante dell’omicidio Alfano sulla cui colpevolezza, il magistrato Canali avrebbe avanzato dei dubbi.

L’informativa Tsunami per quasi tre anni ha fatto avanti ed indietro tra la Procura di Barcellona e la Dda di Messina fino a quando non è stata trasferita a Reggio Calabria, proprio a causa del coinvolgimento nelle indagini di due magistrati, Canali e Cassata. A Reggio Calabria il procedimento è stato archiviato.

Resta da vedere se farà la stessa fine il procedimento disciplinare a carico dello stesso Canali già avviato dal Consiglio Superiore della Magistratura. Quel “testamento”, scritto da Canali quando temeva l’arresto,  infatti, è stato già acquisito dalla prima commissione di Palazzo dei Marescialli che dovrà valutare il comportamento del magistrato che rischia di essere trasferito da Barcellona Pozzo di Gotto per “incompatibilità ambientale”, la motivazione più “classica” e, probabilmente, anche più indolore per disporre il trasferimento di un magistrato della Repubblica.

E poi ci sarebbe il memoriale di Adolfo Parmaliana. Ma anche questa è una storia dolorosa, tragica e misteriosa.

Claudio Cordova

Fonte: STRILL.IT

Sonia Alfano in merito agli ultimi avvenimenti del processo “Mare Nostrum” (26 marzo 2009)

“Quel che sta accadendo intorno al processo Mare Nostrum e dunque anche in merito all’omicidio di mio padre, è indicativo della condizione di totale degrado in cui versa gran parte della magistratura messinese. Sin da quell’ 8 gennaio del 93′ io e la mia famiglia abbiamo denunciato questa situazione ed indicato i due maggiori responsabili degli insabbiamenti delle inchieste giudiziarie messinesi, tra cui quella riguardante l’omicidio di mio padre, nelle persone di Olindo Canali e Franco Antonio Cassata.
Lo stato di degrado dell’apparato giudiziario messinese è testimoniato dallo stesso Olindo Canali che, seppur sia un Procuratore della Repubblica, invia lettere anonime alla sua stessa procura, affermando di conoscere la verità sull’omicidio di mio padre salvo poi non svelarla in tribunale.
In una qualsiasi altra procura d’Italia, un magistrato che di suo pugno ammette di avere colpe in merito a fatti di mafia, verrebbe immediatamente sospeso e processato. Ma non a Messina.
Olindo Canali svolge tutt’ora regolare servizio insieme ad Antonio Franco Cassata con il quale condivide atroci responsabilità anche rispetto alla morte del Professore Adolfo Parmaliana.
Ho trascorso gli ultimi sedici anni della mia vita a denunciare le responsabilità di una parte della magistratura messinese ma nessuno ha mai voluto darmi ascolto e neppure oggi, davanti all’ammissione di colpevolezza di Olindo Canali, lo si sospende e lo si processa.
Immediatamente dopo il delitto di mio padre ho chiesto che venissero cercati i mandanti di terzo livello e che le indagini, una volta concluse, venissero riaperte per accertare tutte le responsabilità. Ma le mie richieste, motivate da elementi, fatti, circostanze, sono sempre state respinte ed io additata come un’opportunista interessata solo a speculare sulla morte del proprio padre. Adesso è lo stesso Canali, ovvero colui che avrebbe dovuto accertare e punire, a confermare la presenza di un terzo livello.
Ma Canali, che ben conosce i perversi meccanismi dei poteri messinesi, fa anche di peggio poichè, pur ammettendo le sue colpe, non racconta ciò che dice di sapere ma si limita a gettare fango sull’unica verità processuale in nostro possesso.
Ci sono ben due sentenze di Cassazione che attestano la colpevolezza di Antonio Merlino e Giuseppe Gullotti, seppur restino a tutt’oggi sconosciute le responsabilità istituzionali in seno alla morte di mio padre.
Chi indossa una toga ed amministra la giustizia dovrebbe far affermare la verità processuale e chiederne il rispetto e non gettare fango ed ombre su indagini e processi. Alla luce di quanto sta accadendo ci sorge invece il sospetto che Canali più che amministrare la giustizia in nome del popolo italiano, la amministri in nome di quello di Cosa Nostra”.

Sonia Alfano

IL PM CANALI? STA CON COSA NOSTRA | BananaBis

IL PM CANALI? STA CON COSA NOSTRA | BananaBis.

La denuncia di Sonia Alfano ad Affariitaliani.it

Giovedí 26.03.2009 17:00

Il maxiprocesso d’appello Mare Nostrum di Messina continua a regalare colpi di scena. L’ultimo lo ha offerto nell’aula bunker del carcere di Gazzi dove il processo sta dirigendosi, a tappe forzate, verso la sentenza. Il Procuratore generale Salvatore Scaramazza ha comunicato di aver ricevuto un fax in cui il sostituto procuratore di Barcellona, Olindo Canali ha ammesso di essere l’autore della lettera anonima consegnata dall’avvocato Franco Bertolone nell’udienza del nove marzo scorso. Lettera che poi sarebbe stata affidata ad una persona di sua fiducia ma che l’avvocato Bertolone ha detto di aver trovato nella buca delle lettere. Affaritaliani ha intervistato Sonia Alfano, figlia del noto giornalista Beppe Alfano, ucciso dalla mafia nel ’93, per capire cosa cambierà nel processo la lettera del pm Canali.

Sonia Alfano, che cosa pensa dopo che il pm Olindo Canali ha rivendicato la paternità della lettera anonima presentata in aula durante il processo Mare Nostrum?
“E’ l’ennesima conferma di quello che io dico da più di 10 anni agli inquirenti e soprattutto che ripeto nelle sedi giudiziali. Il magistrato Olindo Canali nel delitto di mio padre ha avuto un ruolo criminale. E mi assumo la responsabilità di quello che dico. Sono più di 10 anni che denuncio certi atteggiamenti e sono sempre stata presa per pazza. Nel corso degli anni non so che rilievo abbiano avuto le dichiarazioni che ho reso davanti all’autorità giudiziaria. Ma so che l’atteggiamento di  Olindo Canali  rivendica un atteggiamento criminale perchè un magistrato che manda lettere anonime, che poi le rivendica, un magistrato che va a pranzo e a cena con il cognato del boss Gullotti e rivendica quest’amicizia io lo ritengo una persona che ha un atteggiamento criminale”

Ma perché questa lettera è stata rivendicata proprio adesso?
“Bhe questo bisogna chiederlo a Olindo Canali. Lui che è stato depositario delle risultanze investigative di mio padre sulla latitanza di Santapaola. Lui che tra le altre cose è stato il primo a sapere, dalla voce di mio padre, dove si trovava Santapaola. Perché lo so, c’ero io a quel colloquio. Eravamo io, lui e mio padre. Senza contarec che è stato il pm che ha coordinato le indagini sul delitto di mio padre. Ed ha rappresentato l’accusa nel suo processo di primo grado”

E quindi qual’è il motivo di questo scritto inviato in anonimato…
“Non lo capisce nessuno. Mi auguro che in Italia si abbia ancora il criterio di capire che c’è gente che aspetta giustizia. A me è stata data solo in parte perché, per noi, le sentenze date dalla Corte di Cassazione sono valide. Ma ora attendiamo giustizia anche nei confronti di questo “Corvo”, di questa persona che per anni ha fatto il bello e il cattivo tempo a Barcellona. E che per me è ormai organico a certi sistemi. E poi bisogna ricordarsi che un magistrato per bene non andrebbe mai a pranzo con il cognato del boss. E soprattutto un magistrato per bene non avrebbe mai mandato una lettera anonima durante un processo ma anzi sarebbe andato di persona nelle sedi competenti e avrebbe chiesto di essere ascoltato immediatamente…”

E soprattutto non dopo 16 anni..
“Io a questo punto mi aspetto, non nei miei confronti nè di quelli della mia famiglia, ma in nome di tutti gli italiani che credono nella giustizia che questa persona venga punita e venga censurata. Deve essere messa in carcere per chi ha nascosto o voleva nascondere. Senza considerare che la procura di Messina e dieci volte superiore a quella di Palermo ai tempi del Corvo. E soprattutto mi aspetto, visto il trattamento ricevuto da Apicella che è un magistrato con la M maiuscola che per aver fatto il suo dovere è stato censurato e sospeso dal servizio, che una persona del genere venga messa in carcere e non venga fatta più uscire”.

Ma secondo lei cos’è successo veramente?
“Il punto non è ciò che c’è sotto. Le indagini vanno avanti da 6 anni. Sono state aperte nel 2003 dopo le mie dichiarazioni. E si basano soprattutto sugli atteggiamenti tenuti da Canali. Tra le altre cose molte volte ho chiesto il confronto con questa persona. Invece le indagini non sono mai state chiuse ma io non ho mai avuto la possibilità di confronto con Canali”

E intanto il processo è andato avanti…E le sue dichiarazioni?
“Non mi sento di dire che non siano state prese in considerazione. Soprattutto perché ho stima per i magistrati della Dia che hanno lavorato a quel fascicolo. Posso dire solo che il sistema di connivenza che c’ è tra la Procura di Barcellona e quella di Messina con una buona parte della Magistratura è possibile. Forse Canali è stato intoccabile, forse ora si è trovato alle strette. Certo è che sta cercando di fare il gioco della mafia mettendo in discussione le uniche verità che ci sono…”

E questa lettera cosa cambia…
“Per me nulla. Canali dice che Pippo Gullotti è stato assolto per tanti delitti e forse condannato per ciò che non ha fatto. Ma lui andrebbe punito proprio per questa frase. Perché se sapeva che Gullotti era stato assolto per tanti delitti perchè è stato zitto? Questo è un fatto gravissimo”

Ma secondo lei la frase scritta dal magistrato può essere vera?
“No, assolutamente. Semplicemente perché la sentenza è abbastanza chiara e articolata e ci sono un sacco di pagine che provano la colpevolezza di Pippo Gullotti”.

E quindi non crede nello scritto del magistrato Canali?
“No. Lui continua a fare quello che ha sempre fatto. E cioè stare dalla parte di Cosa Nostra. Perché, nonostante la condanna di Gullotti lui continua a rivendicare nella lettera l’amicizia con il dottor Rugolo con cui andava a pranzo e cena. Rugolo che altro non è che il cognato del Boss Gullotti cioè il fratello di sua moglie nonché il figlio del boss Ciccino Rugolo, ucciso negli anni ’80 dalla guerra della mafia”

Ma secondo lei allora quali sono le intenzioni del magistrato?
“Sicuramente quelle della mafia. Non solo. Con la lettera che ha scritto cerca di mettere a rischio le uniche persone che con me si sono battute per trovare e avere verità in questo processo. Che sono l’avvocato Redici e Piero Campagna. Lui ad un certo punto dice che solo loro sanno la verità. Ma allora qual’é la verità? Come fa a dire queste cose? Non si rende conto che ha una toga addosso?”

Ma questo scritto può essere stato dettato dalla paura per Cosa Nostra?
“Chi va a pranzo e cena con Cosa Nostra non ha paura di Cosa Nostra. Quando lui, subito dopo la morte di mio padre, venne a casa mia e, con la lacrima di coccodrillo, mi disse che era tutta colpa sua perché non era stato in grado di proteggere mio padre lo cacciai di casa. Gli dissi di accomodarsi fuori dalla porta perché se quello che diceva era vero in meno di un mese lui avrebbe fatto compagnia a mio padre. Queste le ultime parole che gli ho rivolto”

Ma è ancora vivo…
“Appunto. Certe cose mio padre le aveva dette solo a me e a lui. E io padre non l’ho mai tradito. Lascio agli altri trarre le conclusioni…”

Cambiamo argomento. Ora ha deciso di candidarsi alle Europee con l’Italia dei Valori. Cosa si può fare secondo lei per combattere la mafia sia a livello nazionale che internazionale?
“Fondamentale sarà denunciare le connivenze a livello istituzionale e politico con le varie sfaccettature delle mafie”.

E come…
“Già da mesi conduco una battaglia in Emilia Romagna contro le infiltrazioni del clan dei Casalesi, di Cutro e non solo. La mafia è riuscita ad infiltrarsi nella vita cittadina di alcune città come Reggio Emilia, Modena Bologna. Cosa importante è tirare fuori questi dati, per spiegare alla gente le tante cose non le sa. E questo si può fare rendendo pubblici i legami e le connivenze. Su mia proposta ad esempio il comune di Reggio Emilia ha approvato all’unanimità di pubblicare on line gli appalti e i subappalti della città. Ed è un primo piccolo passo per mettere alle strette cosa nostra. L’altra mossa è quella di creare in tutte le ditte unico conto per gli appalti. Tutti piccoli segnali”

Quali sono i suoi progetti?
“Per conto mio continuerò a denunciare gli agganci che le varie mafie hanno non solo a livello politico e istituzionale in Italia. Ma anche all’estero. E’ di pochi giorni fa la cattura di Strangio in Olanda e i legami con Duisburg, è saputo e risaputo che Cosa Nostra è la prima azienda italiana all’estero per il fatturato. Non è solo un problema siciliano o italiano. Cosa Nostra ha messo le radici all’estero. E per quanto mi riguarda la cosa più importante è sradicare i rapporti anche all’interno del Parlamento Perchè nel nostro parlamento ci sono tante persone che dire essere in odor di Mafia è dire poco”.

Sono cose gravi quelle che dice. Mi faccia degli esempi…
“Ad esempio non capisco come sia possibile che la seconda carica dello Stato sia stato socio di un boss e non abbia mai detto una parola, nulla. O il ministro della Giustizia vada al matrimonio della figlia del boss Croce a Napoli. Queste sono cose che devono essere affrontate, se no il nostro non sarà mai un paese libero e continuerà ad esistere un Sud relegato nelle mani di Cosa Nostra. E la loro potenza politica sarà da calcolare in base all’equazione necessità consenso. Per ora mi candido perché credo che ci sia veramente tantissimo da fare…”

Floriana Rullo

L’infiltrazione della mafia all’interno delle istituzioni

Anche Sonia Alfano, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della mafia, è candidata per l’Italia dei valori (megagalattico 3). E’ già stata candidata alla presidenza della regione Sicilia per la lista degli amici di Beppe Grillo. E’ la figlia del giornalista Beppe Alfano ucciso perchè aveva scoperto che il capo della mafia catanese, Nitto Santapaola, era latitante a Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina. Dietro all’omicidio ci sono anche strani movimenti di massoneria e servizi segreti.

Le parole di Sonia Alfano sono di forte denuncia:

Purtroppo sono all’ordine del giorno le prove dell’infiltrazione della mafia all’interno delle istituzioni. Per fare un esempio, mi viene in mente il nome di Renato Schifani, presidente del Senato, che qualche anno fa era socio in affari del boss Nino Mandalà di Villabate. Oppure, mi viene in mente il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che piacevolmente andava ai matrimoni delle figlie dei boss, in fattispecie del boss Croce Napoli con cui si intratteneva, si abbraccia e si bacia…”

Da http://www.antoniodipietro.com/2009/03/sonia_alfano_in_europa.html