Archivi tag: speculazione

ComeDonChisciotte – DEI BAMBINI MUOIONO A CAUSA DEI GANSTER DELLA BORSA

Fonte: ComeDonChisciotte – DEI BAMBINI MUOIONO A CAUSA DEI GANSTER DELLA BORSA.

MICHEL COLLON INTERVISTA JEAN ZIEGLER
michelcollon.info/

Nei suoi libri, che hanno lasciato il segno sull’opinione pubblica, Jean Ziegler non ha mai smesso di denunciare il carattere assurdo e criminale delle politiche del capitalismo nei confronti dei popoli del terzo mondo. Egli è stato il referente speciale per il diritti all’alimentazione presso il Consiglio dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite, dal 2000 al 2008. Michel Collon l’ha intervistato a Ginevra sulla crisi, la Borsa, la fame, Obama, Israele…

La crisi l’ha sorpresa ?

Nella sua virulenza sì. Non pensavo che i criminali della finanza avrebbero rovinato l’economia mondiale ad una tale velocità: 1.800 miliardi di valori patrimoniali sono stati distrutti. Per i paesi del terzo mondo è una catastrofe totale. Ma anche per i paesi industrializzati.

Sono sempre i poveri che pagano?

Si. Il 22 ottobre 2008, i 15 paesi dell’euro si sono riuniti a Parigi. Sui gradini dell’Eliseo, Merkel e Sarkozy hanno detto: “Abbiamo liberato 1.500 miliardi d’euro per il credito, e portato il tetto d’autofinanziamento dal 3 al 5%”. Lo stesso anno, gli stessi paesi europei hanno ridotto le loro sovvenzioni al programma alimentare mondiale (che vive solo grazie a tali sovvenzioni) del 40%. Da sei miliardi di dollari a meno di quattro miliardi. Questo ha significato sopprimere, in Bangladesh, le mense scolastiche. Un milione di bambini sono sottoalimentati gravemente in maniera permanente. Questi bambini muoiono quindi proprio a causa dei gangster della Borsa. Sono morti vere, e oggi come oggi, gli speculatori dovrebbero essere giudicati dal tribunale di Norimberga.

Che lezioni hanno tratto, i potenti, dalla crisi?

Nessuna. Prendiamo l’esempio della Svizzera. Il contribuente svizzero ha pagato 61 miliardi di dollari per il salvataggio della più grande delle banche, l’UBS. L’anno scorso, nel 2009, i dirigenti dell’UBS, sempre vicina al fallimento, si sono spartiti fra loro bonus per quattro miliardi di franchi svizzeri! Il saccheggio è totale e l’impotenza dei governi che si comportano come mercenari lo è ugualmente. In ogni caso, in Svizzera, in Francia, in Germania paesi dai quali ho qualche informazione. E’ uno scandalo permanente.
La maschera neoliberista è ormai caduta, come anche la sua pretesa legittimità. Ma il cinismo e l’arroganza dei banchieri trionfano completamente.

E dal lato del pubblico, senti una qualche evoluzione?

No, se si guarda alle cifre, sono catastrofiche. Ogni 5 secondi un bambino muore di fame. 47.000 persone muoiono di fame tutti i giorni. Un miliardo di persone (cioè un uomo su sei) sono gravemente e permanentemente sottoalimentate; mentre l’agricoltura mondiale al livello di sviluppo attuale potrebbe nutrire, senza problemi, dodici miliardi di esseri umani fornendo loro 2700 Kcal al giorno! Quindi, all’inizio di questo secolo, non esiste in realtà alcuna fatalità. Un bambino che muore di fame, al momento in cui stiamo parlando, è stato assassinato. E’ catastrofrofico. L’ordine mondiale del capitalismo finanziario globalizzato è assassino – epidemie, morti per inquinamento delle acque, ecc… – ed allo stesso tempo assurdo: uccide senza necessità. E’ l’ordine delle oligarchie e del capitale finanziario mondializzato. Sul piano della lotta alla fame, la sconfitta è completa.

Sei stato, dal 2000 al 2008, referente delle Nazioni Unite per la fame nel mondo. Quale bilancio ne trai? Sei stato utile a qualcosa?

Si. L’autocoscienza è aumentata. Nessuno oggigiorno, considera questo massacro quotidiano come un fatto naturale. Si va , sia in Europa, credo, che nei paesi più periferici, verso un’insurrezione delle coscienze. Ci vuole una rottura radicale verso questo mondo cannibale.

Mentre il problema della fame non è stato risolto, si spende sempre di più per fare la guerra.
Nel 2005, per la prima volta, le spese mondiali per gli armamenti (non le spese militari nel loro complesso, ma le spese per le armi) hanno superato i mille miliardi di dollari l’anno. Viviamo in un mondo d’assurdità totale.

Eppure Obama aveva fatto belle promesse…

E’ vero, Obama segue totalmente la determinazione dell’Impero. Io non l’ho mai incontrato, è sicuramente un uomo di bene, ma la realtà che affronta è spaventosa. Gli Stati Uniti restano la più grande potenza industriale al mondo: 25% dei prodotti industriali sono prodotti da loro con il petrolio come materia prima: 20 milioni di barili al giorno di cui 61% sono importati. Si possono importare da regioni come il Medio-Oriente o l’Asia centrale, cosa che li obbliga a mantenere delle forze armate assolutamente ipertrofiche, cosicché il budget federale è così completamente parassitato dai bilanci militari… Ma tale è la logica dell’Impero.

Quali sono dunque le tue sensazioni su quello che accade attualmente in Israele e come ciò può evolvere?

Io penso che Tel Aviv detta la politica estera degli Stati Uniti con la lobby dell’AIPAC come potenza determinante.

Prima dei politici, sono innanzitutto le multinazionali petrolifere che decidono d’armare Israele.
Si, la logica fondamentale è che, per quanto riguarda gli interessi petroliferi, è necessaria una portaerei stabile. Tale è lo stato d’Israele – non sono io che lo dico, è un relatore speciale per i territori occupati – una politica permanente di terrorismo di stato. Finché tale terrorismo continua, non ci sarà pace in medioriente, non ci sarà fine al conflitto Iran/Iraq, nulla di nulla. Tutto è senza uscita salvo che alla fine l’Unione Europea si risvegliasse, capisci?

Che possiamo fare noi europei per risvegliarla?

Dal giugno 2002, esiste un accordo di libero scambio fra Israele e i 27 paesi dell’Unione Europea che assorbe il 62% delle esportazioni israeliane. In tale accordo, l’articolo 2 (è lo stesso in tutti i trattati di libero scambio) dice: il rispetto dei diritti dell’uomo da parte delle parti contraenti è la condizione per la validità dell’accordo. Ma le violenze fatte ai palestinesi – furto della terra, tortura permanente, eliminazioni extragiudiziarie, assassini, organizzazione della sotto-alimentazione come punizione collettiva – tutto ciò, sono delle violazioni permanente dei diritti dell’uomo più elementari. Se la Commissione Europea sospendesse per 15 giorni l’accordo di libero scambio, i generali israeliani tornerebbero immediatamente alla Ragione. Ora, l’Europa dei 27, sono delle democrazie, sta a noi di giocare, le nostre opinioni pubbliche.

Come?

Si debbono forzare i nostri governi. Noi non siamo impotenti. In Belgio, ci stanno molti problemi, in Svizzera e in Francia anche. Ma una cosa è certa: le libertà pubbliche esistono. Si devono cogliere tali libertà pubbliche per imporre ai nostri governi un cambiamento radicale in politica, è tutto. Se non lo faranno allora non si dovrà più votare per loro, capisci, è semplice così.

Ma tutti questi governi sono d’accordo per sostenere Israele. In Francia, per esempio, che sia l’UMP o il PS, sostengono Israele.

Sostenere la sicurezza e la permanenza d’Israele è una cosa. Ma questa complicità col terrorismo di stato e la politica di colonizzazione, non è possibile. E’ la negazione dei nostri valori, è fascismo esterno: come dire che i nostri valori sono democratici all’interno delle nostre frontiere, mentre all’esterno pratichiamo il fascismo attraverso le alleanze.

Infine, qual è il ruolo dei media in tutto ciò?

Sono completamente sottomessi. Specialmente in periodo di crisi, i giornalisti hanno paura per il loro posto di lavoro. L’aggressività della lobby israeliana è terribile. Io ho subito la diffamazione più terribile, e questo continua alle Nazioni Unite, d’altronde è grazie a Kofi Annan che sono sopravvissuto. Israele è un pericolo per la pace del mondo, Israele causa spaventose sofferenze. In questo paese gli oppositori come Warschawski sono completamente marginalizzati. Ma se l’opposizione israleliana anticolonialista ed anti-imperialista non ha la parola, non ha influenza, ebbene, andremo verso la catastrofe. Si debbono sostenere gli oppositori.

E il ruolo dei Media nella Crisi?

La crisi è presentata come una fatalità, come un catastrofe naturale. Mentre i responsabili sono stati identificati!

Titolo originale: “«Des enfants meurent à cause des gangsters de la Bourse »”

Fonte: http://www.michelcollon.info
Link
25.05.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di FILIPPO

ComeDonChisciotte – VASTO PROGRAMMA: AMMAZZARE DI TASSE I COMMENSALI DI SOROS

Fonte: ComeDonChisciotte – VASTO PROGRAMMA: AMMAZZARE DI TASSE I COMMENSALI DI SOROS.

DI PINO CABRAS
megachipdue.info

L’accelerazione della crisi in Italia è stata davvero brusca, se persino il governo che più di tutti al mondo liscia il pelo agli evasori fiscali si è trovato costretto a proporre misure economiche detestate dal blocco dei suoi elettori. Gli Stati hanno tutti sfondato i tetti dell’indebitamento, e fra di loro si apre una lotta concorrenziale immediata per piazzare ciascuno i propri buoni del tesoro. Amputano i propri modelli sociali, i propri progetti, le proprie clientele, con l’urgenza chirurgica di chi si sottopone a malincuore a un intervento dal risultato incerto: sempre meglio che morire certamente dissanguati. Così Berlusconi farà atti contro natura, fino a promettere di combattere l’evasione da lui finora glorificata. Questo per non perdere il regno, il cui trono traballa sopra il cumulo del terzo debito pubblico del pianeta.

La Grecia ha dimostrato quanto devastante e rapido possa essere il precipitare della crisi. Tutti i governi sono costretti a compiacere i crudeli capibranco che decidono dove far fluire l’acquisto dei titoli di Stato. Tutti cercano di riequilibrare in modo drastico entrate e spese, tanto da toccare subito interessi organizzati. In ogni singola realtà nazionale scossa dai piani di sacrifici i portatori d’interesse lotteranno in modo acceso per non rappresentare l’interesse più sacrificato.

Però, parafrasando Danny De Vito, sotto l’attacco della speculazione non ci sono vittorie, solo gradazioni di sconfitte.

L’urgenza porta a riscoprire cose dimenticate: che quelli che non pagano le imposte valgono decine di miliardi, che l’economia ha una quota troppo grande in nero, e così via. Il problema è che l’emergenza, per definizione, si concentra su certi aspetti immediati e visibili della realtà, ma trascura altri aspetti importanti. Durante l’alluvione vai a salvare chi è sul tetto di una casa, lì e allora, doverosamente, ma non stai operando la manutenzione degli argini del fiume che avrebbero evitato il debordare delle acque.

Durante l’emergenza finanziaria ci si concentra sull’evasione presente nell’economia reale, grave per le sue distorsioni, iniqua quanto si voglia, ma assai meno determinante di un’evasione molto più vasta che pure sarebbe raggiungibile dalla mano degli Stati: ossia le transazioni che avvengono sui derivati, che si compiono prevalentemente senza alcuna trasparenza, fuori dai mercati aperti al pubblico. Nel gergo finanziario, questa enorme massa di transazioni parallele, da cliente a cliente, viene definita «Over The Counter» «Over The Counter» (OTC). È il mondo ideale di chi non vuol farsi raggiungere da alcuna investigazione tributaria. In questo mondo parallelo le transazioni valgono – almeno nominalmente – decine di volte il PIL degli USA e dell’Europa.

La bolla delle moltiplicazioni del PIL è anche la bolla del connubio fra tutte le liquidità criminali, politiche e speculative. Una bolla gonfiata da operatori senza responsabilità, e perciò una bolla esentasse, del tutto priva di ricadute positive sul mondo reale. Influentissima invece in qualità di sistema bancario ombra, capace di lucrare e manovrare una contabilità devastante per chi ne subisce il flusso, fra frodi titaniche e assalti speculativi voluminosi, in mano a un clan ristretto di individui e istituti finanziari opachi.

Nonostante i membri del Superclan costituiscano una porzione così soverchiante della vera evasione fiscale, sono i primi a mettere sotto pressione “morale” gli Stati sovrani, a distribuire pagelle e ammonizioni sul debito eccessivo e i disavanzi insostenibili, da riaggiustare in qualche modo, altrimenti c’è il castigo del mancato acquisto dei bond, l’esplodere dei tassi d’interesse, infine il default.

Eppure un’imposizione fiscale su questa massa sterminata di transazioni e superprofitti parassitari – a loro modo in nero – ridimensionerebbe l’emergenza finanziaria. Si tratterebbe di ammazzare di tasse i commensali di George Soros.
v L’ostacolo però è politico. Gli Stati dovrebbero mettersi d’accordo, creare il meccanismo impositivo, mettere fuori legge certe operazioni speculative, armonizzare l’estrazione di un gettito colossale dagli intermediari che trafficano con i paradisi fiscali. Riportare insomma alla luce – ecco la vera emersione dal nero – gran parte della liquidità ombra creatasi negli ultimi decenni. Vasto programma. L’amministrazione Obama e il governo britannico non faranno passare riforme di questa portata. Non osano affrontare davvero i burattinai del sistema Over The Counter. Come Berlusconi riscopre obtorto collo chi non vorrebbe scoprire, gli evasori, allo stesso modo Obama è costretto a non ignorare il problema dei Padroni del’Universo, ma lo fa con provvedimenti molto deboli, rosicchiati da aggiustamenti lobbistici che li rendono inadatti a combattere gli speculatori.

Il comportamento dei banchieri ombra è slittato via via verso una direzione paradossale. Prima spingevano la massa del debito contando sulla funzione di garante di ultima istanza da parte dello Stato, perché lo Stato non poteva fallire. Ora scommettono proprio sul default degli Stati, se non di interi continenti.

Le probabilità di collasso sistemico a questo punto si accrescono, con scarti imprevedibili e repentini. Qualsiasi gestione “nazionale” della crisi – con tutti i prevedibili scontri fra interessi “locali” – sarebbe in partenza perdente. Il bersaglio grosso, nelle sue casematte globalizzate, se ne starebbe lì, come in effetti sta, a godersi lo spettacolo degli illusi che sognano il ritorno della crescita e intanto si disputano i denari per le cambiali.

Pino Cabras
Fonte: www.megachipdue.info/
Link: http://www.megachipdue.info/tematiche/kill-pil/3813-vasto-programma-ammazzare-di-tasse-i-commensali-di-soros.html
29.05.2010

ComeDonChisciotte – SOLO GLI HEDGE FUND SUL BANCO DEGLI IMPUTATI ?

Fonte: ComeDonChisciotte – SOLO GLI HEDGE FUND SUL BANCO DEGLI IMPUTATI ?.

La mossa della Merkel

DI MORENO PASQUINELLI
sollevazione.blogspot.com

La “tigre di carta” europea e la crisi dell’asse carolingio ?

«C’è da dubitare che il tentativo protezionistico tedesco vada a buon fine. Le barriere anti-speculative adottate rischiano di essere travolte come un fuscello dalla piena in arrivo, poiché, appunto, la “speculazione” non è una patologia momentanea, una alterazione maligna di un corpo sano, quanto invece il modus essendi e operandi del sistema capitalistico occidentale giunto al suo estremo grado di bulimia. Qui sta il busillis: siamo in presenza di sistema segnato dalla tendenza compulsiva a fare profitti senza però creare plusvalore, ovvero della metastasi per cui la sfera finanziario-creditizia, cresciuta in misura abnorme, non è più un supporto alla creazione di plusvalore, ma un gigantesco parassita che succhia plusvalore alla sfera produttiva per ingrassare quella improduttiva. Il tardo-capitalismo portava in seno un mostro che ora lo sta divorando dall’interno».

Le borse hanno accolto in maniera minacciosa la decisione tedesca di vietare, a partire dalla mezzanotte del 19 maggio al 31 marzo 2011 le cosiddette “short selling” (vendite allo scoperto o a nudo) sulle obbligazioni pubbliche, i Cds (Credit default swap) e le azioni di dieci grandi gruppi finanziari (bancari e assicurativi) tedeschi. (1) La notizia ha causato il secondo crollo borsistico in una settimana: 144 Mld di euro bruciati nella seduta del 19 maggio seguita all’annuncio della Merkel.

Decisione unilaterale

Anche in questo caso l’Unione europea ha dimostrato di essere una “tigre di carta”, un gigante dai piedi di argilla. Quella presa dal governo tedesco, condannata come “mossa folle” dai trader degli Hedge fund colpiti al cuore, doveva infatti essere adottata da tutta l’Eurozona. I giornali del 19 maggio davano infatti per scontato che l’embargo ai danni degli “speculatori” sarebbe stato adottato dal vertice Ecofin (l’insieme dei Ministri dell’Economia e delle Finanze dei 27 stati membri della Unione europea riuniti in seno al Consiglio) riuniti a Bruxelles.
Non solo per la prevedibile opposizione della fronda inglese ma anche di Parigi il vertice si è concluso con una netta e rivelatrice spaccatura.
Il fatto assolutamente nuovo e sorprendente è che la Germania, anche al costo di spezzare l’asse carolingio, ha deciso di procedere in maniera unilaterale. Una forzatura che la dice lunga su quanto sia traballante l’Unione europea, e sul rischio che le ferite causate dalla crisi, invece di cicatrizzarsi dopo le ciclopiche misure di salvataggio adottate domenica 9 maggio, rischino di andare in cancrena, con buona pace dei sogni europeisti.
Ognuno per sé Dio per tutti, questo è con ogni evidenza il motto che campeggia oramai all’ingresso di quella grande scenografia che è l’Unione.

Di cosa si sta parlando

La “vendita allo scoperto” è in effetti un derivato, una delle armi, se non di distruzione di massa, certamente più letali preferite da quella che convenzionalmente si chiama “speculazione finanziaria”. Più sotto una scheda quanto mai precisa, ed è bene, non fosse che per capire come funzioni il turbo-capitalismo (quello che noi chiamiamo meta-capitalismo, nel senso duplice di un sistema che sta oltre il capitalismo classico e di un sistema affetto da metastasi) che il lettore abbia la pazienza di leggerla, vincendo l’ostacolo rappresentato dai tecnicismi. (2)

Provo a semplificare. Poniamo il caso che io sia uno scopertista e che preveda una fase discendente dei mercati finanziari. Il mio problema è come guadagnare nonostante il momento ribassista che fa appunto scendere i valori dei titoli o delle azioni. Ecco cosa faccio: compro dei titoli (di norma da banche o da altri intermediari finanziari) che rimborserò domani ma che sono certo di riuscire a vendere oggi. Poniamo che il costo di mercato del titolo è oggi di 100 euro. Poniamo ora due condizioni: che riesco a vendere subito il titolo a 100 euro mentre azzecco il pronostico per cui il titolo, domani, quando dovrò rimborsare il mio venditore, sarà sceso al valore di mercato di 80 euro. Essendo che dovrò rimborsare 80 euro mentre ho venduto a 100, avrò ottenuto un profitto di 20 euro. Va da sé che nel caso contrario, nel caso avessi sbagliato il pronostico e avessi piuttosto un aumento del valore di mercato del titolo, avrei una perdita.
Moltiplicate questa operazione per qualche milione e avrete guadagni astronomici o, al contrario, perdite equivalenti.

Il problema è che questo meccanismo, già mefistofelico di per sé, è diabolico per almeno altre due ragioni. Perché ad esso ricorrono potenti attori dei mercati finanziari, tra cui gli hedge fund (ma su questo torneremo), che nel caso in cui concordino le loro scorrerie, possono non solo svuotare le casse degli istituti e degli stati da cui acquistano short, ma determinare con le loro mosse a larga scala il paventato ciclo ribassista. La classica profezia che si autoavvera.

Solo gli hedge fund sul banco degli imputati?

La mossa tedesca è stata presentata dalla Merkel come un attacco e una punizione per gli hedge fund speculativi cosiddetti macro-globali. Si sa di chi si sta parlando: Paulson & Co. (35 miliardi di dollari gestiti), Soros Fund (27 Mld), Sac Capital Advisors (16 Mld), Moore Capital (14 Mld), Tudor Investments (11 Mld). Ovvero la famigerata cricca americana, quella della famosa cenetta newyorhese di inizi febbraio, quando di concerto decisero di giocare, proprio usando lo strumento degli short selling, alla fine dell’Euro.

Ora, che questi hedge fund predatori giochino un ruolo cruciale non vi può essere dubbio. Dopo la famosa cenetta, ovvero tra febbraio e maggio, i contratti derivati che scommettono sulla caduta dell’euro, sono diventati più di 103 mila, un record assoluto. (Financial Times del 16 maggio).
Tuttavia quello degli hedge fund rischia di essere un dietrologico capro espiatorio, o meglio, un alibi per camuffare la realtà, ovvero quanto grave sia la patologia che affligge tutto il sistema.
Già Walter Ricolfi il 15 maggio faceva notare: « Per quanto sia probabile che gli hedge, come qualsiasi investitore di breve periodo che abbia cognizione dei mercati, stiano giocando al ribasso sulle diverse attività europee, è difficile credere che fondi che detengono appena il 2,5% degli asset internazionali possano condizionare così pesantemente i mercati E’ più verosimile che la pressione vendite sia arrivata dai fondi pensione americani, dalle banche statunitensi e pure da quelle europee». (Il Sole 24Ore)

Non quindi solo i cattivi hedge fund, che comunque muoverebbero nella sola Ue la cifra di 250 Mld di euro (Corriere Economia del 19 maggio), ma pure fondi pensione e banche, non solo a stelle e strisce ma pure europee, pur di fare tanti quattrini e subito, pur di sostenere i loro bilanci traballanti, nonché i grandi fondi sovrani asiatici aggiungo io, scommettono sulla fine dell’euro e dell’Unione.
Afferma un operatore finanziario: «I veri hedge, nel senso spregiativo del termine, non siamo noi, ma i desk di trading proprietari delle grandi banche americane. Il cambio euro-dollaro, quello nel mirino degli speculatori, rappresenta uno dei mercati più liquidi (leggi più lucrosi e breve) al mondo, che nemmeno tutti gli hedge fund riuscirebbero a smuovere. Le banche invece, hanno una forza d’urto sufficiente, speculano per sostenere i bilanci. A New York si scommette sull’affossamento dell’euro». (La Stampa del 20 maggio).

Dova sta il busillis?

La mossa della Merkel indica fino a che punto la Germania tremi, cioè fino a che punto anche a Berlino si consideri realistica la fine dell’euro. Vedremo nelle prossime settimane se la linea gotica messa su dai tedeschi, riuscirà a reggere l’urto dell’ondata speculativa. E’ lecito dubitarne. La mossa probabilmente, non è nient’altro che una manovra preventiva per contenere i danni del crollo che europeo che viene, anzitutto pensata per salvare le chiappe alle banche tedesche, che sono i principali acquirenti dei titoli di stato della stessa Deutsche Bank, per non dire dei titoli greci, spagnoli, portoghesi e italiani a rischio di insolvenza che esse hanno in pancia.
Una mossa che è un avvertimento a nuora (gli hedge) affinché suocera ( i PIIGS) intenda. Non è un caso che la Cancelliera, contestualmente alle misure anti-speculative abbia perentoriamente affermato: «L’Europa ha bisogno di una nuova cultura della stabilità», lasciando intendere che la Germania si pone d’ora in avanti come sentinella del più estremo rigore finanziario e della più severa austerità, anche al costo di riscrivere tutti i Trattati, anche al costo di seppellire l’euro.

C’è da dubitare che il tentativo protezionistico tedesco vada a buon fine. Le barriere anti-speculative adottate rischiano di essere travolte come un fuscello dalla piena in arrivo, poiché, appunto, la “speculazione” non è una patologia momentanea, una alterazione maligna di un corpo sano, quanto invece il modus essendi e operandi del sistema capitalistico occidentale giunto al suo estremo grado di bulimia. Qui sta il busillis: siamo in presenza di sistema segnato dalla tendenza compulsiva a fare profitti senza però creare plusvalore, ovvero della metastasi per cui la sfera finanziario-creditizia, cresciuta in misura abnorme, non è più un supporto alla creazione di plusvalore, ma un gigantesco parassita che succhia plusvalore alla sfera produttiva per ingrassare quella improduttiva. Il tardo-capitalismo portava in seno un mostro che ora lo sta divorando dall’interno.

Moreno Pasquinelli
Fonte: http://sollevazione.blogspot.com/
Link: http://sollevazione.blogspot.com/2010/05/la-mossa-della-merkel.html
21.05.2010

Note

(1) Deutsche Bank, Commerzbak, Deutsche Börse, Generali Deutschland, Aareal Bank Group, Allianz, Postbank, Munich RE, MLP, Hannover rüch

(2)«La vendita allo scoperto, chiamata anche short selling (o semplicemente short) oppure vendita a nudo, è un’operazione finanziaria che consiste nella vendita, effettuata nei confronti di uno o più soggetti terzi, di titoli non direttamente posseduti dal venditore. Difatti tali titoli, solitamente forniti da una banca o da un intermediario finanziario, durante lo short selling vengono istantaneamente prestati dal loro fornitore al venditore allo scoperto (chiamato anche scopertista o short seller oppure venditore a nudo) e quindi subito venduti da quest’ultimo. Pertanto la vendita allo scoperto si configura come un prestito non di denaro bensì di titoli e, come solitamente accade in quello di denaro, vi è un interesse da corrispondere al datore del prestito. L’ammontare dell’interesse da pagare cresce in relazione all’aumento della durata di questo prestito di titoli, poiché chi effettua la vendita a nudo deve, entro una certo lasso temporale, acquistare sul mercato (quindi a prezzo di mercato) i titoli rifondendoli così al prestatore: operazione tecnicamente definita ricopertura dello scoperto. Per l’acquirente lo short selling attuato dal venditore è praticamente invisibile e perciò ininfluente, sicché per il compratore non vi è differenza tra i titoli acquistati da una vendita allo scoperto o non allo scoperto.

Siccome l’incasso generato dalla vendita dei titoli è antecedente rispetto al momento del loro effettivo acquisto da parte del venditore, lo short selling viene effettuato quando lo scopertista prevede che il costo della loro successiva acquisizione sul mercato (quella destinata alla ricopertura dello scoperto, cioè a rifondere il datore del prestito) sarà inferiore al prezzo precedentemente incassato (e di solito tale controvalore ricevuto viene provvisoriamente posto a garanzia sullo short fino a ricopertura eseguita). In questo caso il rendimento complessivo dell’operazione di short selling sarà risultato in profitto. Se, al contrario, il prezzo dei titoli aumenta durante il tempo del prestito, il rendimento dell’operazione sarà risultato in perdita. Per tale ragione la vendita allo scoperto si effettua principalmente quando i mercati azionari si trovano in una fase discendente, da qui il nome “short” (tr. “breve” altrimenti “mancanza”, “insufficienza”) poiché storicamente le fasi discendenti dei mercati finanziari hanno una durata più breve e sono meno numerose delle fasi ascendenti. Quindi la tecnica dello short viene normalmente considerata come un’operatività finanziaria di tipo prettamente speculativo e orientata verso un orizzonte temporale d’investimento di breve periodo. Per questo è generalmente sconsigliabile usare lo short selling come tecnica d’investimento di medio e lungo termine.

Il titolo scende: risultato in profitto

– lo short seller vende allo scoperto 1 azione della società “x”: l’azione viene istantaneamente prestata dal fornitore del titolo allo short seller che subito la vende al prezzo sul mercato di 100 euro;
– successivamente il prezzo dell’azione scende a 80 euro;
– per terminare lo short selling il venditore a nudo acquista 1 azione della società “x” a 80 euro, cioè a prezzo di mercato, effettuando quindi l’operazione di ricopertura dello scoperto: l’azione viene così istantaneamente ceduta al prestatore per rifonderlo del titolo che egli aveva fornito allo short seller.

In questo caso lo short è risultato in profitto di 20 euro, ai quali viene automaticamente sottratto l’interesse da corrispondere al datore del prestito.

Il titolo sale: risultato in perdita

– lo short seller vende allo scoperto 1 azione della società “x”: l’azione viene istantaneamente prestata dal fornitore del titolo allo short seller che subito la vende al prezzo sul mercato di 100 euro;
* successivamente il prezzo dell’azione sale a 120 euro;
* per terminare lo short selling il venditore a nudo acquista 1 azione della società “x” a 120 euro, cioè a prezzo di mercato, effettuando quindi l’operazione di ricopertura dello scoperto: l’azione viene così istantaneamente ceduta al prestatore per rifonderlo del titolo che egli aveva fornito allo short seller.

In questo caso lo short è risultato in perdita di 20 euro, ai quali viene automaticamente aggiunto l’interesse da corrispondere al datore del prestito».
(da Wikipedia)

ComeDonChisciotte – E ORA, CHI PAGA ?

Fonte: ComeDonChisciotte – E ORA, CHI PAGA ?.

DI FELICE CAPRETTA
informazionescorretta.blogspot.com

Euforiche le borse mentre scriviamo rimbalzano tutte in area positiva.
Il comportamento ricorda il paziente maniaco-depressivo, probabilmente non a caso.

Le borse stanno rimbalzando perchè ieri, nel cuore della notte e dopo 14 ore di riunione, l’Ecofin ha partorito le misure di salvataggio della zona euro.

Si tratta di poco più che una grida manzoniana.

Il programma di salvataggio vale 720 MLD EUR, praticamente un trilione di dollari.

Anche se…guardando nel dettaglio la decisione dell’Ecofin, ci ricorda improvvisamente di qualcosa di già visto su due fronti: da una parte, ricorda molto da vicino il TARP di Hank Paulson, ex Goldman Sachs, all’indomani del crollo di Lehman Brothers. Dall’altra, ci ricorda il salvataggio in extremis delle sponde greche fatto dall’Unione Europea.

Si tratta in pratica dell’impegno da parte degli stati a sborsare 440 MLD EUR, più 220 MLD EUR da parte del FMI, più qualcosina dalla Commissione Europea. Più, l’impegno della BCE ad acquistare titoli di stato dei paesi in difficoltà.

Tre cose:

1) Gli accordi sono da definire, come per la Grecia, su base bilaterale.

Vale a dire che, se il Portogallo affonda, ci saranno Italia e Germania e Francia etc che presteranno soldi al Portogallo. Non c’e’ una istituzione o un fondo unico che si occupa dell’erogazione degli aiuti.

Fortunatamente non ci sarà, dunque, un altro capobastone con un enorme potere che esercita con i soldi dei cittadini europei.

Questo, per contro, è foriero di una generalizzata lentezza di erogazione dei salvataggi in caso di necessità (mettete daccordo 8 stati, se ci riuscite). Se credete nell’euro, questa lentezza di risposta è uno svantaggio. Se non credete nell’euro, è un vantaggio.

2) E ora, chi paga?

Il più grosso dubbio che ci attanaglia è il solito: visto che nessuno ha spiegato da dove spunteranno questi 440 e passa mila miliardi di euro, dobbiamo presumere che arriveranno da altro debito. La qual cosa, come ormai sappiamo, consiste nel scavare una buca più grande per coprire una buca più piccola.

Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine.

3) E ora, chi stampa?

La BCE, contravvenendo al principio del Trattato che sancisce la proibizione di prestiti dalla BCE agli Stati Membri, si impegna ad acquistare titoli di stato e obbligazioni dagli stati e dalle aziende a rischio dell’eurozona.

Il che ci riconduce all’affermazione precedente: e ora, chi paga?

La BCE percorre la folle strada già percorsa dalla Fed di Bernanke: stampare denaro, tanto denaro. Che tanto, finchè l’economia rallenta e va in deflazione e le banche non prestano, non c’e’ il rischio di avere immediatamente iperinflazione.

E’ così, è la solita ricetta già vista.

Un’economia affossata dal debito, in crisi di debito, a cui viene addossato altro debito. Solo un modo per rimandare in là di qualche ora cio’ che è inevitabile, e peggiorare ed ingigantire il botto finale o la lunga discesa senza freni.

I mercati festeggiano l’Unione che rimette nel congelatore la cena già decotta, congelata nel 2008, scongelata più volte passando per Dubai, e poi ricongelata, infine scongelata settimana scorsa con un odore di marcio che non si sa.

Mai ricongelare una cosa scongelata, lo diceva sempre la mamma.
Perchè nel frattempo continua a marcire, e quando si scongela è da buttare.
Certo, mentre è lì nel freezer sembra normale.

Fino a quando non si scongela di nuovo
Fino a quando la corrente non salta.
Fino a quando…
Fino a quando…

Finchè dura.

Saluti felici

Felice Capretta
Fonte: http://informazionescorretta.blogspot.com
Link: http://informazionescorretta.blogspot.com/2010/05/euforiche-le-borse-mentre-scriviamo.html
10.05.2010

Titolo originale: “Ecofin, i risultati “

A lezione di libero mercato

Fonte: A lezione di libero mercato.

CONFESSIONI DI UN NICHILISTA DI WALL STREET
Dimenticatevi Goldman Sachs, tutta la nostra economia è costruita sulla frode.

C’è stato uno strano momento la settimana passata durante il discorso del presidente Obama al Cooper Union College. Lui era lì, a strisciare dinanzi a una casta di criminali di Wall Street, tra cui il capo della Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, implorando “Guardate dentro il vostro cuore!”, come John Turturro in Crocevia della morte quand’ecco che all’improvviso il Presidente degli Stati Uniti ha sganciato la sua bomba: “Le sole persone che devono temere le misure di controllo e trasparenza che stiamo proponendo sono quelle la cui condotta non supererebbe tale supervisione”.

Il Grande Segreto, ovviamente, era che nessuna creatura vivente entro un raggio di 100 miglia dal Cooper Union avrebbe potuto superare questa supervisione: né questa supervisione, né una supervisione di qualunque altro tipo. Punto. Non solo in un raggio di 100 miglia, ma in qualunque luogo in cui ancora sopravvivano…

tracce di vita economica in questi 50 stati federati, il semplice odore della supervisione farebbe l’effetto di un gas nervino su ciò che rimane dell’economia. Perché nel 21° secolo, la frode è qualcosa di tipicamente americano quanto lo sono il baseball, la torta di mele e la Chevrolet Volts; la frode è tutto ciò che ci resta, amici. Spaventate la frode con le “supervisioni” di Obama e l’intero schema piramidale collasserà in un mucchietto di cambiali bruciacchiate.

Ecco come un mio conoscente, socio di un gruppo Private Equity, descrive la situazione: “Chiunque provasse a far scoppiare questa bolla della frode, dovrebbe fuggire sul primo volo in partenza più velocemente di quanto la famiglia Bin Laden abbia lasciato il Kentucky a bordo dei propri jet dopo gli eventi dell’11/9”.

Ed è per questo, secondo il tizio del Private Equity, che la recita con cui la SEC ha accusato Goldman Sachs di frode non è altro che un bluff negoziale mirante a fornire agli uomini di Obama un qualche strumento di pressione, o almeno a tentare di fornirglielo. Il mio conoscente ha escluso ogni possibilità che le indagini sulla frode possano coinvolgere altri conclamati criminali come Deutsche, Merrill, Paulson & Co., la Magnetar legata a Rahm Emanuel e così via.

“Tu non capisci, Ames. Perfino Khuzami, il tizio della SEC che si occupa del caso Goldman, è un truffatore; quello stronzo era Direttore degli Affari Legali della Deutsche quando la Deutsche ha fatto con le CDO gli stessi giochetti della Goldman. Non ti rendi conto quanto in profondità arrivi questa faccenda”.

E’ evidente che ci sono un sacco di persone consapevoli di quanto putrescenti siano diventate le cose, ma esse non osano ancora riconoscere l’enormità della truffa economica, preferendo baloccarsi con accuse specifiche.

La mia posizione su questo argomento era: “Bene, allora incriminiamo anche questi farabutti, non vedo dove sia il problema”.

Questo era esattamente ciò che affermavo una settimana fa, durante la schermaglia verbale con questo mio conoscente. Abbiamo dato vita ad una scenata in un ristorante yuppie di Midtown, discutendo quanti danni Wall Street avesse provocato e quali misure intraprendere per porvi rimedio.

La posizione del mio interlocutore era indifendibile, così decise di cambiare tattica.

“OK, Ames, quali banchieri vorresti incriminare? Stai dicendo che sono tutti colpevoli, no? Allora, quali di loro vorresti perseguire? Due di loro? Tre? La metà?”.

“Tutti, nessuno escluso. Rinchiuderli in una delle loro belle prigioni private”.

“Non succederà mai, Che”.

Che? A me? Senti, Scarface, io credo nella legge e nell’ordine. Nessuno di voi degenerati delle Private Equity ci crede più?”

“OK, facciamo un patto, Che. Io ti spiego questa cosa lentamente e con calma, in modo che perfino un hippie rintronato come te possa capirla. Stammi dietro, sarà un po’ complicato. Sei pronto?”.

E così cominciò:

“Bene, supponiamo che un bel giorno il governo dica ‘Ehi, sapete, dovremmo dar retta al Che, incriminiamo ogni azienda e ogni esecutivo su cui i nostri uomini riescono a raccogliere prove. Perché cavolo, le cose che contano sono la legge e la giustizia uguale per tutti, proprio come dice il nostro Che’. OK, questo significherebbe naturalmente incriminare ogni attore finanziario di qualche rilievo, così loro fanno fuori Goldman Sachs, fanno fuori Citigroup, JP Morgan, BofA… e anche i grandi fondi che sono almeno altrettanto colpevoli, se non di più. Così tolgono di mezzo Pimco, Blackrock, Citadel… magari incriminano anche Geithner e Summers e sbattono dentro un po’ degli scagnozzi di Bush… va bene?”.

“Peccato che qui non vendano del popcorn, sta diventando divertente”.

“OK, lo sai che cosa avrai ottenuto a questo punto? Avrai ottenuto il totale affondamento dei mercati. Ricordi cosa successe dopo il collasso della Lehman? Ti ricordi quanta popolarità ne ricavarono i politici di Washington? E ti chiedi ancora perché abbiano sputato fuori un trilione di bigliettoni? Temevano per la propria vita; ecco perché hanno votato a favore del salvataggio. Al loro posto tu avresti fatto la stessa dannata cosa. Se incriminassimo chiunque si sia reso colpevole di frodi e ruberie, il crollo del mercato a cui questo paese dovrebbe assistere farebbe sembrare il 2008 un teatrino per bambini. Apri quella lattina di vermi denominata “Frode” e l’intera fottuta economia va in malora. Tanto varrebbe incriminare la gente perché si masturba. Nessuno potrebbe sapere quando si fermeranno le indagini e chi sarà il prossimo ad essere incriminato. Tutti passerebbero all’incasso e il mercato affonderebbe a zero. E indovina cosa succede se il mercato affonda a zero? Ogni dannato americano con un piano pensionistico o con un portfolio di investimenti o con un 401k… ogni piano pensionistico del paese, i fondi pensione di ogni insegnante, di ogni pompiere, fino all’ultimo centesimo, verrebbero spazzati via. Questo ci ha insegnato il crollo della Lehman”.

Ci ha insegnato? Non ci ha insegnato un bel niente, a parte che viviamo in un paese governato da maniaci”.

“Gesù Cristo, Ames! Sei perfino più ingenuo degli idioti che hanno provocato il fallimento della Lehman. Voglio dire, veramante nessuno riesce a capire quanto sia grande il casino che questi idioti hanno fatto con la Lehman? E’ stato il casino più grosso che si sia mai visto in questo emisfero! Il Segretario di Stato Paulson e il capo della Fed, Bernanke, si grattavano il culo senza sapere cosa fare, e alla fine hanno detto: ‘Ok, in teoria noi dovremmo essere una libera economia di mercato e dovremmo essere i Repubblicani; quindi, una volta tanto, proviamo a fare qualcosa di diverso, visto che tutto il resto non funziona. Andiamo controcorrente e mettiamo alla prova questa storiella del “libero mercato”. Chi lo sa? Magari il “libero mercato” funziona sul serio nel modo che noi andiamo dicendo da sempre. Visto che nient’altro sembra funzionare, lasciamo che sia il “libero mercato” a decidere del destino della Lehman. Magari scopriamo che il socialismo corporativo non è la risposta giusta’. Così spediscono la Lehman sul libero mercato e… BAM! La merda colpisce le pale del ventilatore. Non dico stronzate, amico: il libero mercato è una favola per i coglioni, non ve l’ha spiegato il babbo a voi idioti? Non solo è crollata la Lehman: è crollato tutto. E’ crollata la fiducia nell’intero sistema. Ed è questo che sto cercando di spiegare ai sempliciotti come te: la nostra economia è fondata su una questione di fede. Non chiedermi come siamo arrivati a questo, non è importante”.

Io cercavo di dire qualcosa per insultarlo, ma lui sovrastava la mia voce, caracollando in avanti mentre metteva a nudo i denti bianco laser.

“Lo so cosa stai per dire, che tu, Ron Paul e tutti i samaritani liberisti strafatti di canapa ve l’eravate già immaginato. Ma quello che io sto dicendo è che, quando non c’è più fede, per un gioco fondato sulla fede è la fine. E’ questo che la Lehman ha mostrato a tutti. Ogni operatore della finanza si è trovato all’improvviso di fronte al problema fondamentale: quest’intera fottuta economia è fondata sulla fede, sulle menzogne, sull’immondizia. Così, quando la Lehman è crollata, ogni operatore è stato colto dal panico e ha pensato: ‘Se la Lehman non era altro che uno schema Ponzi – e so bene che io stesso sto manovrando uno schema Ponzi – cazzo, allora vuol dire che anche tutti gli altri stanno giocando con uno schema Ponzi! Si salvi chi può!’. Nessuno si fidava più di nessun altro, tutti si ritiravano dal gioco e l’intera economia globale è crollata all’improvviso. E questo significa che i tuoi genitori, i miei genitori, qualunque insegnante, pompiere, qualunque persona che stava per andare in pensione in questo paese, qualunque profitto su qualunque attivo, sono stati cancellati.

“E questo è ciò che sto cercando di farti capire: nel mondo degli adulti, quando i risparmi di un intero paese vengono spazzati via a causa di un manipolo di benpensanti, dei loro testi di legge e delle stronzate sul libero ed equo mercato di Thomas Jefferson, questo è un grosso problema. Alla gente non importa un cazzo di Jefferson e del suo mercato libero ed equo. Vuole solo che i suoi risparmi valgano qualcosa. E la gente ha ragione: Jefferson era un imbecille. Avrebbe dovuto fare il cantante folk, non il fottuto Padre Fondatore. Ma ecco un’altra cosa che proprio non riesci a capire: il punto è che se uno distrugge questa economia perché “è questa la cosa giusta da fare”, allora dovrà scappare per tutta la vita; e qualsiasi presidente o partito politico che si trovi al potere nel momento in cui viene presa questa decisione, dovrà dire addio al potere per i prossimi 200 anni. E’ per questo che Washington è andata in panico e ha fatto passare il bailout; non volevano essere loro i fessi che tutte le vittime dello schema Ponzi avrebbero incolpato di aver fatto crollare lo schema Ponzi, così hanno rotto il vetro e hanno pompato nel sistema un nuovo e più grande schema Ponzi. E’ stata una costosa lezione da 14 trilioni di dollari: ‘State alla larga dagli esperimenti col libero mercato, coglioni!’. Quanto sarete fessi voialtri per credere davvero a questa cazzata del libero mercato? Il problema sorge quando gli uomini al potere sono abbastanza fessi da dare retta alla gente come te: agli idealisti libertari e ai Repubblicani altruisti del libero mercato, i quali si sono dimenticati che il loro compito sarebbe quello di mentire. Svegliatevi!”.

“Libertario io? E da quando sarei un libertario?”.

“E’ quello che sto dicendo: gli scemi come te non sanno più nemmeno chi sono. Si dimenticano che dovrebbero solo raccontare un mucchio di balle su tutte quelle stronzate libertarie del libero mercato e tenerle ben lontane dalla politica. E invece, anziché limitarsi a mentire sul libero mercato incoraggiando segretamente la Lehman, questi idioti hanno provato sul serio a realizzare il miracolo del libero mercato, e così ci è toccato sborsare 14 trilioni di dollari soltanto per scoprire quello che io avrei potuto dirgli gratis, e cioè: ‘Ehi, coglioni, il vostro lavoro dovrebbe essere l’ipocrisia, OK? Dovreste mentire sul libero mercato con la vostra lingua biforcuta, non provocare terremoti per andar dietro agli idealismi libertari! Non siete pagati per credere in qualcosa. Il vostro lavoro è quello di andare di fronte al pubblico e raccontare bufale sul libero mercato. Punto”.

“E che cazzo ci vorrà mai? Guarda la mia faccia: con una metà dici una cosa, e con l’altra fai quella opposta. Chiaro? Lascia che siano gli altri a lamentarsi, a frignare ‘Ooh, che ingiustizia, ooh, il salvataggio, il socialismo, la corruzione’. Questo è ciò che fanno i perdenti: si lagnano per tutto il tempo. Come te ad esempio, Che. Non fai altro che frignare, e guardati: puoi per caso permetterti di pagare il conto di questo pranzo? Esiste forse qualche libertario sulla faccia della Terra che possa permettersi un pasto decente a Manhattan? E adesso guarda me: io sono un ipocrita. Cazzo se lo sono! Racconto balle ogni giorno della mia vita, racconto balle a me stesso perfino mentre dormo. Cavolo, le sto raccontando anche a te in questo preciso momento, anzi non so nemmeno più che cazzo sto dicendo, tanto sono abituato a mentire. E chi è di noi due quello che ha l’American Express? Chi è che pagherà il conto stasera? Quelli che hanno il potere, quelli come me, abituati a mentire. Capito? Mentire, to lie, come ‘il massacro di My Lai’, come ‘My Lai-senza libero mercato sono guai’. Il tuo compito è quello di distrarre gli allocchi con le cazzate sul libero mercato, perché – qualunque ne sia il motivo – è questo ciò che loro vogliono sentire. Non importa quali bubbole gli dai a bere, finché queste bubbole riescono a mantenerli in trance. Dopodiché, dietro le quinte, tu puoi fare l’esatto contrario: manipolare il gioco, coprire il tal problema qui con quei fondi là, spostare un po’ di merda in giro, scremare i budget e finanziare il sistema, coprire l’immondizia più grossa e ogni tanto dare un fallito in pasto ai lupi per tenere vivo l’interesse del pubblico. E’ così che funziona il sistema e qualsiasi persona che abbia raggiunto l’età adulta lo capisce. E se qualcuno non lo capisce, può sempre crearsi una bella chat libertaria online e frignare con i suoi amichetti libertari sul libero mercato e su Jekyll Island, ‘Gnààààà, non è giusto, gnààààà!’”.

“Che c’è di male a essere libertari?”

“E’ solo che a me sembrate tutti uguali. Libertari, hippie, c’è davvero una differenza? State tutti a frignare ‘Non è giusto, amico! Ooh! Non puoi farlo, questa è truffa, questa è corruzione, ooh no!’. Oppure: ‘La diseguaglianza di reddito, amico; Goldman Sachs ci controlla tutti, amico; questo è socialismo per ricchi; è tutto così spaventoso per il mio cervellino di libertario ritardato di 5 anni!’. No, sul serio, tutte le volte che incontro un libertario come te…”

“Senti, non sono un fottuto libertario, OK? Voglio una redistribuzione della ricchezza. In che lingua te lo devo dire? Io-redistribuzione. Io-Buon Governo. Voglio collettivizzare il denaro dei vostri profitti perché sono un invidioso parassita. Sei in grado di processare una singola parola di quel che sto dicendo, Spaz?”

“Uh-uh, certo, come vuoi. Cioè, io credo sia fantastico che tu e i tuoi amici siate riusciti a imparare a memoria La strada verso la schiavitù fra un episodio di Star Trek e l’altro. No, davvero, sono felice per voi. Già, siamo tutti così orgogliosi. Ma il punto è questo: noi adulti, in questo momento, siamo molto, molto occupati a cercare di rimediare al casino liberista che voi avete combinato con quella vostra mossa della Lehman. Quindi, perché non ve ne andate un po’ sulle vostre chat libertarie a chiacchierare di Jekyll Island e di gold standard? Questo vorrebbe dire molto per noi. E fatemi un fischio quando avete capito tutto, okay? Sparite solo dalla mia fottuta vista e lasciate lavorare gli adulti”.

La discussione degenerò in un battibecco ben più crudo e personale di questo, ma quando la nostra schermaglia verbale ebbe fine – e lui ebbe pagato il conto – io ripensai a ciò che aveva detto, e tutto aveva molto più senso. La frode è divenuta così endemica in questo paese che ha finito per fondersi con il DNA dell’America, creando una relazione simbiotica che non può essere spezzata senza uccidere l’organismo ospite. Se la spingeranno ancora oltre, l’intera economia americana potrebbe crollare, gli attivi patrimoniali potrebbero dissolversi e ciò significherebbe dover affrontare decine di milioni di pensionati e baby boomers incazzati neri. Come dicono i tipi di Wall Street: “Chiunque si renderà responsabile dell’esplosione di questa ennesima bolla mettendo a nudo tutte le frodi (e mandando a picco i mercati), non solo si ritroverà spodestato dal potere per almeno una generazione, ma dovrà sottoporsi ad un radicale intervento di chirurgia facciale e cercare asilo in qualche luogo remoto. Nessuno desidera essere colui che farà una cosa simile, ed è per questo che essa non si verificherà”.

Potrebbero anche aver ragione, ma tutte le bolle prima o poi scoppiano e tutti gli schemi Ponzi sono destinati a crollare ad un certo momento. L’unica incognita è quando. Per quelli di noi che non sono alla vigilia della pensione, prima arriverà questo giorno della verità e prima potremo farci i conti, meglio sarà per tutti.

The New York Press
traduzione di Gianluca Freda

ComeDonChisciotte – LE QUATTRO CRISI DURATURE DEL SECOLO: E’ COSÌ CHE VIVONO GLI UOMINI ?

Fonte: ComeDonChisciotte – LE QUATTRO CRISI DURATURE DEL SECOLO: E’ COSÌ CHE VIVONO GLI UOMINI ?.

DI CHEMS EDDINE CHITOUR
Mondialisation.ca

“Vedo una folla innumerevole d’uomini simili ed eguali che girano su sé stessi senza riposo, per procurarsi piccoli e volgari piaceri dei quali riempiono le loro anime. Ognuno di loro preso a parte è come estraneo al destino di tutti gli altri; i suoi bambini ed amici formano per lui tutta la specie Umana…”.
Alexis de Tocqueville, “De la démocratie en Amérique

Queste righe, scritte oltre 150 anni fa’ da Tocqueville, non fanno una piega; tanto da credere che non è il capitalismo ad essere degenerato nel corso del tempo, che esso sia stato originariamente contro il fattore umano. Vorrei interrogarmi sull’aspetto che mi sembra veramente importante: descriverlo come derivato, in ogni caso, dall’insaziabilità degli uomini che fanno di tutto per arricchirsi, quale che sia il prezzo materiale o morale da pagare. Fra gli indicatori dell’intollerabile ingiustizia alimentare, non si può non citare la stretta delle multinazionali sul mercato della fame.

Come scrive giustamente il sociologo e giornalista Esther Vivas:

« Il modello alimentare attuale, lungo tutta la catena dal produttore al consumatore, è sottomesso ad una forte concentrazione, monopolizzato da una serie di corporazioni agro-alimentari transnazionali, che fanno passare i loro interessi economici prima del bene pubblico e della comunità. Il sistema alimentare non corrisponde più, oggi, ai bisogni dell’individuo nella produzione durevole basata sul rispetto dell’ambiente. E’ un sistema il cui intero processo ha le sue radici nella logica capitalistica – la ricerca del massimo profitto, l’ottimizzazione dei costi, lo sfruttamento della forza lavoro. I bene comuni come l’acqua, le sementi, la terra, che da secoli appartenevano alle comunità, sono stati privatizzati, sottratti dalle mani del popolo e trasformati in moneta di scambio a disposizione di chi offre di più… Di fronte ad un simile scenario, i governi e le istituzioni internazionali sono legati ai disegni delle multinazionali e ne sono divenuti complici, complici di un sistema alientare legato ad una produzione non durevole e privatizzata. (…) »

Nell’affrontare il problema delle carestie ricorrenti, prosegue:

« La crisi alimentare che si è verificata nel corso degli anni 2007-2008, col forte aumento del prezzo degli alimenti di base, mette in evidenza la vulnerabilità estrema del modello agricolo alimentare attuale. Secondo la FAO, questa crisi alimentare ha ridotto alla fame 925 milioni di persone… (…) Tenuto conto di tali dati, non è sorprendente che un’ondata di rivolte della fame ha attraversato il Sud, perché sono proprio i prodotti dei quali si nutrono i poveri che hanno conosciuto i rialzi più importanti. (…) Il problema oggigiorno, non è la mancanza di cibo, ma l’impossibilità d’ottenerlo. In effetti, la produzione mondiale di cereali è triplicata dagli anni 1960, mentre la popolazione mondiale è solo raddoppiata. »

Da una crisi all’altra…

Questo aumento è dovuto ad altri fattori?

« E’ vero, prosegue Esther Viva, che le cause congiunturali permettono di spiegare in parte l’aumento spettacolare dei prezzi nel corso degli ultimi anni: la siccità ed altri fenomeni meterologici, legati ai cambiamenti climatici, hanno toccato i paesi produttori come la Cina, il Bangladesh, l’Australia (…) conseguenza degli investimenti nella produzione di combustibili alternativi d’origine vegetale. I biocarburanti hanno affamato i poveri. Nel 2007 negli Stati Uniti, il 20% della raccolta dei cereali sono stati impiegati per la produzione d’etanolo. Malgrado ciò la causa fondamentale rimane la speculazione, questo cancro finanziario dei tempi moderni. “Oggigiorno, si stima che una parte significativa degli investimenti finanzieri nel settore agricolo è di natura speculativa. Secondo le cifre più prudenti, si tratterebbe del 55% del totale di questi investimenti. (…) I paesi del Sud, che erano autosufficienti e disponevano anche di un eccedenza produttiva agricola di circa un miliardo di dollari solo una quarantina d’anni fa, sono divenuti oggigiorno totalmente dipendenti dal mercato mondiale ed importano in media per circa undici miliardi di dollari di cibo (…) » (4)

Affrontanto l’altra dimensione della crisi, Esther Vivas scrive:

« Il capitalismo ha dimostrato la sua incapacità di soddisfare i bisogni fondamentali della maggioranza della popolazione mondiale (un accesso al cibo, un’abitazione degna servizi pubblici d’educazione, sanità di buona qualità) ma anche la propria incompatibilità assoluta con la preservazione dell’ecosistema (perdita crescente della biodiversità, cambiamenti climatici in corso). Durante gli anni 2007-2008 scoppiò la crisi internazionale più importante dal 1929. La crisi delle ipoteche “subprime”, a metà del 2007, uno degli elementi scatenanti, che ha condotto al crollo storico dei mercati borsistici del mondo intero, a numerosi fallimenti finanziari, e all’intervento costante delle banche centrali nelle operazioni di salvataggio. » (5)

Eccoci così confermati nei nostri sospetti; le multinazionali, attraverso la loro politica senz’anima, si sono impadronite dell’agro-business, che non ha davvero un futuro roseo davanti a sé. Il segreto dei potenti della moneta lo è sempre di meno. Molti sanno che le crisi economiche mondiali non sono delle “tempeste perfette” sulle quali non possiamo nulla, ma piuttosto delle operazioni di grande respiro calcolate e eseguite per delle grandi banche che arrivano fino a minacciare gli stati di fallimento totale, pur di arrivare ai loro scopi.

Il giornalista Matt Taibbi descrive la Goldman Sachs, e inizia il suo articolo così:

« La prima cosa che dovete sapere di Goldman Sachs, è che essa è dappertutto. E’ la banca d’investimento più potente del mondo, è come una gigantesca piovra vampira che senza tregua infilza il suo sifone sanguinario in tutto ciò che ha l’odore dei soldi. Certi cervelli di Goldman Sachs hanno concepito ed eseguito tutte le crisi finanziarie a partire dagli anni ’20. Inoltre essa ha adoprato quasi sempre lo stesso procedimento: prima piazzandosi al centro di ogni bolla finanziaria, emettendo poi dei prodotti finanziari sofisticati concepiti, sin dal principio, per fallire. In seguito, fa in modo che la classi piccolo-borghesi (la gente comune) investano in tali prodotti condannati sin dall’inizio al fallimento. Poi è sempre la “Grande Banca” che finisce il lavoro facendo esplodere la bolla stessa, facendo sparire in un colpo solo moltissime piccole banche. Una volta che tutti sono stati impoveriti, e l’economia è all’agonia, la grande banca arriva trionfante, e ci offre di salvare l’economia, prestandoci a tassi d’interesse elevati i soldi che ha appena finito di succhiarci. E quindi il processo ricomincia da capo…».

Da ciò deriva che l’economia americana continua a governare il mondo, ma forse non per lungo tempo. Si sentono dei fremiti; sempre più paesi rimettono in causa tale supremazia che si fonda sul del vento. Certo, scrive Jochen Scholz, l’enonomia america è ancora la più importante del mondo, ma essa è fragile, avendo perduto la sua base industriale, in favore della creazione di valori di tipo finanziario. Ciò è stato reso possibile grazie al sistema mondiale che riposa sul dollaro, che ha permesso agli Stati Uniti d’avere un debito sempre più elevato verso il resto del mondo, permettendogli di delocalizzare la sua produzione all’estero, e d’incoraggiare il consumo fondato sul debito. Alla fine del 2008, il debito americano rappresentava il 70% del prodotto interno lordo. La rivendicazione di leadership formulata nel 1948 è stata rimessa in causa per la prima volta nel 1970 da Cnuded con l’iniziativa “New International Economic Order”. Il suo obiettivo era la dissoluzione del sistema di Bretton Woods (7). Ricordatevi: il presidente Boumediene portatavoce del Terzo Mondo alle Nazioni Unite ha perorato nel 1974 per un ordine più giusto.

Malgrado gli appelli di molte nazioni per un cambiamento del paradigma dell’architettura del sistema finanziario internazionale, anche da parte di paesi come la Francia, il sistema di Bretton Woods sembra avere ancora una rosea prospettiva davanti a sé. Ciò non impedisce alle nazioni appartenenti ai paesi emergenti di reclamare dagli Stati Uniti delle regole nuove.

« La Cina, scrive Jochen Scholz, il principale creditore degli Stati Uniti, non ha alcun desiderio di aggiungere altre obbligazioni americane al bilancio della sua Banca Centrale, obbligazioni senza valore alcuno, e riflette insieme agli altri stati asiatici a delle alternative al dollaro (…) I 6 stati dell’Organizzazione della cooperazione di Shanghai (OCS) e gli stati Bric hanno l’intenzione di realizzare le loro transazioni nelle proprie monete. Il mondo esterno non appartenente ai 950 milioni di occidentali si è risvegliato. Non accetta più una divisione durevole dell’economia mondiale fra ricchi e poveri, fra profittatori e mendicanti (…). La Cina domanda una moneta di riferimento mondiale che non sia controllata da alcuno stato in particolare (8)

Un’altra crisi che i paesi industrializzati e, in particolare gli scettici circa i mutamenti climatici, tentando di minimizzare col demonetizzare il GIC, che deve essersi sbagliato in alcune sue conclusioni e che è sfociato, come tutti sanno, al fallimento di Copenhagen, dove i paesi ricchi non hanno voluto cedere in nulla. In altri termini, i paesi industrializzati hanno esternalizzato una parte delle loro emissioni ai paesi emergenti, in particolare la Cina. Si deve rendere a Cesare il carbone che è di Cesare. La Cina è di gran lunga il principale importatore d’emissioni di CO2. Il 23% delle emissioni dei prodotti di consumo dei paesi sviluppati sono esportate vero i paesi in via di sviluppo. Alla crisi energetica, legata alla dipendenza dal consumo di combustibili fossili, farà seguito una crisi della biodiversità, con la scomparsa di specie animali e vegetali che potrebbe condurre alla “sesta grande estinzione” (9).

La crisi della “Civilizzazione”.

Quest’ultima crisi è allo stesso tempo antica e nuova, essa struttura l’immaginario dei paesi occidentali affonda le sue radici nell’arroganza dell’Occidente impregnata dal cristianesimo, al principio per necessità di causa, ma che successivamente si è scoperto un sacerdozio della religione del denaro. Per tutta la durata dell’avventura capitalistica vite sono state maciullate nel nome dell’interesse, guerre sono state fatte, un colonialismo dei più abietti è stato imposto a nazioni fragili, da parte delle patrie dei diritti dell’uomo europeo. Per Jean Ziegler, “ i popoli del terzo mondo hanno veramente ragione ad odiare l’occidente (…) Mettendo tutto a ferro e fuoco hanno colonizzato e sterminato le popolazioni che vivevano sulle terre dei loro antenati, in Africa, in Australia, in India… Tempo ne è passato da allora, ma i popoli si ricordano delle umiliazioni, degli orrori subiti in passato. Essi hanno deciso di chiedere conto all’Occidente”. Anche i diritti dell’Uomo – un’eredità del secolo dei Lumi – fanno parte del complotto. Mentre dovrebbero costituire “lo scheletro della comunità internazionale” e il “linguaggio comune dell’Umanità”, sono stati strumentalizzati dagli Occidentali a seconda dei loro interessi (10).

Un’analisi pertinente sul declino dell’Occidente, legato al fallimento del suo magistero morale è data dall’ambasciatore di Singapore Kishore Mahbudbani. In questo estratto magistrale, egli analizza il declino dell’Occidente: regresso demografico, recessione economica, perdita dei propri valori. Egli osserva i segni di uno sbilanciamento del centro del mondo occidentale verso oriente. Cita lo storico britannico Victor Kiernan e la sua opera “I Signori dell’Umanità” , Europa atteggiamento nei confronti del Mondo esterno nell’età dell’Imperialismo. Kiernan traccia il ritratto dell’arroganza del fanatismo attraversato da un raggio di luce eccezionale. La maggior parte del tempo, comunque, i colonialisti erano delle persone mediocri ma a causa della loro posizione e, soprattutto, del colore della pelle, erano in grado di comportarsi come signori delle creazione. In effetti l’atteggiamento colonialista rimane molto vivo agli inizi di questo 21mo secolo. (…) Il complesso di superiorità sussiste. «Tale tendenza europea di guardare dall’alto in basso, di disprezzare culture e società non europee, ha delle radici profonde nello psichismo europeo».

La dicotomia “The West and the Rest” (l’Ovest e il resto del mondo) oppure la prospettiva conflittuale formulata nel “The West against the Rest” (l’Ovest contro il resto del mondo) sembra essere sostenuta dal mito della guerra contro Al-Qaida. Non ci si deve meravigliare in tali condizioni, di vedere protrarsi delle situazioni dantesche, come l’arroganza dei ricchi nei confronti dei poveri. Santiago Alba Rico ne da’ un esempio recente, come quello di una crociera di lusso che getta l’ancora … ad Haiti, proprio nel momento del terremoto:

«Verso le dieci del mattino, il 19 gennaio scorso, la Liberty of the Seas, uno degli yachts pià lussuosi del mondo sbarcherà i proprio passeggeri nell’idilliaco porto di Labedee. Accolto al suono di una musica folcloristica incantatrice, con dei rinfreschi… Questo sogno materializzato, questo ritorno civilizzato nel biblico giardino dell’Eden, è tuttavia collegato ad un altro mondo di perduta innocenza e di crudeltà antidiluviana. Una sottile separazione, una trasparenza dura e invalicabile lo spearava da questo altro mondo. E in effetti, dall’altro lato del muro di tre metri d’altezza, irto di filo spinato e sorvegliato da guardie armate, non si era al 19 gennaio, ma al 12, non erano le dieci del mattino, ma alle cinque del pomeriggio, non si era a Labedee, ma ad Haiti e la terra tremava, le case crollavano, i bambini piangevano e migliaia di sopravvissuti frugavano fra le rovine per cercare i cadaveri, e un po’ di cibo». (12)

« (…) Qual è il diritto dei sopravvissuti a sopravvivere ai morti? Del diritto datoci dalla certezza inesorabile della nostra propria morte. (…) Con che diritto gli Stati Uniti ridono ai funerali in Haiti? (…) Ebbene, la mondializzazione capitalistica consiste – da un punto di vista antropologico – nel fatto che le classi medie dell’occidente, attraverso il turismo e la televisione, ci vadano a ridere a gola spiegata, a bere e a ballare…» (13)

Alba Rico conclude in maniera pertinente:

« Noi siamo qui perché siamo più ricchi e più potenti e questo è la stessa cosa per i buoni sentimenti; ma se noi siamo, in più, maleducati e volgari, se ridiamo ai funerali, è perché siamo convinti che, contrariamente agli haitiani e agli indonesiani, noi non moriremo. (…) La volgarità, la mancanza di rispetto, la maleducazione sono divenuti quasi degli imperativi morali. Può questo meravigliarci, dal momento che quando si tratta di “salvare il mondo”, l’occidente si affretta ad inviare marines e turisti?» (14)

Alexis de Tocqueville aveva misurato, ai suoi tempi, l’estensione dell’invisibile tela imbastita dal capitalismo che macina le individualità. Ascoltiamolo:

« (…) Per quanto riguarda i suoi concittadini, è accanto a essi, ma non li vede; li tocca ma non li sente; non esiste che in sé stesso e per sé stesso solamente, e se gli resta ancora una famiglia, possiamo dire che non ha più patria. Al di sopra di tutto s’eleva un potere immenso e protettore, che s’incarica di assicurare i loro godimenti e di vegliare sulla loro sorte. (…) Ma può esso privarli interamente del problema di dover pensare e della pena di vivere? » (15)

Argon ai suoi tempi scriveva, di fronte all’anomia del mondo: « E’ così che gli uomini vivono?» La sua inquietudine rimarrà senza risposta

NOTE

1. Esther Vivas : http://esthervivas.wordpress.com/ Inprecor, n. 556-557, janvier 2010 : http://www.legrandsoir.info/Les-contradictions-du-systeme-alimentaire-mondial.html

2. Ibid.

3. Ibid

4. Ibid.

5. Ibid.

6 .Matt Taibbi : Vers une autre crise économique signée Goldman Sachs http://infodesderniershumains.blogspot.com/ mardi 9 mars 2010

7.Jochen Scholz. http://www.horizons-et-debats.ch 19 Mars 2010

8. Ibid.

9. Grégoire Macqueron, Futura-Sciences http://m.futura-sciences.com/12 mars 2010

10 .Jean Ziegler : La haine de l’Occident. Albin Michel. 2008

11 .Kishore Mahbubani : The Irresistible Shift of Global Power to the East. 2008

12 .S.Alba Rico http://www.legrandsoir.info/De-quel-droit-survivons-nous-aux-morts.html6

13. Ibid.

14. Ibid.

15. Alexis de Tocqueville : De la démocratie aux Amérique.

Titolo originale: “Les quatre crises durables du siècle Est-ce ainsi que les Hommes vivent? “

Fonte: http://www.mondialisation.ca
Link
22.03.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FILIPPO

ComeDonChisciotte – ALTRO CHE SALVATAGGIO !

ComeDonChisciotte – ALTRO CHE SALVATAGGIO !.

DI LEONARDO MAZZEI
campoantimperialista.it

Ultimora: proprio al momento della pubblicazione di questo articolo apprendiamo che negli scontri di questa mattina ad Atene si sono registrate le prime vittime. Qualcuno dubita ancora della serietà della situazione greca?

La Grecia è affondata, sotto a chi tocca!

A sentire i media l’Unione Europea avrebbe infine salvato la Grecia. Ma è veramente così? Spesso gli stessi che ora commentano con sollievo il cosiddetto “salvataggio”, fino a qualche settimana fa sostenevano che non c’era bisogno di alcun intervento, e magari un anno prima si rallegravano di quanto era semplice e provvidenziale trasformare il passivo privato in debito pubblico.
Ricordiamocelo: mai fidarsi di simili stregoni, mai dimenticarsi delle loro cantonate. E se oggi parlano di salvataggio, sarà meglio domandarsi come stanno davvero le cose.

Ma anche al di fuori dei pensatoi liberisti, in pochi credevano che la crisi della piccola Grecia avrebbe avuto conseguenze pesanti per l’intero sistema finanziario europeo. Il perché di un simile abbaglio è presto detto: costoro erano convinti che la crisi scoppiata nel settembre 2008 fosse ormai alle nostre spalle, ed in un simile contesto quali scombussolamenti sarebbero mai potuti arrivare dalla modestissima economia greca?

Il “dettaglio” che sfuggiva a questi analisti era appunto la natura, oltre che la portata della crisi. Una crisi, che proprio per la reazione messa in atto dai principali stati occidentali nell’autunno 2008, trova ora il suo punto più acuto nell’insostenibilità dei bilanci pubblici. Le cifre del dissesto greco sono veramente limitate, ma Atene è solo un sintomo di una malattia generalizzata che nessuno sa realmente come affrontare. Ecco perché la diffusa sottovalutazione delle vicende greche appare veramente grave ed irresponsabile.

Ma veniamo all’oggi, alle decisioni concertate dell’Unione Europea (UE) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Dopo aver creato le premesse per l’affondamento della Grecia, con le incertezze europee, l’ostruzionismo tedesco ed il killeraggio delle agenzie di rating, domenica 2 maggio il piano è stato annunciato: UE e FMI promettono prestiti per 110 miliardi di euro in tre anni, la Grecia rinuncia completamente alla propria sovranità nazionale accettando una politica di lacrime e sangue, mentre i “generosi” prestatori controlleranno trimestralmente che il loro diktat venga puntualmente eseguito sulla pelle del popolo greco.
I prestiti bilaterali dei paesi dell’Eurozona verranno concessi con gradualità (12 tranche) e con il contagocce, mentre i tassi non saranno inferiori al 5%, giusto per speculare un po’. I 30 miliardi che dovrebbero arrivare dalle casse del FMI avranno invece un tasso più basso, pare attorno al 3,6%.
Il massacro sociale chiesto al popolo greco è impressionante: congelamento dei salari del settore pubblico fino al 2014, eliminazione della tredicesima e della quattordicesima mensilità, aumento di 7 anni dell’età minima per andare in pensione, ulteriore aumento dell’IVA del 2%, che fa seguito ad un analogo aumento decretato 2 mesi fa, nuova legge per rendere più facili i licenziamenti.
Si è calcolato che la perdita media del potere di acquisto si aggiri attorno al 20%, con punte del 30% per i settori sociali più colpiti da queste misure.
L’intera economia greca andrà a picco. Per il 2010 è previsto un calo del Pil del 4%, un’altra diminuzione superiore al 2% è attesa per il 2011, poi gli economisti-stregoni vedono una lenta ripresa che dovrebbe riportare il Pil ai livelli del 2008 nel lontano…2017! Inutile ricordare quanto possano valere queste previsioni di lungo periodo, mentre quelle ben più affidabili sul breve non lasciano dubbi su quel che attende i greci.

Ma, si dirà, se non altro in questo modo si eviterà il totale dissesto finanziario. Ne siamo sicuri? Diamo la parola al professor Marcello De Cecco (la Repubblica – Affari&Finanza del 3 maggio): «Al punto al quale sono arrivate le cose, è sempre più chiaro che un’insolvenza greca non è purtroppo più evitabile. Saggio sarebbe procastinarla per un paio d’anni, con un piano d’emergenza, per poi passare al riscadenzamento e alla ristrutturazione dei debiti della Grecia…».
L’opinione di De Cecco risulta condivisa da parecchi altri economisti. Essa mette in chiaro due cose: l’insolvenza è inevitabile, gli “aiuti” potranno al massimo ridurne l’impatto da ammortizzare e scadenzare nel tempo.
Ecco allora il senso del piano partorito domenica scorsa. Per prima cosa i “prestatori” si sono messi al sicuro. Quelli concessi ad Atene non sono “aiuti”, bensì prestiti ben remunerati che potranno arrestarsi immediatamente qualora la situazione dovesse precipitare. La Grecia non ha avuto 110 miliardi, ma solo la promessa di averli, a certe rigidissime condizioni, nell’arco di tre anni.
Prendiamo il caso della Germania (ma lo stesso ragionamento vale anche per l’Italia). Il governo di Berlino potrà incassare un 5% sul proprio prestito, coperto con l’emissione di titoli ad un tasso del 2%, ottenendone un guadagno del 3%. Se le cose dovessero andar bene i prestatori realizzerebbero una bella speculazione, se dovessero andar male non esiterebbero un istante ad affondare definitivamente le finanze greche. Intanto – questo è il calcolo politico – l’UE avrebbe preso tempo. Questa semplice realtà è stata così commentata dal parlamentare francese Hean-Pierre Bard (un indipendente di sinistra): «L’aiuto alla Grecia porterà 160 milioni di euro alla Francia, 240 alla Germania e circa 700 milioni all’insieme dei paesi creditori. Questa è solidarietà? No, è usura».
Del resto, può esserci un “salvataggio” con gli interessi sui titoli del debito pubblico volati oltre il 10%, un Pil negativo ed un’inflazione negativa? La risposta è no, neppure con i tagli più selvaggi che si possano immaginare. Tagli che hanno anche l’effetto di deprimere i consumi e gli investimenti.
Comunque, chi vivrà vedrà. Ad oggi gli ottimisti del “siamo fuori dal tunnel” sono stati ridicolizzati dai fatti, in futuro vedremo.

Naturalmente le vicende greche non hanno soltanto una natura finanziaria. C’è, come sempre quando il gioco si fa duro, uno stretto intreccio tra politica ed economia. C’è il ruolo della speculazione, ma forse non fa parte anch’essa delle normali modalità di funzionamento del capitalismo reale?
C’è chi vede giustamente nei movimenti finanziari non solo speculazione ma anche attacco mirato all’euro, mentre altri preferiscono mettere al centro della questione la spinta interna alla UE per un’Europa a due o tre velocità. Tutte queste letture hanno un loro fondamento, ma guai ad isolare ogni singolo aspetto dal contesto generale.
La crisi, che in un primo momento si è manifestata in maniera virulenta sul terreno finanziario, che in un secondo momento si è ripercossa pesantemente sulla cosiddetta “economia reale”, vive ora una terza fase dove l’onda più pesante sta tornando nel campo finanziario, con al centro questa volta l’emergenza dei debiti pubblici.
Certo, solo gli storici, a posteriori, potranno inquadrare meglio quel che sta avvenendo sotto i nostri occhi, ma alcune tendenze di fondo appaiono chiare.
Ed esse ci rimandano a due grandi questioni: fino a che punto le oligarchie finanziarie dominanti riusciranno ad imporre le loro ricette draconiane senza che si arrivi ad una vera esplosione sociale, fino a che punto la sovranità nazionale potrà essere calpestata (e con essa quel poco che resta della stessa democrazia liberale) senza che questo conduca alla deflagrazione di istituzioni costitutivamente anti-democratiche come l’Unione Europea?
Questa è la partita che si gioca in Grecia. In questi giorni grandi manifestazioni popolari stanno scuotendo quel paese. Il popolo non appare piegato, ma non vi sarebbero possibilità di vittoria qualora la protesta rimanesse confinata nell’angusto ambito sindacale. Per essere più espliciti, non esiste possibilità di lotta sindacale vincente sganciata dalla scelta politica di uscire dall’UE.
Oggi, 5 maggio, la Grecia è in fiamme. Le principali città sono percorse dai manifestanti in sciopero, incidenti sono segnalati ad Atene e Salonicco, il parlamento si appresta a votare le misure economiche in un clima segnato anche dal tracollo della Borsa. Le oligarchie europee stanno sperimentando in Grecia la ricetta da applicare nel resto del continente, e l’Italia è in prima fila. Dall’esito della battaglia in corso dipenderanno molte cose, in primo luogo la possibilità di un autentico risveglio delle masse popolari del resto d’Europa, un risultato non automatico, non scontato, ma che riteniamo piuttosto probabile.
Qualora il popolo greco venisse sconfitto, pesanti sarebbero le ripercussioni più o meno immediate.
Alberto Alesina, sul Sole 24 Ore del 4 maggio invoca «Terapie alla greca per un’Italia più sana». Francesco Forte, sul Giornale del 3 maggio, preferisce guardare in primo luogo alla penisola Iberica, scrivendo che: «L’avviso che se ne trae per Portogallo e Spagna è di adottare subito misure d’austerità per evitare una “tragedia greca”».
La posta in gioco è chiara: chi deve pagare la crisi? Non si pensi che la questione sia solo economica. Da questa crisi uscirà un mondo comunque assai diverso rispetto a quello precedente. La battaglia greca non sarà di certo quella decisiva, ma il suo esito influenzerà pesantemente gli sviluppi successivi. Una ragione di più per stare dalla parte dei lavoratori e del popolo greco.

Ieri il Partenone è stato occupato simbolicamente e due enormi striscioni (in greco ed in inglese) recitavano: «Popoli d’Europa ribellatevi». Quando verrà raccolto questo invito alla lotta?

Leonardo Mazzei
Fonte: http://www.campoantimperialista.it
Link: http://www.campoantimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=989:altro-che-salvataggio&catid=12:unione-europea-cat&Itemid=20
5.05.2010