Archivi tag: tasse

ComeDonChisciotte – MACELLERIA SOCIALE ED EVASIONE BANCARIA: PERCHE’ DRAGHI DOVEVA TACERE

Fonte: ComeDonChisciotte – MACELLERIA SOCIALE ED EVASIONE BANCARIA: PERCHE’ DRAGHI DOVEVA TACERE.

DI MARCO DELLA LUNA
nuke.lia-online.org

Nella sua allocuzione del 31 Maggio 2010, Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia e candidato alla presidenza della BCE, ha definito l’evasione fiscale come “macelleria sociale”. Ma Draghi, come tutti i governatori di banche centrali, come tutti i gestori di banche di credito, è l’ultima persona al mondo legittimata a parlare di evasione e giudicare gli altri. Vediamo perché in cinque punti. Cinque punti di critica, ma anche di proposta per riforme eque ed efficaci da parte di ogni statista e di ogni ministro dell’economia che vogliano passare alla storia e non finire nell’affollato dimenticatoio dei burattini senza volto.

E’ nozione comune e incontestata che la liquidità (l’insieme di ciò che l’economia e la società usa come danaro, dalla cartamoneta al denaro elettronico) è creato dal sistema bancario, senza copertura aurea (abbandonata completamente dal 1971), quindi a costo zero. Si parte dalle banche centrali che creano dal nulla cartamoneta e attivi sui loro propri conti correnti, e li prestano a basso interesse alle banche di credito, che con essi comperano titoli del debito pubblico, portatori di interessi (che paghiamo noi con le tasse), emessi dai governi per finanziare il proprio deficit di bilancio.

E qui va fatto il primo rilievo: le banche centrali, quando creano (e poi usano per comperare titoli o erogare crediti remunerati) denaro o attivi dal nulla, aumentano il proprio patrimonio (cioè guadagnano) a costo zero, e su questo aumento non sono tassate, perché fanno figurare che esso sia compensato dall’uscita del denaro così creato. Ma siccome questo denaro è creato da loro a costo zero, la compensazione è fasulla, come riconoscono i manuali di economia politica, dal Krugman al Blanchard, e le tasse dovrebbero essere pagate, previa revisione dei bilanci e accertamento del reddito evaso. Quindi, poiché le banche centrali evadono o eludono massicciamente le tasse, i loro governatori non sono legittimati a giudicare in materia di evasione.

Proseguiamo. E’ pure nozione comune e non contestata, che le banche di credito, partendo dal denaro creato dalle banche centrali, lo moltiplicano nel seguente modo: esse mettono a riserva questi titoli presso la banca centrale, oppure prendono a prestito da essa i depositi che essa crea a costo zero, per poi depositarli presso di essa, sempre a riserva. Partendo da questa riserva, e applicando il moltiplicatore bancario, che normalmente è di dieci, esse erogano credito per un importo complessivo pari a dieci volte le riserve. Ossia, se hanno a riserva 10, possono erogare credito per 100, percependo interesse su 100, mentre pagano interessi solo su 10. Inoltre, i loro interessi attivi sono molto superiori a quelli passivi. Se pagano l’1% di interessi passivi alla banca centrale per le riserve, e si fanno pagare mediamente l’8% dai loro clienti, allora guadagnano, di interessi, (8 x 10 ) – 1 = 79. In realtà, però, la percentuale di riserva non è un limite alla creazione di liquidità, perché portano a riserva sia i depositi che ricevono, che i crediti corrispondenti ai “prestiti” che erogano (cioè, se ti prestano 10 si registrano a credito 10 di capitale più gli interessi a scadere). Il limite alla creazione di liquidità mediante la concessione di crediti è posto dalla capacità del sistema di richiedere e sostenere il credito, oppure da accordi di cartello tra le banche (Basilea I, II, III). Oggi la massa monetaria complessiva (M3) è costituita per il 92% da liquidità creata dalle banche di credito. E qui va fatto il secondo rilievo: le banche di credito, nel modo suddetto, creano a costo zero o minimo enormi quantità di liquidità – ossia incrementano i loro patrimoni. Su questi incrementi anch’esse, come la banca centrale, non pagano tasse, perché anch’esse, come la banca centrale, compensano contabilmente quegli incrementi patrimoniali facendo figurare pari uscite di capitale dal loro patrimonio, che però non avvengono, appunto perché la banca di credito non presta il denaro della raccolta, ma crea liquidità nello stesso atto di erogare il credito. Anche questa è elusione o evasione, e siccome molte banche centrali, come quella italiana, sono di proprietà di banchieri privati, che godono di questo doppio privilegio (aumentare la propria ricchezza a costo zero e senza pagare le tasse su tale aumento), i governatori di quelle banche centrali non sono legittimati a parlare di evasione.

Andiamo avanti. Il sistema bancario nel suo complesso realizza grandi profitti siccome crea a costo zero denaro  con cui compera i titoli del debito pubblico emessi dallo Stato e gravati da interesse. Il sistema bancario, come abbiamo detto, usa i titoli di Stato come copertura e riserva frazionaria per emettere la cartamoneta, il denaro legale (8%), e il denaro creditizio (98%). I contribuenti devono pagare le tasse allo stato affinché lo Stato possa pagare gli interessi al sistema bancario. Ma, se lo Stato è in grado di emettere titoli a copertura e riserva del denaro legale e del denaro creditizio, allora è in grado di emettere in proprio anche il denaro legale e il denaro creditizio, anziché prenderlo in prestito pagando interessi e finendo per accumulare un debito pubblico enorme, che non riesce a ripagare, e che può mantenere solo imponendo tasse crescenti per pagare gli interessi passivi. In effetti, lo Stato italiano emetteva in proprio il biglietto da 500 Lire, ed emette tuttora in proprio le monetine metalliche. Altri Stati hanno emesso o emettono denaro senza prenderlo a prestito dalle banche. Alcuni sostengono che la politica sia demagogica e inaffidabile, e che quindi sia preferibile lasciare ai banchieri privati il potere e il monopolio di creare il denaro, di regolarne la quantità in circolazione e il tasso di interesse. Ma di fatto i banchieri usano questo potere nel loro interesse e per aumentare i propri profitti a spese della società e dei produttori di ricchezza (i banchieri non producono né beni né servizi; quindi la crescita dei loro patrimoni avviene a spese dei patrimoni e dei redditi degli altri, che li producono).

E con questo possiamo formulare il terzo rilievo: Draghi e i suoi colleghi non sono legittimati a parlare di evasione, perché buona parte delle tasse che lo Stato raccoglie vanno a pagare interessi sul debito pubblico in favore del sistema bancario. Debito pubblico e interessi passivi che esistono e crescono solo perché lo stato, senza alcuna ragione, ha donato al sistema bancario il potere sovrano e politico di creare dal nulla denaro, di regolarne la quantità disponibile all’economia, di fissarne il tasso di interesse, di incassare in proprio gli interessi.

Adesso vediamo il quarto punto. Il sistema bancario crea denaro usato dalla società – supponiamo 100 – interamente mediante operazioni di credito: crea il denaro legale scambiandolo contro titoli del debito pubblico (cioè facendo credito allo Stato); e crea il denaro creditizio erogando credito ai clienti che lo richiedono a prestito. A ciascuna unità monetaria creata corrisponde un’unità di debito capitale. Quindi, se il denaro complessivamente creato è 100, il debito capitale è pure 100. E, siccome il debito è gravato di interesse passivo, dopo un anno avremo che il denaro esistente è sempre 100, ma il debito è cresciuto a 110 (posto 10% il tasso finale di interesse). A questo punto si avvia un meccanismo la cui azione è, inizialmente, leggera, poco avvertibile, quindi esso viene accettato. Ma dopo 5 anni, avremo che il denaro esistente è 100 e il debito è 200. Oppure, se la società paga annualmente l’interesse, dopo 5 anni il denaro disponibile per l’economia è 50, e il debito è 100; quindi l’economia va in deflazione per effetto del calo di liquidità. In realtà, prima che ciò avvenga, la società, per poter servire il debito, ossia pagare gli interessi, prende a prestito ulteriore denaro, sui cui pagherà interessi in aggiunta a quelli che già paga. E così più e più volte. In tal modo però non risolverà il problema, ma soltanto lo differirà fino al punto in cui il reddito non sarà più sufficiente a pagare gli interessi e il patrimonio non sarà più sufficiente per ottenere nuovi prestiti. Una crescente quota dei redditi dovrà essere spesa per pagare gli interessi dei debiti pubblici e privati, e tasse destinate al servizio del debito pubblico. Il margine di profitto delle aziende si contrarrà sino ad azzerarsi, come sta già avvenendo in molti settori produttivi. Lo Stato, in particolare, per tirare avanti, cioè per pagare i crescenti interessi sul debito pubblico, dovrà continuamente aumentare la tassazione, tagliare i servizi e gli stipendi, vendere i propri beni. I banchieri, in tal modo, attraverso l’opera del governo, rastrellano tendenzialmente tutto il reddito, tutto il prodotto del lavoro e degli investimenti del corpo sociale.

Questo è il meccanismo del denaro-debito messo su e gestito dalla comunità bancaria mondiale, di cui fanno eminentemente parte le banche centrali. Ed è questa la quarta ragione per la quale Draghi non ha diritto di parlare di evasione fiscale.

Creando denaro-debito gravato di interessi, cioè creando più debito che liquidità, la comunità bancaria costringe la gente e le imprese, per sopravvivere, alla rincorsa disperata del profitto, alla lotta di tutti contro tutti, perché ciascuno, essendo il denaro disponibile meno di quello dovuto, per pagare gli interessi passivi che gli competono (sia come interessi diretti, sia come tasse), deve togliere denaro a qualcun altro ad ogni costo. Questo è il fattore che costringe gli uomini alla rincorsa del profitto per il profitto, alla sopraffazione, allo sfruttamento radicale. Che li disumanizza. Ma è anche il fattore che costringe ad evadere per sopravvivere, per conservare un reddito, per limitare i costi e non chiudere, licenziare, fallire. Si può dire, quindi, che molti evadono le imposte e i contributi sociali per poter pagare gli interessi alle banche. Per poter pagare gli stipendi ai lavoratori, sia pure in nero. Per poter pagare le materie prime. Per poter contenere i costi di produzione così da non finire fuori mercato e dover chiudere. Quindi questa evasione potrebbe esser considerata una legittima difesa per l’evasore, e un bene per la società, perchè la protegge contro una spoliazione mortale e le consente di sopravvivere.  Ma, alla luce di quanto detto sul sistema monetario, va riconosciuta una realtà più profonda: l’evasione, il denaro evaso, è, in larga parte, denaro che non c’è, che il corpo sociale non ha, e che quindi non potrebbe dare allo Stato nemmeno volendo, nemmeno se volesse togliersi il sangue pur di fare il proprio “dovere”. Non potrebbe, proprio a causa del sistema monetario congegnato e diretto dalla comunità bancaria, del debito perpetuamente crescente che esso genera in automatico, aumentando inarrestabilmente il debito e gli interessi passivi rispetto alla liquidità, e portando altrettanto inesorabilmente alla recessione, ai fallimenti, ai licenziamenti, al commissariamento di interi paesi, a sacrifici tanto duri quanto non dovuti.

Se tutto questo non è “macelleria sociale”, e della più lucida e spietata, allora Draghi aveva il diritto di parlare come ha parlato e sottoscrivo pienamente ciò che ha detto.

Marco Della Luna
Fonte: http://nuke.lia-online.org/Default.aspx
1.06.2010

ComeDonChisciotte – VASTO PROGRAMMA: AMMAZZARE DI TASSE I COMMENSALI DI SOROS

Fonte: ComeDonChisciotte – VASTO PROGRAMMA: AMMAZZARE DI TASSE I COMMENSALI DI SOROS.

DI PINO CABRAS
megachipdue.info

L’accelerazione della crisi in Italia è stata davvero brusca, se persino il governo che più di tutti al mondo liscia il pelo agli evasori fiscali si è trovato costretto a proporre misure economiche detestate dal blocco dei suoi elettori. Gli Stati hanno tutti sfondato i tetti dell’indebitamento, e fra di loro si apre una lotta concorrenziale immediata per piazzare ciascuno i propri buoni del tesoro. Amputano i propri modelli sociali, i propri progetti, le proprie clientele, con l’urgenza chirurgica di chi si sottopone a malincuore a un intervento dal risultato incerto: sempre meglio che morire certamente dissanguati. Così Berlusconi farà atti contro natura, fino a promettere di combattere l’evasione da lui finora glorificata. Questo per non perdere il regno, il cui trono traballa sopra il cumulo del terzo debito pubblico del pianeta.

La Grecia ha dimostrato quanto devastante e rapido possa essere il precipitare della crisi. Tutti i governi sono costretti a compiacere i crudeli capibranco che decidono dove far fluire l’acquisto dei titoli di Stato. Tutti cercano di riequilibrare in modo drastico entrate e spese, tanto da toccare subito interessi organizzati. In ogni singola realtà nazionale scossa dai piani di sacrifici i portatori d’interesse lotteranno in modo acceso per non rappresentare l’interesse più sacrificato.

Però, parafrasando Danny De Vito, sotto l’attacco della speculazione non ci sono vittorie, solo gradazioni di sconfitte.

L’urgenza porta a riscoprire cose dimenticate: che quelli che non pagano le imposte valgono decine di miliardi, che l’economia ha una quota troppo grande in nero, e così via. Il problema è che l’emergenza, per definizione, si concentra su certi aspetti immediati e visibili della realtà, ma trascura altri aspetti importanti. Durante l’alluvione vai a salvare chi è sul tetto di una casa, lì e allora, doverosamente, ma non stai operando la manutenzione degli argini del fiume che avrebbero evitato il debordare delle acque.

Durante l’emergenza finanziaria ci si concentra sull’evasione presente nell’economia reale, grave per le sue distorsioni, iniqua quanto si voglia, ma assai meno determinante di un’evasione molto più vasta che pure sarebbe raggiungibile dalla mano degli Stati: ossia le transazioni che avvengono sui derivati, che si compiono prevalentemente senza alcuna trasparenza, fuori dai mercati aperti al pubblico. Nel gergo finanziario, questa enorme massa di transazioni parallele, da cliente a cliente, viene definita «Over The Counter» «Over The Counter» (OTC). È il mondo ideale di chi non vuol farsi raggiungere da alcuna investigazione tributaria. In questo mondo parallelo le transazioni valgono – almeno nominalmente – decine di volte il PIL degli USA e dell’Europa.

La bolla delle moltiplicazioni del PIL è anche la bolla del connubio fra tutte le liquidità criminali, politiche e speculative. Una bolla gonfiata da operatori senza responsabilità, e perciò una bolla esentasse, del tutto priva di ricadute positive sul mondo reale. Influentissima invece in qualità di sistema bancario ombra, capace di lucrare e manovrare una contabilità devastante per chi ne subisce il flusso, fra frodi titaniche e assalti speculativi voluminosi, in mano a un clan ristretto di individui e istituti finanziari opachi.

Nonostante i membri del Superclan costituiscano una porzione così soverchiante della vera evasione fiscale, sono i primi a mettere sotto pressione “morale” gli Stati sovrani, a distribuire pagelle e ammonizioni sul debito eccessivo e i disavanzi insostenibili, da riaggiustare in qualche modo, altrimenti c’è il castigo del mancato acquisto dei bond, l’esplodere dei tassi d’interesse, infine il default.

Eppure un’imposizione fiscale su questa massa sterminata di transazioni e superprofitti parassitari – a loro modo in nero – ridimensionerebbe l’emergenza finanziaria. Si tratterebbe di ammazzare di tasse i commensali di George Soros.
v L’ostacolo però è politico. Gli Stati dovrebbero mettersi d’accordo, creare il meccanismo impositivo, mettere fuori legge certe operazioni speculative, armonizzare l’estrazione di un gettito colossale dagli intermediari che trafficano con i paradisi fiscali. Riportare insomma alla luce – ecco la vera emersione dal nero – gran parte della liquidità ombra creatasi negli ultimi decenni. Vasto programma. L’amministrazione Obama e il governo britannico non faranno passare riforme di questa portata. Non osano affrontare davvero i burattinai del sistema Over The Counter. Come Berlusconi riscopre obtorto collo chi non vorrebbe scoprire, gli evasori, allo stesso modo Obama è costretto a non ignorare il problema dei Padroni del’Universo, ma lo fa con provvedimenti molto deboli, rosicchiati da aggiustamenti lobbistici che li rendono inadatti a combattere gli speculatori.

Il comportamento dei banchieri ombra è slittato via via verso una direzione paradossale. Prima spingevano la massa del debito contando sulla funzione di garante di ultima istanza da parte dello Stato, perché lo Stato non poteva fallire. Ora scommettono proprio sul default degli Stati, se non di interi continenti.

Le probabilità di collasso sistemico a questo punto si accrescono, con scarti imprevedibili e repentini. Qualsiasi gestione “nazionale” della crisi – con tutti i prevedibili scontri fra interessi “locali” – sarebbe in partenza perdente. Il bersaglio grosso, nelle sue casematte globalizzate, se ne starebbe lì, come in effetti sta, a godersi lo spettacolo degli illusi che sognano il ritorno della crescita e intanto si disputano i denari per le cambiali.

Pino Cabras
Fonte: www.megachipdue.info/
Link: http://www.megachipdue.info/tematiche/kill-pil/3813-vasto-programma-ammazzare-di-tasse-i-commensali-di-soros.html
29.05.2010

Le 10 bugie più ricorrenti sul nucleare

Le 10 bugie più ricorrenti sul nucleare,leggete e datene massima diffusione. Tratto dai i seguenti blog:

Le 10 bugie più ricorrenti sul nucleare « Perlablu – Legambiente @ Cologna Veneta.

Piero Ricca » Nucleare. Le ragioni del no.

4 video e sintesi:

I contenuti del video sono sintetizzati da questa presentazione che per comodità viene riportata qui sotto:

Per un sistema energetico moderno, pulito e sicuro

Le 10 bugie più ricorrenti sul nucleare

BUGIA 1: “Il nucleare è necessario per il rispetto degli accordi internazionali sui cambiamenti climatici”

Nel mondo il 75% delle emissioni di gas serra sono generate da settori che non hanno alcun legame con la produzione di elettricità: trasporti, industria, riscaldamento degli edifici.

In tutti questi settori il nucleare non servirebbe a nulla.

Al 2020 le emissioni di gas serra del 1990 dei paesi industrializzati dovranno essere ridotte di almeno il 40%, al 2050 le emissioni globali di almeno l’80%: il nucleare non serve!

In Italia se il governo decidesse di costruire alcune centrali nucleari, passerebbero – senza considerare le contestazioni nei territori coinvolti – almeno 10-15 anni prima della loro entrata in funzione.

L’Italia quindi non riuscirebbe a rispettare la scadenza europea vincolante del 2020 – prevista dal pacchetto energia e clima dell’Unione europea, il cosiddetto 20-20-20 -, incorrendo in ulteriori sanzioni da aggiungere a quelle ormai inevitabili del Protocollo di Kyoto.

BUGIA 2: “Il nucleare può convivere con rinnovabili ed efficienza”

Il nucleare ha bisogno di enormi investimenti iniziali, che per essere coperti richiedono anche ingenti sussidi statali, soprattutto nella chiusura del ciclo.

In Italia se il programma nucleare del governo si concretizzasse (eventualmente anche in Albania!), inevitabilmente si dirotterebbero sull’atomo di fatto tutte le attenzioni e le risorse (50 mld di €!) destinabili alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica, uniche soluzioni praticabili per ridurre efficacemente e in tempi brevi le emissioni di CO2.

BUGIA 3: “Il nucleare diminuirà la bolletta energetica del Paese”

La produzione elettrica dal nucleare, includendo anche lo smantellamento delle centrali e lo smaltimento delle scorie radioattive, costa più delle altre fonti (Dipartimento dell’energia statunitense, Agenzia di rating Moody’s, Istituti bancari, etc).

Il MIT di Boston, il più importante politecnico al mondo, in un recente aggiornamento del rapporto Future of nuclear power del 2003 ha certificato che il costo per KW installato è raddoppiato in soli 5 anni.

Le ultime stime del MIT di Boston (2009) Per la collettività italiana è in arrivo una maxi stangata a causa dell’atomo made in Italy.

Il decreto sui criteri localizzativi approvato il 10 febbraio 2010 prevede compensazioni economiche e sostanziosi rimborsi alle aziende per la mancata realizzazione del programma nucleare. Alla faccia della tanto propagandata riduzione in bolletta, tutto sarà ovviamente a carico dello stato e dei cittadini!

BUGIA 4: “Il nucleare ridurrà le importazioni dell’Italia?

Il nucleare produce solo elettricità, pari a circa il 25% dei consumi energetici finali italiani, e non calore o carburante per i trasporti.

Quindi non permetterà alcuna sostanziale riduzione delle importazioni dei combustibili fossili (soprattutto petrolio, ma anche carbone e gas) utilizzati per:

– produrre calore nell’industria

riscaldare gli edifici

– produrre il carburante per i trasporti.

Inoltre le centrali nucleari utilizzano l’uranio, materia prima da importare dall’estero come gli altri combustibili fossili.

BUGIA 5: “Il nucleare garantirà la diversificazione delle fonti energetiche italiane”

La produzione elettrica in Italia dipende per il 60% dal gas naturale (per l’entrata in funzione di tanti nuovi cicli combinati negli ultimi 10 anni).

Il contributo dell’atomo alla riduzione dei consumi di gas sarebbe insignificante.

Secondo uno studio del Cesi Ricerca del 2008, con la costruzione di 4 reattori EPR di terza generazione evoluta da 1.600 MW l’uno, risparmieremmo dal 2026 in poi appena 9 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale, pari al 10% dei consumi attuali e al contributo di un rigassificatore di media taglia.

Altro che diversificazione delle fonti!

BUGIA 6: “I reattori EPR sono un gioiello della tecnologia e assolutamente sicuri”

La costruzione degli unici due reattori di “terza generazione evoluta” (3+) al mondo (ad Olkiluoto in Finlandia e a Flamanville in Francia) è davvero un flop.

Il cantiere della centrale finlandese è partito nel 2005 e dovrebbe chiudersi nel 2012, con 3 anni di ritardo rispetto alle previsioni (ma anche questo termine è destinato a slittare in avanti). I costi sono aumentati fino ad oggi di circa il 50%: dai 3,2 previsti ai 4,5 miliardi di euro.

Novembre 2009: clamorosa bocciatura delle Autorità per la sicurezza nucleare di Francia, Finlandia e Gran Bretagna sui sistemi di sicurezza dei reattori francesi e chiedono ad Areva «di migliorare il progetto iniziale dell’EPR».

È l’ennesima e autorevole conferma che non esiste tecnologia che possa escludere i rischi di un incidente nucleare con conseguente fuoriuscita di radioattività all’esterno (Chernobyl del 1986, Three Mile Island negli Usa del 1979, Tokaimura in Giappone del 1999, Tricastin nel 2008 – che ha causato la fuoriuscita di circa 25mila litri di acqua contaminata radioattivamente -).

Centrali di ultima generazione? La tecnologia francese EPR sposata dal governo italiano è di “terza generazione evoluta” (3+) e non ha risolto nessuno dei problemi noti da anni:

– produzione e smaltimento delle scorie;

– riserve di uranio;

– proliferazione nucleare e rischio terrorismo;

– contaminazione ordinaria.

L’Italia si sta quindi candidando a promuovere una tecnologia inquinante, costosa e vecchia, a maggior ragione se nel 2030-40 vedrà la luce il nucleare di “quarta generazione”, in fase di studio a livello internazionale.

BUGIA 7: “Il nucleare non emette gas serra”

Il nucleare emette gas serra, se si considera l’intera filiera (costruzione delle centrali; estrazione, trasporto e lavorazione dell’uranio; riprocessamento del combustibile nucleare irraggiato; smantellamento delle centrali; smaltimento delle scorie) – e non solo l’esercizio della centrale.

A differenza di altre tecnologie di taglia minore e quindi più efficienti, il nucleare inoltre non permette di recuperare il calore in esubero generato per produrre l’elettricità, obbligando i cittadini e l’industria a ricorrere ad altri sistemi rispettivamente per il riscaldamento delle abitazioni e per la produzione di calore nel ciclo produttivo.

BUGIA 8: “Nel mondo è in corso un rinascimento nucleare”

Secondo l’Aiea ad oggi sono attivi 436 reattori nucleari (370mila MW), a cui se ne dovrebbero aggiungere 53 in costruzione.

Dove sono in costruzione questi 53 reattori? I principali paesi che stanno investendo nell’atomo sono:

Cina (16 reattori)

Russia (9)

India (6)

Corea el Nord (6)

Il nuovo governo tedesco di centro destra non prevede la costruzione di nuove centrali nucleari in Germania, ma solo l’allungamento della vita di quelle esistenti (Angela Merkel: “il nucleare come tecnologia ponte”).

Escludendo i Paesi che non hanno un mercato elettrico davvero liberalizzato o che vogliono dotarsi di

armamenti nucleari, ma dove sarebbe questo Rinascimento del nucleare?

BUGIA 9: “Il nucleare garantirà una maggiore occupazione al nostro Paese”

Una centrale nucleare nella fase di costruzione produce 2.500 posti di lavoro, che si riducono a 500 nella fase di esercizio!

A parità di investimenti l’efficienza energetica e le rinnovabili sono capaci di creare 15 posti di lavoro per ogni posto di lavoro nel nucleare.

In meno di 10 anni, la Germania ha creato oltre 250.000 posti di lavoro nel settore delle rinnovabili, tra diretto e indotto. In Italia al 2020 con la diffusione delle rinnovabili si potrebbero creare dai 150 ai 200mila posti di lavoro.

BUGIA 10: “Sulle localizzazioni delle centrali decideranno gli enti locali e le popolazioni, non il governo”

Il ministro Scajola “dimentica” infatti che la legge Sviluppo, approvata dal Parlamento italiano nel luglio 2009, permette al governo di utilizzare il potere sostitutivo in caso di mancata intesa tra gli enti locali per la localizzazione delle centrali, utilizzando eventualmente anche l’esercito.

L’amnesia di Scajola aumenta in prossimità delle scadenze elettorali. Ha forse paura di perdere consenso?

E poi, la maggioranza di governo non riesce a convincere neanche i suoi candidati regionali (presidenti o consiglieri), come pensa di convincere gli italiani?

Dove si faranno?

Si devono rispettare soprattutto queste 4 condizioni:

sito stabile sotto il punto di vista geologico

presenza di acqua

distanza dai centri abitati (5-10 km?)

presenza di una rete elettrica

Cosa comporta la presenza della centrale nucleare sul territorio che la ospita?

Nel 2008 l’Agenzia tedesca sul nucleare ha confermato che più si vive vicini alle centrali e maggiore è il rischio di malattie gravi.

Per i bambini che vivono in un raggio di 5 km da una centrale nucleare la possibilità di contrarre la leucemia aumenta del 76% rispetto ai coetanei che vivono a oltre 50 km dall’impianto.

Pesanti impatti DIRETTI su:

agricoltura

turismo

Oltre agli impatti INDIRETTI su:

settore dell’efficienza e delle rinnovabili (produttori di tecnologia, installatori, addetti alla

manutenzione, etc)

A chi serve il nucleare?

Alle grandi aziende energetiche che faranno grandi affari, monopolizzando sempre più il mercato elettrico, a discapito di una economia distribuita e più democratica

È necessario invece fondare il nostro modello energetico su:

innovazione tecnologica

miglioramento dell’efficienza

sviluppo delle rinnovabili

gas come fonte fossile di transizione

Questo è il sistema energetico che vogliamo!

Serve una rivoluzione energetica per rendere più efficiente e sostenibile il modo con cui:

produciamo l’elettricità e il calore

si muovono persone e merci

consumiamo energia nell’industria e negli edifici

ComeDonChisciotte – VERSO UN’ ALTRA RIVOLUZIONE FRANCESE ?

Fonte: ComeDonChisciotte – VERSO UN’ ALTRA RIVOLUZIONE FRANCESE ?.

DI MARCELLO FOA
blog.ilgiornale.it

La Federal Reserve ha annunciato che lascerà bassi i tassi di interesse ancora a lungo. Perché l’economia è ancora anemica. Giusto o forse no, perché si sta ripetendo lo scenario dei primi anni del Duemila, quando per rimediare allo scoppio della bolla del Nasdaq la Fed tenne i tassi bassi e questo pose le premesse per la creazione di una nuova bolla, scoppiata tra il 2007 e il 2008.

Vedendo l’andamento delle Borse c’è da restare perplessi. La disoccupazione resta alta, le prospettive di crescita sono deludenti in tutto l’Occidente, il debito pubblico continua a crescita. Eppure la Borsa vola come se fossimo in periodo di pieno boom, scontando utili molto ipotetici. Il punto è che a nessuno importa degli utili, perché l’attuale crescita è guidata dalla liquidità a buon mercato, che fa felici speculatori e banche d’affari, i quali ricevono denaro praticamente gratis, denaro che anziché aiutare l’economia reale, alimenta la crescita artificiale della Borsa.

Insomma, ho l’impressione che si sia creata un’altra bolla e che questa sia ormai la natura di un sistema incentrato sulla finanza: si passa da una bolla all’altra; con creazioni di spaventose ricchezze individuali a fronte di un impoverimento della società, che anziché accumulare capitale, accumula debiti, privati o pubblici. Dunque diventa schiava.

Ma la storia insegna che sperequazioni così forti non durano. Un economista molto bravo l’altro giorno in confidenza mi ha detto: stiamo creando le premesse che hanno portato alla Rivoluzione francese ovvero a una ribellione di un popolo impoverito contro i privilegi inaccettabili di un’aristocrazia egoista, avida e autoreferenziale.

Ha ragione lui, lo sbocco della crisi provocherà una Rivoluzione? O il meccanismo del debito è cosî diabolico – e globale – da rendere le masse prigioniere per sempre?

AGGIORNAMENTO. Il professore citato nel post è Giovanni Barone-Adesi, docente di Teoria finanziaria presso la Facoltà di Scienze economiche dell’Università della Svizzera Italiana. Il suo nome non è molto noto al grande pubblico italiano, ma nel mondo accademico europeo e americano è considerato uno dei massimi esperti sui derivati e la gestione del rischio e collabora con varie istituzioni finanziarie e organi di regolamentazione nella gestione dei rischi (vedi la sua biografia – http://www.istfin.eco.usi.ch/personal-info?id=192 ). E’ stato lui stesso ad autorizzarmi a svelare la sua identità e ha contribuito inviando questo commento, che trovate qui sotto e che trascrivo di seguito:

Il sistema bancario resta fragile perchè la difesa degli azionisti ha avuto la priorità sulla ricapitalizzazione. Le banche senza capitale economico hanno difficoltà a fare credito, possono solo investire la liquidità data dalle banche centrali in attività speculative a breve, vantaggiosissime finchè pagano zero interessi sulla liquidità. Il fatto che le autorità calcolino il capitale regolamentare in modo fantasioso non cambia la realtà, solo l’offusca. Le banche sono obbligate a speculare invece di sostenere la ripresa con il credito. Passiamo di crisi in crisi, trasferendo ogni volta soldi dai contribuenti a pochi individui. Per parafrasare Churchill, raramente pochi hanno dovuto tanto a tanti. Questo quadro, che in realtà si applica agli Stati Uniti e all’Inghilterra piu’ che all’Italia, forse non porterà in fretta alla rivoluzione, ma rischia di tenere a galla Brown e altri opportunisti (qualcuno anche in Italia, paese che soffre di mali piu’ antichi) che, dando la colpa alla finanziarizzazione eccessiva dell’economia, gli hedge fund e l’ingegneria finanziaria, difendono lo status quo, un’autentica perversione dell’economia di mercato.

Marcello Foa
Fonte: http://blog.ilgiornale.it
Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2010/03/18/verso-unaltra-rivoluzione-francese/
18.03.2010

ComeDonChisciotte – CHE PAGHINO I RICCHI

Fonte: ComeDonChisciotte – CHE PAGHINO I RICCHI.

DI JOAQUIM SEMPERE
blogs.publico.es/

Si dice che la pressione fiscale sulle grandi fortune non si puó incrementare per non disincentivare gli investimenti e l’iniziativa privata e perché i capitali fuggirebbero in altri paesi con fiscalitá meno forti (fuga che é effettivamente avvenuta dalla Grecia ultimamente). Si ripete con la stessa insistenza che la accumulazione di capitale é una condizione necessaria per l’attivitá economica e il benessere generale. Questi stereotipi fanno parte delle convinzioni piú solide di chi prende le grandi decisioni economiche e politiche e finiscono per essere assunte dall’opinione pubblica. Ma sono un inganno.

Vediamo cosa é successo con le imposte ai ricchi nel paese piú liberale e individualista dell’occidente: gli USA.

Negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale, la pressione fiscale sui guadagni piú alti passó dal 25% al 63% nel 1932, come mezzo per combattere la Gran Depressione. Da allora al 1981, cioé per 50 anni, si é mantenuta sempre oltre il 63%, arrivando al picco del 94% nel 1944, come contributo allo sforzo della guerra, e oscillando dal 82% al 91% nei venti anni dalla fine della guerra al 1963. Da Reagan in poi, non fece che diminuire, fino ad arrivare al 35% nel 2009.

Quella lunga esperienza di cinque decenni mostra che la classe capitalista, anche quella piú potente degli USA, puó accettare una pressione fiscale molto alta e che imposte cosí alte sono compatibili con la crescita economica. Nei 50 anni in cui la pressione fiscale negli USA si mantenne oltre, o molto oltre il 50% a carico della parte piú ricca, furono anni di massima prosperitá per quel paese. Quelle tasse potevano servire per migliorare lo stato sociale e i servizi pubblici a beneficio dei piú poveri, se i bilanci delle guerre non avessero fatto la parte del leone nel mangiarsele. Peró quello che ci interessa qui é provare che in 50 lunghi anni la classe capitalista della prima potenza del mondo accettó una pressione fiscale che ora molti dicono del tutto proibitiva e insensata.
La percentuale massima per la IRPEF in Spagna fu posta al 43% nel 2008, quella per le societá (IRPEG) al 30%, cinque punti in meno rispetto alle percentuali del 2000 e non c’è nessun segnale di volerli aumentare.

Un altro stereotipo é che le differenze sulle varie fiscalitá aumentano la fuga di capitali in paesi con minore pressione. Peró questo succede da quando si eliminó il controllo sui cambi e si installó una libertá totale di circolazione dei capitali. Limitiamo o eliminiamo questa libertá e scomparirá la minaccia di fuga di capitali. Non é una fantasia e non é impossibile: é qualcosa che é giá successo e neanche tanto tempo fa. Basta guardare agli anni anteriori alla controrivoluzione neoliberale degli anni settanta. Un giorno si dovrá avere il coraggio di tornare a certe regolamentazioni.

Il terzo mito é che basta con lasciare che si accumulino benefici senza limiti perché l’economia funzioni e tutti ci guadagniamo (la teoria del Trickle Down Economic della scuola di Chicago). Cosí si giustifica la libertá che si concede ai capitali di uscire dall’economia di un paese e delocalizzare, al prezzo della deindustrializzazione di regioni intere e la condanna di migliaia di persone alla disoccupazione (sulla base della sacra libertá del capitale di accumularsi) mentre la realtá e che nel mondo c’è un’enorme incremento di liquiditá. La sovraccumulazione é proprio la causa della speculazione: sulle monete, sul debito dei paesi, sugli immobili, sul petrolio, gli alimenti… Si cercano rendimenti altissimi che non si trovano nell’economia produttiva. Viviamo in un sistema malato che sacrifica tutto all’accumulazione di denaro che non solo é inutile ma dannosa.

Questi tre miti fanno parte dello stesso insieme, che si dovrebbe abbordare con misure combinate come: forti gravami fiscali sulle grandi fortune; armonizzazione delle imposte nell’intera UE; limiti ristretti sulla circolazione di capitali; eliminazione dei paradisi fiscali; armonizzazione verso l’alto dei diritti dei lavoratori e dei diritti sociali nella UE. Il denaro che va alle classi popolari genera una domanda di beni e servizi che é la base di una economía sana, mentre quello che finisce nei portafogli dei ricchi alimenta solo il potenziale speculativo. Alcuni settori popolari si lasciano abbindolare dai fondi di investimento e dalle pensioni integrative solo quando li si minaccia con il fallimento dello Stato Sociale, cosí hanno ingannato gli spagnoli e molti europei negli ultimi 15 anni. Il sistema fa gesti demagogici, come la richiesta al FMI da parte del Consiglio D’Europa (11/12/2009) di una tassa Tobin per le transazioni finanziare speculative per raccogliere un po’ di soldi. Ma sono solo gesti che danno ragione a chi pensa che sono misure che gli convengono, perché si potrebbe fare molto piú di quello. L’aumento delle tasse ha iniziato ad essere nell’agenda europea giá dall’ultima estate, favorita da paesi come Svezia e Finlandia, con una lunga tradizione di alta pressione fiscale coniugata a prosperitá e buoni servizi pubblici.

Nel nostro paese, il dibattito sulle pensioni e sulla sostenibiltá dello Stato Sociale non puó e non deve lasciare questi temi al margine. Centrare le riforme sul mercato del lavoro o sull’aumento dell’etá pensionabile é una nuova aggressione contro i i diritti da parte della oligarchia internazionale del denaro e dei suoi seguaci.

Joaquim Sempere (Professore di Teoria Sociologica e Sociologia dell’Ambiente dell’Universitá di Barcelona)
Fonte: http://blogs.publico.es/
Link: http://blogs.publico.es/dominiopublico/1889/que-paguen-los-ricos/
12.03.2010

Scelto e tradotto da RICCARDO per http://www.comedonchisciotte.org

Blog di Beppe Grillo – Aliquota unica al 5%

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Aliquota unica al 5%.

Le riforme “condivise“, “volute dai cittadini” e che “interessano al Paese” non si fermano. Anzi aumentano. Insieme alla riforma della Giustizia per non farsi processare e non finire in galera, e della Costituzione per farsi le leggi anticostituzionali, Berlusconi ne ha pronta una terza: quella fiscale. Una riforma fatta per i gonzi. Infatti non la faranno mai perché riguarda tutti i contribuenti e non gli evasori. E’ uno spot elettorale. Due sole aliquote, una al 23%, una al 33% con minori entrate di qualche miliardo di euro per il Fisco. Per coerenza Tremorti dovrebbe istituire una sola aliquota al 5%, quella dello Scudo Fiscale.
A parole sono tutti vicini a chi paga le tasse. Tremorti vuole un Fisco “amico” dei cittadini e “socio positivo” delle imprese. Paolo Bonaiuti spiega che “il governo intende disegnare un sistema che porti l’Italia alla modernità fiscale“. L’opposizione del Pdmenoelle per bocca di Bersanetor,il portavoce di D’Alema, ha però precisato: “Proposta sbagliata perché aiuta i ricchi“. Per chi, con la sua assenza dal Parlamento, ha fatto approvare lo Scudo Fiscale, aiutato gli ultraricchi ed evitato la caduta del Governo è una presa per il culo galattica dei cittadini.
Se si vuole fare una riforma fiscale deve essere basata su principi di equità. Il prelievo fiscale non va fatto alla fonte, ogni contribuente dichiara una volta all’anno le sue entrate. Nessuna differenza tra lavoro dipendente e non dipendente. Gli studi di settore vanno aboliti, nessuno può sapere in anticipo quanto guadagnerà e pagare tasse per redditi spesso non percepiti. Infine, se sorpreso ad evadere, qualunque cittadino dovrà essere trattato come un evasore totale, un mafioso, un commerciante di armi esportatore di valuta all’estero, pagare solo il 5% e godere dall’anonimato. Tra qualche settimana, appena dopo le elezioni, delle nuove aliquote non se ne parlerà più, non ce ne sarà più bisogno.
Prima dell’estate Tremorti, sempre a portata di elicottero, ci spiegherà che i conti dello Stato sono fuori controllo, che ogni giorno deve piazzare un miliardo e mezzo di euro di titoli dello Stato, che nel 2010 deve vendere, per evitare il fallimento, ALMENO 480 miliardi di euro di Bot e Btp, che nel 2010 sfonderemo il tetto dei 2.000 miliardi di debito pubblico, che lo sbilancio tra entrate e uscite dello Stato è destinato ad aggravarsi per i mancati introiti fiscali di milioni di disoccupati e di centinaia di migliaia di piccole e medie imprese fallite, che di soli interessi sul debito, se non sale l’inflazione, lo Stato pagherà circa 80 miliardi di euro. “Ma tutto questo (per ora) Tremorti non lo sa.”

Antonio Di Pietro: L’indebitamento selvaggio

Fonte: Antonio Di Pietro: L’indebitamento selvaggio.

Il Capo dello Stato il 12 ottobre lancia l’allarme sul debito pubblico fuori controllo. Bankitalia incalza definendolo da record con una dimensione di 1.757 mld di euro, 100 mld in più rispetto lo stesso periodo del 2008. Il mare del debito pubblico è in secca, si sta asciugando anche il principale affluente: il gettito fiscale nei primi mesi del 2009 è crollato del 2,5% rispetto lo stesso periododo del 2008, e continuerà a crollare per due motivi.
Il primo: le imprese chiudono e riducono i fatturati, le strade si riempiono di disoccupati e quindi il gettito diminuisce. Il secondo: lo scudo fiscale, quello italiano, è stato il più colossale incentivo all’evasione che produrrà effetti devastanti sui contribuenti: chi pagava le tasse e non pensava all’evasione, dal 2 ottobre sta studiando a tavolino con il proprio commercialista come adeguarsi ai tempi. Rimarrebbero solo i dipendenti pubblici e privati a pagare fino all’ultimo cent.
Ma se si interrompe il gettito, anche chi amministra il valore esaurirà l’ossigeno, e la macchina dello Stato si fermerà. Non è complessa l’economia di un Paese, anche se ve lo vogliono far credere.

Se colleghiamo questi segnali all’appello di Draghi sull’età pensionabile e al giudizio degli industriali e dei rappresentanti dei lavoratori che etichettano come “insufficienti”, per la ripresa dell’economia, i provvedimenti presi dal Governo possiamo arrivare insieme ad un’unica conclusione: i soldi stanno finendo, e per tenere a galla il Governo, si stanno indebitando selvaggiamente i cittadini. Perché siamo a questa situazione? Perchè i politici stanno discutendo dei problemi personali di Silvio Berlusconi, “buono” ad evadere e “giusto” con i furbi.
Quali saranno gli effetti di questa negligenza? Devastanti e arriveranno inaspettati lasciando in mezzo ad una strada molti ignari cittadini, anche quelli che ora stanno sognando l’Itaglia dei berluscones.

Tre milioni di persone sono sotto la soglia di povertà in Italia, ma questo è un dato parziale: quante sono sul filo del rasoio del fine mese ? E quante, se dovesse accadere un minimo imprevisto nella loro vita, scivolerebbero sotto un ponte o ad una mensa della Caritas?

5,6,7,10 milioni? Qui parliamo di un valore tra il 10 ed il 15% della popolazione a serio rischio di sostentamento, un numero da far impallidire Obama, come direbbe Berlusconi. Un rischio che il governo ha affrontato con la Social Card e con i manganelli nei cancelli delle fabbriche in chiusura.

Il ministro dell’Economia conosce questi numeri, e sa che sono anche prudenziali, ma getta “bicchieri d’acqua su una foresta in fiamme” invece di “chiamare i pompieri” e sarà complice di questo silenzio se la situazione precipiterà nei prossimi mesi.

Benny Calasanzio Borsellino: Scudo fiscale, era meglio un prestito dalla mafia

Benny Calasanzio Borsellino: Scudo fiscale, era meglio un prestito dalla mafia.

Adesso che lo scudo fiscale è stato approvato alla Camera con 270 sì, 250 no e 2 astenuti, possiamo fare una semplice riflessione tra amici; prima non era possibile perché il rischio che l’abaco umano Giulio Tremonti mi copiasse l’idea era forte e reale. Per la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate ci sarebbero all’estero circa 300 miliardi di euro; cifre tratte da una stima fatta dalla Associazione Italiana dei Private Bankers. Dei 300 miliardi di euro di tesori italiani oltre confine, 125 miliardi si troverebbero in Svizzera e 86 in Lussemburgo. Chiaramente nessuno sarà in grado di distinguere tra i miliardi che rientreranno accolti dal comitato di benvenuto, quelli frutto di “semplici” speculazioni e truffe e quelli invece sporchi di sangue e droga provenienti dalle mafie. Pagando un pizzo del 5% sul totale dei capitali esportati all’estero, il Governo ha escluso “la punibilità penale per dichiarazioni fraudolente mediante l’uso di fatture o di altri documenti, per omessa dichiarazione, occultamento o distruzione di documenti contabili, false comunicazioni sociali in danno delle società, dei soci e dei creditori, falsità in registri e notificazioni e falsità in scritture private”. Traducendo per chi non ha dimestichezza con il linguaggio criminale: non mi interessa chi sei, come hai fatto soldi, se hai ammazzato o truffato; siccome non so come sostenere la manovra finanziaria, mi serve il tuo piccolo obolo. In cambio ti offro omertà, ricchezza e impunità; la presidenza del consiglio per adesso no. Di fronte a tutto questo, viene spontanea una domanda: non potevamo chiedere un prestito a cosa nostra, ‘ndragheta, camorra e sacra corona unita? Di quanto avevamo bisogno? Quattro miliardi? Solo quattro miliardi? Perfetto, un miliardo ad associazione mafiosa. Con un interesse amichevole del 5%, in virtù delle volte che lo Stato ha salvato i suoi boss, la mafia avrebbe “prestato” il denaro necessario alla manovra finanziaria. In questo modo si sarebbe evitato che i capitali accumulati illegalmente che rientreranno candidi e vergini arrivino ad inquinare il mercato italiano già in ginocchio, fornendo denaro liquido contro cui nessuno è in grado di concorrere. Cosa nostra non nega una mano a nessuno. Infatti, dagli ambienti economici delle mafie, una volta letta la mia proposta, si è registrata un’adesione compatta e convinta: “Tanto abbiamo altri capitoli aperti. Una mano non si nega a nessuno, soprattutto ai colleghi e ai vecchi amici del Governo”. Se avessi svelato prima il mio “scudo mafioso”, quel birbante di Tremonti avrebbe saccheggiato la mia creatività senza nemmeno citarmi tra i ringraziamenti. E pare, ma questo non ha conferme, che il Pd voglia usare la mia proposta come emendamento: nessuno ha ancora avuto il coraggio di dir loro che lo scudo è ormai legge e Napolitano non vede l’ora di firmarlo: pare lo stiano trattenendo con le catene e che abbia già da stamattina cinque penne in mano e una in bocca, per essere certo di non toppare.

Sottotitolo alla pagina 999 per i dirigenti del Pd: sto scherzando, non è vero, è una burla, è un gioco, non sono serio, non credetemi, si fa per divertirsi.

Blog di Beppe Grillo – La grande torta dello Scudo Fiscale

Fonte Blog di Beppe Grillo – La grande torta dello Scudo Fiscale.

Lo Scudo Fiscale ha avuto molti padri. Partiti, banche, Confindustria, sindacati, il presidente della Repubblica, la criminalità organizzata. Nessuno di loro ha alzato la voce, non la Marcegaglia degli inceneritori, non Luca Cordero di Montezemolo, non la Triplice, non l’Associazione Bancaria Italiana (ABI), non Morfeo. E non ci potevamo aspettare che lo facessero al loro posto le mafie.
300 miliardi di euro non dichiarati al fisco rientreranno in Italia. Con una tassa del 5% saranno riciclati nell’economia italiana con la garanzia dell’anonimato. Quando varcheranno la frontiera saranno le banche le prime ad accoglierli. I banchieri dell’etica nella finanza, tra cui Passera e Profumo, ospiteranno i capitali mafiosi, estero su estero, sottratti alle tasse, frutto di bancarotta nei loro depositi. Hanno rifiutato i Tremorti bond, ma accettano con gaudio i Mafia bond.
Chi, realisticamente, può disporre di decine o centinaia di milioni di euro all’estero se non i medi/grandi industriali? Ora, per finanziare le loro imprese in un momento di crisi, hanno bisogno di far rientrare capitali “puliti“. Per loro lo Scudo Fiscale è una manna. Gli immobiliaristi con il credito a secco e il cemento in corso hanno bisogno di ossigeno per la loro attività devastatrice del territorio. E lo avranno grazie allo Scudo Fiscale. Il silenzio dei sindacati si spiega soltanto con la speranza di lavoro, lavoro, lavoro. Non importa se da capitali di evasori, se per opere inutili o dannose.
Tutti in torta, tranne i cittadini che si ostinano a pagare le tasse contro i loro stessi interessi. I capitali di rientro favoriranno la concorrenza sleale, faranno fallire le imprese oneste, in particolare le piccole e le medie che pagano tutte le tasse, anche quelle presunte, anche con un anno di anticipo. L’evasore condonato che paga il 5% può reinvestire, diminuire i prezzi, comprare aziende. Chi paga il 60% pronta cassa, può solo cercare di sopravvivere.
Per ultimo c’è il grande senso di sconforto di chi ancora, testardamente, coltiva il piacere dell’onestà e forse, non se lo può più permettere. Bisogna avere una grande forza d’animo per pagare le tasse. Per vedere gli evasori premiati. I furbi con il Suv e la barca e la tua azienda fallita o licenziato. Per pagare le bollette sempre più numerose e più care. Gli ultimi saranno i primi, forse. Ma gli onesti in Italia sono sicuramente gli ultimi. Gli stupidi, i fessi. Coloro che sono derubati anche dell’orgoglio di fare il proprio dovere.

Antonio Di Pietro: Scudo bipartisan

Grande Antonio Di Pietro, l’unico che ha portato le agende rosse in parlamento. Si capisce chi sta dalla parte della giustizia e chi dalla parte della mafia. L’immagine sotto mi pare molto significativa di questa fase della storia italiana, non c’è più lo scontro destra sinistra (la sinistra si è auto-mummificata), ma il vero scontro è tra la casta politico-massonico-mafiosa e chi vuole verità e giustizia.

Antonio Di Pietro: Scudo bipartisan.

agendarossascudofiscale.jpg

Oggi è stato approvato lo scudo fiscale che, in realtà, è un indulto fiscale, approvato in modo bipartisan.

E’ un atto criminoso scritto per mano del governo e siglato con 23 assenze del Partito Democratico, che ne hanno consentito l’approvazione: infatti la legge è passata per soli 20 voti di scarto.

Oggi in Italia è passato un concetto che non sappiamo dove ci porterà: “Chi paga le tasse è un fesso, chi delinque è un furbo impunito“.

I cittadini se ne ricordino al momento del voto, altrimenti è inutile piangere sul latte versato.
Testo dell’intervento video

Antonio Di Pietro: Approvare lo scudo fiscale, una legge che gratifica delinquenti e criminali, è un atto mafioso e un vero e proprio favoreggiamento alla mafia. Mi vergogno che in questo Parlamento ci siano dei deputati che si sono piegati approvando questa legge ed hanno fatto un favore ai criminali. Ecco perché noi dell’Italia dei Valori ribadiamo che questa è una norma mafiosa a favore dei mafiosi e fatta da conniventi di mafiosi

Giornalista: Bocchino in Aula ha detto che qualificare uno come mafioso è reato.
Antonio Di Pietro: Credo che Bocchino debba dire la stessa cosa a Bossi, quando qualificava Berlusconi mafioso. Credo che Bocchino e tutti i parlamentari che hanno votato questa legge si devono guardare allo specchio. Per quale ragione questo Parlamento permette ai criminali che hanno accumulato ricchezze commettendo reati, di riutilizzare quel denaro impunemente, grazie a questa norma mafiosa, voluta per i mafiosi da un Parlamento i cui componenti si stanno comportando come coloro che favoriscono la mafia?

Giornalista: In sostanza il vostro è un giudizio politico: la parola “mafiosi” è usata in termini politici.
Antonio Di Pietro: Noi contestiamo questa legge non solo sul piano politico, ma anche sul piano tecnico, perché è una norma criminale in quanto tutto ciò che fino ad oggi era perseguito a norma dell’articolo 648bis come riciclaggio di Stato, oggi è diventato 648, cioè il ‘comma Silvio’, ottimizzazione del carico fiscale: chi paga il 5 per cento di tangente allo Stato, può commettere tutti i reati che vuole passati, presenti e futuri, perché quei soldi diventano leciti, vengono sbiancati. E’ un riciclaggio e un lavaggio di Stato.

Antonio Di Pietro: Scudo fiscale approvato: la Mafia ringrazia

Antonio Di Pietro: Scudo fiscale approvato: la Mafia ringrazia.

Noi dell’Italia dei Valori lanciamo l’ultimo ed estremo appello al Capo dello Stato affinché fermi in tempo una norma che sancisce definitivamente l’aiuto alla criminalità da parte di questo Governo e di questo Parlamento, una norma che premia solo i delinquenti. A Tremonti, il quale sostiene che questo provvedimento permette di far rientrare 300 miliardi in Italia, rispondo: a favore di chi? Non degli italiani, ma di alcuni delinquenti italiani che una volta presi se li terranno nel cassetto o se li riporteranno all’estero. “Cornuti e mazziati saranno gli italiani. La Mafia ringrazia”.

Blog di Beppe Grillo – E’ l’opposizione che fa il governo porco

Blog di Beppe Grillo – E’ l’opposizione che fa il governo porco.

300 MILIARDI DI EURO torneranno in Italia protetti dallo scudo fiscale di Tremorti. Lo Stato incasserà il 5% per il condono. Soldi di cui non si sa nulla, con tutta probabilità mai tassati. Di chi sono questi capitali? Conoscete qualche operaio, impiegato, elettricista, meccanico, parrucchiere con decine di milioni in qualche paradiso fiscale. Insomma, conoscete qualche LAVORATORE che godrà dello scudo di Tremorti? Chi paga le tasse al 15/27/35/50% ha diritto di sapere nomi e cognomi degli esportatori di capitali e le origini del malloppo. Vogliamo la lista pubblicata sui giornali per legge, altro che impunità e anonimato.
Tremorti ha affermato: “Non credo che la criminalità si servirà di questo strumento. I capitali criminali o sono in Italia perfettamente sbiancati o continueranno la loro attività all’estero“. NON CREDO? Un ministro dell’Economia che non crede che su 300 miliardi vi siano capitali mafiosi, di bancarottieri, di evasori totali, frutto del riciclaggio, denaro sporco? Ma chi crede di prendere per il culo? Questo condono di Stato è, fino a prova contraria, un condono alle mafie.
Franceschini Boccon del Prete ha detto in Parlamento, prima che lo scudo fiscale è: “uno schiaffo in faccia a tutti gli italiani che pagano onestamente le tasse“. Dalle parole ai fatti. La cosiddetta opposizione, su proposta dell’Italia dei Valori, ha chiesto il voto alla Camera per l’incostituzionalità dello scudo fiscale. Se i 280 deputati di PD, IDV e UDC fossero stati presenti lo Scudo Tremorti sarebbe stato bocciato. Ma erano al bar, al ristorante, forse ad Arcore per pubblicare un libro con Mondadori o farsi intervistare in prima serata su Canale 5. Forse a puttane con Testa d’Asfalto. Forse in gita con Tarantini. Ovunque, ma non in aula. 59 deputati del PDmenoelle non c’erano, insieme a otto dell’UDC e due dell’IDV. Del PDmenoelle erano assenti i due campioni delle Primarie Franceschini e Bersani, insieme a D’Alema, il miglior amico dello psiconano. Questa è la “durissima opposizione“. Con questi figuranti, sodali e complici lo psiconano durerà anche dopo la sua imbalsamazione. E’ l’opposizione che fa il governo porco. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

La tassa occulta del nucleare

La tassa occulta del nucleare.

Cento milioni di euro. Questa la cifra che sarà prelevata dal 1 gennaio 2009 dal finanziamento che ogni famiglia italiana paga, grazie ad una tassa sulla bolletta elettrica, per garantirsi la sicurezza di non essere contaminata dai 28.000 metri cubi di scorie radioattive ereditate dalla stagione nucleare degli anni ’60. L’idea è di un deputato del PDL, tale Zanetta, e del suo emendamento al Ddl 1195, il Disegno legge che ripaprirà la stagione nucleare italiana. Disegno legge che attende solo il terzo ed ultimo passaggio parlamentare per diventare legge di stato. Scippo dei soldi compreso.

L’emendamento, che non centra niente con quel progetto, serve a creare surrettiziamente una tassa occulta deviando un finanziamento che dal 2000 ad oggi ha visto arrivare nelle casse della società deputata a smantellare il nostro sistema nucleare, la Sogin, ben 1.092,2 milioni di euro. Tanti soldi che…

in un momento di crisi fanno gola e che da gennaio 2009 – questo dice l’emendamento Zanetta – saranno usati per rimpinguare il bilancio dello Stato. Un’ottima pubblicità per un governo che da sempre dice di non voler mettere le mani nelle tasche degli italiani.

L’idea che ha avuto Zanetta non è però originale. Il padre di questa idea “creativa”, cioè usare i soldi dati per un particolare progetto per rimpinguare le casse dello Stato, l’ebbe il ministro Giulio Tremonti nel 2005. Era l’anno del famoso taglio delle tasse promesso da Berlusconi e in qualche maniera si doveva recupera almeno in parte le entrate mancanti. Lo strumento usato fu la Finanziaria, che deviò il finanziamento per lo smantellamento nucleare nel bilancio statale (articolo 1, comma 298). In pratica, ciò che sta rifacendo oggi Zanetta.

Quella del 2005 fu una Finanziaria di dolorosi tagli, tanto che non solo si ridussero i soldi dei ministeri così da avere “una minore spesa pari a 700 milioni di euro per l’anno 2005 ed una minore spesa annua di 1.300 milioni di euro a decorrere dall’anno 2006”, ma si aumentarono anche alcune imposte indirette come “gli importi fissi dell’imposta di registro, della tassa di concessione governativa, dell’imposta di bollo, dell’imposta ipotecaria e catastale, delle tasse ipotecarie” – alla faccia delle promesse Berlusconiane – cosi da recuperare, solo per il 2005, ben 1.120 milioni di euro. Infine si cercarono dei “tesoretti” nascosti.

Oggi si parla di conti dormienti, ma nel 2005 si pensò al “tesoretto” che era stato raccolto nelle casse della Sogin. Nemmeno un prelievo “una tantum”, ma una disposizione annuale. La cosa incredibile è che nel 2006, con al governo il centro sinistra, quella disposizione non fu abrogata, ma ci si aggiunsero altri 35 milioni di euro! Insomma: nel 2005 i milioni erano 100, ma a partire dal 2006 divennero 135.

L’unico che prese carta e penna per denunciare questi fatti fu il presidente dell’Autorità Elettrica, che scrisse ben due volte al Parlamento perché abrogasse queste disposizioni. Secondo Ortis quegli articoli prevedevano “accanto ad una componente parafiscale (quella degli oneri di sistema) un vero e proprio prelievo di tipo fiscale, di natura sostanzialmente occulta poiché non realizzato attraverso un provvedimento di carattere esplicitamente tributario, ma agganciando una parte del gettito dovuto al bilancio ad un prelievo di altra natura”.

Una denuncia che il Parlamento non accolse. Né quello di centro destra, ne quello di centro sinistra. La conseguenza fu che a partire dal 2006 – per coprire l’ammanco nei conti della SOGIN – l’Autorità elettrica fece l’unica cosa possibile: aumentò quella tassa che provocò nel 2006 un onere addizionale pari a oltre lo 0,4% sulla bolletta elettrica. Una bella cifra in un anno che vedeva l’inflazione aumentare del 1,2%.

Sino al 2008 questa tassa occulta si è rivelata un regalo da parte delle famiglie italiane al governo di 600 milioni di euro e dopo 4 anni, grazie all’onorevole Zanetta, quell’idea creativa viene aggiornata. Lo si fa riscrivendo proprio l’articolo del suo maestro Tremonti. In pratica andando a cambiare quel comma si avrà una Finanziaria 2005 contenente una norma… che inizierà ad avere effetto solo 4 anni dopo! Un assurdità legislativa se si pensa che le disposizioni delle Finanziarie regolano anno dopo anno l’attività patrimoniale dello Stato.

La cosa incredibile è che il Ddl 1195 dice esplicitamente che la Sogin sarà smembrata e che nascerà una nuova agenzia governativa nucleare che si occuperà di tutto, smantellamento compreso. Il disegno parla però solo degli impianti nuovi e non dice cosa si farà delle vecchie scorie e dei vecchi impianti e, soprattutto, se sarà la nuova Agenzia ad occuparsene. A quanto pare l’unica preoccupazione è stata quella di chiudere la Sogin e arraffare una buona pare dei soldi per lo smantellamento.

Ad oggi l’unica certezza è che ci ritroveremo delle nuove centrali nucleari in casa quando quelle vecchie non sono ancora state smantellate e una bolletta elettrica che sicuramente aumenterà perché i soldi per controllare quei vecchi siti, anche se non si sa chi li controllerà, da qualche parte devono venire fuori. Come devono saltare fuori i 135 milioni per i Bilanci governativi.

Blog di Beppe Grillo – La Boss(ol)i Tax

Sono senza parole… via, questo governo non merita nulla…

Blog di Beppe Grillo – La Boss(ol)i Tax.

Il Governo prevede l’una tantum per l’Abruzzo a carico dei contribuenti per circa 500 milioni. Il mancato accorpamento del referendum sulla legge elettorale con le elezioni europee ci costerà circa 460 milioni. Perché lo psiconano non chiede l’una tantum alla Lega, invece che agli italiani?
Boss(ol)i vuol fare fallire il referendum sulla nuova legge elettorale. Per questo non lo vuole lo stesso giorno delle europee. Affinché non sia raggiunto il quorum. Per impedire alla volontà popolare di pronunciarsi viene imposto un pizzo di 460MILIONIDIEURO. Pagare per non votare, mai successo prima.