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L’ultima intervista a Borsellino – liberainformazione

L’ultima intervista a Borsellino – liberainformazione.

L’inchiesta di Rainews24 al festival del giornalismo. Morrione: “le analisi del magistrato più che mai attuali”

Il servizio pubblico radio televisivo ritrovi la via dell’inchiesta. Un appello a più voci  ha raggiunto oggi il Festival del giornalismo di Perugia nella mattinata promossa da Libera Informazione e Associazione Ilaria Alpi e dedicata interamente all’inchiesta sull’ultima intervista che il giudice Paolo Borsellino rilasciò due mesi prima di morire nell’attentato di via d’Amelio.

Un’intervista, l’ultima esistente, che ritrae il giudice Paolo Borsellino nella sua casa di Palermo durante una lunga intervista rilasciata ai colleghi Fabrizio Calvi e. Jean-Pierre Moscardo di Canal Plus datata  21 maggio 1992, due giorni prima della strage di Capaci. Un documento rimasto inedito sino al settembre del 2000 quando la troupe di Rainews24, diretta allora da Roberto Morrione, decise di acquisirla e trasmetterla durante una puntata di inchiesta e confronto con i magistrati Antonio Ingroia, collega di Borsellino, e Luca Tescaroli  titolare dell’inchiesta sulla strage di via d’Amelio alla procura di Caltanissetta.

All’epoca Roberto Morrione (oggi presidente di Libera Informazione) chiese alle tre testate della Rai di diffondere l’intervista che Rainews24 aveva deciso di trasmettere prendendo spunto da un articolo pubblicato su l’Espresso mesi prima. “In quegli anni la giornalista che si era occupata di trascrivere parte dell’intervista – ricorda Morrione – si trovò con l’abitazione ridotta in fiamme. Questo non fece notizia, così come passò inascoltata la mia richiesta di riproporre in una delle tre reti Rai l’intervista che ritenemmo e ritengo tutt’ora un documento di estrema  rilevanza per l’opinione pubblica cosi come per la magistratura”.

Al centro dell’inchiesta che i due colleghi francesi stavano conducendo in quel caldo e teso 1992 i rapporti fra Cosa nostra e la politica italiana, i collegamenti presunti all’epoca e poi dimostrati (con una sentenza di condanna per associazione mafiosa da parte della procura di Palermo) fra la mafia palermitana e Marcello Dell’Utri, fondatore di Pubblitalia e braccio destro di Silvio Berlusconi. Paolo Borsellino con scrupolo ed equilibrio risponde alle domande a lui rivolte. Parla di traffico di droga, di Mangano, della famiglia mafiosa di Porta nuova e ad ogni domanda più circoscritta ripete che … di quei fascicoli non si sta occupando direttamente ma da altri dibattimenti emergono alcuni elementi”. E di questi parla. (Guarda qui l’intervista e le risposte di Borsellino). “Un’intervista molto documentata  – commenterà dagli studi di Rainews 24 ¬ – contenuti di cui nemmeno a me aveva parlato all’epoca”. L’operazione San Valentino nel 1983 con arresti per traffico di droga che avevano coinvolto cinque città italiane aveva incuriosito i colleghi francesi di Canal Plus, il nome di Mangano, i suoi rapporti con la mafia da un lato e con Marcello dell’Utri dall’altro. In mezzo una “inchiesta su Berlusconi e Mangano” a cui fa riferimento già nel 1992 ma di cui non si stava occupando in prima persona. L’intervista non andò mai in onda, nemmeno sui canali della tv francese.

L’ intervista è stata acquisita nel corso dei processi a Palermo contro Dell’Utri e a Caltanissetta sui mandanti delle stragi. Il terzo fascicolo quello dei mandanti esterni – come ricorda Roberto Morrione – è rimasto un terreno inesplorato dalla magistratura e anche dal giornalismo, ciascuno nelle sue diverse sedi, non ha potuto dare seguito agli spunti investigativi che da questa stessa inchiesta emergevano già negli anni’90.

L’ultima intervista a Borsellino e la puntata di Rainews24 con Tescaroli e Ingroia –  condotta in studio da Sigfrido Ranucci e Arcangelo Ferri –  rappresentano un esempio incisivo di inchiesta condotta in linea con la mission del servizio pubblico. All’epoca le testate Rai lasciarono in “splendida solitudine” la decisione del gruppo di Rainews24, oggi l’intervista è anche su you tube.
“Questa inchiesta ed altri momenti come la puntata di Che tempo che fa di Saviano e Fazio – di alcuni giorni fa –  ci dimostrano che un’altra Tv è possibile – commenta Morrione”. Non dobbiamo smettere di crederci,   nonostante tanti esempi negativi, una eccessiva e morbosa attenzione alla cronaca nera a scapito delle inchieste su mafie, corruzione e quant’altro possa riguardare il Paese, nonostante un ddl sulle intercettazioni che se otterrà la maggioranza dei consensi di fatto limiterà drasticamente da un lato i cronisti di giudiziaria, dall’altra l’attività inquirente.

Tanti gli interventi dei giovani: domande sul giornalismo, sulla politica, sui percorsi per legalità della società civile. E poi una riflessione sui simboli, sulle parole su chi le usa e chi ne abusa. “Nella Palermo di oggi – ricorda un giovane studente di Pavia  – si stanno stravolgendo simboli, ricordi e spesso ad uso e consumo di politici con comportamenti non proprio limpidi”.

Solo qualche settimana prima della sua seconda elezione alla guida del Paese il premier abbracciando Marcello dell’Utri ha “riabilitato” la figura del suo stalliere di Arcore,  Vittorio Mangano (processato per traffico di droga, omicidio e associazione mafiosa) ricordando che era morto da eroe. Cioè in silenzio: un silenzio che in questi casi si chiama omertà. Silenziata dai media nazionali la reazione della società civile indignata da queste affermazioni.

In  questa giornata di “servizio pubblico” offerta al Festival del giornalismo a tanti giovani presenti. Una lezione del “giornalismo possibile”  ma anche di memoria e impegno che rilanciano anche da questo spazio  un appello diretto alla Rai: torni a fare inchieste nell’interesse del Paese.

Perché –  come ha ribadito con i fatti e le parole nel suo lucido intervento di oggi  Roberto Morrione: un’altra televisione è possibile. Un altro giornalismo è possibile e l’inchiesta rimane la via centrale per quella “rivoluzione culturale” da più parti auspicata. Non solo nel giornalismo.

Colletti sporchi

Da antimafia 2000

Luca Tescaroli: “La linea di demarcazione tra Stato e mafia non è così netta”
“Non si riesce a risolvere il centenario problema della mafie – ha detto Tescaroli al termine della presentazione del suo libro “Colletti sporchi” – poiché la linea di demarcazione tra Stato e mafia non è così netta. Vi sono ampie aree di compenetrazione. Esiste un anello di congiunzione tra le due entità che è una delle cause fondamentali del perché oggi sussista questa realtà e questa convivenza. Si è cercato attraverso l’analisi di casi concreti di descrivere questo anello che è alla causa della situazione in cui ci troviamo oggi. Questi comportamenti infatti corrodono la democrazia, i rapporti sociali, il mondo del lavoro e la società stessa”.

Tescaroli: “I media strumento di attacchi servili per chi investiga vicende scomode”
“Oggi i media sono poco indipendenti e a volte si rendono strumento di attacchi servili a coloro che investigano vicende scomode”. Lo ha detto il sostituto procuratore della Procura di Roma Luca Tescaroli autore, assieme a Ferruccio Pinotti, del libro “Colletti sporchi”. “Questo nostro libro – ha continuato il magistrato durante la presentazione organizzata da ANTIMAFIADuemila a Palermo – vuole colmare questo gap tra fatti e informazione. L’informazione basata sulla verità è fondamentale. Questa è temuta dalla criminalità mafiosa perché consente di mantenere viva l’attenzione e la tensione e contribuisce a sgretolare il consenso sociale sul quale le strutture mafiose contano. Di qui l’importanza della società civile, dei cittadini che agiscono in modo organizzato, cosa che deve essere valorizzata”. “Il libro – ha aggiunto il magistrato – vuole cercare di rendere omaggio alle tante, troppe vittime di mafia e cercare di raccontare la forza di un cammino di legalità che nonostante le difficoltà va avanti. C’è una tenacia di valori di molti che lavorano all’interno dello Stato, molti appartenenti alle istituzioni e al mondo della società civile e al giornalismo, valori importanti per i quali continuare a lavorare e per dare conto dei risultati ottenuti”.

Borsellino: “Verità distorte su De Magistris e Genchi”
“L’informazione non ha presentato con obiettività alcuni casi importanti come quello di De Magistris o di Genchi – ha proseguito Salvatore Borsellino – E’ questo oggi lo strumento attraverso il quale avvengono gli “omicidi eccellenti”. Si procede con la delegittimazione che poi sfocia nella sospensione di tanti magistrati o investigatori onesti dalle proprie funzioni. Una morte civile a volte peggiore di quella fisica. Se oggi un tecnico come Genchi potesse svolgere le sue indagini potremmo forse intravedere la verità sulla strage di Stato in cui è morto Paolo”.

Di Matteo: E’ in atto il Piano di Rinascita della P2
“Nonostante noi magistrati dobbiamo attenerci al dovere del riserbo oggi siamo chiamati anche ad un dovere di denuncia e dobbiamo spiegare bene cosa sta accadendo”. E’ quanto ha dichiarato il sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. Io, ha detto, “voglio farlo in riferimento non ad una mia elucubrazione mentale ma ad un dato: nel 1982 – ha spiegato il magistrato – in un doppio fondo di una valigia di Maria Grazia Gelli (figlia di Licio Gelli) a Castiglion Fibocchi è stato trovato il Piano di Rinascita democratica, il manifesto fondamentale della Loggia massonica P2. Recentemente – ha proseguito – ho ripreso questo documento, mi sembrava che certi fantasmi fossero definitivamente scacciati e tramontati e mi sono reso conto che non è così”. In questi documenti, ha ricordato, vi era “una sommaria indicazione di obiettivi e l’elencazione di programmi a medio e lungo termine”. Tra cui quello di usare la Giustizia perché “fondamentale nel progetto di controllo dello Stato e della cosa pubblica”.
Leggendo il documento il magistrato ha ricordato testualmente: “Ordinamento giudiziario: unità del pm con gli altri magistrati; riforma del Csm che deve essere responsabile verso il Parlamento; riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa ecc.. Tutti obiettivi alla ribalta – ha spiegato il pm – perno di riforme già attuate o in parte al vaglio della discussione parlamentare”. Alle quali si aggiungono “gli esami psicoattitudinali per i magistrati”, “la gerarchizzazione dell’ufficio del pm per cui solo il capo può decidere se va esercitata l’azione penale, ecc.”.
“Oggi – ha concluso – alla faccia della lotta alla mafia fa un certo effetto sentire il Procuratore di Caltanissetta Lari gridare che la situazione dell’organico della procura è disperata proprio mentre emergono ulteriori spunti importanti da approfondire sulle stragi”.

Borsellino: “Agenda Rossa, si celebri il processo ad Arcangioli”
“Chiedo giustizia come cittadino italiano – ha gridato Salvatore Borsellino – Chiedo che siano celebrati i processi come quello ad Arcangioli ripreso mentre portava via la valigetta di mio fratello che conteneva sicuramente l’ agenda rossa. Non si arriverà a processo perché con una sentenza si è deciso di chiudere questa vicenda e questo nonostante Arcangioli abbia dato almeno una decina di versioni diverse sui fatti di quel giorno”.
“Io non dico che lui sia l’unico responsabile – ha continuato il fratello del giudice – ma dovrebbe essere un dovere di questo Stato scandagliare la verità. Questo Stato invece mostra sempre più di non avere il coraggio di processare se stesso”.

Ingroia: “Chiedo alla società attenzione per la magistratura”
“Oggi viviamo una stagione difficile, per certi versi più difficile di quella che abbiamo vissuto all’epoca delle stragi. Allora la società mostrò una voglia di reazione forte, oggi invece è anestetizzata”. Lo ha detto il Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “Oggi i poteri di controllo magistratura e informazione sono sottoposti ad un assedio da quelli che non mi piace definire col nome dei poteri forti, ma comunque il potere con la P maiuscola, che ha stabilito una specie di soluzione finale”. “Oggi – ha proseguito il magistrato – siamo in una fase delicata”. “Molto dipende da come quella parte d’Italia che è all’opposizione riuscirà ad essere informata e ad agire in modo attivo”.
“A parte il doveroso riserbo – ha detto ancora Ingroia – si può dire che gli uffici giudiziari più impegnati hanno per le mani indagini di grande delicatezza. Si sono aperti infatti a distanza di tanti anni nuovi spiragli di verità sulla stagione stragista ‘92 e ‘93”. “La magistratura ha bisogno di attenzione – ha concluso il magistrato – non dico che ha bisogno di sostegno, ma nemmeno di diffidenza e scetticismo né di attacchi gratuiti”. “In questo senso mi sento di rivolgere alla parte migliore della società siciliana una richiesta di attenzione”.

Ingroia: “Si nasconde la storia della stagione stragista nella quale è nata la cosiddetta seconda repubblica”
“Nella sua storia il nostro Paese è stato condizionato dallo stragismo e dai delitti politici. Un Paese caratterizzato dall’irredimibilità della propria classe dirigente che mostra un’inclinazione a delinquere ed una grande capacità di auto-assolversi, tanto da riuscire a mettere in piedi processi legalizzanti delle stesse condotte illecite”. E’ quanto ha detto il Procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Antonio Ingroia, alla presentazione del libro “Colletti sporchi”.
“Nel libro di Tescaroli – ha proseguito il magistrato – è inserita la storia giudiziaria di questi anni. Vi sono anche alcuni inediti, vicende all’interno delle sedi giudiziarie che ci dimostrano come la verità su fatti che hanno condizionato l’evoluzione del nostro Paese sia stata ostacolata, seppellita ed insabbiata. E’ una storia scomoda da raccontare ed ancora una volta si sottrae il diritto della gente ad essere informata su quella stagione terribile nella quale è nata la cosiddetta seconda repubblica in cui abbiamo vissuto in questo ultimo ventennio”.

Di Matteo: La mafia è da sempre consapevole della centralità dei rapporti con i poteri forti
“Oggi i pentiti sono spinti a non parlare a causa degli attacchi e delle polemiche ai magistrati e agli investigatori che osano volare alto”, ha proseguito il sostituto procuratore Antonino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti Sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “Una mafia che è sempre stata consapevole della centralità dei rapporti col potere politico, delle istituzioni, dell’imprenditoria e del mondo delle professioni senza i quali diverrebbe un’organizzazione criminale come le altre, facilmente debellabile”. “Dall’altra parte invece a cosa assistiamo?” si è chiesto il magistrato. “Alla candidatura nei partiti politici di candidati collusi e già condannati”. Di Matteo ha inoltre sottolineato la mancanza di presa di posizione del “Consiglio dell’Ordine dei medici e degli avvocati nei confronti di loro iscritti già condannati oppure oggettivamente sorpresi a chiedere favori e raccomandazioni”. “Nessuno fa niente – ha detto – esiste soltanto l’azione penale”. “Si riempiono la bocca di belle parole e di belle intenzioni ma i fatti non sono susseguenti a quelle parole”. “Molti – ha concluso – continuano a mantenere rapporti di sistematico reciproco vantaggio”.

Di Matteo: “Vogliono trasformare il pm in un fedele e anonimo esecutore del potere”
“A 17 anni dalle stragi tanto è cambiato”. E’ l’analisi del sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. Oggi, ha dichiarato Di Matteo, “non viviamo più la magistratura e le istituzioni in cui eravamo convinti di entrare con grande entusiasmo”. Oggi, ha continuato, “vogliono controllare la giurisdizione, così come avvenne durante il periodo del fascismo, vogliono controllare gli uffici del pubblico ministero”. “E’ palese il tentativo di trasformare il pm in un fedele e anonimo esecutore del potere di turno”, mentre “è in discussione il principio della separazione effettiva dei poteri”. Per questo, ha concluso, “dobbiamo essere intellettualmente limpidi”, “riguarda le garanzie di tutti i cittadini”.

Di Matteo: “Le stragi non furono solo opera di Cosa Nostra
“E’ calata la sordina sui temi della lotta alla mafia non appena è stato investigato il livello dei mandanti esterni delle stragi”. Lo ha detto il sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “Sentenze definitive di più Corti di Assise hanno confermato che le stragi non furono solo opera di Cosa Nostra e che le mani dei mafiosi siano state armate ed ispirate è sancito dalla Cassazione. Non è stata solo un’avventura di qualche magistrato in cerca di celebrità. Un paese serio dovrebbe avvertire come imminente e impellente il bisogno dell’approfondimento. Ma non è stato così”.

Scarpinato: “Nessuno può governare senza scendere a patti con la borghesia mafiosa”
“Una mafia senza mafiosi. L’omicidio per fini politici e la corruzione sistemica sono le caratteristiche di una mafia che non ha nulla a che vedere con l’icona della Cosa Nostra di Bernardo Provenzano e Salvatore Riina e della macelleria criminale”. Lo ha detto il sostituto procuratore di Palermo Roberto Scarpinato alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “La storia dei ‘Colletti bianchi’ – ha spiegato Scarpinato – è antica e cruciale. Quando Confindustria ha dichiarato di voler espellere coloro che pagano il pizzo mi sono congratulato e ho scritto una lettera suggerendo di cominciare ad espellere coloro che già erano stati condannati e non è stato fatto. Perché? Perché come si fa ad espellere un blocco della classe dirigente? Nessuno – ha concluso – nessun governo di destra, di sinistra e di centro ha potuto governare questo Paese senza scendere a patti con questo blocco di potere, la cosiddetta borghesia mafiosa”.

Bongiovanni mostra l’ultima intervista di Biagi a Pippo Fava. “La potenza della mafia risiede nella quantità di denaro che gestisce”.
In apertura della conferenza di presentazione del libro di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti “Colletti sporchi” il direttore di ANTIMAFIADuemila, Giorgio Bongiovanni, ha introdotto il filmato dell’ultima intervista rilasciata dal giornalista Pippo Fava ad Enzo Biagi, una settimana prima di essere assassinato.
Un’intervista “profetica” e “drammaticamente attuale”, l’ha definita Bongiovanni, i cui contenuti sono presenti anche all’interno del libro di Tescaroli, in cui il giornalista indica come Cosa Nostra, la mafia siciliana, sia sostenuta, protetta dai poteri forti con i quali collude da sempre.
“La mafia ha acquistato una tale impunità da essere diventata persino tracotante e la sua potenza risiede nella enorme quantità di denaro che gestisce”. Quindi, diceva Fava, se si vogliono cercare i veri capi di Cosa Nostra e chi veramente comanda la mafia in Italia si deve guardare fino in Parlamento, nelle banche e in tutti quei settori grazie ai quali la mafia ricicla le sue ricchezze”.

“Colletti sporchi” ovvero “Alfa e Beta” ovvero “Berlusconi e Dell’Utri”

Da http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=905:qcolletti-sporchiq-ovvero-qalfa-e-betaq-ovvero-qberlusconi-e-dellutriq&catid=2:editoriali&Itemid=4:

Chi non conosce Luca Tescaroli, come me, pensava che la co-paternità di un volume con un magistrato perennemente nell’occhio del ciclone fosse un freno, una moderazione. Bene, è stato esattamente il contrario. Ferruccio Pinotti si conferma tra i migliori inchiestiti italiani e conferma anche il suo stile molto “american” nel condurre le sue inchieste, e Luca Tescaroli, tra i più esperti magistrati che hanno indagato sull’anima nera della Repubblica Italiana, dalla mafia nello Stato (mandanti occulti) allo Stato nella mafia (processo Calvi) hanno dato alla luce un libro che mi auguro susciterà reazioni forti. Senza girarci troppo attorno, il pezzo forte di Colletti Sporchi è proprio la parte dedicata esclusivamente alle indagini sui mandanti occulti delle stragi del 92-93. Altrimenti, non poteva essere. Non lesina dettagli, particolari, attacchi frontali la scrittura del dott. Tescaroli, che con questo libro sicuramente andrà a rinfoltire la già satura schiera di “amici” che lo vorrebbero altrove, chi sempre sul pianeta terra ma ad occuparsi di furti di polli, chi un pò più in sù. Gioca in casa Tescaroli quando racconta le parole dei vari pentiti, da Ganci ad Aglieri, da Giuffrè a Brusca, tutti concordi nell’affermare quanto Alfa e Beta, ovvero Dell’Utri e Berlusconi, fossero in saldo contatto con Cosa Nostra, prima direttamente con Bontate, poi tramite Vittorio Mangano e infine, a quanto pare, proprio con Totò Riina in persona. La parte più amara dell’inchiesta sui mandanti occulti, come racconta il magistrato, è quella della spaccatura della Procura di Caltanissetta sull’archiviazione di Alfa e Beta (altro nome che avrebbe potuto avere il libro). Tutti concordavano che si archiviasse, perchè non c’erano certo gli elementi per istruire un processo, ma Tescaroli si oppone al proscioglimento dei due, insistendo perchè si mettesse in risalto, nel provvedimento di archiviazione, quanto acquisito durante le indagini, e cioè informazioni preziosissime che gettavano ombre pesantissime sui due politici “in mano” alla mafia. E’ disarmante quando Tescaroli scrive: “Erano emersi questi fatti provati, cosa dovevamo fare? Fare finta di nulla? Non indagare? Esiste l’obbligatorietà dell’azione penale, per fortuna, e allo stesso modo della legge italiano, non posso guardare in faccia nessuno”. Ferruccio Pinotti, invece, come da sua cifra stilistica, sviluppa la seconda parte del libro passando il microfono in mano a magistrati come Gratteri ed Ingroia, a banchieri che raramente parlano con i giornalisti, come Giovanni Bazoli, non risparmiando mai domande scomode e dirette. Dedica anche un paio di pagine a Paolo e Giuseppe Borsellino, imprenditori uccisi a Lucca Sicula, indicandoli come esempio di chi resiste ai “colletti sporchi”. In sintesi, questo libro racconta come e perchè sia pericoloso il crimine dei colletti bianco-sporco, di come e quanto sia invasivo nella nostra economia, nella nostra politica. E la coppia inedita individua colpe precise anche nella società civile, che non punisce con la giusta riprovazione sociale questi reati, perchè alla fine, “cosa ci perdo io se un’azienda falsifica il bilancio, se una banca ricicla denaro sporco, se Mediaset ha i paradisi fiscali?”. Niente, è proprio per questo che la nostra democrazia diventa, giorno dopo giorno, sempre più labile ed imperfetta, e la guerra tra Procure, o meglio, la guerra che la Procura di Catanzaro ha illeggitimamente dichiarato a quella di Salerno, gira sempre al solito, semplicissimo concetto: hanno bei vestiti, belle camice, colletti inamidati e bianchissimi, ma sono criminali come e quanto chi ha i polsini sporchi di polvere da sparo. Infine, mi consentano i due autori di dire che la prefazione di questo libro poteva essere affidata a Tommaso Buscetta, che dopo il pentimento raggiunse una moralità che oggi i nostri white collar criminals non hanno:

“Sento spesso parlare di politica e giustizia. E ogni volta che un politico viene accusato, sento dire che in questo modo si attaccano le istituzioni. Mi pongo allora questa domanda: chi attacca le istituzioni? Il politico amico della mafia o il giudice che, indagando su di lui, lo sta scoprendo? È questo il mondo contraddittorio, confuso e complice che vedo dall’America. Lo trovo un mondo nauseante. In America una situazione del genere sarebbe inconcepibile ancor prima che inaccettabile”.