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Benny Calasanzio Borsellino: Incontri ravvicinati del terzo tipo in casa Masciari

Benny Calasanzio Borsellino: Incontri ravvicinati del terzo tipo in casa Masciari.

Il 19 agosto il Corriere della Sera dedica un ampio servizio alla notizia che il bispregiudicato Vittorio Sgarbi beneficerà della tutela armata da parte del Ministero degli Interni per via di alcune intimidazioni e telefonate anonime ricevute in quest’ultimo periodo, istigate, niente di meno, che dal mandante Beppe Grillo. Altre fonti parlano di una scorta affibbiata al critico d’arte copiatore per evitare pericoli di suicidio, essendo molto probabilmente l’unico vero rischio corrente per il pregiudicato biondo che fa impazzire il mondo. Nessuno spazio invece, nemmeno una schizinosissima breve, per una notiziola che sta circolando clandestinamente se si eccettuano una paio di quotidiani e una decina di siti internet: nella notte in cui il Corsera dava alle stampe la terribile notizia del pericolo di morte imminente corso da Sgarbi, due sconosciuti si sono introdotti nell’abitazione del super testimone di giustizia Pino Masciari, che seppur uscito dal programma dopo indecenti peripezie, tra le quali la scorta al singhiozzo e lo sputtanamento dei suoi dati personali e dei dettagli riservati da parte del responsabile della sua sicurezza, il sottosegretario Alfredo Mantovano (celebre l’intervento sul Corsera in cui snocciolava i dettagli economici offerti a Masciari per abbandonare il servizio di protezione), ha ricevuto per iscritto garanzie di protezione fino alla cessazione totale dei rischi a suo carico. Parliamo non del piccolo commerciante che denuncia i suoi esattori, altra specie a rischio estinzione, ma dell’allora settimo imprenditore della Calabria che ha fatto saltare un sistema mafioso mandando alla sbarra il clan ‘ndranghetista degli Arena e facendo condannare pure un alto magistrato per corruzione. Come ci racconta la moglie di Pino, Marisa, «erano le tre della notte, e noi stavamo dormendo nella nostra camera, mentre i bambini nelle loro camerette che danno sul corridoio. Sono stata svegliata da dei passi tonfi, che venivano verso la camera da letto. Ho pensato fosse mio figlio, e allora ho sollevato la testa chiamandolo per nome». Marisa apre gli occhi e vede un’ombra imponente ai piedi del letto che, scoperto dalla donna, si lancia verso il balcone e si butta giù dal primo piano nel giardino dei Masciari. «Ho iniziato ad urlare e quando Pino è saltato in piedi ed è andato verso il giardino nell’ingenuo tentativo di inseguirli, di scoprire chi fossero, ha visto anche un altro uomo che probabilmente si era appena lanciato dall’altro balcone di casa e stava raggiungendo a piedi l’auto a fari spenti che li aspettava, una Opel Astra station wagon grigia, abbastanza nuova». Ora, tutto ciò traumatizzerebbe ognuno di noi, dal metalmeccanico di Buccinasco all’architetto di Platì, che nonostante alcuni «abitanti» comuni, sono due città diverse. Ma se sei un testimone di giustizia tra i più efficaci e se sai di essere in costante pericolo di vita, non credo debba fare un gran bell’effetto trovarsi un omone grande e grosso ai piedi del letto, nella camera più intima di un matrimonio, dove nessuno, a parte i figli insonni, dovrebbe avere accesso. Se siano stati dei balordi o uomini mandati come avvertimento, o peggio ancora killer interrotti a metà del lavoro, questo né Pino né Marisa lo sanno. Il dato certo è che due uomini, peggio ancora se semplici balordi, sono riusciti in tutta tranquillità ad introdursi nella casa di un testimone di giustizia ufficialmente protetto dallo Stato e a gironzolare, fino a quando la coppia non li ha messi in fuga. Farebbe piacere sentire il parere di Mantovano, e del Sistema centrale di protezione, chiedere se è questo che offrono agli imprenditori cui chiedono di denunciare. Ma purtroppo, anche dopo l’intervento della Polizia, chiamata dai Masciari, nessuno ha ritenuto di dover contattare la famiglia. «E’ facilmente immaginabile lo stato d’animo di mio marito. La notte ha definitivamente smesso di dormire e passa le ore da una finestra all’altra dell’appartamento a controllare, un po’ quello che dovrebbe fare il servizio di tutela. Se fossero stati dei killer avrebbero fatto una strage, ci avrebbero ammazzati nel sonno assieme ai bambini. Siamo arrivati davvero al limite». E nel caso non fossero stati uomini dei clan, beh, ora i galantuomini calabresi sanno che l’accesso alla dimora di uno dei più importanti testimoni di giustizia italiani, citato come esempio dalla penultima commissione Antimafia, è un porto di mare. Basta non fare rumore.
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Pietro Orsatti » Blog Archive » Masciari: I guai di un imprenditore testimone di giustizia

Pietro Orsatti » Blog Archive » Masciari: I guai di un imprenditore testimone di giustizia.

Pino Masciari dal 1997 ha dovuto lasciare casa e affetti per aver denunciato il ricatto della ’ndrangheta calabrese contro le sue attività edilizie. Da quel momento è scattato un “piano speciale di protezione” per garantirne l’incolumità che però è stato ritenuto scaduto nel 2004 dal ministero dell’Interno. Ora rischia di tornare bersaglio della criminalità. Qual è la situazione di quanti hanno fatto la sua scelta?

di Pietro Orsatti su Terra

Pino Masciari se lo ricorderà per sempre il 18 ottobre 1997. In piena notte è stato prelevato da casa, con la moglie e due figli piccoli, da un mezzo reparto dei carabinieri, ed è scomparso. Scomparso dalla propria terra, dai familiari, dagli amici. Programma speciale di protezione. Pino, quando lo ricorda, si mette ancora a piangere, non per il fatto in sé ma per le conseguenze. «I miei figli hanno conosciuto la loro nonna, mia madre, solo anni dopo – racconta con la voce spezzata -. Appena in tempo prima che mamma morisse. Lei ci aveva pianto tante volte, come se fossimo morti. Non sapeva nulla di noi, di dove eravamo, di cosa stavamo facendo. Il programma prevedeva questo. Non dire nulla, a nessuno. E da quel momento, da quella notte del 1997, siamo diventati dei deportati».

Pino Masciari è tecnicamente un “testimone di giustizia”, che a differenza di un pentito o collaboratore, non è qualcuno che dopo aver commesso dei reati decide di collaborare con la giustizia, ma un libero cittadino che, avendo assistito a un reato o essendone venuto a conoscenza, decide di testimoniare. Anzi di più. Masciari è una vittima di reati. Lui, uno dei primi quattro imprenditori calabresi negli anni Ottanta e Novanta, decide di non pagare il racket verso le ’ndrine (il 3%) e verso quella che defnisce la “mafia politica” (il 6%) e, nonostante sia le forze di polizia che alcuni magistrati contattati lo sconsigliassero per la sua sopravvivenza, denuncia tutto, fa mettere a verbale nomi, eventi, intrecci. «Non potevo accettare, non volevo accettare. Io credo nello Stato, nel valore del mio lavoro, nella responsabilità. Ho detto no. E poi ho denunciato ». Senza un tentennamento e aspettandosi dallo Stato comprensione e protezione.

La criminalità organizzata ha distrutto le sue imprese di costruzioni edili, bruciato capannoni e mezzi per centinaia di milioni di vecchie lire, bloccato le attività delle sue società sia nelle opere pubbliche che nel settore privato, rallentando le pratiche nella pubblica amministrazione dove si era infiltrata, intralciando i rapporti con le banche con cui operava. Tutto ciò dal giorno in cui disse il primo “no” alle pressioni mafiose dei politici e al racket della ’ndrangheta. Il 6% ai politici e il 3% ai mafiosi, ma anche angherie, assunzioni pilotate, forniture di materiali e di manodopera imposta da qualche capo-cosca o da qualche amministratore, e poi la costruzione di fabbricati e di uffici senza percepire alcun compenso, richieste di regalare appartamenti e auto di lusso: questo il prezzo che si rifiutò di pagare.

L’avvertimento mafioso

Quel momento Pino se lo ricorda bene: «Vennero nel cantiere dove lavoravo e mi invitarono a salire in macchina. Poche decine di metri e subito la richiesta del 3%. Mi rifiutai, anzi li aggredii verbalmente in maniera dura. Mi risposero che entro 48 ore avrebbero distrutto l’intero cantiere. Io gli risposi che toccare il mio lavoro era come toccare la mia vita. Mi dissero chiaramente che toccare la mia vita per loro non era assolutamente un problema». Ci vollero anni, e decine e decine di denuncie dell’imprenditore, prima che fosse allontanato dalla sua terra per l’imminente pericolo di vita a cui si trovarono esposti, lui e la sua famiglia. Non fu un processo immediato. Prima che si arrivasse alla necessità di farlo sparire, venne letteralmente dissanguato attraverso attentati, pressioni, abusi della politica e di funzionari pubblici, fino a essere spinto alla decisione di chiudere le sue imprese, licenziando nel settembre 1994 gli ultimi 58 operai rimasti. E poi, tre anni dopo, la fuga nella notte verso una località segreta.

Cerchiamo di capire cosa significhi davvero nel nostro Paese la figura del testimone di giustizia, un termine che Pino Masciari addirittura arriva quasi a rifiutare («Io sono una vittima della criminalità»). I testimoni di giustizia sono, come già detto, persone che, assistendo a un reato o venendone a conoscenza, testimoniano davanti all’autorità giudiziaria. Non pentiti, con cui anche giuridicamente sono stati confusi per anni in un unico calderone giuridico, esempio classico dell’ottusità giuridica e amministrativa di un’Italia in cui la “testimonianza” è sempre un optional o peggio il vezzo di qualche testa calda, istituto modificato e regolamentato in una specifica legge solo nel 2001. E quando ci si trova davanti a gravi delitti di sangue, connessi ad esempio con il terrorismo o, in particolare, con la criminalità organizzata, significa rischiare la vita.

Raccogliendo la storia di Masciari, e le tante altre di altri testimoni, si scopre che, di fatto, lo Stato non ha assolutamente coperto la loro rinuncia a vivere una vita “normale” spinti dalla propria sete di giustizia. La risposta dello Stato, della politica, è stata nella maggior parte dei casi un rifiuto. Anzi, una lunga serie di rifiuti. Un rifiuto generalizzato, sia dalla destra che da parte della sinistra. Perché i testimoni di giustizia sono un piccolissimo gruppo sociale, 72 paria in quasi vent’anni, dal primo e artigianalissimo “fai da te” inaugurato da Paolo Borsellino. Se si contano anche i parenti da proteggere si parla di meno di 400 persone. Niente al confronto delle migliaia di figure (collaboratori e loro parenti) legate alla legislazione sul pentitismo. Queste “voci testimoniali” premiate con riduzioni e favori in cambio delle loro deposizioni e delazioni. Importanti, certamente. Ma il valore morale del libero testimone che sceglie di testimoniare? Sembra non essere riconosciuto. Anzi, risulta negato, da atti, burocrazie, norme, sottovalutazioni. I testimoni spesso vengono abbandonati a se stessi, in balia delle paure e a volte di disagi e soprafaazioni incredibili. Sopraffazioni morali e materiali. Testimoni di giustizia che subiscono ingiustizie proprio da chi dovrebbe proteggerli. Le persone e le fragilità. È sorprendente quanto le vicende umane siano simili, i percorsi di queste persone che hanno scelto si intrecciano, in un unico coro. Da cui emerge un dato: lo Stato li usa e poi li abbandona. Vent’anni fa e oggi. E poi non sorprendiamoci che siano solo poco più di 70 persone. Sapendo a cosa si va incontro, chi affronterebbe la perdita di tutto e contemporaneamente l’abbandono da parte dello Stato?

Pino, ad esempio, dopo che ha «fatto condannare boss e gregari di mezza Calabria, di tutte e quattro le province, uomini politici e amministratori e perfino magistrati » ha subito l’ennesima violenza: la soppressione del programma di protezione. E si è trovato, caso unico in Italia, a cominciare mostrarsi con il proprio volto in pubblico per raccontare la propria storia e i soprusi che aveva subito.

Usato e abbandonato

Ricostruiamola la vicenda. Il 27 ottobre 2004, la Commissione centrale (testimoni) del ministero degli Interni gli notifica il temine del programma speciale di protezione. Tra le motivazioni si indica che i processi erano terminati, fatto non vero visto che molti processi erano ancora in corso. Il 19 gennaio 2005, Masciari fa ricorso al Tar del Lazio contro la revoca, azione che gli permette di rimanere sotto programma di protezione in attesa di sentenza. Ma nel febbraio 2005, senza tenere conto del ricorso già in atto, la Commissione centrale del ministero dell’Interno delibera ancora una volta di «invitare il testimone di giustizia Masciari Giuseppe ad esprimere la formale accettazione della precedente delibera ricordando che alla mancata accettazione da parte del Masciari seguirà comunque la cessazione del programma speciale di protezione». E Masciari, ovviamente, si rifiuta. Fino ad arrivare al gennaio 2009: il Tar del Lazio pronuncia la sentenza riguardo al ricorso e stabilisce l’inalienabilità del diritto alla sicurezza e ordina al ministero di attuare le delibere su sicurezza, reinserimento sociale, lavorativo, risarcimento dei danni. Ma ci vorranno mesi prima che questo avvenga e che si arrivi a un accordo, ancora oggi non del tutto “delineato”, a quanto sembra. E un sciopero della fame e l’intervento sul caso addirittura del presidente Napolitano.

Ma non è finita qui. Anzi. Il 20 luglio, dopo che Pino si è recato a Palermo per partecipare alle manifestazioni per il ventisettesimo anniversario della strage di via D’Amelio ed è davanti al Tribunale di Palermo per esprimere la propria solidarietà ai magistrati che stanno indagando sulle stragi del 1992, una telefonata lo avverte che un ordigno di medio potenziale è stato piazzato sul davanzale della sede dell’ex impresa di costruzioni di famiglia, a Serra San Bruno, anzi sul davanzale di quello che è stato per decenni il suo studio. Gli artificieri, dopo averla disinnescata, hanno trovato la miccia bruciata a metà. Solo per un inconveniente non ha raggiunto la carica. «Il messaggio è stato chiaro – spiega Masciari -. È ovvio che i destinatari non fossero i miei fratelli che oggi usano quegli uffci. La coincidenza con la mia partecipazione a Palermo e ai miei interventi pubblici degli ultimi giorni è evidente». Ma nonostante il riaccendersi della paura, ovviamente, Pino non ha alcuna intenzione di mollare e di “ritirarsi” nel mondo da deportato che è stato finora il Programma di protezione: «Io sono un imprenditore, un cittadino onesto e ho denunciato e fatto condannare con la mia testimonianza i criminali, scoperchiando quel sistema di affari mafiosi che, per esempio, anche l’inchiesta why not anni dopo ha mostrato al Paese. Io non posso tornare indietro. Lo devo, lo dobbiamo, ai nostri figli e alla nostra terra. E lo dobbiamo alla nostra dignità». Poi con un sorriso sale sul palco in una villa pubblica a Riccione e inizia a parlare davanti a una folla di centinaia di villeggianti in vacanza. Come praticamente fa ogni settimana da anni in tutta Italia

Benny Calasanzio Borsellino: Appunti per un film su un testimone di giustizia

Benny Calasanzio Borsellino: Appunti per un film su un testimone di giustizia.

Surreale telefonata tra uno scrittore di sceneggiature e un regista per un film su un testimone di giustizia e un sottosegretario che lo condanna

Pino Masciari ed il silenzio delle Istituzioni

Pino Masciari ed il silenzio delle Istituzioni.

Pino Masciari ha intrapreso oggi (12 maggio) lo sciopero della fame e della sete

Pino Masciari, imprenditore calabrese divenuto testimone di giustizia per aver denunciato ‘ndrangheta e collusioni, intraprende oggi (12 maggio) lo sciopero della fame e della sete annunciato lo scorso 26 marzo e rinviato per rispetto delle vittime in Abruzzo. Il gesto estremo inizia davanti al Quirinale, simbolo di garanzia dei diritti costituzionali, alle 10 del mattino.

Masciari si rivolge anzitutto al Capo dello Stato, ai presidenti di Senato e Camera e al presidente del Consiglio dei ministri: chiede immediato intervento, nella certezza che non sarà abbandonato e lasciato morire. La sua vicenda non è più un fatto burocratico e giuridico: è una questione etica e morale.

Da 12 anni, vive in un inferno: ha dato la sua vita allo Stato ma è sempre rimasto senza adeguata protezione, con la ‘ndrangheta in agguato.

L’imprenditore calabrese, al quale il Tar del Lazio ha riconosciuto il pieno diritto alla sicurezza e alla ripresa d’una vita normale, non ha visto riscontri concreti e immediati da parte della Commissione centrale del Ministero dell’Interno, in merito all’osservanza del provvedimento, del gennaio scorso.

Dal rinvio dello sciopero della fame, la Commissione centrale del Ministero dell’Interno non ha concesso alla famiglia Masciari le misure speciali di protezione, scorta e tutela, benché riconosciute come necessarie proprio in sede istituzionale. Né i coniugi Masciari, imprenditore e medico odontoiatra, sono stati messi nelle condizioni di lavorare.

Lo Stato, per dodici anni, li ha tenuti in esilio, privandoli della sicurezza e della dignità.

Oggi, esausto, Masciari rimette la propria vita nelle mani dello stesso Stato, che deve decidere: renderla o toglierla definitivamente.

Nel caso in cui lo Stato gliela neghi, Masciari intende restituire almeno la libertà della sua famiglia dal giogo mafioso, pagando con la propria vita l’atto della denuncia. Alle ore 11 è prevista la conferenza stampa, davanti al Quirinale.

CONTATTI: ANDREA Sacco: 392 0722137 ; Federica Rosin: 339 5016882 ; FEDERICA DAGA: 349 4124558; e.mail: pinomasciari@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ; http://www.pinomasciari.org; http://www.difesapopolaremasciari.net

Saltata la copertura di Piera Aiello dopo ben 18 anni – Pietro Orsatti

Saltata la copertura di Piera Aiello dopo ben 18 anni – Pietro Orsatti.

Riportiamo il comunicato relativo alla vicenda della copertura saltata alla testimone di . Il comunicato (dell’associazione Rita Atria) è il primo passo di denuncia su una storia strana e pericolosa, ovvero due appartenenti alle forze dell’ordine che per leggerezza (speriamo) fanno piazza pulita dopo diciotto anni di coperture, protezioni e tutele messe in atto per garantire la vita stessa di Piera e della sua famiglia.

La nostra Associazione, come non molti sanno, è presieduta dalla Testimone di , che con sua cognata Rita Atria affidò al Giudice la sua determinazione di denuncia delle attività criminose dei suoi stessi familiari.

La vita dei Testimoni dei , lontana dall’attenzione sociale e dai mezzi di preposti alla dei Cittadini, quando non direttamente coinvolti negli stessi programmi di Protezione dei . (che pur dovrebbero esserci, sebbene con la discrezione imposta dalla delicatezza delle loro situazioni e vicende), è resa spesso ancor più difficile e ardua dalla superficiale disattenzione e dalla inaffidabilità di rappresentanti dello

Oggi siamo tenuti a rendere pubblica, per espressa volontà di , che la faticosa copertura che ha comunque consentito a Piera di ricostruire in questi anni una sua vita di relazione in località segreta, è saltata per la sprovvedutezza (e vogliamo sperare non sia per collusione con gli interessi dei suoi potenziali attentatori, sta allo accertare questa eventualità scellerata) di due uomini dell’Arma dei , che presumibilmente hanno consentito che le famiglie mafiose denunciate da venissero a conoscenza della sua attuale collocazione territoriale.

Piera, in tutti questi anni, non si è nascosta come “una serpe sotto le pietre”, ma mentre continuava instancabile la sua attiva presenza di testimone con Cittadini e giovani studenti, si aspettava la doverosa riservatezza e tutela dello . Ai non pochi problemi che ha dovuto fronteggiare in questi anni anche con funzionari del Servizio Protezione, si aggiunge oggi questa devastante circostanza sulla quale Piera, e noi con lei, chiediamo un chiaro e severo intervento dello .

Piera si è anche rivolta al Presidente della Repubblica con una Lettera personaleper ribadire la sua fiducia nelle Istituzioni, il suo affetto per i tanti uomini della che hanno condiviso con lei il rischio della vita per garantirle protezione, ed il suo convincimento che lo e l’Arma dei (al di là del delicatissimo ed arduo compito di tornare a costruire condizioni di a lei ed ai suoi familiari senza tornare ad aggredirne la condizione umana e sociale faticosamente ricostruita) vorranno intervenire esemplarmente e severamente per difendere la propria dignità istituzionale contro i responsabili di un simile scempio. (che renderemo nota solo dopo la certezza della ricezione)

Il legale di sta studiando le forme opportune di garanzia della sua assistita e noi confermiamo la nostra disponibilità ad esserle accanto in qualsiasi momento ed in qualsiasi passaggio di questa ennesima battaglia di dignità umana per una Testimone di , che – vogliamo ricordarlo con forza – è tutt’altra cosa dai Pentiti e quindi dai Collaboratori di .

Preghiamo gli organi di di non rimanere indifferenti a questo passaggio cruciale di una persona esposta a rischio mortale oggi ancor più di sempre, per non disertare il proprio compito di contribuire alla coscienza sociale ed alla passione civile dei Cittadini di questo Paese. Oggi forse più che mai i riflettori dell’ accesi su Piera (in una maniera più consapevole e non speculativamente invasiva come purtroppo è già accaduto sempre a Piera) possono costituire l’unica vera forma di garanzia per la di Piera, cui due scellerati personaggi delle Istituzioni hanno portato una pesantissima aggressione di stampo e di effetti terroristici.

Ad oggi, martedì 14 aprile (la relazione dell’accaduto risale a domenica 5 e a lunedì 6), nessuna notizia. lasciata nel limbo dell’incertezza senza che nessun esponente dello sempre presente ad onorare i morti e sempre più assente nello stare accanto a chi oggi resiste da vivo. abbia sentito il dovere di fare una telefonata di conforto. Anche se quella telefonata dovesse arrivare un secondo dopo la diramazione del nostro comunicato ci sembrerebbe tardiva. Non possiamo nascondere l’ennesima delusione e l’ennesimo senso di abbandono da parte di quello

, 14 aprile 2009 ore 14:15

a :
http://www.youtube.com/watch?v=T8yhVaazAdw

http://www.youtube.com/watch?v=HBsjdu8d5E0

Il Gruppo in solidarietà a su :
http://www.facebook.com/group.php?gid=107672913848

al Sen. Lumia sul “caso”
http://www.youtube.com/watch?v=iT2AunSRaIg

Benny Calasanzio Borsellino: Pino Masciari inizierà lo sciopero della fame e della sete. “Preferisco morire”

Benny Calasanzio Borsellino: Pino Masciari inizierà lo sciopero della fame e della sete. “Preferisco morire”.

Da http://www.pinomasciari.org Questa sera durante la seduta del Consiglio Comunale di Pinerolo, in occasione della cittadinanza onoraria Pino ha palesato le sue intenzioni: chi non avesse seguito la diretta potrà visionare il video a breve. Noi siamo orgogliosamente amici di Pino Masciari e, in quanto tali, gli siamo accanto nella difficilissima decisione di intraprendere lo sciopero della fame e della sete. Forma di protesta coerente con i dodici anni di battaglia per la rivendicazione dei diritti suoi,della sua famiglia e anche nostri in qualità di cittadini. Diritti,ad oggi, disattesi e negati totalmente. Questa scelta sofferta e ponderata è figlia della consapevolezza che tutto quanto i Masciari e noi potessimo tentare è stato fatto. Pino Masciari, fondamentale testimone di rettitudine e amore per lo Stato costretto a difendersi dalle Istituzioni per dodici infiniti anni. Dodici anni di lotte attraverso strumenti legali e costituzionali in nome della Giustizia: denunce, colloqui, commissioni speciali, interpellanze, esposti, confronti, ricorsi al TAR,lettere alle maggiori cariche dello Stato. Dodici anni di silenzi,omissioni e solitudine hanno eroso la sua famiglia e lui stesso. Un proiettile interrompe la vita, silenzi e omissioni la masticano lentamente in maniera feroce. Troviamo inconcepibile che un cittadino italiano debba arrivare a questo estremo atto per chiedere alle Istituzioni il rispetto delle leggi vigenti, delle delibere in atto e, in ultimo, della sentenza emessa dal Tribunale Amministrativo Regionale di Roma. I silenzi e le inadempienze colpevoli delle Istituzioni, in primis il Ministero degli Interni ,stanno convincendo la società civile che le leggi, e la Giustizia non siano diritti a difesa del cittadino e della Costituzione ma favori da elargire in maniera arbitraria. E’ quindi inaccettabile che si protragga ulteriormente questo atteggiamento lacunoso e volubile da parte delle Istituzioni che dovrebbero, per loro natura, schierarsi al fianco di chi lotta senza tentennamenti contro la ‘ndrangheta e i sistemi collusi. Le ritorsioni si compiono contro chi è avverso allo Stato,non nei confronti di chi eroicamente affida se stesso e la propria famiglia nelle mani dello stesso Stato con l’unico scopo di non tradirne i principi. La gravità delle nostre affermazioni è seconda solo alla gravità dei fatti occorsi in questi anni. La sua posizione e di conseguenza anche la nostra non prevede mediazioni. Dodici anni sono un tempo più che sufficiente a testimoniare la buona fede dei suoi intenti e il rispetto delle regole dello Stato. Per questi motivi non ammetteremo che il Ministero dell’Interno della Repubblica Italiana rinneghi il Suo stesso mandato abbassando il livello della rivendicazione ad una becera contrattazione economica. La tortura perpetrata a Pino Masciari, a sua moglie Marisa ed ai loro due bambini è contraria in ogni modo alla Costituzione ed alla Carta dei Diritti dell’infanzia: non c’è contratto, o causa di forza maggiore che possa giustificare questa verità. Conosciamo a fondo la storia di Pino e la relativa documentazione che la accerta; abbiamo vissuto una porzione di storia al loro fianco. Senza timore possiamo quindi affermare che le Istituzioni usano la sicurezza e il potere a Loro conferito come strumento di ricatto per condizionare l’esistenza dei testimoni di giustizia. Alleghiamo la dichiarazione di volontà di Pino Masciari a testimonianza della serietà della sua scelta e, quindi, della nostra. Il documento è stato ufficializzato, sottoscritto dai testimoni e depositato con gli atti della seduta del Consiglio Comunale di Pinerolo durante la consegna della cittadinanza onoraria il 26 marzo 2009.

Il mandante Mantovano

È sempre più evidente che una parte delle istituzioni anzichè combattere la criminalità, la favoriscono in ogni modo:

http://bennycalasanzio.blogspot.com/2008/09/il-mandante-mantovano.html

Non avevo mai visto una Istituzione consegnare nelle mani dei killer un uomo. Mai visto uno Stato democratico darsi così tanto da fare affinchè un suo uomo venga sterminato. Dal 18 settembre la n’drangheta può colpire quando vuole colui che la mise in seria difficoltà, undici anni fa, denuciando un intero sistema di potere in Calabria. Per uccidere Pino Masciari basterà collegarsi al suo sito internet, decidere in quale città di Italia colpirlo guardando il calendario degli incontri, e mandare lì un gruppo di fuoco, nemmeno troppo consistente (per risparmiare, visti i prezzi del petrolio). A difendere Pino non troveranno infatti poliziotti, blindate e mitragliette che fino ad adesso lo hanno sempre accompagnato durante i suoi incontri. Solo un gruppo di ragazzi che circondano Pino e lo difendono con il loro corpo. Civili, ragazzi, alcuni ragazzini. Che fanno da scorta a Pino. E’ il fallimento di uno Stato arrivare a ciò. Perchè fino al 17 settembre Pino Masciari era un testimone di giustizia a rischio imminente di vita. Oggi non più. Quando Pino, come fa ormai da due anni a questa parte, comunica gli spostamenti per aver assegnata la protezione, gli risponde Alfredo Mantovano, presidente della Commissione sui programmi di protezione per collaboratori e testimoni di giustizia, non a caso il più vituperato dalla maggioranza dei testimoni. Gli dice, testualmente: “In esito alle istanze presentate dal sig. MASCIARI Giuseppe, con le quali ha chiesto l’accompagnamento e scorta durante i suoi viaggi, nonchè gli anticipi delle spese connesse a tutti gli spostamenti che avranno luogo nel periodo (…), non sono state accolte. Il teste potrà in ogni caso, effettuare tali spostamenti in piena autonomia”. Tradotto, vuol dire: Masciari, faccia quello che vuole, ma senza scorta. Parafrasato, vuol dire: amici della n’drangheta, Pino è vostro. Grazie per non averlo ucciso mentre era sotto scorta, ci avrebbe creato dei problemi. Ora potete fare quello che volete. Quando Pino diffonde la notizia, i suoi ragazzi scrivono un comunicato stampa in cui denunciano la sentenza di morte in carta bollata. Quando le agenzie lanciano la notizia, Mantovano, deliberatamente, decide di mentire. Guardate, a fronte delle parole inviate a Masciari, come replica: ”La notizia secondo la quale la Commissione centrale sui programmi di protezione per i testimoni di giustizia avrebbe revocato la scorta al signor Pino Masciari è del tutto infondata”. Ma non è stato lui a scrivere l’accompagnamento e scorta durante i suoi viaggi, nonchè gli anticipi delle spese connesse a tutti gli spostamenti che avranno luogo nel periodo (…), non sono state accolte. Dovete sapere però, che il dipendente Mantovano (Dott.Jekill e Mr Hide) ha pure scritto un libro dal titolo illuminante: Testimoni a perdere