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ComeDonChisciotte – IN GRAN BRETAGNA SI VOTA PER LA GUERRA. FATE LA VOSTRA SCELTA

Fonte: ComeDonChisciotte – IN GRAN BRETAGNA SI VOTA PER LA GUERRA. FATE LA VOSTRA SCELTA.

DI JOHN PILGER
johnpilger.com
Valutando il ricco comparto dedicato alla storia militare nel negozio dell’aeroporto, vidi che avevo una scelta: o le gesta temerarie di psicopatici o volumi accademici con la loro indebita devozione al culto dell’assassinio organizzato. Non riconoscevo nulla da reportage di guerra. Niente che mostrasse braccia e gambe di bambini che penzolavano dagli alberi, niente che ricordasse la merda nei propri pantaloni. La guerra è bella da leggere. La guerra diverte. Ancora guerra per favore.

Il giorno prima del mio volo dall’Australia, il 25 aprile, sedevo in un bar all’ombra delle grandi vele della Sidney Opera House. Era l’Anzac Day, il 95esimo anniversario dell’invasione della Turchia Ottomana da parte delle truppe australiane e neozelandesi agli ordini dell’imperialismo Britannico. Lo sbarco è stato uno spericolato e maldestro sacrificio di sangue voluto da Winston Churchill, eppure è celebrato in Australia come giornata nazionale ufficiosa. La sera c’è sempre la diretta TV della ABC dalle sacre rive di Gallipoli, in Turchia, dove quest’anno circa 8.000 tra australiani e neozelandesi avvolti in bandiere hanno ascoltato, con occhi umidi, le parole di Quentin Bryce, la governatrice generale australiana e vicerè della Regina d’Inghilterra, esporre i motivi dell’irragionevole massacro. È stato fatto, disse, per amore, “amor di patria, amore per servire, amore per la famiglia, l’amore che diamo e quello che ci permettiamo di ricevere. [È un amore che] gioisce nella verità, che tutto sostiene, tutto crede, che spera in tutto, sopporta ogni cosa. E non sbaglia mai”.

Di tutti i tentativi che io ricordo per giustificare un omicidio di stato, questa assurda terapia fai-da-te, palesemente rivolta ai giovani, merita il primo premio. Non una volta Bryce ha onorato i caduti con le due parole che i sopravvissuti del 1915 portarono a casa con sé: “Mai più”. Non una volta ha fatto riferimento alla veramente eroica campagna anti-reclutamento portata avanti dalle donne, che arginò il flusso di sangue australiano nella prima guerra mondiale, prodotto non della stupidità che “tutto crede” ma della rabbia che difende la vita.

Il successivo servizio del telegiornale riguardava un ministro Australiano, John Faulkner, con le truppe in Afghanistan. Iluminato dalla luce di un’alba perfetta, il ministro accostava l’Anzac Day alla illegittima invasione dell’Afghanistan dove, il 13 febbraio dello scorso anno, i soldati australiani ammazzarono cinque bambini. Non ne accennò nemmeno. Immediatamente dopo, il TG riportava che a Sidney un monumento ai caduti era stato “deturpato da uomini di aspetto mediorientale”. Ancora guerra, per favore.

Al bar dell’Opera House un giovanotto portava altrui medaglie di campagne di guerra. Va di moda. Fracassato a terra un bicchiere di birra, ne ha scavalcato i cocci raccolti poi da un altro giovane che il mezzobusto del TG avrebbe definito di aspetto mediorientale. È la riprova che la guerra è diventata un estremismo di moda per chi si lascia abbindolare dall’arcaico concetto edoardiano che l’uomo ha bisogno di provare se stesso “sotto il fuoco” in un paese la cui gente lui deride come “gooks” o “teste fasciate” o semplicemente “feccia”. (Nell’attuale inchiesta pubblica circa la tortura e morte dell’albergatore iracheno Baha Mousa da parte di truppe britanniche, si è saputo che “l’atteggiamento comune” era che “tutti gli iracheni sono feccia”).

Ma c’è un inghippo. Nel nono anno della totalmente edoardiana invasione dell’Afghanistan, più dei due terzi dei cittadini dei paesi invasori vogliono che le loro truppe se ne vadano da dove non hanno alcun diritto di essere. Ciò vale per l’Australia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Germania. Questo ci dice che dietro la facciata mediatica di rituali politicizzati – come la parata di bare militari per le strade della cittadina inglese di Wootton Bassett – milioni di persone credono nella loro intelligenza critica e morale e ignorano la propaganda che ha militarizzato la storia contemporanea, il giornalismo e le politiche parlamentari – il laburista Kevin Rudd, primo ministro australiano, per esempio, ha affermato che le forze armate sono “la più alta vocazione” in Australia.

Qui in Gran Bretagna il criminale di guerra Tony Blair è consacrato da Polly Toynbee del Guardian come “l’emblema perfetto per i capricci contraddittori della sua gente”. No, lui è stato l’emblema perfetto per un’intellighenzia liberale disposta cinicamente ad avallare il suo crimine. Di questo non si è parlato nella campagna elettorale britannica, come del fatto che il 77 per cento della popolazione vuole il ritiro delle truppe. In Iraq, puntualmente dimenticato, quello che è stato compiuto è un olocausto. Più di un milione di persone sono morte e quattro milioni sono state allontanate dalle loro case con la violenza. Non se ne è parlato una sola volta durante l’intera campagna elettorale. Piuttosto, la novità è che Blair è “l’arma segreta” dei laburisti.

Tutti e tre i candidati sono guerrafondai. Nick Clegg, il leader dei Liberal Democratici e pupillo dei vecchi sostenitori di Blair, ha detto che come primo ministro avrebbe “partecipato” ad un’altra invasione di uno “stato fallito”, sempre che ci fosse “l’equipaggiamento giusto, le giuste risorse”. Quest’unico presupposto altro non è che una genuflessione standard ai militari adesso sotto scandalo per una crudeltà coloniale di cui il caso Baha Mousa non è che uno dei tanti.

Per Clegg, come per Gordon Brown e David Cameron, le orrende armi usate dalle forze armate britanniche, come le bombe a grappolo, i proiettili ad uranio impoverito e i missili hellfire che risucchiano l’aria dai polmoni delle vittime, non esistono. Braccia e gambe di bambini sui rami degli alberi non esistono. In questo solo anno la Gran Bretagna spenderà 4 miliardi di sterline per la guerra in Afghanistan, e questa è la cifra che Brown e Cameron quasi certamente intendono tagliare al Servizio Sanitario Nazionale.

Edward S. Herman ha spiegato questo estremismo raffinato nel suo saggio “La Banalità del Male”. Esiste una rigida suddivisione del lavoro, che va dagli scienziati dei laboratori dell’industria degli armamenti al personale dell’intelligence e “sicurezza nazionale” che fornisce la paranoia e le “strategie” da usarsi, ai politici che le approvano. Per quanto riguarda i giornalisti, il nostro compito è quello della censura per omissione e di far sembrare normale il crimine a voi, il pubblico. Perché è la vostra capacità di capire e di risvegliarvi che è temuta, più di ogni altra cosa.

Titolo originale: “Voting in Britain for war. Take your pick.”

Fonte: http://www.johnpilger.com
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04.05.2010

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

Antimafia Duemila – Il club dei bugiardi incalliti

Antimafia Duemila – Il club dei bugiardi incalliti.

di Antonella Randazzo – 13 aprile 2010
Chi pensava che Berlusconi fosse l’unico bugiardo incallito si sbagliava. Infatti, egli è in buona compagnia di alti prelati e del papa.

Si è rotto il muro del silenzio e sono saliti alla cronaca fatti sconcertanti e agghiaccianti di pedofilia e protezione della pedofilia, con prove inoppugnabili sulle responsabilità del papa e di parecchi alti prelati.
Nonostante ciò, i personaggi implicati negano, e hanno persino raccolto parole di “solidarietà” da parte di alcune nostre autorità politiche. Si è mosso persino quel burattino di Alfano, cercando di intimidire chi sta facendo il suo dovere denunciando le responsabilità del clero. Nessuna delle nostre autorità ha preteso dal papa che, oltre alle parole di condanna, faccia anche qualcosa di concreto. Infatti, il clero che pratica la pedofilia rappresenta la chiesa, e non è pensabile che il Vaticano non abbia gravi responsabilità riguardo ai danni causati da questi personaggi. Il papa, se davvero fosse interessato ad affrontare il problema, si assumerebbe le sue responsabilità e si presenterebbe al processo che ha come imputato padre Ernesto Garcia Rubio, che avrebbe praticato la pedofilia in una parrocchia di Miami e in seguito è stato protetto dalle autorità cattoliche. Ogni persona è uguale di fronte alla legge, e il papa è una persona come tutte noi. I suoi legali vorrebbero affermare il contrario e stanno cercando di evitare che il “papa venga coinvolto nel processo o che documenti segreti siano citati in giudizio”. Chi non è colpevole non teme nulla e non nasconde documenti.
Noi siamo dalla parte delle piccole vittime e non delle autorità cattoliche, e non ci stanchiamo di denunciare questo “club di bugiardi incalliti”, auspicando che queste persone paghino per i crimini commessi.
Non è certo una novità che una parte dei prelati cattolici è dedita ad una sessualità perversa e criminale, che danneggia e distrugge la vita di molte persone. Nel nostro paese il fenomeno è molto presente, ma avendo il Vaticano un potere enorme, si glissa su parecchi crimini, e non si dà al problema il peso che dovrebbe avere.
Quando in passato sono emersi casi di pedofilia praticata da prelati, spesso le vittime sono state criminalizzate, e si è cercato di farle passare per imbroglioni o si è gridato al “complotto”.
Ma da recente, dopo gli articoli pubblicati dal New York Times, alcune persone hanno trovato il coraggio di denunciare e sono state ascoltate. Ricordiamo il caso dell’Istituto Provolo di Verona, in cui diverse persone hanno denunciato l’esistenza di un giro di pedofilia che coinvolgeva molti preti e frati (quasi tutti a detta delle vittime). Uno di questi preti ha confessato: “Lo facevano (violentare o molestare i bambini N.d.A.) quasi tutti, era normale… I responsabili dell’Istituto lo sapevano”.3 Già da alcuni anni le vittime, all’epoca dei fatti bambini sordomuti, denunciavano le violenze subite. La risposta da parte della Chiesa era stata la  criminalizzazione delle vittime.
Anni fa emersero violenze pedofile nell’Arcidiocesi di Boston, oltre 200 sacerdoti furono accusati di abusi sessuali, e le diocesi scelsero di risarcire le vittime. All’epoca emersero parecchi casi di pedofili protetti dalle autorità cattoliche. Ad esempio, l’arcivescovo di Los Angeles cardinale Roger Michael Mahony fu accusato di aver coperto diversi preti pedofili. Nel 2007 il prelato chiese pubblicamente scusa per gli abusi commessi dai preti della sua diocesi. Non era la prima volta che emergevano casi di pedofilia nelle diocesi americane. Erano emersi casi avvenuti negli anni Quaranta nell’Arcidiocesi di Los Angeles. I risarcimenti pagati ammonterebbero a 774 milioni di dollari.
Da recente sono emersi anche molti casi di pedofilia in Irlanda. Un documentario della Bbc dal titolo “Sex crimes and the Vatican” presenta 100 casi di bambini e bambine abusati da 26 sacerdoti irlandesi.
Scandali di pedofilia in seno alla Chiesa sono emersi in moltissimi altri Paesi, come il Messico, l’Australia, il Messico, il Canada, l’Alaska, la Polonia, l’Inghilterra, l’Irlanda, la Spagna, la Germania, l’Olanda, in molti Paesi africani, ecc.
Nel 2001, il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede scrisse l’epistola De Delictis Gravioribus in cui sosteneva che si doveva seguire il vecchio Crimen sollicitationis e mettere ogni crimine (anche la pedofilia) sotto il controllo della Chiesa.
Ratzinger fu citato in giudizio dall’avvocato Daniel Shea davanti al tribunale dalla Corte distrettuale della contea di Harris (Texas), perché praticava “ostruzione alla giustizia”. Il documento di Ratzinger mirava a proteggere i pedofili, impedendo alla giustizia di fare il suo corso. Nel 2005 Ratzinger doveva presentarsi di fronte alla corte, ma nell’aprile di quell’anno fu eletto papa e i suoi legali negli Stati Uniti chiesero l’immunità diplomatica. L’Amministrazione Bush accettò e Ratzinger la fece franca.
Non ci si deve sorprendere quando si apprende che non pochi casi di pedofilia sono stati coperti dal Vaticano e dall’allora cardinale Ratzinger: purtroppo anche in passato altri vescovi e papi hanno fatto altrettanto.
Il New York Times ha scritto che Ratzinger e altri personaggi al vertice del Vaticano nascosero gli abusi di un prete americano che avrebbe violentato circa 200 bambini sordi scolari nel Wisconsin.
Secondo il quotidiano Sueddeutsche Zeitung, “Ratzinger deve aver avallato il trasferimento del prete pedofilo da Essen a Monaco nel 1980”. Il prete fu condannato nel 1986 per abusi sessuali su un bambino. Eppure continuò ad operare nell’Alta Baviera, a contatto con altri bambini e ragazzi.
Lawrence C. Murphy, lavorò nella scuola del Wisconsin dal 1950 al 1974, e qualcuno aveva notato qualcosa di sospetto in lui. Nel 1996, l’allora cardinale Ratzinger ignorò due lettere scritte dall’arcivescovo di Milwaukee, Rembert G. Weakland, e soltanto 8 mesi dopo il cardinale Tarcisio Bertone decise di far avviare un processo canonico segreto per allontanare padre Murphy.
Bertone bloccò il processo dopo che Murphy scrisse al cardinale Ratzinger dicendo che il suo caso era caduto in prescrizione e che lui voleva “solo vivere il tempo che mi resta nella dignità del mio sacerdozio. Chiedo il vostro aiuto in questa vicenda”. Il New York Times ha considerato alcuni documenti rilasciati dai legali di 5 uomini che hanno fatto causa alla diocesi di Milwaukee. In questi documenti non c’è alcun intervento da parte di Ratzinger. Murphy non fu mai punito in alcun modo, veniva soltanto trasferito in altre parrocchie e scuole, pur sapendo che poteva continuare a praticare pedofilia.
Per il caso di padre Murphy ci furono 29 denunce e l’arcidiocesi di Milwaukee scrisse al prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, cardinale Ratzinger, chiedendo come procedere sul caso Murphy e su quello di un altro prete, accusato di crimini sessuali e finanziari. Ratzinger non rispose mai. Oggi il papa, in seguito alle tante denunce e notizie date in prima pagina, parla di “limiti e debolezze” e condanna a parole la pedofilia, ma senza riferimenti concreti ai tanti casi scoperti in Germania, Irlanda, Austria, Stati Uniti, Olanda, ecc. Soltanto in Germania ci sono almeno 150 denunce. E’ troppo facile condannare a parole, ma se alle parole non seguono i fatti è legittimo pensare che la Chiesa non ha alcuna intenzione di cambiare le cose.
Oggi le pubblicazioni cattoliche come l’Avvenire e l’Osservatore Romano, cercano di difendere il papa, ma non sono in grado di smentire le gravissime accuse, non avendo prove del contrario. Si limitano a parlare di una sorta di “congiura” contro il papa parlando di un “evidente e ignobile intento di arrivare a colpire a ogni costo Benedetto XVI e i suoi più stretti collaboratori”.
Anche nel nostro paese, non sono pochi i casi di pedofili trasferiti in altre diocesi, e lasciati del tutto liberi di continuare a praticare la pedofilia. Ricordiamo, ad esempio, il caso di Don Giorgio Carli, sacerdote della parrocchia Don Bosco a Bolzano, che è stato arrestato il 14 luglio del 2003 con l’accusa di pedofilia. La Curia aveva cercato di proteggerlo spostandolo in un’altra parrocchia, in cui avrebbe continuato ad “occuparsi” di bambini.
Per impedire al prete di continuare le violenze sessuali sui bambini, il pm Cuno Tarfusser chiese al Gip l’ordinanza di custodia cautelare. Il reato fu denunciato da una ragazza oggi maggiorenne, che, andando in analisi scoprì cose terribili che prima cercava di rimuovere.
Carli fu assolto in primo grado, ma nel 2008 la Corte d’Appello di Bolzano lo ha condannato a sette anni e sei mesi di reclusione. Se fosse stato per le autorità ecclesiastiche sarebbe ancora in parrocchia a molestare bambini. Esistono casi analoghi in moltissimi Paesi. Persino in Polonia è emerso il caso di Padre Michal Moskwa, parroco di un piccolo villaggio della Polonia meridionale, che ha abusato sessualmente di sei bambine. Quello di Moskwa è il primo caso emerso in Polonia, ma ce ne sarebbero molti altri non ufficialmente denunciati per paura. Nel 2002 si dimise l’arcivescovo Juliusz Paetz, grande amico di Giovanni Paolo II, egli stesso accusato di pedofilia da alcuni giovani seminaristi.
In Gran Bretagna si ebbe il caso di Simon Grey, un uomo diventato alcolizzato e violento in seguito alle violenze sessuali subite da bambino per sei anni da parte di padre Christofer Clonan. La vittima ha raccontato: “Non riuscivo a mantenere un lavoro, il più lungo è stato per sei mesi. Ho finito col darmi fuoco, provocandomi bruciature profonde e ho passato sei mesi in ospedale”.4 Fino al 2004 erano 4450 i preti denunciati per pedofilia negli Usa. Questi preti hanno avuto ben 11.000 denunce.
Qualcuno ha addirittura parlato di una grossa “multinazionale pedofila”, che si estende a moltissimi Paesi ed è protetta dalle autorità ecclesiastiche e non.
Nel nostro paese, un altro caso di pedofilia in cui le autorità ecclesiastiche cercarono di proteggere il pedofilo si ebbe qualche anno fa. Don Paolo Mauro Pellegrini, parroco di Colleferro fu arrestato dai carabinieri della Casilina di Roma. Nell’abitazione del prete furono trovati filmini che aveva girato alle vittime. Dopo l’arresto, il prete disse agli organi di stampa: “Devo curarmi, lo so, sto cercando di curarmi, aiutatemi”. Curioso che non ci abbia pensato prima dell’arresto. Peggio ancora è stata la reazione del vescovo della diocesi di Segni e Velletri da cui dipende la chiesa di San Gioacchino di cui è parroco don Pellegrini, che non soltanto disse di non sapere nulla, ma addirittura sostenne che il prete poteva essere innocente: “Vediamo, aspettiamo, per il momento è solo indagato. Il sacerdote verrà sospeso  soltanto se le accuse verranno provate e se ci sarà una condanna. Noi non sapevamo nulla, non conoscevamo questa situazione, ora siamo sconvolti”.
Alcuni preti (come anche Pellegrini) non soltanto praticano violenze sessuali su bambini ma producono oppure acquistano anche materiale pedopornografico. Ad esempio, nell’abitazione di un frate domenicano di Bari, Giancarlo Locatelli furono trovate un centinaio di foto pedopornografiche che erano state acquistate tramite carta di credito. L’inchiesta ha portato alla luce un grosso mercato della pornografia minorile. Anche in questo caso la Curia barese si è astenuta dal commentare il fatto e non ha fatto nulla contro il frate domenicano che ha continuato a svolgere il suo lavoro di segretario dell’Istituto di teologia ecumenica di Bari.
In Austria emerse un grosso giro di produzione di materiale pedopornografico.
Furono trovate circa 40.000 fotografie e diversi video di giovani preti in atteggiamenti sessuali con seminaristi. Alcune foto ritraevano anche bambini. La Diocesi non ha rilasciato dichiarazioni. Ma il vescovo Kurt Krenn che supervisionava la diocesi di St. Poelten, ha confessato alla televisione austriaca di aver visto fotografie di insegnanti del seminario in situazioni sessuali inequivocabili con studenti.
Krenn in un primo momento aveva parlato di “ragazzate che non hanno niente a che vedere con omosessualità”, e il teologo pastorale austriaco Paul Zulehner aveva chiesto le sue dimissioni. Il giornale austriaco Profil scrisse che gli inquirenti avevano trovato “nelle stanze dei seminaristi almeno 40 mila fotografie e alcuni filmati con rappresentazioni sessuali in parte perverse che mostrano anche giovani preti di St. Poelten con superiori. Si fotografavano vicendevolmente, perchè anche in questa maniera si eccitavano. E siccome lo facevano anche con il capo e con il suo vice, tutto sembrava così normale, si sentivano al sicuro… Un largo fronte di personalità ecclesiastiche della diocesi di St. Poelten trovano insopportabile il doppio gioco e si sono decisi a un’azione concordata per portare alla luce la verità, dopo che per anni i loro tentativi dietro le quinte non hanno avuto successo”.5 Il network tedesco ARD mandò in onda un documentario dedicato alle vicende accadute nel seminario di St. Poelten. Emerse che gli alti prelati erano del tutto a conoscenza di quello che accadeva nel seminario, delle foto pornografiche e delle feste con pratiche sessuali. Anche un servizio radiofonico fatto dal Suedwestrundfunk sosteneva che lo stesso Vaticano, da almeno due anni, fosse al corrente delle attività sessuali che avvenivano nel seminario. Nel documentario del network ARD un exseminarista raccontò diversi incontri sessuali avvenuti a St. Poelten. Un testimone sostiene che i seminaristi venivano definiti dai preti “carne fresca e giovane”. Il testimone, che ha mantenuto l’anonimato a causa delle minacce ricevute, raccontò: “Quel posto era come una palude. E’ molto triste che il Vaticano abbia reagito solamente dopo che i media avevano portato alla luce questa sordida situazione”.
In altri casi la Curia ha difeso ad oltranza i pedofili, senza alcuna attenzione verso la sofferenza delle vittime. Ad esempio, quando la Procura di Brescia mise sotto indagine 3 sacerdoti sospettati di pedofilia, la Diocesi respinse le loro dimissioni e li difese.
Nel 2004 il vescovo di Agrigento, Carmelo Ferraro, pur essendo al corrente degli abusi sessuali commessi da un sacerdote ai danni di un seminarista, non prese alcun provvedimento, dicendo che il fatto “non lo  riguardava”. Il sacerdote, don Bruno Puleo, fu poi condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione. Le indagini avevano portato alla luce abusi verso altri sette giovani. La vittima che denunciò il prete, Marco Marchese, scrisse una lettera al vescovo, in cui diceva: “Scrivo proprio a lei che una sera di novembre del 2000 ha ascoltato, quasi con indifferenza, il mio racconto…
Scrivo a lei perché sono addolorato e profondamente amareggiato dal suo silenzio, amareggiato per questa povera Chiesa che si ritrova ad essere guidata da una persona che non ha saputo dirigere il gregge affidatogli, soprattutto i piccoli e gli indifesi”.6 Marchese aveva parlato al vescovo per fare in modo che il prete pedofilo non potesse più violentare altri bambini, ma il vescovo non fece nulla. Racconta la vittima: “Il vescovo mi ascoltò e cadde dalle nuvole. Disse che nessuno mai l’aveva informato di quanto era avvenuto. Io gli confidai la mia paura che don Puleo potesse continuare a fare del male ad altri ragazzi… Intanto però don Puleo continuava a fare il parroco.
Era nella parrocchia del Villaggio Giordano, a Palma di Montechiaro… (Don Gaetano Montana) continua a fare il rettore del seminario arcivescovile. Mi chiedo come sia possibile. Altri ragazzi possono passare le stesse mie disavventure e nessuno li difenderà”.7
Nel Diritto Canonico non esiste un canone che riguardi pene da comminare a chi non denuncia un reato pur avendone conoscenza. Dunque, quei vescovi che coprono i pedofili la fanno franca.
E’ legittimo chiedersi se davvero si tratta, come molti sostengono, di un fenomeno non sostenuto dai vertici della Chiesa, dato che le autorità cattoliche non soltanto non affrontano questo problema, ma cercano di coprirlo o si limitano a condannarlo solo a parole.
Molti prelati hanno cercato di convincere che qualcuno ce l’avrebbe con loro, come se i fatti non esistessero.
La pedofilia è una perversione sessuale criminale, che danneggia le creature più deboli, ovvero i bambini. Questa perversione è da collegare in molti casi alla repressione sessuale, che esiste in ambiti ecclesiastici. Come tutti sanno, la Chiesa cattolica non ha una concezione equilibrata e realistica del corpo e della sessualità.
I preti sono “formati” in modo innaturale: a reprimere la propria sessualità, a non cercare una compagna, ad avere una relazione con gli altri fondata sulla loro presunta superiorità morale e spirituale, dovendo rappresentare una Chiesa autoritaria e spesso sorda ad ogni esigenza umana più profonda. Molti preti, in questo ambiente non possono avere una maturazione e un equilibrio sessuale ed emotivo. Rimanendo immaturi, non sono in grado di vivere socialmente in modo adeguato e possono sviluppare patologie. Una Chiesa autoritaria non è “umana” e può essere assai crudele e ingiusta, e lo si vede proprio nei casi di pedofilia emersi, in cui non pochi prelati hanno manifestato soprattutto l’esigenza di proteggere la Chiesa, senza alcuna considerazione della sofferenza dei bambini.
Alcuni prelati vorrebbero farci credere che le vittime sono il papa e i prelati, e non i bambini violentati. Esprimono “solidarietà” al papa, dimenticando che il fulcro del cristianesimo è stare sempre dalla parte dei più deboli, delle vittime. La verità è che sia il papa che molti alti prelati vorrebbero negare o sminuire questo gravissimo problema, e far questo significa essere bugiardi e proteggere i pedofili.
Paradossalmente, gridando alla congiura e non mettendosi dalla parte delle vittime, continuano a fare quello che vorrebbero far credere che non sia vero: proteggere i pedofili.
In barba ai principi cristiani di cui si fanno portatori, molti prelati non cercano di agire per cercare di “salvare” quei bambini che ancora possono essere “salvati”.
Purtroppo, nel caso dell’Istituto Provolo, i sette accusati sono ancora al loro posto, potendo reiterare i crimini.
Chiediamoci perché i pedofili scoperti non vengono resi noti, in modo tale che vedendo la loro foto si possano scongiurare altri crimini.
Al contrario, la Chiesa si comporta in modo tale da tenere quanto più possibile segreti i reati e i criminali. Da sempre i vescovi si limitano a trasferire in luoghi in cui i nuovi parrocchiani sono tenuti all’oscuro dei fatti.
C’è stato addirittura qualche prelato che se l’è presa con i giornalisti, accusandoli di “dare notizie allarmanti”. Come se si dovesse tacere di fronte a fatti così gravi per “difendere il prestigio della Chiesa”.
Oggi si sta parlando di questo problema in riferimento ai prelati cattolici, ma occorre farlo sempre, anche quando i media non metteranno più la notizia in prima pagina, fino a quando non si è eliminato il problema. E occorre farlo considerando anche altri tipi di pedofilia, ad esempio quella praticata dagli occidentali nei Paesi del Terzo mondo.
Purtroppo dalle statistiche ufficiali risulta che la pedofilia è in aumento nei Paesi del G8, mentre nei Paesi del Terzo mondo interessa centinaia di migliaia di bambini, costretti a prostituirsi per la povertà. Internet ha aggravato la situazione, presentando siti in cui si incoraggiano le persone ad andare nei Paesi in cui ci sono bambini e bambine costretti a prostituirsi. Inoltre, esistono molti siti che vendono materiale pornografico.
Noi crediamo, basandoci sui fatti emersi, che la pedofilia sia una pratica molto presente all’interno del clero cattolico, ovviamente senza ritenere che tutti i preti o vescovi ne siano coinvolti. Ma crediamo anche che tale pratica criminale sia anche presente all’interno di altri palazzi del potere.
Altri scandali, non meno gravi, non hanno avuto lo stesso peso mediatico che stanno avendo quelli di cui si parla in questi giorni.
Ad esempio, nel 2003 scoppiò un grosso scandalo che svelava una rete assai ampia di pedofili, fra questi c’era anche l’allora premier Tony Blair, e diversi suoi amici intimi. Si trattava una rete di altissimo livello, capace di rimanere nascosta anche dopo che alcune persone hanno cercato di portarla alla luce. Addirittura si attivarono le autorità inglesi e posero il segreto di Stato per 100 anni. Per questo motivo non si può sapere molto dell’inquietante vicenda che stava venendo alla luce, svelando parecchie cose non certo lusinghiere per le attuali autorità inglesi. Il 19 gennaio 2003 apparve un articolo sul Sunday Herald, dal titolo “Child porn arrests too slow” (Troppo lenti gli arresti legati alla pornografia infantile), firmato dal giornalista Neil MacKay. L’articolo informava sul fatto che altissimi membri del governo di Tony Blair erano sotto inchiesta per pedofilia e “fruizione di pedopornografia”. Da lì a poco l’articolo scomparve misteriosamente.
Fra le altre cose, vi si leggeva: “Il Sunday Herald ha ricevuto conferma da una importantissima fonte dell’intelligence britannico che almeno un ex ministro del governo laburista, e d’alto profilo, è fra i sospetti. Il nostro giornale ha il nome del politico, ma per ragioni legali non può renderlo noto. Voci non confermate dicono che è coinvolto un altro importante uomo politico laburista… una commissione d’emergenza è stata allestita nel governo per controllare gli esiti, potenzialmente rovinosi per Blair e il suo governo, se dovessero avvenire degli arresti”.
Lo scandalo era di proporzioni talmente elevate che immediatamente intervennero le autorità per impedire che i fatti venissero resi noti. Soltanto due ministri si dimisero immediatamente: Alan Milner, ministro della Sanità e Lord George Robertson, già ministro della Difesa e all’epoca dei fatti segretario generale della NATO. Apparentemente le dimissioni venivano giustificate “per cause personali o familiari”.
Robertson era già noto per essersi interessato a Thomas Hamilton, un ex capo di boy scout inquisito per fatti di pedofilia. Nel 1996 Hamilton entrò in una scuola elementare scozzese a Dumblane e con quattro pistole automatiche uccise 16 scolari e una maestra, e poi si suicidò. Dall’inchiesta emerse che Hamilton, nonostante avesse fama di essere squilibrato e molestatore di bambini, aveva avuto un regolare porto d’armi grazie all’interessamento diretto di Robertson.
Hamilton, come Robertson, era un massone. Quest’ultimo appartiene alla superloggia di Edimburgo chiamata “Speculative Society”. Diversi membri di questa superloggia potevano entrare liberamente nella scuola elementare di Dumblane. Secondo le indagini della Polizia, gli scolari di questa scuola “venivano regolarmente portati via e sessualmente abusati”.
Il capo della mensa e dei dormitori del collegio, Glenn Harrison, disse al giornale News of the World che aveva visto Hamilton recarsi nel dormitorio di notte ma non era intervenuto perchè “Hamilton era amico di un poliziotto importante”. Col tempo però Harrison raccolse molte confessioni di bambini che dicevano di aver subito violenze e alla fine si convinse a scrivere lettere ai genitori per raccontare quello che avveniva nel collegio. Il risultato immediato fu il licenziamento e la Polizia perquisì la sua abitazione sottraendo il materiale che l’uomo aveva raccolto sui casi a lui raccontati.
L’inchiesta sulla strage fu condotta da Lord William Cullen, anche lui affiliato alla super-loggia “Speculative Society”. Secondo tutti gli osservatori, Lord Cullen ha “insabbiato” l’indagine. Tony Blair e il ministro Jack Straw si sono protetti imponendo il segreto di Stato.
Addirittura, anche alcuni rapporti della polizia sono stati posti sotto segreto per 100 anni. Questo fa capire quanto potere hanno queste persone di insabbiare i crimini, agendo come se fossero al di sopra della legge.
Spiega l’investigatore e esperto d’intelligence Michael Keaney: “Un ulteriore e potenzialmente esplosivo aspetto della pressione USA su Blair è la investigazione della FBI sui visitatori di siti pedofili che ha già raggiunto un elevato numero di persone importanti…. i due più grandi pesci mi ricordo essere: uno George Robertson, che oggi ha annunciato che lascerà il segretariato della NATO dopo quattro anni e due mesi. Dovesse essere colpito le conseguenze sarebbero spettacolari ma brevi – è stato a lungo fuori dal governo e abbastanza lontano da Tony tanto da non essere ritenuto importante delle attenzioni della commissione del governo, qualsiasi cosa accada. Tuttavia, il nostro secondo candidato è assai più stretto con il Primo Ministro, e ha un alto profilo [e] continua a operare a dei livelli elevatissimi, in Europa, Giappone e Medio Oriente. Peter Mandelson iniziò la vita politica come membro del Communist Party, presto “vide la luce” e venne coinvolto nella ala giovanile del Socialist International, finanziato dalla CIA e dall’MI6 e, quindi, il Labour Party, da cui iniziò la carriera, in parallelo con la sua esperienza di lavoro nella London Weekend Television assieme a gente come John Birt e Michael Maclay, adesso sceneggiatore della Hakluyt, l’azienda privata messa su da una banda di ex spie dell’MI6… Se Mandelson è sospettato, ciò può arrecare dei danni fatali a Blair…A prescindere dalla lista dei sospettati, noi possiamo vedere già che la commissione governativa si è occupata di storielle che servono, alla fine, a ritardare le inevitabili eventuali rivelazioni, guadagnando tempo, se non altro. Quindi dipende dal Guardian salvare ogni giorno Tony, e qui vi è la cortese attenzione dell’MI6 che aiuta a distrarre da ciò che succede realmente, tra cui la turbolenta reputazione sull’integrità finanziaria che segna gli affari di Blair con manager come Bernie Ecclestone, Richard Desmond, Lakshmi Mittal, ecc.”8
La strage dello squilibrato Hamilton poteva svelare la rete massonico-pedofila di cui fanno parte molte delle attuali autorità inglesi. Ponendo il segreto di Stato si è voluto far credere che lo squilibrato Hamilton fosse il solito “assassino solitario” e non, come molti hanno sospettato, un personaggio incaricato di eliminare i bambini che avevano cominciato a parlare e di cercare di seminare terrore per impedire che emergesse la verità. Se si fosse trattato davvero soltanto di un singolo squilibrato, non si capisce perché mettere addirittura il segreto di Stato per 100 anni. E’ chiaro che si è voluto nascondere qualcosa di molto grave.
Il coinvolgimento delle importanti personalità inglesi nella strage della scuola elementare di Dumblane è stato confermato dall’FBI, durante un’inchiesta su alcunisiti pedo-pornografici; diverse carte di credito usate per pagare materiale pedopornografico portavano a questi personaggi. In un reportage di Mike James,9 anche Gordon Brown è stato accusato di far parte del gruppo massonico-pedofilo. Nella rete pedofila si praticavano rituali con “prove iniziatiche” di tipo massonico per dimostrare di essere “fedeli” al gruppo di potere e poter avere incarichi importanti. Questo non dovrebbe sorprende se si pensa che le attuali autorità occidentali sono coloro che proteggono gli interessi delle grandi banche e corporations, le stesse che hanno creato i “paradisi turistici” e pubblicizzano viaggi in cui si può praticare il turismo sessuale, anche di tipo pedofilo.
Occorre ricordare che i paradisi turistici sono tali soltanto per i turisti occidentali, e per la maggior parte della popolazione locale sono luoghi in cui si vive come all’inferno, a causa della “globalizzazione”, che ha permesso a pochi multimiliardari di appropriarsi delle ricchezze locali, e di creare luoghi turistici. Infatti, la globalizzazione (leggi “ristrutturazioni del Fmi” o privatizzazioni selvagge) ha distrutto le economie locali, e costretto alla miseria e alla fame milioni di persone, facendo aumentare ancora di più il divario fra Primo e Terzo Mondo, e inducendo gli abitanti del Primo Mondo a sfruttare ulteriormente le persone più povere, considerandole alla stessa stregua di oggetti. Il più povero diventa un oggetto privo di diritti, e le aree del turismo sessuale diventano luoghi in cui c’è la possibilità di superare i normali tabù, e in cui anche la depravazione più criminale, come la pedofilia, diventa lecita. In molti di questi paradisi turistici i bambini non hanno scuole e non ci sono ospedali per la popolazione, e molti si prostituiscono per sopravvivere. E’ la distruzione dell’infanzia, la devastazione di moltissime esistenze umane. Purtroppo quando si tratta di pedofilia occorre capire, per quanto incredibile possa sembrare, che si tratta di un problema molto esteso, che riguarda ambienti “protetti”, attualmente molto potenti.
Anche se i media negli ultimi tempi hanno bombardato di notizie sulla pedofilia del clero cattolico non bisogna credere che in altri ambienti di potere non possa accadere altrettanto. Purtroppo esistono gruppi che agiscono in modo criminale ma sono in grado di insabbiare i propri crimini. Anche se i media non ne parlano non vuol dire che questi crimini non esistano.

ComeDonChisciotte – LA GUERRA E’ PACE. L’IGNORANZA E’ FORZA

Ma Obama è veramente un uomo di pace?

Fonte: ComeDonChisciotte – LA GUERRA E’ PACE. L’IGNORANZA E’ FORZA.

DI JOHN PILGER
newstatesman.com

Barack Obama, vincitore del Nobel per la Pace del 2009, sta pianificando una nuova guerra da aggiungere al suo già straordinario elenco.

I suoi agenti in Afghanistan regolarmente distruggono feste matrimoniali, contadini e lavoratori edili con armi di ultima generazione come il missile Hellfire (fuoco infernale), che risucchia l’aria dai polmoni. Secondo le Nazioni Unite, 338.000 bambini afghani stanno morendo sotto la coalizione guidata da Obama, che permette di spendere soltanto 29 dollari all’anno pro capite in cure mediche.

Nel giro di poche settimane dalla nomina, Obama ha iniziato una nuova guerra in Pakistan, che ha spinto più di un milione di persone ad abbandonare le loro case. Minacciando l’Iran – che il suo segretario di stato, Hillary Clinton ha dichiarato di esser pronta ad “annientare” – Obama mentì nel dire che gli Iraniani stavano occultando una “programma nucleare segreto”, pur sapendo che ciò era già stato segnalato all’Autorità Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA). D’accordo con l’unica potenza nucleare in Medio Oriente, ha corrotto l’Autorità Palestinese inducendola a respingere la delibera delle Nazioni Unite secondo cui Israele aveva commesso crimini contro l’umanità nella sua aggressione a Gaza – crimini resi possibili dall’uso di armi inviate dagli Stati Uniti con la segreta approvazione di Obama prima del suo insediamento.

Nel suo paese, l’uomo di pace ha approvato una spesa militare di molto superiore a quella di qualsiasi anno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel bel mezzo di un nuovo tipo di repressione interna. Durante il recente incontro del G20, ospitato a Pittsgurgh da Obama, la polizia militarizzata attaccava pacifici dimostranti con qualcosa, mai visto prima per le strade americane, chiamato Long Range Acoustic Device (nella foto). Montato sulla torretta di un piccolo automezzo militare, il dispositivo emetteva un rumore acuto, mentre indiscriminatamente venivano lanciati gas lacrimogeni e irritanti. Fa parte di un nuovo armamentario “per il controllo delle masse” fornito da appaltatori militari quali Raytheon. Nello “stato di sicurezza nazionale” controllato dal Pentagono, il campo di concentramento di Guantanamo Bay, che Obama promise di chiudere, rimane aperto, e imprigionamenti arbitrari, assassinii segreti e torture continuano.

L’ultima guerra del neo premio Nobel per la Pace è in gran parte segreta. Il 15 luglio Washington ha stipulato un accordo con la Colombia che garantisce agli Stati Uniti sette basi militari giganti. “L’idea – ha riferito l’Associated Press – è quella di fare della Colombia un centro regionale per le operazioni del Pentagono… quasi metà del continente può essere coperto da un C-17 [aereo da trasporto militare] senza doversi rifornire, il che ci aiuta nella nostra strategia di presenza sul territorio”.

Tradotto questo significa che Obama sta progettando una “involuzione” dell’indipendenza e della democrazia che le popolazioni di Bolivia, Venezuela, Equador e Paraguay hanno ottenuto contro ogni aspettativa, assieme ad una storica cooperazione regionale che respinge il concetto di una “sfera d’influenza” degli Stati Uniti. Il regime colombiano, che appoggia gli squadroni della morte e che ha il peggior record del continente per i diritti umani, ha ricevuto aiuti militari dagli Stati Uniti secondi in proporzione soltanto ad Israele. La Gran Bretagna fornisce l’addestramento militare. Guidati da satelliti militari americani, i paramilitari colombiani stanno infiltrandosi in Venezuela con l’obiettivo di rovesciare il governo democratico di Hugo Chàvez, cosa che non riuscì a George Bush nel 2002.

La guerra alla pace e alla democrazia in America Latina di Obama segue uno stile da lui dimostrato a partire dal colpo di stato ai danni del presidente democratico dell’Honduras, Manuel Zelaya, a giugno. Zelaya ha aumentato i minimi salariali, ha concesso sovvenzioni ai piccoli agricoltori, ha tagliato i tassi d’interesse e ridotto la povertà. Progettava di rompere col monopolio farmaceutico degli Stati Uniti e di produrre farmaci generici meno costosi. Nonostante abbia richiesto il reintegro del presidente Zelaya, Obama si rifiuta di condannare i colpevoli del golpe, di richiamare l’ambasciatore americano e di ritirare le truppe americane che stanno addestrando le forze dell’Honduras risolute a sconfiggere la resistenza popolare. A Zelaya è stato ripetutamente negato un incontro con Obama, che ha approvato un prestito di 164 milioni di dollari al regime illegale. Il messaggio è chiaro e noto: i delinquenti possono agire impunemente per conto degli USA.

Obama, il seducente manovratore di Chicago via Harvard, è stato reclutato per recuperare quella da lui definita la “leadership” mondiale. La decisione del comitato per il Premio Nobel è quella specie di nauseante razzismo alla rovescia che ha consacrato quest’uomo per non altra ragione che quella di appartenere ad una minoranza etnica e per il fascino che esercita sulla sensibilità dei liberali, se non sui bambini afghani che uccide. Questa è la Chiamata di Obama. Non è molto diversa dal fischietto per cani: impercettibile ai più, ma irresistibile agli infatuati e alle teste di legno. “Quando Obama entra in una stanza”, esclamava estatico George Clooney, “vuoi seguirlo da qualche parte, ovunque”.

Frantz Fanon, la grande voce della Black Liberation lo aveva capito. Nel suo libro “I dannati della terra” descrive come “La missione dell intermediario non ha niente a che fare col trasformare la nazione: consiste, banalmente, nell’essere l’anello di congiunzione tra la nazione e un capitalismo rampante, benché camuffato”. Siccome il dibattito politico sì è così svuotato nella nostra monocultura mediatica – Blair o Brown, Brown o Cameron – razza, sesso e classe sociale possono essere usati come strumenti seducenti di propaganda e distrazione. Ciò che conta nel caso di Obama, come Fanon faceva notare in un’epoca precedente, non è il rilievo “storico” dell’intermediario, ma è la classe che lui serve. Dopotutto, l’entourage di Bush è stato forse il più multirazziale nella storia della presidenza USA. C’erano Condoleezza Rice, Colin Powell, Clarence Thomas, tutti servitori di un potere estremo e pericoloso.

La Gran Bretagna ha sperimentato su di sè qualcosa di simile allo slancio mistico per Obama. Il giorno dopo le elezioni di Blair nel 1997, The Observer predisse che avrebbe creato “nuove regole mondiali sui diritti umani”, mentre The Guardian si rallegrò al “ritmo incredibile con cui le dighe del cambiamento si spalancarono”…. Quando lo scorso novembre Obama fu eletto, l’on. Denis McShane, un fedelissimo sostenitore dei bagni di sangue di Blair, senza volerlo ci mise in guardia dicendo: “Se chiudo gli occhi quando sento Obama, mi pare di sentire Tony. Sta facendo le stesse cose che facemmo noi nel 1997.”

John Pilger
Fonte: http://www.newstatesman.com
Link: http://www.newstatesman.com/international-politics/2009/10/obama-pilger-war-peace
15.10.2009

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org a cura di GIANNI ELLENA