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Il processo al reo confesso che annegava sei volte al giorno

Il processo al reo confesso che annegava sei volte al giorno.

di Pino Cabras – Megachip.

Dall’inferno delle torture di Guantanamo a una corte civile di New York, con la proposta di giustiziarli. Questo si prepara ora per Khalid Sheikh Mohammed, il famoso KSM, e altri quattro presunti ideatori dell’11 settembre. Dovrebbe essere l’ora della memoria. Ma per gran parte dei media è l’ora dell’amnesia. Cosa sappiamo di questo KSM?

Cosa conosciamo di questa icona occulta passata per una quantità di torture tali da sconvolgere qualsiasi identità? Se non siete Vittorio Zucconi e non vi bevete la solita brodaglia di propaganda e omissioni che fa comodo al potere, ripiegate in un angolo quasi tutti i giornali e preparatevi a sentirne delle belle.

Tanto per cominciare, guardiamo agli esordi della militanza islamista di KSM. Questo scarmigliato jihadista arabo è un tipico prodotto di una lunga fase politica in cui i fanatici della sua risma venivano ampiamente strumentalizzati in operazioni di terrorismo di Stato. Khalid Sheikh Mohammed è stato a lungo nei Fratelli Musulmani (un’organizzazione infiltrata in profondità dai servizi segreti britannici e statunitensi) e in rapporti molto stretti con l’ISI pakistano, un altro servizio segreto da sempre ben addentro a tutti i segmenti delle attività terroristiche, e da sempre ricco di legami funzionali con le strategie USA. Lucio Caracciolo, direttore della rivista italiana di geopolitica «Limes», il 31 dicembre 2007 nel commentare a caldo su «l’Unità» l’attentato in cui morì Benazir Bhutto, fece una considerazione che potremmo estendere ad altri crimini firmati al-Qā‘ida: «c’è una compartecipazione tra servizi segreti e gruppi islamisti, dove la contiguità è talmente forte da rendere abbastanza difficile capire chi effettivamente poi ha dato l’ordine».

Il fratello di KSM, Zahid, ha lavorato per la Mercy International, un’importante organizzazione caritativa islamica capeggiata da uno dei signori della guerra in Afghanistan, Abdul Rasul Sayyaf, che il«Los Angeles Times» definisce il «destinatario preferito di denaro proveniente dai governi saudita e americano». Come tutta la grande manovalanza islamista di questi anni, anche per KSM una palestra fondamentale sono state le guerre jugoslave degli anni novanta. Durante le operazioni NATO in Bosnia KSM scorrazzava liberamente tra i tagliagole di quelle parti, mentre bin Laden otteneva perfino un passaporto diplomatico bosniaco.

C’è da chiedersi, vista la povertà delle informazioni e l’annosa segretezza che ha circondato la sua opaca detenzione, se l’individuo arrestato in Pakistan e accusato di essere un islamista del Kuwait sia la stessa persona che ora sarà portata a New York.

A quel Khalid Sheikh Mohammed che si trovava a piede libero nel 2002 venne attribuita la personale rivendicazione di un’attività propedeutica ai fatti dell’11/9. Frasi di uno sbruffone, legato a chissà quali mestatori, e ben poco precise.

L’individuo che nel 2003 ha riconosciuto di chiamarsi Khalid Sheikh Mohammed e che si è autoaccusato di una trentina di attentati e di progetti di attentati sparsi per il mondo, era reduce da 183 sedute di tortura con la tecnica del waterboarding (annegamento simulato) nel solo mese di marzo di quell’anno. Per figurarci la cosa: in media sei volte al giorno per un mese, ogni quattro ore, questo soggetto provava l’estrema esperienza di essere lì lì per annegare.

Come stupirsi che il misterioso KSM inghiottito dal gulag caraibico abbia confessato, dopo cotanto supplizio, di aver fatto «tutto quello di cui è accusata al-Qā‘ida, dalla A alla Z»? Ha perfino confessato di aver progettato un attentato a un grattacielo che in realtà non esiste, a Seattle. Nella lista delle sue pseudo-imprese c’è l’attentato al WTC di New York del 1993, la strage in una discoteca di Bali, la decapitazione del giornalista Daniel Pearl, e naturalmente gli attentati dell’11 settembre 2001. Il coordinamento logistico dell’operazione più grandiosa della storia del terrorismo avveniva a distanza – secondo questa versione – e si affidava sul campo a un gruppo di ragazzetti indisciplinati e malaccorti, islamisti disposti a sacrificare niente meno che la propria vita per un intransigente ideale jihadista, ma inspiegabilmente dediti al noleggio delle escort con ritmi debosciati da premier italiano. Con la differenza – rispetto al satiro di Villa Certosa – che i giornali tendono a non illuminare queste biografie, le quali renderebbero inverosimili le versioni che hanno fin qui accreditato.

Sinora non è stato possibile, per gli avvocati e i giudici militari, interrogare KSM in pubblico. Non si sa cosa possa dire fuori da una gabbia. Vedremo perché questa cosa arriva a preoccupare qualche importante personalità.

Nessun giornale in questi giorni ha voluto ricordare che recentemente Devlin Barrett, dell’Associated Press, ha raccontato come KSM «ha confessato di aver mentito profusamente agli agenti che lo torturavano per estorcergli la verità sulle sue attività eversive.» Cosa emerge? «”Mi invento delle storie”, ha detto Mohammed nel 2007, durante una delle udienze del tribunale militare a Guantánamo Bay. In un inglese stentato, ha descritto l’interrogatorio in cui gli è stata chiesta l’ubicazione del leader di al-Qa‘ida, Osama bin Laden.

“L’agente mi ha chiesto ‘Dov’è?’, ed io: ‘non lo so’», racconta Mohammed. “Poi ha ricominciato a torturarmi. Allora gli ho detto: ‘Sì, si trova in questa zona…’ oppure ‘Sì, quel tizio fa parte di al-Qa‘ida’, anche se non avevo idea di chi fosse. Se rispondevo negativamente, riprendevano con le torture.”»

Le trascrizioni di queste deposizioni sono state rese pubbliche per effetto di una causa civile, con la quale la American Civil Liberties Union ha cercato testi e informazioni sulle condizioni di detenzione riservate agli imputati per terrorismo. Queste deposizioni basterebbero da sole a obbligare il giornalismo serio a dire: “Alt, fermi tutti, vediamoci chiaro in questa faccenda”. Qualcuno ci ha provato, anche se con la paura di trarre tutte le conclusioni che ci sarebbe da trarre.

Un best seller del giornalista del «New York Times» Philip Shenon “OMISSIS – Tutto quello che non hanno voluto farci sapere sull’11 settembre”, fa notare come la situazione apparisse insostenibile finanche alla Commissione d’inchiesta sull’11/9. Persino uno dei co-presidenti della Commissione, Hamilton, ha denunciato che la Commissione era fuorviata da “informazioni non attendibili”, e che le si impediva l’accesso a documenti essenziali all’indagine, inclusi i verbali degl’interrogatori di Khalid Sheikh Mohammed (KSM). Scrive Hamilton: «Noi (…) non avemmo alcun modo di valutare la credibilità dell’informazione del detenuto. Come potevamo affermare se un tale di nome Khalid Sheikh Mohammed (…) ci stava dicendo la verità?». Una confessione estorta con la tortura non avrebbe alcuna validità dinnanzi a un vero tribunale militare americano, di quelli ancora legati allo stato di diritto, non certo paragonabili alle commissioni militari speciali nate con la Guerra al Terrorismo, vere aberrazioni giuridiche che Obama non riesce a sciogliere. Figuriamoci cosa può accadere in un tribunale civile.

La cosa preoccupa anche il leader dei parlamentari repubblicani alla Camera dei Rappresentanti, John Boehner: «La possibilità che Khalid Sheik Mohammed e i suoi co-ispiratori possano essere dichiarati ‘non colpevoli’ a causa di alcuni tecnicismi legali a soli pochi isolati da Ground Zero dovrebbe dar riflettere un momento ogni americano».

Boehner in sostanza rimprovera l’amministrazione Obama di voler giudicare KSM e soci con i mezzi ordinari dello stato di diritto anziché con il sistema speciale edificato da Bush e Cheney. Le conseguenze di un simile ragionamento sono pericolosissime: se un governo definisce un tizio colpevole, non serve processarlo. Le garanzie sono soltanto «tecnicismi legali» pericolosi.

Tra le tante questioni che Barack Obama non riesce ad affrontare se non con annunci proiettati in un futuro sempre meno definito, c’è tutta l’eredità dell’amministrazione precedente in materia di guerre, compressione dei diritti civili, terrorismo, alterazioni della costituzione materiale. Obama non riesce a scalfire nulla perché non è in grado di affrontare il tabù che fonda la forza d’inerzia che ancora trascina tutto questo enorme apparato: il tabù dell’11 settembre. Non è un caso che la sua amministrazione perda per strada alcuni elementi che hanno provato a stare fuori dal paradigma costituzionale modellato nell’era Bush-Cheney. Il super esperto di economia verde Van Jones ha dovuto lasciare l’incarico di consigliere del presidente perché non ha avuto le spalle abbastanza coperte per poter resistere agli attacchi di chi gli rimproverava di aver sottoscritto una petizione, nel 2004, nella quale si richiedeva al Congresso di investigare sulle eventuali responsabilità di alcuni alti funzionari dell’amministrazione Bush negli attacchi dell’11 settembre 2001.

E ora giunge l’annuncio delle dimissioni del consigliere legale della Casa bianca, Gregory Craig, che aveva la missione di abbattere gli ostacoli giuridici che si frappongono rispetto alla chiusura di Guantanamo e alla rinuncia alla tortura in materia di terrorismo. Mission impossible, evidentemente. Intorno a Craig si è fatta terra bruciata e il ripristino dello stato di diritto è ancora lontano.

Il «chiuderemo Guantanamo» pronunciato da Obama quando entrò in carica basta ancora a soddisfare i suoi entusiasti, sensibili alla sua straordinaria retorica. Ma non basta più a chi concretamente misura l’enorme, stupefacente, inedita distanza fra le parole e i fatti. Una divaricazione che per ora sembra essere fra le più sorprendenti mai viste nella storia recente. Un divario, va aggiunto, ogni giorno più inquietante.

ComeDonChisciotte – IL SEGRETO DI GUANTANAMO

Fonte: ComeDonChisciotte – IL SEGRETO DI GUANTANAMO.

DI THIERRY MEYSSAN
voltairenet.org/

Pensate di essere informati su ciò che è accaduto a Guantanamo e vi stupite che il presidente Obama non può chiudere questo centro di tortura. Vi sbagliate. Ignorate il vero scopo di questo centro e ciò che lo rende indispensabile all’attuale amministrazione.
Attenzione: se desiderate continuare a pensare che abbiamo valori comuni con gli Stati Uniti e dobbiamo essere alleati con loro, non leggete quest’articolo.

Tutti ricordano le foto delle torture che circolano su Internet. Esse sono state presentate come trofei di guerra da qualche GI. Tuttavia, i media mainstream in grado di verificarne l’autenticità, non osavano riprodurle. Nel 2004 la catena CBS vi ha consacrato un reportage. Questo è stato il segnale di un grande movimento di denuncia dei maltrattamenti agli iracheni. La prigione di Abu Ghraib dimostrava che la presunta guerra contro la dittatura di Saddam Hussein era in realtà una guerra di occupazione come le altre, con lo stesso corteo di crimini. Non sorprende che Washington abbia assicurato che gli abusi furono perpetrati all’insaputa dei comandi, da pochi individui insignificanti descritti come “mele marce”.

Nella foto: Detenuto che esce da una seduta di condizionamento a Guantanamo.

Alcuni soldati sono stati arrestati e processati per esempio. Il caso è stato chiuso fino alla rivelazione successiva. Allo stesso tempo, la CIA e il Pentagono stavano preparando l’opinione pubblica, negli Stati Uniti e negli Stati alleati, a modificare i propri valori morali. L’Agenzia aveva nominato un agente di collegamento con Hollywood, il colonnello Brandon Chase (cugino di Tommy Lee Jones) e ingaggiato famosi scrittori (come Tom Clamcy) e sceneggiatori per scrivere nuovi film e serie televisive. L’obiettivo: stigmatizzare la cultura musulmana e banalizzare la tortura nella lotta contro il terrorismo.

Ad esempio, le avventure dell’agente Jack Bauer nella serie 24 sono state ampiamente sovvenzionate dall’agenzia, affinché in ogni stagione spingesse un po’ oltre i limiti dell’accettabilità. Nel primi episodi, l’eroe intimidisce gli indagati per estrarne le informazioni. Negli episodi successivi, tutti i personaggi si sospettano e si torturano a vicenda, con sempre meno stati d’animo e maggiore certezza nel dovere da svolgere. Nell’immaginario collettivo, secoli di umanesimo sono stati spazzati via e una nuova barbarie si imponeva. Il columnist del Washington Post, Charles Krauthammer (che è anche psichiatra) poteva fare dell’uso della tortura un “imperativo morale” (sic), in questi tempi difficili di guerra al terrorismo.

Poi è arrivata la conferma, da parte dell’inchiesta del senatore svizzero Dick Marty, al Consiglio d’Europa, che la CIA ha sequestrato migliaia di persone in tutto il mondo, di cui decine o persino centinaia, nel territorio dell’Unione europea. Poi è arrivata la valanga di prove sui crimini commessi nelle prigioni di Guantanamo Bay (Caraibi) e di Bagram (Afghanistan).

Perfettamente condizionata, l’opinione pubblica degli Stati membri della NATO ha accettato la spiegazione che gli si è data, e che era coerente con gli intrighi romantici da cui è stata sommersa: per salvare vite innocenti, Washington ha fatto ricorso a pratiche illegali, il sequestro di sospetti, che poi ha fatto parlare per metodi che la morale riprova, ma che l’efficienza comanda.

È a partire da questa narrazione semplicistica, che il candidato Barack Obama si oppose all’amministrazione Bush uscente. Eresse a misure chiave del suo mandato la proibizione della tortura e la chiusura delle prigioni segrete. Dopo la sua elezione, durante il periodo di transizione, era circondato da avvocati di altissimo livello, per elaborare una strategia per chiudere questo sinistro episodio. Una volta installato alla Casa Bianca, ha consacrato i suoi primi decreti presidenziali nell’attuare gli impegni assunti in tal senso. Questo desiderio ha conquistato l’opinione pubblica internazionale, ha suscitato una simpatia immensa per il nuovo presidente e riabilitato l’immagine degli Stati Uniti nel mondo.

Tranne che, a un anno dall’elezione di Barack Obama, se centinaia di singoli casi sono stati risolti, non è cambiato nulla nel merito. Guantanamo è lì e non sarà chiusa immediatamente. Le associazioni di difesa dei diritti umani sono chiare: la violenza contro i detenuti sono peggiorate. Interrogato al riguardo, il vice-presidente Joe Biden ha detto che più si avanzava in questo dossier, più capiva che finora non era a conoscenza di molti aspetti. Poi, enigmatico, ha avvertito la stampa, assicurando che non si dovrebbe aprire il vaso di Pandora. Da parte sua, Greg Craig, consulente della Casa Bianca ha voluto dare le dimissioni, non perché crede di aver fallito nella sua missione di chiudere il centro, ma perché ora crede che gli sia stato affidato un compito impossibile.

Perché il Presidente degli Stati Uniti non riesce a farsi obbedire? Se uno ha già detto tutto ciò che riguarda gli abusi dell’era Bush, perché parlare di un vaso di Pandora e che se ne ha paura?

In realtà, il sistema è più vasto. Non si limita solo a pochi rapimenti e a una prigione. Soprattutto, il suo scopo è radicalmente diverso da quello che la CIA e il Pentagono fanno credere. Prima di iniziare la discesa agli inferi, si dovrebbe far piazza pulita della confusione.

Contro-insurrezione

Ciò che è stato fatto dall’esercito ad Abu Ghraib, almeno inizialmente, non aveva nulla a che fare con ciò che ha sperimentato la Marina a Guantanamo e nelle altre prigioni segrete. Si trattava semplicemente di ciò che fanno tutti gli eserciti del mondo, quando diventano una polizia e affrontano una popolazione ostile. Essi la dominano terrorizzandola. In questo caso, le forze della coalizione hanno riprodotto i crimini commessi durante la Battaglia di Algeri, da parte dei francesi, contro gli algerini, che ancora chiamavano loro “compatrioti”. Il Pentagono, ha richiamato il generale francese in pensione Paul Aussaresses, specialista della “contro-insurrezione”, per avere un briefing con gli ufficiali superiori. Nel corso della sua lunga carriera, Aussaresses ha accompagnato gli Stati Uniti ovunque essi hanno scatenato “guerre a bassa intensità”, soprattutto nel Sud-Est asiatico e in America Latina.

Alla fine della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti installarono due centri di formazione in queste tecniche, il Political Warfare Cadres Academy (Taiwan) e la Scuola delle Americhe (Panama). Dei corsi di tortura venivano insegnati ai responsabili della repressione nelle dittature asiatiche e Latinoamericane.

Negli anni ‘60-‘70, il dispositivo è stato coordinato all’interno della World Anti-Communist League, in cui partecipavano i capi di Stato in questione [1]. Questa politica prese un’ampiezza considerevole con le operazioni Phoenix in Vietnam (neutralizzazione di 80000 persone sospettate di appartenere ai Viet Cong) [2] e Condor, in America Latina (neutralizzare gli oppositori politici di tutto il continente) [3]. Il piano si articolava nella pulizia delle aree ribelli da parte degli squadroni della morte, cosa che è stata replicata anche in Iraq, con l’Operazione Iron Hammer [4].

L’unica novità è la distribuzione ai GI di un classico della letteratura coloniale, The Arab Mind, dell’antropologo Raphael Patai, con una prefazione del colonnello Norvell B. Atkins, direttore del John F. Kennedy Special Warfare School, nuova denominazione della sinistra School of Americas, quando fu trasferita a Fort Bragg (North Carolina) [5]. Questo libro, che presenta con tono scientifico dei pregiudizi stupidi sugli “arabi” in generale, comprende un famoso capitolo sui tabù sessuali, che ha ispirato gli allestimenti di Abu Ghraib.

Le torture commesse in Iraq non sono casi isolati, come pretendeva l’amministrazione Bush, ma sono parte di una strategia di contro-insurrezione. L’unico modo per fermarla, non è condannarla moralmente, ma è quello di risolvere la situazione politica. Ora Barack Obama continua a ritardare il ritiro delle forze straniere dall’Iraq.

Gli esperimenti del professor Biderman

E’ in tutt’altra prospettiva che uno psichiatra dell’aviazione, il Dr. Albert D. Biderman, ha studiato il condizionamento dei prigionieri di guerra statunitensi in Corea del Nord.

Molto prima di Mao e del comunismo, i cinesi avevano sviluppato metodi sofisticati per spezzare la volontà di un detenuto e d’inculcare una confessione. Li avevano usati durante la guerra di Corea e ottennero alcuni risultati: prigionieri di guerra degli Stati Uniti confessavano con convinzione, alla stampa, dei crimini che forse non avevano commesso. Biderman ha presentato i primi risultati nel corso di un’audizione al Senato, il 19 giugno 1956, e presso l’Accademia di Medicina di New York, l’anno successivo (vedi documenti scaricabili qui di seguito). Egli distingue cinque fasi attraverso cui passano i “soggetti”.

1. In primo luogo il detenuto rifiuta di cooperare e si barrica nel silenzio.

2. Attraverso una miscela di brutalità e di gentilezza, si può passare a una seconda fase, dove saranno spinti a difendersi dalle accuse.

3. Poi, il prigioniero comincia a collaborare. Egli continua a proclamare la sua innocenza, ma cerca di soddisfare i suoi interroganti, riconoscendo che egli può aver commesso un errore involontario, accidentalmente o inavvertitamente.

4. Quando attraversa la quarta fase, il prigioniero è completamente screditato ai suoi stessi occhi. Continua a negare ciò di cui è accusato, ma confessa la sua natura criminale.

5 . Alla fine del processo, l’imputato ammette di essere l’autore delle accuse che gli si rivolgono. Inventa anche ulteriori dettagli per incolparsi e richiede la sua punizione.

Biderman esaminò anche le tecniche utilizzate dagli aguzzini per gestire i prigionieri cinesi: l’isolamento, la monopolizzazione della percezione sensoriale, la fatica, le minacce, i premi, le dimostrazioni di potenza dei carcerieri, il peggioramento delle condizioni di vita, la costrizione. La violenza fisica è secondaria, la violenza psicologica è totale e permanente.

Il lavoro di Biderman sul “lavaggio del cervello” ha acquisito una dimensione mitica. I militari Usa temevano che i loro uomini potessero essere restituiti dal nemico, condizionati a non dire qualsiasi cosa e, forse, a fare qualsiasi cosa. Hanno progettato un programma di addestramento dei piloti da caccia, in modo che essi diventassero refrattari a questa forma di tortura e non potessero essere utilizzati dal nemico, se fossero stati catturati. Questo addestramento si chiamava SERE, che significa Sopravvivenza, Evasione, Resistenza, Fuga (Survival, Evasion, Resistance, Escape). Inizialmente il corso era dedicato alla Scuola delle Americhe, fu poi esteso ad altre categorie del personale militare e fu diffuso presso diverse basi. Inoltre, l’addestramento di questa natura fu stabilito in ogni esercito membro della NATO.

Quello che l’amministrazione Bush ha deciso, dopo l’invasione dell’Afghanistan, fu quello di utilizzare queste tecniche per ottenere le confessioni dai prigionieri che giustificassero, a posteriori, il coinvolgimento dell’Afghanistan negli attentati dell’11 settembre, convalidando la versione ufficiale degli attentati.

Nuove strutture furono costruite nella base navale di Guantanamo e degli esperimenti vi venivano condotti. La teoria di Albert Biderman fu completata da uno psicologo civile, il professor Martin Seligman. Si tratta di un volto noto, poiché è stato il Presidente della American Psychological Association.

Seligman ha mostrato un limite della teoria dei riflessi condizionati di Ivan Pavlov. Si mette un cane in una gabbia, il cui pavimento è diviso in due parti. Si elettrifica, in modo casuale, ora un settore, ora l’altro. L’animale salta da un posto all’altro per proteggersi – finora, niente di sorprendente. Poi si accelerano le cose e, a volte, si elettrifica l’intera gabbia. L’animale si rende conto che non può sfuggire e che i suoi sforzi sono inutili.

Ben presto si arrende, si sdraia a terra ed entra in un secondo stato, che gli permette di sopportare passivamente la sofferenza. Si apre quindi la gabbia. Sorpresa: l’animale non fugge. Nello stato mentale in cui è posto, non è più in grado di resistere. Si abitua a sopportare il dolore.

La US Navy ha istituito un gruppo medico d’assalto. Che fece venire a Guantanamo il professor Seligman. Questo professionista è una star, noto per il suo lavoro sulla depressione. I suoi libri sull’ottimismo e la fiducia sono dei best seller in tutto il mondo. E lui che ha supervisionato gli esperimenti su cavie umane.

Alcuni prigionieri, sottoposti a terribili torture, finivano spontaneamente per mettersi da soli in questo stato psicologico, permettendogli di sopportare il dolore, ma privandoli di ogni resistenza. Manipolandoli così, si arriva rapidamente alla fase 3 del processo Biderman. Sempre basandosi sul lavoro di Biderman, i torturatori americani, guidati dal professor Seligman, hanno fatto esperimenti ed hanno migliorato tutte le tecniche coercitive.

Per fare questo, è stato sviluppato un protocollo scientifico che si basa sulla misurazione delle fluttuazioni ormonali. Un laboratorio medico è stato installato a Guantanamo. Campioni di saliva e del sangue vengono prelevati a intervalli regolari dalle cavie per valutarne le reazioni.

I torturatori hanno reso più sofisticati i loro crimini. Ad esempio, nel programma SERE, hanno monopolizzato con la musica stressante la percezione sensoriale, per impedire al prigioniero di dormire. Hanno ottenuto risultati migliori trasmettendo grida di bambini inconsolabili per giorni e giorni. Oppure, hanno mostrato tutta la potenza dei rapitori con i pestaggi.

A Guantanamo, hanno creato la Forza di reazione immediata. Questo è un gruppo di punizione dei prigionieri. Quando questa unità entra in azione, i suoi membri sono rivestiti di un’armatura di protezione, tipo Robocop. Estraggono il prigioniero della sua gabbia e lo mettono in una stanza le cui pareti sono imbottite e rivestite in compensato. Gettano la cavia contro il muro, per fratturarli, ma il legno compensato smorza parzialmente lo shock, così da inebetirli, ma le sue ossa non vengono rotte.

I principali progressi sono stati compiuti con la punizione della vasca. Una volta, anche la Santa Inquisizione immergeva la testa del prigioniero in una vasca da bagno e, lo ritiravano poco prima della sua morte per annegamento. La sensazione di morte imminente cause la massima ansia. Ma il processo era primitivo e frequenti erano gli incidenti. Ora, il prigioniero non è più immerso in una vasca da bagno piena, ma viene fatto giacere in una vasca vuota. Lo si annega versandogli acqua sulla testa, con la possibilità di fermarsi istantaneamente.

Ogni sessione è stata codificata per determinare i limiti della sopportazione. Degli assistenti misurano la quantità di acqua utilizzata, i tempi e la durata del soffocamento. Quando ciò accade, recuperano il vomito, lo pesano e l’analizzano per valutare l’energia e la stanchezza prodotte.

Come riassumeva il vice-direttore aggiunto della CIA, davanti alla commissione parlamentare: “Non ha nulla a che fare con quello che era l’Inquisizione, tranne l’acqua” (sic). Gli esperimenti dei medici americani non sono stati condotti in segreto, come quelle del dottor Josef Mengele ad Auschwitz, ma sotto il controllo diretto ed esclusivo della Casa Bianca.

Tutto è stato riportato al processo decisionale del gruppo, composto da sei persone: Dick Cheney, Condoleezza Rice, Donald Rumsfeld, Colin Powell, John Ashcroft e George Tenet, che ha testimoniato di aver partecipato a una dozzina di questi incontri.

I risultati di questi esperimenti, tuttavia, sono deludenti. Poche sono le cavie che si sono dimostrate ricettive. E’ stato possibile inculcare una confessione, ma la loro condizione è rimasta instabile e non è stato possibile eseguire, in pubblico, incontri con contradditori.

Il caso più noto è quello del pseudo-Khalil Sheikh Mohammed. Questi è un individuo arrestato in Pakistan e accusato di essere un islamista del Kuwait, anche se non è chiaramente la stessa persona. Dopo essere stato torturato a lungo e, in particolare, esser stato sottoposto 183 volte al bagno mortale durante il solo mese di marzo del 2003, l’individuo ha riconosciuto di essere Mohammed Sheikh Khalil, e si è autoaccusato di 31 diversi attentati in tutto il mondo, dal WTC di New York nel 1993, alla distruzione di una discoteca di Bali e alla decapitazione del giornalista Daniel Pearl, fino agli attentati dell’11 settembre 2001. Lo pseudo-Sheikh Mohammed ha continuato la sua confessione davanti ad una commissione militare, ma non è stato possibile, per gli avvocati e i giudici militari, interrogarlo in pubblico, poiché si temeva che, fuori dalla gabbia, si rimangiasse la confessione.

Per nascondere le attività segrete dei medici di Guantanamo, la Marina Militare ha organizzato viaggi-stampa dedicati ai giornalisti compiacenti. Così, il saggista francese Bernard Henry Levy, ha detto che ha giocato volentieri il ruolo del testimone della moralità, visitando quello che si voleva fargli vedere. Nel suo libro ‘American Vertigo’, ha assicurato che questo carcere non è diverso da altri penitenziari degli Stati Uniti, e che le prove di abusi praticati vi “erano piuttosto gonfiate.” (sic) [6]

Le Prigioni offshore dell’US Navy

In definitiva, l’amministrazione Bush ha stimato che pochissimi individui sono stati condizionati a tal punto da confessare di aver commesso gli attentati dell’11 settembre. Essa ha concluso che era necessario testare un gran numero di prigionieri per selezionarne i più reattivi.

Tenuto conto della controversia che si sviluppò attorno a Guantanamo, e per essere sicura di non essere perseguita, la US Navy ha creato altre prigioni segrete, poste al di fuori di qualsiasi giurisdizione, in acque internazionali.

17 imbarcazioni a fondo piatto, del tipo usato per le truppe da sbarco, sono state trasformate in prigioni galleggianti, con gabbie come quelle di Guantanamo. Tre sono state identificate dall’associazione britannica Reprieve. Queste sono la USS Ashland, USS Bataan e USS Peleliu.

Se aggiungiamo tutte le persone che sono state fatte prigioniere in zone di guerra, o sequestrate in qualsiasi parte del mondo, e trasferite in questa serie di carceri, negli ultimi otto anni, un totale di 80000 persone sono transitate nel sistema, di cui meno di un migliaio sarebbe stato spinto alla fase finale del processo di Biderman.

Quindi il problema dell’amministrazione Obama è il seguente: non è possibile chiudere Guantanamo senza rivelare ciò che è stato fatto. E non è possibile riconoscere quanto è stato fatto, senza ammettere che tutte le confessioni ottenute sono false e sono state deliberatamente inculcate sotto tortura, con le conseguenze politiche che ciò implica.

Alla fine della seconda guerra mondiale, dodici processi furono istruiti dal tribunale militare di Norimberga. Uno era dedicato a 23 medici nazisti. 7 furono prosciolti, 9 furono condannati a pene detentive e 7 furono condannati a morte. Dal momento che esiste un codice etico che disciplina la medicina a livello internazionale. Esso vieta proprio ciò che i medici statunitensi hanno fatto a Guantanamo e in altre prigioni segrete.

Thierry Meyssan
Fonte: http://www.voltairenet.org/it
Link :http://www.voltairenet.org/article162599.html
28.10.2009

Traduzione a cura di ALESSANDRO LATTANZIO

[1] «La Ligue anti-communiste mondiale, une internationale du crime», di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 123 mai 2004.
[2] «Opération Phénix», di Arthur Lepic, Réseau Voltaire, 16 novembre 2004.
[3] Cfr. Operación Condor, Pacto penale, della nostra collaboratrice, la storica Stella Calloni. «Stella Calloni presentó en Cuba su libro “Operación Cóndor, Pacto criminal”», 16 février 2006. Si veda anche su Red Voltaire: «Berríos coletazos y los del Piano Condor», di Gustavo González, 26 Aprile 2006. «Los militares latinoamericanos no saben hacer otra cosa que espiar», di Noelia Leiva, 1 aprile 2008. «El Plan Cóndor universitario», di Martin Almada, 11 marzo 2008.
[4] «Opération “Marteau de fer”», Paul Labarique, Réseau Voltaire, 11 septembre 2003.
[5] The Arab Mind, di Raphael Patai, foreword di Norvell B. Atkins, Hatherleigh Press, 2002.
[6] American vertigo, di Bernard-Henry Lévy, Grasset & Fasquelle 2006.

Un memo accusa Condi Rice “Autorizzò le torture della Cia” – esteri – Repubblica.it

Un memo accusa Condi Rice “Autorizzò le torture della Cia” – esteri – Repubblica.it.

Nuovi documenti della commissione intelligence del Senato
inchiodano il segretario di Stato di Bush: aveva sempre negato

Un memo accusa Condi Rice
“Autorizzò le torture della Cia”

dal nostro inviato ALBERTO FLORES D’ARCAIS

Abu Zubaydah, il sospetto terrorista di Al Qaeda sottoposto a waterboarding dalla Cia
NEW YORK – La prima ad approvare l’uso del waterboarding (la tecnica di annegamento simulato) contro i terroristi di Al Qaeda è stata Condoleezza Rice. Mentre la polemica sui “memo” resi pubblici dalla Casa Bianca cresce, con l’ala liberal del partito democratico che chiede una commissione d’inchiesta indipendente e la destra che accusa Obama (dopo le critiche di Cheney, ieri Karl Rove ha detto che Obama vuole arrivare a un “processo show”) nuovi documenti resi pubblici dalla commissione Intelligence del Senato coinvolgono l’2019ex segretario di Stato di Bush.

Nel luglio 2002, quando era consigliere per la Sicurezza nazionale Condoleezza Rice diede il via libera – sia pure solo verbalmente – alla richiesta della Cia di usare il waterboarding contro Abu Zubaydah, uno dei leader di Al Qaeda catturato nel marzo del 2002 in Pakistan. Si tratta della prima decisione conosciuta sull’ok della Casa Bianca a questa tecnica di “interrogatorio brutale”.