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Paolo Franceschetti: AnnoZero. Attacco ai servizi segreti

Eh si, Valter Veltroni pare saperla molto più lunga di quanto non abbia detto l’altra sera ad anno Zero. Perché non ci racconta anche della sua partecipazione ad un riunione del circolo Bilderberger? Certo c’è andato come vice di Prodi che ne è un assiduo frequentatore. Veltroni ci dica quello che sa, se può e vuole, altrimenti ci ha già fregati una volta, da segretario del PD era un’ombra e ha fatto di tutto per far vincere le elezioni a Berlusconi. Se non ha null’altro da dire se ne vada pure in Africa come aveva promesso.

Fonte: Paolo Franceschetti: AnnoZero. Attacco ai servizi segreti.

Con una breve lettera aperta all’onorevole Veltroni.

Nella puntata di Annozero vengono dette molte delle cose che diciamo in questo blog. Veltroni, in pratica, conferma ciò che diciamo da tempo. Questi i passi salienti del discorso ad Annozero:

1) Esiste un’entità, che ha guidato i principali eventi stragisti italiani, dal delitto Moro ad Ustica.

2) Prendendo ad esempio la sola vicenda di Ustica, colpisce la infinita catena di morti che ha fatto strage di testimoni: suicidi, incidenti, omicidi, ecc…, Veltroni ha anche citato Ramstein (la tragedia aerea in cui si schiantarono due aerei delle Frecce tricolori, i cui piloti guarda caso erano testimoni al processo di Ustica); questa dichiarazione su Ramstein mi ha particolarmente colpito perché anche il giudice Rosario Priore aveva archiviato la questione di Ramstein come un incidente. Quindi Veltroni si è posto in netto contrasto con le fonti ufficiali.

In altre parole il nostro onorevole, in contrasto con la versione ufficiale secondo cui Ramstein sarebbe stato un incidente, ci vede un delitto.

Ora alcune considerazioni sono d’obbligo, perché le parole di Veltroni sono di una gravità senza precedenti.

Punto primo. Veltroni afferma che esiste un’entità unica, dietro ai delitti da Moro, ad Ustica, a Capaci.

Questa affermazione è assolutamente identica alle tesi complottiste sostenute da noi nel blog; e sostenute da personaggi e autori che non trovano spazio, in genere, nei media ufficiali, ma che molti ben conoscono; Pamio, Cosco, Carlizzi, Randazzo, Lissoni…

E’ inoltre assolutamente identica alle dichiarazioni del pentito Calcara, nel famoso memoriale Calcara pubblicato da Salvatore Borsellino nel suo sito 19luglio1992. Secondo questo pentito, c’è un’unica forza che manovra Chiesa, Servizi segreti, Mafia, ‘ndrangheta e istituzioni.

Insomma: Veltroni conferma le dichiarazioni del pentito Calcara. Ed entrambi confermano ciò che i complottisti dicono da una vita.

Punto due. La vicenda di Veltroni non è grave perché conferma in realtà una cosa nota a tutti i “complottisti”; è invece grave, anzi gravissima, per un altro fatto che nessuno ha considerato.

La dichiarazione viene infatti da un uomo che è stato – ed è – ai più alti vertici istituzionali dello Stato; ed è tuttora uno dei politici di maggior rilievo. Attenzione allora! Se un politico di questo calibro ammette che queste stragi sono state guidate da un’entità, diversa dallo Stato ovviamente, e anzi, ad esso contrapposta, sta dicendo un’altra cosa. Sta dicendo: signori, lo Stato non conta nulla, perché esiste un potere più forte, in grado di condizionare lo Stato. Noi politici non contiamo nulla, e siamo impotenti di fronte a questa entità. Anzi, siamo ad essa assoggettati.

E’ quindi una dichiarazione di assoluta ed inaudita gravità.

Una dichiarazione che nessun anticomplottista prenderà mai in considerazione.

Una dichiarazione che i politici si guarderanno bene dal criticare, confermare e/o smentire, e sulle quali calerà il silenzio.

Punto terzo. Le dichiarazioni di Veltroni sono gravissime per un altro ordine di motivi. Infatti ci sarebbe da domandare all’onorevole in quale momento della sua vita, esattamente, ha avuto questa intuizione geniale secondo cui i politici non contano un cazzo, e sono assoggettati a questa “entità”.

Lettera aperta all’onorevole Veltroni.

A questo punto, se potessi scrivere una lettera all’onorevole Veltroni, sapendo che la prenderà in considerazione, ci sarebbero da fare queste altre domande:

1) Caro Veltroni, se se ne era accorto prima dell’esistenza di questa ENTITA’, questo filo rosso che lega il delitto Moro con Ustica e Capaci, ma che lega in realtà tutte le stragi italiane, e insieme a lei se ne saranno accorti altri, come mai non avete mai detto queste cose prima?

2) Come mai avete lasciato che uomini dello Stato e delle istituzioni, politici, magistrati, poliziotti, carabinieri, agenti dei servizi segreti, giornalisti, avvocati, funzionari pubblici, semplici cittadini, fossero fatti morire di malori improvvisi, infarti, suicidi, impiccati, in incidenti, ecc., nella vostra indifferenza?

3) Se vi siete accorti da tempo che esiste un’entità al di sopra della politica e delle leggi, perché non ci spiegate cos’è quest’entità? Perché, vede onorevole, noi complottisti lo diciamo da tempo, ma a noi non crede quasi nessuno. Se magari lo spiega lei, la cosa avrebbe un’altra autorevolezza.

4) Lei è un politico, no? Come mai in campagna elettorale non avete mai accennato a queste vicende? Come mai in parlamento non discutete mai di questa Entità? Non le sembra assurdo discutere del crocifisso nelle aule, dell’opportunità di costruire o meno una moschea, e poi lasciare insoluto il problema delle migliaia di morti impiccati, in incidenti, in malori, che i “VOSTRI” servizi segreti si lasciano dietro da una vita? Lo sa onorevole, che una volta ho fatto un rapido conto e sono migliaia le vittime di suicidi in ginocchio, incidenti in auto e aerei, infarto, gente che si spara alla testa oppure al cuore come il carabiniere di Viterbo che è morto a Santa Barbara pochi giorni fa (suicidio ovviamente… e chi ne dubiterebbe)?

Se fossi stato alla trasmissione, onorevole, le avrei fatto una semplice domanda: Onorevole Veltroni… quando pensa che finirà questa scia di sangue che fa, da decenni, più morti di quanti ne fa la mafia? Quanti morti ancora farete?

Conclusioni.

La realtà è comunque diversa da come sembra. L’onorevole Veltroni, probabilmente non ha detto questo per amore della verità, né la trasmissione di Santoro aveva il fine di “informare” e approfondire.

La trasmissione, probabilmente, è un attacco ai servizi segreti. Un attacco frontale che prelude ad una guerra prossima ventura.

E il discorso di Veltroni era probabilmente un messaggio.

Resta da capire a chi è destinato questo messaggio e perché è stato dato. Noi complottisti, infatti, non crediamo più alla buona volontà dei politici di far venire fuori la verità. Anzi, personalmente, considerando Veltroni una delle persone maggiormente implicate con questa Entità di cui egli stesso ha parlato, credo che questa trasmissione di Santoro abbia dei destinatari, e sia un messaggio ben preciso.

Per leggere il messaggio e capirne la provenienza, probabilmente, occorre considerare l’area “politica” a cui appartengono Santoro e Veltroni. Un’area politica il cui manifesto fondamentale (manifesto che ricorda quello Rosacrociano della Fama Fraternitas del 1600) è quel libro di Cesare Salvi dal titolo “La rosa rossa. Il futuro della sinistra”.

Quindi, ipotizzo, un messaggio trasversale diretto ad alcune persone dei servizi, per fargli sapere che hanno mal operato.

Forse una ritorsione della Cia perché a seguito del sequestro Abu Omar, nel processo, sono state condannate solo persone della Cia e nessuno del Sismi?

Forse una ritorsione Cia perchè alcuni settori dei servizi voglio svincolarsi dalla supremazione americana?

Forse altro, chissà…

Una cosa invece è sicura: nei prossimi mesi, assisteremo ad altri incidenti, suicidi, morti di infarto, impiccati in ginocchio. Questa volta però saranno uomini dei servizi, dei carabinieri, della polizia, a cadere, perché sono i servizi segreti stessi ad essere sotto attacco. La particolarità è inoltre che a cadere non saranno solo semplici agenti dei servizi, quelli che sono morti credendo comunque di fare un servizio per uno Stato che pensavano di servire; saranno probabilmente anche personaggi di spicco, vertici dei servizi che in qualcosa devono aver sbagliato per meritarsi un simile attacco frontale dalla trasmissione di Santoro.

In una guerra, che questa volta non è, come in passato, tra massonerie, tra mafie, né dell’ ENTITA’ contro lo Stato, ma dei servizi segreti contro altri settori dei servizi, o forse, della Cia contro i nostri servizi segreti.

Stralci delle dichiarazioni del memoriale Calcara.

“…Una nobile Idea Madre…che racchiude al suo interno le cinque idee corrispondenti alle cinque entità…”. Le cinque entità a cui fa riferimento Calcara, sarebbero la già citata Cosa Nostra, la ‘Ndrangheta, e pezzi deviati di Istituzioni, Massoneria e Vaticano, quantificabili gli ultimi, in un dieci per cento dell’organico.
“Queste cinque Entità…”, prosegue il pentito, “… sono intimamente legate le une alle altre, come se fossero gli organi vitali di uno stesso corpo. Hanno gli stessi interessi. Prima di tutto, la loro sopravvivenza. E per sopravvivere e restare sempre potenti si aiutano l’una con l’altra usando qualsiasi mezzo, anche il più crudele… …Sono state e rappresentano tuttora una potenza economica incredibile, capace di condizionare in alcuni casi il potere politico italiano, anche quello rappresentato da persone pulite. Purtroppo si sono create delle situazioni tali che il potere politico italiano non può fare a meno di questi poteri occulti. Queste cinque Entità occulte si fondono soprattutto quando ci sono in gioco interessi finanziari ed economici condizionando così l’Italia a livello di politica e istituzioni…”

La porzione dei servizi deviati delle Istituzioni sarebbe radicata in tutto il territorio italiano e “…composta da uomini politici, servizi segreti, magistrati, giudici e sottufficiali dei carabinieri, polizia ed esercito. Le idee di Cosa Nostra e dei pezzi deviati delle Istituzioni sono da sempre collegate… Questa Entità ha in seno uomini di grandissima qualità, preparati, addestrati e pronti a causare danni enormi a chiunque. Questi uomini non sono secondi ai Soldati di Cosa Nostra e vengono chiamati Gladiatori.

Sono uomini riservatissimi e di grandissima importanza, in quanto hanno giurato di servire fedelmente lo Stato, ma in realtà il loro giuramento è assolutamente falso. Agli occhi dei loro colleghi puliti, che per fortuna sono in maggioranza, appaiono anche loro puliti e, con inganno, dimostrano lealtà verso le Istituzioni…Sono a tutti gli effetti uno Stato dentro lo Stato.”

La Massoneria viene definita “…anch’essa strettamente collegata all’Entità dei pezzi deviati delle Istituzioni… Questa Entità della Massoneria deviata, all’interno della Massoneria pulita, ha un grande potere ed enormi ricchezze e, per forza di cose, chi gestisce il potere in Italia deve venire a patti con la Massoneria…”

Calvi, il processo dimenticato | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog

Calvi, il processo dimenticato | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog.

A 28 anni dalla morte del “banchiere di Dio”, Roma celebra l’Appello. Tutti assolti in primo grado

di Rita Di Giovacchino

Piazzale Clodio, Roma, in un’aula semivuota della palazzina A si svolge da mesi il processo per l’omicidio di Roberto Calvi, l’ex presidente dell’Ambrosiano trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il ponte dei Blackfriars a Londra. Sono trascorsi 28 anni da quel giorno e questa potrebbe essere l’ultima occasione per fare luce sull’oscura fine dell’ultimo “banchiere di Dio”. In primo grado i quattro imputati sono stati tutti assolti dall’accusa di aver ucciso il presidente dell’Ambrosiano che – a dire del pm Luca Tescaroli – sarebbe stato eliminato per vendetta dalla mafia siciliana che nel crac aveva perduto centinaia di miliardi di dollari. Gli imputati sono Pippo Calò, Ernesto Diotallevi, Flavio Carboni e Silvano Victor. Ognuno di loro rappresenta un pezzo della storia criminale di questo paese, la mafia, la Banda della Magliana, la P2. La sentenza d’appello è prevista a giorni ma l’ipotesi che capovolga il verdetto assolutorio di primo grado appare lontana in quest’aula dove si consumano gli ultimi passaggi del processo più dimenticato di questi anni. Anche se ci aiuterebbe a capire quale eredità ha lasciato nell’Italia di oggi quel cadavere penzolante tra i grattacieli della City.

In realtà il processo Calvi non piace a nessuno. Assenti i giornalisti, assenti anche gli imputati, le arringhe dei difensori irridono alla dura requisitoria di Tescaroli, ai pentiti di mafia – da Buscetta ad Antonino Giuffrè – alle ricostruzioni dei periti che tra mille difficoltà sono riusciti a dimostrare che il banchiere non si suicidò – come sostenne il Coroner – ma fu davvero ucciso e poi trascinato sotto il ponte, agganciato alla trave, tragico manichino esposto al ludibrio. “Così chi doveva capì, capiva”, ha efficacemente sintetizzato Sabrina Minardi, la testimone del caso Orlandi, un altro pezzo della stessa storia. I soldi della mafia che lo Ior di Paul Casimir Marcinkus riuscì a far sparire attraverso quei circuiti off-shore che consentirono al Vaticano di finanziare Solidarnosc in Polonia e il dittatore Somoza in Nicaragua, uno di quelli che “proteggeva” la Chiesa da movimenti marxisti. A chi può far piacere scoprire che il comunismo fu sconfitto anche grazie ai soldi di Cosa Nostra? C’è un solo giornalista che segue il processo, ma è inglese. Si chiama Philip Willan e ha già scritto un libro sull’Italia dei poteri occulti. Quella di cui qui nessuno vuol saperne. Qualche volta c’è Flavio Carboni, come sempre sorridente, appena un po’ ingrassato, unica novità la folta chioma riccioluta che ha preso il posto del vecchio toupet.

Carboni è abituato a entrare nelle aule giudiziarie con accuse da ergastolo e a uscirne puntualmente assolto. “Non c’è nessuna novità rispetto alle accuse che la sentenza di primo grado ha totalmente smantellato”, tuona l’avvocato Borzone che lo difende. Nella foga cita Sciascia, assicura che non è successo niente. Neppure il crac dell’Ambrosiano. In realtà una novità c’è ed è quell’appunto autografo di don Vito Ciancimino – che il figlio Massimo ha recuperato nel disordinato archivio paterno – dove per la prima volta accanto al nome di Calvi spunta quello del senatore Marcello Dell’Utri. Un messaggio un po’ criptico ma che lascia intravedere nuovi scenari negli intrecci tra gli interessi mafiosi e l’omicidio del banchiere. Carboni sorride ancora, l’acqua lo bagna e il vento l’asciuga.

Di recente il suo nome è emerso nell’ambito della nuova inchiesta su politici, magistrati, affaristi legati da scambi di favori. C’è anche quello di Dell’Utri. Scusi Carboni, da quanto tempo conosce Dell’Utri? “Da una vita, non ricordo…moltissimi anni”. Da quando? “Mi sembra dalla fine degli anni Settanta, sa quegli appalti in Sardegna”. Gli appalti in Sardegna di Berlusconi? “Non mi tiri in mezzo per carità…”. Poi con un guizzo d’orgoglio s’impenna: “Ma lei lo sa chi ce l’ha portato in Sardegna Berlusconi? Ce l’ho portato io, non se lo ricorda?”. Il passato non è poi così lontano. Ma chi ha voglia di ricordarsene fuori da quest’aula?

Da il Fatto Quotidiano del 30 aprile

Blog di Beppe Grillo – Libero Stato in libera Chiesa

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Libero Stato in libera Chiesa.

Non è il Vaticano a essere circondato dall’Italia, ma l’Italia a essere circondata dal Vaticano. Se contate le chiese sul territorio italiano ve ne renderete conto. Io sono cresciuto con il suono delle campane di Sant’Ilario e il MoVimento 5 Stelle è nato il 4 ottobre, il giorno di San Francesco. Però sostengo il concetto di Cavour: “Libera Chiesa in libero Stato“, ma anche quello di “Libero Stato, in libera Chiesa” e della non ingerenza del Vaticano, che è uno Stato, nelle elezioni di un altro Stato sovrano. Il Papa Re non solo è anacronistico, ma danneggia la stessa Chiesa. Don Farinella con la consueta franchezza ne illustra i motivi.

Intervista a don Farinella, prete.

I vescovi e la Bonino
I vescovi avrebbero dovuto astenersi dall’interferire in queste elezioni, dal momento che continuamente dicono che sono super partes in una competizione… tra l’altro anche regionale avrebbero dovuto prudentemente astenersi e poi magari fare le loro valutazioni dal loro punto di vista, perché giustamente penso che i vescovi possono avere anche dei punti di vista che non sempre possono e debbono collimare con quello dei politici, anzi mi augurerei che siano di più le volte in cui il loro pensiero non collimi.Però i modi e le forme dovrebbero essere più rispettosi dell’indipendenza dello Stato e della religione. Questo intervento a gambe tese secondo me è stata una violazione del Concordato, come al solito i vescovi parlano a suocera perché nuora intenda, la mia sensazione è che loro non parlino assolutamente al popolo cristiano, cattolico, ma parlino soltanto a quelli a cui possa interessare, i potenti. Il messaggio è stato questo: hanno detto alla destra che stavano dalla loro parte e alla sinistra, tanto per intenderci: “State attenti che se voi non vi mettete d’accordo con noi, avrete vita difficile“. Qual è l’obiettivo di questo intervento? Era innominabile, ce l’aveva già anticipato il cardinale Ruini, quando ha invitato un mese e mezzo fa Berlusconi e il gentiluomo del Papa Gianni Letta a pranzo per ridiscutere l’elezione della Bonino alla Regione Lazio, è questo il vero nocciolo del problema, poi ci potrebbe essere anche un riferimento alla Bresso di Torino, però la cosa che più sta a cuore al Vaticano e alla Diocesi di Roma e quindi alla Conferenza episcopale è che la Bonino non sia eletta Presidente della Regione, perché sarebbe uno smacco enorme e loro lo leggerebbero come un insulto e come una catastrofe perché il Lazio e considerato il giardino allargato del Vaticano. Se la Bonino venisse eletta ha dichiarato, nel suo programma di voler mettere a posto due settori che sono due voragini della Regione Lazio: la sanità e la scuola, sanità e scuola che guarda caso sono quasi regime di monopolio sia per le strutture religiose che di privati che fanno sempre riferimento alle strutture religiose in qualche modo.

Aborti elettorali
D’altra parte ho visto che poi nel secondo comunicato pubblicato dai vescovi liguri, ha dovuto correggersi, in riferimento all’aborto come principio principe, come principio quasi unico di lettura del cose, perché ha fatto questa uscita? Quando sa che questa legge, la legge 134 non è di competenza regionale, allora avrebbe dovuto fermarsi su quelli che sono i programmi o le valutazioni, se doveva intervenire dei programmi regionali delle due contendenti, perché andare a riferirsi a una legge nazionale su cui le Regioni non hanno competenzasignifica che c’è un altro interesse, secondo me l’interesse era proprio questo e se poi l’indomani lui deve correggersi, per dire che non è prioritario, ma è prioritario in modo uguale al lavoro, la casa, la dignità etc., allora vuole dire che intanto la bomba è scoppiata e quello che resta della gente è la prima impressione. I vescovi con questo intervento si sono dati un po’ di più la zappa sui piedi, certo hanno mandato un messaggio a Berlusconi, questo è chiaro! Dicendo: “Guarda che noi stiamo dalla tua parte“, se Bagnasco vuole stare dalla parte di Berlusconi affari suoi, però non può chiedermi che gli riconosca l’autorevolezza che deve avere come vescovo, perché nel momento in cui fa questo lui la perde.
Di fatto lo Stato italiano è una succursale del Vaticano, perché non si muove foglia, specialmente con i governi di Berlusconi, con gli altri c’era una maggiore dignità, perché un fatto è certo, che tra l’ateo miscredente, puttaniere Berlusconi e il cattolico praticante, coerente Prodi, i preti preferiscono il puttaniere, perché questo promette mari e monti e con questo possono fare affari, con quello ne facevano molto meno, certo anche lui era condizionato perché la politica italiana è condizionata da un virus originario, c’è un peccato originario che se non si risolve lascerà sempre la politica italiana e la politica italiana nello Stato italiano e la cosa è il Concordato, finché ci sarà questo tipo di concordato e direi che ancora prima di questo c’è la presenza dello Stato del Vaticano all’interno della Città di Roma, nel cuore dell’Italia.
O si risolvono questi problemi, nell’affermazione di una laicità totale e assoluta secondo il principio cavouriano: “Libera chiesa in libero Stato“, oppure avremo sempre delle ingerenze. Subito dopo l’intervento della Cei del presidente Bagnasco è intervenuto Sacconi, il quale ha detto noi siamo sulla stessa linea perché abbiamo fatto la legge per Eluana Englaro, perché non abbiamo ammesso le coppie di fatto, perché abbiamo ridotto l’uso della pillola del giorno dopo etc., noi siamo il partito della vita, sono il partito dell’amore, poi lei vede come fanno la corsa per andare a baciare le sacre pantofole rosse del Papa, fanno tutti la corsa, come se fossero tutti chierichetti non cresciuti, infantili e nessuno sta in piedi, stanno tutti in ginocchio! Possibile che deve essere un prete a dire queste cose? Ma questi hanno una loro dignità? Sono stati eletti dal popolo, non sono stati nominati dal Papa!

Il Papa Re
A questo punto sarebbe più semplice, questa è la mia tesi e ritorno alle teorie filosofiche e sociologiche dell’800 , del Rosmini e del Gioberti, a questo punto tanto varrebbe che chiudiamo l’Italia e nominiamo il Papa Re d’Italia. A che serve un Parlamento, se un presidente del Consiglio scrive una lettera al Papa sulla questione della pedofilia in Irlanda in cui, a parte il fatto che non nomina mai il termine pedofilia, ma parla di situazioni pesanti, difficili, semplicemente per dire che lui a differenza degli altri governi, dal Governo tedesco, dal Governo inglese, americano etc., si schiera dalla parte del Papaè chiaro, lui che con tutto quello che ha fatto, con tutto quello che fa, di una persona totalmente amorale, corrotto e corruttore, ha tutto il bisogno di una protezione, di una benedizione papale, di un’alleanza perché senza quella alleanza lui non vince. Se i vescovi avessero detto, come sarebbe stato loro dovere, visto che Berlusconi ha trasformato questa elezione in un’ordalia, in un giudizio di Dio, cioè le elezioni regionali sono diventate una lezione di campo, di scelta, una lezione politica e è per questo che lui si sta giocando tutto per i prossimi 3 anni di legislatura. Se dovesse vincere o se dovesse perdere in un modo contenuto, noi avremo 3 anni di inferno, perché sarà ringalluzzito e sentirà l’approvazione e l’appoggio della Chiesa, della gerarchia, quindi si sentirà forte. Se invece avrà una batosta sonora e solenne, forse abbiamo una speranza di liberare l’Italia da questa peste, però se il Cardinale Bagnasco avesse detto: noi vescovi riuniti qui, siamo consapevoli che il Presidente del Consiglio è un corrotto e un corruttore, una persona amorale, per cui i cattolici che lo votano sono corresponsabili del degrado etico della nazione, per cui sono scomunicati immediatamente, avrebbero fatto un vero servizio da pastori al loro popolo, ma ho l’impressione che i vescovi del popolo non gliene freghi niente, gli interessi soltanto sostenere un governo amorale, immorale, immondo, un governo presieduto da un uomo che non è assolutamente degno di rappresentare non solo l’Italia, ma anche un condominio! Parlo solo da un punto di vista morale e poi anche da un punto di vista politico perché le scelte che fa sono tutte contro la dottrina sociale della Chiesa mi si spieghi come fanno i vescovi a stare dalla parte di uno che denigra quotidianamente tutti i principi etici che sono alla base, che formano il cuore della dottrina sociale della Chiesa, quella stessa che loro propugnano.

Il futuro della Chiesa
ILei mi dice se la chiesa avrà un futuro, oppure scomparirà, le dico proprio fuori da ogni mediazione diplomatica che c’è già all’interno della chiesa uno scisma ampio, c’è il popolo di Dio, quello che vive tutti i giorni la vita quotidiana che sente i vescovi separati da sé, lo scisma questa volta l’hanno fatto i vescovi e lo stanno continuando a fare perché i vescovi vanno per conto proprio, vanno dietro ai potenti, specialmente sotto il segretariato di Bertone
che è una figura che veramente ci lascia interdetti per tutte le gaffe che ha fatto fare al Papa e che continuerà a fargli fare e che non ha assolutamente una visione cristiana, ma soltanto una visione di una chiesa come setta che cerca alleati potenti, logicamente, per sopravvivere, ma c’è da un punto di vista fede, un’enorme quantità, se vuole le dico uno scoop che non sa ancora nessuno. Lo scoop è che se il Papa continua su questa linea di contrapposizione radicale al Concilio Vaticano II e se la gerarchia continua in questo modo così totalmente avulso, ci sono alcuni vescovi disposti a ordinare preti e vescovi e avverrebbe all’interno della chiesa uno scisma di proporzioni enormi che potrebbe essere paragonato esclusivamente a quello di Lutero o del 1600 e questa volta non ci sarebbero soltanto 4 gatti, ma un movimento, anzi una rivoluzione popolare, se questa cosa non è ancora avvenuta è perché i preti che vi sono coinvolti, hanno un senso profondo di responsabilità ecclesiale e non vogliono arrivare a questo punto.
E noi vogliamo che la chiesa sia semplicemente aderente al mandato evangelico perché la nostra responsabilità è solo in quell’ambito, poi se i cristiani, i credenti, coloro che credono in Cristo, coloro che vogliono fare una professione di fede all’interno di una comunità ecclesiale, devono essere poi coerenti con la loro vita e quindi fare anche le scelte in economia, in politica che siano coerenti, però coerenti significa che non devono fare scelte di parte, non devono fare delle scelte immorali, devono fare scelte che si basano prevalentemente e esclusivamente sul bene comune, della collettività!

I politici e la Chiesa
Faccia caso a tutti quelli che sono impegnati in politica e che fanno riferimento ai principi religiosi o nel nome che portano, tipo Unione dei Cristiani, Campanile, etc., oppure che esplicitamente nei loro programmi, come fa Berlusconi che dice: il programma del nostro governo, il programma è adeguato con la visione cristiana della vita.
Tutti quelli che si riferiscono alle radici cristiane, alle civiltà occidentale cristiana che difendono i presepi etc., guarda caso sono tutti implicati o con la criminalità organizzata, o sono tutti indagati per furto, corruzione, per depredazione del bene comune dello Stato etc., ci faccia caso, sono tutti da quella parte, tutti coloro che fanno riferimento al mondo cristiano, cattolico, sono tutti o inquisiti o sono dentro o sono mafiosi o sono corrotti o sono corruttori! E’ questo quello che vogliono i vescovi? Vogliono stare da questa parte? Che si accomodino, però non possono imporlo ai cristiani! Prima di Berlusconi c’era la Democrazia Cristiana, quest’ultimo era un partito corrotto che faceva gli interessi del clero e ogni tanto però aveva quel buon gusto di lasciare cadere le briciole per il popolo, per cui un certo senso di giustizia sociale si è diffuso, ma come diceva Don Lorenzo Milani negli anni 50: abbiamo in mano il governo, il Parlamento, l’economia, gli strumenti, la potenza per farlo e dove siamo finiti? Siamo finiti appiattiti sulle posizioni della Confindustria e i poveri sono rimasti sempre più poveri, nessuno se ne è preso cura etc..
Lei ha visto una presa di posizione chiara, netta, definita del Vaticano o della Cei nei confronti per esempio della questione degli immigrati che sono dichiarati delittuosi, delinquenti nel momento in cui esistono e mettono piede nel paese, contravvenendo a quelli che sono i diritti fondamentali dell’O.N.U., di tutte le altre dichiarazioni che sono state recepite dalla nostra Costituzione, la nostra legislazione e il nostro stato di diritto? A questo punto sarebbe meglio che i vescovi costituissero un partito di preti, lo facessero partecipare alla competizione elettorale con il loro programma e che entrano nella mischia, ma non possono diventare un partito dietro le quinte, cioè un partito di burattinai che manovrano altri burattini, i quali si fanno manovrare! Di fronte a questa cosa dell’intervento di Bagnasco, il Presidente del Consiglio avrebbe dovuto riunire il Parlamento e in Parlamento fare lui un discorso di dire: noi rigettiamo totalmente questo discorso, perché il nostro Stato è uno Stato sovrano e indipendente e non accettiamo ingerenze! Invece c’è stata la corsa alla genuflessione, tutti atei devoti e nello stesso tempo la maggior parte di tutti quelli che sono immorali, ha visto Cosentino? Cosentino si dichiara cristiano, anche Provenzano si dichiara cristiano perché va sempre in giro con la Bibbia, ma non c’è mai stata una scomunica di tutta questa gentaglia qui!
Il fatto che il vescovo, il presidente della Cei intervenga a 4 giorni dalle elezioni, questo è grave perché significa che pur non essendo un partito, è peggio di un partito, perché è un manovratore occulto, ormai non più tanto occulto, ma è aperto e alla luce del sole perché ormai non c’è più neanche la vergogna dell’impudenza che questa gente fa nei confronti e sulla pelle del popolo italiano, che vengano a vedere le persone, le famiglie in questo momento sono disperato perché non riesco a trovare quasi 5 mila Euro, altrimenti una famiglia perde la casa e quelli di Treviso che hanno dato un panino e un bicchiere d’acqua ai bambini, eppure sono del Pdl e della Lega, sono quelli che si ispirano ai principi cristiani, ma signori miei, ma veramente Gesù Cristo a questo punto veramente è morto di freddo!
Un cristiano, un cattolico non può tollerare questo che lo dica il Papa o se il Papa sta in silenzio, o se Bagnasco parla per la Bonino e non dice una parola su queste cose, non merita più neanche non solo di essere vescovo, ma non può celebrare la Messa, perché è colpevole fino all’anima, perché forse non si rende conto, perché probabilmente vivono in un mondo ovattato di incenso e se respirano incenso sono peggio che drogati!.

Profumo di Ior. E di riciclaggio.

Fonte: Profumo di Ior. E di riciclaggio.

Un’indagine della procura di Roma su Unicredit e la Banca del Vaticano. Un conto da 60 milioni di euro all’anno i cui titolari sono “protetti”. Si muove anche Bankitalia. Che ipotizza un reato gravissimo per la Chiesa.

Un conto da milioni di euro i cui veri titolari sono per ora sconosciuti e “protetti” da uno”schermo opaco“, come lo hanno definito gli investigatori, costituito dallo Ior, l’Istituto di opere religiose. Ora la procura di Roma vuol conoscere chi si cela sotto l’acronimo della Banca del Vaticano che dal 2003, questa la scoperta, ha aperto un conto corrente presso una filiale Unicredit della Capitale.

UN CONTO DA 60 MILIONI – La banca in questione è una succursale di Via della Conciliazione al confine con le Mura Leonine e il conto è stato aperto quando…

quella filiale era ancora sotto il marchio della Banca di Roma, istituto tradizionalmente vicino agli interessi del Vaticano (e guidato dal piissimo Cesare Geronzi), prima che arrivasse la fusione con Unicredit.

Dietro quel conto potrebbe esserci chiunque, osservano in procura. Su quella provvista, una sorta di bacino finanziario che assicurerebbe flussi di denaro da e per i correntisti protetti dalla discrezione che caratterizza la finanza Oltretevere, transitano dal 2003 circa 60 milioni di euro all’anno.

Per ora la procura ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato che riguarda la violazione della legge 231 del 2007 che disciplina, per gli istituti di credito, una serie di norme antiriciclaggio, tra cui la trasparenza della titolarità, sul deposito di conti correnti. L’indagine è appena agli inizi e coinvolge i rapporti tra l’Istituto Opere di religione e Unicredit. L’istituto guidato da Alessandro Profumo si sarebbe quindi fatto da tramite, ereditando il ruolo di Capitalia.

INCHIESTA RISERVATA – Si tratta di una inchiesta, coperta dal massimo riserbo, che riguarda secondo quanto si è appreso uno o più conti correnti, nella titolarità dello Ior, aperti in una filiale Unicredit di Roma. Depositi su cui sarebbero transitati almeno negli ultimi tre anni somme di circa 60 milioni di euro all’anno.

La segnalazione della «non trasparenza» della titolarità dei conti correnti è stata fatta dall’Unità di informazione finanziaria, la struttura di «Financial intelligence» italiana della Banca d’Italia al Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di finanza che indaga su delega del procuratore aggiunto della Capitale Nello Rossi e del pm Stefano Rocco Fava. L’indagine della procura di Roma, per il momento senza indagati, mira a svelare la effettiva titolarità del conto aperto sulla filiale Unicredit di Roma e intestato all’Istituto opere di religione.

CHI C’E’ DIETRO? – Il sospetto di chi indaga è che dietro la sigla Ior, che costituisce secondo gli investigatori «uno schermo opaco», si possano celare persone fisiche o società che tramite il conto presso la ex Banca di Roma – il periodo preso in esame risale appunto a quando la filiale che si trova in via della Conciliazione era ancora della Banca di Roma – abbiano costituito un canale per il flusso di risorse tra la banca del Vaticano e l’Italia.

Secondo quanto si è appreso, per l’indagine non sarà necessario attivare richiesta di rogatoria con lo Stato Vaticano per indagare sulla titolarità dei conti correnti.

Lo Ior, secondo le indagini, ha emesso assegni e bonifici intestati sempre all‘Istituto di opere di religione. Anche su questo aspetto sono in corso indagini del nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza per risalire ai beneficiari dei titoli bancari e anche a chi ha emesso sia bonifici, sia assegni.

ComeDonChisciotte – LETTERA DI UN PRETE A BERLUSCONI

Fonte: ComeDonChisciotte – LETTERA DI UN PRETE A BERLUSCONI.

DI DON PAOLO FAERINELLA
mir.it/servizi/ilmanifesto

Il mio nome è Paolo Farinella, prete della Chiesa cattolica residente nella diocesi di Genova. Come cittadino della Repubblica Italiana, riconosco la legittimità formale del suo governo, pur pensando che lei abbia manipolato l’adesione della maggioranza dei pensionati e delle casalinghe che si formano un’idea di voto solo attraverso le tv, di cui lei ha fatto un uso spregiudicato e illegittimo.

Lei in Italia possiede tre tv e comanda quelle pubbliche nelle quali ha piazzato uomini della sua azienda o a lei devoti e proni. Nel mese di agosto 2009 ha inaugurato una nuova tv africana, Nessma, a cui ha fatto pubblicità sfruttando illecitamente la sua posizione di presidente del consiglio e dove ha detto il contrario di quello che opera in politica e con le leggi varate dal suo governo in materia di immigrazione. Se lei è pronto a smentire, come è suo solito, ecco, si guardi il seguente filmato e giudichi da lei perché potrebbe trattarsi di Veronica Lario travestita da lei:

Faccia vedere il video ai suoi amici leghisti e nel frattempo ascolti cosa dice il sindaco di Treviso, lo sceriffo Giancarlo Gentilini del partito di Bossi, ad un raduno del suo partito xenofobo dove ha esposto «Il vangelo secondo Gentilini» con chiarezza diabolica: «Voglio la rivoluzione contro gli extracomunitari. Voglio la rivoluzione contro i bambini degli immigrati. Ho distrutto due campi di nomadi e ne vado orgoglioso. Voglio la rivoluzione contro coloro che vogliono le moschee: i musulmani se vogliono pregare devono andare nel deserto, ecc. ecc. Questo è il Vangelo secondo Giancarlo Gentilini (sindaco di Treviso): “Tutto a noi e se avanza qualcosa agli altri, ma non avanzerà niente”». Questo il link con la sua voce in diretta; si prepari ad ascoltare il demonio in persona:

Legittimità elettorale e dignità etica

Riconoscere la legittimità del suo governo, con riserva etico-giuridica, non significa riconoscere anche la sua legittimità morale a governare il Paese perché lei non ha alcuna cultura dello Stato e delle sue Istituzioni, ma solo quella di difendere se stesso dalla Giustizia e i suoi interessi patrimoniali che sotto i suoi governi prosperano alacremente. Il conflitto di interessi pesa come un macigno sulla Nazione e la sua economia, ma lei è bravo ad imbrogliare le carte, facendolo derubricare nella coscienza della maggioranza che ne paga le conseguenze economiche e democratiche. Cornuti e mazziati dicono a Napoli.

Quando la sua maggioranza si sveglierà dall’oppio che lei ha diffuso a piene mani sarà troppo tardi e intanto il Paese paga il conto dei suoi avvocati, nominati da lei senatori, cioè stipendiati con soldi pubblici. Allo stesso modo stiamo pagando i condoni fiscali che lei si è fatto su misura sua e della sua azienda, sottraendo denaro al popolo italiano. In morale questo viene definito come doppio furto.

Da quando lei «è sceso in campo», l’Italia ha iniziato un degrado inesorabile e costante che perdura ancora oggi, codificato nel termine «berlusconismo» che è la sintesi delle maledizioni che hanno colpito l’Italia sia sul piano economico (mai l’economia è stata così disastrata come sotto i suoi governi), su quello sociale (mai si sono avuti tanti poveri, disoccupati e precari come sotto i suoi governi), e su quello civile (mai come sotto i suoi governi è sorta la categoria del «nemico» da odiare e da abbattere). Lei, infatti, usa la menzogna come verità e la calunnia come metodo, presentandosi come modello di furbizia e di utilizzatore finale di leggi immorali e antidemocratiche come tutte quelle «ad personam».

Nei confronti dell’ultima illegalità, che grida giustizia al cospetto di Dio, il decreto 733-B/2009, che segna una pietra miliare nel cammino di inciviltà e di negazione di quelle radici cristiane di cui la sua maggioranza ama fare i gargarismi, sappia che siamo cento, mille, diecimila, milioni che faremo obiezione di coscienza all’ignobile e illegale decreto, pomposamente detto «decreto sicurezza»: diventeremo tutti clandestini e sostenitori dei cittadini di altri Paesi, specialmente africani, in quanto «persone», anche se clandestini, a costo della nostra vita. Dobbiamo ubbidire alla nostra coscienza piuttosto che alle sue leggi razziali e disumane. La legge che definisce l’immigrazione come illegalità è un insulto a tutte le Carte internazioni e nazionali sui «diritti», un vulnus alla dottrina sociale della Chiesa e colloca l’Italia tra le nazioni responsabili delle stragi degli innocenti, perseguitati e titolari del diritto di asilo.

Essere «alto» ed essere »grande»

Lei non è e non sarà mai uno «statista» se sente il bisogno di fare vedere alle sue donnine i filmati che lo ritraggono tra i «grandi». Per essere «grande», non basta rialzare le suole delle scarpe, ma occorre avere una visione oltre se stesso, una visione «politica» che a lei è estranea del tutto, incapace come è di vedere oltre i suoi interessi. Per potere emergere dallo squallore in cui lei è maestro, ha profuso a piene mani il virus dell’antipolitica, il qualunquismo populista, trasformando la «polis» da luogo di convergenza di ideali e di interessi a mercato di convenienza e di sopraffazione. Lei, da esperto di vecchio pelo, ha indotto i cittadini ad evadere il fisco che in uno Stato democratico è prevalentemente un dovere civile di solidarietà e per un cristiano un obbligo di coscienza perché strumento di condivisione per servizi essenziali alla corretta e ordinata convivenza civile e sociale. Durante il suo governo le tasse sono aumentate perché incapace di porre un freno alla spesa pubblica che anzi galoppa come non si è mai visto.

Non faccia confusione tra «essere alto» e «essere grande», come insegna Napoleone che lei ben volentieri scimmiotta, senza riuscire ad eguagliare l’ombra del dittatore.

Lei non può negare di essere stato piduista (tessera n. 1816) e forse di esserlo ancora, se come sembra, con il suo governo cerca di realizzare la strategia descritta nei documenti sequestrati al gran maestro Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi (Comunicato Ansa del 17 marzo 1981 ore 12:18, da cui emerge il suo numero di tesserato; cf intervista di Licio Gelli su Repubblica.it del 28-09-2003).

La maledizione italiana

A lei nulla importa dei valori religiosi, etici e sociali, che usa come stracci a suo comodo esclusivo, senza esimere di vantarsi di essere ossequioso degli insegnamenti etici e sociali della Chiesa cattolica, di cui si è sempre servito per averne l’appoggio e il sostegno. Partecipa convinto al «Family-Day» in difesa della famiglia tradizionale, monogamica formata da maschio e femmina e poi ce lo ritroviamo con prostitute a pagamento che registrano la sua voce nel letto di Putin; oppure spogliarelliste che lei ha nominato ministre: è lecito chiedersi, in cambio di cosa? Come concilia questo suo comportamento con le sue dichiarazioni di adesione agli insegnamenti della Chiesa cattolica? La «corrispondenza d’amorosi sensi» tra lei, il Vaticano e la gerarchia cattolica è la maledizione piombata sull’Italia ed una delle cause del progressivo e costante allontanamento dalla Chiesa delle persone migliori. I prelati, come sempre nella storia, fanno gli affari loro e lei che di affari se ne intende si è lasciato usare ed ha usato senza scrupoli offrendo la sua collaborazione e cercando quella della cosiddetta «finanza cattolica» legata a doppia mandata con il Vaticano. Se volesse avere la documentazione si legga il molto istruttivo saggio di Ferruccio Pinotti e Udo Gümpel, «L’unto del Signore», BUR, Rizzoli, Milano 2009.

Gli ecclesiastici, da perfetti «uomini di mondo, hanno capito che con lei al governo potevano imporre al parlamento leggi e decreti di loro interesse, utilizzandolo quindi come braccio secolare. Per questo obiettivo, devono però rinunciare alla loro religiosità e adeguarsi alla paganità del potere che esige la contropartita. Lei, infatti, è sostenuto dall’Opus Dei, da Comunione e Liberazione e da tutte le organizzazioni e sètte cattoliche che si lasciano manovrare a piacimento con lo spauracchio dei«comunisti» e con l’odore satanico dei soldi.

Il Vaticano e i vescovi, non essendo profeti, ma esercenti gestori di una ditta pagana, non hanno saputo o voluto cogliere le conseguenze nefaste che sarebbero derivate al Paese da questo connubio incestuoso; di fatto sono caduti nella trappola che essi stessi e lei avevate preparato. L’incidente di Vittorio Feltri, da lei, tramite la famiglia, nominato direttore del suo «Il Giornale» con cui uccide sulla pubblica piazza Dino Boffo, direttore di «Avvenire» portavoce della Cei, va oltre le vostre intenzioni e come un granellino di sabbia inceppa il motore. Oppure, secondo l’altra vulgata, tutto sarebbe stato progettato da lei e Bertone per permettere a questi di mettere le mani sulla Cei e a lei di fare tacere un sussurro appena modulato di critica sui suoi comportamenti disgustosi. Senza volersi arrampicare sugli specchi forse si è verificato un combinato disposto, non nei tempi e nelle forme da voi progettato.

Il giorno 7 agosto 2009, in un colloquio riservato con il cardinale Angelo Bagnasco, lo misi in guardia: «Stia attento – gli dissi – e si prepari alla guerra d’autunno perché con la nomina di Feltri al Giornale di Berlusconi (20-07-2009), la guerra sarà totale e senza esclusione di colpi. Berlusconi non può rispondere alle domande di la Repubblica e non può andare in TV a dare spiegazioni. Può continuare a negare sulle piazze per gli allocchi, ma nemmeno lui, menzognero di professione potrebbe negare davanti a domande precise e contestazioni puntuali. Per questo non lo farà mai, tanto meno in Parlamento. Non ha che un mezzo: sguazzare nel fango facendolo schizzare su tutti e su tutto, in base al principio che se tutto è infangato, nessuno è infangato». Il cardinale mi guardò come stupito e incredulo, reputando impossibile la mia previsione. Credo che ora si morda le labbra. Eppure credo anche che lei sia finito: per la finanza internazionale e per gli interessi di coloro che lo hanno sostenuto, Vaticano compreso, lei ora è ingombrante e impresentabile e deve essere sostituito, ma lei non cadrà indenne, farà più danni che potrà, un nuovo Sansone in miniatura. Lei sa che deve andarsene, ma sa anche che passerà alla storia non come quel «grande, immenso» presidente che è stato lei, ma come «l’utilizzatore finale di prostitute che altri pagavano per conto suo». Non c’è che dire: lei è un grande in bassezza e amoralità.

Spergiuro

Nella trappola non è caduto il popolo di Dio, formato da «cristiani adulti» che tanto dispiacciono al papa «pro tempore» Benedetto XVI: lei non potrà mai manipolarli come non potrà mai possedere le coscienze dei non credenti austeri, cultori della laicità dello Stato che lei vilipende e svende, sempre e comunque, per suo inverecondo interesse. Lei ha la presunzione ossessiva di definirsi liberale, ma non sa cosa sia il liberismo, mentre è l’ultima caricatura di promettente e decadente comunista sovietico di stampo breshnieviano, capace di usare il popolo per affermare la propria ingordigia patologica di potere. D’altronde il suo amico per la pelle non è l’ex «kgb» Vladimir Vladimirovic Putin, nella cui dacia è ospitato secondo la migliore tradizione comunista italiana?

Dal punto di vista della morale cattolica, lei è uno spergiuro perché ha giurato sulla testa dei suoi figli, senza pudore e alcuni giorni dopo il «ratto di Noemi», ha dato dello stesso fatto diverse versioni differenti, condannando se stesso e la testa dei suoi figli alla pena dello spergiuro che già Cicerone condannava con la «rovina» e l’esposizione all’umana infamia: «Periurii poena divina exitium, humana dedecus – La pena divina dello spergiuro è la rovina e l’infamia/il disprezzo degli uomini»(De legibus, II, 10, 23; cf anche De officis, III, 29, 104;in Cicerone, Opere politiche e filosofiche, a c. di Leonardo Ferrero e Nevio Zorzetti, vol. I, UTET, Torino, 1974, risp. p. 489 e p. 823). Anche il Diritto Canonico, per sua informazione, riserva allo spergiuro «una giusta pena» (CJC, can. 1368), demandata all’Autorità, in questo caso il papa, che avrebbe dovuto comminarle la pena canonica, invece di indirizzarle una lettera diplomatica per il G8 e i suoi «deferenti saluti». Non ci può essere deferenza, tanto meno papale, per un uomo che ha toccato il fondo della dignità politica e morale.

Gli ultimi fatti di Villa Certosa e Palazzo Grazioli hanno sprofondato lei (non era difficile), ma anche l’Istituto Presidenza del Consiglio in un letamaio senza precedenti. Mai l’Italia è stata derisa nel mondo intero (ormai da quattro mesi continui) a causa di un suo Presidente del Consiglio che, su denuncia della moglie, frequenta le minorenni e sempre per ammissione della moglie che lo frequenta da oltre trent’anni, per cui si presume lo conosca bene, è malato e come un dio d’altri tempi esige per la sua perversione, sacrifici di giovani vergini per nascondere a se stesso i problemi del tempo che inesorabilmente passa, nonostante il trucco abbondante.

Affari privati o deriva di Stato?

Lei dice di volere difendere la sua privacy, ma non c’è privacy per uno che ha portato i suoi fatti «privati» in TV attaccando indecorosamente la sua stessa moglie che ha intrapreso la strada del divorzio. Forse lei ha dimenticato che sull’immagine della sua «felice famiglia italiana» lei ha costruito se stesso e la sua fortuna politica ed economica. Lei si comporta per quello che è: uno spaccone che in piazza si vanta di tutto ciò che non ha mai fatto e poi pretende che nessuno ne parli. Se lei mette il segreto di Stato sulle sue ville, queste diventano ipso facto «affare politico» perché lei le usa anche per incontri istituzionali e quindi fanno parte dell’Istituzione della presidenza del consiglio. Lei non ha diritto alla vita privata, quando si comporta da uomo pubblico e promette carriere TV o posti in parlamento a donnine compiacenti che la sollazzano nel suo «privato». Non è lei che ha detto in una intercettazione, parlando con Saccà che «le donne più son cattoliche più son troie»? Può spiegare, di grazia, il significato di queste parole altamente religiose e rispettose delle donne e indicarci a chi si riferiva? C’entrano le due donne che siedono nel suo governo e che si vantano di essere cattoliche: la Carfagna e la Gelmini?

Lei e suoi paraninfi continuate a dire che si tratta di questioni private senza rilevanza pubblica, sapendo di mentire ancora e senza pudore. Sarebbero affari privati se Silvio Berlusconi non fosse Presidente del Consiglio che alle donnine che gli accompagnano anche a pagamento, non promettesse incarichi in aziende pubbliche (TV) o posti in parlamento se non addirittura al governo. Vorrei chiederle per curiosità: quali sono i meriti e le benemerenze delle ministre Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini per essere assurte, non ancora quarantenni, a posti di rilievo nel suo governo? Perché Mara Carfagna posavanuda o la Gelmini prendeva l’abilitazione in Calabria? Le sue ville sono ancora sotto la tutela del segreto di Stato e quindi guardate a vista da polizia, carabinieri, esercito? A spese di chi? Può ancora dire che sono residenze private? Fu lei in persona ad andare dal suo devoto suddito Bruno Vespa a rispondere pubblicamente a suo moglie, Veronica Lario, rendendo pubblici i fatti che la riguardavano e attaccando sua moglie senza alcuna pietà, facendo pubblicare dal suo «killer mediatico» le foto di sua moglie a seno nudo di quando faceva l’attrice. Non credo che lei possa dire che le sue vicende sono private perché ci riguardano tutti, come cittadini e come suoi «sovrani» costituzionali perché una cosa è certa: noi non abdicheremo mai alla nostra dignità di cittadini sovrani figli orgogliosi della nostra insuperabile Costituzione. Noi non permetteremo mai che lei diventi il «padrone» della nostra dignità.

Per lei è cominciato l’inizio della fine perché il suo declino è iniziato nel momento stesso in cui è andato nella TV di Stato compiacente e, senza contraddittorio, alla presenza del solo cerimoniere e maggiordomo fidato, ha cominciato a farfugliare bugie, contraddizioni, falsità che non hanno retto l’urto dei fatti crudi. Se lei fosse onesto, anche solo per una parte infinitesimale, dovrebbe rassegnare le dimissioni, come aveva promesso nel suddetto, compiacente recital.

Strategie convergenti

Lei può fare affari col Vaticano e chiudere nel cassetto morale e dignità, ma sappia che il Vaticano non è la Chiesa, per nostra fortuna e per sua e vostra disgrazia. Noi, uomini e donne semplici, vogliamo onorare e difendere la nostra dignità e la nostra fede, contro ogni tentativo di manipolazione e di incesto tra altare e politica. Purtroppo lei, supportato da parte della gerarchia, ha fatto scadere la «politica» da arte, a servizio del bene comune, a mercimonio di malaffare e a sentina maleodorante. Le istituzioni cattoliche che lo hanno appoggiato ne portano, con lei, la responsabilità morale, in base al principio giuridico della complicità.

Strana accoppiata: i difensori della moralità ufficiale, costretti a tacere per mesi di fronte a comportamenti indegni e a leggi inique, perché lautamente ricompensati o in vista della mancia promessa. Trattasi solo di un baratto di cui i responsabili dovranno rendere conto. I vescovi hanno ritrovato la parola quando si sono visti attaccare, inaspettatamente, da lei con avvertimenti di stampo mafioso (per interposta persona). La gerarchia, in genere felpata e compassata, in questo frangente è risorta come un sol uomo, arruolando anche il papa alla bisogna, ma cogliendo anche l’occasione per dare corpo alle vendette interne e regolare i conti tra ruiniani e bertoniani. Come insegna l’amabile Andreotti «la vendetta è un piatto che si gusta freddo». Strategie convergenti che hanno sprigionato il disgusto del popolo cattolico e dei cittadini che ancora pensano con la propria testa.

Ripudio

Io, Paolo Farinella, prete mi vergogno della sua presidenza, per me e la mia Nazione e, mi creda, in Italia siamo la maggioranza che non è quella elettorale, ottenuta da una «legge porcata» che ben esprime l’identità della sua maggioranza e del governo e di lei che lo presiede (o lo possiede?). Lei potrà avere il sostegno del Vaticano (uno Stato estero) e della Cei che con il loro silenzio e le loro arti diplomatiche condannano se stessi come complici di ingiustizia e di immoralità. Per questi motivi, per quanto mi concerne in forza del mio diritto di cittadino sovrano, non voglio più essere rappresentato da lei in Italia e all’Estero, io la ripudio come politico e come Presidente del Consiglio: lei non può rappresentarmi né in Italia e tanto meno all’estero perché lei è la negazione evidente di tutto quello in cui credo e spero di vedere realizzato per il mio Paese. sia perché non mi rappresenta sia perché è indegno di rappresentare il buon nome dell’Italia seria, laboriosa e civile e legale che amo e per la quale lotto e impegno la mia vita. Non importa che lei abbia la maggioranza parlamentare, a me interessa molto di più che non abbia la mia coscienza

Io, Paolo Farinella, prete, ripudio lei, Silvio Berlusconi, presidente pro tempore del consiglio dei ministri e tutto quello che rappresenta insieme a coloro che l’adulano, lo ingannano, lo manipolano e lo sorreggono: li/vi ripudio dal profondo del cuore. in nome della politica, dell’etica e della fede cattolica. La ripudio e prego Dio che liberi l’Italia dal flagello nefasto della sua presenza.

Paolo Farinella
Fonte: http://mir.it/servizi/ilmanifesto/s
Link: http://mir.it/servizi/ilmanifesto/sotto-sopra/?p=238
14.10.2009

Chi uccise il giudice Borsellino?

Chi uccise il giudice Borsellino?.



Scritto da Miguel Mora (
EL PAIS, 19 luglio 2009), Traduzione a cura di Valentina Culcasi

Il “capo” Totò Riina rompe 17 anni di silenzio dal carcere e conferma i sospetti sui servizi segreti.

Roma – Il 19 luglio del 1992, il giudice antimafia Paolo Borsellino fu assassinato insieme a cinque uomini della scorta con un’autobomba caricata con 100 chili di dinamite. La bomba esplose in via Mariano D’ amelio a Palermo, quando il magistrato stava andando a visitare sua madre. Due mesi prima, e solo alcuni giorni dopo l’assassinio del suo amico e collega Giovanni Falcone, Borsellino aveva parlato in una intervista alla Rai delle relazioni tra Cosa Nostra e alcuni industriali di Milano, citando i nomi di Marcello Dell’ Utri, condannato in seguito per associazione mafiosa, e Silvio Berlusconi, capo e socio politico del precedente.
Adesso, 17 anni dopo la sua morte, i magistrati siciliani hanno riaperto il caso dopo il ritrovamento di documenti e testimoni che indicano che la mafia eseguì la strage in alleanza con i servizi segreti.

Il capo dei capi, Totò Riina, detenuto nel carcere di Opera (Toscana) e condannato all’ergastolo per, tra gli altri, l’omicidio di Falcone e Borsellino, ha appena rotto un silenzio di 17 anni e ha confermato questa versione. Informato dai giornali della nuova direzione delle indagini giudiziarie, il padrino di Corleone sabato ha detto con foga al suo avvocato la sua verità: “Lo uccisero loro”, ha affermato. E ha aggiunto: “Non guardate sempre e solo a me, guardatevi anche voi quello che avete dentro”.

Nella traduzione del suo avvocato, Luca Cianferoni, Riina afferma che l’uccisione di Borsellino fu un crimine di Stato. L’affermazione rafforza i sospetti delle procure di Caltanissetta e Palermo, che hanno riaperto un’indagine che sembrava sepolta grazie alle rivelazioni di due nuovi pentiti, Giovanni Brusca e, soprattutto, Massimo Ciancimino.

Il secondo è il figlio del capo defunto e detenuto don Vito Ciancimino, un corleonese che fu sindaco demoscristiano (corrente andreottiana) di Palermo negli anni settanta, e che, stando a quanto ha rivelato il recente libro Vaticano S.P.A., del giornalista Gianluigi Nuzzi, riceveva denaro dalla mafia tramite l’Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca vaticana.

Durante il suo mandato, Don Vito costruì una Palermo di sana pianta e si portò nella tomba un tesoro di milioni di euro. Accusato di riciclaggio di questa fortuna, Ciancimino junior ha tentato di cavarsela confessando l’origine di alcuni documenti cruciali che custodiva suo padre.

In uno di questi, che risulta strappato nella sua metà superiore, Cosa Nostra minacciava Silvio Berlusconi “con un luttuoso evento” (il sequestro di uno dei suoi figli) se non avesse messo a disposizione un canale televisivo che curasse i suoi interessi. Secondo Ciancimino, la nota fu scritta dal capo Bernardo Provenzano, sebbene egli l’avesse vista intera e non strappata: “In questa storia c’è qualcosa più grande di me” ha detto, aggiungendo che Provenzano inviò a Berlusconi altre due lettere, tramite suo padre e Dell’ Utri.

Altro del contenuto dei documenti, che Ciancimino attribuisce allo stesso Riina, proverebbe che l’omicidio di Borsellino fu conseguenza di una trattativa tra la mafia e due capi dei servizi segreti.

Riina, con la credibilità che si può dare al mafioso più spietato e sanguinoso della storia, non ha tardato neppure 48 ore per apparire in scena: ha negato che fosse lui colui che trattò con lo Stato, però ha detto che questa trattativa ci fu e che i negoziatori furono gli assassini.

Anche i fratelli del giudice Borsellino credono a questa versione, che è sempre stata qualcosa simile a un segreto aperto. Sabato, Rita e Salvatore Borsellino hanno diretto una manifestazione di protesta che è terminata di fronte al Castello Utveggio, sede palermitana dei servizi segreti.

“Oggi, finalmente, dopo anni oscuri la lotta che stanno facendo le procure di Caltanissetta e Palermo va finalmente nella giusta direzione”, ha detto Salvatore Borsellino.

Al grido di “Resistenza, l’agenda rossa esiste”, circa 300 persone hanno preteso che compaia l’agenda rossa di Paolo Borsellino. L’agenda conteneva quello che il giudice sapeva. Si ritiene che fu raccolta da un carabiniere il giorno della strage. Nessuno ha avuto più notizie di entrambi da allora.

Rita Borsellino, eurodeputata per il Partito Democratico, si domanda perchè tutte queste piste vengano alla luce 17 anni dopo. “Ho molti dubbi, però non accuso nessuno”, dice.

Si conoscerà un giorno la verità, o le verità? Questa domenica la manifestazione dell’anniversario è stata rivelatrice. È venuta a fatica qualche persona, e non si è visto un solo politico nazionale. L’unico rappresentante dello Stato è stato il procuratore antimafia, Piero Grasso. E il lavoro non gli manca. Il pentito Ciancimino ha dichiarato in televisione: “Ho paura, certo che ho paura. Ogni volta che parlo, Riina esce dal suo nascondiglio”.

Verrà un giorno: L’hanno ammazzato loro

Verrà un giorno: L’hanno ammazzato loro.

Innanzitutto i miei più vivi complimenti a David Parenzo, giornalista di Telelombardia e conduttore ieri sera di una memorabile puntata di Iceberg, intitolata “Mafia: le verità nascoste” [si può vedere l’intera puntata  qui (Vi verrà chiesto di installare un componente aggiuntivo dvx)]. Presenti in studio il figlio di Vito Ciancimino, l’avvocato Gaetano Pecorella, Nando Dalla Chiesa, Gianluigi Nuzzi di Panorama, autore di “Vaticano S.P.A.” e in collegamento da Roma Luigi Li Gotti e Giuseppe lo Bianco, autore de “L’agenda rossa di Paolo Borsellino“. Ne è emersa una discussione pacata e profonda tra personaggi competenti che ha sviscerato senza alcuna titubanza e in un colpo solo tutti quegli argomenti rigorosamente tabù che sono accuratamente evitati dalla televisione nazionale pubblica e privata.

Si è parlato in piena libertà della trattativa tra stato e mafia a cavallo delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, si è parlato del ruolo dei servizi segreti, si è parlato del Castel Utveggio da cui probabilmente è stato azionato il comando che ha fatto saltare in aria Borsellino e la sua scorta, si è parlato di infiltrazioni mafiose nella politica, si è parlato di Salvo Lima e Ignazio Salvo esponenti mafiosi della corrente andreottiana in Sicilia, si è parlato di pezzi deviati dello stato, si è parlato della copertura offerta alla latitanza di Provenzano, del ruolo poco chiaro dei Ros, del generale Mori e del colonnello Obinu, si è parlato dell’agenda rossa, del capitano dei carabinieri Arcangioli con la borsa in mano e dell’indagine archiviata, si è parlato di Nicola Mancino e del suo incontro del 1 luglio con Paolo Borsellino, si è parlato delle confessioni di Brusca e Mutolo, si è parlato degli intrecci pericolosi tra mafia e Vaticano, del ruolo dello Ior nel riciclaggio di denaro sporco, della protezione offerta dal Vaticano a Vito Ciancimino, dei conti segreti cifrati di Andreotti, si è parlato dei banchieri di Dio, Calvi e Sindona, si è parlato dell’omicidio Ambrosoli, si è parlato dell’arcivescovo Marcinkus, si è parlato perfino dei memoriali del pentito Vincenzo Calcara diffusi sul suo sito da Salvatore Borsellino.

Mi verrebbe da dire: Parenzo è impazzito. Come mai, tutto d’un colpo, una piccola emittente privata (in realtà, nemmeno troppo piccola) trova la forza di affrontare argomenti che in tutti questi anni sono sempre stati appositamente nascosti dai media di massa? Sfido chiunque si cibi solo di televisione a dirsi al corrente anche solo di uno dei temi sopra citati. Solo la rete e alcuni libri di inchiesta contengono informazioni in proposito. Per chi già conosceva i fatti deve essere stata una bella boccata d’ossigeno di informazione libera. Per chi ne era all’oscuro, una bella doccia ghiacciata da far rabbrividire. Ancora complimenti vivissimi.

Il punto è che, per la prima volta dopo diciassette lunghissimi anni, qualcosa sembra smuoversi. Quelli che erano stati solo sospetti cominciano ad assumere contorni ben definiti. Le denunce lanciate dai soliti noti, gli eroi dell’antimafia militante, tacciati di protagonismo e di “complottismo acuto”, cominciano a risultare assolutamente credibili e a poggiare su basi ben solide. Una concomitanza di avvenimenti ha cominciato a smuovere le acque, anzi la melma che ricopre quei lontani mesi del ’92-’93 che alcuni vorrebbero subdolamente dimenticare e relegare all’oblio.

E’ successo che a Caltanissetta si è insediato come procuratore generale Sergio Lari e come per incanto sono ripartite le indagini sulle stragi, insabbiate e abbandonate da tempo. E’ successo che da qualche mese si è messo a cantare Massimo Ciancimino, il figlioccio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino, che parla della trattativa tra mafia e stato mediata da suo padre, facendo nomi e cognomi. E’ successo che da qualche mese è in corso il processo a carico del generale Mori e del colonnello Obinu, indicati come coloro che materialmente portarono avanti la trattativa tra Riina e lo stato e sono accusati di aver coperto la latitanza di Bernardo Provenzano. E’ successo che da qualche mese ha iniziato a parlare un nuovo pentito, Gaspare Spatuzza, che, ribaltando le verità processuali confermate dalla Cassazione, si autoaccusa e dice di aver rubato lui (e non Vincenzo Scarantino) la macchina riempita di tritolo con cui si è sventrato il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. Succede che Spatuzza è ritenuto assolutamente attendibile dai magistrati (Ingroia e Di Matteo) che lo stanno ascoltando e quindi si profila la revisione di tutti i processi che avevano messo una pietra sopra la strage di Via D’Amelio (Borsellino uno, bis e ter). Succede che Totò Riina, dopo sedici anni e mezzo dalla cattura, torna a parlare in via ufficiale facendo pervenire ai giornali un messaggio inquietante per tramite del suo avvocato Luca Cianferoni: “L’hanno ammazzato loro“. Dove per “lo” si intende Paolo Borsellino e per “loro” si intende lo Stato.

E lo fa il giorno della diciassettesima commemorazione della strage di Via d’Amelio.

Basterebbe quest’ultima (evidentemente voluta) coincidenza per far tremare i polsi e far capire come si stia giocando, nel silenzio totale dell’informazione nazionale, una partita delicatissima tra mafia e istituzioni, in un rincorrersi di confessioni, minacce, intimidazioni, smentite di facciata, messaggi più o meno criptici, ora che la verità sulle stragi di quegli anni sembra quanto mai vicina. Una verità che rischierebbe di stravolgere dalle fondamenta lo stato democratico in cui viviamo e che per questo fa una paura tremenda.

Sarebbe curioso se, come la Prima Repubblica crollò sotto l’inchiesta di Mani Pulite e la Seconda nacque nel sangue delle stragi, così quest’ultima crollasse sotto le indagini su quelle stesse stragi e desse il via ad una Terza Repubblica, quella che sognava Paolo Borsellino, ripulita del “puzzo del compromesso morale” e delle stantie collusioni mafiose. Una specie di legge universale del contrappasso.

Ciò che crea sconcerto sono le reazioni del mondo istituzionale ad un tale susseguirsi di avvenimenti e dichiarazioni.

Partiamo dalla manifestazione di tre giorni indetta da Salvatore Borsellino e dal comitato cittadino 19luglio1992 tenutasi a Palermo dal 18 al 20 luglio. Sono giunte centinaia di persone da tutta Italia. Persone comuni della società civile, che si sono pagate di tasca propria il biglietto dell’areo, del treno o del pullman per essere presenti di persona in Via D’Amelio, armate solo di una simbolica agenda rossa e di tanta tanta rabbia. Hanno percorso sotto il sole feroce di un luglio siciliano i quattro chilometri in salita che congiungono Via D’Amelio al Castel Utveggio che domina Palermo. Hanno presidato per ore via D’Amelio ascoltando ed applaudendo gli interventi di Salvatore e Rita Borsellino, Luigi De Magistris, Sonia Alfano, Giulio Cavalli, Gioacchino Genchi e tanti altri ragazzi provenienti da varie regioni d’Italia. Hanno appeso striscioni, hanno camminato in processione, hanno vegliato sul teatro della strage. Il tutto da soli. Lasciati incredibilmente soli. Traditi perfino dalle cosiddette associazioni antimafia, che hanno preferito disertare l’appello di Salvatore e commemorare (chissà perchè: forse per invidie meschine, forse per concorrenza) in altre sedi e in altri luoghi. Traditi dai Palermitani che, come ha denunciato dal palco Salvatore, hanno preferito andare al mare, tradendo quella promessa fatta diciassette anni prima, quando cacciarono a calci dalla cattedrale di Palermo i rappresentanti delle istituzioni presenti ai funerali del fratello.

Ma soprattutto è stata sconcertante l’assenza dello Stato. Ed è stata una vittoria grandiosa di Salvatore. Nessun uomo politico ha osato avvicinarsi quest’anno, ed è la prima volta da diciassette anni a questa parte, all’ulivo piantato in Via D’Amelio “per celebrare i loro riti di morte e assicurarsi che Paolo sia veramente defunto“. Non ha osato metterci piede il ministro della giustizia Angelino Alfano, forse ricordandosi di essere stato sorpreso a presenziare al matrimonio della figlia del boss mafioso Santacroce: ha mandato solo un messaggio di circostanza. Non ha osato metterci piede il presidente del senato Renato Schifani, forse ricordandosi di aver messo su una società con il noto mafioso Nino Mandalà e aver fatto parte del consiglio comunale di Villabate sciolto due volte per infiltrazioni mafiose: ha mandato solo un messaggio di circostanza. Ma non ha osato metterci piede nemmeno il capo dello stato Giorgio Napolitano. Eppure lui non aveva scuse: ha mandato solo un messaggio di circostanza. Per la prima volta nemmeno una corona di fori è stata posta in via D’Amelio. “Le corone di fiori andate a metterle sulle tombe dei vostri eroi“, così recitava uno striscione legato ad una lapide posticcia di Vittorio Mangano.

Non per niente però Napolitano ha prontamente commentato le esternazioni di Totò Riina e ha liquidato il tutto con una battuta: “Le rivelazioni rese note nei giorni scorsi a proposito di una pista che porterebbe al coinvolgimento di apparati dello Stato nelle stragi di mafia del 1992 in cui persero la vita, fra gli altri, i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sono più o meno senzazionalistiche e provengono da soggetti, diciamo così, piuttosto discutibili“. Io non so se il nostro presidente della repubblica si rende conto che “queste rivelazioni sensazionalistiche” sono state confermate dai principali procuratori che stanno in questi giorni indagando sulle stragi. Di trattativa tra stato e mafia e di interessi collimanti tra Cosa Nostra e pezzi delle istituzioni nelle stragi del ’92 hanno parlato esplicitamente sia Antonio Ingoria, procuratore a Palermo, che Sergio Lari, procuratore a Caltanissetta. Ma soprattutto esiste una sentenza col timbro della Cassazione, relativa al processo Borsellino Bis, in cui si parla chiaramente di “mandanti occulti ed esterni a Cosa Nostra”, su cui ancora non si è riusciti a far luce. Napolitano sembra ignorare tutto questo. Ma non è una sorpresa. Il 13 dicembre 2008, con beata impudenza, ebbe già a dichiarare che “non esistono nè fascicoli segreti nè misteri al Viminale“.

A che gioco sta giocando Napolitano? Chi sta cercando di coprire?

Probabilmente sta cercando di coprire il suo vice, Nicola Mancino, vicepresidente del CSM. Un altro che farebbe meglio a tacere piuttosto che perdersi in ridicole quanto patetiche giustificazioni. Esiste un pentito, Gaspare Mutolo, che racconta come Paolo Borsellino, che lo stava interrogando il 1 luglio del 1992, ricevette una chiamata dal ministro Nicola Mancino. Esiste un testimone oculare, l’allora procuratore di Palermo Antonio Aliquò, che accompagnò Borsellino fin sulla porta del Viminale. Ma soprattutto esiste l’agenda grigia dello stesso Paolo Borsellino su cui è segnata distintamente l’ora esatta dell’incontro col ministro: ore 19:30. Quell’incontro è lo snodo fondamentale di tutta la vicenda. In quell’incontro, verosimilmente venne prospettata a Borsellino la possibilità di scendere a patti con Cosa Nostra per fermare le stragi. Il suo ovvio rifiuto avrebbe coinciso con la sua condanna a morte.

Mancino non ricorda quell’incontro, ma mai l’ha negato. Si è sempre nascosto dietro risibili giustificazioni: “non sapevo che faccia avesse Borsellino”, “era il mio primo giorno di insediamento al Viminale”, “perchè dovrei nascondere l’incontro?”, “cosa ci saremmo dovuti dire?” e via dicendo. Ripeto: più adduce simili motivazioni, più la sua posizione appare a dir poco opaca. Allo stesso modo, fino a poco tempo fa, aveva sempre negato categoricamente che fosse esistita una trattativa con la mafia. Il 16 gennaio 2009 così dichiarava: “Escludo in maniera netta e categorica che lo Stato abbia trattato con esponenti della mafia. Ignoro le ‘assunte trattative’ che comunque avrei fermamente osteggiato, tra gli uomini del Ros e il signor Ciancimino tese a far accantonare da parte della mafia l’offensiva contro lo Stato“. Per la serie: io non c’ero e, se c’ero, dormivo. Oggi, a distanza di pochi mesi, Mancino invece conferma che la trattativa c’è stata e il governo ha detto immediatamente no: “Noi l’abbiamo sempre respinta. L’abbiamo respinta anche come semplice ipotesi di alleggerimento dello scontro con lo Stato portato avanti dalla mafia“.

E’ confortante vedere che, piano piano, incalzato dalle scoperte delle varie procure d’Italia, Mancino recuperi un po’ della sua memoria e lasci trapelare cose di cui, si capisce, sa molto di più di quanto vorrebbe far credere. Tra un po’, molto probabilmente, Mancino verrà chiamato da una delle quattro procure che stanno indagando ancora sulle stragi (Palermo, Caltanissetta, Roma e Firenze) come persona informata sui fatti e a quel punto dovrà parlare, non potrà continuare a cincischiare. Massimo Ciancimino l’ha tirato in ballo esplicitamente come terminale istituzionale della trattativa. Riina l’ha tirato in ballo, chiedendo come facesse a sapere della sua cattura quattro giorni prima dell’arresto. Mutolo l’ha tirato in ballo, come abbiamo visto.

Una cosa è certa, ormai. La trattativa c’è stata, è iniziata prima della strage di Via D’Amelio ed è continuata almeno fino alla cattura di Riina (15 gennaio 1993). Fino a prova contraria, Mancino, per tutto quel lasso di tempo, è stato il ministro dell’interno. Vuole davvero farci credere che il generale Mori, incaricato di trattare con Riina per tramite di Vito Ciancimino, operasse all’insaputa del Ministero dell’Interno? E, se davvero è così, per conto di chi e di quali pezzi deviati dello Stato operava Mori?

I casi sono due: o Mancino mente spudoratamente ed è quindi colluso, o dice la verità ed è quindi un allegro sprovveduto che non dovrebbe ricoprire incarichi tanto delicati. In entrambi i casi, avrebbe solo una cosa da fare: dimettersi dal Csm e dire tutto quello che sa.

Le rivelazioni di Massimo Ciancimino sono delle bombe a orologeria pronte a scoppiare. C’è solo da attendere chi innesterà la miccia. A partire dalle parole che il padre gli rivolse il giorno della strage di Via D’Amelio per annunciargli la morte di Paolo Borsellino. Disse Vito Ciancimino: “Mi sento un po’ responsabile“.

Ecco, io non vorrei che tra un po’, a pronunciare quelle esatte parole, siano uomini che ora siedono nei piani più alti della nostra disgraziata repubblica.

Antimafia Duemila – Novita’ sull’Unto del signore

Antimafia Duemila – Novita’ sull’Unto del signore.

di Nicola Tranfaglia – 13 luglio 2009

Dobbiamo a un giornalista, Ferruccio Pinotti (che, negli anni scorsi, ha già pubblicato inchieste importanti come Poteri forti – 2005 -,Opus Dei segreta – 2006 – Fratelli d’Italia – 2007 – e Olocausto bianco – 2008 -)di aver scritto, insieme con il giornalista tedesco Udo Gumpel, per Rizzoli, un libro intitolato L’unto del signore (pp.300,11 euro) che rappresenta uno dei lavori più informati e interessanti sulla carriera di Silvio Berlusconi, attuale presidente del Consiglio in Italia, e sui suoi rapporti, stretti e intensi, con il Vaticano, con il Papa e con le alte gerarchie della Chiesa cattolica.
L’ho letto con particolare attenzione.
Ora  desidero parlarne nel mio blog e mi riprometto, se mi sarà possibile, parlarne  nella stampa italiana,
probabilmente in quella on-line che è sicuramente  più libera di quella che appare nelle edicole, e di parlarne adeguatamente perché gli italiani sappiano (almeno quelli che riusciremo a raggiungere) del pactum sceleris -direbbero i latini – che lega da molti anni  il leader del Popolo della Libertà con l’istituzione ecclesiastica, non con i cattolici italiani, tanti dei quali sono oggi, e magari da tempo, all’opposizione del suo governo e, in ogni caso, non immaginano nemmeno natura e obbiettivi di quel patto di potere.
Silvio Berlusconi, già durante gli anni universitari, frequenta la residenza universitaria Torrescalla, un collegio dell’Opus Dei, e qui incontra quello che diventerà il suo più stretto collaboratore, il dottor, oggi senatore, Marcello Dell’Utri.
Il quale ha raccontato: ”A presentarmi Silvio Berlusconi fu il direttore della residenza universitaria di Palermo. Segesta, Bruno Padula, oggi vicario della Pelatura dell’Opus Dei in Sicilia.” E, anche se Berlusconi è vicino alla laurea mentre Marcello è una matricola, tra i due si sviluppa un’immediata simpatia e quindi un sodalizio destinato a durare tutta la vita (p.15-16).
La carriera imprenditoriale di Silvio, che Pinotti ripercorre analiticamente prima di parlare del patto con il Vaticano ,   è  assai veloce.
Grazie a un prestito concesso dalla Banca Rasini, di cui il padre Luigi è direttore, Berlusconi fonda con Pietro Canali, la Cantieri Riuniti Milanesi e costruisce quattro palazzine per gli immigrati in via Alciati alla periferia di Milano.
Quindi nel 1963 fonda la Edilnord Sas, di cui è socio di opera. I capitali li fornisce la Finanzierunggesellschaft fur Residenten Ag di Lugano.
La società costruisce un complesso di quattromila appartamenti a Brugherio, vicino Milano. E offre a Marcello Dell’Utri un lavoro come segretario del presidente dal 1964 al 1965. Tre anni dopo, nel 1968, per costruire Milano 2, Berlusconi fonda un’altra società La Edilnord Centri Residenziali. I capitali vengono da un’altra società svizzera Aktiengesellshaft fur Immobilienlagen in Residezzentren AG, una società rappresentata come la svizzera precedente, da Renzo Rezzonico.
Proprio, in quel periodo, Berlusconi  inizia a frequentare il mondo cattolico che conta. Del resto la Banca Rasini è un terminale forte della finanza vaticana.
Dai documenti presenti nelle inchieste giudiziarie che lo hanno riguardato, ma anche in quelle giornalistiche che ne hanno seguito il percorso, emerge con chiarezza che la Rasini non era solo la banca nella quale lavorava il padre di Silvio ma anche l’istituto che finanziò i suoi inizi imprenditoriali negli anni sessanta e con l’aiuto del quale nacque, nella seconda metà degli anni settanta, la complessa costruzione societaria delle holding che detenevano il controllo della Fininvest.
“Vale a dire – raccontano Pinotti e Gumpel – 23 Srl, fondate nel 1978, intestate per il 90 per cento a Nicla Crocitto,
un’anziana casalinga abitante a Milano 2 e per il 10 per cento al marito Armando Minna, già sindaco della Banca Rasini. Alla fine dell’anno escono di scena i due coniugi e subentrano due fiduciarie, Saf e Parmasid. In poco tempo il capitale sociale della Fininvest è quasi interamente controllato da questo opaco sistema di scatole cinesi, dietro cui il nome di Silvio scompare. Tra il 1978 e il 1983 nelle holding fluisce un fiume di denaro di provenienza non sempre verificabile attraverso la documentazione bancaria.”
Da verbali che provengono dagli atti del processo di primo grado contro Marcello Dell’Utri emerge: “Da tabulati rinvenuti presso gli archivi della Banca Rasini si è rilevato che le denominazioni sociali delle holding “dalla prima alla ventiduesima” venivano censite come “servizi di parruccheria ed istituti di bellezza”. Inoltre si veniva a conoscenza che le holding non erano solamente ventidue ma “trentotto” come peraltro riscontrato nelle schede di censimento.” A queste si aggiungono altre cinque società, denominate Hodfin, nonché una società denominata Holding Elite.
“Quasi tutte le holding – commentano gli autori – cessavano i propri rapporti di conto corrente con la Rasini pochi mesi dopo il blitz antimafia del 14 febbraio 1983.” (p.21)
La Banca Rasini alla metà degli anni cinquanta era composta, per quanto riguarda la composizione societaria, quasi esclusivamente da milanesi (tra cui Carlo e Gian Angelo Rasini) eccetto il siciliano Giuseppe Azzaretto.
Successivamente, negli anni sessanta e settanta, cresce il ruolo dei soci siciliani, rappresentati anche dal figlio di Azzaretto, Dario.
Giuseppe Azzaretto, nato nel 1909 a Misilmeri, piccola frazione nell’hinterland di Palermo, può contare nella sua carriera imprenditoriale di forti appoggi della Santa Sede.
Appartiene – ricorda Pinotti – ai potenti Cavalieri dell’Ordine di Malta e ai Cavalieri del Santo Sepolcro che hanno visto tra i propri adepti personaggi come Licio Gelli e Umberto Ortolani. In effetti, appena acquistarono il controllo della Banca Rasini il presidente dell’Istituto divenne Carlo Nasali Rocca di Corneliano, Cavaliere di Malta e fratello del cardinale Mario Nasali Rocca.
La baronessa Maria Giuseppina Cordopatri, a lungo cliente privilegiata della Banca Rasini, in una lettera a Max Parisi del giornale “La Padania” scrive già nel 1998 che la Banca “formalmente era intestata alla famiglia Azzaretto ma nella realtà la Banca era controllata da Giulio Andreotti. Il commendator Giuseppe Azzaretto era all’epoca uomo di fiducia di Andreotti. Il punto saliente (…) che non è stato evidenziato è che quando la mafia siciliana si impossessa della Banca Rasini, la banca è già di Andreotti. Lasciai la Banca Rasini quando la lasciarono gli Azzaretto, cui subentrò, mi fu detto, una società svizzera.” (p.23)
Pinotti e Gumpel fanno seguire a questa importante testimonianza un lungo racconto sui particolari di quei rapporti e ricordano che, tra il  1983 e il 1984, la Banca entra nel controllo azionario dei Rovelli, una famiglia di imprenditori legata all’uomo politico siciliano e implicato nello scandalo Imi-Sir e concludono: ”La Banca Rasini, dunque, sembra essere un vero e proprio feudo andreottiano e della finanza vaticana.”(p.28)
Infine, tra il 1991 e il 1992, la Banca viene acquisita da un altro istituto noto: la Banca Popolare di Lodi che sarà protagonista, sotto la guida di Gianpiero Fiorani, di uno scandalo più recente di enormi proporzioni.
A questo punto i due autori riportano parte di una testimonianza di Ezio Cartotto, l’ex dirigente democristiano che ha vissuto gli anni dell’esordio politico a fianco di Berlusconi. Nei vari incontri con Pinotti e Gumpel, Cartotto ha detto cose assai interessanti: ”Ho sentito parlare dell’idea di Berlusconi di scendere in campo nel 1992, dopo le stragi, ma l’elaborazione era in effetti iniziata già prima.
Personalmente ritenevo che la situazione italiana fosse destinata a cambiare radicalmente, tanto che nel 1991, prima delle stragi, ne avevo parlato con Arnaldo Forlani: già allora nell’aria c’era un’idea di rinnovamento.” (p.113)
Continua Cartotto: ”Con Dell’Utri ci siamo incontrati nel 1992, dopo la morte di Salvo Lima. Era un fatto grosso: chiunque abbia visto i funerali e la faccia di Andreotti in quell’occasione, aveva potuto rendersene conto.
Era come se gli fosse caduto un masso addosso, era impetrito, una statua, distrutto. La classe politica era in fibrillazione. De Mita stava per dare mano libera ai suoi perché votassero Andreotti alla presidenza della repubblica, ma Falcone fu ucciso e allora Craxi stesso  propose l’elezione di Scalfaro, dicendo: “ E’ stato mio ministro per cinque anni, è una persona per bene di cui ci si può fidare.” Ma poi Scalfaro non chiama Craxi a formare il governo perché nel frattempo Bettino a Milano ha ricevuto un avviso di garanzia. Una sequenza di fatti che ha cambiato l’Italia.” (p.114)
Il progetto del partito di Berlusconi, insomma, nato tra il 1991 e il 1992, si concretizza nel 1993, in vista delle elezioni politiche del 1994. Secondo i magistrati di Palermo, Dell’Utri in quella fase – ricordano gli autori, è “il referente privilegiato di Cosa Nostra ancora prima della nascita della nuova formazione politica.”(p.115).
Secondo la lunga testimonianza di Cartotto, che non è stata mai smentita finora, Berlusconi tramite Gianni Letta, ex uomo e a lungo di Andreotti e il cardinale Bertone,
segretario di Stato, è vicino all’attuale pontefice Joseph Ratzinger. Conta inoltre di rafforzare i rapporti con il Vaticano l’amicizia che il leader del Popolo della Libertà ha da molti anni con Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere attraverso Roberto Formigoni che potrebbe essere alla fine il suo erede politico.
Il libro di Pinotti e Gumpel, nella seconda parte, riporta a ragione una serie di testimonianze di uomini della Chiesa cattolica, da don Vinicio Albanesi a don Albino Bazzotto, al vaticanista Giancarlo Zizola che sono, non da oggi, critici sull’intesa tra il Vaticano e Berlusconi e ne mettono in luce con chiarezza i veri  obbiettivi di potere e di scambio di denaro che li caratterizzano dall’inizio ma che non hanno la forza di mettere in crisi l’accordo di vertice che dura ormai da più di quindici anni.
Un principio fondamentale  della nostra costituzione, come la laicità dello Stato e delle istituzioni pubbliche, è stato scambiato dalla classe politica di governo (e da parte della opposizione) per ottenere l’appoggio politico e culturale  del papato e delle alte gerarchie cattoliche. Oggi  non esiste più e lo si vede con una legislazione sulle coppie di fatto, sulla fecondazione assistita, sul testamento biologico che non è degna di un paese moderno e civile.
Se, nel nostro paese, esistesse una grande stampa libera e ci fossero canali televisivi indipendenti, l’intesa sarebbe stata da tempo denunciata e analizzata a fondo e, probabilmente, sarebbe entrata in crisi.
Ma, con l’attuale situazione dei mass media, gran parte degli italiani non sa ancora nulla dei corposi retroscena dell’accordo e delle sue effettive  motivazioni e non è in grado di respingere la propaganda ossessiva che le due parti, il Vaticano, da una parte, e il governo Berlusconi,
dall’altra, fanno per nascondere la verità e andare avanti come nel passato.
Per riassumere i risultati della ricerca sul percorso di Berlusconi e la sua politica che dura ormai da quasi vent’anni nel nostro paese è necessario sottolineare due punti, di solito assenti o secondari  nella letteratura storica  esistente.
In primo luogo l’aiuto della finanza vaticana e di uomini politici legati al Vaticano come Giulio Andreotti che sono stati dall’inizio importanti per l’ascesa economica e poi politica dell’attuale presidente del Consiglio e leader del centro-destra.
I suoi rapporti con le associazioni mafiose, come quelli del Vaticano, rimontano agli anni sessanta e settanta. Marcello Dell’Utri è stato, con ogni probabilità, il tramite principale di questi rapporti.

Blog di Beppe Grillo – Vaticano S.p.A.

http://www.beppegrillo.it/2009/06/vaticano_spa.html

L’Italia del dopoguerra si può comprendere solo attraverso gli intrecci tra Mafia, Massoneria, Vaticano e parti deviate dello Stato. Quattro mondi che si incrociano nelle vicende più oscure della nostra Repubblica. Il libro: “Vaticano S.p.A.” grazie all’accesso, quasi casuale, a un archivio sterminato di documenti ufficiali spiega per la prima volta il ruolo dello IOR nella prima e nella seconda Repubblica.
Passi dal libro “Vaticano S.p.A.:
“…Paolo VI affida il trasferimento all’estero delle partecipazioni a un sacerdote e a un laico…già conosciuto da Montini quando era arcivescovo di Milano. Si chiama Michele Sindona. Porta i capitali della mafia. Il sacerdote che mastica di finanza ed è amico degli Usa si chiama Paul Marcinkus… E’ lo stesso Sindona a presentare a Marcinkus il banchiere Roberto Calvi… I tre arrivano a manipolare gli andamenti della Borsa di Milano con le società del Vaticano che finiscono a Calvi via Sindona… Viene eletto papa il patriarca di Venezia Albino Luciani, uomo di altissimo rigore morale… il giornalista Mino Pecorelli pubblica i 121 nomi di esponenti vaticani che sarebbero affiliati alla massoneria… Luciani intende far piazza pulita allo IOR e trasferire tutti: Marcinkus, de Bonis, Mennini, de Strobel. Lo confida al segretario di Stato Jean Villot la sera del 28 settembre 1978. La mattina dopo il corpo senza vita di Giovanni Paolo I viene rinvenuto nel suo letto… Karol Wojtyla recupera la politica di Paolo VI e assicura a Marcinkus la continuità sull’indirizzo finanziario.. L’Ambrosiano di Calvi rischia il crack… si scopre che i crediti dell’Ambrosiano riguardano le società estere legate allo IOR… Il ministro del Tesoro Andreatta dispone la liquidazione del Banco Ambrosiano… Marcinkus gode della protezione incondizionata di Giovanni Paolo II… dovuta soprattutto ai fondi per oltre 100 milioni di dollari che il Vaticano inviò al sindacato polacco Solidarnosc… Triplice mandato di cattura, emesso il 20 febbraio 1987 dalla magistratura milanese contro Marcinkus e i dirigenti dello IOR Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel…”

Si può vivere in questo mondo senza preoccuparsi del denaro? Non si può dirigere la Chiesa con le Avemarie
(Monsignor Paul Marcinkus, presidente dello IOR)
Non potete servire contemporaneamente Dio e Mammona
(Gesù, Vangeli di Matteo 6,24 e Luca 16,13)

Sommario:
L’Archivio di Mons. Dardozzi
Firma autorizzata: Giulio Andreotti
Delitto in Vaticano?
Il Paradiso (fiscale) in Terra

Testo:

L’Archivio di Mons. Dardozzi

Blog: Gianluigi Nuzzi autore di Vaticano S.p.a. edito da Chiarelettere. Un libro che sta facendo discutere. Che cosa hai scoperto di questo Vaticano?

G.Nuzzi: emergono le finanze occulte del Vaticano. E’ un viaggio tramite atti, documenti interni della santa sede negli affari più imbarazzanti e nascosti dell’Istituto opere di religione, che è la banca del papa. Questo viaggio avviene grazie ad un archivio. Un archivio di monsignor Renato Dardozzi, che è stato prima il consigliere del cardinale Casaroli, poi del segretario di Stato Sodano e doveva proprio occuparsi di sistemare raddrizzare le vicende più tormentate della santa sede.
Monsignor Dardozzi ha raccolto del materiale. Ha raccolto documenti bancari dello Ior che raccontano storie di tangenti, storie di soldi dell’eredità, di soldi che dovevano andare per le commemorazioni dei defunti. E ha fatto un archivio di circa 5 mila documenti, che ha lasciato in eredità affinché dopo qualche anno dalla sua morte diventassero pubblici. Io ho avuto la fortuna di avere a disposizione questo archivio che i custodi mi hanno dato e io ho fatto un lavoro di ricerca perché questi documenti raccontano come si è sviluppato, dopo Marcinkus, un sistema di conti segreto all’interno dello Ior, intestato fittiziamente a delle fondazioni benefiche per la lotta alla leucemia, per aiutare i bambini poveri, che benefiche erano solo sulla carta perché in realtà questi conti e queste fondazioni venivano utilizzate o per proteggere clienti eccellenti, intoccabili, oppure per far transitare soldi di tangenti. Un fiume di denaro arriva su questi conti parliamo di circa 260 milioni di euro di oggi in pochissimi anni, con la dovuta rivalutazione, in contanti e poi vengono distribuiti fra paradisi fiscali, conti a Montecarlo… Andando a vedere poi chi erano i reali titolari di questi conti vengono fuori dei nomi sorprendenti! Nella documentazione dell’archivio Dardozzi si usano e si preferiscono usare dei nomi in codice. Allora c’era Ancona, omissis, Siena, Roma perché anche in queste documentazioni riservate si cercava di proteggere i nomi di questi clienti importanti.

Firma autorizzata: Giulio Andreotti

La fondazione del cardinale Francis Spellmann, parliamo di circa 40 miliardi di movimentazione in pochissimi anni, la firma autorizzata: GIULIO ANDREOTTI.
Quando i magistrati di Milano nel 1993 bussano al portone di bronzo per sapere dove era finita la tangente Enimont, che era nel maxi processo di Mani pulite, una tangente pagata a tutti i partiti della prima Repubblica per concludere il divorzio tra Eni e Montedison. Ebbene quando i magistrati di Milano vanno lì e chiedono come mai parte di questa tangente è finita allo Ior, dove è andata ecco l’archivio Dardozzi racconta delle verità che noi non sapevamo!
Racconta come all’interno del Vaticano si sono attrezzati per depistare le indagini di Mani pulite, per fornire loro delle risposte parziali e fuorvianti, per soprattutto proteggere alcuni conti visto che per esempio Andreotti era, all’epoca, candidato alla presidenza della Repubblica. E poi questa è una storia della tangente Enimont, del depistaggio… c’è una frase su un fax che mi è rimasta impressa. Si dice tra un cardinale e uno degli avvocati che li stava seguendo: “mi raccomando! non diciamo tutto ai magistrati per, tra virgolette, non indurli in tentazione…” ecco io non so cosa sia la tentazione ognuno ha la sua visione laica, cattolica, religiosa, certo di tentazioni lì ce n’erano molte perché il denaro raccoglie gli interessi ovviamente di ogni tipo.
Marcinkus diceva che la chiesa non si amministra con l’Ave Maria.
Aveva ragione! La chiesa deve avere un suo potere finanziario, deve avere una sua gestione per fare anche del bene. Ecco io racconto invece il bene che non è stato fatto. Questo non è un libro contro la chiesa, è un libro di documenti, non va per tesi. E’ un libro che racconta storie di denaro sporco, perché la parola riciclaggio non la utilizzo a caso, la utilizzano loro nella loro corrispondenza con la segreteria di Stato.
E poi  c’è un altro aspetto che è inquietante secondo me. E’ che quando si accorgono all’interno di questo malcostume istituiscono una commissione segreta per andare a scoprire la profondità di questo Ior parallelo no?
Chiamiamolo come bisogna chiamarlo. Scavano, indagano e fanno una relazione. Siamo nel febbraio ’92. Questa relazione Angelo Caloia presidente dello Ior, la spedisce a Dziwiscz che all’epoca era il segretario di papa Wojtila. Quindi immagino che fosse per il papa evidentemente. Non accade assolutamente nulla!
Questi personaggi non vengono rimossi, non vengono spostati, non vengono segnalati. Fino al marzo ’93 quando Enimont comincia a gorgogliare, comincia a diventare un problema giudiziario il Vaticano non adotta nessuna contromisura.

Delitto in Vaticano?

Blog: c’è un papa che voleva rimuovere Marcinkus che è campato solo 33 giorni.

G.NUZZI: Sì, secondo David Yallop autore di uno splendido libro che si intitola “In nome di Dio” ritiene che papa Luciani sia stato ucciso perché voleva rimuovere tutta una serie di personaggi. Ecco, uno di questi personaggi è l’uomo protagonista del mio libro cioè Donato De Bonis, segretario di Marcinkus. Lui costruisce questo sistema di conti occulti, fa transitare questi soldi, protegge la famiglia Ferruzzi, questi avevano dei conti criptati allo Ior, presidenti di squadre di calcio nel libro ci sono nomi e cognomi. Rimane talmente impresso nella sua opera che nella sua nativa Pietragalla hanno fatto dei bassorilievi alla chiesa che lo raffigurano in bronzo.
Magari avrà preferito in oro… questo credo sia permesso di dirlo.

Blog: da quello che racconti nel libro ne viene fuori uno Ior, quindi un Vaticano roccaforte di evasori fiscali e di…

G.NUZZI: no direi una cosa diversa. Ci sono persone che hanno goduto di fiducia mal riposta. Queste persone hanno fatto scempio della fede e per tutti gli anni ’90 il mio libro racconta come ci sia stato uno scontro violentissimo tra fazioni opposte all’interno del Vaticano. Ci sono persone che hanno cercato di fare ordine, ci sono persone che sono state bloccate, ci sono persone illuminate come cardinali che volevano pulizia e chiarezza. Quindi non facciamo come si suo dire di tutta l’erba un fascio.

Il Paradiso (fiscale) in Terra

Blog: il Vaticano di oggi?

G.NUZZI: il Vaticano di oggi ha una banca all’interno che si chiama sempre Ior, che è presieduta sempre dallo stesso presidente dell’epoca che cercò di fare pulizia seppur con parecchie difficoltà, ed è una banca che non risponde a nessun tipo di controllo. Nel senso che noi abbiamo una banca in piazza San Pietro che non aderisce ad alcuna convenzione antiriciclaggio, che non è sottoposta a nessuna normativa internazionale dell’Unione europea che implica dei sistemi di controllo automatici sui flussi di denaro. Quindi diciamo che è una banca assai appetibile per chi ha desiderio di far transitare soldi poco puliti. Credo che questo nel centro di Roma sia obiettivamente una contraddizione in termini. Anche perché è inimmaginabile pensare che lo Ior finisca in una black list, però obiettivamente è una banca dove basta presentarsi all’ingresso di porta Sant’anna con una ricetta medica per entrare nello Stato Città di Vaticano, arrivare al torrione quinto che è una torre con mura spesse 9 metri che custodisce il forziere dei cardinali. Io non so oggi cosa accade lì dentro perché l’archivio di Dardozzi è molto dettagliato: racconta delle suore Ancelle della divina provvidenza di Bisceglie, sorelle che all’epoca si occupavano dei malati di mente, che avevano un saldo di 55 miliardi di lire sul conto. Come abbiano ottenuto questa somma non lo so, però so che la retta che lo Stato italiano versa per questi matti è di 100 euro a testa. Nessun a inchiesta penale ha mai dimostrato responsabilità di  sottrazione indebita in questo istituto di cura… il libro racconta queste vicende e si spinge – stavo dicendo – fino alla fine degli anni ’90 io non ho elementi su quello che è accaduto dopo. Di certo la banca gode di un sistema autoreferenziale di autocontrollo che ovviamente è privilegiato. Infatti quando arriva la rogatoria da Milano dei magistrati di Mani pulite, dai documenti si capisce che in Vaticano quei documenti della magistratura milanese già li avevano! Passati da qualche amico che li voleva mettere a conoscenza prima.
E chi è sotto scacco giudiziario sa bene che prima si hanno le carte dell’accusa meglio ci si può difendere.
Sul sito di Chiarelettere c’è la possibilità di consultare i documenti gratuitamente. Affinché ogni internauta si faccia la propria idea. Lo abbiamo voluto fare proprio per far sì anche che ciò che è scritto nel libro abbia un riflesso immediato in questo archivio. Anche perché è la prima volta in assoluto che filtrano dalle mura leonine del Vaticano una quantità così incredibile… non si è mai vista una carta dello Ior e qui abbiamo 5 mila documenti che un patrimonio di informazione che è dovere del giornalista farlo diventare pubblico.”

Antimafia Duemila – ”… ne avete fatto una spelonca di ladri” – Seconda Parte

Antimafia Duemila – ”… ne avete fatto una spelonca di ladri” – Seconda Parte.

di Giorgio Bongiovanni – 22 maggio 2009
Crimini in Vaticano
Seconda parte

Premessa
Per tutti coloro che non hanno avuto modo di leggere la prima parte di questo dossier, desidero ribadire lo spirito con cui è stato concepito e scritto.
Crimini in Vaticano non è e non vuole essere un attacco alla fede cristiano-cattolica e tanto meno ai suoi fedeli. E’ piuttosto il richiamo di un credente che non può accettare di vedere la figura e gli insegnamenti del Maestro Gesù Cristo disattesi, stravolti e traditi da chi dovrebbe invece rappresentarli, viverli e farli vivere. E’ una chiamata in causa che dovrebbe coinvolgere tutti i cristiani che vogliono tutelare e difendere l’integrità del loro Credo per indurre i vertici della più grande delle confessioni cristiane ad intraprendere un profondo cammino di ravvedimento spirituale e materiale.
E’ quindi con intenzione tutt’altro che anti-clericale e con spirito di servizio che vi invito a leggere quanto segue.

G.B.

Ho scritto il 22 maggio 2009:

Prefazione

“Guai a voi scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell’aneto e del cumino, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!” (Matteo cap 23, vv 23, 24)

Antimafia Duemila – Di Pietro: ”Mani Pulite si blocco’ quando ando’ verso Vaticano”

Antimafia Duemila – Di Pietro: ”Mani Pulite si blocco’ quando ando’ verso Vaticano”.

L’indagine Mani Pulite “si è bloccata nel momento in cui l’indagine stava procedendo verso il Vaticano, ma questo nessuno lo enfatizza. Quando siamo andati a fare quelle rogatorie tutto si è fermato”. Lo ha detto Antonio Di Pietro nel programma Klauscondicio. “Dopo i repulisti post-Marcinkus – ha detto l’ex Pm – certamente è cambiato molto, ma c’é stato un periodo buio del Vaticano. Dopo la morte del cardinal De Bustis sono usciti alcuni documenti fondamentali indicanti conti correnti che portavano a parlamentari di primissimo livello ma anche a politici collusi con la mafia. I soldi partivano dallo IOR, per andare a finire a Ciancimino, il sindaco di Palermo mafioso. Se avessi avuto questi carteggi negli anni ’90 oggi ci sarebbe un’altra Repubblica”.

I Memoriali di Vincenzo Calcara

Ecco i memoriali completi di Vincenzo Calcara fanno luce sui rapporti tra mafia, politica e potere in Italia:

http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=663:provvisorio&catid=2:editoriali&Itemid=4

Ed ecco lo stesso articolo in formato PDF:
memoriali-di-vincenzo-calcara

Da leggere per capire i rapporti tra la mafia e gli altri poteri e perchè la mafia finora non è stata combattuta da tutto lo stato in modo compatto, ma solo da una parte di esso.