Fumus distrationis, la verità della Giunta su Cosentino – Cadoinpiedi

Fonte: Fumus distrationis, la verità della Giunta su Cosentino – Cadoinpiedi.
di Claudio Messora – 13 Gennaio 2012
“Gli indizi di colpevolezza nei confronti dell’onorevole Cosentino sono gravi e riscontrati”, recita la relazione Samperi. Pertanto, “si deve escludere che lo stesso possa essere considerato un perseguitato politico”. Un documento da leggere e far girare: parla da solo

Nicola Cosentino non va in galera. Sui quotidiani di oggi troverete i resoconti approfonditi delle strette di mano, dei batti-un-cinque, dei baci e degli abbracci del Parlamento all’onorevole di Casal di Principe. Nient’altro. Se per caso voleste cercare di capire di cosa non hanno discusso ieri alla Camera, nessuno si premunirà di raccontarvelo.

I fatti non sussistono, nel senso che è come se non esistessero proprio. Chi dice che c’è il fumus persecutionis, chi dice che è una vergogna: nessuno entra nel merito. Ma è proprio il merito che dovrebbe interessare ai cittadini. E’ il merito che consente all’opinione pubblica di prendere una posizione, non certo il vergognoso clima da stadio con il quale un Parlamento ridotto a clacque da avanspettacolo ha accolto l’esito del voto in aula, certificando una presa di posizione assunta sulla base degli interessi dei partiti, non su quelli degli italiani. Perché delle due l’una: o Cosentino doveva essere arrestato, e in quel caso non ci sarebbe stato nulla da festeggiare, o Cosentino non doveva essere arrestato, e questo significa che la magistratura, in un numero consistente di giudici e di organismi come il Tribunale del Riesame, è viziata dal fumo della persecuzione, e ci sarebbe stato da festeggiare ancor meno. La riprovevole esibizione di corporativismo cui abbiamo assistito, identica alle esultazioni per una vittoria sportiva, non è altro invece che un’autocertificazione di appartenenza alla casta. E’ come se i parlamentari avessero detto agli italiani: “Signori, noi proteggiamo noi stessi, le nostre alleanze politiche, la nostra stessa esistenza come organismo autonomo e indipendente dai cittadini, dai loro interessi ad avere un Parlamento privo di ombre e dubbi. Di voi, insomma, non ci interessa un bel niente”.

Se il voto fosse stato espressione dei contenuti dell’accusa, i toni sarebbero stati alquanto diversi. A cosa serve una Giunta per le Autorizzazioni che valuta le richieste della magistratura, se poi le sue conclusioni vengono ignorate per questioni di mera convenienza politica? Marilena Samperi, la relatrice della Giunta in aula, è stata molto chiara: “gli indizi di colpevolezza nei confronti dell’onorevole Cosentino sono gravi e riscontrati”. Come è possibile dunque ignorare sia gli indizi che le conclusioni, allo scopo di perseguire l’obiettivo per nulla attinente di sconfiggere l’ala dei maroniani e rinsaldare un fronte di alleanze utile in vista di possibili elezioni a Giugno? Quale distanza immensa si è frapposta tra gli elettori e le mitologiche arche del potere che, grazie al patto di rappresentanza stretto con i primi, veleggiano come il vascello fantasma dell’Olandese Volante, lassù tra le nuvole, ormai prive di qualunque ancora terrena?

Forse per questo i giornali si concentrano sui risultati del voto e sul trenino dei festeggiamenti, tralasciando di spiegarvi su cosa la Camera ha davvero votato ieri. Se l’opinione pubblica si concentrasse sulla relazione della Giunta, anziché sui tristi giochi di palazzo, forse l’indignazione troverebbe finalmente un varco per montare.

Allora, in questo irrespirabile fumus che non è persecutionis, ma distrationis (dal latino maccheronico), la relazione Samperi l’ho cercata io. Si trova a pagina 32 del corposo PDF contenente gli atti della seduta n.569, quella di ieri. Leggetelo e fatelo leggere: parla da solo.

LA RELAZIONE SAMPERI
Perché la Giunta per le autorizzazioni pensa che Cosentino debba essere arrestato?

Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la brevità del tempo a mia disposizione a fronte di un’ordinanza cautelare molto complessa mi impone di darla per letta e adesso la riassumerò brevemente.

L’inchiesta napoletana si inserisce in un quadro socioeconomico e politico assai degradato dove impera la camorra, quadro peraltro ben noto al Parlamento per essere stato rappresentato nel documento conclusivo della Commissione di inchiesta sulla mafia votato all’unanimità nel 2008. Il contesto è quello delle relazioni tra il ceto politico operante nel comune di Casal di Principe e l’organizzazione camorristica dei casalesi, un’osmosi – come si afferma nell’ordinanza – che genera effetti patologici nei settori più rilevanti della vita sociale e politica di quel territorio: quello elettorale, quello economico, e quello istituzionale.

Intorno a questo intreccio si muovono enormi interessi economici che si saldano con quelli dei politici nel momento elettorale. I principali protagonisti dell’inchiesta in esame, secondo l’autorità giudiziaria, sono l’allora sindaco di Casal di Principe, Cipriano Cristiano, i fratelli Corvino, Nicola Di Caterino, prima funzionario dell’ufficio tecnico di quello stesso comune e successivamente promotore della realizzazione della costruzione del centro commerciale Il Principe.

Il Corvino insieme a Cipriano Cristiano e a Di Caterino, tutti imparentati tra di loro e tutti inseriti nel tessuto amministrativo di Casal di Principe, intendono costruire un centro commerciale, ma il terreno non ha i requisiti richiesti per l’edificabilità e occorre un ingente finanziamento. L’iniziativa è volta in effetti a favorire il clan dei Casalesi e segnatamente le famiglie Schiavone e Russo. La mafiosità dell’iniziativa economica è certificata da un imponente quadro probatorio. La realizzazione del centro e i reati commessi per realizzarlo risultano essere finalizzati ad agevolare gli interessi del clan camorristico cui in definitiva, al di là del paravento della società a responsabilità limitata la Vian, il centro stesso era riferibile.

L’attività di indagine compiuta ha permesso di ricostruire le molteplici condotte illecite concernenti il rilascio del provvedimento di autorizzazione compiute nel corso della lunga e articolata procedura amministrativa che nel 2007 ha portato al rilascio del permesso per costruire: un permesso palesemente irregolare non solo perché si attesta falsamente che la Vian è già proprietaria del terreno ma anche perché adottato in difformità da quanto previsto nel piano regolatore generale. L’altro grosso ostacolo alla realizzazione dell’investimento consiste nella necessità per la Vian di ottenere un finanziamento legale. Si tratta di un affidamento fortemente a rischio perché richiesto in violazione di tutte le prescrizioni imposte dalla Banca d’Italia al fine di evitare infiltrazioni mafiose. Il ricorso al finanziamento ponte bancario è però indispensabile per dare all’operazione un’apparenza lecita. Ma la concessione del finanziamento bancario è quasi impossibile per l’impresa richiedente proprio perché avrebbe dovuto offrire solide garanzie, la dimostrazione di un consistente movimento di affari, una struttura produttiva funzionante. Al contrario la Vian aveva un capitale sociale di diecimila euro, nessun giro di affari, una fideiussione palesemente falsa a fronte di un investimento complessivo di 40 milioni di euro.

Ciò che viene contestato all’onorevole Cosentino sono proprio due interventi che si rileveranno determinanti per l’avvio del progetto di costruzione del centro commerciale Il Principe e che faranno superare resistenze altrimenti insuperabili. Uno riguarda il rilascio dell’autorizzazione amministrativa, l’altro il finanziamento bancario da parte di Unicredit per 5,5 milioni di euro. Mario Cacciapuoti, dirigente dell’UTC di Casal di Principe che avrebbe dovuto rilasciare il permesso a costruire, era interessato ad ottenere un appoggio politico per garantirsi il rinnovo dell’incarico al momento della scadenza. L’ordinanza del GIP, confermata dal tribunale del riesame sulla scorta di dichiarazioni, intercettazioni telefoniche e ambientali, considera provato l’avvenuto scambio corruttivo tra Mario Cacciapuoti e gli altri indagati avente ad oggetto lo scambio tra la riconferma al posto di dirigente dell’UTC dello stesso Cacciapuoti e gli illegittimi atti amministrativi relativi al costruendo centro commerciale.

Cipriano Cristiano pone all’onorevole Cosentino la nomina del Cacciapuoti come condizione essenziale. E Cacciapuoti, nel luglio 2006, viene rassicurato dallo stesso Cipriano, dopo un incontro con l’onorevole Cosentino, che tutto è a posto. Effettivamente Mario Cacciapuoti sarà nominato dirigente dell’UTC. Trovano così riscontro le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Raffaele Piccolo, Francesco Della Corte, Vargas, che individuano nell’onorevole Cosentino il referente politico di questa iniziativa.

Il secondo intervento contestato all’onorevole Cosentino è quello intervenuto sull’Unicredit per favorire l’erogazione del finanziamento in favore della Vian. Tale affidamento, basato su una fideiussione apparentemente concessa dal Monte dei Paschi di Siena e invece acquistata dal mediatore Flavio Pelliccioni in cambio di rilevanti somme di denaro e assegni postdatati, era, come si dice negli atti, palesemente falso, come risulta poi dai documenti sequestrati presso Unicredit. Il 14 febbraio 2007, una settimana dopo l’incontro tra l’onorevole Cosentino e i funzionari della filiale di Unicredit, Di Caterino ottiene il finanziamento. I riscontri sono costituiti da relazioni della polizia giudiziaria, dichiarazioni di collaboratori di giustizia, accertamenti bancari, intercettazioni e documenti sequestrati.

Il GIP prima ed il giudice collegiale successivamente concordano nel ritenere che l’erogazione del finanziamento ha ricevuto l’avallo dell’onorevole Cosentino, che ha accettato di recarsi personalmente nell’oscura filiale romana dell’Unicredit per fornire garanzie politiche che fossero più affidabili di quelle economico-finanziarie, assolutamente inesistenti.

Sul fumus: dai fatti narrati emerge che gli indizi di colpevolezza nei confronti dell’onorevole Cosentino sono gravi e riscontrati, ma se ciò non bastasse, la pronunzia del tribunale del riesame avverso il ricorso proposto dall’onorevole Cosentino costituisce la pietra tombale su ogni e qualsiasi ipotesi di fumus persecutionis, giacché viene chiarito come la magistratura napoletana, ora nelle vesti del giudice per le indagini preliminari, ora nella veste del tribunale collegiale, esamina esclusivamente elementi oggettivi raccolti dagli inquirenti e non mostra alcuna animosità soggettiva nei confronti del collega Cosentino.

Concludo, signor Presidente: si deve quindi escludere che l’onorevole Cosentino possa essere considerato un perseguitato politico ed è per questo che la Giunta, nella sua maggioranza, chiede all’Aula di poter autorizzare la richiesta fatta dai giudici.

Byoblu

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