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Quell’apocalisse annunciata

Fonte: Quell’apocalisse annunciata.

Una catastrofe ambientale sotto casa. I rifiuti che martedì sono andati in fumo nel rione Casacelle di Giugliano in Campania erano distesi su una superficie di oltre 200 metri quadri. Pochi passi più in là, ed ecco spuntare una palazzina occupata da 45 famiglie, costrette a respirare i fumi tossici sprigionati dalle fiamme. Perché a bruciare non erano solo semplici sterpaglie: pneumatici, automobili, persino l’eternit, materiale contenente fibre d’amianto e per questo potenziale causa di tumori polmonari.

A specificarlo è la denuncia presentata al sindaco di Giugliano Giovanni Pianese da parte dell’associazione per la tutela di cittadini e ambiente La Terra dei Fuochi (che ha lanciato anche le “denunce collettive”). L’istanza fu spedita al primo cittadino ben due mesi fa, il 5 luglio.

Da allora… nessun provvedimento è stato preso dall’amministrazione comunale. “Il sindaco sapeva – scrive Angelo Ferrillo, patron dell’associazione, sulla sua pagina Facebook – c’è una denuncia presentata all’ufficio protocollo del Comune di Giugliano”.

ROGHI VICINI ALLE COLTIVAZIONI – “Al momento via Bosco a Casacelle è completamente bloccata da una piramide di pneumatici – si legge nella denuncia del 5 luglio – i roghi sono finalizzati sia per lo smaltimento-occultamento, sia per il recupero illecito di vari materiali come svariati metalli, in particolare il rame”. Inoltre, come più volte specificato da Ferrillo, “Questi reati avvengono spesso vicino alle coltivazioni dei prodotti agroalimentari, arrecando danni incalcolabili a tutta la cittadinanza(non solo locale).

PNEUMATICI E AMIANTO – Già due mesi fa, la denuncia lamentava un generale lassismo delle autorità competenti in materia di pubblica salute: “Nonostante tutte le segnalazioni e proteste, la situazione permane inalterata da diversi anni, anzi peggiora sempre più”. Il fumo nero che lentamente sale verso il cielo e appesta i polmoni dei vicini residenti proviene da materiali non certamente innocui: “Pneumatici, diverse auto, addirittura l’eternit, contenente il micidiale amianto, la cui esposizione è causa certa di tumori polmonari”.

LA DENUNCIA – Questa la richiesta finale dopo l’esposizione dettagliata della precaria situazione di via Bosco a Casacelle: “In base ai fatti sopraccitati si denunciano seri danni già conclamati per la salute dei cittadini (…) Inoltre la contaminazione di tutta la catena agroalimentare dovuta a diossine, furani, policlorobifenili, nonché danni biologici, morali, economici e all’immagine dell’intero territorio”. Danni che ieri hanno raggiunto un picco estremo. Sono servite otto autobotti dei pompieri per domare le fiamme.

LEGGI IL TESTO INTEGRALE DELLA DENUNCIA

La Voce dell’EmergenzaCampaniasuWeb

Blog di Beppe Grillo – I partiti rumenta contro la Corte Costituzionale

Fonte: Blog di Beppe Grillo – I partiti rumenta contro la Corte Costituzionale.

Non passa settimana senza che qualche giunta non sia indiziata per appalti illeciti per lo smaltimento dei rifiuti. I rifiuti sono l’oro nero dei partiti, il loro salvadanaio. In effetti tra loro si assomigliano. La cosa più odiosa è però il menefreghismo dei partiti verso le sentenze quando sono a favore dei cittadini, anche nel caso dei rifiuti. La cui raccolta dovrebbe essere a profitto zero per le municipalizzate trattandosi di un servizio sociale essenziale, ma così non è, la spazzatura si quota in borsa e paga ricchi stipendi ai dirigenti nominati dai partiti. L’ultima schifezza (siamo in tema trattandosi di partiti e di rumenta…) è l’applicazione dell‘Iva del 10% nonostante il parere contrario della Corte Costituzionale che ha imposto il rimborso agli utenti dell’Iva pagata negli ultimi anni. L’Iva non può essere pagata su una tassa e lo smaltimento rifiuti è considerato tale. Il costo dello smaltimento rifiuti dovrebbe tendere a zero con politiche di riciclo e di diminuzione degli imballaggi, ma i partiti, per usare un termine metaforico, se ne fottono.
“Lo scorso anno una sentenza della Corte Costituzionale decretò che l’Iva del 10% sulla bolletta dei rifiuti era illegittima e che andava rimborsata. Il Parlamento dei “nominati” dalle segreterie di partito, senza una sola voce contraria, ha deciso di fregarsene con il decreto legge numero 78 del 31 maggio 2010, converitto in legge numero 122 del 30 luglio scorso. Con il solito gioco di parole, il decreto ha precisato “che la Tia non ha natura tributaria, per cui ai corrispettivi del servizio deve essere applicata l’Iva di legge (il 10%)”. Una beffa diventata realtà, che il Movimento 5 Stelle aveva denunciato lo scorso 22 aprile con il consigliere comunale di Reggio Emilia Matteo Olivieri.
I partiti della finta opposizione hanno votato contro il decreto Tremonti. Opposizione di facciata, perchè non si è levata alcuna voce contraria sull’argomento relativo all’illeggitimità dell’ Iva del 10% dalla tassa rifiuti e sul mancato rimborso di quanto versato in passato dai cittadini. Il perchè è presto detto. Tutti i partiti nominano i loro uomini all’interno delle ex municipalizzate come Hera Spa o la appena nata Iren Spa. Quando pagherete il 10% in più in bolletta e non vi verrà rimborsato quanto avete già pagato sapete chi ringraziare: Pdl, Lega e la finta opposizione”.
Andrea Defranceschi e Giovanni Favia, consiglieri regionali Movimento 5 Stelle Emilia Romagna

Antimafia Duemila – Paul Connett, un mondo a ”rifiuti zero”

Fonte: Antimafia Duemila – Paul Connett, un mondo a ”rifiuti zero”.

di Andrea Degl’Innocenti – 5 giugno 2010
Paul Connett, ideatore della strategia “zero waste” adottata con successo in molte città americane, canadesi e neozelandesi, è da poco tornato in Italia per un ciclo di conferenze.

Dalle nostre parti però le sue teorie vengono spesso viste con diffidenza, ed il business degli inceneritori continua ad ostacolare ogni altro tipo di smaltimento.

Gli inceneritori sono un grosso affare, si sa. Un business enorme che fa gola a molti, attira gli investimenti della criminalità organizzata – si veda il caso siciliano – e di imprenditori senza scrupoli. Ergo gli inceneritori si devono fare. Poco importa se emettono diossine e polveri sottili, contaminano i terreni circostanti, causano ovunque aumenti di tumori, linfomi e leucemie. In Italia, i prossimi due dovrebbero sorgere uno a Parma e l’altro nel sud di Milano.

C’è però un signore d’oltreoceano che da anni propone una soluzione alternativa ed è da poco tornato in Italia per un ciclo di conferenze. Si chiama Paul Connett ed è l’ideatore della strategia “rifiuti zero”.

Così raccontava la sua esperienza in una intervista andata in onda su Radio Popolare nel 2006: “21 anni fa hanno cercato di costruire un inceneritore nella nostra contea nel nord dello stato di New York vicino al confine con il Canada.”

“All’inizio credevo fosse una buona idea, pensavo: ci sbarazziamo di tutte quelle orrende discariche e produciamo energia dai rifiuti in una struttura che può essere monitorata. Poi leggendo ho scoperto che bruciando i rifiuti domestici si producono le sostanze più tossiche che l’uomo abbia mai prodotto e inoltre, ogni 3 tonnellate di spazzatura, resta una tonnellata di cenere molto tossica che da qualche parte andrà pur messa; quindi ho capito che l’inceneritore era la strada sbagliata.

Da allora Connett, professore emerito di chimica ambientale all’Università St Lawrence di Canton, New York, si è messo all’opera assieme ad una equipe di cittadini e ricercatori, per sviluppare e mettere in pratica la teoria del “zero waste”, rifiuti zero. Si tratta di un metodo che mira a raggiungere il riciclaggio del 100 per cento dei rifiuti, ritirando dal commercio tutti quei prodotti che non sono riciclabili.

È un metodo che ha come presupposto necessario la combinazione di tre livelli di responsabilità: quella della classe politica, che fa le leggi, quella della comunità, nella fase finale del processo, e quella industriale che invece avviene all’inizio del processo.”

È un metodo, soprattutto, che funziona. E non, come in molti pensano, solo nei piccoli centri e nei paesi. Negli Stati Uniti infatti è stato applicato con successo in alcune delle maggiori città. A San Francisco, come illustra il video qui di seguito, si è superata in breve tempo la soglia del 75 per cento di differenziazione dei rifiuti.

A San Diego si mira perfino al 90 per cento entro la fine dell’anno. Esperimenti simili sono stati fatti anche in Canada e Nuova Zelanda, mentre in Italia solo Capannori, un comune di quasi 50 mila abitanti in provincia di Lucca, ha adottato il metodo “rifiuti zero”.

È un sistema, infine, che conviene anche da un punto di vista economico, come illustra lo stesso Connett. “Certo, si può nascondere il problema come fanno in Italia, parlando di termovalorizzatori invece di inceneritori, ma il problema resta: se bruci qualcosa poi devi ripartire da zero nel processo produttivo, devi sempre spendere nuovi soldi per l’estrazione delle materie prime, per la produzione e così via; se invece ricicli e riutilizzi non devi incominciare da capo e risparmi il quadruplo di energia.

Connett è da poco tornato in Italia, chiamato da coloro che si oppongono alla costruzione dei nuovi inceneritori. È stato a Lucca il 19 maggio, a Capannori il 20 – qui ha presieduto l’Osservatorio verso rifiuti zero del comune, ed ha partecipato alla prima riunione ufficiale del Centro Ricerca Rifiuti Zero –, a Pietrasanta il 21.

Il 22 ha partecipato alla manifestazione regionale di Montale. Il 24 si è recato a Verona, il 25 a Desio (MI), il 27 a Calcinaia (PI), il cui Comune sta aderendo ufficialmente alla strategia rifiuti zero. Infine, il 28 e il 29 ha concluso la sua tournée a Firenze presso lo stand “verso rifiuti zero” nell’ambito di Terra Futura.

Ma nonostante i ripetuti viaggi e gli sforzi evidenti, la filosofia dei rifiuti zero stenta a prendere piede dalle nostre parti. Lo scorso 27 aprile, ospite a Parma in una trasmissione televisiva, Connett si è preso perfino del “cretino” da Allodi, presidente di Enia, la ditta che dovrebbe costruire l’inceneritore. E buona parte della classe politica, fra cui lo stesso Ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, si spertica in lodi per quelli che loro chiamano “termovalorizzatori”.

Pare, insomma, che due dei tre livelli indicati da Connett come necessari all’attuazione della sua strategia siano a questa piuttosto restii, per non dire contrari. Resta il terzo livello, i cittadini. Solo questi, impegnandosi per primi, potranno provare a fargli cambiare idea.

Tratto da: terranauta.it

Benny Calasanzio Borsellino: “Ecoballe” di Paolo Rabitti

Fonte: Benny Calasanzio Borsellino: “Ecoballe” di Paolo Rabitti.

Devo le mie scuse alla camorra. Sono stato tra quelli che l’hanno indicata come causa principale dell’emergenza rifiuti in Campania. Avevo sottovalutato l’efficenza delle istituzioni. Dover ammettere che la camorra c’entri davvero poco con l’emergenza in sè per sè e che in realtà essa si sia nutrita solo delle inefficienze della pubblica amministrazione e dei privati, rendendosi responsabile di oscenità successive, quali gli smaltimenti illegali, è frustrante.

Ci si consola solo scoprendo cosa hanno fatto gli altri attori protagonisti del disastro, un cast davvero inaspettato che è riuscito per 15 anni a farla franca aggirando leggi, regolamenti e ordinanze. A raccontare la vera storia dei rifiuti a Gomorra è stato Paolo Rabitti, ingegnere e urbanista mantovano, consulente per le procure nei più importanti processi sui “disastri” ambientali, come il Petrolchimino di Marghera, l’Enel di Porto Tolle, il Petrolchimico di Brindisi, nel suo libro Ecoballe, edito da Aliberti. Il timore di trovarsi di fronte al libro di un tecnico svanisce dopo poche pagine; grazie alla sua abilità di scrittura, Rabitti rende accessibile, anche a chi non ha alcuna preparazione specifica, il tema dei rifiuti, degli inceneritori e delle discariche.

Un racconto surreale che parte dal 1994, quando viene proclamato lo stato di emergenza rifiuti in Campania, al 1998, quando l’allora ministro dell’Interno, Giorgio Napolitano, con un’ordinanza dà inizio al progetto di realizzare in Campania una moderna filiera dei rifiuti, disponendo l’attivazione della raccolta differenziata. Un disegno così innovativo e funzionale che già nel bando di gara per affidare i lavori, il progetto originale viene stravolto, e a favore di chi? La risposta, in questo libro, è sempre la stessa, qualunque sia la domanda: la celebre Impregilo, che presto costruirà il ponte tra ‘ndrangheta e mafia, o se si preferisce, tra Calabria e Sicilia. A bando aperto, ecco la prima ecoballa di tutta la vicenda: dopo aver letto il bando di gara, il ministro dell’ambiente, Edo Ronchi, resosi conto che quegli impianti avrebbero smaltito l’intera produzione di rifiuti solidi urbani della Regione, dunque l’opposto del progetto che doveva favorire la raccolta della differenziata, scrive al commissario Rastrelli, presidente della Regione Campania, una nota di contestazione. Il giorno dopo, con una lettera, scende in campo l’Associazione Bancaria Italiana. Cosa c’entrano le banche con i rifiuti ed in particolare con gli inceneritori? Il senso della lettera è: o fate come diciamo noi o non finanziamo il progetto di finanza.

Le condizioni poste da Abi, tra le altre, prevedono che nel caso in cui i comuni non conferissero la quantità minima di rifiuti fissata, fossero obbligati a pagare anche per la quantità non apportata e che il CIP6, il contributo pagati dai contribuienti in bolletta per le energie rinnovabili, fosse riconosciuto all’energia producibile con il combustibile derivato dai rifiuti proveniente da tutta la Campania. Questo è davvero il top della nostra storia. Le banche mentre il bando è ancora aperto entrano a piè pari permettendo ad Impregilo di formulare un prezzo richiesto per il trattamento e smaltimento dei rifiuti molto inferiore rispetto ai concorrenti, dunque di vincere la gara anche con un bassissimo punteggio attribuito al progetto. Un progetto, quello di Impregilo, considerato il peggiore e soprattutto irrealizzabile: prevedeva di produrre più materiale organico stabilizzato rispetto alla quantità di organico presente nei rifiuti. Come se uno presentasse un impianto per produrre più vino rispetto all’uva pigiata.

In tutto ciò l’ex presidente della Regione Antonio Bassolino merita una nota a parte: è lui che in contrasto con il bando di gara, recepisce quasi integralmente i desideri dell’Abi, primo fra tutti quello di far saltare nel contratto la frase dell’ordinanza, del capitolato e del bando, che disponeva che il combustibile ricavato dai rifiuti prodotto dagli impianti fosse smaltito in inceneritori esistenti in attesa dell’entrata in funzione degli inceneritori previsti dal bando. Gli impianti Cdr sono entrati in funzione nel 2000, l’inceneritore di Acerra sta praticamente partendo adesso. Questo ha provocato l’invasione della Campania da parte di oltre dieci milioni di tonnellate di ecoballe, stoccate in piazzole che in realtà erano vere e proprie discariche non autorizzate e infatti sono state sequestrate. Capito il sindaco della Primavera?

E’ sempre lui ad ammettere candidamente di aver firmato i contratti per lo smaltimento dei rifiuti nella provincia di Napoli e nel resto della Regione senza leggerli. Il resto è cronaca, con l’incriminazione della Regione Campania, Bassolino in testa, dei piani alti di Impregilo, a cui sono stati sequestrati 260 milioni di euro e dei prestigiosi tecnici incaricati dei collaudi in corso d’opera (in gran parte arrestati per i falsi collaudi) portati alla sbarra grazie alla consulenza di questo tecnico con la voce di Francesco Guccini, che termina la sua analisi con un’amara riflessione: “cinque incenitori bruceranno i rifiuti della Campania, milioni di ecoballe e, presumibilmente i rifiuti di altre regioni. La storia si chiude come da copione, con l’ordinanza Napolitano definitivamente cancellata”.

Blog di Beppe Grillo – Nulla si crea, nulla si distrugge.Il centro di riciclo di Vedelago

Fantastico questo impianto di riciclaggio…

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Nulla si crea, nulla si distrugge.Il centro di riciclo di Vedelago.

Nulla si crea e nulla si distrugge. I rifiuti sono una risorsa, se da un diamante non nasce nulla dalla raccolta differenziata può nascere qualunque cosa, dalle sedie, ai materiali edili, alla pavimentazione per interni e prefabbricati. Il Centro Riciclo di Vedelago è la dimostrazione che lo smaltimento rifiuti può diventare gratuito con la raccolta differenziata. Se gli inceneritori producono malattie, il riciclo dei rifiuti produce occupazione. Vedelago crea un indotto di 9.200 persone. E’ necessario un Centro Riciclo come Vedelago in ogni provincia. Il blog darà visibilità alle nuove iniziativa. La bolletta della spazzatura va incenerita, non i rifiuti.

Intervista a Carla Poli del Centro Riciclo di Vedelago.

Come funziona il Centro Riciclo Vedelago
Blog: “Dott. Carla Poli siamo venuti qui nel centro di riciclo di Vedelago, cosa fate in questo impianto? ”
Carla Poli: “Noi riceviamo le raccolte differenziate dei comuni e delle aziende, escludendo solo la parte umida e provvediamo a fare dapprima una selezione per ricavare i materiali che hanno già un mercato, i materiali che non hanno un mercato immediato, vengono riciclati, ne facciamo una materia prima e seconda, che ha un suo mercato di riferimento.
Blog: “Tutto questo partendo da cosa? ”
Carla Poli: “Partendo dai materiali di scarto che non hanno un utilizzo immediato, mentre le bottiglie e i flaconi trovano collocazione in un mercato di vendita nelle fabbriche per fare altri flaconi o pile, queste sarebbero tutte le plastiche miste anche con un po’ di carta, con tutti i materiali di scarto che si portavano una volta a discarica o inceneritore. Qua hai un esempio di una pavimentazione fatta con il nostro granulo più gli scarti del legno da riciclo, quindi pavimentazione per prefabbricati, per interni e per pavimentazione per esterno antiscivolo, quindi le tecniche ci sono, gli studi sono stati fatti, noi abbiamo investito i nostri soldi derivanti dalle attività perché aiuti non ne abbiamo avuti finora nella ricerca, nella sperimentazione, insieme a università… ”
Blog: “Quindi questo materiale viene fuori da qui? ”
Carla Poli: “Non lo facciamo noi, lo fa un’altra azienda, noi mettiamo in moto un’altra filiera che è quella di fare i manufatti! Oltre a pavimentazione, le sedute, gli schienali delle sedie, questa poltroncina invece di avere legno o plastica vergine, poi diventa quella. Queste sedie hanno bisogno solo di essere foderate o questi sono i camminamenti per le spiagge, si usano moltissimo, sono fatti 100% con il nostro materiale. ”
Blog: “Anche dissuasori? ”
Carla Poli: “Sì, qua ce ne è una percentuale, lo studio e la sperimentazione serve a dire: come faccio questo manufatto? Quanto posso usare del mio granulo? Insieme a cosa, prendo qua c’è la gomma che deriva dal riciclo del rame dai cavi di rame, quindi il campo è vasto, bisogna studiare, applicarsi, sperimentare. Pallet, quelle sono per le costruzioni, vanno annegate nel cemento per dare areazione e antisismicità alle costruzioni, quell’azienda aveva chiuso qua in Italia, è un’azienda di Ancona, grazie a questo nuovo studio – applicazione, ha riaperto, perché altrimenti non era più competitiva sul mercato visti i costi e dentro a questa igloo c’è l’80% del nostro grano, fino all’80%, quindi anche un parziale utilizzo di un manufatto, consente un abbattimento dei costi, l’importante nel nostro sistema perché non è che noi abbiamo un impianto che si può replicare, si può portare, funziona là, facciamo anche noi… no, abbiamo un sistema che parte dall’organizzazione del territorio, quindi ci vuole l’aggancio con l’ente pubblico perché al pubblico è demandata per legge la raccolta e la gestione del rifiuto urbano, poi l’industriale è tutta un’altra cosa, le aziende fanno una bellissima raccolta differenziata perché risparmiano, non c’è bisogno di tante storie, capito? Imparano tra gruppo San Pellegrino, Gruppo Vera, Gatorade, tutto il gruppo Benetton hanno la mensa e la fanno tutti la raccolta differenziata per il semplice motivo che risparmiano nella gestione. Un metodo del genere si riesce a esportare in Campania, dove c’è una situazione ai limiti della sopportazione. In Campania bisogna mettere in moto gli impianti, gli impianti ci sono, solo che sono fermi!”
Blog: “Perché li hanno trasformati non fanno più il Cdr. ”
Carla Poli: “Va portato in discarica, va portato all’inceneritore? Bene, o va là o va al riciclo, il materiale o va in un posto o va in un altro! ”
Blog: “Una montagna di ecoballe che non si sa cosa c’è dentro… ”
Carla Poli: “L’ecoballe è tutto un altro problema, bisogna sapere cosa… non tratto materiale che viene tutto alla rinfusa, se si vuole fare questo percorso, guarda che è la terza volta che te lo dico, bisogna fare a monte una raccolta che sia adeguata, perché nel casino non ci mette le mani nessuno, invece se ci arriva la raccolta della frazione secca non deve esserci umido, se non il 4, 5% come noi verifichiamo, allora l’errore noi correggiamo, la percentuale di errore, non la mescolanza… se non si vuole fare questo, allora si porta a discarica, ci sono delle regole ben precise è una cosa talmente ovvia… se un’azienda mescola i suoi scarti di produzione che sono sfridi plastici, con il materiale che gli proviene dalla mensa, capisci che nessuno ci può mettere le mani, noi ci mettiamo le mani sul materiale, ma deve arrivare materiale, non rifiuto! Chi fa la raccolta differenziata deve capire questa differenza che è sostanziale. Partiamo da questo che è il riciclo, trasformo in una materia prima e seconda, puoi vedere, qua si vede bene, questo è… vedi la frazione secca? Qua non senti odore, senti odore qua? Molto meno che nell’imballaggio perché se non c’è l’umido è logico, però questa sarebbe stata destinata tutta a discarica, almeno per l’80% si vede, vedi la racchetta… è plastica, quindi con queste considerazioni noi siamo partiti… ”
Blog: “Voi mettete le mani in questa… ”
Carla Poli: “No, questa va direttamente in lavorazione, ma la controlliamo e vediamo se è divisa correttamente. Questi invece sono imballaggi plastici che non hanno mercato, il consorzio nazionale del Conai usualmente mi destina a discarica l’inceneritore, noi abbiamo la possibilità e li ricicliamo, tutto questo materiale viene ricontrollato, va sull’impianto, c’è una calamità, se c’è il ferro… qui c’è ulteriormente recupero di ferro e di alluminio… recupera perché nella frazione secca, per esempio qualcuno dimentica la lattina e noi facciamo il recupero, ma proprio anche le parti più piccole, queste noi la vendiamo, è alluminio, quindi le macchine ci sono per fare questi lavori, trova impiego proprio… “


Un’industria virtuosa

Blog: “Secondo lei da materiale compromesso come la questione delle ecoballe a Napoli, si riesce a fare questo lavoro? ”
Nelle ecoballe non so cosa c’è, se c’è la parte umida… se sta andando in fermentazione, vuole dire che c’è dell’umido dentro, allora la fase di base è che deve essere tolto l’umido, altrimenti qua non è che vuoi trasformare in… ”
Blog: “Altrimenti qui non potremmo respirare, invece… ”
Bravo, invece vedi che non ti provoca problemi, adesso dobbiamo saltare avanti dopo questo entra macchina che stanno cambiando le lame, per sfregamento si scioglie, si riscalda, dopo che va in raffreddamento raggiunge una temperatura di circa 160/180° per cui non c’è combustione, ma c’è solo lo scioglimento del materiale plastico che ingloba un po’ anche tutti gli altri materiali, un po’ di legno… a norma di legge, perché le leggi ci sono, i regolamenti ci sono, le norme Uni ci sono, una volta che è avvenuta la densificazione va al raffreddamento perché uscendo a quella temperatura, va in quel macinatore che è un granulatore, si chiama, poi va nel vaglio per dividere la parte fine dalla parte grossa e va all’insaccamento. ”
Blog: “Quindi dentro questi sacchi c’è il materiale miracoloso! ”
Carla Poli: “Questo è un tipo di materiale, questo è densificato, come esce, esce molle e guardi, poi si solidifica e poi va in granulazione, o questo oppure… perché noi non è che facciamo un prodotto e quello è, noi facciamo il prodotto per il cliente.”
Blog: “C’è chi lo vuole un po’ più grezzo… ”
Carla Poli: “Non ho materiale che è qua, tutto il materiale è ordinato, prenotato, noi produciamo sempre il cliente, c’è un cliente che lo vuole più addensato, meno addensato, più cotto, più crudo, più fine o meno fine e noi glielo produciamo, non è che siamo il supermercato che poi magari facciamo una svendita 3 x 2, qua dobbiamo produrre per vendere, perché se 100 tonnellate mi entrano al giorno, 100 tonnellate mi devono uscire! ”
Blog: “Quante persone lavorano in un impianto come questo? ”
Carla Poli: “Noi abbiamo 64 dipendenti, però per alcuni materiali diamo da lavorare a altre aziende, ci sono molte aziende in Provincia di Treviso che si occupano di riciclo, per esempio queste cassette vanno consegnate a un’azienda che le lava, le tritura, fa le scagliette e poi questa azienda le vende a un’altra azienda che rifà magari cassette o fa le bacinelle. “
Blog: “C’è un indotto anche. ”
Carla Poli: “C’è un indotto, è stato calcolato da un istituto di ricerca in circa 9.200 persone addette all’indotto dalla nostra azienda, quindi sono tutti quei calcoli che fanno, potremmo farlo anche noi, però dovremo dotarci di una macchina apposta, ma così noi facciamo il nostro lavoro che è il lavoro base! Sopra c’è la piattaforma dove fanno la selezione, tutte queste camere si riempiranno una di bottiglie bianche, una di azzurra, una di colorate, quando è piena la camera, si spinge il materiale e va su in pressa, attraverso questi nastri viene caricata la pressa che è quel macchinario verde e viene fatta la balla di materiale e portata nel deposito produzione. Invece questo è un polmone di accumulo perché se si rompe la prima parte di impianto, la seconda parte può lavorare. Questo vaglio fa un grande lavoro, suddivide le plastiche leggere che non hanno un mercato, i pezzettini piccoli, quindi si chiama sottovaglio, le bottiglie e i flaconi li manda sulla piattaforma, quindi è una prima sgrossatura del materiale plastico di modo che c’è una produttività ottima, se dovessimo farlo a mano ci vorrebbe un’altra piattaforma. Senti il rumore perché è materiale con il vetro, organizziamo tutti i vari settori, sappiamo già dalla settimana prima quali saranno i conferimenti, quindi vengono organizzate le produzioni per i tipi di materiali che arrivano. Quindi le squadre di operatori… sapendo già cosa ci portano e che cosa dobbiamo fare, allora noi siamo informati di tutte le tipologie di imballaggi, di materiali… che entrano sul mercato perché prima o dopo ci arrivano, quindi dobbiamo già sapere cosa, come si possono recuperare, quindi mettiamo in moto dalla produzione al recupero dei materiali, quindi torniamo alla produzione, questo è un ciclo chiuso come la natura, non è un ciclo aperto. Tu vedi, queste raccolte provengono dalle scuole e noi dalle scuole partiamo, perché li abituiamo a fare una raccolta, questi sono sacchi di frazione secca, vedi che non c’è il sacco nero? Noi non vogliamo perché la responsabilità di quello che conferiscono, quindi non devono avere l’idea che bisogna nascondere, la si vede che è frazione secca, quindi stanno attenti perché altrimenti si vede, perché l’operatore del camion ha subito la visione e quindi dice: no, questo non va bene, me lo riselezioni e stai più attento, se invece è sacco nero non si vede niente. Il costo che facciamo pagare per la raccolta di questo… è zero, capito? Quello invece… gli imballaggi, le lattine, plastiche… le scuole lo fanno, vedi com’è divisa la roba? Qua basta che lo metto in linea e è a posto, passa sotto una macchina, se è ferro, se è alluminio perché anche adesso le lattine le fanno in acciaio, quindi se è acciaio va diviso dal… però il grosso del lavoro me l’ha fatto la scuola e non gli è costato niente perché invece di mettere lì, mettono là, quindi un gesto di consapevolezza perché loro vedono perché vengono in visita e vedono cosa facciamo del materiale. ”
Blog: “Quanto costa mettere so un impianto così? ”
Carla Poli: “Dipende da quanta roba devi lavorare, se vuoi fare il primo impianto solo o anche il secondo, noi abbiamo investito circa 5,5/6 milioni di euro, perché di macchine ne compriamo sempre, non è che… adesso hanno appena caricato un camion di un determinato materiale, quindi… ma vedi la selezione com’è? Vedi i flaconi, le bottiglie colorate, quelle bianche, quelle azzurre, questo è il mercato italiano, quelle nere sono le cassette, gli altri lasciano i nylon, mentre la roba ci arriva sciolta, la puoi vedere, quindi i conferimenti sono quelli, noi da là partiamo, mentre quelle bianche, quei sacchi sono tutti sacchi di polistirolo di un’azienda che li ha suddivisi, quel polistirolo però ci sono anche cartoni, toglieremo i cartoni da avviare alla cartiera, mentre il polistirolo va nel secondo impianto. Quindi dopo questa attività c’è tutto il lavoro, quindi l’indotto fatto nascere e crescere proprio dalle tipologie di materiali. Per esempio in Sardegna dove inaugureremo a breve il nuovo impianto, inaugureremo ufficialmente nel senso che sta già operando, lì è nata una cooperativa per utilizzare il granulo nel settore edilizio, perché loro la sabbia la comprano in continente, quindi gli costa un sacco di soldi, ne vanno a riutilizzarla, però stanno nascendo varie attività per utilizzare questi materiali e per far nascere un’attività devono studiare, quindi il collegamento anche lì con le università, con l’istituto di ricerca, Cagliari, Sassari, ci sono ottimi ricercatori, non dobbiamo noi andare a ricercare ricercatori all’estero, perché ne abbiamo, anzi i nostri vanno all’estero! Quindi l’abbinamento con i diversi laboratori universitari, perché un’università è specializzata in una cosa e una nell’altra, quindi bisogna andarsele a ricercare, quindi è un lavoro di pazienza, costanza, è un lavoro! ”
Blog: “Però possibile.”
Carla Poli: “Ma certo che è possibile, non è che siamo qua dall’anno scorso, sono decenni, all’inizio era più difficile trovare delle soluzioni, adesso si trovano perché si è aperto anche… quando c’è la normativa, le regole che stabiliscono, tu basta che corri sulla strada!

Antimafia Duemila – Ecomafie. Nel 2007 18 miliardi e 400 milioni di euro

Antimafia Duemila – Ecomafie. Nel 2007 18 miliardi e 400 milioni di euro.

di Mimmo Scarmozzino – 6 maggio 2010
Scarti delle attività umane,  divenire risorsa se riciclati o se irresponsabilmentre smaltiti o gestiti in modo illegale e accumulati in siti abusivi, causando inquinamento ambientale e veleni con conseguenze sulla salute.

In alcune regioni di Italia, non solo meridionali in testa veneto, puglia, campania, Calabria.

Questa risorsa è legata anche ad attività criminali di stampo mafioso. Ospitante significative quantità di rifiuti prodotti o importati da Croazia, Serbia, Albania ecc. l’ Italia inoltre, esporta all’estero: Hong Kong, Tunisia, Pakistan, Cina e Senegal ecc..(chissà se ilbilancio è attivo!).

Tanto per cambiare, vediamo il ruolo delle ecomafie nella terra di nessuno, la ‘ndrangheta ha fiutato (il puzzo dei rifiuti) e investe con l’ indegna e solita complicità degli enti locali in questo sporco affare, (puzzo..anzi, pozzo senza fine), spesso collaborando con la camorra molto più esperta.

Legambiente nel rapporto sull’Ecomafia,richiamando relazione del CENSIS sulle sicurezza di fine 2006 scrive: “una ‘ndrangheta in sistematica infiltrazione nel tessuto imprenditoriale, soprattutto nei settori alimentari e della grande distribuzione, immobiliare, turistico-alberghiero, edile, sanitario e nello smaltimento dei rifiuti”.

La stessa Commissione Antimafia conferma!

Un giro di affari appetibile perchè porta enormi profitti a tutti coloro che partecipano allo spartimento della torta:dagli atti dell’operazione “Ronin”,
nell’ambito della quale il Gip del tribunale di Reggio Calabria ha emesso ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 13 persone indagate per associazione mafiosa, estorsione, corruzione di amministratori locali e frode nella gestione di pubblici servizi legati allo smaltimento di rifiuti e alla gestione delle discariche.

Solo nel 2007 un volume d’affari di 18 miliardi e 400 milioni di euro (1/5 degli introiti delle mafie), 22.000 persone denunciate, 56 procure al lavoro, 30.000 illeciti accertati.

In Italia e dall’Italia, passaggio e deposito in mare, in terra e in ogni luogo di rifiuti di ogni genere, tossici, speciali, inerti, ceneri di inceneritori, tutto tramite il “porto dei mali e dei beni” quello di Gioia Tauro.

I rifiuti crescono, spariscono dietro le montagne, nei fondali, come crescono malattie tumorali nelle zone coinvolte (per mafiosi e parenti inclusi).

Invasi da pericolosi fustacchioni, magari nei parchi dove giocano i bambini, dove spesso nascono dall’oggi al domani delle collinette di amianto, o nuotando in uno splendido mare dove misteriosamente sul fondo si intravede qualche nave carica di morte.

Tratto da: gliitaliani.it

Antimafia Duemila – Un anno dopo. Le Ecoballe di Bertolaso

Fonte: Antimafia Duemila – Un anno dopo. Le Ecoballe di Bertolaso.

di Pietro Orsatti – 24 aprile 2010
A quasi un anno di distanza da quando è stato realizzato, riproponiamo questo reportage. La ragione è evidente. La situazione nella “terra dei fuochi” non è cambiata una virgola.

Come non è cambiato il pudore di gran parte dei media nazionali nel parlare di un territorio che è totalmente sfuggito fuori dal controllo dello Stato e dove a volte (troppo spesso) lo stesso Stato diventa una parte, e non piccola, del problema. Quel giorno eravamo in quattro. Francesco Piccinini, Nello Trocchia, un fotografo napoletano di cui non ricordo il nome e io. Stravolti, anche se ci aspettavamo in gran parte quello che poi ci siamo trovati davanti, a sera ci ritrovammo a mangiare dagli amici di NCO (Nuova Cucina Organizzata) a Casale: si cercava di ridere, ma a fatica. Non è facile far scattare l’interruttore che ti consente di tornare alla normalità dopo una giornata del genere. Non so gli altri. Io i vestiti che indossavo quel giorno li ho buttati.

p.o.

REPORTAGE – Un milione di metri cubi di rifiuti. Abbandonati e senza controllo nella discarica di Ferrandelle, dove il percolato cola nei canali dell’acqua destinata a irrigare immensi campi di grano e rifornire i tre caseifici della zona

La terra dei fuochi è in piena attività. Un vulcano in eruzione. Ribolle di puzza, liquami, immondizia e fiamme. L’emergenza rifiuti in Campania, e in particolare nella provincia di Caserta feudo dei Casalesi, è scomparsa e risolta solo nei Tg nazionali e nei proclami dei commissari e degli accondiscendenti emissari di governo. Non serve leggere rapporti, perizie e lanci di agenzia per accorgersene. Non serve fare anticamera dall’assessore di turno e meno che mai chiedere “permesso” alle forze dell’ordine. Basta andarci, nella terra dei fuochi, per scoprire questo ennesimo, raccapricciante e pericolosissimo inganno messo in piedi dal Titanic mediatico che fa capo all’attuale maggioranza di governo e in particolare al premier e al suo braccio armato Bertolaso. Basta salire in auto e fare una manciata di chilometri dall’uscita della Domiziana cercando di dimenticare cosa si rischi a prendersela con gli affari dei Casalesi.

A Casal di Principe è morto lo Stato per suicidio. Se qualcuno vi dice il contrario o è spaventato a morte o è un complice. Peppe è uno che lavora nel sociale, si batte da anni contro la camorra e il degrado. Ed è spietato nel suo giudizio: «Prima, quando ci battevamo contro la “monnezza” smaltita irregolarmente dalla camorra ci dicevano “bravi, andate avanti così”, oggi che ci battiamo contro la “monnezza” smaltita sempre irregolarmente, ma dallo Stato, ci danno dei camorristi».
Che vuoi dire? «Vatti a vedere che cos’è Ferrandelle». E andiamo a vedere. Ferrandelle è il più grande sito di smaltimento (provvisorio, si diceva) dell’era Bertolaso bis, quella della rinascita del governo Berlusconi terzo. Sta in un’area posta a metà strada fra Santa Maria la Fossa e Casal di Principe. In un’azienda agricola confiscata a Sandokan, Francesco Schiavone, il boss che più di altri capì anticipatamente che la “monnezza” è oro. Un milione di metri cubi di rifiuti, ecco cosa conterrebbe questo sito “di interesse strategico nazionale” (di conseguenza vincolato a segreto di Stato per non avere rompiscatole che vadano a ficcare il naso). E ad aprile scorso il blocco per raggiunti limiti.

Discarica immensa, a cielo aperto, parzialmente abbandonata. Se c’è una vigilanza all’ingresso principale, di lato si arriva quasi a toccarle le montagne di rifiuti e non risulta alcun controllo neppure a distanza. Ci si rende conto immediatamente che sono saltate, se mai sono state attuate, tutte le norme di sicurezza e di contenimento degli inquinanti. Il percolato cola nei canali di scolo mischiandosi con l’acqua (se è possibile chiamare acqua il liquame maleodorante che scorre in quei fossi) che andrà a irrigare gli immensi campi di grano della zona. Le coperture sono saltate. Molte delle piscine (fatte di teli impermeabilizzanti) hanno ceduto e i rifiuti sono a contatto direttamente con il terreno. Come del resto anche nel sito limitrofo, a ridosso di una base militare praticamente in disuso, dove si lavora per preparare le strutture non per ricevere i rifiuti ma per consentire lo svuotamento di Ferrandelle, ormai collassata. Ma anche in questo sito già ci sono rifiuti smaltiti irregolarmente senza alcuna barriera di contenimento del percolato. «Andatevene che arrivano i militari». Anche se siamo per strada, non in zona militare. Perché anche questo è un sito militarizzato, anche se di soldati non se ne vedono.
La situazione diventa paradossale davanti l’ingresso principale di Ferrandelle. Dall’altra parte della strada una serie di capannoni e di aree di stoccaggio di ecoballe. In uno di questi, allagato, le ecoballe galleggiano. Lo stesso spettacolo al quale si assiste nell’area limitrofa all’aperto, senza neppure la provvisoria copertura garantita dalle tettoie. I teli a terra sono posizionati in modo che il percolato (che si riforma inevitabilmente a contatto dell’acqua) defluisca all’esterno del sito. Anche questo posizionato a pochi metri da terreni coltivati e dai tre caseifici presenti nell’area.

Il mostro è lì sotto gli occhi di tutti, ma nessuno vede. Pomeriggio di festa, Casal di Principe. Il sabato di giugno da queste parti sembra essere destinato ai matrimoni. Fa un certo effetto vedere la sposa con il suo vestito avanzare verso l’ingresso della chiesa con sullo sfondo cumuli di immondizia e un branco di cani randagi ansimanti per il caldo. Fa effetto a noi, non agli invitati con il vestito della festa. Potere dell’abitudine. Perché vivere “co a munnezza” per strada ormai è consuetudine. Altro che raccolta differenziata ed emergenza rientrata. Qui, la “monnezza” da schifo è diventata panorama. “Monnezza” e ville di boss piccoli e grandi, pacchiani monumenti alla camorra più mafiosa, nella sua declinazione tecnica tradizionale.
Identità, capacità di differrenziare attività lecite e illecite, controllo uniforme e militare dell’intero territorio. E infiltrazione, a ogni livello, di amministrazioni, organi tecnici ed elettivi e di interi comparti economici. Altro che mafietta tamarra e gratuitamente violenta.

I Casalesi assomigliano, e tanto, a Cosa nostra. E il bello è che lo sanno talmente tanto bene da imitarne anche i comportamenti “accomodanti” dei clan siciliani. «Siete proprio sicuri che quel pazzo sanguinario di Setola sia stato preso senza il consenso, anche se passivo, delle famiglie?». È uno dei tanti investigatori a parlare, anonimamente. Uno di quelli senza giubba blu che danno la caccia a boss latitanti da decenni. Ride e accende una sigaretta. «Anche qui, come in Sicilia per Provenzano, dovrete seguire “un sacchetto di mutande” per prenderli?». La risata è più eloquente di una risposta. «Speriamo non ci vogliano trent’anni per seguirlo sto sacchetto». Una mezz’ora dopo l’ultimo lancio di riso sul sagrato di una chiesa, si alza una colonna di fumo a poche centinaia di metri. All’incrocio di due vie, in mezzo alle case basse protette da muri da fortino spagnolo, in un pezzo di terreno incolto una discarica “estemporanea” (identica alle altre centinaia presenti sul territorio) ha preso fuoco. Incendio spontaneo coatto con tanto di aiutino in forma di benzina. Sotto gli occhi di una piccola folla tre uomini, uno anziano con un secchio gli altri più giovani con pompe da giardino, bagnano il perimetro per impedire che il fuoco si allarghi fuori dalla discarica. Amianto, frigoriferi, copertoni, spazzatura “semplice”, barattoli di vernice: tutto brucia velocemente e il fumo avvolge tutto, denso, irrespirabile. «Avete già chiamato i pompieri?», chiediamo all’uomo con il secchio. «No». «E perché no?» Con uno sguardo che scioglierebbe anche un carrozziere: «Perché no». Ma i pompieri, comunque, qualcuno li ha chiamati lo stesso. E appena arriva l’autopompa la strada si svuota. Dei tre uomini e delle decine di spettatori nessuna traccia.

VISITA: orsatti.it

Tratto da: gliitaliani.it