Archivi del mese: settembre 2009

bamboccioni alla riscossa » Blog Archive » Money is the answer

bamboccioni alla riscossa » Blog Archive » Money is the answer.

“Che cosa ci facciamo ancora in Afghanistan?”. Se lo chiedeva – all’indomani dell’ultima strage di soldati italiani – anche il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro (che pure, quando stava al governo, aveva votato per continuare la “missione di pace”, senza fiatare). Un interrogativo che in questi giorni, in queste settimane, si devono essere posto molti italiani. Anche perchè a otto anni dallo scoppio del conflitto – conflitto che per alcuni è guerra al terrorismo; per altri una pura e semplice invasione – i più manco si ricordano cosa ci siamo andati a fare a Kabul. Sempre che lo abbiano mai saputo.

Bene. Le risposte a questa benedetta domanda – “Che cosa ci facciamo ancora in Afghanistan?” – sono state tante. Politici, giornalisti e opinionisti di arte varia ci si sono dedicati per giorni tra prime pagine di giornali e prime serate tivù. Dicendo tutto e il contrario di tutto. Ma oggi Curzio Maltese – giornalista e firma di punta di “Repubblica”è riuscito a dire qualcosa di più e di diverso. Spiegando che pace e democrazia e terrorismo c’entravano e c’entrano fino a un certo punto. E che molto, invece, c’entrano le armi. Armi che le aziende tricolori vendono copiosamente. Tanto ai nostri soldati. Quanto – e per quanto faccia male, è bene farlo sapere in giro – a ribelli, insorgenti o resistenti (comunque, insomma, li si voglia chiamare).

Maltese parte da un numero che pochi conoscono. E scrive:

Una settimana prima della strage di Kabul, lo studio ricerche del congresso Usa aveva stilato il rapporto annuale sul commercio d’armi, con una buona notizia per l’industria militare italiana, tornata la seconda esportatrice del mondo. Primi, naturalmente, gli Stati Uniti, con 37,8 miliardi di dollari; staccata l’Italia con 3,7 miliardi, ma pur sempre davanti alla Russia e al resto del mondo.

Ecco, allora, osserva il giornalista di “Repubblica” che:

Le missioni militari nel mondo spesso si rivelano un doppio affare. Aumentano le commesse militari nei Paesi occidentali, ma soprattutto fanno espandere la domanda nei Paesi mediorientali, africani e in genere del Terzo mondo, dove si dirige il settanta per cento del mercato.

Qualche esempio. Maltese ne cita due. Con tanto di nomi, o meglio è il caso di dire di cognomi. Primo:

Prendete il simbolo stesso dell’arma italiana, la pistola Beretta. In Iraq la usano tanto i soldati americani e italiani, quanto i terroristi di Al Qaeda. Quattro anni fa l’esercito americano ne trovò scatoloni interi in un arsenale di terroristi. (…) In teoria non si potrebbero vendere armi non solo ai terroristi, com’è ovvio, ma anche a molti Paesi belligeranti e non, sparsi per il mondo. Ma i sistemi per aggirare l’embargo sono moltissimi, noti eppure non controllati, come la vendita a pezzi da assemblare (…)

E secondo (esempio):

Le nostre mine antiuomo (…) sono state trovate in una ventina di nazioni. A cominciare dall’Afghanistan, la nazione più minata della Terra. I Talibani usano materiali di mine russe e italiane per comporre gli esplosivi degli attentati kamikaze.

Attentati come quello che ha ucciso i nostri soldati? Sì, esatto. Ma di tutto questo – all’indomani della strage di Kabul – quasi non si è parlato. E non lo si è fatto, secondo il giornalista di “Repubblica”, per una ragione molto semplice: “(…) quando si parla di ritiro delle truppe in Iraq e Afghanistan, si parla di perdite di miliardi di commesse militari per l’industria bellica. Lo sa Berlusconi, amico personale di Guido Beretta. Lo sa Barack Obama, molto prudente sulla questione. Gli ultimi presidenti, candidati alla presidenza e primi ministri che hanno annunciato ritiri dal fronte e tagli alle spese militari, sono morti giovani“.

Tutto vero? Tutto faso? Difficile dire. Quel che è certo è che il “j’accuse” di Maltese è finito non in qualche angolino in fondo al giornale. Ma direttamente in uno spazio grosso come una cartolina dell’inserto di oggi (”il Venerdì” di Repubblica). E chissà: se fossero esiste – chessò – delle pagine locali distribuite solo su Marte, magari queste poche righe sulle ragioni di Guerra&Pace sarebbero state confinate lì. In compenso – domenica scorsa – sempre Repubblica, ma in prima pagina, ospitava un fondo firmato dal suo fondatore, Eugenio Scalfari. Titolo eloquente: “Come e perché restare a Kabul”. E giudizi tranchant sui politici italiani più propensi al ritiro: “Bossi vuole che i soldati italiani tornino a casa. Anche Di Pietro ha inalberato lo slogan del ritiro. L’anima populista dell’opposizione. Senza capire che questi slogan puramente velleitari non fanno che aumentare i rischi per i nostri militari: se la presenza italiana in Afghanistan diventasse incerta, gli assalti dei terroristi si concentrerebbero contro il nostro contingente per affrettarne la partenza”.

Forse: che parlare di ritiro è pericoloso, lo sanno bene anche a “Repubblica”.

P.S. L’articolo di Curzio Maltese – “Non esportiamo democrazia. Ma armi sì”, Venerdì di Repubblica, 25 settembre 2009 – non è ancora disponibile on line. Dovrebbe esserlo – come tutti gli articoli di “Repubblica” – a qualche giorno dalla pubblicazione. E allora, lo metteremo on line.

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ComeDonChisciotte – AL SUD COME AL NORD

ComeDonChisciotte – AL SUD COME AL NORD.

Riassumendo, la grande trasformazione che è iniziata negli anni ’80 a seguito dell’offensiva lanciata dal Capitale contro il Lavoro ha presupposto una crescita economica i cui risultati sono stati divisi in maniera sempre più iniqua. La crescita è stata sostenuta da un’accumulazione di debiti nel quadro di una finanziarizzazione dell’economia sempre più spinta. Presto o tardi questo modello di accumulazione doveva entrare in crisi al momento del cedimento dell’anello più debole della catena del debito (il mercato dei subprimes). E’ quanto è successo a partire dalla metà del 2007.

Lungi dall’essere un incidente economico o la conseguenza degli errori di qualcuno [2], si tratta dell’esito naturale della logica che prevale nel sistema capitalistico. In più, come dice Michel Husson: “La finanza non è un parassita su un corpo sano. Essa si nutre del profitto non investito ma, col passare del tempo, acquista un grado di autonomia che rinforza questo meccanismo. I capitali liberi circolano alla ricerca del massimo rendimento (la famosa legge del 15%) e riescono almeno temporaneamente ad ottenerlo in certi settori. Le banche stesse captano parte crescente dei profitti. Questa concorrenza per un rendimento massimale innalza la legge del rendimento e rende un po’ più rari i settori d’investimento ritenuti redditizi, liberando così nuovi capitali che partono a loro volta alla ricerca del super-rendimento finanziario. Questo circolo vizioso ancora una volta riposa su una ripartizione delle rendite sfavorevole ai lavoratori e al riconoscimento dei loro bisogni sociali.

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Blog di Beppe Grillo – E’ l’opposizione che fa il governo porco

Blog di Beppe Grillo – E’ l’opposizione che fa il governo porco.

300 MILIARDI DI EURO torneranno in Italia protetti dallo scudo fiscale di Tremorti. Lo Stato incasserà il 5% per il condono. Soldi di cui non si sa nulla, con tutta probabilità mai tassati. Di chi sono questi capitali? Conoscete qualche operaio, impiegato, elettricista, meccanico, parrucchiere con decine di milioni in qualche paradiso fiscale. Insomma, conoscete qualche LAVORATORE che godrà dello scudo di Tremorti? Chi paga le tasse al 15/27/35/50% ha diritto di sapere nomi e cognomi degli esportatori di capitali e le origini del malloppo. Vogliamo la lista pubblicata sui giornali per legge, altro che impunità e anonimato.
Tremorti ha affermato: “Non credo che la criminalità si servirà di questo strumento. I capitali criminali o sono in Italia perfettamente sbiancati o continueranno la loro attività all’estero“. NON CREDO? Un ministro dell’Economia che non crede che su 300 miliardi vi siano capitali mafiosi, di bancarottieri, di evasori totali, frutto del riciclaggio, denaro sporco? Ma chi crede di prendere per il culo? Questo condono di Stato è, fino a prova contraria, un condono alle mafie.
Franceschini Boccon del Prete ha detto in Parlamento, prima che lo scudo fiscale è: “uno schiaffo in faccia a tutti gli italiani che pagano onestamente le tasse“. Dalle parole ai fatti. La cosiddetta opposizione, su proposta dell’Italia dei Valori, ha chiesto il voto alla Camera per l’incostituzionalità dello scudo fiscale. Se i 280 deputati di PD, IDV e UDC fossero stati presenti lo Scudo Tremorti sarebbe stato bocciato. Ma erano al bar, al ristorante, forse ad Arcore per pubblicare un libro con Mondadori o farsi intervistare in prima serata su Canale 5. Forse a puttane con Testa d’Asfalto. Forse in gita con Tarantini. Ovunque, ma non in aula. 59 deputati del PDmenoelle non c’erano, insieme a otto dell’UDC e due dell’IDV. Del PDmenoelle erano assenti i due campioni delle Primarie Franceschini e Bersani, insieme a D’Alema, il miglior amico dello psiconano. Questa è la “durissima opposizione“. Con questi figuranti, sodali e complici lo psiconano durerà anche dopo la sua imbalsamazione. E’ l’opposizione che fa il governo porco. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Antonio Di Pietro: Processo Dell’Utri: la protezione di Cosa Nostra

Antonio Di Pietro: Processo Dell’Utri: la protezione di Cosa Nostra.

Riporto il servizio girato dell’ultima udienza del processo a Marcello Dell’Utri di venerdì 25 settembre. Le riflessioni del Procuratore Generale Gatto fanno accapponare la pelle al solo pensiero che uomini con tali relazioni mafiose siano oggi lo scheletro delle nostre istituzioni e addirittura in carica alla Presidenza del Consiglio. Se solo nei Tg nazionali avessimo fatto passare il nostro servizio, piuttosto che quelle quattro riprese mal commentate di cronisti al soldo del re, oggi gli italiani saprebbero qualcosa di più su chi sceglie per loro il futuro.

Testo dell’intervento

“La presenza del mafioso Vittorio Mangano ad Arcore rappresentava il simbolo della protezione accordata da Cosa Nostra a Silvio Berlusconi”.

Sono le parole del Procuratore Generale di Palermo, Antonino Gatto, che ha proseguito davanti ai Giudici della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Palermo, la sua requisitoria nel processo che vede imputato il senatore del Popolo della Libertà, Marcello dell’Utri, per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa per il quale ha già subito la condanna in primo grado a nove anni e sei mesi di reclusione.

“Perché – si domanda il Procuratore Generale – per trovare un uomo adatto alla gestione del parco di Villa Casati Stampa o dei cavalli del maneggio si deve andare dell’estremo nord della Brianza all’estremo sud della Sicilia? Non è credibile che in tutta la Pianura Padana non si trovasse uno stalliere”.

E meno che mai, ha proseguito il Procuratore Generale, è credibile che Mangano fosse “esperto di cavalli” considerato che negli anni ’70 “coltivava ben altri interessi”.

Nel corso dell’udienza a cui, a differenza di quella precedente, l’imputato Dell’Utri non ha assistito, il Procuratore Generale ha spiegato la genesi dei rapporti tra Marcello Dell’Utri ed i mafiosi Vittorio Mangano e Gaetano Cinà risalenti ai tempi della squadra di calcio dilettantistica Bagicalupo che Mangano seguiva perché, già allora, garantiva protezione ai figli delle famiglie bene di Palermo.

E di come, successivamente, Dell’Utri, stretto collaboratore di Silvio Berlusconi, abbia presentato a quest’ultimo mafiosi del calibro di Stefano Bontate e Francesco di Carlo.

Un elemento di novità che il Procuratore Generale introduce rispetto alla sentenza di primo grado riguarda l’individuazione del periodo storico in cui collocare il famoso incontro di Milano, avvenuto presso la sede della Edilnord in via Foro Bonaparte a Milano.
Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri ed i mafiosi Nino Grado, Stefano Bontate, Mimmo Teresi e Gaetano Cinà parlarono di edilizia, della costruzione di Milano2. Ma non solo.

Negli anni ’70 a Milano la mafia si dedicava ai sequestri di persona e Berlusconi temeva per sé ed i propri figli così grazie al suo amico Marcello Dell’Utri poté ottenere la protezione di “Cosa Nostra”.

Il 26 maggio del 1975 a Milano viene fatto esplodere un ordigno che danneggia i muri perimetrali e parte del primo piano di una villa in fase di ristrutturazione. Si tratta di una Villa di Silvio Berlusconi, che al telefono con Dell’Utri, in un primo momento, riconduce il gesto intimidatorio a Vittorio Mangano secondo loro in stato di libertà. Ma successivamente sarà Dell’Utri a comunicare all’amico Berlusconi di avere parlato con “Tanino” che gli ha assicurato che Mangano, a differenza di quanto all’epoca a conoscenza dei Carabinieri e della DIGOS di Milano, era in carcere.

Berlusconi sapeva benissimo chi fosse Tanino, ovvero Gaetano Cinà, eppure negherà la circostanza ai Giudici che lo interrogarono all’epoca come persona informata sui fatti.

La requisitoria è proseguita ripercorrendo la continuità dei rapporti tra Marcello Dell’Utri e mafiosi di notevole spessore. Perfino la partecipazione al matrimonio di Jimmy Fauci, a Londra, dove a fare da testimone dello sposo vi era un mafioso, Francesco Di Carlo, per giunta latitante.

Poi il Procuratore Generale ha ricordato il pizzo pagato da Fininvest per i ripetitori in Sicilia. Versamenti regolari di ingenti somme di denaro versate sui conti di Cosa Nostra.

Una serie di fatti inquietanti già cristallizzati nella sentenza di primo grado che il Procuratore Generale ha ripercorso evidenziando davanti alla Corte la loro valenza accusatoria a carico dell’imputato Dell’Utri che non poteva non conoscere la caratura criminale dei suoi amici con i quali continuava a mantenere stabili rapporti.

Lo ha detto a chiare lettere il Procuratore Nino Gatto nella sua requisitoria: Marcello Dell’Utri si è comportato come un mafioso.

Contrariati gli avvocati della difesa di Marcello Dell’Utri che in una nota hanno bollato come “mera riproposizione degli elementi d’accusa del giudizio di primo grado” le argomentazioni del Procuratore Generale il quale – secondo loro – non avrebbe tenuto conto di “rilevanti emergenze probatorie emerse in appello a favore dell’imputato”.

Dopo circa quattro ore il Presidente Carlo Dall’Acqua ha sospeso l’udienza.

Blog di Beppe Grillo – Primarie dei cittadini 2.0: Trasporti

Blog di Beppe Grillo – Primarie dei cittadini 2.0: Trasporti.

Il trasporto, da necessità, deve diventare una scelta. Un autobus elettrico da 150 posti è preferibile a 150 macchine in fila. Non inquina e arriva prima. Lavorare da casa o da un’area attrezzata vicino alla propria abitazione è meglio che percorrere cinquanta chilometri al giorno per recarsi in azienda. Ed è possibile oggi, non è utopia. Internet e il telelavoro consentono di rimanere FERMI per quasi tutti i lavori impiegatizi. Investire nei servizi pubblici e non nel traffico privato è possibile oggi, non è utopia. Incentivare l’automobile è antistorico. Un mezzo insicuro, inefficiente, costoso. L’automobilista ha l’opzione se schiantarsi subito (7000 morti stimati nel 2009) o se morire di inquinamento da CO2 un po’ più tardi. Il trasporto va ripensato, non può essere un business in sé. Tutto ciò che può essere prodotto localmente non deve essere trasportato. La forma più moderna di trasporto l’hanno inventata i nostri bisnonni: si chiama bicicletta. Tutti i centri urbani d’Italia devono poter essere percorribili in bicicletta, in sicurezza. Non servono i treni veloci, servono treni efficienti per tutte le tratte esistenti. Per migliorare la vita di milioni di pendolari che viaggiano come le bestie. Il Ponte di Messina e la Tav in Val di Susa sono Grandi Opere del Passato, come le Piramidi o il Colosseo. Servono solo a dilapidare i soldi pubblici. Gli unici a trarne beneficio sono i costruttori, le lobby, i partiti. Bicicletta, mezzi pubblici non inquinanti, telelavoro, collegamenti efficienti tra diverse forme di trasporto pubblici, produzioni locali.
Il 4 ottobre 2009 nascerà un Movimento di persone, in cui ogni persona avrà un peso, senza capibastone, mandamenti, sezioni, strutture provinciali, regionali, tessere, correnti. Sarà presentato il programma del Movimento in 7 punti: Energia, Salute,Trasporti, Economia, Informazione, Istruzione e Stato e cittadini. Oggi pubblico la proposta per i Trasporti per ricevere i vostri contributi.

TRASPORTI

– disincentivo dell’uso dei mezzi privati motorizzati nelle aree urbane
– sviluppo di reti di piste ciclabili protette estese a tutta l’area urbana ed extra urbana
– istituzione dii spazi condominiali per il parcheggio delle biciclette
– istituzione dei parcheggi per le biciclette nelle aree urbane
– introduzione di una forte tassazione per l’ingresso nei centri storici di automobili private con un solo occupante a bordo
– potenziamento dei mezzi pubblici a uso collettivo e dei mezzi pubblici a uso individuale (car sharing) con motori elettrici alimentati da reti
– blocco immediato del Ponte sullo Stretto e della Tav in Val di Susa
– proibizione di costruzione di nuovi parcheggi nelle aree urbane
– sviluppo delle tratte ferroviarie legate al pendolarismo
– copertura dell’intero Paese con la banda larga
– incentivazione per le imprese che utilizzano il telelavoro
– sistema di collegamenti efficienti tra diverse forme di trasporto pubblici
– incentivazione di strutture di accoglienza per uffici dislocati sul territorio collegati a Internet
– incentivazione dei mercati locali con produzioni provenienti dal territorio
– corsie riservate per i mezzi pubblici nelle aree urbane
– piano di mobilità per i disabili obbligatorio a livello comunale

Blog di Beppe Grillo – Lo scudo delinquenziale

Blog di Beppe Grillo – Lo scudo delinquenziale.

“Buongiorno a tutti, c’è tanta carne al fuoco e è difficile scegliere un tema per il Passaparola di oggi, perché ce ne sarebbe da dire un po’ dappertutto: dall’attacco incredibile all’informazione libera, all’attacco alla legalità che sta per essere perpetrato con il cosiddetto scudo fiscale, che in realtà è un gigantesco condono fiscale e non soltanto fiscale, come vedremo.

Annozero sotto attacco

Sull’ultimo attacco del governo alla trasmissione Annozero non penso di essere la persona più titolata a parlare perché, sia pure come ospite indesiderato dai vertici RAI, sono parte in causa.
Volevo soltanto fare notare una cosa: quando il Ministro Scajola e il Sottosegretario Romani annunciano che convocheranno il Consiglio di amministrazione della RAI e i massimi dirigenti dell’azienda per verificare il rispetto del contratto di servizio, dicono una cosa che va molto oltre tutto quello che è avvenuto in questi quindici anni: le censure, le epurazioni, gli editti bulgari, quelli post/bulgari, quelli pre bulgari (Grillo ne sa qualcosa!), perché qui non è un esponente politico della maggioranza o del governo che auspica di non vedere più in televisione personaggi o trasmissioni sgradite; questo era l’editto bulgaro, Berlusconi disse “ non voglio più vedere, se cambieranno registro, Biagi, Luttazzi e Santoro” e poi ci fu chi, obbediente e ossequiente, in RAI eseguì l’editto. Qui siamo a una cosa diversa: qui vogliono mettere proprio per iscritto, per contratto che è il governo a controllare la televisione. Voi direte “ ma già oggi”: attenzione, non è così! Oggi – e è un abominio! – è il Parlamento a controllare la televisione e, nel Parlamento, almeno siedono tutti i partiti rappresentati, addirittura c’è questa usanza di bon ton, per cui il Presidente della Commissione Consiliare che deve sorvegliare per conto del Parlamento il rispetto delle regole nei programmi della RAI, ossia la Commissione Consiliare di vigilanza, è un esponente dell’opposizione: nel nostro caso Zavoli, dopo che hanno impedito di farlo a Leoluca Orlando. E quindi non dico che sia l’ideale: anzi, personalmente ho sempre trovato abominevole che siano i partiti a controllare la RAI, laddove in tutti i Paesi del mondo è la televisione pubblica a controllare i partiti e la politica, il controllato che controlla i suoi controllori di modo che non controllino! Però diciamo – questo dice la legge, la Legge Gasparri – che loro stanno violando la legge Gasparri che hanno fatto loro, perché? Perché adesso la vigilanza è presieduta da Zavoli, il quale è un anziano signore perbene che conosce il galateo istituzionale, il quale ha subito detto “ voi non potete, voi governo, intervenire sul contenuto dei programmi, tanto più non lo potete fare invocando il cosiddetto contratto di servizio”: che cosa è il contratto di servizio? Il contratto di servizio è un contratto che regola i rapporti tra lo Stato e l’azienda, la RAI; la RAI si impegna a fornire ai cittadini una serie di servizi, tot minuti di informazione – chiamiamola così per convenzione – tot minuti di programmi di servizio, che ne so? Anche i programmi per i non udenti, i programmi per i disabili, i programmi culturali – parlo sempre tra virgolette, è ovvio! – che non debbono mai essere superati invece dai programmi di intrattenimento, che non fanno parte dello strettamente definito “ servizio pubblico” e che, quindi, devono finanziarsi non con i soldi del canone, ma con i soldi della pubblicità. Questo è sostanzialmente il contratto di servizio: tu, RAI, mi fornisci questi servizi e io, Stato, ti do il canone per sopravvivere. Non è una peculiarità italiana, tutta questa buriana sul canone dipinto come una cosa unica al mondo: ce l’hanno in tutti i Paesi le televisioni pubbliche, il canone, anzi quello della RAI è tra i più bassi al mondo. Quale è il problema? E’ che la RAI fornisce il servizio che fornisce: ecco perché gli oppositori a questo regime o a questo sistema ogni tanto propongono di non pagare il canone; recentemente l’ha fatto Grillo, quando stavano all’opposizione lo facevano i leghisti, che bruciavano i bollettini etc., è una forma di protesta politica e in Italia, però, nessuno ricorda mai che questa forma di protesta politica favorisce Mediaset, ovviamente, perché a Mediaset nessuno mette i tetti sugli introiti pubblicitari, che invece la RAI ha. In ogni caso, l’unica cosa che non era mai avvenuta è che fosse il governo a sollecitare lo sciopero del canone: perché? Perché, dato che di solito la maggioranza occupa la RAI, poi non si lamenta di cosa fa la RAI, noi siamo a questo punto: Berlusconi, in seguito a varie riunioni a Palazzo Grazioli, ha deciso i vertici della RAI, ha deciso il direttore generale, ha deciso il direttore di RAI 1, ha deciso il direttore del TG1 – Mazza e Minzolini – ha deciso il direttore del TG2, Orfeo, ha deciso il direttore di RAI 2, Liofredi e adesso vorrebbe decidere anche nella riserva indiana del centrosinistra il direttore del TG3 e di RAI 3, poi una profluvie di vicedirettori, capistruttura, portaborse etc. etc., la radio: non parliamone! Ha occupato completamente anche la radio!
Adesso, tramite i giornali di Berlusconi o fiancheggiatori – Il Giornale e Libero – lanciano lo sciopero del canone, ossia prima riempiono la RAI di loro famigli, come se non bastassero quelli che ci avevano già messo prima e adesso dicono ai loro elettori “ non pagate il canone, così i nostri servi li facciamo pagare agli elettori del centrosinistra, i quali continuano a pagare il canone”, è il massimo!

Scajola fuorilegge

L’altra cosa è che il contratto di servizio non consente al governo di convocare i vertici della RAI per sindacare i contenuti di un programma, nel nostro caso Annozero, perché? Perché il contratto di servizio dice quale deve essere la proporzione tra i programmi di intrattenimento e i programmi di informazione e di servizio pubblico etc., ma poi come vengono fatti questi programmi, quella è, ovviamente, responsabilità della dirigenza dell’azienda, del direttore generale e dei direttori delle reti e dei responsabili dei programmi. Santoro ha un contratto da direttore e quindi è come il direttore di un giornale, che risponde al suo editore ma decide in autonomia chi devono essere i suoi collaboratori: o meglio, dovrebbe essergli consentito di decidere in autonomia chi sono i suoi collaboratori. Invece che cosa fa Scajola? Dice “ vi convoco, perché Annozero non mi piace e quindi, visto che non mi piace, viola il contratto di servizio”: naturalmente è non soltanto un’imperiale sciocchezza, ma è anche un atto illegale, un atto eversivo; significa che il governo, ora che la Commissione di vigilanza è presieduta da uno dell’opposizione, vuole sostituirsi alla Commissione di vigilanza, cioè sostituirsi al Parlamento: voi direte “ non è una novità, già fanno i decreti al posto dei disegni di legge, già fanno i voti di fiducia per esautorare il Parlamento”, ecco, siamo oltre. Adesso vogliono prendere la Commissione di vigilanza, metterla nel cestino: cosa sulla quale non ci sarebbe da piangere, se non fosse che la vogliono sostituire con il governo che, se è possibile, è ancora peggio rispetto a prima, perché il governo rappresenta soltanto una parte, ovvero il centrodestra. Quindi vogliono cominciare a dettare i palinsesti a seconda del piacimento e, come se non bastasse, il servilismo che porta la televisione pubblica a essere per i nove decimi completamente appiattita e asservita. Non stiamo parlando di una cosa che prosegue una tendenza durata 15 anni, con le epurazioni: stiamo parlando di un salto di qualità nel peggio, naturalmente, ossia la pretesa di formalizzare anche per iscritto, istituzionalmente, che il governo comanda direttamente quello che ci deve essere e chi ci deve essere nei programmi della televisione, decide Berlusconi, che naturalmente è anche il proprietario di tutta l’altra parte del sistema televisivo. Lo dico, perché se seguite i commentini dei leaders del PD, o non capiscono o fanno finta di non capire, quando si sente D’Alema dire “ è l’ennesima dimostrazione che questa destra è illiberale”: no, non è l’ennesima dimostrazione che questa destra è illiberale, è un atto eversivo che andrebbe denunciato con forme proporzionate alla gravità di questo atto eversivo, illegale, incostituzionale. Sappiate che da 30 anni la Corte Costituzionale, con una giurisprudenza costante, ha stabilito che il governo non ha poteri di controllo sulla televisione, tant’è che, quando il governo – oggi il Ministero delle Attività Produttive, gestito da Scajola e dal Sottosegretario alle comunicazioni Romani – firma annualmente il contratto di servizio e, a fine anno, ne dovrà firmare un altro, non chiude la partita, nel senso che non basta l’accordo tra il governo e la RAI per firmare il contratto di servizio, ci vuole l’approvazione del Parlamento, cioè della Commissione di vigilanza che, se non le piace il contratto di servizio, se lo può cambiare unilateralmente a suo piacimento e quindi vuole dire che la legge stabilisce il primato del Parlamento, che dovrebbe rappresentare tutti i cittadini e non soltanto la parte che ha vinto le elezioni grazie al conflitto di interessi. Questo perché sia chiaro quello che sta succedendo: non c’entra niente, è un’altra cosa rispetto alle epurazioni, alle censure, agli editti, è una cosa diversa; vogliono mettere per legge – e dato che la legge ancora non c’è la vogliono piegare, per metterlo già in una.. come se ci fosse una legge materiale che scavalca quella scritta – che il governo è padrone non solo della RAI, come azionista, ma è anche il controllore e quindi può fare interventi su quel conduttore, su quel giornalista etc. etc., il governo!

Riciclaggio di Stato

Chiudo la prima parentesi e mi occupo del condono, di quello che chiamano amabilmente lo scudo: lo scudo è un termine soave, è come termovalorizzatore, no? Il termovalorizzatore dà un senso di tepore e anche di valorizzazione: in realtà è un bieco inceneritore cancerogeno.
Lo scudo fiscale è una soave espressione per nascondere il condono sugli evasori, sui trafficanti di droga, di armi, di persone umane, però lo scudo fiscale uno dice “ è lo scudo che mi protegge da qualcosa”, ti protegge dai gendarmi che ti dovrebbero portare via, perché non hai pagato le tasse su capitali che hai dovuto nascondere, perché spesso li hai accumulati con attività di mafia, di ‘ndrangheta, di traffici illegali. Poche cose perché, oltre all’uso delle parole sbagliate, ci sono anche continue propagande: dice “ lo scudo fiscale l’hanno fatto in tutto il mondo, perché gli Stati hanno bisogno di risorse per mettere soldi nella fornace delle attività produttive e salvare l’occupazione, salvare le banche” etc.: sono tutte balle! Altri Paesi hanno fatto lo scudo fiscale, certo, ma non anonimo e facendo pagare il giusto ai cittadini. Io al massimo non ti faccio pagare la multa che dovresti pagare, perché sei un evasore, al massimo ti salvo dall’incriminazione per evasione fiscale, ma tu mi paghi tutte le tasse che non mi hai pagato sui capitali che adesso fai rientrare e dichiari! Questo è quello che succede in altri Paesi e faccio un esempio: negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Sapete che cosa chiedono sui capitali che vengono rimpatriati le leggi di scudo fiscale negli Stati Uniti e in Gran Bretagna? Negli Stati Uniti chiedono il 49%, la metà di quello che fai rientrare la dai allo Stato; il 35% è la tassa che devono pagare per la sanatoria e in più c’è il 14% di sanzioni per l’evasione fiscale. In Inghilterra, in Gran Bretagna chiedono il 44%, quasi la metà: il 40% è il costo della sanatoria e il 4% sono le sanzioni. Quindi non è vero assolutamente niente che il nostro scudo fiscale lo fanno tutti: il nostro scudo fiscale è un unicum al mondo, non perché altri non facciano rientrare pure i capitali, per legge, con qualche modico vantaggio rispetto a quello che si sarebbe dovuto pagare se si fosse rispettata la legge originaria, ma perché da noi lo scudo è quasi gratis, anonimo, mentre per esempio in Gran Bretagna è prevista la pubblicazione dei nomi dei contribuenti che hanno commesso gli illeciti fiscali più rilevanti. Quindi non c’è amnistia a buon mercato e non c’è, soprattutto, anonimato, mentre da noi nessuno saprà mai chi ha fatto rientrare quei soldi e, conseguentemente, chi aveva guadagnato quei soldi in maniera criminale e non ci aveva pagato le tasse, in maniera altrettanto criminale.
Cito, 20 marzo 2009 – non è passato molto tempo: sei mesi – “ l’Italia potrebbe ricorrere a un nuovo scudo fiscale solo se la misura venisse decisa dall’Unione Europea”, l’Unione Europea non ha deciso niente e noi invece l’abbiamo fatto e l’abbiamo fatto così. “ Non è necessario varare lo scudo, è una cosa non richiesta da noi, ma è venuta da richieste esterne all’Italia”: altra balla spaziale di Berlusconi il 13 maggio 2009, dopodiché fanno lo scudo fiscale e dopodiché ci aggiungono anche un emendamento, l’emendamento Fleres, già approvato al Senato, che praticamente aggiunge porcheria alla porcheria e salva dalle conseguenze penali coloro che “scudano” i soldi che hanno portato all’estero e li fanno rientrare in Italia, oppure dicono di averli fatti rientrare in Italia, ma può anche essere il caso opposto, ossia che li avessero nel materasso di casa e abbiano detto “ li avevo all’estero, li ho fatti rientrare”. Il denaro non è fungibile e quindi chi lo sa dove stava? Se poi il tuo rapporto si esaurisce con la banca e lo Stato non ci mette becco, perché è la banca a cui tu devi dare la tassina Tremonti per riuscire a scudare, cioè a ripulire, cioè a riciclare quel denaro sporco, è tutto tra te e la banca: tu versi il 5%, la banca lo versa allo Stato, perché questa è la tassa in Italia, non il 49% degli Stati Uniti, non il 44% della Gran Bretagna, da noi è il 5%! Il 5%! Cioè su enormi capitali, sui quali si sarebbe applicata un’aliquota vicina al 50%, tu non hai pagato una lira, adesso puoi fare rientrare tutto e, invece di dare allo Stato la metà, dai il 5%, ossia ti tieni il 95% di quei soldi sporchi su cui non hai pagato le tasse e, in più, lo Stato non ti potrà perseguire neanche per i reati che stanno dietro all’accumulo e, spesso, all’intascare quei soldi.
Ecco perché  questo è un condono che protegge da ogni sanzione amministrativa, tributaria, previdenziale alla faccia dei soliti fessi, che hanno sempre pagato tutto, tasse e contributi! Il costo finale, come vi ho detto, è il 5%, non c’è il rischio di essere sputtanati, perché è tutto anonimo, si prevede un grande gettito, dicono “ abbiamo bisogno di soldi”: strano, perché Tremonti aveva detto – le citazioni che vi ho fatto prima erano di Berlusconi – se non erro anche a Annozero che gli scudi e i condoni non si sarebbero più fatti, intanto perché erano immorali e soprattutto perché ormai non fruttavano più soldi, in quanto chi doveva condonare aveva già condonato e chi non voleva condonare non avrebbe condonato neanche in futuro. Infatti ogni volta che si fanno previsioni di introiti dai condoni e dagli scudi, quelle previsioni vengono regolarmente disattese, perché arriva nelle casse dello Stato un decimo o ancora meno di quello che si era previsto, sono tutte balle! Sono regali alla criminalità organizzata: questa è la ragione, questo è il movente, purtroppo!
Nel 2001 abbiamo incassato 1 miliardo e mezzo di Euro: avevano detto che ne avremmo incassati 7 o 8; nel 2003 avevano previsto 15 miliardi di introiti: sapete quanti ne sono arrivati? Sono arrivati 600 milioni, cioè è arrivato circa un trentesimo di quello che avevano previsto. Naturalmente vengono cancellati i reati di dichiarazione infedele, di omessa dichiarazione, spariscono le sanzioni amministrative, tributarie e previdenziali e questo ve l’ho già detto e, in più, ci si mette al riparo dagli accertamenti per gli anni che sono ancora passibili di verifiche fiscali, ovviamente fino al tetto massimo della somma che uno ha dichiarato di aver fatto rientrare.

Presidente, non firmi

Ebbene, questa porcata, peggiorata dall’emendamento Fleres, passato al Senato e ora al vaglio della Camera, ha indotto Il Fatto Quotidiano, il nostro giornale, che è in edicola e in abbonamento da martedì scorso, a lanciare un appello: qualcuno di voi dirà “ un appello disperato”, chissà, c’è sempre una prima volta! “Presidente, non firmi”: è un appello a Napolitano, che finora ha firmato tutto; ci sarà pure una volta, anche per cambiare un po’, che non firmerà qualcosa! Ha firmato la Legge Alfano e adesso, il 6 ottobre – speriamo – rischia di vedersela dichiarare incostituzionale e sarebbe uno schiaffo pazzesco a chi, invece, aveva sostenuto che il Lodo rispettava i dettami della Corte Costituzionale e i paletti fissati nel 2004 sul Logo Schifani /Maccanico; magari stavolta ha detto “ valuterò” e, quando dice “ valuterò”, tutti si eccitano, dice “ valuterà”, come se fosse una cosa straordinaria: in realtà le leggi, se le firma senza valutarle, è peggio, vorrebbe dire che avrebbe addirittura ragione Grillo quando dice che dorme! Speriamo che le valuti, ma il fatto che abbia detto “ valuterò” già ha terremotato, dice “ oddio, valuta!”: speriamo che valuti, speriamo che legga l’appello che, su Il Fatto Quotidiano, ha scritto Bruno Tinti, che è l’ex capo del pool criminalità economica della Procura di Torino, che di queste cose se ne intende, è andato in pensione l’anno scorso, scrive libri, scrive su Il Fatto Quotidiano e ricorda due o tre cose al Presidente: “ con questo emendamento (Fleres) una legge già odiosa diventerà uno strumento di illegalità. I beneficiati dallo scudo non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio, il mezzo con cui sono stati prodotti i capitali che lo Stato liceizza e intermediari e professionisti che ne cureranno il rientro non saranno tenuti a rispettare neanche l’obbligo di segnalazione per l’antiriciclaggio, insomma, omertà, complicità e favoreggiamento. Le prime due previsioni- ossia che non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio- in realtà non cagioneranno un grave danno al concreto esercizio della giustizia penale”: perché? Perché dal 2000 una legge costruita con l’esplicito scopo di impedire i processi penali sui reati fiscali assicura l’impunità alla quasi totalità degli evasori e questa è una legge fatta dal centrosinistra, è una porcheria bipartisan del 2000. “Perché l’evasore fiscale commetta un reato bisogna che evada più di 103.000 Euro per ogni anno”: cosa che veramente si possono permettere in pochi, anche con il massimo sforzo. “E i casi di evasione superiori a 103.000 Euro si aggirano intorno appena al 10% del totale: è impossibile ormai celebrare un processo per false fatture e dunque anche per frode all’Iva comunitaria. Quando si scopre una “ cartiera”, cioè una società che emette fatture false e quindi si scoprono gli utilizzatori finali di queste fatture, poi non è che si possa fare un unico processo, ma bisogna farne tanti quanti sono i luoghi in cui questi utilizzatori hanno il loro domicilio fiscale: il che è fonte di tali sprechi di tempo e di risorse da garantire, nella quasi totalità dei casi, la prescrizione del reato”, che è brevissima, riguarda i colletti bianchi e quindi se la sono fatta breve, la prescrizione!
“Infine, una delle forme più insidiose di evasione, quella commessa mediante la falsificazione sistematica della contabilità, che è il sistema che seguono quasi tutti gli evasori, è stata considerata un reato talmente lieve da essere punito con una pena massima di tre anni appena. Il che significa che nessuno va mai in prigione, perché ottiene sempre la sospensione condizionale della pena, l’indulto – ci aggiunge poi, ovviamente, il condono dell’indulto – e l’affidamento in prova al servizio sociale. Quanto al falso in bilancio non è una novità che, dopo la riforma della legislazione societaria voluta dal governo Berlusconi – che ne ha approfittato, è l’utilizzatore finale anche lì – in Italia di processi del genere non se ne fanno più e il bilancio è diventato un reato fantasma, che c’è in astratto ma non si processa mai in concreto e, se si processa, si prescrive subito. Ma la nuova legge contiene una norma che è una calamità: peggio che sanare i reati fiscali e i reati contabili! Essa assicura l’impunità a trafficanti di droga, di armi, di donne, sequestratori di persone e altri delinquenti di grosso livello”. Scrive Tinti “signor Presidente, il denaro non ha colore, non odora diversamente a seconda del reato da cui deriva, non ha etichette che lo identifichino, il provento dell’evasione fiscale e del falso in bilancio non si differenza visivamente dal riscatto pagato dalla famiglia del sequestrato o dal ricavo del traffico di esseri umani. I trafficanti di droga colombiani portano i loro soldi a Miami e li ripuliscono pagando il 50%, questo è il prezzo del riciclaggio”: ti do 100 lire sporche e il riciclatore me ne ridà 50 pulite, lavate, immacolate. Se passasse questa legge avremmo un riciclaggio di Stato, per di più assolutamente concorrenziale con quello praticato dai professionisti del settore, perché lo scudo fiscale non ti costa il 50, ma il 5% e quindi non ti ritornano 50 lire su 100 pulite, perché ne ritornano 95 su 100 pulite dallo Stato, riciclate dallo Stato!

Il condono favorisce la criminalità organizzata

“E’ vero che la nuova legge prevede la possibilità, per le banche e gli altri intermediari, di non rispettare l’obbligo di segnalazione per l’antiriciclaggio solo a proposito di reati fiscali e falso in bilancio”, per gli altri dovrebbero segnalare, “ ma signor Presidente, chi glielo spiega alle banche che i capitali che rientrano dall’estero provengono da un traffico di armi, anziché dall’evasione fiscale o dal falso in bilancio? Come fanno a distinguerli? Come distinguere il provento dell’evasione fiscale da quello di truci e violenti delitti? Non si può, Presidente! Questa legge garantirà ai peggiori delinquenti una prospera e sicura verginità. Signor Presidente” , scrive Tinti su Il Fatto Quotidiano, “ questa legge è una bandiera dell’illegalità: dove non avrà concreti effetti sul piano personale trasmetterà un messaggio di opportunismo, renderà evidente a tutti che adempiere ai propri obblighi tributari, a principi etici irrinunciabili nella gestione delle imprese, è un’ingenuità o peggio, è antieconomico, è una legge criminogena, perché favorirà la futura evasione fiscale, convincendo tutti che pagare le tasse è da stupidi. E dove, invece, purtroppo avrà concrete conseguenze si tratterà di un formidabile favoreggiamento nei confronti delle forme più gravi di delinquenza organizzata: Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e magistratura non potranno neanche trovare le prove di questi reati, forse magari conosciuti per altre vie, poiché il provento del reato sarà ormai sparito per legge. Signor Presidente, non firmi questa legge e eviti che il nostro Paese sia sospinto ancora più in fondo nel precipizio di illegalità: peggio, di immoralità che ci sta separando dal resto dei Paesi civili”. Per chi vuole firmare questo appello, abbiamo già raccolto quasi 30.000 firme in due giorni, lo può fare sul sito antefatto.it. Il Procuratore di Milano, Francesco Greco, l’altro ieri ha definito l’Italia un Paese off shore: dice che ormai siamo come le Cayman nel Centro America, il tutto dopo un anno e mezzo di crisi finanziaria, durante la quale ci siamo sentiti dire che bisognava fare la guerra ai paradisi fiscali e dovremmo farci la guerra da soli, tanto per cominciare! Leggete Il Fatto Quotidiano e passate parola!”

Depistaggi su via D’Amelio: coinvolti 4 poliziotti – l’Unità.it

Depistaggi su via D’Amelio: coinvolti 4 poliziotti – l’Unità.it.

È stata definita la strage più dannosa per Cosa nostra. Ma, a distanza di 17 anni, quella di via D’Amelio, dove hanno perso la vita il giudice Borsellino e i cinque ragazzi della scorta, sta mandano in pezzi un mito dell’antimafia, il gruppo investigativo diretto dal questore Arnaldo La Barbera e nato per dare la caccia agli esecutori delle stragi del ’92. Risultano indagati quattro poliziotti sospettati di aver indirizzato le deposizioni di due ex-collaboratori di giustizia sulla strage di via D’Amelio: Salvatore Candura e Enzo Scarantino che si autoaccusarono del furto di una macchina, una 126 rossa che, secondo una perizia, era stata usata per compiere la strage. Una ricostruzione sancita da una sentenza di Cassazione che oggi viene messa in discussione dalle indagini scaturite daun altro pentito, Gaspare Spatuzza. Che incredibilmente si autoaccusa dopo 11 anni di carcere duro del furto della stessa auto. Le pressioni su Candura sarebbero state di natura fisica e psicologiche. Lo stesso teste lo ha più volte denunciato in passato. Mentre sui verbali di Scarantino sono visibili una serie di aggiustamenti operati da agenti di polizia. Entrambi quindi sarebbero secondo le nuove indagini due falsi collaboratori. Tutto questo porterebbe quindi ad una revisione del processo Borsellino: sia per gli esecutori che per una parte dei mandanti. Stabilito questo la domanda è perché sarebbe avvenuto il depistaggio.

Perché i poliziotti agli ordini di La Barbera, che se fosse vivo, sarebbe tra gli indagati, si sono prestati a questo gioco? Ci furono ordini precisi dal vertice del Viminale di cui La Barbera si fece esecutore? C’è un nesso tra questa ipotesi di depistaggio e le domande senza risposta che ancora avvolgono il teatro della strage? Chi ha condotto le indagini per scoprire dove si sono appostati i killer di via D’Amelio? La pista del Castello Utveggio, dove operava il «Cerisdi», una scuola per manager, e trovano appoggio alcuni uomini dei Servizi, viene battuta da Gioacchino Genchi e Arnaldo La Barbera.Ma finisce “bruciata” proprio da un’iniziativa di La Barbera. Arivelarlo è lo stesso Genchi in un verbale del 2003alla Dia di Caltanissetta: «Nell’ambito delle indagini curate fra il ’92 ed i primi mesi del ‘93 ricordo che fu accertata la presenza al castello Utveggio di alcuni soggetti provenienti dall’ex ufficio dell’Alto Commissario per la lotta alla mafia… Con mio disappunto il dr. La Barbera convocò in ufficio il Prefetto Verga (Direttore del CERISDI) palesandogli sostanzialmente l’oggetto dell’indagine tanto che, per come mi fu riferito tali soggetti da lì a poco smobilitarono dal castello».

Due confessioni, una macchina e un mistero. Tutto ruota intorno ad una utilitaria: la 126 rossa che viene indicata dalle prime indagini come l’autobomba. Scarantino dice, «sono io ad aver commissionato il furto », poi ritratta e rivela di essersi inventato tutto su pressione degli inquirenti. Nel 2008 arriva Spatuzza e dice: «Vi dimostro che l’ho rubata io» e indica il luogo esatto del furto. Tutto risolto? Per nulla perché le foto i video girati sul teatro della strage dimostrano che quel blocco motore della 126 rossa a via d’Amelio compare solo alle 13 del giorno dopo, il 20 luglio. La pista dell’auto che porterà fino a Scarantino è prefabbricata? Ci sono sicuramente delle anomalie. La prima, come abbiamo visto è la macchina. Come fa Scarantino a rivelare per primo marca, tipologia e nomedella proprietaria dell’auto rubata se è un pentito fasullo?O è stato istruito da qualcuno, oppure ha avuto effettivamente un ruolo nel furto. Ma, in tal caso, sarebbero le rivelazioni di Spatuzza ad avere tutt’altro significato e risulterebbero oscure e depistanti. La seconda anomalia è che la polizia dopo aver rinvenuto il blocco motore della 126 mette sotto intercettazione la proprietaria della stessa. Perché? Da quella intercettazione la polizia arriva fino Candura che secondo le indagini odierne viene minacciato perché confessi il furto indicando in Scarantino il mandante. Terza anomalia: nei giorni seguenti alla strage arriva una telefonata anonima che segnala un pezzo di carta in un cestino di rifiuti vicino a via D’Amelio. Gli trovano il disegno di un uomo con la barba e un saio. Lì per lì nessuno ci fa caso ma quando Scarantino viene arrestato qualcuno si accorge che quell’identikit si attaglia perfettamente al suo: è infatti tra i frequentatori di una comunità religiosa che durante le cerimonie indossa proprio il saio.