Archivi del mese: aprile 2011

Crolla il consenso nucleare europeo | Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Crolla il consenso nucleare europeo | Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio | Il Fatto Quotidiano.

Ignorando per un momento la patetica marcia indietro sul nucleare del governo italiano (per non far raggiungere il quorum al referendum del 12 e 13 giugno e non portare abbastanza italiani a votare contro il “legittimo impedimento”), è interessante vedere come il crollo del consenso per l’energia atomica abbia contagiato quasi tutta l’Europa. Sarà forse una conseguenza del fatto che, in seguito alla catastrofe nucleare giapponese, si è finalmente iniziato a capire che il benessere nelle società industriali non risiede necessariamente nell’aumento dell’offerta di energia (o di merci in generale), ma anche nella riduzione della loro domanda?

Nei tre principali Paesi europei l’energia nucleare è vista sempre meno di buon occhio. In Germania, Gran Bretagna e addirittura in Francia l’opinione pubblica sta prendendo una posizione nettamente contraria al nucleare. Anche in Italia, quarto dei più “grandi” Paesi europei, nonostante la martellante campagna pro-nucleare (durata fino a ieri) e la permanenza in Parlamento di politici arroganti, incompetenti ed anacronistici, l’opinione pubblica si è risvegliata da un torpore che ha fatto del Belpaese lo Stato probabilmente più inamovibile di tutto l’Occidente. Un risveglio che, insieme alla paura di B. e Co. del voto al succitato referendum, ha portato il governo a cambiare idea ed opinioni da un giorno all’altro. Se fino ad un mese fa il nucleare era infatti “sicuro”, oltre che “indispensabile”, oggi non si possono correre troppi rischi, ed il futuro risiede nelle energie rinnovabili. Incredibile.

Ma parliamo un po’ di Paesi che si possono ancora prendere sul serio. Come la Germania, già leader mondiale delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Lì il recente voto nelle elezioni di medio termine ha probabilmente seppellito la speranza di futuro per l’energia nucleare. La disfatta della Cdu della Merkel e la clamorosa vittoria dei Grünen, comporta una svolta storica. Ma ciò che forse conforta maggiormente di queste elezioni tedesche è la quasi-scomparsa politica di personaggi come l’ormai ex primo ministro del ricco ed industrializzato Baden-Württemberg, Mappus, tanto sensibile (e furbo) da richiedere in questo momento storico al governo federale di “uscire dalla uscita dell’atomo”, rilanciando le centrali atomiche invece che sopprimerle.

Anche nel Regno Unito, in seguito alla tragedia giapponese, il futuro nucleare sembra sempre più incerto. Secondo un recente sondaggio, il consenso del pubblico per le nuove centrali è calato del 12% nell’arco di poche settimane. L’emergenza nucleare giapponese ha messo in non poca difficoltà il governo britannico, che da tempo sta cercando di convincere la popolazione ad accettare di buon grado nuove centrali atomiche. Un sondaggio condotto da GFK NOP tra il 18 ed il 20 marzo scorsi (basato su interviste telefoniche fatte a 1003 persone adulte) ha mostrato come l’opposizione dei sudditi di Sua Maestà all’energia nucleare sia aumentata dal 9 al 28%, se paragonata ai dati rilevati dall’agenzia Ipsos Mori negli anni 2008, 2009 e 2010.

In Francia, nazione più nuclearizzata del vecchio continente, l’atomo sarà duro a morire. È difficile aspettarsi che si vada veramente a toccare un settore che, secondo le stime, impiega circa 200 mila lavoratori ed ha un giro d’affari che arriva a 28 miliardi di euro all’anno. Cifre che hanno portato l’Autorità atomica ad escludere la chiusura degli impianti. Ciononostante, dopo decenni di incrollabile fede nell’atomo il consenso dei francesi sul nucleare sta clamorosamente vacillando. In quest’ultimo periodo sono state molte le persone a scendere nelle piazze di città come Parigi e Nantes. C’è anche chi, come i socialisti, ha proposto una strategia trentennale di uscita dall’atomo. E persino il presidente Sarkozy ha affermato, all’indomani della decisione europea di sottoporre gli impianti del Vecchio continente a delle prove di resistenza: “Tutte le centrali che non supereranno gli stress test verranno chiuse”.

In Italia, nonostante i clamorosamente opportunistici tentativi del governo di gestire una situazione sempre più fuori controllo, tre italiani su quattro dicono “no” alle nuove centrali. È stato un campione intervistato da Gn Research ad avere mostrato una forte ostilità alle (improvvisamente ex) mire nucleariste del governo, dicendosi pronto a votare al referendum del prossimo 12 giugno per poterle (ri)bloccare una volta per tutte. Un sondaggio che ha evidenziato come “circa tre italiani su quattro non vogliono la realizzazione di nuovi impianti nucleari, giudicano negativamente le politiche del governo nei confronti delle energie rinnovabili, e si dicono pronti ad andare a votare all’imminente referendum per bloccare i piani dell’esecutivo”. Il 59% degli intervistati si è detto “molto contrario” alla costruzione di nuove centrali; e il 17% “abbastanza contrario”, per un totale che supera il 75%. Ma a preoccupare gli italiani, più che gli eventi “straordinari” come il terremoto giapponese, è l’ordinaria amministrazione. E come stupirsi di ciò, in un Paese in cui non si riescono (o non si vogliono) gestire decentemente nemmeno i rifiuti “comuni”? Il 71% degli intervistati alla domanda “cosa voterebbe nel caso decidesse di andare a votare” risponde “contro il ritorno delle centrali atomiche“.

L’unica cosa che resta da vedere, adesso, è se il 12 giugno questo referendum si farà. Se sì, si spera che gli italiani saranno davvero disposti a non “andare al mare”, almeno per un’ora o due. Perché se per provare a recuperare un minimo di consenso il governo è pronto a frantumare in un attimo le sue più granitiche convinzioni nucleariste, anche con un referendum ormai in bilico le questioni riguardanti la privatizzazione dell’acqua ed il legittimo impedimento rimangono ancora in sospeso. Eccome!

Blog di Beppe Grillo – Referendum sulla Democrazia

Bellissima intervista a Beppe Grillo, da non perdere.

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Referendum sulla Democrazia.

Referendum, Celentano: “Questo voto è l’unico mezzo per sopravvivere, fidatevi” | Adriano Celentano | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Referendum, Celentano: “Questo voto è l’unico mezzo per sopravvivere, fidatevi” | Adriano Celentano | Il Fatto Quotidiano.

Il “Molleggiato” lancia il suo appello: “Il governo va avanti nella demoniaca voglia di avvelenarci. Tocca a noi fermarli”

Caro direttore, ma soprattutto cari STUDENTI, comunisti, fascisti, leghisti e operai costretti a lavorare nell’insicurezza. Come avrete letto su tutte le prime pagine dei giornali, il governo non demorde. Continua, sfidando l’intelligenza anche di chi lo ha votato, nella sua DEMONIACA voglia di avvelenare gli italiani. Gli unici che, fino a prova contraria, hanno saputo distinguersi da tutti gli altri popoli IMBECILLI per aver avuto, già 24 anni fa, la saggia intuizione di dire NO alla bevanda radioattiva che, in nome di quel “benessere” tanto sbandierato da Berlusconi, ti uccide in cambio di un voto contro la VITA.

Ma oggi purtroppo il pericolo radioattivo, e quindi di morte lenta e dolorosa, è di gran lunga maggiore di quanto è avvenuto in quegli anni. Che peso può avere oggi la saggezza degli italiani se poi chi ci governa fa dei discorsi cretini come quello che abbiamo ascoltato a Porta a Porta dal ministro Paolo Romani? “Innanzitutto essere nuclearisti – ha detto – non può essere definita una bestemmia. Lo sono tutti i più grandi paesi del mondo, l’America, la Russia, la Cina, il Giappone e tutti i paesi europei. L’unica grande potenza industriale che non ha il nucleare è solo l’Italia”. Come dire che, se la maggioranza dei paesi industriali vogliono suicidarsi, la logica vuole che chi non si suicida è un mascalzone. Purtroppo invece, caro ministro, essere nuclearisti non solo è una bestemmia, ma significa essere DEMENTI fin dalla nascita. La verità è che il vostro è un trucco per indebolire il referendum: senza il quesito del nucleare (e ora state tentando di far saltare anche quello sull’ACQUA), sperate che il LEGITTIMO IMPEDIMENTO non raggiunga il quorum. Stavolta credo che sarà proprio il governo a finire con “il quorum a pezzi”.

Non so come si pronuncerà la Cassazione. È a lei che spetta l’ultima parola per decidere se il quesito referendario è venuto meno o no. In ogni caso non si potrà fare a meno di andare a votare. Se non altro per non deludere quel MILIONE di persone che vede in Antonio Di Pietro l’unico vero combattente per la salute delle prossime generazioni. Perché di questo si tratta, cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Che Di Pietro stia cercando di salvarci dall’immane catastrofe lo si capirà prima di quanto si creda. La “Pubblica Ottusità” dei vari Romani, Sacconi, Quagliariello, Gasparri e Prestigiacomo ha quasi raggiunto il punto di non ritorno. E la NATURA, la cui pazienza è ormai a pezzi, non tarderà molto a darci i suoi nuovi segnali.

E a tal proposito voglio dire due parole non a Berlusconi, ormai in preda a uno stato confusionale, ma a ciò che è rimasto della sua COSCIENZA che, per meglio identificarla a chi legge la chiamerò con lo stesso nome del presidente del Consiglio, ma al femminile, poiché mi piace immaginare che la voce della coscienza abbia piuttosto i modi dolci e gentili di una bella figura femminile che non quelli rudi e maschili.

Cara Silvia, il fatto che tu sia inascoltata non significa che tu debba calare le braghe, scusa volevo dire la gonna, non so come sei vestita, non ha importanza; ma al governo c’è qualcuno di cui forse tu hai smarrito la fisionomia e che sta sbagliando tutto. Se tu lo molli si perde definitivamente e chi ci va di mezzo poi è la povera gente che lo ha votato. È il momento invece di alzare la voce e fargli capire come stanno le cose. Devi dirgli che gli italiani non sono così cretini… anche le formiche lo hanno capito che questa mossa di soprassedere sul nucleare non solo è una truffa ai danni di chi vuole VIVERE, ma serve soprattutto a tener fede a quel CONTRATTO di MORTE che Berlusconi ha firmato con Sarkozy per la costruzione di quattro nuove centrali NUCLEARI. Devi dirgli che non si può far gestire l’ACQUA ai privati. L’ACQUA è un bene comune, di tutti. Come si può pensare che, se io ho sete, devo pagare per bere? E poi devi dirgli che all’estero tutte le sue strategie risultano assai sospette, ridicole e soprattutto non chiare.

Cara Silvia, a tutti capita di dire qualche bugia, ma a fin di bene. Forse anche a te sarà capitato, o no?… Scusa dimenticavo, tu non puoi dire bugie… neanche a fin di bene… Il compito che ti è stato affidato, fin dai più remoti albori del mondo, è quello di dirci sempre la verità anche se noi continueremo a rifiutarla. Scusa, me l’ero scordato, per un attimo anch’io mi sono fatto prendere dalle puerili voglie di grandezza del mondo esterno…. Ora capisco perché fin dalla nascita il presidente del Consiglio ti ha ripudiata. Le bugie che lui dice infatti sono SPAVENTOSE e senza un minimo di pudore.
Vuol farci credere che lui davvero pensava che Ruby fosse la nipote di Mubarak. Vuol cambiare la Costituzione a furia di barzellette che non fanno ridere, ce l’ha coi magistrati che vogliono processarlo.

Le accuse su di lui non si contano ormai: magari è davvero innocente, però non lo sapremo mai. Lui continua a non presentarsi ai processi e non si accorge che i suoi elettori cominciano a farsi delle domande, a chiedersi se è giusto essere governati da un BUGIARDO. Certo, è difficile pensare che non lo sia, anche se il dubbio traspare lontanamente e subito svanisce di fronte all’ARROGANZA di tacere ciò che tutti si aspettavano da lui. Ossia, l’unica BUGIA che il Cavaliere avrebbe dovuto dire e che volutamente non ha detto per non condannare il malsano gesto di Lassini e i suoi TRISTI manifesti. Anzi ha fatto esattamente il contrario. Ha telefonato all’ATTACCHINO e gli ha espresso il suo pieno sostegno, naturalmente seguito a ruota dalla coppia Daniela Santanchè e Giorgio Straguadagno i quali, anche loro, gli hanno assicurato il voto nonostante il giusto aut aut del sindaco Moratti. Un gesto, quello della coppia “Daniela-Straguadagno”, da cui è chiaro il riferimento a possibili frizioni tra la Moratti e l’incantatore di serpenti. Lui è inafferrabile per i giudici che, a malapena, il massimo che hanno ottenuto è stato quello di portarlo fuori dal tribunale e non “DENTRO”, dove purtroppo non è possibile stabilire se i suoi comportamenti sono giusti o sbagliati.

Però, anche senza un tribunale, noi lo possiamo intuire dalle sue azioni. Come parla, come ride, come racconta le barzellette e soprattutto capire il motivo per cui le racconta. Capire cosa c’è dietro quella barzelletta raccontata con aria apparentemente ingenua e, cosa importante, dove è diretto l’amo che aggancerà la sua prossima vittima.

E la sua prossima vittima purtroppo sono ancora gli italiani. Da qualche parte ho letto che due signor “NESSUNO” TELECOMANDATI, come giustamente dice il cristallino Di Pietro, hanno presentato due emendamenti al regolamento della Rai in campagna elettorale, affinché tutto sia compiuto sul colossale SCIPPO perpetrato ai danni del referendum sul nucleare, nel caso la Cassazione vada contro la richiesta del governo, e si pronunci invece a favore della sua validità. Il primo emendamento consiste nel togliere alle tribune elettorali il 30% di spazio e darlo al “comitato per il non voto”, in modo da ridurre gli spazi promozionali per il Sì contro le CENTRALI ATOMICHE a un terzo. Il secondo vuole completare l’opera di devastazione facendo cominciare la campagna referendaria solo dopo le amministrative, anche qui per ridurre i tempi di dibattito che rimarrebbero di soli 12 giorni.

Come vedete non si tratta più di DESTRA o SINISTRA per capire che un uomo come Berlusconi non solo non può governare l’Italia, ma nessun paese. Al massimo lui e i suoi falsi trombettieri, come li chiama Travaglio, possono andar bene per una piccola TRIBU’, dove tutti quanti, raccolti intorno al capo, si nutrono a vicenda della loro stessa FALSITA’.

Cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Mi sembra chiaro che a questo punto non ci resta che l’unico mezzo di sopravvivenza. Il voto. Non possiamo assolutamente mancare. Il 12 Giugno dobbiamo andare tutti a votare anche se, come è prevedibile, il governo tenterà l’impossibile per togliere dalle schede referendarie pure il LEGITTIMO IMPEDIMENTO. E, se lo dovesse togliere dobbiamo essere ancora più numerosi davanti ai seggi. E, se per caso le sedi elettorali fossero chiuse, il vostro voto lasciatelo pure per terra scritto su un piccolo foglietto già preparato a casa, in modo che l’indomani tutti i marciapiedi d’Italia siano invasi da quaranta milioni di bigliettini.

Contro il NUCLEARE
Contro la PRIVATIZZAZIONE dell’ACQUA
Contro il LEGITTIMO IMPEDIMENTO

da Il Fatto Quotidiano del 29 Aprile 2011

ComeDonChisciotte – PERCHÉ L’OCCIDENTE VUOLE LA CADUTA DI GHEDDAFI?

Fonte: ComeDonChisciotte – PERCHÉ L’OCCIDENTE VUOLE LA CADUTA DI GHEDDAFI?.

DI JEAN PAUL POUGALA
dissidentvoice.org

Nota: Il presidente degli USA Obama ha congelato 30 miliardi di dollari di fondi libici destinati ai progetti africani. L’amministrazione Obama sta fornendo 25 milioni di dollari ai ribelli per programmare un cambio di regime in Libia che gli USA e l’Unione Europea si augurano di realizzare. La Francia, il Regno Unito e l’Italia hanno inviato consiglieri militari per sostenere i ribelli. Obama ha approvato azioni coperte della CIA prima che iniziassero i bombardamenti della Libia a metà marzo.

È stata la Libia di Gheddafi che ha offerto a tutta l’Africa la sua prima rivoluzione dei tempi moderni, collegandola tramite telefoni, televisioni, trasmissioni radiofoniche e diverse altre applicazioni tecnologiche, come la telemedicina e l’insegnamento a distanza. E grazie al ponte radio WMAX è stata resa disponibile una connessione a basso costo in tutto il continente, anche nelle zone rurali.

Iniziò tutto nel 1992, quando 45 nazioni africane stabilirono il RASCOM (Regional African Satellite Communication Organization), facendo cosi in modo che l’Africa potesse avere il proprio satellite e poter quindi abbattere i costi di comunicazione nel continente. Questo è stato un momento in cui le telefonate da e verso l’Africa erano le più costose del mondo a causa dei 500 milioni di dollari annui di tassa intascati dall’Europa per l’utilizzo dei suoi satelliti (come l’Intelsat) per le conversazioni telefoniche, comprese quelle all’interno del paese stesso.

Il satellite africano costa solo 400 milioni di dollari e il continente non deve più pagare cosi 500 milioni di dollari di locazione annuale. Quale banchiere non finanzierebbe un progetto del genere? Ma il problema è rimasto – come possono gli schiavi che cercano di liberarsi dallo sfruttamento del loro padrone chiedere aiuto al padrone stesso per conseguire tale libertà? Non sorprende che la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, gli Stati Uniti e l’Europa hanno fatto solo vaghe promesse per 14 anni. Gheddafi ha posto fine a queste richieste inutili ai benefattori occidentali con i loro tassi di interesse esorbitanti. Il leader libico ha messo sul piatto 300 milioni di dollari, insieme ai 50 milioni dell’African Development Bank e agli ulteriori 27 milioni della West African Development Bank ed è così che l’Africa ha avuto il suo primo satellite per le comunicazioni, il 26 dicembre 2007.

La Cina e la Russia hanno seguito l’esempio e hanno condiviso la propria tecnologia contribuendo a lanciare satelliti per il Sud Africa, la Nigeria, l’Angola e l’Algeria, mentre un secondo satellite africano è stato lanciato nel luglio 2010. Il primo satellite costruito e totalmente realizzato sul suolo africano, in Algeria, è fissato per il 2020. Questo satellite è destinato a competere con i migliori del mondo, ma con un costo dieci volte inferiore, una vera e propria sfida.

Questo mostra come un gesto simbolico di soli 300 milioni di dollari abbia cambiato la vita di un intero continente. La Libia di Gheddafi ha tolto all’Occidente non solo i 500 milioni di dollari all’anno d’affitto dei satelliti, ma anche i miliardi di dollari di debito e degli interessi che il prestito iniziale avrebbe generato per gli anni a venire e in maniera esponenziale, contribuendo in tal modo a mantenere un sistema occulto al fine di saccheggiare il continente.

Fondo Monetario Africano, Banca Centrale Africana, Banca africana per gli investimenti

I 30 miliardi di dollari congelati da Obama appartengono alla Banca Centrale Libica e erano stati stanziati come contributo libico a tre progetti chiave che avrebbero aggiunto il tocco finale alla federazione africana – l’African Investment Bank a Sirte in Libia, l’istituzione con 42 miliardi di dollari di fondi di capitale nel 2011 dell’African Monetary Fund a Yaoundé e dell’African Central Bank ad Abuja in Nigeria. Quando si inizia a stampare denaro africano suonerà la campana a morto per il franco CFA [moneta utilizzata da 14 paesi africani che sono stati colonie francesi, con le eccezioni rappresentate dalla Guinea Equatoriale, ex-colonia spagnola e dalla Guinea-Bissau, ex-colonia portoghese. NdT] attraverso il quale Parigi è stata in grado di mantenere la sua morsa su alcuni paesi africani per gli ultimi cinquant’anni. È facile capire l’ira francese contro Gheddafi.

L’African Monetary Fund dovrebbe sostituire completamente le attività del Fondo Monetario Internazionale in Africa, il quale, con soli 25 miliardi di dollari, è stato in grado di portare un intero continente in ginocchio facendogli ingoiare privatizzazioni discutibili come, ad esempio, costringere i paesi africani a passare dal settore pubblico a monopoli privati​​. Non sorprende quindi che il 16-17 dicembre 2010 gli africani all’unanimità hanno respinto i tentativi da parte dei paesi occidentali di aderire al Fondo Monetario Africano, facendogli sapere che questo era aperto solo alle nazioni africane.

È sempre più evidente che, dopo la Libia, la coalizione occidentale andrà in Algeria, perché, a parte le proprie enormi risorse energetiche, il Paese ha riserve di liquidità di circa 150 miliardi di euro. Questo è ciò che attira i paesi che stanno bombardando la Libia e che hanno una cosa in comune, sono praticamente in bancarotta. Gli Stati Uniti, da soli, hanno un debito impressionante di 14.000 miliardi di dollari; la Francia, la Gran Bretagna e l’Italia hanno ciascuno 2.000 miliardi di deficit pubblico rispetto a meno di 400 miliardi di dollari del debito pubblico di 46 paesi africani messi insieme.

Incitare false guerre in Africa, nella speranza che ciò possa rivitalizzare le loro economie che stanno sprofondando sempre più nella depressione, in definitiva accelererà il declino degli occidentali, effettivamente iniziato nel 1884 durante la famigerata conferenza di Berlino. Come l’economista americano Adam Smith predisse nel 1865 quando ha pubblicamente sostenuto Abraham Lincoln per l’abolizione della schiavitù, l’economia di ogni paese basata sulla schiavitù dei neri è destinata a scendere negli inferi il giorno che questi paesi si risveglieranno”.

L’unità regionale come un ostacolo alla creazione degli Stati Uniti d’Africa

Per destabilizzare e distruggere l’Unione Africana che stava virando pericolosamente (per l’Occidente) verso gli Stati Uniti d’Africa sotto la guida di Gheddafi, l’Unione europea ha provato, senza successo, di creare l’Unione per il Mediterraneo (UPM). Il Nord Africa in qualche modo doveva essere tagliato fuori dal resto del continente, utilizzando il vecchio cliché razzista del diciottesimo e diciannovesimo secolo: cioè che gli africani di origine araba erano più evoluti e civilizzati rispetto al resto del continente. Questo non è riuscito grazie a Gheddafi che ha rifiutato di crederci. egli ha capito ben presto a che gioco si stava giocando quando solo una manciata di paesi africani erano stati invitati ad aderire al gruppo del Mediterraneo senza informare l’Unione Africana mentre erano invitati tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea.

Senza la forza trainante della Federazione africana, l’UPM è fallita ancora prima di iniziare, una creatura nata morta con Sarkozy come presidente e Mubarak come suo vice. Il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, sta ora tentando di rilanciare l’idea, contando senza dubbio sulla caduta di Gheddafi. Ciò che i leader africani non riescono a capire è che, fintanto che l’Unione Europea continuerà a finanziare l’Unione africana, lo status quo rimarrà, perché non ci sarà nessuna vera indipendenza. Per questo motivo l’Unione Europea ha promosso e finanziato raggruppamenti regionali in Africa.

E ‘ovvio che l’ECOWAS (West African Economic Community), che ha un’ambasciata a Bruxelles e dipende per la maggior parte dei suoi finanziamenti dall’Unione Europea, è un avversario fastidioso per la federazione africana. Per questo motivo Lincoln ha combattuto nella guerra di secessione degli Stati Uniti, perché, nel momento in cui un gruppo di paesi si riunisce in una organizzazione politica regionale, si indebolisce il gruppo principale. Questo è ciò che l’Europa ha cercato e il cui di gioco gli africani non hanno mai capito, creando una pletora di gruppi regionali come il COMESA, l’UDEAC, il SADC e il Great Maghreb, il quale non ha mai visto la luce grazie a Gheddafi che capì quello che stava succedendo.

Gheddafi, l’africano che ripulì il continente dall’umiliazione dell’apartheid

Gheddafi per la maggior parte degli africani è un uomo generoso, un umanista, conosciuto per il suo sostegno disinteressato verso la lotta contro il regime razzista in Sud Africa. Se fosse stato un egoista, lui non avrebbe rischiato di provocare l’ira dell’Occidente per aiutare l’ANC sia militarmente che finanziariamente nella lotta contro l’apartheid. Questo è il motivo per cui Mandela, subito dopo la sua liberazione da 27 anni di carcere, ha deciso di rompere l’embargo delle Nazioni Unite andando in Libia il 23 ottobre 1997. Per cinque lunghi anni, nessun aereo ha potuto atterrare in Libia a causa dell’embargo. Era necessario prendere un aereo per la città tunisina di Jerba e proseguire su strada per cinque ore in modo da arrivare a Ben Gardane, da qui attraversare il confine e proseguire su una strada nel deserto per tre ore prima di raggiungere Tripoli. L’altra soluzione era quella di passare per Malta e prendere un traghetto notturno fino a raggiungere la costa libica. Un viaggio infernale per un intero popolo, semplicemente per punire un uomo.

Mandela parlò chiaro quando l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton disse che la visita era ‘sgradita’. “Nessun paese può pretendere di essere il poliziotto del mondo e nessuno Stato può dettare all’altro ciò che deve fare”, aggiungendo che “quelli che ieri erano amici dei nostri nemici hanno oggi la faccia tosta di dirmi di non andare a visitare il mio fratello Gheddafi e consiglandoci ora di essere ingrati e di dimenticare i nostri amici del passato”.

Infatti, gli occidentali hanno sempre considerato i razzisti sudafricani loro fratelli che avevano bisogno di essere protetti. Ecco perché i membri dell’ANC, tra cui Nelson Mandela, sono stati considerati pericolosi terroristi. È stato solo il 2 luglio 2008 che il Congresso degli Stati Uniti, alla fine, ha votato una legge per rimuovere il nome di Nelson Mandela e dei suoi compagni dell’ANC dalla lista nera, ma non perché si sia reso conto di quanto stupido era tale elenco, ma solo perché voleva celebrare il 90° compleanno di Mandela. Se l’Occidente era veramente dispiaciuto per il suo passato sostegno ai nemici di Mandela e veramente sincero quando inaugura strade e piazze col suo nome, come può continuare a fare la guerra contro qualcuno che ha aiutato Mandela e il suo popolo ad essere vittoriosi, ovvero Gheddafi?

Quelli che vogliono esportare la democrazia sono realmente democratici?

E la Libia di Gheddafi quanto era meno democratica degli USA, della Francia, della Gran Bretagna e degli altri paesi che stanno facendo la guerra per esportare la democrazia in Libia? Il 19 marzo 2003 il presidente George Bush ha cominciato a bombardare l’Iraq con il pretesto di portare la democrazia. Il 19 marzo 2011, esattamente otto anni dopo, è stato il turno del presidente francese di sganciare bombe sulla Libia, sostenendo ancora una volta che era per portare la democrazia. Il presidente USA, nonché premio Nobel per la pace, dice che scatenare i missili Cruise dai sottomarini serve a spodestare il dittatore e introdurre la democrazia.

La domanda che chiunque abbia un minimo di intelligenza non può non porsi è la seguente: paesi come la Francia, la Gran Bretagna, gli USA, l’Italia, la Norvegia, la Danimarca, la Polonia, che difendono il loro diritto a bombardare la Libia sulla forza del loro auto-proclamato stato democratico, sono davvero democratici? Se sì, sono più democratici della Libia di Gheddafi? La risposta, in realtà, è un clamoroso NO, per la pura e semplice ragione che la democrazia non esiste. Questo non è un parere personale, ma una citazione di qualcuno la cui città natale, Ginevra, ospita la maggior parte delle istituzioni delle Nazioni Unite. La citazione è di Jean Jacques Rousseau, nato a Ginevra nel 1712 e che scrive nel quarto capitolo del terzo libro del famoso Contratto Sociale che “non c’è mai stata una vera democrazia e non ci sarà mai”.

Rousseau ha precisato i seguenti quattro punti affinché un paese possa essere identificato come una democrazia e, secondo questi, la Libia di Gheddafi è molto più democratica degli USA, della Francia e degli altri che sostengono di esportare la democrazia:

1. Lo Stato: più grande è il Paese, tanto meno potrà essere democratico. Secondo Rousseau, lo Stato deve essere estremamente piccolo in modo che le persone possono incontrarsi e conoscersi. Prima di chiedere alla gente di votare, si deve garantire che tutti conoscano tutti, altrimenti il voto sarà un atto senza alcuna base democratica, un simulacro della democrazia per eleggere un dittatore.
Lo stato libico si basa su un sistema di alleanze tribali che, per definizione, raggruppano insieme persone in piccole entità. Lo spirito democratico è molto più presente in una tribù, in un villaggio che in un grande paese, semplicemente perché le persone si conoscono, condividono un comune ritmo di vita che comporta una sorta di auto-regolamentazione o addirittura auto-censura, in quanto la reazioni e le contro-reazioni di altri membri provocano ripercussioni sul gruppo.

Da questa prospettiva, sembrerebbe che la Libia si adatti meglio alle condizioni poste da Rousseau rispetto agli Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna; tutte società altamente urbanizzate dove la maggior parte dei vicini di casa non si dicono nemmeno ciao e quindi non si conoscono, anche se hanno vissuto fianco a fianco per 20 anni. Questi Paesi sono passati direttamente alla fase successiva, ‘il voto’, che è stato abilmente santificato per offuscare il fatto che votare sul futuro del Paese è inutile se l’elettore non conosce gli altri cittadini e spingendo ciò ai limiti del ridicolo con il diritto di voto dato alle persone che vivono all’estero. Comunicare l’un l’altro è una precondizione per ogni dibattito democratico prima di un’elezione.

2. La semplicità nelle abitudini e nei modelli di comportamento sono inoltre essenziali se si vuole evitare di spendere la maggior parte del tempo a discutere procedure legali e giudiziarie al fine di far fronte alla moltitudine di conflitti di interesse inevitabili in una società grande e complessa. I Paesi occidentali si definiscono nazioni civili con una struttura sociale più complessa mentre la Libia è descritta come un paese primitivo con un semplice insieme di costumi. Questo aspetto indica anche che la Libia risponde meglio ai criteri democratici di Rousseau di tutti coloro che cercano di dare lezioni di democrazia. I conflitti nelle società complesse sono frequentemente vinti da chi ha più potere, motivo per cui i ricchi riescono a evitare la prigione, in quanto possono permettersi di assumere i migliori avvocati. Nella città di New York, per esempio, dove il 75 per cento della popolazione è bianca, l’80 per cento dei posti di direzione sono occupati da bianchi che rappresentano solo il 20 per cento delle persone incarcerate.

3. Parità di status e di ricchezza: uno sguardo alla lista 2010 di Forbes mostra chi sono le persone più ricche in ciascuno dei paesi che attualmente stanno bombardando la Libia e la differenza tra loro e quelli che guadagnano i salari più bassi in quelle nazioni; se si fa lo stesso per la Libia,questo rivelerà che in termini di distribuzione della ricchezza, la nazione di Gheddafi ha molto di più da insegnare a coloro che ora la combattono, e non il contrario. Quindi anche qui, utilizzando i criteri di Rousseau, la Libia è più democratica delle nazioni che pomposamente fingono di esportare la democrazia. Negli Stati Uniti, il 5 per cento della popolazione possiede il 60 per cento della ricchezza nazionale, il che rende la società più ineguale e squilibrata nel mondo.

4. Niente lussi: secondo Rousseau non ci può essere alcun lusso se ci deve essere la democrazia. Il lusso, dice, fa della ricchezza una necessità che diventa poi una virtù in sé, essa e non più il benessere del popolo diventa l’obiettivo da raggiungere a tutti i costi; “il lusso corrompe sia i ricchi che i poveri, i primi attraverso il possesso e i secondi per l’invidia, rende la nazione morbida e preda di vanità, distanzia il popolo dallo Stato e lo schiavizza, rendendo la gente “schiavi di opinione”.
C’è più lusso in Francia che in Libia? Le relazioni sui lavoratori dipendenti che si suicidano a causa di stressanti condizioni di lavoro anche in società pubbliche o semi-pubbliche, tutto in nome della massimizzazione del profitto per una minoranza e il loro mantenimento nel lusso, accade in Occidente, non certo in Libia.

Il sociologo americano C. Wright Mills scrisse nel 1956 che la democrazia americana è stata una ‘dittatura della élite’. Secondo Mills, gli Stati Uniti non rappresentano una democrazia perché è il denaro che parla durante le elezioni e non il popolo. I risultati di ogni elezione sono l’espressione della voce dei soldi e non della voce del popolo. Dopo Bush junior e Bush senior già si sta parlando di un più giovane Bush per le primarie repubblicane del 2012. Inoltre, come Max Weber ha sottolineato, dal momento che il potere politico dipende dalla burocrazia, gli USA hanno 43 milioni di burocrati e di personale militare che effettivamente governano il paese, ma senza essere eletti e senza essere responsabili verso il popolo per le loro azioni. Una persona (un ricco) viene eletto, ma il potere reale sta con la casta dei ricchi, che quindi ottengono le nomine di ambasciatori, generali, ecc.

Quanta gente in queste auto-proclamate democrazie sa che la Costituzione del Perù vieta al presidente uscente di provare a candidarsi per un secondo mandato consecutivo? Quanti sanno che in Guatemala non solo un presidente uscente non può cercare la rielezione per la stessa carica, ma nessuno della famiglia di quella persona può aspirare al suo posto? O che il Ruanda è l’unico paese al mondo che ha il 56 per cento di donne parlamentari? Quante persone sanno che nel 2007 nell’indice della CIA i quattro miglior paesi governati al mondo erano in Africa? Che il primo premio va alla Guinea Equatoriale il cui debito pubblico rappresenta solo il 1,14 per cento del PIL?

Rousseau sostiene che le guerre civili, le rivolte e le ribellioni siano gli ingredienti dell’inizio della democrazia. Perché la democrazia non è un fine, ma un processo permanente della riaffermazione dei diritti naturali degli esseri umani che nei paesi di tutto il mondo (senza eccezioni) sono calpestati da un pugno di uomini e donne che hanno dirottato il potere del popolo per perpetuare la loro supremazia. Ci sono qua e là gruppi di persone che hanno usurpato il termine ‘democrazia’, che invece di essere un ideale da perseguire è diventata un’etichetta da assegnare o uno slogan che viene utilizzato da persone che possono gridare più forte di altri. Se un paese è calmo, come la Francia o gli Stati Uniti, vale a dire senza ribellioni, significa solo, dal punto di vista di Rousseau, che il sistema dittatoriale è sufficientemente repressivo per prevenire qualsiasi rivolta.

Non sarebbe una cattiva cosa se i libici si ribellassero. Quello che è sbagliato è affermare che la gente stoicamente accetta un sistema che li reprime ovunque, senza reagire. Rousseau conclude: “Malo periculosam libertatem quam quietum servitium” traduzione “Se esistesse un popolo di dei, si governerebbe democraticamente. Un tale governo perfetto non è applicabile agli esseri umani.”
Pretendere che qualcuno sta uccidendo i libici per il loro bene è una bufala.

Quali insegnamenti per l’Africa?

Dopo 500 anni di un rapporto profondamente iniquo con l’Occidente, è chiaro che non abbiamo gli stessi criteri su ciò che è buono e cattivo. Abbiamo interessi profondamente divergenti. Come si può non deplorare il ‘sì’ di tre Paesi sub-sahariani (Nigeria, Sud Africa e Gabon) alla risoluzione 1973 che ha inaugurato l’ultima forma di colonizzazione, battezzando ‘la protezione dei popoli’ che legittima le teorie razziste che hanno comunicato gli Europei dal 18° secolo e secondo le quali il Nord Africa non ha nulla a che fare con l’Africa sub-sahariana, che il Nord Africa è più evoluto, colto e civilizzato rispetto al resto del continente?

Pare che la Tunisia, l’Egitto, la Libia e l’Algeria non facessero fatto parte dell’Africa. Anche le Nazioni Unite sembrano trascurare il ruolo dell’Unione Africana negli affari degli stati membri. Lo scopo è quello di isolare i Paesi sub-sahariani per controllarli. Effettivamente, l’Algeria (16 miliardi di dollari) e la Libia (10 miliardi di dollari) insieme contribuiscono al 62 per cento dei 42 miliardi di dollari che costituiscono il capitale del African Monetary Fund (AMF). Il paese più grande e popoloso dell’Africa sub sahariana, la Nigeria, insieme al secondo, il Sud Africa, sono molto indietro con solo 3 miliardi di dollari ciascuno.

È sconcertante, per non dire altro, che per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite è stata dichiarata la guerra contro un popolo senza avere esplorato la minima possibilità di una soluzione pacifica della crisi. La Nigeria e il Sud Africa sono disposte a votare ‘sì’ ad ogni richiesta dell’Occidente perché ingenuamente credono alle vaghe promesse di un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza con diritto di veto. Entrambi dimenticano che la Francia non ha alcun potere di offrire nulla. Se così fosse, Mitterand avrebbe fatto da un pezzo il necessario per la Germania di Helmut Kohl.

Una riforma delle Nazioni Unite non è all’ordine del giorno. L’unico modo per fare qualcosa è utilizzare il metodo cinese, tutte e 50 le nazioni africane dovrebbero uscire dalle Nazioni Unite e tornare solo se la loro richiesta di lunga data sia finalmente soddisfatta, ovvero un seggio per l’intera federazione africana o niente. Questo metodo non-violento è l’unica arma a disposizione della giustizia per noi poveri e deboli. Dovremmo semplicemente lasciare le Nazioni Unite, perché questa organizzazione, attraverso la sua stessa struttura e gerarchia, è al servizio dei più potenti.

Dovremmo lasciare le Nazioni Unite per far registrare il nostro rifiuto di una visione del mondo basata sulla distruzione di coloro che sono più deboli. Sono liberi di continuare come prima, ma almeno non saremo parte di essi e non potranno dire che siamo d’accordo quando invece non ci hanno mai chiesto il nostro parere.
E anche quando abbiamo espresso il nostro punto di vista, come abbiamo fatto sabato 19 marzo a Nouakchott quando ci siamo opposti all’azione militare, il nostro parere è stato semplicemente ignorato e le bombe hanno cominciato a cadere lo stesso sul popolo africano.

Gli eventi di oggi ricordano quello che è successo in passato con la Cina. Oggi, si riconosce il governo di Ouattara, il governo ribelle in Libia, come hanno fatto alla fine della Seconda Guerra Mondiale con la Cina. La cosidetta comunità internazionale ha scelto Taiwan come l’unico rappresentante del popolo cinese invece della Cina di Mao. Ci sono voluti 26 anni affinché, il 25 ottobre 1971, le Nazioni Unite lasciassero passare la risoluzione 2758 che tutti gli africani dovrebbero leggere per porre fine alla follia umana. La Cina venne ammessa e alle proprie condizioni, rifiutandosi di essere membro se non avesse avuto il diritto di veto. Quando tale domanda venne soddisfatta e la risoluzione presentata, il ministro degli Esteri cinese impiegò un anno a rispondere per iscritto al Segretario Generale delle Nazioni Unite il 29 settembre 1972, con una lettera che non era di ringraziamento, ma che precisava le garanzie richieste affinché la dignità della Cina fosse rispettata.

Che cosa spera di raggiungere l’Africa dalle Nazioni Unite senza giocare duro? Abbiamo visto come in Costa d’Avorio un burocrate delle Nazioni Unite considera sé stesso al di sopra della costituzione del Paese. Siamo entrati in questa organizzazione, accettando di essere schiavi e credere che saremmo stati invitati a cenare allo stesso tavolo dai piatti che noi stessi abbiamo lavato non è solo credulo, è stupido.

Se l’Unione Africana ha approvato la vittoria di Ouattara e ha glissato sulle relazioni contrarie provenienti dai suoi osservatori elettorali, proprio per soddisfare i nostri ex padroni, come possiamo pretendere di essere rispettati? Quando il presidente sudafricano Zuma dichiara che Ouattara non ha vinto le elezioni e poi dice l’esatto contrario durante un viaggio a Parigi, si ha diritto di mettere in dubbio la credibilità di questi leader che pretendono di rappresentare e di parlare a nome di un miliardo di africani.

La forza dell’Africa e la sua reale libertà arriveranno solo se si possono prendere ben ponderate decisioni e assumersene le conseguenze. Dignità e rispetto hanno un prezzo. Siamo pronti a pagarlo? In caso contrario, il nostro posto è in una cucina e nei bagni, al fine di garantire il comfort degli altri.

Jean-Paul Pougala

Fonte: http://dissidentvoice.org
Link: http://dissidentvoice.org/2011/04/why-is-gaddafi-being-demonized/
21.04.2011

Traduzione per www,comedonchisciootte.org a cura di ETTORE MARIO BERNI

ComeDonChisciotte – GLI STATI UNITI RISCHIANO UNA GUERRA CON CINA E RUSSIA

Fonte: ComeDonChisciotte – GLI STATI UNITI RISCHIANO UNA GUERRA CON CINA E RUSSIA.

FONTE: PRESS TV

Intervista a Paul Craig Roberts

Sebbene le rivolte in Tunisia ed Egitto abbiano colto di sorpresa gli Stati Uniti, qualcuno ipotizza che ci siano proprio loro dietro le ribellioni in Libia e Siria. Intanto, anche Cina e Russia osservano gli sviluppi della situazione.

Press TV: Si dice che ai vertici di Washington sia stato consigliato di armare i ribelli in Libia. Ritiene che sia una buona idea?

Paul Craig Roberts: Li stanno già armando. C’è qualcosa di unico nella rivolta in Libia. Non è una sollevazione pacifica; non sta avendo luogo nella capitale; si tratta di una ribellione armata della parte orientale del paese. Sappiamo che la CIA è coinvolta direttamente, sul campo, quindi sono già armati.

Press TV: Che analogie vede tra questo intervento militare e quello in Bahrein?

Paul Craig Roberts: Non vogliamo rovesciare il governo del Bahrein o dell’Arabia Saudita, due paesi i cui governi trattano con violenza i dissidenti, per il semplice fatto che entrambi sono nostri burattini e abbiamo una grande base navale in Bahrein.
Vogliamo rovesciare Gheddafi e Assad in Siria perché vogliamo tagliare fuori dal Mediterraneo la Russia e la Cina. La Cina ha fatto enormi investimenti in campo energetico nella Libia orientale e sta facendo affidamento sulla Libia, oltre che sull’Angola e la Nigeria, per soddisfare il suo fabbisogno energetico. L’America si impegna per negare l’accesso cinese alle risorse energetiche, proprio come hanno fatto Washington e Londra con i giapponesi negli anni trenta.
Wikileaks ha mostrato come ci sia l’America dietro alle proteste in Siria. Ci interessano perché i russi hanno una grande base navale in Siria, che garantisce loro la presenza nel Mediterraneo. Come vedete, Washington è decisa nell’intervento contro la Libia e spinge con sempre maggiore forza per quello in Siria: questo perché vogliamo liberarci dei russi e dei cinesi.
Non abbiamo nulla da dire sui sauditi o su come trattano i loro dissidenti, né abbiamo nulla da obiettare circa le violenze esercitate sui dimostranti in Bahrein.

Press TV: Sta dicendo che, in ultima analisi, l’attacco alla Libia è legato a questioni petrolifere?

Paul Craig Roberts: Non si tratta solo del petrolio, si tratta della penetrazione della Cina in Africa per assicurarsi le forniture di petrolio necessarie ai suoi bisogni. Dovreste essere a conoscenza del fatto che il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato un documento in cui si dichiara che la ‘Age of America’ [“l’epoca americana”, il periodo di egemonia mondiale degli USA, ndt] è finita e che l’economia americana verrà sorpassata da quella cinese entro cinque anni, diventando così la seconda economia al mondo. Per questo, una delle cose che Washington sta cercando di fare è di utilizzare le sue superiori capacità militari e strategiche per bloccare l’acquisizione di risorse da parte della Cina, in modo da rallentarne lo sviluppo economico. Questa è la ragione principale per le attività della CIA nella Libia orientale, è la ragione per cui le proteste sono scoppiate nell’est del paese e non nella capitale, come invece è accaduto negli altri paesi arabi, ed è la ragione per cui si tratta di una rivolta armata.

Press TV: Pensa che l’isolamento diplomatico della Libia sia stato la ragione principale di questo intervento militare?

Paul Craig Roberts: Non penso che sia la ragione principale. Credo che la ragione principale sia quella di sfrattare la Cina dalla Libia, cosa che sta accadendo. C’erano 30.000 cinesi laggiù e ne hanno dovuti evacuare 29.000.
È anche una vendetta nei confronti di Gheddafi per essersi rifiutato di entrare a far parte dello US Africa Command (AfriComm) [comando delle forze armate USA, responsabile per le relazioni e le operazioni militari in 53 paesi africani, ndt] . È operativo dal 2008 ed è nato come risposta americana alla penetrazione cinese in Africa: abbiamo scelto una risposta militare e Gheddafi si è rifiutato di partecipare, dichiarando che si trattava di un atto imperialista mirato ad acquistare un intero continente.
Infine credo che la terza ragione sia il fatto che Gheddafi in Libia controlli un settore importante della costa mediterranea, e lo stesso vale per la Siria. Perciò credo che questi paesi rappresentino due ostacoli per il percorso egemonico degli Stati Uniti nel Mediterraneo e, di sicuro, gli americani non vogliono una robusta flotta russa in quell’area né vogliono che la Cina estragga risorse energetiche.
Lo scoppio delle rivolte in Tunisia e in Egitto ha colto Washington di sorpresa, tuttavia gli americani hanno capito in fretta che avrebbero potuto nascondersi dietro alle rivolte nei paesi arabi e utilizzarle per sfrattare Russia e Cina, riuscendo a evitare un indesiderabile confronto diretto. Perciò hanno organizzato queste proteste.
Sappiamo per certo che per un po’ di tempo la CIA ha seminato zizzania nella Libia orientale, è un dato di fatto. E la pubblicazione dei cablo di Wikileaks ha dimostrato il coinvolgimento degli americani nel fomentare disordini in Siria.
Non abbiamo innescato alcuna sollevazione in Egitto, in Bahrein, in Tunisia né in Arabia Saudita. Siamo probabilmente responsabili delle rivolte nello Yemen, perché siamo ricorsi a incursioni aeree e droni contro diversi elementi tribali.
Quindi, la grande differenza è che dietro ai disordini in Libia e Siria c’è la mano degli Stati Uniti, che hanno organizzato le manifestazioni, foraggiato le ribellioni e così via. Ci sono e ci saranno sempre persone scontente che possono essere comprate e promesse che possono essere fatte.

Press TV: I droni vengono ora utilizzati in Libia. Da dove decollano? Tecnicamente non possono arrivare dall’Italia per la scarsa capacità dei serbatoi, quindi da dove partono?

Paul Craig Roberts: Non lo so, forse da navi militari americane. Credo che l’ultimo rapporto sui droni arrivasse da un ufficiale della marina. Vorrei ancora aggiungere qualcosa. Forse il rischio maggiore, che nessuno ha preso in considerazione, è il caratteraccio della Cina. Con questo intervento, le aziende cinesi stanno perdendo centinaia di milioni di dollari. Hanno 50 massicci investimenti che stanno andando in malora e ciò viene chiaramente percepito dai cinesi come un atto ostile nei loro confronti. Non si fanno illusioni e di sicuro non si bevono le sciocchezze che leggono sul New York Times o sul Washington Post. Quello che vedono è una manovra americana contro la Cina.

Press TV: Sta suggerendo che gli americani vogliono far fuori la Cina e rimpiazzare gli investimenti cinesi con aziende americane?

Paul Craig Roberts: Americane o altro, esattamente. Penso anche che i russi inizino a percepire l’intera faccenda siriana come una manovra contro di loro e la base che hanno laggiù.
Dunque, quello che stiamo facendo in realtà è inimicarci due grandi nazioni: la Cina, la cui economia è probabilmente migliore di quella americana dal momento che i suoi abitanti hanno ancora un lavoro, e la Russia, che dispone di un arsenale atomico potenzialmente illimitato. Stiamo quindi iniziando a fare pressione, in un modo molto imprudente, su due paesi molto forti; ci stiamo comportando in maniera profondamente pericolosa e irresponsabile.
Una volta messo in moto tutto questo, e una volta che Russia e Cina arriveranno alla conclusione che non si può interagire in modo razionale con gli USA e che anzi gli americani sono determinati a fare qualunque cosa per sottometterli e danneggiarli, può succedere di tutto e può verificarsi qualunque escalation. È un pericolo reale, stiamo rischiando una guerra di portata mondiale.

Press TV: (l’Italia dipende in larga misura dal petrolio libico) Cosa può dire del ruolo dell’Italia (come membro della NATO) in Libia?

Paul Craig Roberts: C’è un altro aspetto unico di questo intervento in Libia. Cosa ci fa la NATO in una guerra in Africa? La NATO è stata formata per difendere da una possibile invasione sovietica i paesi dell’Europa occidentale. L’Unione Sovietica non esiste più da vent’anni. Sotto la guida degli Stati Uniti e del Pentagono, la NATO è stata trasformata in una forza ausiliaria, che ora è coinvolta in una guerra di aggressione in Africa. Perché qui stiamo parlando di una guerra di aggressione, un attacco militare.
Questa è una trasformazione straordinaria. Perché sta succedendo tutto questo? Non siamo ricorsi alla NATO in Egitto o in Tunisia e certamente non lo faremo in Arabia Saudita o in Bahrein, perciò stiamo assistendo a qualcosa di veramente strano: la NATO in una guerra in Africa. Questo meriterebbe una spiegazione.

Fonte: http://www.presstv.ir
Link: http://www.presstv.ir/detail/176776.html
27.04.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di GU

L’ITALIA BOMBARDA LA LIBIA – La fermata – Cadoinpiedi

Fonte: L’ITALIA BOMBARDA LA LIBIA – La fermata – Cadoinpiedi.

Intervista a Giovanni Fasanella – 28 Aprile 2011
Gli aerei italiani bombardano Tripoli in cambio delle promesse di Francia e Inghilterra, le stesse nazioni che hanno iniziato la guerra contro i nostri interessi. E oggi noi le aiutiamo

Anche gli aerei italiani bombardano la Libia. Una decisione che fa discutere e della quale abbiamo parlato con Giovanni Fasanella, esperto della questione libica ed autore di Intrigo Internazionale

L’Italia entra in gioco e bombarda la Libia. Perché questa scelta?

Siamo di fronte a un’escalation del conflitto perché la situazione è assai più complicata di quanto non pensassero gli strateghi di Parigi e Londra. La verità è che l’Italia ha aumentato il proprio impegno militare perché ha ceduto alle pressioni di Francia e Inghilterra. E’ davvero paradossale. Francesi e inglesi hanno iniziato questa guerra in Libia contro i nostri interessi, per completare la loro rivincita sull’Italia di Mattei e Moro. Ed ora, non sapendo come concluderla, chiedono proprio a noi di aiutarli, immolandoci.

L’Italia ha ceduto, lei dice. Perché?

Per tre ragioni. La prima: dimostrare al mondo che esiste ancora un Paese capace di svolgere un ruolo internazionale. In realtà non abbiamo più una nostra politica mediterranea, siamo privi di bussola perchè abbiamo completamente perso il senso del nostro interesse nazionale. E andiamo a rimorchio degli Stati più forti che, dopo essersi impossessati di aree strategiche della nostra economia, ora ci spingono a combattere anche le loro guerre “private” per il petrolio libico, in cambio di allettanti promesse. E questo è il secondo motivo: una nostra partecipazione alla spartizione della torta, una volta eliminato Gheddafi, perché l’obiettivo resta sempre lui, la “creautura” italiana. Berlusconi ne è ignaro, ma almeno La Russa dovrebbe saperlo che la storia dei nostri rapporti con Francia e Inghilterra è piena di guerre combattute in cambio di promesse mancate. Il terzo motivo è ancora più meschino. Il governo Berlusconi era agonizzante, è stato improvvisamente rianimato proprio alla vigilia della guerra libica: quel conflitto si combatte partendo dalle nostre basi, c’era quindi bisogno di un simulacro di governo, per questo gli hanno ridato ossigeno. Ora, più Berlusconi si mostrerà supino, maggiori saranno per lui le garanzie di giungere al termine della legislatura. Poi, com’è giusto, gli daranno un calcio nel sedere.

Se Gheddafi è ormai spacciato cosa prevede per il futuro della Libia? Questi manifestanti sono affidabili, o dietro può nascondersi veramente qualche cellula di Al Qaeda?

Gheddafi spacciato? Non lo so, vedremo. In ogni caso, credo che la prospettiva più realistica sia una guerra civile di lunga durata. Non se ne uscirà presto. Le cose si complicheranno ulteriormente quando anche Russia e Cina vorranno dire la loro su questo conflitto. Quanto ai ribelli, sono un gran calderone dove c’è di tutto: istanze laiche e filo-occidentali, spinte religiose integraliste, componenti tribali… Difficile dire che cosa ne potrebbe venir fuori. La presenza di Al Qaeda in Libia per il momento mi sembra ininfluente, anche perché Gheddafi non ha mai consentito che mettesse radici. Ma Bin Laden e la sua rete lavorano sotto traccia, reclutano silenziosamente nel fronte dei ribelli e in quello dei sostenitori del regime, penetrano nelle moschee aspettando l’occasione propizia. Ora il fattore tempo gioca a loro favore. Soprattutto se chi ha iniziato questa guerra, trascinando altri Stati nel conflitto, non saprà più come uscirne. Al momento, Francia e Inghilterra sarebbero dell’idea che l’onore di eliminare Gheddafi spettasse proprio all’Italia; mentre loro, molto più modestamente, si accontenterebbero di trattare con i suoi successori.

ComeDonChisciotte – C’È UNA TRUFFA FINANZIARIA DIETRO L’AUMENTO DEL PREZZO DEL CIBO E DEL PETROLIO?

ComeDonChisciotte – C’È UNA TRUFFA FINANZIARIA DIETRO L’AUMENTO DEL PREZZO DEL CIBO E DEL PETROLIO?.

DI DANNY SCHECHTER
Global Research

L’economia globale, il suo recupero e lo standard di vita di milioni di persone sono adesso messi a rischio dall’improvviso aumento del prezzo dell’olio e dei beni di consumo.

La benzina alle pompe è alle stelle e sta aumentando. I prezzi del cibo lo stesso.

Le conseguenze per i poveri nel mondo sono catastrofiche, in quanto, mentre i prezzi salgono, i loro stipendi non lo fanno. Sono minacciati anche i lavoratori americani che, per la maggior parte, non assistevano a un aumento così significativo dai giorni di Reagan (continuando così è chiaramente dietro la momentanea corrente di attacchi ai sindacati).

La colpa di questi drammatici incrementi viene attribuita alle agitazioni in Medio Oriente e in molti paesi africani. È come se la minaccia alla stabilità globale sia largamente ignorata dai nostri media, i quali trattano il business del petrolio come un’altra mistica conseguenza del free market.

Perché sta succedendo? Perché quest’instabilità? È la scarsità di petrolio che provoca l’aumento dei prezzi? Il prezzo del cibo è una normale conseguenza dell’aumento dei prezzi dei beni di consumo?

Se è vero che i disastri naturali e la siccità giocano un ruolo effettivo nell’incontrollato prezzo dell’inflazione, è anche evidente che qualcos’altro sta attirando una crescente attenzione, nonostante la maggior parte dei nostri media falliscano nell’esplorare quella che possiamo considerare una bomba politica, e molti leader politici scrollano le spalle e non se ne occupano.

Il presidente Obama ha recentemente dichiarato che non c’è niente che lui possa fare riguardo all’impennata del prezzo del petrolio e del cibo.

I critici dicono che il problema sta nel fatto che il governo e i mezzi di comunicazione rifiutano in modo analogo di ammettere cosa sta veramente succedendo: un’incontrollata speculazione!

Non tutti credono a questi sospetti che, non a caso, sono uno dei più intensi soggetti di dibattito economico. L’economista della Princeton University, Paul Krugman, rigetta l’idea della speculazione, abbracciando la tradizionale teoria secondo la quale i prezzi del petrolio rispondono alla domanda del mercato.

La rivista The Economist è d’accordo e riassume questa teoria con l’incisiva frase “La speculazione non guida il prezzo del petrolio. Lo guidano i conduttori.”

Altri, come un’analista dell’industria petrolifera, Michael Klare dell’Hampshire College negli Stati Uniti, crede che la domanda stia superando le provviste.

“Considerate il recente aumento del prezzo del petrolio una lieve e prematura scossa che presagisce l’arrivo di un terremoto petrolifero. Il petrolio non sparirà dal mercato internazionale, ma nelle decadi future non raggiungerà mai il livello necessario per soddisfare la domanda mondiale, il che significa che, più prima che poi, la scarsità diventerà la condizione dominante del mercato.”

Di solito si può sentire questo dibattito all’interno dei circoli accademici oppure letto sugli opuscoli politici dove le visioni ortodosse si scontrano con quelle allarmiste riguardo al picco del petrolio.

Ma i funzionari nel terzo mondo non considerano questo tema accademico. Il governatore della Reserve Bank of India, Duvvuri Subbarao, attacca: “I movimenti speculativi del mercato dei derivati sono causati anche dalla volatilità dei prezzi.”

La banca mondiale si riunirà questa settimana per affrontare questo problema che è considerato di ‘estrema urgenza’.

“Il prezzo del cibo è una questione di vita o di morte per i più poveri”, ha detto Tom Arnold, CEO di Concern Worldwide, un’agenzia umanitaria internazionale, durante la sua partecipazione al Forum Aperto sul Cibo alla sede centrale della Banca Mondiale.

Aggiunge che “con molte famiglie che spendono l’80% dei loro stipendi in cibo di base per sopravvivere, anche il più lieve aumento del prezzo può avere effetti devastanti e diventare una crisi per i più poveri.”

Il giornalista Josh Clarck nel suo sito Internet How Stuff Works sostiene che gran parte della speculazione sul petrolio ha le sue radici nella crisi finanziaria. “La prossima volta che andate dal benzinaio, quando notate che i prezzi sono ancora alle stelle rispetto a solo qualche anno fa, fate caso alle schiere di case pignorate che troverete per strada. Possono sembrare due parti di un’ondata di sfortuna economica, ma l’alto prezzo della benzina e le case pignorate sono in realtà strettamente collegati. Ancor prima che molte persone fossero addirittura consapevoli della crisi economica, i gestori dei fondi d’investimento abbandonarono i titoli garantiti da ipoteche deboli e cercarono altri utilizzi più lucrosi. Quello che a cui diedero origine fu l’avvenire del petrolio.”

Il dibattito all’interno dell’industria è più sommesso. Per esempio si cerca di evitare scontri pubblici tra fornitori e distributori che non vogliono agitare le acque. Ma alcuni funzionari come Dan Gilligan, presidente della Petroleum Marketers Association, che rappresenta 8.000 rivenditori e fornitori all’ingrosso, hanno parlato chiaro.

Lo stesso Gilligan ha dichiarato che “approssimativamente tra il 60 e 70 per cento dei contratti petroliferi nel mercato a termine sono adesso gestiti da enti speculativi. Non da aziende che hanno bisogno di petrolio, non da linee aeree, non da compagnie petrolifere. Ma da investitori che guadagnano dalle loro posizioni speculative.”

Adesso, un importante e famoso analista di mercato ha lanciato un avvertimento nel vento che soffia sugli speculatori.

L’esperto di finanza Phil Davis gestisce un sito Internet e una newsletter molto seguiti che monitorano lo scambio di stock e alternatives. È un professionista che imparò dal nonno a comprare stock quando aveva solo dieci anni.

Il suo sito internet è Phil’s Stock World e gli stock sono il suo mondo. Ha sottotitolato il sito “Finanza elevata per gente reale”.

Solitamente è un analista sobrio ed equilibrato, non conosciuto per essere dissidente o anticonformista.

Quando ho incontrato Phil l’altra sera era su tutte le furie, irritato da che crede essere la truffa del secolo, della quale nessuno vuole parlare perché così tante persone potenti, armate di legioni di avvocati, vogliono un appoggio indiscusso e spingono al silenzio.

Phil studia attentamente i problemi legati al petrolio e al cibo e ha concluso, “Gente, è una truffa. Non è nient’altro che un’enorme truffa e sta distruggendo l’economia statunitense e globale, ma nessuno si lamenta perché stanno fregando ‘solo’ $1,50 al gallone ad ogni singolo individuo del mondo industrializzato.”

“Il top 0,01% sta derubando il seguente 39,99% e il restante 60% non si può permettere in ogni caso di avere un auto, limitandosi a morire di fame in modo discreto quando l’aumento dei prezzi del cibo supera quello del carburante). Se qualcuno entra nella vostra auto e vi frega uno stereo da 500 dollari, andate alla polizia. Ma se qualcuno vi fa pagare 30 dollari in più ogni volta che riempite il serbatoio 50 volte all’anno (1.500$) allora state zitti e pagate il conto. Bel sistema, vero?”

Phil ha appena cominciato e approfondisce gli intrighi del mercato del NYMEX, l’ente che gestisce questi commerci.

La grande cosa riguardo al NYMEX è che gli operatori di borsa non devono ricevere i loro contratti, possono semplicemente pagare per indirizzarli verso il prezzo di liquidazione successivo, anche se realmente nessuno compra i barili. È così che nel NYMEX è stato sviluppato un massiccio eccesso di contratti per 677 milioni di barili per i prossimi quattro mesi e, nel giorno del negoziamento dei termini, questo sarà il numero di barili ‘ordinati’ per i tre mesi successivi, a meno che molti barili non vengano velocemente abbassati ai prezzi del mercato.

“Ricordiamoci che gli Stati Uniti usano ‘solamente’ 18 milioni di barili di petrolio ogni giorno, quindi 677 milioni ricoprono il bisogno di 37 giorni. D’altra parte abbiamo anche 9 milioni di barili di petrolio nostro e importiamo ‘solo’ 9 milioni di barili ogni giorno, 5 di questi dal Canada e dal Messico che, dall’ultima che ho sentito, non sono neanche in rivoluzione. Quindi, ignorando i barili del Mare del nord, del Brasile, del Venezuela e il blocco dell’Africa nell’OPEC, importiamo 3 milioni di barili da fonti inaffidabili e abbiamo un contratto che ricopre il fabbisogno di 225 giorni al prezzo corrente o inferiore. In più abbiamo una riserva strategica di petrolio che consiste di altri 727 milioni di barili e altri 370 milioni di accumulazione commerciali negli Stati Uniti (anche questo completo), il che significa altri 365.6 giorni di fabbisogno di petrolio già accantonato in aggiunta ai 225 sotto contratto per la consegna”.

Questi contratti per il petrolio superano il numero reale di consegne, un segno di speculazione e monopolio, in quanto le compagnie ottengono le autorizzazioni del governo per i pozzi, ma poi non le usano per le esplorazioni e il successivo sfruttamento. È tutta una questione di monopolio del fabbisogno del petrolio che tiene il prezzo alto. E sembra non esserci nessuno a regolarlo.

Quello che Phil vede è un gigantesco ma intricato gioco di monopolio del mercato e manovre di cartello, (non solo di un’industria), che porta le petroliere a attraversare gli oceani avanti e indietro per fermarsi solo quando il prezzo è giusto.

‘Non c’è niente che la fila di petrolieri tra qui e OPEC vorrebbe fare più che sbarcare altri 277 milioni di barili di petrolio greggio a $112,79 per barile (la chiusura di venerdì sui contratti aperti e sul prezzo) ma sfortunatamente, come ho detto la scorsa settimana, Cushing, in Oklahoma (dove il petrolio è stivato) è già piena zeppa di petrolio e può solo contenere 45 milioni di barili se inizia completamente vuota, quindi semplicemente è fisicamente impossibile che questi barili siano consegnati. Questo comunque non ha impedito che 287 milioni di barili alle quotazioni di maggio venissero scambiati venerdì con un GUADAGNO di $ 2.49 [rispetto alla quotazione] del giorno.”

Chiede “chi sta comprando 287,494 contratti (con 1.000 barili per contratto) da consegnare a Maggio che probabilmente non possono essere consegnati, per 2.49$ in più rispetto al prezzo del giorno precedente? Questi sono i tipi di domande the vi aspettereste dai regolatori, se ne avessimo.

La rubrica televisiva di News60 Minutes” ha parlato con Dan Gilligan che ha evidenziato che gli investitori non ricevono le consegne di petrolio. “Tutto quello che fanno è comprare il foglio e sperare di poterlo rivendere a più di quanto l’hanno pagato. Prima di ricevere la consegna.”

Ha dichiarato che fanno la loro fortuna “nella volatilità che caratterizza il mercato. Possono farlo scendere o salire.”

Payam Sharifi, all’Università Missouri-Kansas City, ha reso noto che anche quando l’aumento del prezzo del petrolio minaccia l’economia mondiale il silenzio è totale.

“Il problema dovrebbe essere discusso nuovamente con un interesse diverso, ma i mezzi di comunicazione e gran parte delle persone hanno semplicemente accettato gli alti prezzi del cibo e del petrolio come un fatto inevitabile, senza alcuna discussione che non sia banale sulle cause dei prezzi così alti.”

Che cosa possiamo farci?

Titolo originale: “Is There a Financial Scam Behind the Rise in Oil and Food Prices?”

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link
18.04.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di BLOUD.IT