ComeDonChisciotte – DAL FINANZ-CAPITALISMO AL FINANZ-MILITARISMO

Fonte: ComeDonChisciotte – DAL FINANZ-CAPITALISMO AL FINANZ-MILITARISMO.

DI PIOTR
megachip.info

L’Iran sta cercando di sviluppare un’arma nucleare? No.

Leon Panetta, Segretario alla Difesa degli Stati Uniti

1. Qualcuno su un blog ha fatto questo esercizio si calcolo: Se quantifichiamo il debito pubblico a 2.000 miliardi di euro e assumiamo un tasso d’interesse del 7% e infine usiamo come unità di misura temporale la “generazione” (convenzionalmente un intervallo di 25 anni), ecco le rate per estinguere il debito:

Con rata annua di 172 mld: 1 generazione (25 anni – esborso totale: 4.290 mld)

Con rata annua di 145 mld: 2 generazioni (50 anni – esborso totale: 7.246 mld)

Con rata annua di 140 mld: 6 generazioni (150 anni – esborso totale: 21.000 mld).

E’ evidente che noi non possiamo pagare il debito.

Ma non lo può fare la Grecia (forse dichiarerà il default tra tre settimane a meno che la Merkel riveda tutta la strategia della Germania, ovvero tutta la strategia dell’euro e della BCE, cioè anche nostra, nel senso preteso dagli anglosassoni).

Non lo possono restituire la Spagna, il Portogallo e la Francia.

Meno che meno la sdegnosa Gran Bretagna (che tra debito privato e pubblico arriva a oltre il 280% sul PIL, altro che noi che arriviamo fra tutti e due a circa il 246% contro una media europea del 260%, e con una ricchezza privata ben maggiore).

Non gli USA, che infatti dal 1971 pagano i loro debiti direttamente con le bombe atomiche, cioè con la loro politica di potenza necessariamente in coartata espansione.

Ma non lo può fare probabilmente nemmeno la Germania, specie se i Paesi su cui ingrassa (cioè l’Europa del Sud) verranno ridotti a scheletri.

Sì, d’accordo. In realtà l’importante sono gli interessi. Ma a patto che si possano pagare all’infinito. Altrimenti la restituzione del capitale diventa decisiva.

2. L’anno dei Maya della finanza globale si caratterizza dal fatto che nel 2012 dovranno essere rifinanziati titoli di stato per 11.550 miliardi di euro, pari ad un sesto del PIL mondiale. Le banche europee hanno in scadenza titoli propri per 800 miliardi. Inoltre ci sono le scadenze dei titoli delle aziende: quasi 800 miliardi nella sola Europa. E ovviamente quelle delle banche americane e asiatiche. La morale è che serve quasi un quarto del PIL mondiale per fare fronte a questa necessità finanziaria.

Ovviamente se il debito aumenta serve geometricamente di più. Ecco perché non è un caso se la data fatidica per la manovra lacrime e sangue non era il 2011 né il 2013 ma proprio il 2012 (ed ecco perché gli Italiani nati nel 1952 sono così sfigati).

E, come dovrebbe ormai essere evidente a tutti, che Berlusconi sia caduto proprio allo scadere del 2011 e che al suo posto Mario Monti sia subentrato just in time ed ex officio – leggi Napolitano su input di Merkel, Obama, Bilderberg, Trilateral, Goldman Sachs, Macchia Nera e Banda Bassotti – non è un caso nemmeno quello.

Era inevitabile, tutto previsto dagli astri della Haute Finance. Con buona pace di quei tapini alcolizzati dall’antiberlusconismo che sono andati sotto il Quirinale a cantare “Bella ciao! (da figlio di partigiano, ogni volta che ci penso mi viene l’orticaria – è più forte di me).

Ma non è solo un problema nostro. Come dicono le cifre, il 70% del debito pubblico è composto da emissioni di Giappone e Usa. Tokyo ha bisogno di rinnovare 3.500 miliardi, Washington 4.500.

Noi però facciamo la nostra porca figura con oltre 350 miliardi di titoli del debito pubblico in scadenza. Per quanto riguarda il debito privato abbiamo in pole position Unicredit con 30 miliardi in scadenza, IntesaSanPaolo con 24 miliardi, e tra gli industriali Telecom, con quasi 8 miliardi di dollari e Fiat con 1,25 miliardi (al 9,25%).

La Francia può vantare la Bnp Paribas con 270 miliardi di dollari e in complesso ha il 50% dell’esposizione a breve di tutta la UE. Ma non basta: il sistema bancario francese è molto esposto sui titoli pubblici italiani: nel capitalismo tout se tient, nell’espansione e nel disastro.

Ci penseranno le lotte di potere a decidere chi ci guadagnerà e chi ci perderà. Perché se sistemicamente tout se tient, non è vero che i capitalisti siano solidali tra loro nella buona e nella cattiva sorte: loro non si sposano mai con nessuno, al massimo vanno ad escort.

Non è quindi una gran sorpresa che la Francia sia stata declassata da Standard & Poor’s. Si aspettava solo l’OK politico. Perché la Francia dopotutto è stata la punta di diamante della guerra alla Libia. E molte altre guerre bisognerà ancora fare.

3. Per non far collassare il castello di carte occorre da una parte ridurre i debiti e dall’altra immettere denaro fresco nel sistema. Questo vuol dire che il ritrovato asse Parigi-Berlino deve andare a farsi fottere. E’ meglio un asse Roma-Parigi o una nuova troika Roma-Parigi-Bonn, con la prima che, fustigata sul sedere, ha il mandato obamiano di far cambiare le idee alla terza e la seconda che fa da “traduttore simultaneo” tra le altre due, ovvero media.

Ma la mediazione non deve diventare una lungaggine.

Se la Francia viene declassata, gli attentati a Damasco aumentano e le operazioni in Siria sono destinate ad aumentare e a cambiare di qualità, scala e intensità. Assad lo ha capito benissimo e cerca di fare quel che può. Ha appena annunciato un’amnistia generale. L’esperienza della Libia dice però che questo è l’inizio della fine, perché i tagliagole fondamentalisti liberati da Gheddafi su promessa di rinunciare alla violenza andarono subito a farsi armare dall’Occidente e dai sui sicari. La situazione in Siria è diversa, di sicuro. E la Russia stavolta probabilmente non ha intenzione di concedere una no-fly zone sulla Siria.

Ma ricordiamoci che di là, cioè di qua, da noi in Occidente, tra i potenti regna la disperazione. E questo fa paura.

Il tempo per loro stringe, e prima che qualcuno dica alla Haute Finance mondiale e ai poteri territoriali in simbiosi con loro: “Vedo”, si potrebbe pensare alla mossa pazza-arrogante-disperata del dottor Stranamore. La guerra con la sua “distruzione creatrice”. E innanzitutto distruzione dei “libri mastri”, come dice Giulietto Chiesa, ad esempio grazie al probabile collasso dell’economia globale conseguente alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Per non considerare il forte rischio di allargamento mondiale del conflitto.

Altro che blitz della Finanza a Cortina! Qui al posto del registratore di cassa faranno trovare il fallout radioattivo.

Allo stato maggiore russo c’è ormai la rassegnazione di assistere entro l’anno ad una guerra atomica presso i propri confini, senza poterci fare nulla.

Prima però l’Occidente dovrà neutralizzare la Siria. Lo farà creando caos e indebolendo Assad e gli Alauiti fino al collasso. Detto incidentalmente, dato che gli Alauiti proteggono da sempre il 10% cristiano della popolazione, possiamo aspettarci qualche bel pogrom da questo indebolimento o addirittura espulsioni di massa. La Santa Sede però non alza nemmeno un sopracciglio. Qualcuno vedeva nell’antirelativismo di Ratzinger una sorta di argine filosofico al relativismo nichilistico del capitalismo. Filosoficamente quadrava. Ma materialmente – sempre questo materialismo tra i piedi! – mi sa tanto che sulla filosofia ha vinto un probabile agreement tra la finanza cattolica e quella anglosassone. Così, a naso. Perché le cose segrete non le sapremo mai, o le sapremo troppo tardi. Intanto al Vaticano, Monti continua a non far pagare l’ICI.

In compenso la stessa logica che lo ha spinto a iniziare il massacro sociale lo spingerà a mandarci in guerra con gli alleati contro l’Iran. Lo faremo, in un modo o in un altro. Quanto meno perché, se non mi ricordo male, facciamo parte integrante della struttura d’attacco Bataan Expeditionary Strike Group, che nemmeno dipende dalla NATO ma direttamente dal Comando europeo degli Stati Uniti (fu un regalo Prodi-D’Alema).

Esagerazioni?

Beh, la Libia sta ancora fumando. Altro che esagerazione.

E il generale statunitense Wesley Clark giura che la tabella di marcia con Yemen, Somalia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Libano e Iran, l’ha letta veramente al Pentagono. E poi, se ci ricordiamo del Patriot Act di Bush jr, dovremmo sapere benissimo che negli USA, come in tutto il mondo, quando si va alla guerra bisogna premunirsi contro i “nemici interni”. Ecco perché il 2 gennaio di quest’anno il democratico Obama, il leader nero che tanto ha fatto sognare la nostra sciagurata e irresponsabile sinistra, ha firmato il famigerato National Defense Authorization Act, che sospende le libertà civili e consente la “detenzione a tempo indeterminato degli Americani”, come ricorda Michel Chossudovsky.

Á la guerre comme á la guerre.

Dobbiamo aprire gli occhi e scongiurare in ogni modo questa sciagura mondiale.

Piotr (Пётр)
Fonte: http://www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/7517-finanzmilitarismo.html
16.01.2012

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