RIFIUTI BIPARTISAN

Da http://www.danieleluttazzi.it/node/367:


Nel 1998 l’emergenza rifiuti in Campania era già gravissima. Prodi, allora premier, la affidò ad un tandem formato dal ministro per l’ambiente e quello degli interni. Venne approntato un piano (ben congegnato, a detta degli esperti di settore) che, in linea con la normativa europea e nazionale, prevedeva l’obiettivo del 35% di raccolta differenziata entro il 2000. Il resto dei rifiuti andava invece incenerito (opportunamente trasformato in CDR) in due impianti, almeno uno dei quali da allestire sempre entro il 2000. Nel caso in cui la costruzione dell’inceneritore non fosse avvenuta entro il termine
fissato, l’impresa appaltatrice avrebbe dovuto provvedere al loro
smaltimento, a sue spese, in impianti già esistenti fuori regione, per scongiurare il loro accumulo nelle aree di stoccaggio campane.

Si aggiudicò l’appalto l’Impregilo (allora controllata dalla famiglia Romiti) che, con l’avallo dei governatori della Campania (Rastrelli, di centrodestra, prima; poi Bassolino, di centrosinistra) nonchè dei vari commissari straordinari (Bertolaso compreso), stravolse il piano in ogni suo aspetto.

La raccolta differenziata fu letteralmente messa da parte, grazie soprattutto all’intervento a gamba tesa delle banche (tramite una richiesta ufficiale dell’ABI): avendo finanziato il progetto in cambio di introiti diretti sugli utili, pretesero ed ottennero non solo l’incenerimento dell’intero quantitativo dei rifiuti ma che esso avvenisse solo ad ultimata costruzione proprio dell’inceneritore di Acerra, anche se fossero stati necessari 10 anni.

Il fatto è (come ormai sanno quasi tutti) che l’incenerimento rappresenta un affare molto vantaggioso, specie in Italia. Tanto per cominciare, la materia prima è sovrabbondante e a costo zero. Siccome poi nel nostro Paese l’energia con esso prodotta, viene classificata (con forzatura semantica tipicamente italiana) fra quelle prodotte da fonti rinnovabili, è possibile rivenderla allo Stato ad un prezzo che varia da oltre il doppio a quasi il quadruplo di quello praticato altrove, a seconda che ci si avvalga o meno dei vantaggi previsti dal cosiddetto CIP6 (l’incentivo pagato dai cittadini con le bollette per l’energia elettrica, in esse ben celato, che ammonta a circa il 7% dell’imponibile).

Va da sè che l’Impregilo e le banche avevano tutto l’interesse ad ammonticchiare tutte quelle “ecoballe” che tutt’ora infestano l’area a nord della provincia di Napoli e che là resteranno per molti anni ancora.

La responsabilità maggiore di tutto questo (almeno dal punto di vista politico) ricade ovviamente quasi tutta su Bassolino (attualmente sotto processo assieme ai vertici di Impregilo), per ben otto anni al potere e ancora saldamente al suo posto. Fu lui infatti a firmare i contratti (pochi mesi fa, al processo, affermò di non averli letti).

Ma, ci si chiede, coloro che avevano approntato quel bel piano in linea con la normativa vigente (che prevedeva il 35% di raccolta differenziata e che avrebbe scongiurato l’accumulo di rifiuti) non avrebbero dovuto vigilare affinchè fosse attuato in ogni sua parte? Non sarebbero dovuti insorgere al suo stravolgimento? Non avrebbero almeno dovuto denunciare che il disastro rifiuti esploso quest’anno non era da ricercarsi in particolari aspetti antropologici di campani e napoletani ma che le cause erano di natura esclusivamente finanziaria e politica?

A proposito, ma chi erano?

Il ministro per l’ambiente era il “verde” Edo Ronchi, attualmente non più presente sulla scena politica nazionale.
Il ministro degli interni era Giorgio Napolitano, ora Presidente della Repubblica.

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