Antimafia Duemila – Inconcepibile l’ok del Senato alla vendita dei beni confiscati

Antimafia Duemila – Inconcepibile l’ok del Senato alla vendita dei beni confiscati.

di Maria Loi – 18 novembre 2009
Roma.
Colpire gli interessi economici significa indebolire le mafie. Non a caso nell’elenco delle richieste che la mafia aveva fatto allo Stato per mettere fine alla stagione stragista degli anni ’90 c’era anche l’abolizione della legge Rognoni-La Torre del 1982.
Pio La Torre pagò con la vita una delle sfide più forti al potere mafioso: la proposta di legge di togliere ai clan le ricchezze accumulate illecitamente. Ma già prima di lui c’era stato chi aveva intuito senza indugi che Cosa Nostra andava colpita nelle sue immense ricchezze, era il generale Carlo Alberto dalla Chiesa; ne era convinto anche Giovanni Falcone che per prima cosa, per ricostruire l’organigramma mafioso, si mise a spulciare centinaia di assegni.
Sentire oggi che il Senato ha approvato a maggioranza l’emendamento inserito nell’ultima finanziaria lascia sgomenti ed è un segnale davvero preoccupante. In sostanza che cosa prevede la norma? Che i beni confiscati alla mafia vengano venduti nel caso in cui non trovano una destinazione entro 90 giorni dalla confisca. Un vero e proprio regalo di questo governo alle organizzazioni criminali perché è altissimo il rischio che le mafie, non avendo problemi di liquidità, faranno di tutto per riacquistare i propri beni attraverso una rete di prestanome e di intermediari finanziari.
Ma è anche un enorme passo indietro nella lotta ai patrimoni illegali e renderebbe inefficace la legge 109 del 1996 nata, su iniziativa di Libera, da una forte partecipazione democratica di milioni di cittadini che firmarono proprio per l’uso sociale dei beni confiscati alla mafia. Un risultato indubbiamente straordinario che nel tempo si è via via affinato. Attualmente si calcola che i beni confiscati alla criminalità sono quasi novemila.
Per questo don Luigi Ciotti, presidente di Libera, preoccupatissimo ha lanciato un appello a tutte le forze politiche affinché la Camera cancelli la norma, “un tragico errore” perché “vendere questi beni è un principio che non può essere e non deve essere messo in discussione” dopo tutto il lavoro che si è fatto fino ad ora.
Indubbiamente “l’aggressione ai patrimoni” è una delle strade migliori nella lotta alle mafie, “soprattutto quando si raggiunge il riuso sociale dei beni al servizio dei cittadini” ha commentato il senatore del Pd Giuseppe Lumia allarmato perché con questo emendamento non solo si rischia di far cadere i beni nuovamente nelle mani dei boss, ma di ridurre “il valore simbolico/culturale della confisca e del riuso” dei beni. Fino ad ora il reimpiego sociale dei beni si è dimostrata una formula “vincente” perché dà la possibilità alle Associazioni di volontariato di operare nel territorio, attraverso la creazione di posti di lavoro e il recupero di soggetti a rischio, permettendo una crescita civile e culturale della società.  Sulla stessa linea le esternazioni della deputata del Pdl Angela Napoli che si è domandata allarmata se chi ha proposto l’emendamento e poi chi l’ha votato si è documentato a sufficienza sull’entità del patrimonio attualmente confiscato alle mafie e soprattutto se è stata valutata l’entità economica che rischierebbe di essere portata alle singole cosche mafiose. Le domande non trovano una risposta concreta, anche se è chiaro che l’attuale esecutivo ha già deciso in materia di lotta alla mafia.

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