Bruni come de Magistris. Strappato il fascicolo sulla Security Wind

Bruni come de Magistris. Strappato il fascicolo sulla Security Wind.

La notizia richiama i tempi passati, quelli delle vecchie indagini dell’allora pubblico ministero Luigi de Magistris. Forse per quelle dinamiche, che sono sempre le stesse, forse per i personaggi coinvolti, non molto diversi neppure loro.
In quanto alle prime non c’è in verità molto da dire: quando un’inchiesta diventa troppo “scottante”, e il magistrato che la segue sembra essere uno determinato a portarla avanti, accade che il fascicolo su cui sta indagando venga trasferito in altre mani. Magari più “ragionevoli”.
Per i secondi, invece, la situazione appare più complessa.
La vicenda in questione è quella di Pierpaolo Bruni (nella foto, ndr), pubblico ministero a Crotone. Il magistrato che tempo fa aveva ereditato una parte dell’inchiesta Why Not, sottratta a de Magistris e spezzettata in tanti diversi tronconi distribuiti qua e là. E che in eredità ha ricevuto anche la sua stessa sorte, vedendosi sottrarre un caso giudiziario che avrebbe avuto conseguenze imprevedibili.
Nel settembre scorso, infatti, nell’ambito di un’indagine sulle centrali energetiche del crotonese si era imbattuto in una serie di utenze telefoniche “coperte”, più di duecento, che il capo della Security Wind Salvatore Cirafici avrebbe messo a disposizione, in via del tutto riservata, a soggetti a lui “vicini”. Per la precisione, assicura il maggiore dei Carabinieri Enrico Maria Grazioli, “anche soggetti ricoprenti ruoli istituzionali di primo piano”.

Per questi fatti aveva aperto un fascicolo nel quale erano confluite, in principal modo, le rivelazioni dello stesso Grazioli. Il maggiore dell’Arma era uno degli indagati, che sin da subito aveva accettato di rispondere alle domande degli inquirenti. Ed era anche ex Comandante del Nucleo Investigativo di Catanzaro che si era occupato proprio delle indagini Why Not e Poseidone. Nonché pubblico ufficiale che aveva partecipato alle anomale perquisizioni effettuate nei confronti del consulente tecnico Gioacchino Genchi. Di cose, quindi, ne sapeva e ne sa parecchie. E parecchie ne ha raccontate.
Per esempio, si legge nei verbali di interrogatorio, ha parlato di quelle sim “non intestate e non riconducibili ad alcuno” di cui era in possesso Cirafici, a capo dell’ufficio della Wind preposto a ricevere dalle procure le richieste di anagrafiche e di intercettazioni telefoniche. Schede che non potevano essere quindi rintracciate dall’Autorità Giudiziaria e che il procuratore avrebbe distribuito ad “amici” che dal suo osservatorio privilegiato sapeva essere sotto indagine e che quindi informava. Tra questi c’era anche lo stesso Grazioli, che in cambio del favore forniva informazioni sullo stato delle indagini condotte da Bruni. Cosa che avrebbe fatto anche – in una occasione personalmente, in altre tramite il commercialista Giuseppe Carchivi – con il senatore avvocato Pittelli, all’epoca tra i principali indagati delle stesse inchieste Why Not e Poseidone.
Anche lo stesso Cirafici, ex ufficiale dei Carabinieri, era coinvolto in Why Not. E da quell’inchiesta stavano emergendo, tra le altre cose, una serie di contatti tra il capo della Security Wind e Luigi Bisignani, tessera P2 n.203, condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione nel processo milanese per la maxi tangente Enimont. Nonché circolari rapporti telefonici “con utenze già della disponibilità di Fabio Ghioni, Luciano Tavaroli, Marco Mancini, Tiziano Casali, Filippo Grasso e del giornalista Luca Fazzo, dei quali è stato accertato in sede cautelare il coinvolgimento in vicende spionistiche, fino ad ora limitate al gruppo Telecom”. Questo scriveva, in una relazione all’allora pm di Catanzaro de Magistris, il consulente Gioacchino Genchi. L’uomo verso il quale, rivela oggi Grazioli, Cirafici nutriva una profonda “acredine” mentre temeva che consulente tecnico del pm Bruni potesse essere proprio lui.
Genchi, dice Grazioli, aveva già scoperto i contatti “tra lui Cirafici, Omissis e altri soggetti – anche Istituzionali – dei quali ora non ricordo i nomi”. E in seguito alla perquisizione effettuata ai danni del consulente “voleva conoscere le nostre eventuali risultanze delle investigazioni”, ed “in particolare era preoccupato e voleva sapere se erano stati acquisiti ulteriori e diversi contatti telefonici tra lui, Cirafici, e terzi, contatti evidentemente non conosciuti dalla stampa”. In seguito ai colloqui con Grazioli, continua lo stesso maggiore, “so che è andato anche in Procura a chiedere informazioni, ma non mi ha chiesto di accompagnarlo perché sapeva già a chi rivolgersi”.
Lo scorso 11 dicembre, grazie anche alle rivelazioni di Grazioli, il gip Gloria Gori ha accolto la richiesta del pm Bruni disponendo gli arresti domiciliari per l’indagato Cirafici. Che chiuso in casa, però, era destinato a rimanerci ben poco. Il 30 dicembre scorso, infatti, il presidente del Tribunale del Riesame Adalgisa Rinardo ha revocato l’arresto e disposto soltanto l’obbligo di dimora nel comune di residenza. Contemporaneamente ha tolto l’inchiesta al pubblico ministero e trasmesso gli atti non alla competente procura di Salerno bensì a quella di Roma. E il perché lo scopriremo una volta lette le motivazioni del provvedimento.
Nel frattempo però, senza malafede, alcuni particolari non possiamo fare a meno di notarli.
La dott.ssa Rinardo è infatti lo stesso magistrato finito sotto inchiesta di quella procura di Salerno che aveva scoperto un complotto ordito ai danni dell’allora pm Luigi de Magistris con il fine, ben riuscito, di sottrargli le indagini e fermare il suo lavoro;
insieme a lei risultavano indagati, tra gli altri, l’ex capo della procura di Catanzaro Mariano Lombardi, l’aggiunto Salvatore Murone e il senatore Giancarlo Pittelli;
nelle carte dei magistrati salernitani si leggeva che il figlio della dott.ssa era socio in affari di Antonio Saladino, principale indagato dell’inchiesta Why Not;
poco tempo dopo l’inizio delle indagini sui suddetti personaggi i magistrati di Salerno sono stati trasferiti ad altri uffici. Nel caso del procuratore capo addirittura cacciato dalla magistratura.
Materiale per porsi degli interrogativi, forse, ce ne sarebbe. E anche inquietanti se si tiene conto di quanto dichiarato ancora dal Grazioli, che in riferimento a Cirafici agli inquirenti ha dichiarato: “Lo stesso mi riferiva testualmente: ‘Bruni va fermato!’.”
Parole profetiche, come quelle pronunciate dall’ex presidente della Calabria Giuseppe Chiaravalloti, che nel corso di un’intercettazione telefonica, parlando del pm de Magistris ebbe a dire: “…lo dobbiamo ammazzare. No, gli facciamo una causa civile e ne affidiamo la gestione alla camorra”. Per poi aggiungere: “C’è quel principio di Archimede… a ogni azione corrisponde una reazione e mò siamo così tanti ad avere subito l’azione…”.
Chiaravalloti era indagato da de Magistris e oggi lo è da Pierpaolo Bruni. Come dicevamo all’inizio: a volte ritornano. O forse non sono mai andati via.

Monica Centofante

Da Antimafia Duemila (7 gennaio 2010)

3 risposte a “Bruni come de Magistris. Strappato il fascicolo sulla Security Wind

  1. Sempre più convinto che per ripristinare la legalità in questo sudiciume massonico-mafioso, occorre dotare la Magistratura di mezzi speciali come la macchina della verità, perché speciale è la situazione criminosa nel nostro paese. Potrebbe servire da deterrente anche all’interno della stessa Magistratura. La corruzione politica affaristica, non è mutata negli anni, anzi, è arrivata al punto di rottura, secondo me e per rottura intendo che prima o poi, una piccola rivolta civile contro i soprusi dei potenti accadrà. Allego a questo mio commento un inciso nel ricordare il libro del dott. Borrelli, sempre più attuale in considerazione dei quindici anni trascorsi di tangentopoli. Aigon

  2. Su IDV del 7.5.2010
    Il tuo commento:
    “No al nucleare: prenderlo in considerazione solo quando l’Italia avrà
    modificato tutti i tetti con tegole fotovoltaiche ed eolico familiare e i
    costi farli pagare alla P3+1, sequestrando questa volta, così come avviene
    per le cosche mafiose, i capitali provenienti dalla corruzione,
    raddoppiando l?equivalente se riguarda la politica. Ma ancora non si
    vergogna il Popolo tutto ad avere questa classe digerente,
    destra-sinistra-vaticana-mafiosa a dirigere le sorti del nostro paese?
    Quando aboliremo gli Ordini? Quando renderemo le forze dell’ordine e
    l’esercito al servizio del Popolo? Quando la all’interno della
    stessa? Fino a quando dovremo stringere la cinghia e permettere di
    scialacquare i nostri soldi per avere l’esercito ad ,
    quando non l’abbiamo in casa nostra? Quando riusciremo a dare alla
    Magistratura lo strumento della macchina della verità oltre alle
    intercettazioni senza limiti, tralasciando le impertinenze non attinenti ai
    reati? Quando bisogna attendere per veder ripristinato il falso in bilancio
    e tutto quanto è servito al Dux per svicolare dai delitti commessi? Quando
    la finiremo con la massoneria e la P3?
    Quando rivedremo l?art. 2943 e 2944 del Codice Civile? Alcuni reati
    , soprattutto quando attiene ai reati di
    pedofilia, e quando i reati sono commessi da professionisti contro il
    proprio cliente o il cittadino o il Popolo, ignaro del diritto. Buon lavoro
    IDV e grazie per quanto fatto fino ad ora.

  3. I CAPITALI DI PROVENIENZA OCCULTA DEVONO ESSERE SEQUESTRATI.
    E’ ormai assodato che è il Popolo (pensionati lavoratori giovani) a stringere la cinghia da diverso tempo; che non compra scarpe, vestiario e quant’altro da anni. Che non spende per il cibo i denari che non hanno, che non rinfrescano i muri degli appartamenti perché non si possono permettere il costo delle pitture, che non vanno in vacanza, mare e montagna, che non conoscono le Terme ed altri lussi similari e che non si permettono alcunché da diverso tempo.
    Vogliono che il Popolo vada in parlamento a denudarli per verificare di quanto si siano ingrossati i loro portafogli con gli emolumenti e mazzette negli anni di attività, confrontandoli con gli anni sudati di un qualunque lavoratore?
    Non vedono i farabutti che dovrebbero rappresentare il Popolo, che è giunta l’ora di tagliare i loro privilegi a cominciare dalla “pensione”, e decurtare stipendio e rimborsi del 50%; questo devono fare questi schifosi. Il Dux non lo fa di certo essendo costoro lacchè al suo servizio per l’avallo delle leggi per le quali farlo rimanere impunito dei crimini commessi. Andare in parlamento a legiferare leggi utili al Popolo e non alla vostra confraternita, questo dovete fare, e andarci con le pezze al **** così come avete ridotto il Popolo italiano perché la stragrande maggioranza è ridotta così. Non dovete più permettervi di equiparare i vostri, agli stipendi dei Magistrati, perché, loro sono dipendenti e voi non siete un c….., non avete nessuna responsabilità civile e penale. Alla Magistratura dare più mezzi anziché attaccarla: come la disponibilità di una percentuale della ricchezza recuperata per migliorarne le condizioni. Come la gestione dei servizi segreti, o una parte di essi; la totalità delle intercettazioni e la macchina della verità; questa da utilizzare anche su di loro, perché non vi siano spergiuri al suo interno, come all’interno del parlamento. Dovreste poter pagare di persona quando modificate le leggi per incrementare le difficoltà alla stessa Magistratura creando nuovi artifizi anziché semplificarle, ricordando che le leggi non devono essere interpretate, ma chiare, da applicare. Fare tesoro delle esigenze che all’inizio dell’anno giudiziario esternano, e dovrebbero farlo anche alla fine di ogni anno. Le leggi, come chi le amministra, devono essere al servizio e nel nome del Popolo, semplificando tutto il pacchetto Giustizia riconoscendo meriti a chi la persegue.
    Postato da: Aigon | 04.07.10 11:36 su IDV

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